Estratto del documento

Storia del giornalismo italiano

L'età delle gazzette

I primi passi

All'inizio del 1600 nascono le prime gazzette ad Anversa, Augusta, Strasburgo. Poi Amsterdam, Vienna e Londra, città con ruolo politico e commerciale forte. In Italia si inizia con Firenze e Genova. Le prime gazzette sono senza nome, contengono alcune notizie dell’estero riguardanti le Corti e poche notizie locali. I formati sono quelli di un libro a due o cinque pagine e le notizie diffuse sono di una ventina di giorni dopo l’evento accaduto. Inizialmente la durata è breve e la tiratura di un massimo di mille copie. In tutta Europa l’attività giornalistica dipende dal principe, "gazzetta privilegiata", ed è sottoposta a censura preventiva. La stampa dei paesi più avanzati dell’Europa è diversa da quella di Italia. Il primo quotidiano esce a Lipsia nel 1660. In Inghilterra nel 1695 si abolisce il "licensing act" e nel 1702 esce Daily Courant che sarà il primo quotidiano moderno che affronta temi politici. Con l’allargarsi del pubblico che cerca giornali e i progressi nella stampa, i sovrani temono questo potere e nel primo 1700 si rafforza la censura e attuano altri interventi. Salgono alla ribalta i giornali letterari e quelli specializzati.

Il primo letterario

Journal des Savants è il primo periodico diretto al pubblico colto, nato a Parigi. In Italia sarà Venezia il centro della fioritura letteraria. A Milano dal 1764 esce Il Caffè che traduce l’enciclopedia di Diderot e D’Alembert; i contenuti economici prendono il sopravvento su quelli letterari.

Si spezza l'ufficiosità

Nel corso degli ultimi anni dell’Ancien Régime anche in Italia si sviluppa l’attività editoriale e giornalistica. Il mestiere dello stampatore si rivela redditizio in alcuni centri, il mestiere del giornalista invece per nulla. L’incremento delle testate si deve allo sviluppo di periodici specializzati volto ad un pubblico più ristretto. In Lombardia, Toscana, Venezia e Parma c’è maggiore libertà rispetto a Torino, Roma e Napoli. Se all’inizio erano i principi a manipolare e dire cosa scrivere, negli anni delle riforme e dei primi sconvolgimenti politici sono le notizie stesse a produrre cambiamenti nell’informazione e si comincia così a parlare di politica.

Nasce il giornalismo politico

La rivoluzione francese e la stampa italiana

La grande Rivoluzione francese fu una tappa decisiva per la storia della stampa (nella dichiarazione dei diritti dell’uomo nel 1789 nell’articolo XI si parla di libertà di pensiero e di comunicazione), che poi si ritroverà anche nella costituzione del Nord America. Con la nascita del giornalismo politico, si forma l’opinione pubblica. In Italia aumenta il numero di lettori e aumenta la diffusione delle gazzette con le notizie che arrivano dalla Francia. Arrivano anche periodici stranieri. Quando la rivoluzione inizia ad essere violenta, la libertà di stampa comincia a restringersi, ed è nello stesso tempo che il contrabbando aumenta. Con l’evolversi della guerra, si intensifica la propaganda controrivoluzionaria soprattutto nello Stato della Chiesa. La novità è la comparsa di periodici femminili nel 1791.

Arriva la libertà

Nel maggio 1796 Napoleone Bonaparte entra a Milano e subito cadono le restrizioni sulla stampa, per poter infiammare l’Italia. Compaiono a Milano 40 giornali nei tre anni e i primi fogli quotidiani ma che avranno vita breve. Nascono le prime forme di giornalismo politico: più spazio alle notizie dell’Italia, ai dibattiti sui fatti politici di attualità con commenti. Tematiche di dibattito sono la libertà di stampa e lo sbocco da dare al movimento patriottico rivoluzionario. Nasce il tricolore e tre sono le correnti politiche: reazionaria, moderata, democratici. Napoleone volge i suoi favori ai moderati e dal 1797 la libertà di stampa torna solo a tratti nel territorio della Cisalpina e la tassa da bollo scoraggia iniziative. Il più famoso giornale del triennio è il Monitore Italiano che esce nel 1798 in due edizioni e gode del finanziamento delle autorità francesi. Pochi sono i fogli reazionari, molti di più quelli moderati o che accettano il nuovo politico. Nell’agosto 1799 le truppe francesi sono costrette ad abbandonare la penisola e le Repubbliche crollarono, tutti i giornali democratici scompaiono. L’anno successivo torna Napoleone imponendo la dittatura.

Nel regime napoleonico

In un primo tempo vengono soppressi i fogli patriottici, più tardi nei territori gregari alla Francia si impone il bilinguismo e si promuovono alcuni periodici in francese. Nella Repubblica Cisalpina un decreto del 1803 regola la censura preventiva e dà le direttive fondamentali a stampatori e giornalisti. Nel 1806 Napoleone, dopo la seconda incoronazione, fa abolire la censura preventiva e cambia nome alla magistratura di revisione in "Ufficio della libertà di stampa"; sono solo mutamenti di facciata perché non c’è più libertà nell’Italia controllata. I fogli di opposizione escono al sud soltanto e al nord forme di servilismo e acquiescenza sono ormai instaurate. Napoleone è abile nello strumentalizzare le parole e la propaganda per aumentare il consenso, imponendola sia a giornali politici che letterari. A Milano esce il quotidiano (ora ancora rari) Il Giornale Italiano nel 1805, con l’intento di risvegliare il sentimento patriottico. Nel 1813 Napoleone riorganizza la stampa che si occupa di notizie politiche: non più di un foglio per Dipartimento, eccetto Milano. Si saldano le radici dei periodici per pubblico femminile.

L'evoluzione dei giornali

Nei venticinque anni dalla rivoluzione alla fine del dominio napoleonico, i cambiamenti nella stampa sono stati notevoli: aumento del pubblico e sua diversificazione, figure diverse di giornalisti (direttore, redattore e collaboratori), introduzione della tachigrafia, avvisi a pagamento di carattere commerciale o familiare, miglior servizio di recapito e abbonamento, formato aumentato con le macchine per la fabbricazione della carta, resa tecnica della stampa migliore, uso della litografia; (dal 1814 a Londra si userà la macchina del vapore applicato al torchio per la stampa).

Il giornalismo del risorgimento

Nell'età della restaurazione

Con il congresso di Vienna nel 1814-1815 si crea un organismo sovranazionale per il mantenimento della pace. Tutti gli stati dell’Europa continentale sono retti da regimi assoluti. Per tutto questo periodo, fino al 1848, in Italia non esisterà un giornalismo politico vero e proprio, tuttavia il sentimento patriottico è ben radicato e le idee nuove si esprimono nei fogli letterari e culturali. Per esempio, il dibattito tra romantici e classicisti. Due fattori contribuiscono a movimentare la scena giornalistica:

  • Estensione ed incidenza raggiunte dal giornalismo di ogni tipo; pubblico anche della borghesia più attiva media e piccola; periodici specializzati come veicoli di modernità.
  • Atteggiamento critico e ostile all’assolutismo da parte del mondo intellettuale.

Nelle capitali e nei maggiori centri urbani di ogni stato comincia ad uscire un foglio ufficiale "Gazzetta" che pubblica leggi e atti di governo e un notiziario arido e manipolato, scritti da giornalisti schierati con l’assolutismo. Milano è il centro di intellettuali e giornalisti patrioti, ma pochi periodici hanno una diffusione superiore alle mille copie, e il linguaggio è ancora erudito e la mentalità provinciale. I periodici di varietà fruttano di più ("Cognizione Utile": spiegano le invenzioni e quelli dedicati alla vita teatrale e artistica). A Milano esce un mensile Biblioteca Italiana per volontà degli austriaci che vogliono accaparrarsi il favore di intellettuali italiani e quindi garantendo loro autonomia, che porterà alla disputa tra romantici (con il periodico Il Conciliatore) e classicisti, carica di intenti politici: liberali vs filo governativi. Iniziano quindi interventi di censura; le cose sono anche peggiori nello Stato Sardo e in quello Pontificio. Nel 1820-1821 con i moti iniziano a diffondersi fogli clandestini che proclamano guerra ai preti e al potere temporale etc.. si intensificano le repressioni politiche e nella stampa questo avviene per il crescere della pubblicistica cattolica e aggressività polemica. C’è un risveglio liberal patriottico a Firenze, Milano, Genova, ducato di Parma. Firenze: si promuovono giornali che spingano il governo alle riforme, nei quali gli argomenti economici e scientifici e storici sopravanzino quelli letterari e in cui il linguaggio sia più semplice. Genova: giornale che dà notizie sui mercati e porto; e L'Indicatore Genovese di Mazzini con accenti contro i conservatori. Nel 1831 le città in cui si hanno interruzioni conoscono di nuovo la libertà di stampa, ma il fallimento dei moti indica che c’è bisogno di un’azione più ragionata; in vari stati italiani c’è di nuovo una stretta sulla stampa. Nel 1832 Mazzini in esilio fonda la Giovane Italia e una rivista che segna l’avvento della lotta politica del giornalismo mazziniano; Mazzini si affida ai giornali come veicoli di conoscenza e mobilitazione. Continua l’opposizione tra fogli che diffondono idee liberali e quelli conservatori, ma i giornali dalle idee nuove e moderati hanno più favore. L’Italia è negli anni della modernizzazione e chiede rinnovamento politico e progresso materiale. Progredisce il bisogno di informazione più aperta alle cose nuove e ai problemi sociali, soprattutto negli stati con regime assolutista. A Torino la novità si ha con Pomba e il suo periodico formato tabloid, da 16 pagine con diffusione nazionale. Tra la fine degli anni trenta e inizio anni quaranta si trasforma la pubblicistica rivolta ai ceti popolari: nascono i primi esemplari di stampa popolare prodotti da borghesi illuminati o patrioti, che incitano al riscatto, alla lotta. L’evoluzione verso l’impegno civile si nota anche in periodici milanesi e torinesi, come Il Politecnico di Cattaneo del 1839.

Gli editti sulla stampa

Editto del papa Pio IX nel 1847: semplifica procedure censorie e le affida a uomini più tolleranti, introduce appello al giudizio e riduce poteri del Santo Uffizio. I fogli si trasformano dopo questi primi passi verso la libertà: forte è la caratterizzazione politica, diventando espressione dei maggiori gruppi politici. Ora si distinguono i fogli di partito da quelli che mettono in primo piano intrattenimento e cultura. Nel 1847 Carlo Alberto allenta la censura e abolisce quella ecclesiastica su pubblicistica non religiosa; nel frattempo anche il Granduca di Toscana e Ferdinando II allentano la censura. Nel 1848: Statuto Albertino e editto sulla stampa: "la stampa sarà libera ma una legge ne reprime gli abusi".

Dal quarantotto all'unità

Nel biennio dal 1848 al 1849 fioriscono molti giornali e in quasi tutti gli stati si instaurano regimi di libertà; all’interno delle correnti politiche nascono tendenze diverse e ogni gruppo vuole un suo giornale, giornalismo demagogico e nasce quello satirico. Torino 1848: Gazzetta del Popolo con Bottero, liberalismo avanzato e anticlericale; segue il modello dei quotidiani inglesi e Stati Uniti e francesi. Genova: aumento dei giornali a favore dei democratici. Roma: giornali del filone satirico-umoristico e libellistico. Napoli e Palermo: primato per numero di testate ma scadenti. Dopo la sconfitta del movimento rivoluzionario, ricade l’assolutismo su tutti gli stati italiani tranne il Regno Sardo; a Torino e Genova rimane libertà e molti patrioti si rifugiano a Torino. Cavour afferma l’egemonia liberale, e quindi la città è il nuovo centro di vita politica e culturale. Nel 1854 escono 13 quotidiani a Torino e la scelta politica di sostegno a Cavour si accompagna ad un disegno giornalistico editoriale: dare molte notizie, svolgere campagne popolari etc. Novità torinese: gennaio 1853 nasce Agenzia Stefani-Telegrafia Privata per idea di Cavour. 1852: telegrafo elettrico collega Parigi e Torino. Cavour tiene d’occhio i giornali, attraverso sovvenzioni e interventi dell’esecutivo. Ottiene critiche da clericali e repubblicani. Poco significativa la stampa negli stati a regime assoluto per la repressione operata dagli austriaci nel Lombardo Veneto. A Genova orientamento democratico.

L'evoluzione editoriale e giornalistica

  • Un divario editoriale molto marcato sia sociale che economico che tecnico tra regioni più avanzate e quelle più arretrate;
  • Inoltre la libertà di stampa esiste solo negli stati di Vittorio Emanuele II.
  • Il mercato editoriale italiano resta debole soprattutto per trasporti e distribuzione: si vende solo al botteghino delle stamperie e in qualche libreria, ma il prezzo è molto elevato.
  • Inoltre l’uso del torchio a vapore incontra molte resistenze da parte dei lavoratori tipografici.
  • Alcuni quotidiani adottano il formato grande alla francese e suddivisi in quattro colonne;
  • La pubblicità è ancora molto scarsa e quasi tutti i giornali sono in deficit e necessitano le sovvenzioni del governo e dei gruppi politici che li appoggiano.
  • C’è scarsa differenziazione tipologica dei periodici rispetto all’estero, perché hanno scarsa consistenza editoriale a livello artigianale. Manca quindi la spinta imprenditoriale.

Conclusione: il giornalismo del risorgimento ha una forte connotazione politica: attività politica, giornale come lotta politica e di aggregazione del consenso. Ai migliori periodici viene data un’impronta formativa rispetto alle opinioni e alle conoscenze ed educativa, e su questo punto sono d’accordo sia i democratici che Mazzini, sia i liberali che i moderati, tutti eccetto la Chiesa che è ancora ostile alla libertà di stampa.

Dall'unità alla svolta di fine secolo

Giornali e lotta politica

Fra il 1859 e 1870 l’Italia è ancora un paese arretrato, c’è forte disparità tra regioni del nord e del sud, l’analfabetismo diminuisce molto lentamente etc... L’estensione dei principi liberali sanciti dallo Statuto Albertino e dall’editto sulla stampa alimenta la lotta politica e nuovi giornali che ne sono lo strumento, attraverso i quali si delineano due tendenze: la destra "storica" vs la sinistra. A Milano dominano 4 quotidiani: Gazzetta di Milano, La Lombardia (foglio ufficiale), Il Pungolo (il maggiore diffuso e allineato al governo), La Perseveranza. Inoltre a Milano esce Il Sole che è il primo quotidiano economico, commerciale e finanziario, fondato da membri del partito d’azione. L’Agenzia Stefani si sposta a Firenze sede del governo; qui escono 11 fogli politici. Rifiorisce la pubblicistica di argomento culturale. Al sud la situazione invece è più incerta perché forti sono le tensioni politiche. A Roma l’unica novità è Osservatore Romano come voce ufficiale della Santa Sede. Nei medi e piccoli centri intervengono i prefetti e i gruppi al potere. Quando cade la destra nel 1876 sono 65 i giornali ufficiali del Regno e solo nei centri maggiori continuano a circolare fogli di opposizione di sinistra o cattolici. I primi sono i più bersagliati attraverso il sequestro; altri fogli bersagliati sono quelli destinati alle classi popolari; nei confronti dei fogli di opposizione cattolica invece si usa cautela. Verso i giornali amici ci sono vicarie forme di sostegno: pubblicazione a pagamento, sovvenzioni, fornitura gratuita di notizie politiche e corrispondenze. Le imprese editrici hanno ancora una struttura artigianale e i giornalisti hanno un compenso minimo, per questo la corruzione è molto forte. I giornali poi sono molti e per questo principalmente in deficit. Rare sono le macchine moderne usate, i trasporti e sistemi di vendita arretrati e il prezzo di vendita varia a seconda del formato, ma sono prezzi alti. Le notizie dell’Agenzia Stefani sono poche perché è un’impresa di modeste proposizioni. L’unico mutamento nel periodo risorgimentale: i giornalisti sono avvocati/professionisti che fanno politica e scrivono con il linguaggio dei comizi, e intellettuali che scrivono in modo aulico.

Verso il quotidiano moderno

Dalla seconda metà degli anni Sessanta comincia a mutare la scena del giornalismo politico-artigianale a Milano, grazie soprattutto all’evoluzione della società civile. Due sono gli editori di spicco: Treves e Sonzogno aprono la strada al quotidiano moderno italiano: nel 1866 esce Il Secolo con 4 pagine di cinque colonne; non si discosta molto dagli altri quotidiani per la grafica bensì per il contenuto più ricco e tempestivo. Per Sonzogno bisogna andare incontro al pubblico soprattutto della media e piccola borghesia. Egli fa tre scelte fondamentali:

  • Linea politica democratica
  • Potenziamento cronaca cittadina
  • Spazio alla varietà e al romanzo a puntate

Oltre a questo:

  • No contabile ma direttore amministrativo vero e proprio
  • Uso del telegrafo, impostazione editoriale pre-industriale

La pubblicità serve a far rientrare i conti: avvisi commerciali in quarta pagina; nasce la...

Anteprima
Vedrai una selezione di 8 pagine su 31
Riassunto esame Storia sociale dei media, prof. Gigli, libro consigliato "Storia del giornalismo italiano", Murialdi Pag. 1 Riassunto esame Storia sociale dei media, prof. Gigli, libro consigliato "Storia del giornalismo italiano", Murialdi Pag. 2
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia sociale dei media, prof. Gigli, libro consigliato "Storia del giornalismo italiano", Murialdi Pag. 6
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia sociale dei media, prof. Gigli, libro consigliato "Storia del giornalismo italiano", Murialdi Pag. 11
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia sociale dei media, prof. Gigli, libro consigliato "Storia del giornalismo italiano", Murialdi Pag. 16
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia sociale dei media, prof. Gigli, libro consigliato "Storia del giornalismo italiano", Murialdi Pag. 21
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia sociale dei media, prof. Gigli, libro consigliato "Storia del giornalismo italiano", Murialdi Pag. 26
Anteprima di 8 pagg. su 31.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Riassunto esame Storia sociale dei media, prof. Gigli, libro consigliato "Storia del giornalismo italiano", Murialdi Pag. 31
1 su 31
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze politiche e sociali SPS/08 Sociologia dei processi culturali e comunicativi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Beabi1996 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia sociale dei media e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Gigli Ada Carla.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community