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Riassunto esame Storia della filosofia medievale, prof. Sorge

Riassunto di Storia della filosofia morale per l'esame della professoressa Sorge, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente :
1) G. d’Onofrio, Storia del pensiero medievale, Città Nuova, Roma, 2011, limitatamente alle seguenti sezioni e ai seguenti autori: Introduzione; Agostino d’Ippona; Severino Boezio;Pseudo-Dionigi Areopagita; Giovanni... Vedi di più

Esame di Storia della filosofia medievale docente Prof. V. Sorge

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ESTRATTO DOCUMENTO

19 Storia della Filosofia Medievale

finale del vero nella pace della contemplazione (VII Giorno). Il peccato originale, interrompe il

progetto divino che doveva essere un autonoma scelta della volontà creaturale; la perdita

dell’amicizia con Dio, avviene con n capovolgimento che è a un tempo causa e conseguenza

definitiva del peccato stesso, ragione ed esito della punizione divina.

Interpretazione allegorica del peccato dei progenitori:

- Adamo: intellectus

- Albero della Vita: Verbo nel quale sussistono le sostanze ideali eterne

- Eva: conoscenza inferiore che si lascia contagiare dalle apparenze fantastiche della

sensualità

- Serpente: sensualità

- Frutto proibito: rappresenta la confusione conoscitiva che è all’origine dell’imperfetta

scientia naturale degli uomini, continuamente in cerca di distinzione tra verità e falsità.

L’intera umanità è quindi, sprofondata nella falsa fenomenologia; Adamo ed Eva si accorgono

di essere nudi èerchè sono spogliati della verità che li proteggeva. Dio li ricopre di abiti fatti di

pelle, di corpo sensibile.

L’ordine della natura: il serpente viene punito poiché il predominio della sensualità non fa

parte dell’ordine naturale: striscerà fino a quando non sarà schiacciato dal piede della donna,

ossia dell’anima che tornerà a orientare correttamente la propria aspirazione conoscitiva. Fino

ad allora Eva partorirà con dolore e fatica le conoscenze particolari (i figli, conceptus) e

Adamo dovrà lavorare la terra che è simbolo della ousia, sostanza vera delle cose.

LA REDENZIONE DEL PECCATO, LA REDITUS

Ritorno dell’uomo all’immutabile nozione divina.

Incarnazione di Cristo: unica via possibile che consente il riavvicinamento tra la creazione

allontanatasi da Dio e il Verbo in cui continuano a risiedere le sue radici di verità primordiale:

solo il VERBO, con un atto totalmente gratuito dell’amore divina, poteva capovolgere

l’orientamento dispersivo della conoscenza creaturale congiungendo la propria natura divina a

quella umana; in quanto si incarna in un uomo, il Verbo riassume in sé l’intero creato. Quello

di Cristo è un corpus spirituale, condizione che sarà propria di tutti i corpi che in Lui

risorgeranno alla fine dei tempi storici. La corporeità non si annulla ma torna all’originaria

perfezione della sua autentica sostanzialità (Adamo nel paradiso terrestre).

V LIBRO: LA STORIA UNIVERSALE

IV LIVELLO DELLA DIVISIONE DELLA NATURA: QUAE NEC CREATUR NEC CREAT

La quarta specie in cui viene suddivisa la natura è “ NON È CREATA E NON CREA”. Essa si

realizza alla fine dei tempi , l’intero universo delle cose visibili e non visibili, fatto da Dio, sarà

tornato alle cause primordiali che sono in Dio stesso e nulla sarà creato né creante poiché

sarà tutto in tutte le cose.

- Uomo medietas mundi: l’intera natura creata ritorna alle sue cause e si unirà al Verbo

nel compimento di tutte le potenzialità creaturali, nel trionfo dell’entelecheia

(ricomposizione escatologica di potenza e atto)

- Reditus generalis: comune perfezionamento di tutte le capacità naturali; la visione

beatificante sarà distribuita in gradi diversi, a seconda della maggiore o minore

compiutezza cui saranno giunte le capacità potenziali di ciascuno.

- Reditus specialis: privilegiati che avrenno lo sposalizio con il Verbo.

Concetto di teologia; un Commentarius al vengelo di giovanni e l’Homelia

Nel pensiero eriugeniano, il termine theologia è utilizzato come equivalente delle Sacre

Scritture, come i theologi non sono altro che i profeti ispirati. Nelle due opere citate nel titolo,

Scoto offre elementi utili per chiarificare il ruolo e le finalità dell’elevatissimo sapere con cui

l’uomo si sforza, equilibrando fede e razionalità, di nticipare con la comprensione teologica

attuale i contenuti della visione beatifica futura.

Expositiones in Hierarchiam coelestem

Illustra le diverse possibili gradazioni della conoscenza creaturale del divino che è

necessariamente imperfetta e quindi sempre di tipo teofanico. (teofania = manifestazione

della realtà divina nelle realtà sensibili )

20 Storia della Filosofia Medievale

LECTIO SCRITTURALE: strumento teofanico che consente all’uomo di avere una corretta

conoscenza della realtà divina. La Scrittura Sacra, inoltre, si esprime anche in modo alogico e

artificioso, e ciò comporta, irrimediabilmente l’elevazione dell’intelligenza del credente verso

altezze spirituali più dense e mistiche.

La comprensione del divino, è riservata alle intelligenze angeliche che colgono intuitivamente

la Verità .

Giovanni l’evangelista: uomo privilegiato poiché la sua mente si è elevata fino alla visione con

cui Dio, eternamente contempla se stesso e in se stesso tutte le cose: egli ha potuto non

soltanto cogliere l’oggetto della visione beatifica comune ma è stato elevato fino a

comprendere la divinità del Verbo, per pura concessione di Dio. Il volo ultraceleste

dell’apostolo, si è poi concluso con il ritorno sulla terra per annunciare con voce profetica agli

uomini che è vero che il Verbo si è fatto carne nell’accidentalità spazio-temporale dando la

speranza che un giorno la carne sarà fatta Verbo.

LA FILOSOFIA ARABA

LAVORO SVOLTO DAI FILOSOFI ARABI ( FALSAFA): assimulazione sincretistica della

metafisica greca; prolungamento della sintesi svolta dai neoplatonici della filosofia greca

antica. Distinzione fondamentale ra il mondo visibile dei corpi e quello intellegibile degli

esemplari eterni.

… Dal commento del De Anima di Alessandro di Afrodisia: i falsafa hanno tratto l’idea della

possibilità di innestare la psicologia aristotelica all’interno della concezione gerarchica, di

matrice neoplatonica, della distribuzione cosmica di grado in grado:  INTELLETTO AGENTE

(Aristotele) = INTELLETTO SEPARATO

Ne segue lo studio della Fisica e della Metafisica, dalle idee e dai principi platonici e

aristotelici.

IL LIBER CAUSIS : testo che ha contribuito a diffondere la convinzione delle sostanze separate

intellegibili. Proclo, per spiegare la catena delle cause,ossia la concatenazione rigorosa di

principi che possano spiegare il passaggio dall’Uno (principio della realtà secondo Plotino, e

prima ancora nel Parmenide di Platone) alla molteplicità del mondo dell’esperienza, identifica

quattro realtà, ciascuno dei quali è fondante per il successivo:

L’UNO, trasformato nella CAUSA PRIMA (tawid), che produce l’essere, e dalla quale

1. procedono le cause successive che danno all’essere forme successive:

21 Storia della Filosofia Medievale

L’Intelletto, primo essere causato in quanto capace di pensare, contiene in sé i modelli

2. intelligibili di tutte le cose;

L’Anima

3. La Natura

4.

Necessità di spiegare la derivazione degli esseri e del movimento universale, attraverso la

successione distributiva delle cause seconde, senza compromettere la perfetta unità,

immutabilità e inalterabilità del principio.

PROCESSO DI EMANAZIONE E LA CREAZIONE: Visione scientifica della natura; Forte

determinismo: la scienza dell’Essere necessario è la causa necessitante dell’essenza delle

cose, e l’emanazione non implica alcun mutamento in questo essere.

Il Dio-pensiero di Aristotele, essere intellegibile in atto, puro atto di intellezione, si fonde

mirabilmente con il Dio-Uno di neoplatonici in quanto autosufficiente, perfetto.

DISTINZIONE TRA ESSENZA ed ESISTENZA: Ogni intelligenza inferiore a Dio pensa la

 propria essenza e nel farlo pensa a Dio da cui essa deriva, ma in quanto pensa Dio il

suo stesso pensiero diventa principio di emanazione e dà origine a una ulteriore

sostanza intelligibile che le è inferiore: gerarchico distribuirsi si perfezioni decrescenti

come esito successivo allontanarsi dalla Causa Prima da parte di ulteriori effetti

dell’attività intellettiva.

Al-Farabi: distinzione nell’anima intellettiva:

o 1. intelletto possibile o passivo: l’anima è disposta a conoscere

2. intelletto in atto: acquisizione di nuove conoscenze

3. intelletto acquisito: traduce in rappresentazioni intellegibili e affida alla

memoria atti di conoscenza

4. intelletto attivo: causa efficiente del conoscere.

L’ORIGINE DEL MONDO: universo come iniziato nel tempo, per cui creato da un principio

intelligente.  De Coelo aristotelico, il tempo e il mondo sono entrambi derivati e hanno avuto

inizio insieme.

AVICENNA

IL LIBRO DELLA GUARIGIONE

Trattati si una grandiosa enciclopedia filosofica proposta nella forma di una complessiva

parafrasi dei falsafa, e in particolare di Aristotele. E’ articolata in quattro parti:

1. Logica

2. Fisica

3. Matematica

4. Metafisica, o filosofia prima (debito nei confronti di al-Farabi per la sua comprensione).

Esposizione organizzata a imitazione del modello aristotelico, in ordine tematico:

- OGGETTO DELLA METAFISICA

- DOTTRINA DELLA SOSTANZA E DEI SUOI PREDICATI

- DOTTRINA DELLA CAUSALITÀ

PROBLEMA DELLA CREAZIONE (passaggio dall’essere all’essere delle cause secondarie): se la

Causa prima è necessariamente causatrice, come può ciò che è scaturire dal non-essere,

ossia da una situazione, precedente all’essere, di non causatività di Dio?

Introdurre in ambito teologico la distinzione aristotelica di potenzialità e attualità: Dio è

 essere necessario, perché il suo essere Causa prima è l’essere stesso della necessità

dell’essere, e in quanto tale necessariamente in atto. La creatura è ciò che acquisisce

essere da altro, dunque che non è necessariamente in atto, ma possibile, la cui essenza

è tale possibilità stessa e la cui esistenza è portata ad atto dall’efficacia del principio

necessario. La creatura, quindi, diviene in atto in relazione con Dio.

DISTINZIONE TRA ESSENZA E ESISTENZA: L’essenza è la quiddità (ossia potenziale e dunque

possibile) di ogni cosa e il suo essere in atto (ossia necessario), riguarda tutte le creature, ma

non Dio la cui sempicità impone di considerare la sua essenza come un necesse esse (ossia

qualcosa che esiste necessariamente).

IMPREDICABILITÀ DI DIO: l’essenza e l’esistenza di Dio, coincidono. L’essere di Dio non ha un

genere superiore di cui possa essere predicato, non rientra in alcuna categoria né in alcuna

opposizione: si può parlare di dio solo negando ogni somiglianza con l’essere delle creature.

22 Storia della Filosofia Medievale

… A differenza del principio primo aristotelico, però, quello avicenniano non conduce un

pensiero disinteressato verso le sue creature ma, Dio le conosce in quanto universali in se

stesso.

ARCHITETTURA COSMICA DI MEDIAZIONE CAUSALI : dieci intelletti successivi che

generano ciascuno un’anima e un corpo, fino all’ultima emanazione, quella che governa il

cielo della Luna la cui Intelligenza è l’Intelletto Separato (fa passare dalla potenzialità

all’attualità acquisita, le imperfette intelligenze inferiori degli individui umani).

Dio Intelletto Primo (contenuto intellegibile di Dio)

 Intelletto Secondo (dal primo trae la necessità-attualità del proprio essere)

 Anima prima

 Corpo celeste (animato dall’anima, che si muoverà di un movimento perfetto –

 circolare- tendendo a essa)

Cielo

LA DOTTRINA DELL’INTELLETTO : Riprende in chiave neoplatonica l’interpretazione del De

Anima di Aristotele fatta da Alessandro di Afrosia: l’intelletto produttivo trascende l’anima

individuale, anche se non si identifica con Dio. L’anima, dopo la morte, si congiunge con

l’intelletto agente, ma mantiene i propri caratteri individuali (non nega la dottrina

dell’immortalità dell’anima del Corano).

AVICEBRON

Ibn Gabirol (Malaga 1021-Valencia 1054), conosciuto ai latini come Avicebron, è poeta, uomo

religioso e personalità filosofica di grande complessità, in ragione delle molteplici correnti che

influiscono sul suo pensiero.

Egli rappresenta, innanzitutto, il primo tentativo di elaborare all’interno del pensiero ebraico la

tradizione greco-ellenistica: il neoplatonismo ne orienta la cosmologia, e gli alessandrini,

mediati dagli arabi, le distinzioni tra materia e forma, tra sostanze prime e seconde, tra anima

vegetativa, sensitiva e razionale e, in ambito logico, tra i vari possibili predicati. Anche la

tradizione scientifica greca, di Galeno, Ippocrate e Tolomeo, esercita un’influenza. Rilevante è

altresì l’apporto e i punti di contatto con la filosofia islamica e, in particolare, con il fondatore

della scuola andalusa Ibn Masarra (Almeria IX-X secolo) con cui Ibn Gabirol condivide molti

aspetti della concezione della materia. Dall’ermetismo arabo e dai Fratelli della Purezza egli

ha tratto l’idea di differenti livelli di materialità, di corrispondenza tra macrocosmo e

microcosmo, la distinzione tra l’occulto e il manifesto. La tradizione semitica è, tuttavia, la

cornice che caratterizza più profondamente il pensiero gabiroliano, nonostante sia quella più

difficile da rilevare e, soprattutto, da interpretare. Essa emerge con chiarezza nella

concezione di Dio, nell’accentuazione della sua Volontà, nell’essere considerato luogo del

mondo. Inoltre, come già Munk aveva rilevato, la creazione del mondo finito, che procede

attraverso le successive autodeterminazioni della Volontà divina, sono le stesse condizioni

della nascita dell’universo nella kabbala.

LE OPERE

Tra le sue opere, composte prevalentemente in arabo, ricordiamo: il trattato di etica Libro

della correzione dei caratteri, e la raccolta di sentenze Scelta di perle, entrambi tradotti in

ebraico, e il poema filosofico La corona regale. Il trattato Sorgente della vita, composto in

cinque libri nella forma di dialogo tra maestro e discepolo, fu tradotto dall’arabo al latino nel

XII secolo da Giovanni Ispano e Domenico Gundissalino come Fons vitae, ma solo alla metà

del XIX secolo venne riconosciuta chiaramente la sua paternità. In esso viene esposta la

dottrina dell’ilemorfismo universale. Ibn Gabirol è anche autore di testi esegetici e poemi

religiosi. Nella Sorgente della vita si menzionano, inoltre, un trattato Sull’essere e uno Sulla

causa dell’essere.

LA COSMOLOGIA: La creazione del mondo proviene da un atto volontario da parte di Dio. Nella

sua Volontà risiedono la forma e la materia nella loro esistenza universale. Dalla loro unione e

dal loro progressivo particolarizzarsi, secondo una scala gerarchica che va dal superiore

all’inferiore, hanno origine tutti gli aspetti del cosmo. Nel mondo delle sostanze sovrasensibili

23 Storia della Filosofia Medievale

tale processo, che avviene secondo un processo emanativo per cui i vari livelli procedono

l’uno dall’altro, dà vita all’intelletto, all’anima razionale, all’anima vegetativa, all’anima

sensitiva e alla natura che governa i processi del mondo sublunare. Queste essenze universali

si individuano in ciascun uomo. La Volontà, prima manifestazione divina ed elemento

intermedio tra materia e forma, non va considerata alla stessa stregua delle altre ipostasi, ma

è definita un mistero. Da essa dipende l’unione tra la materia e la forma, da cui hanno origine

tutte le creature. Dice il filosofo: è la Volontà che trattiene le forme nella materia, che le fissa

ai confini e agli estremi in cui esse si arrestano. La struttura gerarchica del cosmo salvaguarda

sia la sua unità, sia la distanza irriducibile che vi è tra i differenti gradi di esso, fra i differenti

gradi della materia e della forma. Ciò che è inferiore sussiste nel suo superiore perdendo la

sua qualità di inferiore. Come ha rilevato Gilson, nove sono i modi in cui gli esseri sussistono

gli uni negli altri: tutti risiedono e sussistono nella scienza di Dio; in secondo luogo la forma

universale nella materia universale; in terzo luogo le sostanze semplici le une nelle altre; in

quarto luogo gli accidenti semplici nelle sostanze semplici; in quinto luogo la quantità nella

sostanza; in sesto luogo la superficie nei solidi; le linee nella superficie e i punti nelle linee; in

settimo luogo i colori e le figure nelle superfici; in ottavo luogo le parti dei corpi omogenei le

une nelle altre; in nono luogo tutti i corpi gli uni negli altri, ed è questo il loro modo comune

d’esistenza che si conosce sotto il nome di luogo.

MATERIA E FORMA: Dal punto di vista della Storia della Filosofia, i rapporti tra materia e forma

costituiscono l’aspetto più innovativo della speculazione gabiroliana. Sono quelli che danno

luogo alla dottrina dell’ilemorfismo universale. L’elemento più importante è l’attribuzione di

sostanzialità e universalità alla materia. Quest’ultima è certo ben differente da quella della

forma: l’universalità della forma è la sua intelligibilità, che essa conferisce alle cose

(potremmo dire l’universalità logica); l’universalità della materia è, invece, quel comune fondo

sostanziale di tutte le realtà cosmiche (potremmo dire l’universalità reale), ed è il loro mistero

profondo, il loro aspetto essenziale ma incomprensibile. Indispensabili l’una all’altra e

intrinsecamente unite, materia e forma rimangono radicalmente differenti in ragione di questo

aspetto: la scienza e la conoscenza provengono dalla forma, non dalla materia (scientia et

cognitio ex forma est, non ex materia). Dunque, nonostante quella unione, di cui si è parlato

più approfonditamente a proposito dell’ilemorfismo, la materia conserva per sé

un’irriducibilità che ha fatto parlare gli studiosi di supremazia della materia sulla forma.

Afferma Brunner che Ibn Gabirol non stabilisce un’opposizione tra materia e spirito, ma ne

stabilisce una tra intelligenza e spirito. La materia, pur profondamente unita alle forme, pur

supportandole e fornendo, dunque, l’occasione della loro intelligibilità, rimane di per sé

inconoscibile. D’altra parte, Ibn Gabirol conserva alla forma la sua funzione attualizzante

conferitale già nella tradizione aristotelica: essa consiste nello stabilire l’unità intrinseca degli

esseri, sintetizzandone i differenti aspetti in una identità precisa, e impedendo la

moltiplicazione cui la materia tenderebbe. La forma conferisce, dunque, unità agli esseri

individualmente determinati; la materia, invece, è quella unità che abbraccia la totalità degli

esseri.

APOFATISMO E CONTEMPLAZIONE: Sebbene la composizione di materia e forma possa

distinguere il mondo creaturale da Dio, Ibn Gabirol parla della materia e della forma come

l’essenza e l’attributo in Dio. La materia è ciò che vi è in Lui di più profondo e di più oscuro,

mentre i suoi attributi, la sua manifestazione comprensibile agli uomini, ne sono la forma. In

questa prospettiva che, come dice Brunner, risulta sorprendente ai nostri occhi, Dio può

essere considerato luogo (maqom) del mondo, provvisto di una materia, cioè di un fondo

incomprensibile denominato come lo stesso fondo incomprensibile del mondo. Ciò non toglie

nulla alla sua assoluta semplicità e trascendenza, in un’ottica, però, in cui l’essere

trascendente coincide con l’essere al fondo: luogo del mondo. E ciò non toglie, anzi, al

contrario, conferma la sua inconoscibilità: con la tradizione neoplatonica Ibn Gabirol

condivide l’impossibilità umana di conoscere Dio positivamente. Tuttavia, rimane all’uomo di

contemplarne, attraverso i sensi e l’intelletto, la Volontà che sorregge la necessaria struttura

del mondo, godendo in tal modo della felicità.

24 Storia della Filosofia Medievale

ANSELMO D’AOSTA

Nasce ad Aosta nel 1033 e muore a Canterbury nel 1109. Abate del monastero di Bec, in

Normandia e poi arcivescovo di Canterbury, entra spesso in conflitto con il re d’Inghilterra

PROGETTO SPECULATIVO ANSELMIANO: sistemazione logica delle verità teologiche senza

dipendenza dalla fede: egli presuppone la Verità della fede come contenitore e criterio di

Verità di ogni passaggio mentale. Chiarire con un’applicazione sapiente dell’intelligenza, la

profonda necessità logica degli enunciati della Fede.

Rapporto fede e ragione:

- Intelligo ut credam, capisco per credere: la ragione ha il compito di rendere

razionalmente comprensibile le certezze della Fede

- Credo ut intelligam, credo per capire: subordina l’indagine razionale alla fede religiosa

METAFISICA ANSELMIANA : convergenza di intelligere e credere, corrispondenza del nostro

pensiero su Dio a ciò che è Dio è nel suo pensiero, e a ciò che ivi sono la sua natura eterna, la

natura creata, il peccato, il perdono, e la redenzione e l’incarnazione che l’ha resa possibile.

La RAGIONE UMANA è limitata. Essa è creata nel momento stesso in cui si interroga sulla

realtà di Dio vagando all’interno di un sistema di conoscenze che è per essa infinitto e deve

necessariamente subordinarsi alla Verità di Dio che ha messo a disposizione tramite la

Rivelazione.

Anselmo aderisce al realismo di stampo platonico, nel dibattito sugli universali: i concetti

sono le vere essenze delle cose, contenute, come idee esemplari, nella mente di Dio.

METODO ANSELMIANO : procedere nella comprensione dei contenuti della fede per

aggiungere alla fede una conoscenza che è qualcosa in più, mai alternativo o contraddittorio,

ma sempre complementare e integrativo rispetto a ciò che la Fede afferma.

Assolutezza della fede + Necessità della ragione  Verità assoluta e necessaria

Il rispetto delle norme della scienzia, rende il pensiero umano e il linguaggio che lo esprime,

capaci di godere di una rectitudo sufficiente nei confronti degli oggetti naturali finiti; la Fede,

garantisce l’estensione di questa capacità nei confronti di tutto ciò che Dio ha stabilito che

debba essere vero e necessario e che l’uomo debba conoscere in quanto tale. L’intreccio di

razionalità dialettica e fede, colloca l’intelligenza del credente all’interno di una sistema

definito e certo di verità che è in grado di comprendere da sola.

IL MONOLOGION [trascrizione di un dialogo spirituale tra l’autore e Dio]

Modello di meditazione sulle ragioni della fede (1076) [diretta esposizione di percorsi

mentali]

Via affermativa: Dio esiste

PROGETTO TEOLOGICO ANSELMIANO : perseguire il tentativo di parlare con Dio; formulare

le voces o i signa che devono esprimere il modo di essere della res perfetta da cui derivano

tutte le cose vere, e di assicurarne la compiuta corrispondenza a un intellectus, ossia a un

pensiero o a un insieme di pensieri con il quale la mente umana sia in grado di

rappresentarne la verità.

Opuscolo che si presentava con tratti che non potevano non suscitare perplessità nell’anziano

arcivescovo Lanfranco di Pavia, a cui era stato inviato, memore della battaglia condotta nel

dibattito con Berengario contro una ragione logica che presumeva di esprimere giudizi sulle

verità di fede.

Si tratta si un’indagine sulla natura di Dio che utilizza il metodo razionale senza alcun

supporto esterno, una sola ratione, per supportare e concordare le tesi della dottrina

cristiana. L’autonomia con cui l’intelligenza umana pretendeva di aver raggiunto esiti anche

se concordi ai contenuti della catechesi cristiana, suscitò in Lanfranco un preoccupante

riemergere della temerarietà di chi reclamava il diritto a elaborare con le leggi della dialettica

una completa ricostruzione mentale della realtà. Anselmo chiarì che nel suo trattato non ci

fosse nessun riferimento a tale preoccupazione ma che, anzi, si rifaceva alle esposizioni

25 Storia della Filosofia Medievale

dottrinali dei Padri, in particolare al De Trinitate di Agostino. Ne dovette, però, cambiare il

titolo in Monologion (riflessione, meditazione interiore).

PROCEDIMENTO A PRIORI (estraneo all’orizzonte anselmiano): questo opuscolo, parte

dal significato della parola Deus alla definizioni delle ulteriori verità particolari in esso incluse

o da esso giustificate. Il suo intero sviluppo argomentativo prende le mosse dalla “nozione”

del divino come è recepibile dalla mente per dimostrare quanto sia necessario ammettere

l’esistenza di ciò che in essa è significato.

LA “FEDE TRA PARENTESI”: anche un’ipotetica intelligenza che ignora cosa si Dio, può

comunque essere condotta dalla sola ratio alla rappresentabilità di ciò che la fede intende

quando parla di Dio. La dimostrazione consiste nel passaggio da tale rappresentabilità della

sua esistenza alla necessità di ammetterla attraverso modi della mente .

PROCEDIMENTI PLATONICI: il soggetto riconosce negli oggetti finiti della sua conoscenza la

verità di certe predicazione, ossia la rectitudo del suo apprezzamento di esse che gli impone

di risalire all’origine di tale verità (rectitudo della rectituto), al principio veritativo che le fa

essere tutto ciò che è vero: la Verità in sé.

L’intelligenza teologica anselmiana, parte però dalla conoscibilità del finito per capire che tale

conoscibilità non sarebbe possibile se non scaturisse dalla certezza di una superiore verità,

perfetta e determinata nel suo corrispondere in tutto e per tutto a ciò che essa è e deve

essere.

PREDICAZIONE PER ALIUD: predicazione di una qualità riconoscibile come tale per il

riferimento a una qualità superiore, così come per la quantità: alla predicazione per sèi tali

perché coincidono con la sostanza divina, con Dio per se ipsum.

DIMOSTRAZIONE DELL’ESISTENZA DI DIO:

- I PREDICAZIONE (mostrare come la rectitudo della nozione corrispondente all’esistenza

di Dio consiste nel suo essere supremo oggetto di del nostro DESIDERIO): in tutte le

cose che desideriamo, noi non desideriamo le cose stesse ma il loro essere buone,

dunque, ciò che le fa essere buone, ossia il bene. Se lo cerchiamo, è perché esiste ed

esso soltanto è il bene più grande: il bene in sé - Dio. [categoria aristotelica della

qualità della sostanza]

- II PREDICAZIONE(ricerca della rectitudo fra le cose finite e conoscibili): tutte le cose

hanno una GRANDEZZA, quindi, in tutte noi conosciamo l’ essere grande: la

grandezza in sé  migliore tra tutti i pensabili  sommo bene Dio.[categoria

aristotelica della quantità della sostanza]

- III PREDICAZIONE (attenzione della mente sulla predicazione creaturale per aliud di ciò

che in Dio è per sé):Ogni cosa conosciuta dalla mente è qualcosa che è. L’ESSERE è

predicabile perché qualcosa lo fa essere in relazione a qualcos’altro che è. Tutte le cose

che non sono Dio sono allora in quanto sono in relazione all’Essere in sé Dio.

[categoria aristotelica della relazione della sostanza]

- IV PREDICAZIONE (la relazione non sussiste solo tra le sostanze ma anche tra le

qualificazioni, tra le perfezioni delle cose): Diversi gradi di dignità delle cose molteplici.

Se alla fine della scala gerarchica di perfezioni per aliud non ci fosse come limite

qualcosa la cui perfezione è superiore a tutte le altre perché è la perfezione per sé, la

serie di perfezioni non sarebbe pensabile. Natura superiore  Dio.

RECTITUO DELLA PAROLA DEUS: Affermazione dell’esistenza di Dio. Dio è per se ipsum:

esistenza come primo degli attributi che la mente scopre in una natura concepibile come la

più alta e perfetta di tutte.

Alle dimostrazioni dell’esistenza di Dio, seguono altre argomentazioni deduttive (che hanno lo

stesso valore di esplicitazione necessaria della ratio) che evidenziano tutte le affermazioni

della fides per cui Dio è:

- Ingenerato (il suo esistere non può dipendere per aliud da una causa preesistente);

- Infinit potenza e Infinito atto (esso è summa essentia, essenza che può essere tutto

e che è tutto ciò che può essere);

- Eterno e onnipresente (non può essere subordinato a una misurazione

spazio-temporale ma tutto scaturisce da Dio  Prima dimostrazione razionale della

necessità della creatio ex nihilo).

La Creazione : la creazione ex nihilo è qualcosa di incomprensibile per l’intelligenza umana:

anche quel “nihil” deve essere qualcosa e quindi derivante da altro. Ma prima delle cose, non

c’era che Dio; le cose erano in Dio, ma non erano Dio. Prima di esistere, le cose erano

necessariamente pensiero divino, erano nel LOGOS (VERBO) divino. Il Verbo è la locutio , la

26 Storia della Filosofia Medievale

parola, con cui Dio dice se stesso e le cose che crea. Il generato e il generante sono uniti da

un amore identico da entrambe le parti: tale Amor è una cosa sola con la sostanza divina,

poiché perfetto.

Trinità : le tre persone divine sono legate dalla sostanza divina che è una cosa con l’Amore

perfetto perché l’amante nell’amare l’amato ama se stesso.

IL PROSLOGION [colloquio con Dio]

Via negativa: Dio non può non esistere

Dio come colui che concede l’intelligenza alla fede perché l’intelligere non sarebbe

possibile se non fosse preceduto dalla fede.

L’ UNUM ARGOMENTUM : Aspirazione a ricondurre la conoscenza del divino ad un pensiero

unico e immediato. Il termine “argomentum” rinvia alla nozione tecnica di topos (luogo

intuitivo di una verità generale che la percezione e la ragione dianoetica deve articolare in un

argomentatio). Nel Proemio dell’opera, Anselmo esplicita la difficoltà dello sforzo intellettuale

che gli è stato necessario per porsi ad un livello primordiale intellettivo, l’inventio argumenti,

vale a dire il prevenire della mente alla formulazione di un argumentum che non le è ancora

noto.

L’intuizione anselmiana non è di stampo ontologico (non esplicita un argomento ontologico -

ARGOMENTO ONTOLOGICO per cui la mente umana dovrebbe essere in grado di acquisire da

sola attraverso le sue capacità di intuizione e di definizione, un concetto perfettamente

corrispondente alla natura di Dio, dal quale derivare la sua esistenza.  In Anselmo, il

significato del nome di Dio gli viene suggerito dalla FEDE) poiché non deriva dall’esperienza o

parte da una riflessione su una nozione ma viene comunicata dall’espressione della Verità

della Fede.

Esortazione della mente a contemplare Dio (preghiera con cui apre l’opuscolo): l’anima,

invitata a entrare nel silenzio della propria cella (perfezione spirituale della solitudine

monastica dove è possibile dimenticare ciò che non è Dio), può rivolgersi al suo Creatore, che

concede l’intelligenza alla fede. L’argomento si risolve nella semplicità dell’atto di pensiero

unico e diretto, il significato stesso della parola “Deus”, ossia la sua rectitudo

QUO MAIUS COGITARI NEQUIT “Dio è ciò di cui non è possibile che sia pensato niente di

 maggiore”

- “quo maius”: espressione di teologia negativa che impone di escludere che in Dio

possa non essere presente una qualsiasi perfezione oppure che una qualsiasi

perfezione sia posseduta da Dio in grado inferiore rispetto ad altri essere che la

possiedono.

Per comprendere il quo maius deve essere rimosso dalla sua realtà dando vita a varie

contraddizioni che sono subordinate alla prima che è quella della PERFEZIONE che è

necessario che sia ma impossibile da definire.

CONFUTAZIONE DI TIPO ONTOLOGICO DI GAUNILONE : Egli assume la posizione

dell’insipiens (colui che non crede) che replica all’argomentum di Anselmo invocando

l’impossibilità di stabilire una sovrapposizione reale, ontologica, tra l’essere in intellectu e

l’essere in re (tendenza anti- platonizzante dei teologi moderni). Ritiene che l’intelligenza

umana sia in grado di riconoscere la Verità solo nelle informazioni fornire dall’esperienza

sensibile; nella mente umana, ci sono soltanto parole e significati, non res. La vera res, che è

Dio, quindi, secondo Gaunilone non può mai essere oggetto di intellezione umana. Anselmo,

con le sue tante argumenationes, porta però Gaunilone ad affermare l’impossibilità del “Deus

non est”.

DE VERITATE

Concetto di VERITÀ (verità dell’ intelligere agostiniano e platonizzante come riflesso

dell’ordine cosmico voluto da Dio fin dall’inizio della creazione): Per Anselmo, è vero tutto ciò

che gode di una rectitudo formale, ossia che è esattamente nel modo in cui è retto (corretto)

che sia, in riferimento alla volontà divina in cui ogni cosa trova il proprio principio. Un termine

o una proposizione, sono veri quando esprimono l’accordo tra il PENSIERO e la RES

corrispondente.

Le arti liberali, soprattutto la dialettica, hanno il compito di garantire all’intelligenza umana la

coerenza e la correttezza della sua ricostruzione della Verità.

27 Storia della Filosofia Medievale

DIALETTICA come scientia recitudo: garantisce l’assoluta corrispondenza tra la res,

l’intellectus ( il pensiero interiore che la rappresenta) e la vox (la parola o l’espressione che la

denota nella comunicazione linguistica o scritta).

DE GRAMMATICO

Breve dialogo logico-grammaticale in cui Anselmo cerca di difendere la capacità umana di

esprimere verità eterne e immutabili mediante una corretta organizzazione del linguaggio;

tutti i termini logici significanti (es: uomo, cavallo, animale, grande…) possono indicare sia

realtà individuali sia realtà più o meno universali e spetta alla logica della proposizione

stabilire quali connessioni sono possibili tra i diversi termini.

La ragione umana, deve utilizzare sempre e soltanto elementi logicamente determinati, la cui

rectitudo sia stata verificata da precedenti passaggi mentali e che siano divenuti un riflesso

corretto della Verità eterna dei corrispondenti significati nel pensiero di Dio.

NECESSARIAE RATIONES: determinano la verità temporale delle cose rinviando a quella

immutabile delle loro cause nel Verbo e nel modo necessario eterno stabilito da Dio con la

creazione. Principi eterni della Verità.

ACQUISIZIONE VERITÀ TEOLOGICA : reperimento di ulteriori e a essa collegate necessariae

rationes che assicurano la corrispondenza oggettiva del pensiero umano tanto alla eterna

volontà divina nel Verbo, quanto alla descrizione rivelata che ne offre la Sacra Scrittura su

dettatura dello Spirito Santo.

DE CASU DIABOLI

Opuscolo dedicato all’errore originario e la conseguente caduta del diavolo.

TEMA DEL MALE: Il male non esiste poiché non è pensabile. Non c’è nessuna necessitaria

ratio della sua realtà. È qualcosa di cui si può sempre pensare qualcosa di migliore, o di

maggiore  definizione priva di rectitudo, non può corrispondere alcuna realtà voluta da Dio e

non può che concludersi con la necessità della non-esistenza di ciò che essa significa.

Negazione del positivo corrispondente a quel qualcosa di positivo e reale di cui si vorrebbe

dare un significato.

TEMA DEL PECCATO : esso è l’attuarsi della non-rectitudo di qualcosa, il suo essere in modo

diverso da come Dio cuole che sia: una necessitaria ratio fissata da Dio per le creature

intelligenti vuole che esse siano dotate di libertà, condizione fondamentale perché possano

essere felici come conseguenza di una volontaria adesione all’ordine divino.

DE LIBERO ARBITRIO

TEMA DELLA LIBERTÀ : possibilità di realizzare o di non realizzare le perfezioni previste dalle

necessitariae rationes delle creature razionali. La libertà è quindi la possibilità di mantenere la

rettitudine della volontà determinata solo dalla volontà della rettitudine, e non da altro

movente.

CUR DEUS HOMO perché Dio si è fatto uomo

CONCETTO DI NECESSITÀ:

- Necessitas praecendens: causa che fa essere inevitabile una cosa (es: forza che

presiede il movimento del cielo)

- Necessitas sequens: dall’effetto che segue inevitabilmente a una causa (es: il suono

delle parole che segue all’azione del parlare)

La necessità argomentativa della dialettica è, rispetto alla verità della fede, soltanto una

necessitas sequens mentre la verità oggettiva delle res create e volute da Dio secondo le sue

necessariae rationes vale rispetto alla verità della dialettica come una necessitas precedens.

È la natura delle cose che rende necessarie le sue regole; è la verità oggettiva del reale che la

fede enuncia e che è eternamente pensata e voluta dal Logos divino, che rende necessaria la

verità conquistata dalla dialettica.

DIO LIBERO: volontà di mantenere la rectitudo che è adesione alla sua volontà.

Anselmo evidenzia le rationes del mistero della Cristianità sulla base si una pura indagine

mentale.

28 Storia della Filosofia Medievale

RAGIONI DI DIO nel REDIMERE GLI UOMINI: l’uomo si è allontanato da Dio per una libera scelta

della sua volontà con la quale non ha realizzato la propria rectitudo. Dio è il Bene e

l’attuazione universale del Bene è l’inevitabile attuazione della sua Volontà.

INCARNAZIONE DI DIO : Era necessario che il perdono fosse chiesto da qualcuno che

partecipasse della natura contaminata del peccato, e dunque, da un uomo: soltanto un omo

che fosse anche Dio poteva impetrare il perdono dell’umanità. La scelta dell’incarnazione del

proprio figlio per redimere l’umanità è stata assolutamente libera da parte di Dio poiché sua

volontà. Il mediatore non poteva essere un angelo o un’altra creatura più vicina a Dio

dell’uomo, perché questo avrebbe determinato un assoggettamento dell’umanità al suo

liberatore, e non solo al Signore la servitù al quale non è dipendenza ma è l’unica vera libertà

di qualsiasi creatura.

Dimostrazione della necessità dell’operato divino: Il Figlio di Dio non fu obbligato da alcuna

necessitas praecedens che non fosse la sua spontanea e libera scelta, e che quindi la

necessità che la determinò fu in lui soltanto sequens.

MEDITATIONES, ORATIONES

Pagine ispirate al tema della preghiera, dell’oratio.

LA PREGHIERA: Partecipazione interiore con la fede. L’esperienza della fede suscita

nell’intelligenza dell’uomo, la capacità di avviare una scienza del vero: la mette in condizione

di partecipare, indirettamente, della conoscenza che Dio ha di se stesso e della sua

creazione. [ATTUAZIONE DEL PRINCIPIO AGOSTINIANO “CREDO UT INTELLIGAM”]

GAUNILONE DI MARMOUTIER

Secondo alcune fonti, Gaunilone fu un monaco del Maius Monasterium, oggi Marmoutier, che

una tradizione vuole che fosse fondato dal vescovo Martino dopo il 371, e che sorge a due

miglia dalla città di Tours. Appartenente forse alla famiglia dei conti di Montigny, Gaunilone

entrò in questo convento nel 1044 e vi morì nel 1083.

Membro del movimento filosofico cristiano della Scolastica, divenne famoso per avere

criticato, nel suo Pro insipiente (Difesa dello stolto, 1070), [2] la prova ontologica

dell'esistenza di dioproposta da Anselmo d'Aosta nel Proslogion, nel quale questi, citando i

Salmi 14, 1 e 53, 1 - «Lo stolto ha detto in cuor suo: Dio non c'è» - aveva avanzato una

dimostrazione razionale dell'esistenza di Dio, di fronte alla quale nemmeno uno stolto avrebbe

potuto continuare a negare Dio.

POLEMICA CONTRO ANSELMO: Contestando la relazione tra pensiero e essere - fondamento

della «prova» anselmiana - Gaunilone sostiene che non si può dedurre l'esistenza di un

oggetto pensato per il solo fatto che esso esiste nella nostra mente. In particolare propose

l'argomentazione secondo la quale, a partire dal pensiero di un'isola perfetta, non si può

dedurre l'esistenza dell'isola stessa. Questa argomentazione era stata proposta per confutare

la tesi anselmiana che affermava l'esistenza di un essere supremo per il solo fatto che esso è

pensato come «ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore».

29 Storia della Filosofia Medievale

→ TESI ANSELMIANA: si può provare la reale esistenza di Dio, ossia dell'ente del quale

nulla si può pensare di più grande. In primo luogo, anche chi dubita o non crede in

questo ente siffatto, pensandolo e comprendendo ciò di cui si parla, lo ha già

nell'intelletto. In secondo luogo, sempre secondo Anselmo, «quel che egli capisce è

necessario che esista non solo nell'intelletto, ma anche nella realtà». Ora, un essere

che esista tanto nell'intelletto che nella realtà è sempre maggiore di un essere che

esista solo nell'intelletto e dunque un essere che esista solo nell'intelletto sarà sempre

minore di qualsiasi essere esistente nella realtà. Perciò, per non cadere in

contraddizione, è necessario che ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore «non

sia nel solo intelletto, ma anche nella realtà, perché diversamente non potrebbe essere

il più grande di tutto». Una seconda dimostrazione presentata da Anselmo -

strettamente legata alla precedente - è quella della necessità dell'esistenza dell'ente

maggiore di ogni altro. Scrive Anselmo: «Questo ente esiste veramente in modo tale da

non potersi nemmeno pensare che non è». Infatti, si può pensare qualcosa che è

impensabile che non sia, cioè che deve esistere necessariamente, e questa cosa,

secondo Anselmo, è più grande di ogni cosa della quale si può pensare che non esista,

è cioè più grande di ogni essere contingente. Perciò, se si potesse pensare che l'essere

più grande non esista, questo essere più grande non sarebbe ciò di cui non si può

pensare qualcosa di più grande. «Ma ciò è contraddittorio», sostiene Anselmo, per il

quale «esiste veramente qualcosa di cui non si può pensare nulla di più grande, in

modo tale che non si possa nemmeno pensare che non sia. E questo sei tu, o Signore

[...] Se qualche mente potesse pensare qualcosa di meglio di te, la creatura salirebbe

più in alto del creatore: il che è assurdo».

→ OBIEZIONE DI GAUNILONE: La prima obiezione di Gaunilone è di carattere generale:

non tutto ciò che abbiamo nell'intelletto deve esistere necessariamente nella realtà.

Anche le cose false, infatti, sono presenti e comprese dall'intelletto, e tuttavia

certamente non esistono nella realtà.

Supponiamo però che «quell'ente sia tale, per cui lo si possa avere nel pensiero, ma

non allo stesso modo in cui si hanno le cose false o dubbie»: resta da dimostrare la

necessità che tale ente esista anche nella realtà. Infatti, se questo assunto fosse così

immediatamente evidente, «perché si è impostata tutta questa disputa contro chi nega

o dubita» dell'effettiva esistenza di Dio? Gaunilone rileva altresì che ciascuno potrebbe

ritenere logiche, e perciò intellettualmente vere, cose che in realtà sono false, essendo

«ingannato come sovente accade».

• ESEMPIO DEL PITTORE: Anselmo, pensando di dimostrare la reale esistenza

dell'ente compreso dall'intelletto, aveva portato (Proslogion II) l'esempio del

pittore: «quando il pittore pensa in anticipo a quel che farà, lo ha nell'intelletto,

ma non lo intende ancora come esistente, perché non l'ha ancora fatto. Quando

invece lo ha dipinto, lo ha nell'intelletto e capisce anche che esiste quel che ha

fatto». Quest'esempio - osserva Gaunilone - non dimostra nulla: il pittore, finché

non realizza l'opera, ha l'immagine del dipinto soltanto nell'intelletto e il dipinto

diviene reale solo dopo che è stato realizzato dal pittore. Solo il concreto operare

del pittore rende reale il dipinto, mentre Dio deve esistere ancor prima di essere

pensato e non può esistere solo perché viene pensato. «S'aggiunga poi» -

argomenta Gaunilone - «che quell'ente maggiore di tutte le cose che possono

essere pensate», cioè Dio, secondo la definizione di Anselmo, «io, quando ne ho

sentito parlare, non posso pensarlo né averlo nel mio intelletto secondo cosa

nota per specie e per genere». Dio, infatti, non è classificabile in un genere o in

una specie e perciò «posso anche pensare che non esista». Qui Gaunilone si

attiene alla logica aristotelica, secondo la quale ogni ente va definito secondo

categorie: così l'uomo è definito ente di genere animale e di specie razionale;

ora, «se sentissi dire qualcosa intorno a un certo uomo particolare, a me

sconosciuto al punto di ignorarne anche l'esistenza, io, per quella nozione di

genere o di specie grazie alla quale so che cosa è l'uomo o che cosa sono gli

uomini, potrei pensare di quel tale, secondo la sua natura, che egli è un uomo. E

tuttavia potrebbe succedere che chi mi ha parlato di quell'uomo abbia mentito, e

che perciò quell'uomo che io penso in realtà non esista». In questo caso, nel mio

30 Storia della Filosofia Medievale

intelletto non avrei la nozione di quell'uomo particolare ma soltanto la nozione

generale di essere umano.

Per la nozione di Dio le cose vanno invece diversamente: «mentre potrei pensare a

quell'uomo secondo realtà, vera e a me nota, a Dio non potrei pensare affatto, se non

secondo la parola, mediante la quale, da sola, a stento o mai si può pensare a qualcosa

di vero». Le parole «Dio» o «ente più grande di tutto», come suono di lettere e sillabe

sono reali, come è reale qualunqueflatus vocis, ma non lo sono quanto al loro

significato.

Una volta negata la presenza nella mente sia della nozione logica di Dio che della

nozione logica di «essere maggiore di ogni altro», non ha più motivo la deduzione di

Anselmo secondo la quale questo essere deva esistere anche fuori della mente. Per

Gaunilone la dimostrazione a priori è impossibile: «è necessario che io sia certo che

quel 'qualcosa di più grande' esista realmente in qualche luogo e allora finalmente, per

il fatto che quell'ente è il più grande di tutti, non vi sarà più dubbio che esso esiste

anche in se stesso».

• L’ISOLA PERDUTA: Per sottolineare che avere l'idea di una cosa nella propria

mente non significa necessariamente che quella cosa ideale esista anche nella

realtà, Gaunilone porta l'esempio dell'«Isola perduta»: Si sostiene che non si può

dubitare che quell'isola esiste veramente anche nella realtà, dal momento che

non si può dubitare che essa esista nell'intelletto, poiché, secondo Anselmo, se

quell'isola esistesse soltanto nell'intelletto, qualunque altra terra realmente

esistente le sarebbe superiore.

• L’ESSERE NECESSARIO: All'altra argomentazione di Anselmo, circa l'impossibilità

di pensare la non esistenza dell'ente più grande, in quanto «essere necessario»,

Gaunilone, dopo aver rilevato che la prova della sua esistenza fornita da

Anselmo è ancora fondata sul medesimo argomento - cioè che se non esistesse,

non sarebbe neanche l'essere più grande - sottolinea che «lo stolto» non ha mai

sostenuto che l'ente maggiore di tutto esista nella realtà: pertanto, occorrerebbe

provare prima che esso esiste veramente e solo dopo si potrà affermare che non

è possibile pensarlo non esistente. Dunque la necessità dell'esistenza di un

essere è subordinata alla prova dell'effettiva sua esistenza: non si può stabilire

prima la necessità dell'esistenza di un essere per dedurre poi l'esistenza reale di

questo essere. Occorre poi distinguere il «pensare» (cogitare) e il «pensiero»

(cogitatio) dall'«intendere» (intelligere) e dall'«intelligenza» (intellectus), non

dicendo, come Anselmo, che la sostanza somma non può essere pensata come

non esistente, ma piuttosto che non può essere intesa come non esistente:

«infatti, secondo proprietà di linguaggio, non si può intendere il falso, che invece

può esserepensato». Gaunilone conclude il suo opuscolo lodando la «verità,

chiarezza e grandiosità» delle rimanenti parti dello scritto di Anselmo, ricco di

«pii e santi sentimenti» che «odorano di un profumo penetrante».

Gaunilone non espresse con incisività la sua critica, che tuttavia può essere così riassunta:

secondo il principio aristotelico, occorre prima porre l'esistenza di un essere per individuarne

poi l'essenza. Anselmo fece il contrario, commettendo due errori: sostenne che fosse

sufficiente pensare Dio per affermare che egli è nell'intelletto, così che a qualunque finzione

verrebbe attribuita un'essenza, e dedusse dall'esse in intellectu l'esse in re. La conclusione di

Gaunilone è che l'esistenza di Dio non può essere dimostrata razionalmente, ma può essere

posta solo dalla fede.

31 Storia della Filosofia Medievale

ABELARDO

Allievo, di Roscellino (scuola nominalista) e di Guglielmo di Champeaux (scuola realista),

Abelardo è noto per aver trovato la soluzione concettualistica degli universali.

Nasce a Nantes nel 1079 e muore a Chalon-sur-Saone nel 1142. Alla scuola di Notre-Dame

segue le lezioni di Guglielmo di Champeaux che, più tardi, lo spinge ad allontanarsi e

dedicarsi all’insegnamento, date le sue doti in disputando. La sua carriera lo conduce ad

insegnare alla cattedra di logica e teologia presso la scuola cattedrale di Parigi. Si innamora di

una sua allieva, Eloisa, con cui inizia una segreta relazione e con la quale si sposa di nascosto

nel 1119.I due amanti, però, si separano per abbracciare la vita religiosa pur continuando a

scambiarsi un fitto e commovente carteggio epistolare.

HISTORIA CALAMITATUM

POLEMICA CONTRO GUGLIELMO DI CHAMPEAUX: la formula dell’antiqua de universalibus

sententia denota il suo allinearsi alla corrente della via antiquorum, opposta al nominalismo

dei moderni.

QUESTIONE DEGLI UNIVERSALI: Dal commento boeziano dell’Isagoge di Porfirio, vengono non

soltanto fuori delle discussioni su un piano prettamente logico ma anche riguardo il criterio

epistemologico che consente di distinguere una conoscenza scientifica e vera da una falsa.

Porfirio pone tre domande di ordine metafisico dalle quali scaturisce l’intera problematica

sull’argomento:

1. Gli universali esistono, e quindi sono realtà?

2. Se esistono, sono separati dagli individui?

3. Se sono separati, sono conoscibili a prescindere dagli individui?*

Battaglia contro il nominalismo di Roscellino: quello del nominalismo non è soltanto un

problema si sussistenza di “generi” e “specie”, ma si estende rischiosamente a quello della

effettiva corrispondenza al reale, e quindi della veridicità dell’intero insegnamento logico, dal

termine alla proposizione, dal sillogismo, all’argomento topico.

DIALETTICA COME SCIENTIA VOCUM: per i nominalisti, la dialettica non è una scienza di

 qualcosa di reale.

Abelardo li critica, dicendo che essa deve necessariamente fondare le proprie

asserzioni sulla realtà di qualcosa che non muta, che è reale in modo permanente,

essendo SCIENTIA VERITAS.

Da qui si aggiunge la quarta domanda di Porfirio: L’universale continuerebbe a essere reale

anche se non esistessero più gi individui corrispondenti? La risposta è seriamente affermativa

(es: è vera l’asserzione “non ci sono più rose”)

Battaglia contro il realismo di Guglielmo (platonismo teologico altomedievale): Guglielmo,

invece, indica

- Prima soluzione: l’universale come un sostrato ontologico degli individui: una res di

ordine spirituale superiore ai corpi nella gerarchia scalare dell’essere.

- Seconda soluzione: l’universale come un res caratterizzata dall’indeifferentia rispetto

agli individui che risultano, invece, secondo i logici, dal moltiplicarsi delle differentiae.

Abelardo punta sull’insostenibilità del realismo dal punto di vista logico: una res non può

essere predicata da altre res e la fisica, scienza che studia e descrive le res ha bisogno di

presupporre e utilizzare le regole della dialettica. UNIVERSALI LOGICI: regole della dialettica

che determinano il modo in cui il linguaggio esprime la verità dei predicati che informano

sull’essere delle res.

CONCETTUALISMO : L’universale è dunque reale, ma non come sono reali gli individui, le res,

ossia con il connotato dell’esistenza particolare. Si tratta della realtà della relazione vera tra:

- Intellectus: atto con cui l’intelligenza riconosce un modo d’essere della cosa

- Status: condizione in cui esteriormente di trova la res.

IDEE DIVINE (per Agostino, Boezio, Anselmo e Aberlardo).

DIALETTICA

LA LOGICA: Logica come scientia, poiché ha a che fare con la Veritas, non meno della stessa

fede. La Logica è stata autorizzata a fasi indagatrice della verità della lectio scritturale: le

parole della Bibbia, producono nella mente un intellectus, una relazione conoscitiva tra il

modo di essere della cosa conosciuta e la rappresentazione che il soggetto è in grado di

32 Storia della Filosofia Medievale

elaborarne interiormente: ma poiché l’oggetto è talmente perfetto da rimanere

inevitabilmente estraneo alle capacità umane di comprendere, questa rappresentazione sarà

prodotta mediante il ricordo a similitudini e metafore,signa che rinviano in forma allusiva

all’indicibile res corrispondente.

Il teologo si scontra immediatamente con il sovrapporsi e complicarsi dei significati scritturali,

che dovrà perciò, necessariamente tentare di risolvere, con l’aiuto di una solida metodologia

ermeneutica, in un’acquisizione coerente, monodica e costruttiva, dei veri contenuti della

fede.

Il ruolo della dialettica in teologia permette, applicando una scienza, di guidare e

incrementare un’altra scienza, percseguendo l’aquisizione conoscitiva del vero e del bene che

avvicina l’uomo a Dio.

CONCETTO DI SCIENTIA: una vera scinza non potrà mai essere falsa perché la scienza del

falso consente di conoscere il vero, come la scienza del male consente di perpare il bene.

ETHICA

Abelardo è stato il primo filosofo medievale ad avere l’esigenza di fissare nell’interiorità della

coscienza umana, principi che assicurano l’adesione non soltanto formale, ma sostanziale alla

legge di Cristo.

Il peccato: l’uomo pone in se stesso il fine delle sue azioni anziché in Dio. E’ l’intenzione che

determina la responsabilità dell’individuo umano.

INVENTIO: principio della valutazione morale direttamente simmetrica alla verità

 dell’intellectus sul piano logico-conoscitivo: la bontà dell’azione dipende dalla

valutabilità dell’intentio nel suo dirigersi, tanto quanto simmetricamente la verità di un

enunciato dipende dal suo in-tendere alla realtà oggettiva della sua verità; così come

imperfetta è sempre la conoscenza dell’uomo, così è sempre inadeguata la bontà delle

sue azioni, se confrontata con l’assoluta perfezione del Sommo Bene.

VERI CHRISTIANI: seguaci del Logos sul cui ordinamento e sulla cui verità si fonda la logica, e

amanti della vera sophia, che è la Sapienza divina, ossia Cristo. I veri logici sono sempre

veramente filosofi e veramente teologici e in quanto tali, veri filosofi.

SIC ET NON

Raccolta di Sententiae scelte e accostate in modo da evidenziare palesi casi di contraddizione

tra le tesi dei Padri su un medesimo argomento teologico. Scopo diretto di tale confronto non

è disorientare il lettore ma invitare la sua intelligenza a farsi promotrice di un superamento

metodico del contrasto, elevandosi su un piano ermeneutico superiore, dove la molteplicità

delle opinioni dovrà risolversi nell’indubitabile unitarietà del vero.

Regole dell’interprete:

- Esame filologico alla correttezza e autenticità dei testi presi in considerazione

- Tener conto dell’evoluzione del pensiero di un autore

- Variazione eventuale delle espressioni che usa l’autore a seconda del genere

- Verificare la possibile incidenza di eventuali equivocità o polisemie del linguaggio

umano in generale.

OGGETTIVITÀ DEL METODO DIALETTICO: Esso permette, dal momento che anche le posizioni

dei diversi autori patristici sono sempre tentativi imperfetti di fissare la difficile comprensione

del testo scritturale, al lettore di introdurre in questa disputatio sulla lectio biblica, l’elemento

determinante della ratio dialettica. Per questo, la scelta sarà non soggettiva e opinabile ma

necessaria e tendente alla più rigorosa e persuasiva manifestazione di verità.

TRACTATUS DE UNITATE ET TRINITATE DIVINA

Risposta alle critiche che gli vengono fatte riguardo la Logica. Tentativo di ribadire che

soltanto una coerente regolamentazione del pensiero e delle sue procedure può consentire un

accostamento dell’intelligenza umana verso quella divina.

TEMA DELLA TRINITÀ : spiegare alla ragione umana, con la ragione umana, la possibilità

della compresenza di una pluralità di relazioni nella forma divina.

- Sapienti dell’antichità, neoplatonici: illustrare la notio Dei parlando della distizione e

dell’unità di Dio delle sue voces:

1. Potenza;

33 Storia della Filosofia Medievale

2.Sapienza;

3.Bontà.

Abelardo si propone di armonizzare tutta la filosofia degli antichi da una parte e tutta la Bibbia

dall’altra, dei quali, fine ultimo, è di parlare agli uomini, della potenza, della sapienza e della

bontà di Dio e del loro unitario legame.

Le determinazioni trinitarie non sono indicative di relazione, ma di proprietà della sostanza. Le

tre voces distinte il cui significato non è comprensibile a prescindere dal contesto semantico

cui appartengono, e tale contesto è quello dell’unica sostanza. Ciascuna di esse, corrisponde

ad un diverso status dell’unica sostanza divina: ognuna ha una definizione propria ma ne

esprime compiutamente l’unitaria realtà.

NOVITÀ RISPETTO A AGOSTINO E ANSELMO: Abelardo sposta la valenza del problema sul

piano della logica del termine al piano della logica proposizionale.

- Voces divine come predicati della sostanza e non delle persone divine. Queste tre

proprietà corrispondono ai diversi intellectus ovverosia, la distizione di tre propria.

Lo status a cui corrisponde ciascuna proprietà non è una res, dunque mai comprensibile

come principio di divisione interna all’unica semplicissima res, indivisibile in quanto

soggetto totale dei diversi propria, cioè Dio.

METAFORA DEL SIGILLO DI BRONZO: la mente riconosce la presenza di tre diversi

 status o modi di essere, ossia l’essere bronzo, l’essere capace di sigillare e l’essere

sigillante in atto, ed elabora tre diversi intellectus ad essi corrispondenti, che le

consentono una migliore comprensione della complessa realtà dell’oggetto.

ANIMA MUNDI, neoplatonismo: preziosa figura di sostegno per Abelardo. Dall’Uno procede

per la mediazione della Mente, o nous, l’efficacia dell’operatività divina, distribuita in tutta la

materia del mondo, ossia l’Anima del mondo; i neoplatonici escogitano con la pura razionalità

una similitudine per la dottrina della Trinità, di cui ora il teologo cristiano può giovarsi perché

la Rivelazione ne conferma ampiamente la straordinaria efficacia rappresentativa. Ma come

tutte le immagini, anch’essa è difettosa, in quanto esprime qualcosa di vero sotto il velo di

una finzione: un figmentum.

THEOLOGIE [termine greco che richiama il grecicismo di Anselmo: “Discorso su Dio”]

THEOLOGIA SUMMI BONI [contrasta la dottrina trinitaria di Roscellino]

Condannata nel 1121 in un sinodo provinciale a Soissons presieduto dal legato papale

Conone di Palestina.

THEOLOGIA CHRISTIANA

Scritta per riporre con maggiore sistematicità le proprie tesi.

Termine “theologia” inteso come notio o notitia dei in senso oggettivo: conoscenza che gli

uomini hanno di Dio; comprensione della Verità rivelata da Dio ai suoi profeti. Teologia dei

cristiani come apertura di una possibilità, per loro soltanto, di conoscere la verità nel modo

perfetto in cui la conosce Dio.

PRINCIPI GNOSEOLOGICI DEL NEOLATONISMO: non è la conoscenza ad adeguarsi alla

 natura dell’oggetto ma è l’oggetto che si fa conoscere in modi diversi a misura delle

diversi facoltà conoscitive messe in atto dal soggetto conoscente: la teologia cristiana

può nascere dall’illuminazione con cui Dio consente all’uomo di ascendere alla sua

visione della verità, in questa vita in modo ancora imperfetto e nella beatitudine in

proporzione ai meriti di ciascun individuo.

THEOLOGIA SCHOLARIUM

Opera matura che provoca la reazione prima da parte di Guglielmo di Saint-Thierry e poi da

Bernardo di Clairvauz che, nel concilio a Sens nel 1140, condanna delle proposizioni estratte

dall’opera

DIALOGO

Testamento spirituale; dialogo tra un Filosofo, un cristiano e un ebreo.

RAPPORTO FEDE E RAGIONE

RUOLO DEL CRISTIANO: mostrare al filosofo la perfetta convergenza tra le verità

dell’intelligenza e quelle superiori, della Rivelazione. Ogni oggetto di conoscenza, sia

spirituale che corporeo, è sempre percepito in molti e diversi modi dalle facoltà dei soggetti

che vi si accostano: sempre una e identica è la cosa conosciuta, ma non è conosciuta da tutti

34 Storia della Filosofia Medievale

allo stesso modo. Il filosofo può comprendere soltanto l’aspetto creaturale del divino che non

è erronea ma non ancora vera. Il desiderio umano della conoscenza di Dio può essere

esaudito compiutamente soltanto a chi si affida alla grazia della Rivelazione e che tale dono

divino venga accolto con un impegno.

IMPEGNO CRISTIANO: indagine dialettica che indaga il significato della sacra lectio nell’intento

di avvicinare l’intelligenza creaturale a quella divina.

DEFINIZIONE CICERONIANO-BOEZIANA DEL TOPOS, ARGUMENTUM DIALETTICO: ratio che

produce la fides in qualcosa che ancora è dubbio. La stessa ricerca filosofica sul vero, deve

essere intesa come un argumentum fidei, attività di ordine razionale finalizzata a generare e

favorire l’assenso dell’intelligenza alla fede e poi a sostenerla e svilupparla.

CRITICA AL LEGALISMO EBRAICO: non è la pura forma dell’azione, ma l’intenzione che la

orienta determina la responsabilità dell’individuo umano.

AVERROÈ

Medico di corte degli Almohadi. Commentator del Philosophus; Averroè fu noto tra il popolo

latino soprattutto per il commento dell’intero corpus degli scritti aristotelici.

Opera di commento ai testi aristotelici

Essi possono essere suddivisi riguardo al genere:

- Brevi: si tratta si “sinossi” o parafrasi originali (epitomae) delle discipline corrispondenti

ai titoli delle principali opere aristoteliche;

- Lunghi: genere della glossa letterale analitica, dirette citazioni del testo;

- Medi: sono organizzati per questioni, meno espliciti nel distinguere il pensiero

dell’autore da quello del commentatore.

Nei Topica, Aristotele attua la tipologia tripartita delle argomentazioni che Averroè fa

corrispondere alla divisione che egli fa degli uomini in tre classi:

1. Retorica (persuasione oratoria)  Fedeli

2. Dialettica (dimostrazioni probabili: certe solo se partono da premesse la cui necessità

è data per cquisita dall’esterno, e non è assicurata dall’argomentazione stessa) 

Teologi

3. Apodittica (argomentazioni necessarie perché partono da premesse scientificamente

consolidate –principi della logica aristotelica-)  Filosofi

RUOLO DEI TEOLOGI: coloro che credono e presumono di poter domprendere in quanto

credono: abusano del ricorso dell’esegesi allegorica per piegare la parola rivelata alle loro

aspirazioni, senza avere capacità di tradurla in certezze scientifiche. Da questo atteggiamento

nasce un’insanabile opinabilità del vero, che è la fonte dei mali che più feriscono la pace del

mondo, come l’intolleranza, il fanatismo, le guerre di religione.

RUOLO DEI FILOSOFI: portare la ragione alle conclusioni necessarie che costituiscono il

patrimonio della conoscenza scientifica e sono il fondamento principe della convivenza

umana.

TESI PRESENTATE COME NECESSARIE ma in CONTRADDIZIONE CON LA FEDE:

- Eternità del mondo: postulare qualsiasi inizio dell’attività motrice in Dio ne

altererebbe l’immutabile perfezione.

- Negazione dell’immortalità individuale: la conoscenza individuale avviene

nell’uomo grazie all’efficacia dell’intelletto agente, separato e unico, sul singolo

intelletto passivo e si concretizza nell’attuazione di un intelletto speculativo; tale

intelletto speculativo è mortale e si dissolve con la morte del corpo

TRATTATO DECISIVO SULL’ACCORDO DELLA RELIGIONE E DELLA FILOSOFIA

Opuscolo che appartiene a una serie di suoi testi monografici che furono poco noti ai latini ma

ne fu tradotto uno solo: AUTODISTRUZIONE DELL’AUTODISTRUZIONE

35 Storia della Filosofia Medievale

RAPPORTO FEDE RAGIONE: impossibilità di contraddizione tra ragione e religione, in quanto

conoscenze di ordine diverso e quindi, in ultima analisi, la loro fondamentale concordia. Fede

e ragione sono entrambe forme di accesso alla verità e questo accordo dipende dal

riconoscimento della rigorosa distinzione tra i campi di azione, il metodo e le finalità delle

rispettive aree di indagine, teologica e scientifico-filosofica.

L’errore dei filosofi è quello di pretendere di penetrare nel mistero della salvezza con i soli

mezzi della ragione.

DISCORDANZA CON IL PENSIERO AVICENNIANO: Averroè ritiene indispensabile individuare ed

epurare le contaminazioni neoplatoniche e platoniche che si sono sovrapposte nel corso dei

secoli allo spirito originario dell’aristotelismo; il pensiero avicenniano è per lui il tipico esempio

di tali devianze interpretative, il cui principale difetto consiste nel non avere adeguatamente

compreso e rispettato la distinzione e la reciproca limitazione tra filosofia e teologia.

AVERROISMO: aristotelismo arabo, nella forma soprattutto del pensiero di Averroè, che

suscita violentissime polemiche in Occidente, dove sorge la scuola di averroismo latino

(Sigieri di Bramante, Boezio di Dacia) che sostiene la radicale autonomia della ricerca

razionale e filosofica dalla teologia, ma – a differenza di Averroè – nega l’inevitabilità del

conflitto tra fede e ragione e propone la teoria della doppia verità.

VERITÀ: esiste una doppia Verità. Le verità scientifiche posso contrastare con la Rivelazione

perché Dio ha una conoscenza e un sapere della realtà superiore a quello degli uomini: quello

che gli uomini conoscono è un vero, ma relativo alla loro condizione conoscitiva: sia le verità

di ragione sia le verità pratiche della fede, sono sempre relative al modo di conoscere umano.

Soltanto Dio conosce in modo completo, esauriente e assoluto. Laddove la ragione non arriva,

può e deve avere vigore la fede.

MOSÈ MAIMONIDE

Mosé Maimonide (Cordova 1135-1204) era un ebreo spagnolo e, come gli altri filosofi di

religione ebraica fino al XIII sec., scrisse in arabo la sua opera filosofica, Guida dei perplessi.

La Guida si indirizzava a quanti, già istruiti nella filosofia e nelle scienze, erano incerti sul

modo di conciliarne le conclusioni col senso letterale delle scritture: questo problema aveva

caratterizzato gli sviluppi della riflessione filosofica negli ambienti ebraici spagnoli, i cui

rappresentanti più significativi, oltre a Salomon Ibn Gabirol, erano stati l’autore dei Doveri del

cuore, Bahya Ibn Paquda (XI sec.), che aveva strettamente legato la ricerca razionale della

sapienza alla rivelazione; e Giuda Levita (XII sec.), che nel dialogo Kuzari o “difesa della

religione disprezzata” aveva sostenuto la totale estraneità della tradizione filosofica alla

rivelazione della Legge. La filosofia, ovvero la tradizione greca com’era stata recepita ed

elaborata nella cultura islamica (l’aristotelismo neoplatonizzante di pensatori

come al-Farabi e Avicenna), continuava nondimento ad attrarre gli intellettuali ebrei,

producendo un conflitto che riguardava tanto la coscienza intima che la condotta esteriore di

quanti volevano rimanere credenti pur praticando la filosofia; nel contesto di tale conflitto si

ebbe la ripresa delle tematiche kabbalistiche, in funzione polemica specialmente contro la

filosofia di Maimonide.

VERITÀ FILOSOFICA E ALLEGORIA

Anche nell’opera di Maimonide le concezioni aristoteliche, che ne costituiscono l’ossatura, non

sono prive di quegli apporti neoplatonici caratteristici di tutta la tradizione araba ed ebraica;

ma l’intento del filosofo è quello di mostrare come l’oggetto della filosofia sia la conferma

razionale della Legge. Nella prima parte della Guida il problema viene affrontato utilizzando il

metodo dell’esegesi allegorica del testo biblico, in particolare identificando la fisica con

l’opera della Creazione (il riferimento biblico è ai primi capitoli del Genesi), e la metafisica con

l’allegoria del Carro (il riferimento è alla visione di Ezechiele); cioè accostando a due temi

centrali della meditazione rabbinica e kabbalistica i contenuti della filosofia aristotelica. L’idea

è che la Sacra Scrittura presenti, velati sotto il manto dell’allegoria, quei contenuti di verità a

cui non tutti possono accedere allo stesso livello: idea che circolava nella cultura islamica

spagnola del suo tempo, e che trovò espressione soprattutto nell’opera di Averroè; tuttavia, al

contrario di Averroè, Maimonide ritiene che l’interpretazione allegorica possa e debba essere

comunicata anche ai non filosofi e scrive un’opera destinata al vasto pubblico, il Codice delle

36 Storia della Filosofia Medievale

Leggi (Mishneh Torah), oltre a sviluppare nella terza parte della Guida una spiegazione

razionale (speculativa, storica e comparata) della legislazione biblica.

GUIDA FILOSOFICA

I contenuti filosofici della Guida sono nelle loro grandi linee una rielaborazione di temi

aristotelici. L’esistenza di Dio viene dimostrata attraverso la concatenazione degli oggetti

mossi e moventi, che conduce al riconoscimento del primo motore immobile; e inoltre

attraverso l’esame della dinamica potenza/atto e del rapporto fra contingenza e necessità: si

riconoscono i temi di tre delle ‘cinque vie’ che verranno elaborate allo stesso scopo

da Tommaso d’Aquino, sulla cui posizione filosofica l’influenza di Maimonide è certa. La

conoscenza speculativa di Dio non è possibile, perché gli attributi positivi che possiamo

attribuirgli non esprimono la sua radicale alterità; si può però, a partire dalla rivelazione,

comprendere sul piano morale l’agire di Dio e prenderlo a modello della condotta umana. La

libertà di Dio permette di concepire razionalmente l’origine del mondo nel tempo, ovvero la

creazione di cui la rivelazione ci rende certi, anche se l’affermazione opposta, che cioè il

mondo sia eterno, è non solo accettabile sul piano razionale (argomento che tornerà in

Tommaso d’Aquino) ma, afferma Maimonide, potrebbe essere accolta anche in una possibile

interpretazione allegorica dei testi scritturali. Dio conosce e regge con la sua provvidenza il

mondo creato; l’uomo, perfezionandosi moralmente e intellettualmente, può arrivare a

congiungersi con la più bassa delle gerarchie angeliche, identificata con l’aristotelico intelletto

agente, ed in tal modo raggiunge il livello della conoscenza profetica o illuminativa. Questa

dottrina è radicata nella tradizione islamica, ma al contrario di al-Farabi e di Avicenna,

Maimonide afferma che la concessione del dono della profezia, pur necessitando della

disposizione umana, dipende per la sua realizzazione da una libera concessione da parte di

Dio. Il profeta, che afferma la stessa verità del filosofo, sa però anche proporla in quella forma

simbolica che la rende fruibile a tutti: è perciò anche il capo politico e legislatore ideale

(l’esempio ne è, naturalmente, il legislatore biblico: Mosè). Solo il filosofo-profeta raggiunge

l’unione con Dio che assicura la beatitudine.

BONAVENTURA

Nasce nel 1217 a Civita di Bagnoregio nel Viterbese. È votato a Francesco dalla madre in

seguito alla guarigione di una malattia mortale. Studia con Oldo Rigaldi ed è baccelliere alla

Facoltà di Teologia di Parigi. Il suo essere francescano lo porta a dedicarsi al servizio

dell’ideale della pace universale.

Le sue opere, si fondano su uno schematismo formale le cui articolazioni scaturiscono da una

ricca competenza sulle argomentazioni riguardo la Bibbia e la letteratura patristica e

altomedievale.

1248-1250: Baccelliere biblico

In questo primo periodo di attività didattica scrive una diversa serie di POSTILLAE, commenti

marginali e in forma di questiones riguardo il Vangelo di Luca, l’Ecclesiaste e il quarto Vangelo.

Il teologo si avvia verso la scienza eterna, avviato e guidato dalla manifestazione del Verbo,

che è duplice in quanto:

- Rivelazione intra-trinitaria della natura divina (Verbum increatum)

- Rivelazione storica al mondo creato nell’Incarnazione ( Verbum incarnatum)

1250-1252: Baccelliere sentenziario

Passaggio dalla base scritturale alla comprensione teologica della Rivelazione.

in questo secondo periodo di attività didattica, Bonaventura ha redatto il proprio COMMENTO

ALLE SENTENZE: organica rielaborazione formale della lectio scolastica sul Liber del

Lombardo. La lectio biblica (esposizione chiarificatrice) e la determinazione teologica

(comprensione scientifica) hanno il medesimo oggetto.

37 Storia della Filosofia Medievale

DETERMINATIO QUODAM MODO DISTRAHENS: il sapere teologico è qualificato come

“distrahens” non come allontanamento o confusione del giudizio, ma di ciò che “conduce

altrove”, perché quello dell’intellegibile è un dominio conoscitivo altro rispetto al credibile.

Ordine conoscitivo: la scienza teologica è posteriore alla Scrittura

 Ordine epistemologico: la Rivelazione ha il primo posto poiché è fondata su una

 certezza che eccede ogni razionalità.

Ragione come elemento estraneo alla fede ma finalizzato al perfezionamento della fede

stessa che causa la natura distra-ente della teologia. (TEOLOGIA come SUBALTERNATA,

RIVELAZIONE come SUBALTERNANS).

SERMO DE DEI (Discorso su Dio)

Compendio didattico del pensiero teologico francescano. L’introduzione è una vera e propria

summa riassuntiva dei caratteri e delle condizioni fondamentali della teologia.

COMPITO DELLA TEOLOGIA: Essa è la scientia divina, è una che vuol dire “unitaria” e “una

sola”, perché uno è Dio, è ordinata ossia organizzata metodologicamente grazie alle

rationeslogiche che si risolvono nella ratio prima e superiore di ogni cosa; ed è veramente

theologia in quanto ha come oggetto e soggetto Dio (scientia Dei). Congiungere il suo

subiectum, Dio, e il discorso primo e più alto principio di tutto ciò che è. In Dio si riassumo le

quatto cause che secondo la metafisica aristotelica sono alla base dell’essere realtà e

dell’essere verità di qualsiasi cosa:

- Agente ( a Deo );

- Materiale ( de Deo );

- Formale ( secundum Deo );

- Finale ( propter Deo ).

QUAESTIONES DISPUTATE DE SCIENTIA CHRISTI

DEFORMITAS: conoscenza indiretta e frammentaria del vero, dopo il peccato e la corruzione

dell’immagine divina, per cui, l’umanità è stata condannata. Adesso, l’uomo deve subordinare

le sue indagini su Dio e sulla comunicazione superiore della sua verità contenuta nelle Sacre

Scritture.

RUOLO DELLA FILOSOFIA: per Bonaventura, la conoscenza perseguita dai filosofi, è

necessariamente incompleta. La filosofia ha un ruolo servile e deve superarsi unendosi alla

sapientia del Verbo.

La Teologia è scienza della Verità in sé.

CONCETTO DI VERIT À

: La verità in sé è Dio (Agostino) ed essa è superiore alla verità

 di qualcosa.

Il compito del teologo è quello di ricondurre gli uomini spirituali dalla sapienza mondana alla

sapienza cristiana, rinnovamento complessivo della vita umana. Bonaventura si allinea alla

prospettiva agostiniana della scalarità della conoscenza per cui ogni vero è tale soltanto in

subordine ad una Verità più alta e tutte le verità sono in subordine alla più alta di tutte: la

Rivelazione.

DISCORDIA CON LE TESI AVVERROISTE: essi negano l’unicità e quindi l’univocità del vero,

proponendo una distizione e una reciproca contrapposizione di molteplici veri.

Il sermo sapientiae : cogliere l’infinità della verità trascendentale, come ha fatto Platone, ma

ha demolito il linguaggio della scienza che persegue la comprensione delle ragioni creaturali.

Il sermo scientiae: via della scienza che però ha abbandonato la via superiore (Aristotele)

CRISTO (medium): centro di convergenza di tutte le scienze; soltanto poggiando su

 questo centro, il vero cristiano raggiunge la pienezza della sapienza e dell’intelletto.

Egli unisce divino e umano e congiunge l’uomo alla propria divinità.

Compito del procedimento razionale ( modus inquisitivus): utile in teologia perché:

1. Mira a confondere gli avversari della fede;

2. Ristora e cura i credenti deboli e malaticci;

3. Dà diletto a coloro che sono già perfezionati nel credere.

DOTTRINA PERIPATETICA DELL’INTELLETTO: illustrare la distinzione di:

- RATIO INFERIOR

- RATIO SUPERIOR

38 Storia della Filosofia Medievale

DIFFERENZA DELLE FACOLT À DELL’ANIMA (platonici): distinzione in base alla diversità degli

oggetti di conoscenza senza mai perdere di vista l’unità di fondo del sapere e la funzione

attraente delle verità superiori come le proprietà trascendentali di Dio.

TEORIA DELL’ILLUMINAZIONE: dottrina filosofica sulla funzione dell’intelletto agente

 recepire (grazie a un’informazione illuminativa superiore) e fare proprie le regulae

fondanti della conoscenza universale dei dati particolari, tutti i fondamenti

dell’intelligenza astrattiva costitutiva del sapere scientifico. L’illuminazione garantisce

l’oggettività dell’anima: l’intelletto agente (non del tutto puro dalla passività) e quello

possibile (non del tutto esente dall’attività), non sono due realtà separate, ma distinte

disposizioni dell’anima.

DOTTRINA DELL’ESEPLARISMO: necessità di un intermediario eterno tra le cose visibili e

 Dio, in cui si riflettessero le leggi eterne fissate con la creazione per la natura e, a un

tempo, per la razionalità che la indaga.

QUAESTIONES DUSPUTATAE DE MYSTERO TRINITATIS

Queste otto quaestiones (o articoli) propongono una perfetta esemplificazione della

metodologia bonaventuriana teologico-speculativa, della razionalità applicata alla conoscenza

della fede (metodo anselmiano). Tema conduttore è la complementarietà di dimostrazione e

fede, nella ricerca di rationes necessariae che soggiacciono alla formulazione del dogma.

- I ARTICOLO: Esistenza di Dio come EVIDENZA RAZIONALE

 DIMOSTRAZIONE: immediato riconoscimento dell’evidenza di ciò che si pensa

quando si pensa a Dio; (argomento anselmiano descritto nel Proslogion) per cui la

ragione non può non riconoscere l’innegabile fondamentalità dell’essere che se è Dio

deve essere come Dio è e quindi prima d’altro deve esistere.

- II ARTICOLO: Credibilità del dogma trinitario

DIMOSTRAZIONE: Unità di Dio come principio primo che non può che essere uno,

compatibilità di unità e trinità in Dio.

- III ARTICOLO: semplicità di Dio

- IV ARTICOLO: infinità di Dio

- V ARTICOLO: eternità di Dio

- VI ARTICOLO: immutabilità di Dio

- VII ARTICOLO: necessità di Dio

- VIII ARTICOLO: convergenza di Fede e Ragione produce una perfetta circolarità

intellegibile che scaturisce dalla presenza conoscibile nell0universo del medesimo

divino che si rivela nel credere, e prendendo atto di come il mistero trinitario non sia

più tale.

DIMOSTRAZIONE: il mistero trinitario è l’esito evidente di un percorso che ha

mostrato come pensare la fede: sia conoscere e indagare la verità, sia riconoscerne la

presenza nella fede stessa.

PRIMITAS DIVINA: fondamento intellettivo dell’intera speculazione cristiana. La primalità divina

è l’esistenza dell’essere che non si può pensare che non sia ciò che è.

PRINCIPIO DELL’ESSERE come identità tra esse ed esse aliquid: primum presente

 nell’anima, principio di ogni certezza ulteriore, teologica, fisica, metafisica.

PRINCIPIO DELLA CONOSCENZA perché non si può conoscere se non ciò che è in quanto

 partecipa in modo imperfetto alla primalità dell’essere perfetto (riconoscimento della

creatura umana di riconoscere l’essere nell’altro e in se stessa e dinamica compresenza

tra essenza, potenza e atto.

L’intelligenza creata è spinta dalla considerazione stessa del proprio essere finito alla ricerca

della perfezione divina come primalità.

LA TRINITÀ: L’essere è produttivo e tale produzione si attua nella perfezione della

conoscenza del produrre in cui si riflette l’amore per il produrre dunque nella primalità

secondaria del Verbo e dello Spirito Santo.

LIBER VITAE (scritto come il liber naturae e il liber scripturae, nell’eternità del mistero

 trinitario dal Verbo eterno, che si è autodefinito “via, verità e vita”: sintesi di intelletto e

perfezione di volontà, di intelligenza e di fede. Il vivere del cristiano può anticiparsi

realizzando la completa fusione di credere e intelligere.

LIGNUM VITAE

Opuscolo prezioso scritto in un clima di densa spiritualità.

39 Storia della Filosofia Medievale

Albero (lignum): collocato al centro del paradiso terrestre come simbolo della generazione

del Verbo e origine della vita eterna. Le tre parti del fusto, costituiscono i tre grandi misteri

centrali della storia di Cristo: la generazione, la passione e la glorificazione. La vita

dell’uomo non fa altro che contemplare la vita del Redentore.

COLLATIONES* DE DECEM PRAECEPTIS

Opera che esorta all’inveramento della morale filosofica in quella evangelica, fondata sul

comandamento teologico della carità orientata a Dio e al prossimo.

COLLATIONES DE DONIS SPIRITUS SANCTI

Opera in cui Bonaventura medita sulla pluralità dei doni della grazie che dispongono l’uomo

alla conoscenza esperienziale del divino.

BREVILOQUIUM

Fondare la ricerca della verità sulla Scrittura.

FIGURA DELLA CROCE: La Scrittura racchiude tutto l’universo secondo le quattro dimensioni

della croce:

1. larghezza: parti di cui si compone la Bibbia (testamenti)

2. lunghezza: Storia sacra (dalla creazione al giudizio finale)

3. altezza: gerarchie (ecclesiastiche, angeliche, sovracelesti)

4. profondità: sensi mistici della parola scritturale (letterale, allegorico, anagogico,

morale)

SENSO LETTERALE: materia della fede, tema del subiectum della Scrittura, della

 teologia:

- TRINITÀ DIVINA SUI QUATTRO BRACCI DIMENSIONALE DELL’UNIVERSO CREATO: Dio

secondo la substantia (essenza), Cristo secondo la virtus (potenza) e l’opera di

Rivelazione come operatio (atto).

REDUCTIO ARTIUM

Il termine “reducere” non significa “ridurre” ma ricondurre: esaltazione delle capacità

dell’uomo.

Le scienze sono molte perché la luce divina, diffondendosi nella creazione produce vari riflessi

nel pluralizzarsi delle condizione particolare che ne consentono la ricerca da parte delle

creature.

ITINERARIUM

RAPPORTO FEDE RAGIONE: sintesi speculativa programmata da suoi due modelli principali

(Anselmo e Agostino) che deve portare la mente umana a comprendere l’efficacia del

messaggio salvifico notificato dalla Rivelazione: si tratta di una vera e propria organizzazione

mentale della verità scritturale che facilita l’accesso della razionalità. La Teologia (scintia

Christi, scienza che si ha di Cristo) è ciò che porterà a compimento la sintesi di

ragione(intelligentia) e fede (scriptura).

*collatio: presso gli Ordini mendicanti indicava la ripresa serale di un sermone già tenuto al

mattino, poi è passato ad indicare anche la redazione formale di prediche ufficiali tenute dai

maestri dinanzi al corpo docente o agli studenti.

PIETRO GIOVANNI OLIVI

40 Storia della Filosofia Medievale

Nasce nel 1248 e nel 1270 diventa baccelliere in teologia a Parigi ma, le critiche sollevate da

alcune sue tesi gli impediscono di diventare magisteri. Insegna come lector allo studium

generale di Montpellier. Nel 1282, i teologi francescani individuano molti errori nelle tesi di

olivi così da venir convocato ad Avignone dove accetta di professare gli articoli di fede

richiamati nei documenti della commissione ma rifiuta di ritrattare le sue posizioni

speculative. La reazione violenta dell’Ordine, si placa con l’elezione di Matteo d’Acquasparta

che gli affida l’incarico di lector allo studium di Firenze. Nel 1292, dopo la difesa delle sue tesi,

si dedica alla sua opera maggiore.

Formula antropologica di Vienne: è eretico chi nega che l’anima sia forma per se et

essentialiter del corpo umano. Questa tesi non si accorda con quella tomista della forma

sostanziale. Questa sanzione, mirava a combattere le tesi di materia psicologia difese da

Olivi.

ORDINE FRANCESCANO: collocazione intermedia tra il mondo laico-popolare e la sapienza

universitaria; incontra le ispirazione contemporanee alla renovatio e il profetismo gioachimita.

L’ordine francescano diventa componente distinta della Comunità ad opera del Dottor

Serafico.

PAUPERISMO: rifermiento allo stile di vita di Gesù.

Pauperes frates: Spirituali che osservavano alla lettera gli inviti alla Povertà contenuti nella

Regola e nel Testamento di Francesco d’Assisi. Elaborazione delle fondamenta dottrinali su cui

costruire un apprezzamento teologico delle affermazioni profetiche di Gioacchino.

Le controversi contro le tesi di Gioacchino Fiore, più tardi diventano stimolo di una riforma

morale della Cristianità.

Gerardo di Borgo San Donnino: ha imposto all’attenzione del mondo universitario

l’inserimento dei Francescani nella Comunità (insieme degli altri preti). La teologia

francescana si basa sulla storia ispirata alle tesi di Gioacchino.

TEORIA DELL’APPOPRIATIO: Storia della creazione da parte del divino.

GIOACHIMISMO FRANCESCANO: processo della vita trinitaria nello sviluppo della temporali. La

rivelazione di Cristo in fascia intermedia tra la predicazione del “poverello d’Assisi” e l’era

profetica dello Spirito Santo.

LECTURA SUPER APOCALYPSIUM

Opera in cui riassume con sistematicità i nodi fondamentali della sua teologia espressa anche

nelle altre opere esegetiche e scolastico-teologiche.

RAPPORTO FEDE RAGIONE: la Filosofia è sciolta da ogni pretesa di conoscere l’inconoscibile. La

Teologia de-intellettualistica e autenticamente cristologica che serve a guidare la razionalità

verso una corretta comprensione dell’esistenza umana, liberandola dagli errori

intellettualistici e invitandola a teorizzare in modo adeguato l’autodeterminazione dell’uomo.

 Relativizzazione della Filosofia: Radicalizzazione del processo di disgregazione della

rigidità del sistema teologico francescano.

Le destrutturazione relativizzante della sintesi filosofica, pagano-scolastica si attua nei suoi

ambiti fondamentali:

• Metafisica: Essa deve rinunciare alle rationes sminales, che giustificano l’attività della

materia, riguardo il movimento;

• Ontologia: l’individualità diventa concreta: essa è mossa da un impulso interiore che

la anima al movimento che scaturisce dal modo stesso in cui la sua natura è stata

ordinata e immersa nel tempo da Dio con la creazione;

• Gnoseologia: riduzione delle realtà o entità singolari; rifiuto della macchinosa teoria

dell’illuminazione che introduce un allontanamento fenomenologico della mente dalla

effettiva conoscibilità del reale; abbandono dell’antropomorfica identificazione di Dio

con un intelletto separato.

• Etica: Liberarsi dell’astratto intellettualismo; la volontà individuale e incondizionata è

l’energia vitale dell’individuo che è un riflesso dell’assoluta libertà con cui Dio

determina se stesso e l’universo.

TEOLOGIA NELLA STORIA: il pensiero teologico di Olivi, si sviluppa nella storia della redenzione

umana, elevando una concezione evangelica della sapienza religiosa necessariamente legata

al mistero di Cristo che è assoluto inizio e criterio ultimo di ogni accostamento della mente al

vero. Si tratta di un sapere concreto nel tempo umano che deve perfezionarsi per poter

giungere a compimento con la fine dei tempi.

41 Storia della Filosofia Medievale

CRITICA A TOMMASO: Egli pretende di spacciare un teologia naturale e deduttiva come

strumento per convertire l’umanità dal peccato e condurla ai frutti della redenzione di Cristo.

CRITICA AI TEOLOGI FRANCESCANI: alcuni teologi francescani imitano il progetto teorico

aristotelico senza cedere al potere della loro astratta razionalità e hanno portato una filosofia

di ancora ordine schematico-concettuale. I veri cristiani, teologi, filosofi, per Olivi sono

Agostino e Dionigi.

CONCETTO DI VERIT À: la vita di San Francesco D’assisi viene considerata come modello da

seguire (forma vitae), profeta neo-messiano di autentica renovatio della vita cristiana nella

povertà e della teologia nell’intelligentia spiritualis, pura contemplazione estetica del mistero

di Cristo. La conoscenza del vero viene considerata come una promessa che, con la

beatitudine, avverrà al termine della storia per affidarsi alla Rivelazione.

ANIMA: La semplicità ontologica dell’individualità reale dell’uomo gli dona un’entità concreta.

L’anima ha una sua natura spirituale e la funzione formale è svolta dall’insieme delle diverse

parti gerarchizzate della vita conoscitiva e dalla volontà.

•  Anima intellettiva: non è forma sostanziale del corpo, altrimenti non sarebbe

capace di intendere.

42 Storia della Filosofia Medievale

ALBERTO MAGNO

Rendere intellegibile Aristotele ai Latini: l’intento è quello di leggere, parafrasare, commentare

l’intero corpus dei suoi scritti dal 1250 in poi, iniziando con la nicomachea fino alla Metafisica

e la teologia naturale che è compiutamente esposta a suo parere nel Liber De Causis.

Speculazione aristotelica come espressione compiuta dell’organicità del sapere

filosofico-scientifico: pensiero dotato di una sua metodologia peculiare (la logica),

tendenzialmente neoplatonizzante dall’influenza di Avicenna.

SISTEMA RAZIONALE DELLA REALT À:

esso è articolato nei diversi ambiti disciplinari in base alle metodologie specifiche delle varie

scientiae particolari che costituiscono, in un organico insieme, la scientia filosofica.

Dio creatore della Religione

(il suo esse si identifica con il quod est; puro intelletto e libera volontà operante)

[INFLUSSI FORMALI (inchoatio formae): determinano l’essere nelle realtà inferiori

facendolo apparire come un quod est circostanziato: potenzialità nell’essere formato]

Cause seconde

UNIVERSO: sistema di dipendenza dalla causalità di una forma superiore che agisce da sé in

assoluta libertà, senza presupporre alcun soggetto preesistente sul quale agire.

Fatum: sistematico intreccio universale di cause.

DE NATURE ET ORIGINE ANIMAE

Atropologia come coincidenza di scientia filosofica e sapienza religiosa, nel compimento

mistico di una conoscenza che dovrà risultare perfetta sotto tutti e due i punti di vista.

COMPITO DELLA TEOLOGIA: punto di partenza della riflessione umana sul significato più

intimo che l’uomo dipende da Dio e il suo compito di tendere incessabilmente a Dio come

finalità assolta di ogni suo atto.

CONCETTO DI ANIMA: formazione in atto che avviene per opera dell’Intelletto Primo, ossia

divino, che irradia in essa la sua luce. L’anima umana è dunque originata ab intrinseco e ab

extrinseco poiché collocata sulla linea che separa l’eternità e il tempo. Essa è libera rispetto al

fato, in parte dipendente in parte autonoma delle funzioni corporee.

L’anima umana deve essere capace di conoscere gli universali in modo oggettivo.

- Intelletto agente:capacità di produzione intellettiva di forme per conoscerle;

- Intelletto passivo: riceve le forse e le attua in atti intellettivi particolari;

Grazie ad un esercizio conoscitivo portato ai suoi massimi sviluppi, l’anima può guardare

entro la fonte stessa della verità e dell’intellegibilità (aristotelismo e platonismo teologico).

COMMENTO DEI NOMI DIVINI di Dionigi

Descrive le tappe dell’ascesa scalare dell’anima verso la conoscenza della verità. Collocando

l’adesione ai contenuti della Rivelazione al vertice e quale completamento delle indagini

naturali.

RAPPORTO FEDE RAGIONE: “ quando ci si occupa di realtà naturali, non ci si occupa dei

miracoli divini”: La sapienza teologica è il punto d’arrivo di ogni evoluzione intellettuale

umana. L’interruzione esterna, del miracolo della Fede, è ciò che dà ai credenti, la possibilità

di operare scelte corrette tra insegnamenti giusti e sbagliati dei filosofi.

- Critica all’ileformismo* universale di AVICEBRON: Il radicale volontarismo

divino, svaluta il sistema delle cause seconde(su cui si fonda l’universo aristotelico)

Aristotelismo come sapere naturale propedeutico alla teologia: 1259, a

 Valenciennes, consiglio domenicano impone a tutto l’Ordine l’obbligo di considerare

l’aristotelismo in questi termini.

FEDE come immobile principium, e fondamento di qualsiasi approfondimento argomentativo

su di essa.

43 Storia della Filosofia Medievale

LOGICA: scienza che ha il compito di evidenziare e proporre come premesse e contenitori

formali delle successive articolazioni del discorso vero, i principi primi.

METAFISICA o PHILOSOPHIA PRIMA: scientia vera e autonoma, indipendente dal confronto con

la Fede. Essa studia i principi primi per far conoscere alla ragione le leggi immutabili,

primordiali e fondamentali che governano l’ordine naturale ma esplicitandole come cause

naturali.

CREAZIONE: d’accordo con Averroè, egli dichiara la necessità di ammettere che secondo le

leggi della natura, il movimento e con esso la generazione e la corruzione non hanno mai

avuto inizio e non avranno mai fine, nonostante la fede.

SUMMA THEALOGIAE

LA TEOLOGIA: ha il compito di capire in quale modo la discesa della verità dal principium della

Fede nell’anima umana possa essere considerata coma una acquisizione di conoscenza

inalterabile di ciò di cui la fede parla. Il subiectum, il contenuto dell’attività conoscitiva, è il

sostrato o la sostanza del conoscere.

Il subiectum della theologia è Dio, fine ultimo a cui tende la comprensione della fede

 anche se mai raggiungibile compiutamente in questa vita;

Il suo subiectum specialiter è conoscere Dio descrivendone le proprietà

 caratterizzanti: ha come subiectum tutto ciò che è oggetto del credere, i credibilia;

il suo subietcum generaliter sono le res e i signa contenuti nella Rivelazione.

Nonostante questo moltiplicarsi di contenuti, la Teologia è una scientia una, unica, che ha Dio

sia come causa efficiente che come fine ultimo.

DIFFERENZA CON LA METAFISICA: quest’ultima persegue la conoscibilità del divino

 solamente come fine e proprio questo le impedisce di conseguirla in modo perfetto.

Circolarità del vero: ragione della perfetta sistematicità della Teologia. La conoscenza dalla

Fede è conoscenza del Logos, principio di una vera e propria logica della verità. I veri teologi

sono i praticanti della dottrina il cui fine naturale è di congiungerne il logos umano, ossia l’

intellectus, con quello divino.

NATURA PRATICA DEL SAPERE TEOLOGICO ( scientia affectiva) : non avendo un oggetto

conoscibile i quanto tale, ma piuttosto un fine verso cui tendono tutte le sue affermazioni, la

teologia non sarà scienza speculativa ma pratica. Dio sarà conoscibile anche nella visione

beata non come essenza in sé e in quanto tale, ma come fine dell’orientamento dell’affetto di

ogni creatura, mediante una manifestazione della sua essenza quale bontà attraente.

*ileformismo: ogni ente è formato da Materia e Forma.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto di Storia della filosofia morale per l'esame della professoressa Sorge, basato su appunti personali e studio autonomo dei testi consigliati dal docente :
1) G. d’Onofrio, Storia del pensiero medievale, Città Nuova, Roma, 2011, limitatamente alle seguenti sezioni e ai seguenti autori: Introduzione; Agostino d’Ippona; Severino Boezio;Pseudo-Dionigi Areopagita; Giovanni Eriugena; Il Liber de causis; Avicenna; Anselmo di Aosta e Gaunilone di Marmoutier; Pietro Abelardo; Roberto Grossatesta e Ruggero Bacone;Averroè; Bonaventura da Bagnoregio e Pietro di Giovanni Olivi; Alberto Magno; Sigieri di Brabante e Boezio di Dacia; Tommaso d’Aquino; Giovanni Duns Scoto; Meister Eckhart;Guglielmo di Ockham.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in filosofia
SSD:
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cricetina93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Sorge Valeria.

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