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Riassunti di - Storia della filosofia antica -

Libro adottato:

TRENTADUE ORE Di FILOSOFIA ANTICA

(L. Palumbo) 1

Sommario

PRIMA DELLA PRIMA ORA - Sulla vista e sull’onore, sulla vita e sulla morte, nel mondo antico ..................... 3

PRIMA ORA - Sulle fonti antiche e sul modo, antico e moderno, di leggerle; su Talete ................................... 5

SECONDA ORA - Su Anassimandro e Anassimene; sulle “storie della filosofia” antiche e moderne ................ 7

TERZA ORA - Sui pitagorici ................................................................................................................................. 8

QUARTA ORA - Su Alcmeone, Senofane e Parmenide .....................................................................................11

QUINTA ORA - Su Zenone e Melisso; su Eraclito di Efeso ................................................................................12

SESTA ORA - Su Empedocle ed Anassagora .....................................................................................................14

SETTIMA ORA - Su Ippocrate, sugli sviluppi del pitagorismo, sugli atomisti ...................................................16

OTTAVA ORA - Un introduzione ai sofisti: Protagora ......................................................................................19

NONA ORA - Ancora sui sofisti: Gorgia di Leontini, Prodico di Ceo .................................................................21

DECIMA ORA - Ancora sui sofisti; su Socrate ...................................................................................................23

UNDICESIMA ORA - Sulle scuole socratiche minori .........................................................................................26

DODICESIMA ORA - Introduzione a Platone ....................................................................................................27

TREDICESIMA ORA - Su Platone ed i sofisti .....................................................................................................29

QUATTORDICESIMA ORA - Sulla cronologia e l’esegesi dei dialoghi di Platone..............................................31

QUINDICESIMA ORA - Sulla teoria platonica delle idee ..................................................................................35

SEDICESIMA ORA - Sulla definizione della giustizia nella repubblica ..............................................................38

DICIASSETTESIMA ORA - Su Platone: l’anima e la città ...................................................................................41

DICIOTTESIMA ORA - Sulle Leggi, sul Timeo, sul Sofisti ...................................................................................43

DICIANNOVESIMA ORA - Su Aristotele: la vita, le opere, un’introduzione alla logica ....................................46

VENTESIMA ORA - Su Aristotele: le parole e le cose .......................................................................................50

VENTUNESIMA ORA - Su Aristotele: l’Organon ...............................................................................................52

VENTIDUESIMA ORA - Su Aristotele: la fisica ..................................................................................................56

VENTITREESIMA ORA - Su Aristotele: l’anima .................................................................................................60

VENTIQUATTRESIMA ORA - Su Aristotele: fisica e metafisica .........................................................................63

VENTICINQUESIMA ORA - su Aristotele: l’etica ...............................................................................................66

VENTISEIESIMA ORA - Su Aristotele: la politica ...............................................................................................69

VENTISETTESIMA ORA - Su Aristotele: la retorica e la poetica .......................................................................70

VENTOTTESIMA ORA - Un introduzione alle filosofie ellenistiche: lo scetticismo ..........................................72

VENTINOVESIMA ORA - Sull’epicureis .............................................................................................................74

TRENTESIMA ORA - Un introduzione allo stoicism ..........................................................................................77

TRENTUNESIMA ORA - Sulla logica e sulla fisica degli stoici ...........................................................................78

TRENTADUESIMA ORA - Un introduzione al neoplatonismo ..........................................................................80

2

Legenda frammentaria

Titoli

Sottotitoli

Capitoletti di mia invenzione

_______________________________

Filosofi

Storici

Titoli di opere

____________________

Parole greche

( )

Esemplificazioni e/o pareri

________________________________________________________________________

Talete

620-550 a.C.

Anassimandro

610-550 a.C.

Anassimene

580-520 a.C.

Pitagora

570-490 a.C.

Senofane

VI sec. a.C.

Parmenide

V sec. a.C.

Zenone di Elea

V sec. a.C.

Melisso

V sec. a.C.

Eraclito

550-480 a.C.

Democrito

460-370 a.C.

Protagora

490-410 a.C.

Gorgia

485-379 a.C.

Empedocle

V sec. a.C.

Anassagora

496-428 a.C.

Socrate

469-399 a.C.

Platone

428-347 a.C.

Aristotele

384-322 a.C.

Zenone di Cizio

333-263 a.C.

Epicuro

341-271 a.C.

Pirrone

365-275 a.C. 3

Prima della prima ora

Sulla vista e sull’onore, sulla vita e sulla morte, nel mondo antico

Vedere e Sapere

Per capire l’uomo antico c’è bisogno di parlare della vista che, in età greca, come ha mostrato Vernant, e

Vernant

per chi non lo sapesse, è un importante studioso storico che si è occupato principalmente della

mitologia greca, ha uno statuto privilegiato.

L’uomo è sguardo per due precisi motivi:

1) Idèin (vedere) ed eidènai (sapere) sono due forme dello stesso verbo. Questo verbo è Eidos che

significa sia apparenza, aspetto visibile, sia forma intellegibile, perché la conoscenza è espressa

secondo il modo della visione ( più semplicemente: “finché non vedo una cosa, non posso conoscerla,

).

appunto”

2) Quando si muore è come se si perdesse la vista, essere in vita significherebbe averla ancora: poter

vedere. Per questo motivo “vedere è vivere, vivere è vedere ed essere visibili” ( se fossimo morti,

.

nessuno potrebbe vederci né conoscerci più)

Secondo i greci, lo sguardo, quando raggiunge l’oggetto, gli trasmette le passioni, i sentimenti, gli stati

d’animo di colui che lo guarda. Ed è per questo motivo che l’identità di ognuno si rivela solo nel commercio

con l’altro, attraverso l’incrociarsi degli sguardi e lo scambio delle parole.

Vernant ricorre ad un vocabolo particolare per esprimere questo concetto: “espressamente cosmico”.

Espressamente cosmico significa dover specchiarsi nell’altro per conoscere noi stessi.

Essere ricordati è l’unica cosa che conta

Rispetto all’uomo moderno la cui identità risiede nell’autoanalisi ( a mio parere, è in particolare dopo Kant che

si ha avuto questo boom per l’autoanalisi. Per chi non se lo ricorda, Kant dà enormemente valore all’intenzione che è

alla base del nostro agire. Ex banale: ho aiutato questa donna a trovare quel che aveva perso perché sono buono o

), quella dell’uomo greco risiede in

perché voglio farmi notare in vista di un focoso appuntamento con lei a letto?

vista di un orizzonte pubblico ( ).

In pratica, per essere buono, gli altri devono vedermi tale, altrimenti non lo sono

La società greca è una società in cui ognuno è sottoposto allo sguardo dell’altro ed esiste in funzione di

quello sguardo. L’identità di un individuo coincide con la considerazione sociale in cui esso è tenuto, dal

disprezzo all’ammirazione e alla derisione.

Avendo, l’uomo greco, un espressione essenzialmente sociale, desidera acquistare fama, gloria,

riconoscimenti … che sono le uniche qualità che rimarranno anche dopo la sua morte e che sono, per

l’appunto, imperiture.

Per un greco, l’immortalità di un uomo è solo legata alla permanenza nella memoria sociale che si ottiene

attraverso memorie funebri e la rievocazione del canto dei poeti.

Morti loro, non è morto con loro il rimpianto ( ); ma vive, di lor non più

“ cioè la paura di non esser ricordati

vivi – in noi mortali, immortale ( )”

In noi, che siam ancora vivi, rimarranno le loro gesta immortali

GORGIA – Epitaffio per i caduti in guerra 4

Prima ora

Sulle fonti antiche e sul modo, antico e moderno, di leggerle; su Talete

Frammenti e Testimonianze

Diels e Kanz, il primo filologo e l’altro filosofo, sono conosciuti per l’importante lavoro che hanno svolto

nel ricostruire ed ordinare molti fonti presocratiche. Le hanno anche distinte in:

a) Frammenti = citazioni, probabilmente autentiche, delle opere perdute dei presocratici riportate da

autori posteriori.

b) Testimonianze = dal nome, sono testimonianze sulla vita e sulle dottrine dei presocratici ritagliate

dalle opere di autori vissuti in epoche successive.

I termini “Presocratici” e “preplatonici” sono usati, in maniera uguale, per individuare tutti quei filosofi

precedenti a Platone delle cui opere e dei cui scritti non abbiamo nulla: nessun ritrovamento.

Siccome è soprattutto grazie a Platone che conosciamo le dottrine di questi filosofi, mentre gli arcaici ( tutti

) li chiamavano “presocratici”, noi li denominiamo “preplatonici” (

gli energumeni prima di Nietzsche perché così

).

Nietzsche ha deciso

La nascita della filosofia

Se siete cresciuti al liceo con la convinzione che il passaggio da Mythos a logos, cioè dal Mito ( favolette sugli

) al pensiero critico (ovvero quello razionale e oggettivo

Dei e sull’origine dell’universo = Teogonie e Cosmogonie

in grado di sottoporre al suo vaglio credenze e pregiudizi; quindi pensiero filosofico) fosse un vero e proprio

passaggio del tipo “da uomo divento donna”, vi sbagliavate.

Su questa questione il libro ci dice solamente che non esiste alcun passaggio da Mito a logos perché alcuni

miti affrontavano questioni filosofiche ed in alcuni testi filosofici c’erano racconti di miti. Niente di più.

Riassumendo. Due tesi: 1) Il passaggio da Mythos a logos c’è (vecchia tesi). 2) Il passaggio da Mythos a logos

non c’è in maniera così marcata (nuova tesi).

Ps. Il motivo per cui si evidenzia che è errato guardare questo passaggio da Mito a logos come tale, è

perché l’unico passaggio lecito (lo vedremo con l’opinione che Nietzsche dà di Talete) è quello da sognatore

idealista a ricercatore creativo.

La tesi per cui la filosofia è nata proprio in Grecia

Bruno Snell , filologo tedesco specializzato in tutto ciò che concerne il mondo greco, ha avanzato una tesi

assai interessante secondo la quale non c’erano dubbi che la filosofia fosse nata proprio in Grecia e non,

per esempio, in Italia (… : I greci avevano un linguaggio predisposto alla

o nel mondo dei Pokemon)

formazione di concetti astratti.

Questa predisposizione è data dall’uso dell’articolo determinativo che consentiva loro di fissare, senza

problemi, concetti universali. 5

Secondo la mia opinione, Snell ha ragione. Vi starete forse chiedendo come può il solo uso dell’articolo

riuscir a cambiare così tanto … Ma, insomma, pensateci bene: vi siete mai chiesti perché le versioni

filosofiche che al liceo dovevate tradurre di autori latini erano così maledettamente rompiscatole? La

risposta è: “loro, l’articolo, non sapevano dove stava di casa!”

Esempio concreto: “il bene” i greci lo traducono con “to agathòn”, Cicerone con “ID QUOD BONUM EST”. E

se adesso mi dite che non c’è differenza vi butto qualcosa in testa!

C’è un ultima cosa da evidenziare e su cui bisogna riflettere: prima della conquista dell’oriente (iniziata da

parte dei romani con la 1° guerra macedonica nel 214 a.C.), nessun autore latino scriveva filosoficamente.

Questa cosa è importante perché ci fa capire che solo a causa dell’ellenizzazione dei popoli occidentali è

stato possibile, per l’Italia, venire a contatto con questa lingua che, nonostante accoglie, supera le sue

possibilità di espressione”.

Bruno Snell , con questa tesi, vuole condurci a quella che è la sua riflessione: i saperi filosofici (e a mio

) non penetrano mai nella lingua dall’esterno, non sono

parere anche il nostro modo di pensare e di intendere

indipendenti da essa ma, al contrario, si sviluppano unicamente ed esclusivamente per mezzo di quel

determinato linguaggio che è proprio ad ogni uomo e di cui è padrone.

Talete e l’arché (640/625 a.C. – 547 a.C.) – (I naturalisti: filosofi della physis) – (Nessun frammento, solo

testimonianze)

Talete è il primo filosofo che mette piede sulla faccia della terra. E’ Aristotele che lo contrassegna come tale

perché il primo a porsi il problema dell’arché, cioè del principio primo di tutte le cose.

Il “principio” primo o “arché” può essere così definito: ciò da cui vengono, ciò a cui vanno a finire, ciò per

cui sono e sussistono tutte le cose.

Talete, questo principio primo, lo individua nell’ACQUA. Ha desunto questa sua convinzione “dalla

constatazione che il nutrimento di tutte le cose è umido” e che i semi ed i germi di tutte le cose “hanno

natura umida”, quindi il totale disseccamento è la morte.

Tutto viene dall’acqua, tutto sorregge la propria vita con l’acqua, tutto finisce nell’acqua.

ATTENZIONE: Talete è un filosofo “naturalista”, della physis, cioè della natura intesa nel senso antico del

termine e cioè realtà prima e fondamentale, non è un filosofo “materialista” nel senso più moderno della

parola.

Sebbene le sue asserzioni siano basate su un puro ragionamento logico e che presentano argomentazioni

razionali, l’acqua di Talete non va intesa come l’elemento fisico-chimico che beviamo! (Questa è solo una

delle tante manifestazioni dell’acqua come la intende lui) Va fatta coincidere con il divino, con un Dio che è

unico.

Tanto è vero che, secondo Nietzsche, se Talete si fosse limitato semplicemente all’osservazione razionale

dei casi particolari giungendo poi alla legge universale, non sarebbe un filosofo. Secondo lui, indispensabile

a fare di un filosofo, tale, è l’astrazione e la fantasia.

Ps. Considerare la filosofia come ricerca dei principi è la cifra del pensiero di Aristotele e quindi, c’è la

possibilità che, probabilmente, Talete non pensò mai all’acqua nei termini di “principio di tutte le cose”. 6

Seconda ora

Su Anassimandro e Anassimene; sulle “storie della filosofia” antiche e moderne

Anassimandro e l’ àpeiron

Anassimandro, probabile discepolo di Talete, ritiene che non può, l’acqua, essere principio di tutte le cose;

ritiene che l’acqua stessa sia derivata da qualcos’altro. Ed’è proprio questo qualcos’altro che lui individua

nell’INFINITO a dover ’essere il principio di tutte le cose.

Il termine usato da Anassimandro è à-peiron, che significa ciò che è privo di limiti; sia privo di limiti esterni

(ossia ciò che è spazialmente e quantitativamente infinito), sia interni (ossia ciò che è qualitativamente il-

limitato = ciò che, anche se scomposto più volte, non perde di qualità).

Anassimene e l’aria

Anassimene, discepolo di Anassimandro, pensa che il “principio” debba, sì, essere infinito, ma che debba

essere pensato come sostanza aerea illimitata, ossia ARIA INFINITA.

Egli scrive:”Proprio come la nostra anima, che è aria, ci sostiene e ci governa, così il soffio e l’aria

abbracciano (sostengono) il cosmo intero” (E’ la messa in atto, praticamente, della frattalità).

Inoltre, meglio di qualsiasi altro elemento, l’aria si presta alle variazioni ed alle trasformazioni necessarie

per far nascere le diverse cose: Condensandosi si raffredda e diventa acqua e poi terra, allentandosi (ossia

rarefacendosi) e dilatandosi si riscalda e diviene fuoco.

ATTENZIONE: Anassimene rappresenta l’espressione più rigorosa e più logica del pensiero della Scuola di

Mileto, perché con il processo di “condensazione” e “rarefazione” introduce quella causa dinamica di cui

Talete non aveva mai parlato, e che Anassimandro aveva determinato solo ispirandosi a concezioni orfiche (

).

e che qui non riporto …

Scuole monistiche e pluralistiche

Dagli autori ellenistici in poi, nacque l’idea di:

A) Una SCUOLA IONICA MONISTICA: cioè scuole di pensiero che credevano sia che il principio di tutte

le cose fosse uno, sia che questo derivasse o si deducesse dalla natura (Talete, Anassimandro,

Anassimene, Eraclito)

B) Alcune SCUOLE PLURALISTICHE: cioè scuole di pensiero che credevano che i principi di tutte le cose

fossero molteplici (Empedocle, Anassagora, Leucippo e Democrito). 7

Terza ora

Sui pitagorici

Politica o riservatezza?

La leggenda di Pitagora si consolida nell’accademia di Platone e nel Peripato di Aristotele.

Entrambe le scuole riportano, riguardo la natura e la funzione delle scuole pitagoriche, opinioni diverse:

o Eraclide Pontico

Platone ed proiettavano sui pitagorici un attività educativa svoltasi nel privato e

nella vita contemplativa

o Ari

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/07 Storia della filosofia antica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Francescomaria.Varriale di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia della filosofia antica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Palumbo Lidia.
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