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Walter Ullman: Istantanea mossa di un passaggio epocale

Concezioni del potere

Il potere trae origine dal basso, si regge sul consenso dei membri. Concezione ascendente del potere della comunità.

Concezione discendente del potere: si vede in chi governa un ministro di Dio, la cui autorità risulta sacra.

Rapporto re-sudditi nelle due concezioni

Ascendente

I sudditi sono in stato di minorità e sono dati in custodia da Dio a un tale governante scelto, che non può essere contestato con alcun mezzo. I sudditi sono una massa di peccatori e dannati e non vi è autorità se non da Dio.

Discendente

Il Re non è più l'unto del signore, al di sopra e al di fuori del popolo posto sotto la sua tutela, bensì un primus inter pares tra i suoi vassalli e, in teoria, condivide il potere con tutto il popolo. Comunque deve rispettare le regole.

Origine storica e culturale delle due diverse concezioni

Ascendente

I governanti sono concepiti come braccio armato di Dio, secondo una concezione che viene da Sant'Agostino e San Paolo, che pensavano che la caduta abbia privato l'umanità dell'originaria predisposizione al bene e alla salvezza. Istituzione dello stato come amara medicina che imponga la pace. Controindicazioni: solo i vertici della chiesa possono farsi portavoce della decisione di Dio e decidere i suoi vicari. Carlo Magno e SS. Si cancella idea che la potestà regia dipendesse dal favore popolare, come nei regni romano-barbarici.

Discendente

Concezione più vicino a noi, ma comunque medievale. Nel 13° secolo gradualmente ricompare la concezione rapporto poteri, che metteva il popolo in condizione di esercitare un certo controllo e una significativa pressione su chi lo reggeva. C'è un accordo (più o meno tacito) siglato con la comunità, che, almeno in linea di principio, poteva recidere quel contratto. Questo nasceva dalla necessità di sfuggire all'abbraccio potenzialmente letale della chiesa. Questa nuova concezione del potere fu adoperata per la prima volta dai re inglesi, ma anch'essa aveva le sue controindicazioni: si aveva infatti autonomia rispetto ai vertici ecclesiastici, ma il re non era più al di sopra del popolo e inviolabile. A livello culturale gioca la riscoperta degli scritti politici di Aristotele, tradotta in latino verso il 1260. Ritorna naturale socievolezza (vs. istinti antisociali di Agostino). La politica è vista come un fenomeno naturale, frutto di bisogni, inclinazioni e desideri.

Specifichiamo che non è semplicemente, come dice certa critica tradizionale, che nelle Histories di Shakespeare si mette in scena la trasformazione dell'Inghilterra da monarchia medievale a stato moderno (né si celebrano solo i Tudor – Elisabetta). Ma le cose sono più complesse: perché le due concezioni rientrano di diritto nella filosofia politica medievale.

Shakespeare non prende posizione ma illustra solo le tappe e l'intreccio dei linguaggi politici.

Nati per il comando

Fa parte della seconda tetralogia di drammi storici:

  • Riccardo II
  • Enrico IV
  • Enrico IV parte 2
  • Enrico V

Riccardo II

Vescovo di Carlisle tranquillizza Riccardo II perché a dispetto di tutti lui può mantenerlo re. Dove il Delfino dice che è nato troppo in alto per essere comandato. Re Giovanni: - Non siamo nati per chiedere, bensì per comandare -.

Va tuttavia sottolineato che il fatto che Dio scelga il re attraverso la chiesa, significa che il re è un ornamento. L'Arcivescovo di Canterbury si rivolge a Enrico V come ‘ornamento’. Enrico V: sono gli ecclesiastici che decidono; il vescovo di Carlisle a Riccardo II dice che lo terrà - in spite of all.

Riccardo II usa un linguaggio teologico che però non riflette la situazione reale. Dice che Bolingbroke sta facendo un ‘peccato’, usando il suo ‘acciaio perverso’, contro un ‘re consacrato’. Vediamo in Riccardo II alternanza esaltazione-sconforto grazie alle parole dei suoi sostenitori – Carlisle e suo cugino, il Duca di Aumerle, che gli ricordano la sua condizione regale.

Gioca poi a fare il saggio stoico: - il peggio che potrai annunciarmi è una perdita terrena -. Poi dice che i sudditi in rivolta non stanno facendo torto a lui, ma a Dio. La vecchia concezione del suo potere tarda a scomparire. Northumberland deve flettere il suo ginocchio perché la mano di Dio non ha tolto l’ufficio al suo vicario. La sua figura è sacra. La vecchia mentalità del sovrano tarda a scomparire. Prima si appellava alle forze della natura (legame mistico re-terra, idea arcaica) in questa scena invece minaccia una vendetta futura. Alla fine cede. Prende il ruolo del matto, e, in quanto intoccabile, deve fare una sorta di rito al rovescio, "capovolto" (Walter Pater), o autodafé.

Il vescovo però non è della stessa opinione di Bolingbroke. Chiesa fedele in questa tragedia. Gli dice che ‘l’immagine di Dio in terra non può sottostare al giudizio di sudditi e inferiori’. Per questo Bolingbroke è un traditore come Giuda. Riccardo II = Cristo. L’ordine naturale è sconvolto, quindi vi saranno catastrofi. Riccardo paradossalmente può riaffermare sua sua ‘imago dei’ solo tramite la sua auto deposizione. - Sono io tutti insieme il prete e il chierico? - > Rito capovolto.

Un intero mondo su cui sta per calare il sipario

Tutti gli ultimi re per grazia divina non si rendono ben conto della realtà (Riccardo II – Re Giovanni – Duncan). Duncan si presenta come ideale di re cristiano attento alla giustizia distributiva, però è ingenuo. Prima di essere tradito da Macbeth, infatti, Duncan è già stato tradito dal Barone di Cawdor. La sicurezza che gli deriva dall’essere intoccabile, gli impedisce di accorgersi del pericolo che incombe sulla sua vita. Non si aspetta minimamente di Macbeth, così si fa uccidere nel castello di Inverness.

Come ultimo esempio di re per grazia divina prendiamo Re Giovanni. Incontra il Re di Francia e si proclama –strumento della collera divina-. Ma il motivo per cui sottolinea continuamente la sua regalità è che essa è fragile. Il vero re dovrebbe essere suo nipote Arturo, figlio di Goffredo. La sua regalità è dubbia, come sa anche sua madre Eleonora d'Acquitania, durante l'ambasceria francese.

Re Giovanni

I cittadini di Angers, infatti, non si sanno decidere. Il rappresentante della città, Uberto: - Dovete prima provare chi è il re, a lui sì che ci mostreremo fedeli. Giovanni: - Non basta la corona d’Inghilterra a provare chi è il re? - La corrispondenza biunivoca fra corona e (autentico) monarca è venuta meno. Giovanni non è veramente un re per diritto divino (poi si inimicherà anche la chiesa) e manca anche di riconoscimento sociale da parte dei nobili e del popolo. Dato che è dubbio che Giovanni sia re per diritto ereditario, deve provare la sua regalità con le armi. Solo il bastardo dà prova di lucidità politica e dice di prenderli a cannonate, dato che li stanno prendendo in giro.

Arriva il cardinale Pandolfo da Milano. Dio non ha ancora mandato segni inequivocabili (né tramite la mediazione della chiesa né con le armi). Arriva Pandolfo legato pontificio da Milano, che chiede un determinato vescovo a Canterbury. Giovanni, che è stupido, tratta male Pandolfo: - Nessun prete italiano potrà più trarre dai nostri domini decime o pedaggi - Vuole sfuggire alla chiesa ma la via che dovrebbe percorrere non è in grado di percorrerla. Ma poi i nobili si ribellano e Giovanni deve cedere alla chiesa, che poi lo aiuterà. Pandolfo: - Ma dal momento che vi siete convertito a più miti consigli la mia parola metterà nuovamente a tacere i clamori di guerra e riporterà il sereno nel vostro procelloso paese.

I leoni fanno mansueti i leopardi: obbedire comunque

Giovanni di Gaunt, duca di Lancaster, aristocratico della vecchia guardia, accusa Riccardo di essere inadeguato al proprio ruolo: l’Inghilterra è un altro Eden, un semi paradiso con protezione naturale e lui doveva solo proteggerlo all’interno, ma non c’è riuscito e, anzi, ha contratto debiti. La vedova del duca di Gloucester aveva anche cercato di convincere Gaunt a ribellarsi, ma lui appartiene a un vecchio mondo > concezione paolina-agostiniana per cui i sovrani non si toccano. Né il legami di sangue né la paura lo convincono. Dice: Riccardo II - God’s the quarrel -.

Anche il fratello minore di Lancaster, il duca di York, la pensa come lui. Sa che gli adulatori l’hanno rovinato, ma non vuole infrangere le leggi. La sua devozione per le leggi gli suscita rabbia quando si accorge che Riccardo non rispetta le consuetudini. Dice: - Che il domani allora non tenga dietro all’oggi -. Il coraggio però è generazionale e il giovane Northumberland comp...

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/08 Storia della filosofia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Itachi994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano o del prof Simonetta Stefano.
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