Primo capitolo: Epoca antifilosofica
In questo periodo vi è una forte critica nei confronti della filosofia. Sono state individuate due cause di tale crisi:
- Autosuperamento dell’idealismo speculativo
- Pluralizzarsi del territorio filosofico nelle singole scienze, giunte dalla strutturazione illuministica e positivistica
Questa è una crisi interna, giunta da ciò che venne detto minaccia dell'“imperialismo” scientifico. La filosofia del '900 rappresenta una risposta a questa crisi. La crisi della filosofia coincise con la crisi dell’idealismo speculativo, e questo è uno dei principali fili conduttori della riflessione novecentesca.
Ciò fu evidente nell’epoca successiva alla morte di Hegel. I giovani hegeliani usarono la dialettica come arma contro la filosofia, dialettica che, come affermò Lowith, ebbe un effetto destrutturante nel secondo '800. In poche parole, l’uso del metodo dialettico generò “l’uscita della filosofia dalla filosofia”. Si assiste, infatti, a una fuga della filosofia dalla propria collocazione come difesa della “libertà di essere nulla”. Ciò che qui si critica della dialettica è l'oggettualità.
Scienza e filosofia nel '900
Nel '900, la scienza privilegia la datità degli oggetti; la filosofia, invece, ha il compito di resistenza: deve ricordare che ogni dato è intenzionato, e che ogni produzione rischia l’alienazione. Fine della filosofia diventa, così, il “negare se stessa”, dissolvendosi nella prassi e realizzandosi nella vita e nell’esistenza. Tale immagine la ritroveremo in Adorno e Derrida.
Frammentazione del territorio filosofico
Si assiste a una frammentazione del territorio filosofico: verso la metà dell’800 Boole asserì che era possibile tradurre l’enunciato “tutti gli uomini sono mortali” nell’equazione “xy=x”. Questo fu un passo verso lo slittamento dal logico-filosofico al logico-matematico del secondo '800. La fondazione a Lipsia, nel 1879, del primo laboratorio di psicologia sperimentale rappresenta un momento chiave. Lo studio del pensiero, prima oggetto della filosofia, diviene ora oggetto di studio di matematica e psicologia sperimentale.
Infatti, uno dei grandi temi di inizio '900 fu il pensiero fra la logica e la psicologia, e nello stesso periodo anche la sfera dei rapporti umani, come etica e diritto, veniva influenzata dai saperi scientifici come la sociologia, la linguistica, l’antropologia culturale. Che ruolo ha in tutto ciò la filosofia, è ciò che si deve indagare. Le correnti che nascono ponendosi questo quesito e con le quali si apre il '900 sono neokantismo, storicismo e fenomenologia. Ai fini di tale studio occorrono, però, una diversa determinazione dell’oggetto, un nuovo metodo e una nuova idea di scienza rigorosa.
Secondo '800: De-filosofizzazione della filosofia professionale
Ciò vuol dire che l’autocomprensione professionale del filosofo diventa problematica, e il termine “filosofia” appare di difficile applicazione. Si assiste a un declino della filosofia. Effettivamente la nozione di “materia vivente” è tipicamente dialettica, ma non fa pensare a una fine della filosofia speculativa, ma a una sua realizzazione estrema. Così, l’epoca della fine del pensiero hegeliano si presenta come un “hegelismo realizzato”.
Vi fu una dispersione della filosofia: gli oggetti che prima erano della filosofia vennero utilizzati in altri campi. Così la filosofia non sembra dissolta nelle singole arti o scienze, ma sembra dominare dall’interno ciascuna di esse. Tale dominio della filosofia corrisponde a una sua propria realizzazione.
Secondo capitolo: Tra '800 e '900 - Filosofi-scienziati
La scienza ebbe da subito un primato in materia di verità, che sembra sia stato all’origine del primato del punto di vista scientifico in filosofia. Ma la questione fondamentale è la seguente: perché lo scienziato dovrebbe occuparsi di filosofia e indagare sul problema della conoscenza in generale?
Alcuni degli scienziati-filosofi furono i seguenti: Frege e Husserl, il primo iniziatore della filosofia analitica, il secondo della fenomenologia; Mach, principale ispiratore del neopositivismo; Bergson; James e Peirce, iniziatori del pragmatismo.
Frege e Husserl
Frege e Husserl partono dalla difficoltà di definire gli oggetti puri come il numero o gli enti geometrici, tramite gli strumenti della scienza e della filosofia tradizionale. Queste sono entità oggettive, ma non sono cose reali o effettive.
Numero: secondo Frege si tratta di entità “logiche”, ed è scorretto ridurle a costrutti mentali o a dati empirici. Husserl, invece, prende da Bolzano l’idea di una logica come scienza di oggetti “in sé” ideali. Questi non sono esistenti nel senso comune del termine, ma sono “veri”. Inoltre egli prende da Brentano l’idea che tali oggetti “in sé” sono presenti alla coscienza come fenomeni psichici.
Husserl esamina, inoltre, i concetti elementari della matematica, come “tutto”, “unità”, “parte” e dimostra che non è possibile comprendere tali concetti puri senza comprenderne la natura costituita. Ma lo scopo di Husserl è quello di capire il terreno originario del senso, dell’esperienza, del pensiero. Per lui la nozione di fenomenologia significa “descrizione dell’esperienza”. Ma si pone il problema della “teoria della teoria”, cioè dell’indagine sull’inizio di ogni lavoro teorico. Tale insufficienza a comprendere le proprie premesse è caratteristica delle scienze, e sta all’origine del percorso di Frege e Husserl.
Scopo base
Chiarire il modo d’essere delle cose che non esistono secondo i canoni consueti per cui assegniamo l’esistenza, ma che esistono poiché, in qualche modo, ne facciamo esperienza. Oltre agli studi sull’esperienza pura, ci furono quelli sull’esperienza sensibile. Questi si riferiscono alle scienze della natura.
Studi esperienza sensibile = scienze della natura. L’empirismo, che con Hume giunse a conclusioni scettiche, ritrovò vigore con Kant, ma la sua teoria doveva essere adattata alle nuove scoperte della psicologia e della fisiologia. In questo quadro, segnato da un “ritorno a Kant”, si sviluppa il rinnovamento dell’empirismo che venne denominato “empiriocriticismo”, di cui il primo esponente fu Avenarius.
Empiriocriticismo
Secondo '800. Ritorno all’empirismo e a Kant. La base del discorso si incentra sulla critica di ogni apriorismo che tenta di preordinare i dati empirici. Il criticismo di Kant aveva come punto centrale l’immanenza dell’esperienza a se stessa. L’empiriocriticismo di Avenarius mostra che le strutture individuate da Kant sono trascendimenti non del tutto legittimi dell’esperienza immediata, cioè entità non rintracciabili nell’esperienza fenomenica. Con tali teorie Avenarius diede spunto a Mach.
Mach
Le sue ricerche sono un punto di arrivo del lavoro sviluppato nella “Naturphilosophie” austro-tedesca dagli anni '30 dell’800. Il punto tematico riguarda il concetto di “cosa”. Cosa: entità sostanziale unitaria soggiacente alle variazioni osservabili. Mach orienta le sue indagini in base al criterio di “immanenza”, che trae da Kant. Esso, però, non riesce a comprendere l’uso della nozione di “cosa in sé”, considerandola ambigua, fino a quando un’intuizione lo porta a vedere l’intera realtà come una massa fluida e continua di sensazioni. In tale affermazione la chiave di lettura sta nel termine “continuo”.
Kant e Mach
Kant: i concetti collegano ciò che nell’esperienza è connesso e isolato. Mach: l’intelletto, il linguaggio, le formazioni concettuali ritagliano dalla mescolanza dei fatti psichici entità provvisorie e artificiali dette “cose”, “io”. Poi le teorie connettono tali unità artificiali. Non c’è però consistenza e permanenza dei dati empirici. Mach, infatti, non accetta la filosofia sostanzialistica, poiché è basata sulla datità e stabilità degli enti, e ci dà anche una spiegazione della differenza tra scienza e filosofia:
- Scienza: ha un orientamento specialistico
- Filosofia: cerca un orientamento compiuto e comprensivo della totalità dei fatti. Così il filosofo nella sua indagine sulla totalità costruisce prendendo a prestito dalle scienze speciali i fondamenti più solidi. “Ogni filosofo ha la sua scienza privata, e ogni scienziato ha la sua filosofia privata”.
Bergson (1859-1941)
Centro tematico: differenza tra il continuo dell’esperienza interiore e il discreto della visione dell’essere postulata dalle scienze. L’esperienza interna è continua, e la visione esteriore delle cose coglie solo frammenti sconnessi di realtà. Bergsonismo: fenomeno vasto che investe l’arte e la letteratura del tempo. Esso dà credibilità ai fenomeni che il positivismo tendeva a nascondere.
Bergson tratta soprattutto del tempo: la scienza non riesce a cogliere né la continuità né il movimento reale e vissuto dell’esperienza interna del tempo. Scienza: l’intelligenza sulla quale questa si fonda opera tramite finzioni astrattive che irrigidiscono i processi reali. Intelligenza intuitiva: al contrario, è una forma di coglimento empatico dell’essere, è la simpatia mediante la quale ci si inserisce nell’interiorità di un oggetto. Bergson fu in contatto diretto con James, a cui è legato da molte tematiche.
James (1842-1910)
Descrive la realtà psichica come un “flusso di coscienza”. Come in Bergson, il continuo della realtà interna si contrappone ai metodi discreti di osservazione esteriore. James pensa la mente come entità inserita nel concreto delle sue interrelazioni ambientali e come indissociabile da esse. La pensa come uno strumento duttile, funzionale all’adattamento. Uno dei suoi scritti è “Principi di psicologia”, in cui la teoria della continuità della vita psichica lo rese uno dei programmi del futuro “funzionalismo”.
James critica l’astratto e il metodo aprioristico, e ciò porta a una nuova visione dell’esperienza, nuovo empirismo, basato su principi diversi da quelli dell’empirismo classico.
Peirce (1839-1914)
È legato alla scienza empirica ma studia anche i fenomeni linguistici. Inizialmente la sua ricerca fu una forma di fenomenologia della conoscenza. In uno dei suoi testi, ridimensionava il ruolo della verità nella conoscenza, ammettendo che la produzione di credenze è l’unica funzione del pensiero. Il meccanismo della conoscenza consiste nell’azione del pensiero, che, irritato dal dubbio, trova pace giungendo alla credenza.
La credenza ha tre proprietà:
- È qualcosa di cui siamo consapevoli
- Placa l’irritazione del dubbio
- Involge lo stabilirsi nella nostra natura di una regola d’azione o di un abito
Significato: effetto proiettato verso il futuro. La nostra idea di una cosa è l’idea dei suoi effetti sensibili.
Questione della "cosa"
La cultura tra '800 e '900 presenta un ripensamento dell’oggetto e del soggetto, e della forza vitale che sta in ognuno dei due. I metodi scientifici e filosofici tradizionali risultano insufficienti allo studio dell’essere e della sua complessità, infatti si ha bisogno di una visione più ampia dell’essere. Nasce, così, una nuova “cosa” filosofica.
Terzo capitolo: Nascita della matematica e della psicologia sperimentale
Con la nascita della matematica e della psicologia sperimentale il campo del pensiero non ha più una zona precisa, è posto, infatti, a metà tra le scienze esatte e quelle naturali. Già i dibattiti sull’interpretazione del trascendentale kantiano, mostrano la complessità del problema: infatti, se l’esperienza è, come sostiene Kant, strutturata da forme a priori trascendentali, bisogna capire la natura di tali forme.
Filosofia del '900: Problema dei rapporti tra filosofia e psicologia
Tale problema è oggetto dell’indagine di Frege e Husserl. Entrambi indagano sulla natura psicologica o non psicologica degli oggetti del pensiero puro, come numeri o concetti, ma vogliono distinguerli dai processi mentali, dando vita ad una rifondazione della pratica filosofica.
Fine '800 – Germania: Positivismo
La nuova scienza permette di affrontare e risolvere alcune incertezze, ma non si riesce a capire come la psicologia possa ereditare l’intero campo della filosofia. Kusch afferma che la psicologia è stata vista come una minaccia alla filosofia. Frege risponde al progredire della psicologia con la logica, e non con la filosofia. Husserl vuole opporre una filosofia rigorosa alla psicologia, ma si muove sulla linea della nuova psicologia di Brentano. I Brentaniani concepiscono il lavoro filosofico come analisi a priori dei fenomeni mentali, senza eliminare gli aspetti sperimentali.
Si cerca un punto di vista immanente, cioè un fondamento. Vi è così un’“anteriorità della logica”, che è il centro tematico che unisce Frege e Husserl.
Frege
Numero: strano tipo di oggetto, “obiettivo” e irriducibile alla forma di oggettività prevista dalle scienze naturali. I numeri hanno una natura logica e non empirica, quindi il primo obiettivo è quello di darne una definizione analitica, logica, senza ricorrere all’esperienza. La prima difficoltà di Frege, a tale scopo, è il linguaggio. Infatti, quello usato in filosofia e nelle dimostrazioni matematiche, ha una natura difettosa. L’ideografia ha così lo scopo di liberare il pensiero dalle trappole del linguaggio. In tale testo di Frege vi è il superamento della formula “soggetto-predicato”, su cui si basava la logica di tipo aristotelico. Il soggetto è un’entità del tipo “per sé sussistente”, il predicato, invece, appartiene ad altra categoria.
L'unità dotata di senso non è più la proposizione ma i concetti: concezione funzionale dei concetti. Tale prospettiva parte da un’idea logica del pensiero e non soggettivistica.
Frege e Husserl
La posizione di Frege non fu subito compresa, anche dopo lo scritto del 1884, Fondamenti dell’aritmetica. Tra Husserl e Frege c’è sia una sorta di affinità che estraneità. Il loro incontro nasce sotto i migliori auspici, ma nel 1894 Frege scrive una recensione alla Filosofia dell’aritmetica, che appare come una stroncatura. Questo è un saggio antipsicologistico, e evidenzia l’antipsicologismo dello stesso Frege. Probabilmente tale saggio indusse Husserl a prendere le distanze dallo psicologismo, prendendo la stessa direzione di Frege.
Frege accusa Husserl di concepire ingenuamente il numero: Husserl lo concepisce come un mucchio, nel quale le cose sono contenute con tutte le loro qualità, e per chiarire tale concetto egli si serve della psicologia.
Numero per Husserl: Mucchio. In tal modo, dice Frege, gli oggetti sono solo rappresentazioni, e tutto si svolge nel soggettivismo.
Husserl
Il termine chiave nella sua filosofia è soggetto, punto di divergenza con Frege. Frege: il nucleo centrale della sua filosofia è, come afferma Dummet, l’estrusione dei pensieri dalla mente.
Tesi centrale contro lo psicologismo: ogni considerazione psicologica del pensiero è destinata a culminare nel relativismo, quindi ad autoconfutarsi. Ogni relativismo si basa su una fallacia naturalistica: infatti la considerazione che ogni verità è relativa è una teoria che deduce una norma dai fatti. Come scrive Husserl, i fatti sono accidentali, potrebbero anche non essere o essere diversi da quello che sono. Tutto ciò, secondo Husserl, si applica allo psicologismo. Nella critica Husserliana allo psicologismo troviamo, quindi, tracce di fede Fregeana, cioè difese all’analiticità del logico.
Fenomenologia
Frege esclude qualsiasi forma di mentalismo e trascendentalismo, Husserl, invece, orienta il suo punto di vista sulle “esperienze vissute”.
Fenomenologia: il termine compare nel Neues Organon di Lambert nel 1764 e poi in Kant. Infine si afferma in Hegel in un senso molto vicino a quello che cercava Husserl. Il senso di tale termine è duplice:
- Descrizione dell’esperienza, quindi di ciò che appare in modo immanente, cioè senza ricorrere a una valutazione su ciò che trascende l’esperienza.
- Scienza preliminare e fondazionale
Husserl
Questa prospettiva di fenomenologia è quella che eredita Husserl. Husserl voleva fare della fenomenologia una grande scienza fondazionale, la base di una filosofia come scienza rigorosa. Ma la fenomenologia per Husserl è solo analisi dell’esperienza nella sua datità. “L’essere del vissuto, nel momento in cui lo si vive e nel semplice riflettervi sopra, è indubitabile: il diretto, guardante, afferrare e possedere la cogitatio è già un conoscere, le cogitationes sono le prime datità assolute”, e una volta che abbiamo “fenomeni direttamente guardanti, abbiamo anche una fenomenologia.
Fenomenologia: puro guardare che non si lascia dimostrare. Il guardare fenomenologico richiede una rottura...
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