AVANGUARDIA: termine rubato al linguaggio militare (quelle squadre che in battaglia entrano per prime).
Ci furono 2 ondate:
• AVANGUARDIE STORICHE (dal 1900 alla fine della Seconda Guerra Mondiale).
• NEO-‐AVANGUARDIE (anni 60/70).
AVANGUARDIE STORICHE.
Futurismo.
2. Lo sbarramento del Futurismo: quadro o extra-quadro?
1909 . Il Futurismo nasce con un manifesto sul Figarò: Marinetti lancia una filosofia: le tecnologie sono le prime responsabili del
comportamento umano. Un modello filosofico
materialista: il fascino verso la macchina, la luce, la radio, la società e l’avanzamento
della cultura solo grazie alla tecnologia. L’arte deve riferire alla società questo messaggio.
1919. “Parole in libertà”: stravolge il canonico ordine della scrittura facendolo diventare
caos. Il mondo sta cambiando su categorie
materiali: la velocità.
I Futuristi manifestarono una sorta di disinteresse, di quasi rifiuto nei confronti della fotografia come
possibile nuovo territorio dell’arte. Essi sono poco propensi alla fotografia. Questa sorpresa di rifiuto va
ricondotta all’interesse che, al contrario, il movimento rivolge alla tecnologia. Un interesse che rende
incomprensibile questa opposizione verso il mezzo fotografico, il quale poteva dimostrarsi affine a
concretizzare le teorie futuriste. L’effettiva esplosione anti-‐fotografica da parte dai futuristi giunge nel
settembre 1913 quando attraverso una lettera, artisti come
Boccioni, Carrà, Balla, Russolo ecc.. rivolgono
un violento attacco alle tesi espresse da Giulio Bragaglia in Fotodinamismo Futurista. A questo proposito
Boccioni, dopo aver dipinto il suo quadro La strada entra nella casa
(1911) dirà:
“Il pittore non si deve limitare a ciò che vede nel riquadro della finestra, come farebbe un fotografo, ma
riproduce ciò che può vedere fuori, in ogni direzione, dal balcone”.
C’è, dunque, una nuova accusa, che si differenzia da quella componente meccanica di Baudelaire, tanto che la
critica di Boccioni chiama in causa la visione del mondo monoculare-‐fissa, centrale che crea il mezzo
fotografico. A questa visione centralizzata del mondo, Boccioni oppone una visione aperta, composita,
aggregante e non selettiva come quella che imposta la macchina fotografica. In realtà siamo di fronte ad
un’incapacità dei pittori futuristi di di dar vita a un’identità nuova, rinnovata rispetto a passato dell’oggetto-‐
arte. Tra fotografia e cinema inoltre, i pittori futuristi concessero maggior attenzione all’invenzione del
fratelli Lumière, rispetto a quella di Daguerre. La stessa cosa la credeva anche Tynjanov, esponente del
Formalismo russo, dieci anni più avanti:
“Il cinema è nato dalla fotografia. Il cordone ombelicale che li univa è stato tagliato nel momento in cui il
cinema si è trasformato in arte”.
Possiamo notare una somiglianza tra il futurismo e il Formalismo russo: sono la mancanza di movimento e la
conseguente mancanza del dato reale a penalizzare la fotografia rispetto al cinema. Ora, la fotografia, in quanto priva di
movimento, non poteva essere considerata linguaggio e di conseguenza, non essendo linguaggio, non poteva vantare alcun tipo
di riconoscimento artistico.
Di questo siamo ormai fermamente convinti: l’opposizione dei futuristi alla fotografia trova reale spiegazione in una mancata revisione
dell’intero settore delle arti visive, che nello sviluppo del sistema estetico futurista continua a proporre il quadro come unico e
immutabile stumento espressivo. L’idea che la fotografia rappresenti un ribaltamento totale di questa prospettiva non viene neppure
presa in considerazione: per i futuristi essa rimane una diretta concorrente del quadro. In realtà in quegli anni i fotografi
identificarono, nell’avvicinamento al quadro, l’unica strada utile per essere accettati come artisti.
3. L’esperienza del Fotodinamismo e/o il Fotodinamismo come esperienza.
1910. I fratelli
Arturo e Carlo Ludovico Bragaglia danno via ad una sperimentazione che li porterà a produrre immagini con soggetti
ricavati da comunissime gestualità quotidiane e con una tecnica in grado di suggerire l’impressione del
movimento. Anton Giulio, il fratello maggiore, intuisce la possibilità di un’aggregazione al nascente
gruppo futurista, presentando le foto dei fratelli ad una mostra, fino alla consacrazione definitiva
raggiunta con la pubblicazione del volumetto
Fotodinamismo futurista (tra il 1912 e il 1913). Anton
Giulio da un lato critica la fotografia tradizionale, perchè
eccessivamente realistica, e dall’altro l’attacca perché paradossalmente
troppo poco realistica, in quanto incapace di cogliere una determinante
componente della realtà: il movimento.
Il Fotodinamismo non nacque per caso, ma come puntuale e adeguata
risposta di un clima culturale che richiedeva un’arte capace di cogliere
le novità psico-‐comportamentali suggerite dalla rivoluzione
novecentesca.
Il Fotodinamismo sostituiva la registrazione di un’esperienza alla
consistenza oggettuale dell’opera d’arte.
Le pezze d’appoggio per essere considerati futuristi ci sono tutte e i due
filoni –quello della critica alla fotografia tradizionale e quella del debito
verso Marinetti-‐ si uniscono nella teoria bragagliana, attorno alla
nozione di
“trascendentalismo del movimento”.
Boccioni attuerà una sorta di scomunica:
“Data l’ignoranza generale in materia d’arte, e per evitare equivoci, noi pittori futuristi dichiariamo che tutto ciò che s riferisce alla
fotodinamica concerne esclusivamente dalle innovazioni nel campo della fotografia. Tali ricerche puramente fotografiche non hanno nulla
a che fare col Dinamismo plastico da noi inventato.”
Le ragioni delle critiche possono sembrare esclusivamente di tipo tecnico sulla rappresentazione del movimento, ma non è così: la
scomunica riguarda il desiderio della fotografia di farsi accettare come arte. Evidentemente le parole dei Bragaglia non erano bastate a
convincere Boccioni e company che continuavano a ritenere la fotografia estranea alla logica dell’arte.
E ora ci chiediamo come mai l’avanguardia futurista si è dimostrata tanto reazionaria sul problema fotografia?
Interpretazione di Argan:
“..l’incompatibilità nasceva dal fatto che la ricerca di Bragaglia usciva dal sistema delle arti che il futurismo aveva ormai accettato e
convalidato e che soltanto più avanti, dal Dadaismo, sarà rimesso, e per sempre, in crisi. (…) Soltanto quando la ricerca estetica si è
disimpegnata dalle tecniche artistiche tradizionali è emersa l’originalità della ricerca di Bragaglia.”
Argan, evidenzia il disagio, probabilmente intuito da Boccioni, circa un rivolgimento dell’intero campo delle arti visive che dal
Dadaismo avrebbe portato a mettere in discussione il primato, fino a quel momento indiscusso, del quadro. Non era la fotografia a
doversi adeguare ad una logica dell’arte antimeccanica e di manualità sofisticata, ma casomai era l’arte, che modificando il proprio
statuto, doveva accogliere operazioni fondate su logiche rinnovate dove la meccanicità, la scarsa manualità e la riproposizione diretta
del reale non avrebbero più costituito motivazione di vergogna.
[Spiegazione del titolo: parla dell’esperienza del fotodinamismo da parte dei Bragaglia e anticipa il pensiero di Argan.]
4. Falsa progressione: il secondo Futurismo e il manifesto di Tato.
1930. Guglielmo Sansoni (Tato) firma insieme a Marinetti il manifesto della fotografia, dando così dignità teorica ad una serie di
ricerche che stava conducendo. I rapporti tra fotografia e primo Futurismo si possono dire cattivi ma proficui (la scomunica di Boccioni
aprì la strada a un’identità della fotografia differente da quella del quadro), quelli tra la fotografia e il secondo Futurismo possono al
contrario dirsi buoni, ma inutili nell’elaborazione di una diversa logica di fare arte, si dimostrano come una sorta di “ritorno all’ordine”,
dove la fotografia funziona esattamente come un quadro. La posizione di Tato e company risulta integrata alle posizione del
movimento futurista, tanto che nasce all’interno di una cultura pittorica, rispetto alla quale
l’obiettivo semplicemente si sostituisce al
pennello. L’identità dell’arte veicolata dal quadro rimane dominante tra il Primo e Secondo Futurismo, ma con la differenza che nella
seconda fase essa poggiava su un’intenzione teorica di tipo rappresentativo-‐ricostruttivo-‐formale. Mentre la ricerca dei Bragaglia si era
sviluppata in un clima complessivamente votato all’esperienza mondana, quella sostenuta da Tato si ritrova a crescere in un clima di &nb
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