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Storia della filosofia medievale

La filosofia cristiana

1. La scolastica

2. Agostino di Ippona

3. Boezio

4. Dionigi Areopagita

5. Giovanni Scoto Eriugena

6. La filosofia araba

7. Avicenna

8. Avicebron

9. Anselmo d’Aosta

10. Gaunilone di Marmoutier

11. Alghazali

12. Abelardo

13. Averroè

14. Mosè Maimonide

15. Bonaventura

16. Pietro Giovanni Olivi

17. Alberto Magno

18. Tommaso d’Aquino

19. Giovanni Duns Scoto

20. Meister Eckhart

21. Guglielmo di Ockham

Temi fondamentali

  • Rapporto fede e ragione
  • Definizione dogmi
  • Tema della Trinità
  • Natura di Cristo (Verbo, Logos)
  • Creazione
  • Incarnazione, morte, resurrezione di Cristo
  • Sacramenti (battesimo ed eucarestia)
  • Salvezza
  • Peccato
  • Libertà
  • Volontà
  • Rapporti tra tempo, eternità e creazione

Gli obiettivi della filosofia patristica (IV e V sec) sono definire gli articoli di fede e difendere il cristianesimo dalle eresie e dal paganesimo.

Eresia

Negazione formale (compiuta in forza di una precisa “scelta” – dal greco “hairesis”) di una verità rivelata dal Magistero Ecclesiastico. Gli eretici condannati perdevano i propri diritti civili, gli venivano affibbiate pesanti multe, gli confiscavano i beni o venivano direttamente esiliati. Le principali eresie sono:

  • Gnosticismo: intellettualistica ed elitaria; nega il carattere universale del cristianesimo: Cristo è interpretato come un Eone, un’emanazione di divinità, e da essa inviato per salvare gli uomini. La salvezza non passa attraverso la fede ma per la conoscenza che è riservata ai pochi iniziati in virtù della quale si giunge alla visione di Dio.
  • Manicheismo: coesistenza nel mondo di due principi antitetici che si combattono senza posa, il bene e il male; soluzione al problema del male in senso metafisico-cosmologico. Si tratta di una religione razionalistica che vede l’uomo come teatro passivo di uno scontro tra opposte forze.
  • Scetticismo: sospensione del giudizio, negazione della conoscibilità della verità.

Patristica orientale

Clemente e Origene; continuità tra il pensiero cristiano e quello della cultura classica. Filosofia come alleato della fede.

Metafora oro degli Egiziani: gli Ebrei, per ordine espresso da Dio, portano via con sé vasi d’oro e d’argento, gli ornamenti e le vesti prese in prestito dai loro vicini pagani. Tali beni non arricchiscono singolarmente gli Ebrei, anzi, per fondare e organizzare il culto divino. Oro pagano: filosofia classica.

I Padri della Chiesa strutturano una chiara formulazione della fede: i seguaci di Cristo hanno, quindi, il diritto di impadronirsi delle arti pagane per comprendere la Rivelazione.

Moneta del re: verità e religiosità.

Patristica occidentale

Tertulliano: distanza tra tradizione culturale precedente e alterità del Cristianesimo. Visione pessimistica del destino umano dalla caduta in seguito al peccato originale.

Rapporto fede e ragione e definizione dei dogmi

Il rapporto tra fede e ragione di stretta e diretta connessione, e si configurano come due aspetti di quella realtà esistenziale che è il rapporto tra uomo e Dio.

Finalità apologetica della filosofia

Il filosofare non è più un pensiero sistematico come in Aristotele o in Plotino, ma nasce dall’esigenza di dare delle risposte sul piano culturale a questioni problematiche inerenti la dottrina cristiana. À. Credere e intelligere saranno le due vie per raggiungere la verità.

Tesi accademica (Cicerone): posizione probabilistica per cui il vero resterà inattingibile per l’uomo e la filosofia serve come supporto metodologico.

Tesi Scotiana: identifica la vero religio con la vera philosophia, produce, nel soggetto credente, l’acquisizione di una notio, una conoscenza certa, e la ragione speculativa medievale ha il compito di perseguirne la dimostrabilità.

La sana doctrina

L’idea di sistematicità diventa la cifra comune del pensiero cristiano: la sana doctrina è tale in quanto assolutamente una e indiscutibile, poiché compiuta grazie all’origine divina, senza lacune né imperfezioni (corporeo e intellegibile) e acquista dalla veridicità assoluta della rivelazione quella medesima sistematicità cui il sapiente neoplatonico poteva accedere soltanto a costo di una svalutazione irreparabile del sensibile.

È nel Neoplatonismo tardo-antico che la giustificazione razionale trova loco poiché rende conto sia del mondo materiale che di quello intellegibile. Secondo Proclo, nell’anima umana si producono molteplici forme di rappresentazione di un medesimo oggetto che possono ritenersi vere poiché non presumono di avere validità al di fuori dell’ambito di efficacia dell’organo conoscitivo corrispondente. Le tre facoltà a cui corrispondono le diverse forme di conoscenza sono:

  • Il senso (aisthesis) che traduce in nozioni, i dati dal mondo esterno
  • La ragione dialettica (dianoia) che distingue i concetti intellegibili
  • L’intelletto (nous), che coglie la verità con un’intuizione diretta

Per correggere l’errore dottrinale delle filosofie antiche per cui il pensiero dianoetico porta ad una perfetta visione della realtà, la ragione dialettica dovrà assoggettarsi agli insegnamenti dell’intuizione noetica ammettendo che la scienza può essere oggettiva solo riconoscendo i limiti della facoltà che la produce e cercando in un ordine superiore di verità, il principio di una nuova concordia. Per cui, bisogna subordinare le indagini umane all’intelligenza divina.

Philosophia christiana

È dunque una doctrina sistematica della verità del reale scaturita dall’atto motore di Dio.

Principio del consensus unanimis patrum

Solo le interpretazioni e l’ampliamento del fondamento strutturale della dottrina cristiana che si armonizzano con ciò che sanciscono i Padri della Chiesa può essere attendibile.

Principio della fede del vero

Vincenzo Lerins nel suo Commonitorium; è vero tutto e soltanto ciò che è stato creduto dovunque, sempre e da tutti.

Principio magisterum ecclesiae

Il progresso speculativo deve essere armonizzabile anche con l’insegnamento della tradizione ecclesiastica universale. Da questo si evince che la Sapientia dei Padri viene accolta come un ampliamento della Rivelazione, infatti, è dalle citazioni tratte dalle opere di questi che scaturiscono le posizioni dottrinali. Papa Gelasio I, nel De libris recipiendis et non recipiendis, elenca i testi dei Padri che servono da supporto per i credenti.

La sana doctrina medievale trova il suo principale alimento in una tensione ascensionale che innalza le diverse facoltà dell’anima verso l’indefinibile sublimità della conoscenza del vero per poter poi, da tali altezze, tornare a calarsi, più ricca di informazioni e di verità, sul piano dianoetico della razionalità significante e definitoria e organizzarsi in forme espressive regalate dalle leggi del pensiero, mediante le quali comunicare con la comunità dei credenti e insegnare loro ciò che ha appreso a un livello superiore più perfetto.

Artes liberales

Le sezioni generali del sapere, che si ricongiungono alla filosofia, quella linguistica e quella matematica assicurano l’individuazione dei principi fondamentali.

  • Trivio (artes discendi)
    • Grammatica * Donato Prisciano: definisce i fondamenti della lingua latina e quelli linguistici che assicurano compiutezza all’espressione significante
    • Logica dialettica * Aristotele: ruolo fondamentale per la formazione del sapiente; distingue il vero dal falso; definisce i contenuti concettuali della mente; fissa le regole che devono essere rispettate da ogni scienza che pretenda di essere veridica. (Ars artium)
    • Retorica * Cicerone: insegnare come si induce ad ascoltare i contenuti dell’insegnamento mediante lo studio degli elementi formali che rendono l’espressione umana più persuasiva
  • Quadrivio: descrivono gli elementi dell’ordine cosmico e la loro armonia come attuazione del mondo ideale da cui derivano
    • Aritmetica: studio del numero in sé
    • Geometria * Euclide: studio del numero esteso nello spazio
    • Musica: studio delle relazioni tra suoni, numero in riferimento al tempo
    • Astronomia: numero in movimento in riferimento al tempo e allo spazio: movimento perfetto, quello dei corpi celesti: circolatorio

Marziano Capella e l’unione tra Mercurio e la vergine Filologia: questa metafora, descritta nel libro “De nuptiis philologiae et Mercurii”, sta a significare l’unione, il matrimonio tra l’intelletto divino, responsabile dell’ordine del cosmo e l’intelligenza umana, che lo indaga; le arti liberali costituiscono, nel loro insieme, la Filosofia come sintesi di fede e ragione. Le loro regole consentono di comprendere il linguaggio del testo biblico e fanno risalire l’intelligenza creata dall’organizzazione naturale del mondo all’immutabilità, alla divinità. Per cui, l’intelligenza umana non può sostituirsi a quella divina poiché tutte le certezze dell’uomo derivano da un’anticipazione dell’intelligenza divina.

Il sapere cristiano assume le forme, così, di ambito di indagine autonomo dotato da uno statuto scientifico e di un metodo peculiare in relazione ai diversi piani sui quali si sarà sviluppata la meditazione della Sacra Scrittura e, insieme, questi piani, aspirano alla comune elaborazione di un sistema conoscitivo che non può essere irrigidito in un unico schematismo formale:

  • Piano logico-descrittivo
  • Piano della spiritualità interiore, ossi il coinvolgimento della preghiera, ripetizione delle verità di fede
  • Piano dell’espressione artistica e poetica: si rivolge all’internità psicologica esercitandone virtuosismi tecnici e muovendone le emozioni
  • Piano simbolico: immagini del testo biblico arricchite di significati

La scolastica

Approfondimento dei temi e dei problemi posti dalle nozioni teologiche, sia attraverso l’elaborazione di una vera e propria costruzione sistematica del sapere, che come obiettivo ideale la giustificazione razionale degli articoli di fede che la patristica aveva definito. La scolastica si sviluppa tra i sec VI e IX, durante la crisi delle invasioni barbariche e la successiva rinascita del periodo carolingio, con l’apertura di nuove scuole da parte di Carlo Magno che dà vita alla Schola Palatina, che rappresenta il principale centro di cultura del periodo.

Il termine “scolastica” inizialmente indicava la riflessione filosofica praticata nelle scuole, nelle abbazie ma più tardi, è come se ricoprisse tutto il vasto significato che sta a indicare la produzione filosofica, teologica e scientifica dell’epoca medievale. Fondatore è Giovanni Scoto Eriugena. In egli si ritrova un forte interesse alle argomentazioni razionali, all’esame e alla messa in discussione dei dogmi della fede. La filosofia scolastica può essere suddivisa in tre periodi:

  1. Influenza del pensiero platonico sulla riflessione cristiana. A seguito del pensiero agostiniano, si aggiunge lo studio del mondo naturale che si manifesta nella scuola di Chartres. Ma l’evento cruciale per la piena maturazione del pensiero scolastico è la reintroduzione delle opere di Aristotele, resa possibile anche dalle influenze della filosofia araba, anch’essa soffermata sui temi aristotelici (IX al XII sec. Figura di Anselmo d’Aosta)
  2. Influenza aristotelica che porta gli scolastici alla delineazione di un grande sistema filosofico capace di spiegare ogni aspetto dell’esistenza, dalla struttura dell’universo alla natura dell’uomo, conciliando nello stesso tempo con le verità della fede cristiana (XIII sec. Figura di Tommaso d’Aquino e Abelardo)
  3. Movimento francescano che muove una reazione al pensiero aristotelico: critica le pretese della ragione di giungere a una corretta descrizione dell’esistenza della realtà. Tale critica conduce la scolastica alla dissoluzione favorendo un sempre maggiore empirismo che influenzerà il pensiero scientifico successivo

Rapporto tra uomo e Dio

La forza culturale dell’Occidente è incarnata nella Chiesa di Roma. Data anche l’importanza della presenza dell’aspetto teologico, le discussioni della scolastica assumono una dimensione autonoma affrontando una quantità di problematiche specificamente filosofiche.

Dibattito sugli universali

Qual è il tipo di realtà da attribuire alle idee o ai concetti?

  • Concezione realista: gli universali sono attribuiti ad un’esistenza ante rem- (precedente alle cose), nella mente divina. (I periodo → vedi sopra) Guglielmo di Champeaux
  • Scuola nominalista di cui maggior esponente è Roscellino per cui solo gli individui godono di una vera esistenza mentre gli universali sono soltanto dei nomi, meri suoni (flatus vocis). La realtà tutta degli universali si esaurisce nel movimento dell’aria causato dalla voce nel pronunciarli. Con questa tesi, Roscellino ammette che persino la Trinità non dovrebbe essere intesa come qualcosa di differente dalle tre persone che la compongono (per questo sarà condannato in esilio).
  • Concettualismo o semantica: Abelardo critica sia i realisti che hanno considerato l’universale, l’idea derivante dalla mente divina, come una res sia i nominalisti perché considerata una mera vox. Per Abelardo, l’universale è un significato ossia, qualcosa di linguistico e logico che deve la sua esistenza al fatto di riferirsi, nel discorso, ad aspetti comuni delle cose individuali (influenza stoica che considerava il significato come un elemento incorporeo che mette in relazione il significante – simbolo concreto, una res – con la cosa significata – un’altra res).
  • Realismo moderato: ispirazione alla posizioni aristoteliche. Secondo Tommaso d’Aquino, ma anche Alberto Magno, gli universali sono ante rem in quantonella mente divina esistono prima delle cose create; sono in re perché, con l’atto della creazione Dio li pone nelle cose, come la loro essenza; sono infine post rem nella mente umana in quanto l’uomo giunge a conoscere le essenze delle cose create attraverso un processo di astrazione che muove dal particolare.
  • Nominalismo moderato, neo-concettualismo: gli universali sono segni mentali,- che esistono nell’intelletto e sono ottenuti per astrazione, attraverso cioè un atto della mente che racchiude sotto un unico nome un insieme di individui , di cui si vogliono sottolineare caratteri comuni. Guglielmo da Ochkam.

Il giudizio sulla natura dei concetti è molto importante per la conoscenza; infatti se gli universali sono reali e rappresentano l’ossatura logica della realtà, allora la ragione, attraverso il pensiero concettuale, ha quanto meno la speranza di cogliere l’essenza della realtà. In caso contrario, la conoscenza umana resta alle cose sensibili e all’aspetto empirico del mondo. Per difendere il progetto di una filosofia che rivela i “piani di Dio” bisogna difendere la tesi realistica poiché, optare per il nominalismo significherebbe porre dei vincoli al sapere umano, indicando nella direzione empirica e sperimentale la sua strada più naturale, aprendo il varco alla filosofia rinascimentale e moderna.

Il linguaggio

Il greco e il latino sono le due sfere linguistiche universali del Medioevo che determinano la fisionomia formale della letteratura filosofica, scientifica e teologica di quei secoli. Secondo la concezione medievale, il linguaggio è una condivisione di qualche conoscenza che porta i due soggetti intelligenti in una unitarietà spirituale, sovra-individuale, grazie al flusso delle parole. Parlare è quindi insegnamento, docere, che consente di condividere l’apparire della verità.

Regula sermonis: prima fondamentale regola del vero linguaggio che coincide con l’insegnamento che Dio impartisce agli uomini parlando loro mediante i segni che ha disseminato nella natura e mediante le parole con cui è scritta la sua Rivelazione. Sigla: effetti dell’agire di Dio che rimandano al significato dell’eterna verità del Verbo; l’uomo è il signum più significante dell’intero creato è signum di Dio.

Scientia linguarum: Filastrio di Brescia, autore dei primi cataloghi del “De haeresibus”, denuncia coloro che affermano che prima della caduta della torre di Babele, gli uomini avrebbero parlato la stessa lingua; ma la vasta molteplicità della razza umana, sul mondo, è testimonianza certa di una qualche variazione e moltipicazione del linguaggio. Le Sacre Scritture impongono di credere che delle variazioni c’erano, ma gli uomini erano in grado di comprendere tutte le lingue, capacità che sarebbe stata riconquistata dagli apostoli per portare nel mondo la parola di Dio.

La bellezza

Importante, per lo storico medievale, è saper cogliere il senso che collega la capacità espressiva dell’immagine apparente ad un ordine armonicamente organizzato e quella della parola contestualizzata all’interno di un discorso logicamente significante. La bellezza, viene colta nella percezione di un’organizzazione ordinata e compiuta.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/08 Storia della filosofia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Cricetina93 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Sorge Valeria.
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