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Agostino (354-430)

Al centro delle Confessiones si colloca l’episodio della conversione al cristianesimo, che in realtà potrebbe essere anche vista come una conversione intellettuale al neoplatonismo.

Dialoghi e opere filosofiche

De magistro: è il primo esempio di una “semiologia”. Dimostra che non si può insegnare se non per mezzo di segni, ma poi osserva che i segni non insegnano nulla (sono segni solo se si conosce già il loro significato). Questa difficoltà è superata grazie al maestro interiore: capacità di giudizio che avviene tramite una sorta di illuminazione. Il maestro interiore è Cristo.

De doctrina christiana: "furto sacro": come gli Ebrei sottrassero agli Egiziani le ricchezze così i cristiani possono usare i tesori della cultura pagana. Tentativo di inserire la dottrina cristiana nella tradizione retorica classica.

Confessiones, De Trinitate: la memoria è il luogo delle immagini provenienti dal sensibile, dei fondamenti delle scienze e della coscienza. Nell’ultimo libro delle Confessiones c’è il riferimento ad una triplice modalità dell’essere uomo - esistenza, conoscenza, volontà - in analogia con la Trinità divina.

De Trinitate: è incentrato sul rifiuto della gerarchizzazione delle persone divine (arianesimo). In questa sua difesa della trinità, Agostino fornisce un grande contributo al concetto di Dio nell’occidente latino. Secondo la dottrina aristotelica, un predicato può essere unito ad un soggetto per dirne la sostanza oppure una sua qualità accidentale. Nel caso di Dio, i predicati di persona - Padre, Figlio e Spirito Santo - sono predicati di relazione che non dicono tre sostanze diverse e non sono accidentali. La concezione di Dio da assolutizzazione della sostanza diventa in Agostino assolutizzazione della categoria di relazione: Dio è amore.

Se quindi l’uomo è immagine di Dio, qualcosa in lui deve essere segno del modo trinitario in cui pensiamo a Dio. La seconda parte del Trinitate è dunque impostata sulla ricerca di analogie tra conoscenza dell’uomo e realtà divina. L’analogia diviene dunque strumento fondamentale della ricerca agostiniana. Essa non è un rapporto di somiglianza, ma una somiglianza di rapporti e consente di dare unità alla molteplicità dei dati.

Opere di Agostino e la difesa del cristianesimo

In quegli anni, la percezione di disfatta dell’impero romano era associata al cristianesimo. Agostino capovolge questa tesi presentando la De civitate Dei come novità che può dare vigore all’impero. Questa difesa del cristianesimo si manifesta nel De civitate Dei, in cui la storia di Roma si trasfigura in quella dell’umanità. È qui in atto la contrapposizione tra le due città, quella di Dio e quella terrena (mai identificate come Stato e Chiesa). I grandi valori della tradizione romana sono fondati su quelli della città terrena, sete di dominio e ricerca dell’ammirazione e della lode. Lunga riflessione sui rapporti tra cristianesimo e cultura pagana.

Cultura altomedievale: incontro tra sapienza cristiana e classica

La cultura dell’alto Medioevo (VI-XI) è l’incontro della sapienza cristiana e quella classica. La conoscenza altomedievale delle opere di Aristotele è limitata agli scritti logici tradotti da Severino Boezio (VI sec.), mentre di Platone solo una parte del Timeo. Gli scritti filosofici di Cicerone e le opere morali di Seneca sono una miniera di informazioni.

Giovanni Scoto Eurigena e traduzioni importanti

Giovanni Scoto Eurigena traduce nel XI secolo il corpus di Dionigi l’Aeropagita (membro del senato ateniese che si converte al cristianesimo), i cui trattati, fortemente influenzati dal neoplatonismo in chiave cristiana, diventano la fonte principale di questa corrente nel medioevo. Leggendo Dionigi, Giovanni Scoto accede al cuore del neoplatonismo e mette a frutto queste conoscenze in Sulla divisione della natura.

Fra gli altri ispiratori del pensiero medievale c’è Porfirio, il cui scritto Isagoge, introduzione alla logica aristotelica, è tradotto in latino da Boezio: opera alle origini della questione degli universali.

Filosofi medievali e le loro opere

Alessandro di Afrodisia

Filosofo tardoantico più influente nel medioevo, “secondo Aristotele”, commentatore di Aristotele. Interpretando il De anima, distingue tre intelletti:

  • Fisico (conosce le forme delle cose tramite astrazione);
  • Acquisito (rappresenta la realizzazione di queste potenzialità);
  • Agente (causa che permette all’intelletto materiale di separare le forme);

Severino Boezio (480-525)

Boezio si impegna a conservare e diffondere la conoscenza greca. Facendo propria un’aspirazione di Porfirio, si propone di tradurre tutti gli scritti di Platone e Aristotele, per poi mostrare l’unità della loro dottrina. In questa sua volontà di salvare i risultati culturali del passato di fronte ad un imminente declino, Boezio è da considerarsi come ultimo rappresentante dell’epoca del pensiero detta ‘classica’.

Isagoge: dall’Isagoge di Porfirio nasce in modo accidentale la questione degli universali. Se gli universali siano realtà sussistenti o concezioni della mente. Secondo Boezio, che si basa sulla teoria gnoseologica dell’astrazione, gli universali sono immanenti alle cose sensibili, ma possono essere astratti con l’intelletto e considerati a parte.

Consolazione della filosofia

L'opera si articola in cinque libri, ognuno dei quali tratta un tema di ordine filosofico. L'autore immagina, secondo un topos letterario molto diffuso nel medioevo e nell'antichità classica, di essere consolato dalla Filosofia, impersonata da una donna. Guidato dalla sua Maestra, Boezio si interroga sull'esistenza del male e sulla sua natura, sulla fortuna, sulla felicità e sul libero arbitrio. Nell'opera ritorna il tema della sofferenza del giusto, il giusto che paga, mentre il peccatore trionfa. Boezio paragona la sua fine a quella dei filosofi suoi predecessori, ad Anassagora cacciato da Atene, a Socrate e Seneca uccisi, a Zenone che sembra essere morto sotto un tiranno.

Alla morte di Boezio (525) e con la chiusura delle scuole filosofiche di Atene decisa da Giustiniano nel ’29, la filosofia si ferma.

Rinascita carolingia e influssi culturali

Nel mondo latino, non vi è alcuna importante attività filosofica fino al periodo carolingio, con la rinascita e la ripresa degli studi. Figura di maggior spicco è Giovanni Scoto Eriugena, in cui si incontrano la tradizione del neoplatonismo latino e di quello greco dello Pseudo-Dionigi, le cui opere erano state donate dall’imperatore bizantino Balbo al sovrano carolingio Ludovico il Pio e giunte poi a Giovanni, che non solo le traduce, ma ne acquisisce l’impianto filosofico e sancisce l’ingresso del tardo neoplatonismo greco nel mondo latino.

Per tutti i neoplatonici, Dio può essere descritto solo dalla via negativa poiché l’Uno è al di là del mondo sensibile e intelligibile. L’Uno neoplatonico non è né oggetto né soggetto di pensiero: non può essere pensato e non può pensare. Questo si oppone al pensiero cristiano su due fattori: Dio crea consapevolmente il mondo, quindi ha un rapporto diretto con esso, e Dio stesso si è rivelato alle scritture.

Le arti liberali di Cassiodoro

Le Istituzioni di Cassiodoro rappresentano una sintesi di informazioni necessarie alla realizzazione della concordia tra saperi, guidando il lettore verso la formazione dell’ideale cristiano, prima tramite le Scritture, poi attraverso i saperi profani. Il II libro è di 7 capitoli, tanti quante le arti liberali:

  • Trivium: grammatica, retorica, dialettica.
  • Quadrivium: aritmetica, musica, geometria, astronomia.

Le Istituzioni rappresentano quindi due aspetti dell’enciclopedismo medievale: la finalità pratica dello studio e il contesto di cultura religiosa.

Marziano Capella

Nativo di Cartagine, fu avvocato e divenne scrittore in età avanzata. Ci è noto per il trattato didattico indirizzato a suo figlio, "Le nozze di Filologia con Mercurio", scritto in forma di satura, ossia un misto di prosa e versi di vari metri. Con il suo impianto allegorico (l'ascesa al cielo di Filologia accompagnata dalle arti liberali per sposare Mercurio, ovvero l'Eloquenza), risulta una specie di enciclopedia dell’erudizione classica che sarà diffusissima nel Medioevo cristiano. Le arti liberali sono ridotte dall'Autore da nove a sette, poiché, dopo le dotte esposizioni delle arti del Trivio - Grammatica, Dialettica, Retorica - e del Quadrivio - Aritmetica, Geometria, Astronomia e Musica - alle ultime due, Medicina e Architettura, non viene permesso di parlare alla festa nuziale, che si è prolungata troppo.

Filosofia e monachesimo

Passaggio dall’eremitismo al cenobitismo: la solitudine del primo può essere spazio d’eccellenza per la tentazione del demonio, quindi paradosso del monaco: per avere garanzia del proprio percorso spirituale individuale deve avere un controllo ed un’assistenza spirituale.

Nel 529, fondazione dell’abbazia di Montecassino da parte di Benedetto da Norcia. Al centro non è più l’abate, ma la Regola, scritta e vissuta. La scrittura diventa fondamento della vita monastica; essa dona al monaco autenticità della propria esperienza, modelli e la meta da raggiungere. La Regola benedettina rappresenta il passaggio da una dimensione dionisiaca a una ordinata apollinea. La scrittura fornisce al monaco i lineamenti dell’autenticità della propria esperienza. Il monaco deve essere umile, deve rinunciare agli aspetti della corporeità e saper ascoltare. Gli strumenti del monaco sono la Lectio, la Meditatio, la Oratio.

Nel 910, a Cluny, il canto viene introdotto come espressione estatica, manifestazione di gioia, con trilli, vocalizzi, falsetti, compiuti da uomini casti, angelici. Contro Cluny, a Cîteaux, vi è un ritorno alla purezza originaria, uno stile sobrio e severo delle cattedrali, una riforma del canto gregoriano, più grave e severo. La ratio è l’elemento ordinatore: deve possedere le emozioni.

Giovanni Scoto Eurigena e la cultura carolingia

Disputa sulla predestinazione: chiarisce, sulla scorta di Agostino, che non c’è differenza tra verità di religione e verità di filosofia: se si crede che unica è la fonte, tutto il vero non può che essere originato da Dio. Se correttamente applicate, le norme delle arti liberali possono essere utilizzate anche nel discorso teologico. Lo pseudo Dionigi è simbolo della ragione ellenica piegata alla fede cristiana.

Traduzioni e concetti teologici

Nello Pseudo-Dionigi è forte l’idea di infinità di Dio, da cui nasce un linguaggio teologico che non deve descrivere Dio in termini impropri: ogni affermazione è una negazione del suo contrario (Dio è grande, quindi non è non-grande: infinità compromessa).

Anselmo da Aosta

Noto per la formulazione di un nuovo argomento per la dimostrazione dell’esistenza di Dio: accusa di triteismo Roscellino che non ammette realtà per sostanze non individuali (difficoltà secondo la logica aristotelica di sostenere l’esistenza di predicati contraddittori).

Nel Monologion e nel Proslogion, si riferisce precisamente all’auctoritas di Agostino esaltando quel modello di ragione. I tre argomenti per dimostrare l’esistenza di Dio fondati sull’osservazione della realtà creata e basati su due presupposti di carattere metafisico (neoplatonici): le cose non sono uguali in perfezione e tutte le cose che possiedono una medesima perfezione la possiedono in virtù di qualcosa di identico. Giunge infine ad un’articolazione trinitaria del Sommo Essere e quindi il Monologion è da considerarsi una meditazione che consente a chi non accetta la fede di rendersi conto di cose di cui non è consapevole ma che conosce già perché su esse si basa il processo della sua conoscenza (tramite ragione).

Proslogion: capovolge la prospettiva: qui la fede consente di fissare l’attenzione sul limite sommo e collocarvicisi. Si propone di trovare un unico argomento che, superando le prove dell’esperienza, possa dimostrare che la ragione deve ammettere l’esistenza di Dio. Dio è definito come qualcosa di più grande di tutto ciò che può essere pensato, aprendo così alla teologia negativa. La delusione che segue dalla scoperta dell’unum non è sconfitta ma parte integrante di una prova più grande che si ottiene percorrendo il cammino dei due libri.

De veritate: distinzione tra la capacità comunicativa di una proposizione dalla sua verità che si ha solo quando la proposizione compie ciò che deve.

Abelardo

Importanza della logica e universali

Grande stima della logica o dialettica che secondo Abelardo ha un primato su tutte le discipline. Riprendendo dagli stoici, suddivide la filosofia in logica, fisica ed etica. Come maestro di logica legge e commenta l’Isagoge di Porfirio e il commento di Boezio, testi di Aristotele - Categorie, De interpretatione - corpus della logica vetus. Porfirio chiedeva se gli universali fossero res o esistessero come realtà o fossero solo parole; Boezio affermava che si trattava di concetti, solo con realtà mentale; Abelardo fa di questa discussione il proprio campo di battaglia privilegiato. Prende di mira sia le posizioni realiste di Guglielmo di Champeaux (res) che quelle di Roscellino (voces).

Secondo Guglielmo, l’universale è una unica res che costituisce la sostanza degli individui che si identificano solo per aspetti secondari. (Platone e Socrate hanno la stessa sostanza e si differenziano solo per accidenti). Ma questa tesi è per Abelardo inaccettabile: se l’essenza fosse la medesima, il genere animale avrebbe sia razionalità che non-razionalità: gli accidenti inoltre determinerebbero gli individui e dovrebbero precederli, mentre per definizione sono secondari.

Per quanto riguarda Roscellino, aveva definito le voces come flatus vocis, ossia emissione di fiato. Quindi avrebbe inteso gli universali come res. Anche per Abelardo gli universali appartengono al dominio delle parole, ma egli insiste sul valore conceptus, termini che generano nella mente un concetto che sintetizza i caratteri di molti individui. Essi nascono nella mente dell’uomo per reiterare esperienze di oggetti simili. Conseguenza: il modo in cui le cose sono è diverso da quello in cui le comprendiamo: bisogna dunque distinguere il livello del linguaggio da quello delle cose.

Usare la logica in teologia

Quando Abelardo intraprende lo studio della teologia vi adatta i metodi che ha imparato nella logica. Il compito della teologia è quello di chiarire i Testi Sacri usando gli strumenti della logica. Quando le parole umane sono usate per parlare di Dio diventa una metafora. Il teologo non potrà mai approdare alla verità, ma solo alla verosimiglianza. Non deve però rinunciare all’uso della ragione: nelle parole del dogma bisogna trovare un senso, un’analogia nel nostro mondo. Theologia Summi Boni è dedicata all’analisi della Trinità che non è nelle parole, ma nelle cose. Dire che Dio è tre persone non significa dire che è tre. Perché non sembri assurdo dire che Dio è tre persone, si può paragonare ad un uomo che compie tre azioni: l’uomo è lo stesso ma è tre persone in quanto parla, ascolta e in quanto si parla di lui. Dio è tre secondo le proprietà e non secondo il numero. La Trinità è paragonabile ad un sigillo di bronzo: nel quale distinguiamo, solo concettualmente, la materia bronzo, la forma del sigillo e l’azione di sigillare.

Rivalutazione dei filosofi pagani e le contraddizioni dei Padri

Sotto le immagini usate dai filosofi antichi si nascondono contenuti affini al cristianesimo. Anche le parole degli antichi erano metafore, involucra. Ad esempio, l’Anima nel modo in cui ne parla Platone nel Timeo sarebbe un’intuizione della necessità dello Spirito Santo: da un lato così si recupera lo studio dei filosofi antichi e dall’altro li fa coincidere con la ragione mostrando la loro compatibilità al cristianesimo, legittimando l’uso della ragione in campo teologico. Sic et Non occupa un posto particolare tra le sue opere teologiche: raccolta di citazioni dei Padri della Chiesa contrastanti tra loro.

Il peccato

Nella sua Ethica (Scito te ipsum) si chiede cosa sia il peccato. Un uomo è responsabile delle scelte del suo animo e non dei desideri e pensieri che nascono spontaneamente e nemmeno delle azioni che spesso hanno esiti diversi dalla volontà. Siamo padroni solo dell’assenso o del dissenso che diamo. Il peccato sarà dunque un assenso dato consapevolmente alle cose illecite. Come si può considerare peccaminoso chi dice di agire per il bene? L’etica di Abelardo porta a conclusioni radicali: coloro che hanno perseguitato Cristo, hanno peccato, ma se non avessero fatto ‘avrebbero peccato di più… ponendosi contro la propria coscienza’ poiché erano convinti di agire nel giusto.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/08 Storia della filosofia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher codal di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia medievale e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Fedriga Riccardo.
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