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Prefazione

Questo è un libro sull’ idea dell’ Europa e una riflessione storica sull’ essere europei. La spinta verso l’

unificazione cominciata con la seconda guerra mondiale segna un’ era del tutto nuova per la storia dell’

Europa.

È da secoli che si scrivono saggi sull’ Europa e sull’ europeismo. Gerard Delanty ha illustrato una distinzione

fra due idee, identità e realtà concrete: un’ Europa prima come idea culturale e, quindi come identità politica

consapevole. Oggi l’ Europa è diventata anche una realtà geopolitica. Iver B. Neumann dimostra che dopo il

crollo del socialismo sono tornate in auge idee come quelle che prevalevano nella Russia del secolo XIX. Le

tesi esposte in questi dibattiti storici erano di natura teorica e non hanno mai cercato di offrire soluzioni al

problemi politici concreti come invece vorrebbero fare le odierne filosofie.

Il libro si divide in due parti:

La prima racconta cronologicamente la storia dell’ idea dell’ Europa; riguarda essenzialmente i

- contesti nei quali è stata sollecitata la questione dell’ Europa nei differenti periodi storici e le finalità a

cui avrebbe dovuto rispondere la ricerca dell’ unità. Essa evidenzia le tendenze all’ integrazione

politica europea, per esempio le concezioni storiche della forma e della attuabilità di un’ unione

europea;

La seconda parte del libro prende in esame alcune problematiche vitali per l’ identità europea, che

- negli anni più recenti sono state al centro dell’ attenzione. Essa riguarda essenzialmente i confini dell’

Europa, nel senso geografico e, specialmente nel senso psicologico del termine. Il capitolo XII si pone

una domanda importante: come dovrà essere scritta in futuro la storia dell’ Europa, in una prospettiva

nazionale, europea o globale?

Capitolo I: Le radici mitologiche e geografiche dell’ Europa

Il ratto d’ Europa 1

Nei tempi antichi il termine “Europa” conobbe due diversi contesti: uno mitologico e uno geografico. La parola

greca “eurus” significa “ampio”. La forma femminile “europa” si pensa indichi una donna dal volto molto bello,

largo e dai grandi occhi (= tipico della mitologia antica !). I termini “Europa” e “Asia” avrebbero le loro radici

nella lingua accadica di Mesopotamia, dove asu e acu significano “alzarsi” e “erib” e “erebu” significano

“entrare”. I primi indicherebbero quindi l’alba, l’Oriente, i secondi il tramonto, cioè l’ Occidente.

Storie su Europa:

Esiodo cita Europa come figlia di Oceano e Teti, madre di tutti i corsi d’ acqua, e Asia come una

a) delle sue sorelle.

Ovidio presenta Europa come figlia di Agenore, a sua volta figlio della ninfa Libia e di Poseidone.

b) Omero + la più nota delle leggende mitiche descrivono Europa come figlia di Fenice. Essa fu rapita

c) da Zeus il quale, nelle sembianze di un toro bianco, attraversa il mare con lei sulla groppa fino all’

isola di Creta. Qui i due si congiungono e dall’ unione nascono Minosse, Radamante e Serpedone,

che una volta morti diventano giudici nel mondo dell’ aldilà. Si dice poi che Cadmo, fratello di Europa,

abbia girovagato per Creta alla ricerca della sorella e che sia ritornato con le lettere dell’ alfabeto dei

greci. Si pensa che questo mito faccia parte della faida fra greci e troiani: i troiani hanno rapito Io (la

figlia di Argo) e i greci hanno rapito Europa per vendetta.

L’ espansione geografica dell’ Europa e il limite continentale

Il termine “Europa” viene usato per la prima volta nell’ Inno ad Apollo, nel quale si parla di “quanti abitano il

fertile Peloponneso, l’ Europa e le isole circondate dal mare”. Gradualmente gli antichi greci acquisirono una

conoscenza più precisa della loro geografia locale e delle coste del Mediterraneo.

Erodoto scrisse che i suoi contemporanei dividevano il globo in tre parti: Europa, Asia e Libia (Africa). In

precedenza il mondo veniva diviso in due parti soltanto, Est e Ovest. Ovviamente l’ Europa descritta da

Erodoto era più piccola dell’ Europa geografica odierna. Tuttavia non riusciva a spiegarsi perché il mondo (che

infine è un’ entità) dovesse essere diviso in tre parti, e per di più con nomi di donna. Non capiva poi l’

etimologia della parola Europa, però trovava lo spazio per commentare la storia del ratto d’ Europa.

Est e Ovest: barbarie e civiltà

“Barbaros” termine che indica un uomo borbottante, dal linguaggio confuso – una persona che non sa

parlare il greco – e alla quale viene attribuito un deficit razionale. Con questo termine i greci descrivevano le

culture ‘‘inferiori’’: le culture africane e, soprattutto, quelle asiatiche.

Nel Medioevo il termine “barbaro” assunse un significato differente. Barbari erano i non cristiani e “barbaro”

divenne sinonimo di “pagano”.

Il confronto dei diversi continenti e dei loro abitanti è un tema ricorrente nella letteratura greca, infatti venne

trattato da tanti filosofi e non.

Ippocrate scrisse Arie, acque e luoghi. Il contrasto fra elleni e barbari sta nella fondamentale dicotomia fra

Est e Ovest, Asia e Europa, e le differenze sarebbero in parte dovute al clima – esso influirebbe sulla qualità

del raziocinio, e in parte alle condizioni politiche. Tuttavia quest’ opera non pone affatto gli europei e Ippocrate

intende i greci, innanzi agli asiatici. Ai suoi occhi, infatti, il tranquillo e indolente modo di vita degli asiatici non è

da invidiare giacché è sintomo di debolezza mentale. Secondo lui la gente che vive fra le montagne è più

robusta, resistente e fiera degli abitanti di pianura.

Aristotele attribuisce ai greci i tratti migliori sia degli asiatici che degli europei e li considera potenzialmente in

grado di governare il mondo intero.

L’ impero romano e i limiti geografici dell’ Europa

L’ impero romano NON fu la prima grande potenza europea, perché era più una superpotenza globale che una

grande potenza europea. L’ etnocentrismo di Roma si basava sull’ idea non di un’ Europa unita ma di Roma

come centro del mondo. L’ impero romano fu la prima grande potenza a comprendere la maggior parte d’

Europa, ma Roma non può essere descritta come potenza europea. Neppure la civiltà romana fu

prevalentemente europea e lo divenne sempre meno con il passare del tempo. Una delle ragioni di ciò era la

concezione ellenistica dell’ intero mondo abitato come unica comunità culturale, un’unità comprendente tutti gli

esseri umani. Gli influssi culturali circolavano ampiamente all’ interno dell’ impero romano, soprattutto da

Oriente verso Occidente. L’ eredità filosofica dell’ Est e numerose religioni mistiche orientali si diffusero nella

società romana ed ellenica.

Virgilio nell’ Eneide narra delle origini mitiche dell’ impero romano, le radici di Roma vengono fatte risalire a

Troia e l’ impero diventa un pilastro di una civiltà trasferita da Oriente ad Occidente.

In epoca romana, dunque, Europa non era un concetto ideologico e il termine era usato soprattutto in un

contesto geografico.

Strabone storico greco, scrisse Geographica, in cui espose una descrizione dell’ Europa sena precedenti.

Reputava l’ Europa la più varia come topografia e la più idonea allo sviluppo dell’ uomo e delle società umane.

Secondo lui la forza dell’ Europa avrebbe aiutato gli altri continenti a svilupparsi. Per lui l’ Europa comprendeva

la penisola iberica, l’ area celtica fra i Pirenei e il Reno, la Britannia e a Est si estendeva fino alla valle del

Danubio.

Le vallate dell’ Europa avevano un clima mite e abitanti pacifici; le regioni montagnose ospitavano fieri

guerrieri. In tempo di guerra era completamente autosufficiente: ricca di cibo e minerali, al massimo aveva

necessità di importare spezie e pietre preziose. Era un continente pieno di bestiame e con pochissime pietre

preziose.

Plinio il Vecchio scrisse una Historia naturalis. Divide i continenti nel modo ormai consueto (Europa, Asia,

Africa), annunciando che avrebbe parlato prima dell’ Europa perché i suoi abitanti avevano conquistato gli altri

paesi ed erano in generale superiori. Ma il suo testo manca, rispetto a quello di Strabone, del netto contrasto

fra Europa da un lato e Asia e Africa dall’ altro. Inoltre Plinio non confronta le genti europee e quelle asiatiche

in base ai loro tratti caratteristici o ai loro sistemi politici, secondo la maniera ancora prevalente negli scritti

ippocratici. Infine, egli non vede nell’ espansione dell’ impero romano un fenomeno specificamente europeo.

Poi, egli non sa nulla della Scandinavia.

Tolomeo uno dei massimi geografi dell’ antichit à. Aveva un’ idea più precisa di dove arrivassero i confini dell’

Europa, ma ai suoi giorni ottenne poco credito.

Sotto Traiano l’ impero romano raggiunse la massima espansione. Il Mar Mediterraneo veniva chiamato mare

nostrum, perché il dominio romano ne abbracciava tutte le coste. Seguì poi il “pax romana” periodo di quasi

due secoli durante i quali i romani non tentarono più di conquistare nuovi spazi, preferendo di concentrarsi nell’

amministrazione di quanto era già sotto il loro dominio.

Dopo lo scisma del 395 la parte orientale dell’ impero con Costantinopoli diventava sempre pi ù orientale e di

lingua greca. Essa tendeva a combaciare per lo più con la tradizione della Roma imperiale. Il termine “Europa”

veniva sempre più usato per indicare la parte ovest che cominciava a basarsi sul cristianesimo latino. A poco a

poco l’ Europa e l’ Occidente divennero sinonimi di cristianesimo.

I figli di Noè e la divisione del mondo

Il capitolo IX della Genesi racconta la storia dei tre figli di Noè (Cam, Sem e Iafet) e della loro discendenza

dopo il diluvio. Essi lasciarono l’ arca e Cam divenne il padre di Canaan. Secondo la storia della creazione,

tutte le genti del mondo discendono dai tre figli di Noè. Noè si ubriacò e si addormentò nudo e Cam lo vide in

quelle condizioni. Lo raccontò agli altri due fratelli che coprirono il padre. Svegliatosi, Noè maledì Cam e tutti

quelli che sarebbero nati da lui. 3

Europa discendenti di Iafet

Asia discendenti di Sem

Africa discendenti di Cam (infatti gli africani erano schiavi dell’ Europa e dell’ Asia, cio è degli altri due fratelli

di Cam).

Chiunque vivesse nell’ Europa antica avrebbe definito se stesso europeo. Durante il dominio dei romani veniva

evidenziata l’ idea di Roma come centro del potere mondiale; il termine “Europa” aveva un retroterra

mitologico.

Man mano che la tradizione cristiana guadagnava terreno, la divisione in continenti fu legata, sempre più

regolarmente alla storia testamentaria dei figli di Noè: in questo modo diventava possibile spiegare la divisione

del mondo pagano in continenti e rafforzare la visione di un’ Europa cristiana agli altri continenti.

Capitolo II: Cristianità ed Europa nel Medioevo

Il regno di Carlo Magno: la prima Europa?

Dopo la caduta dell’ impero romano (476) il territorio si frammenta in aree più piccole, tutte isolate fra loro. L’

impero d’ Oriente sopravviveva, a Occidente, invece, stavano migrando le genti slave e l’ islam stava

sorgendo. Così il legame tra l’ impero d’ Oriente e le parti occidentali dell’ impero si stavano indebolendo.

VII secolo il futuro dell’ Europa occidentale parve in pericolo. Le popolazioni germaniche insediatesi in

Europa occidentale non nutrivano alcun senso di appartenenza comune. Gli unici che stavano facendo uno

sforzo per unificare lo stato erano i franchi con Carlo Magno (incoronato a imperatore la notte del natale dell’

800). A questo punto esistevano tre centri di potere nella “grande area di influenza romana”:

L’ impero romano con Costantinopoli

- Il califfato di Baghdad

- Il regno franco governato da Carlo Magno da Aquisgrana.

-

Dato l’ impegno dei franchi di conseguire uno stato unitario, molti storici del passato hanno definito questo

periodo come “nascita dell’ Europa”.

Il termine “Europa” durante il Medioevo usato per destare sentimento di solidariet à a fronte di una minaccia

comune (agli arabi). L’ esercito di Carlo Martello (nonno di Carlo Magno) che si scontrò con gli arabi a Poitiers

era costituito da truppe “europee” che, dopo avere conseguito la vittoria “se ne tornarono alle loro terre”.

I franchi hanno fatto due cose fondamentali per l’ Europa:

­ hanno bloccato il processo centrifugo in Europa (vitale per lo sviluppo seguente delle società europee)

­ riuscirono ad unificare gran parte del territorio della Francia

­ generarono un’ informità di pensiero e attitudini intellettuali simboleggiate dalla nascita di una scrittura

uniforme il carolingio minuscolo

­ diffusero ideali sociali feudalesimo.

L’ impero franco, comunque, non controllava l’ intera Europa, poiché l’ impero romano continuava ad esistere.

Quindi la creazione di uno stato franco portava unità, ma soprattutto un dualismo e una dicotomia riguardo all’

Europa.

Dal concilio di Francoforte del 794 i franchi tentarono di confinare il cristianesimo nella parte dove il papa

aveva scarsa influenza. Ne conseguì uno scisma fra le chiese d’ Oriente e di Occidente, tappa iniziale di un

processo che termina con la netta separazione fra le due chiese nel XI secolo.

“Europa” sotto Carlo Magno fu usato per sottolineare l’ unit à del suo regno. L’ esercito degli europei, invece,

indicava l’ esercito guidato da Carlo Magno, era in maggioranza costituito da cristiani, ma anche da non –

cristiani (altrimenti avrebbero parlato soltanto di esercito dei cristiani).

Cristianesimo e unità europea

Nell’ Europa del Medioevo si possono individuare tre contendenti per il potere:

partigiani del papa volevano la massima espansione della cristianit à, fino ad abbracciare il mondo

- intero;

partigiani dell’ imperatore anch’ essi volevano la massima espansione della cristianit à, ma, a

- differenza dei partigiani del papa, volevano che fosse l’ imperatore a guidare l’ impero;

stati nazionali puntavano sulla supremazia regia e volevano che un singolo stato controllasse l’

- intero territorio europeo.

La Chiesa adott ò una strategia diversa, finalizzata ad unire i popoli d’ Europa in un impero cristiano che

avrebbe assicurato la oro indipendenza come unità separate. La sede apostolica divenne più internazionale (=

il papa poteva provenire da uno dei tanti stati europei).

Il latino era la lingua franca d’ insegnamento e le lauree conferite dalle varie università europee erano

altamente equiparabili.

Crociate presentavano un fronte unito sotto la guida del papa per la prima volta! Nemici comuni: la chiesa

orientale e l’ islam proveniente dalla Spagna.

Durante il Medioevo emerse l’ idea di un mondo diviso fra cristiani e tutti altri.

Christianismus e christianitas venivano usati per indicare la parte del mondo abitata da cristiani, cio è la

“cristianità”. Il termine “barbaro” coprì sempre più l’ accezione di non cristiano, anziché di non­umano. Molto

più comune fu l’ antitesi “cristiano” e “pagano”.

Ruggero Bacone (XIII secolo) l’ unico a sostenere che i pagani avessero un grado di attivit à e di scambi

sociali più alto dei cristiani. Era molto più comune la convinzione cristallizzata nelle parole della Chanson de

Roland “i pagani sbagliano, i cristiano sono nel giusto.”

Papa Gregorio VII con lui si vide la cristianit à come qualcosa di chiaramente definito in senso fisico

territoriale (fines Christianitas i confini della cristianit à).

Urbano II il termine christianitas assume diversi significati nel suo discorso. Si sottolinea la missione

universale dei cristiani, comprendendo il ramo orientale della chiesa nella comunità cristiana. Poi si ascrive alla

chiesa un ruolo regionale assegnando pari enfasi alla natura sacramentale e a quella politico della fratellanza

cristiana. Urbano riprende anche la distinzione tradizionale fra cristiani e barbari. Nel suo discorso è di

particolare interesse l’ idea di una comunità cristiana universale. I cristiani sono infatti un unico popolo è qui è

ovvia l’ analogia con l’ impero universale romano.

Innocenzo III parla di un popolo cristiano distribuito in vari paesi (populus Christianus), di interessi congiunti

dei cristiani, di territori cristiani (terrae Christianorum) e di confini della cristianità (fines Christianorum).

Imperatore, chiesa e stati territoriali alla svolta del secolo XIV

Europa nel XIII secolo declino economico, peste (la Morte Nera), la peggiore catastrofe demografica mai

abbattutasi sul continente. 5

La chiesa cristiana era divisa in due: Oriente e Occidente.

Dante contrario al disegno del papato che mirava al potere secolare e (retoricamente) scrive che i popoli d’

Asia e Africa sono contrari alle intenzioni del papa (De monarchia). L’ unità europea veniva usata come

copertura per smodate pretese di espansione territoriale: Dante su questo intende colpire soprattutto la

Francia.

Pierre Dubois e l’ unità europea sotto la Francia

Europa occidentale del XIV secolo nascita degli stati territoriali, in cui il potere era concentrato pi ù nei signori

feudali che in quelle del re. La gente, inoltre, cominciò a parlare sempre più di “francesi” e di “inglesi”, anziché

riferirsi alle antiche delimitazioni territoriali.

Pierre Dubois tent ò di propugnare l’ unità europea sotto la guida del suo signore. Nella sua opera De

Recuperatione Terrae Sancte sottolinea la visione di un’ Europa organizzata sotto la potenza francese. Il suo

testo fu pensato esplicitamente per incitare il mondo occidentale ad una nuova crociata (N.B.: in quel periodo

Gerusalemme era già caduta in mano agli infedeli) ed è diviso in due parti:

la prima parte è dedicata a re Edoardo I d’ Inghilterra e diretta a tutti i sovrani d’ Europa incita un

1. rapporto pacifico tra le nazioni perché solo in questo modo si potrebbe conquistare la Terrasanta;

la seconda parte è indirizzata al re di Francia Dubois scatena il suo patriottismo, esaltando i privilegi

2. che gli spetterebbero. Era sottointeso che dovesse essere il re francese a guidare la crociata e poi

diventerebbe il re dell’ Est e dell’ Ovest.

Dubois, poi, divide le guerre in due tipi: scaramucce fra principi feudali e guerre fra stati sovrani. Accusa anche

le città stato italiane, come Genova, Venezia e Pisa perché sono sempre in continui disaccordi e ciò ha portato

alla perdita della Terrasanta. Ha proposto che lo stato che riuscisse a mettere fine alla guerra dovrebbe

ricevere un premio in denaro a spese delle parti contendenti e altre idee (come il tribunale per i sovrani che

non avessero riconosciuto l’ autorità superiore).

Il suo lavoro non innescò nessuna nuova scintilla di unità. Questo approccio, tuttavia, rivela certe

caratteristiche che ritroviamo anche ai nostri giorni, come l’ idea di costringere gli stati a fare pace.

“Europa” nel Medioevo

Nell’ Europa medievale l’ unità e l’ idea di uno stato unificato sgorgavano da due fonti:

l’ idea di una comunità cristiana

1. il retaggio globale della potenza universale dell’ impero romano.

2.

Per alcuni l’ Europa significa la cristianità unificata, per altri soltanto un’ entità geografica.

Dal XII secolo il termine “Europa” veniva usato meno frequentemente, perché lessicalmente non implicava

cariche emotive, mentre “cristianità” sì.

L’ unica cosa che univa l’ Europa nel Medioevo era la cultura (i santi, i nomi, le monete, gli aspetti legali e

pedagogici) e la civiltà, non la politica.

Capitolo III: L’ equilibrio di potenza e l’ anelito alla pace

La caduta di Costantinopoli e la ricerca di unità di fronte alla minaccia

1453 i turchi conquistarono Costantinopoli.

Così la minaccia, l’ amico comune, ovvero l’ islam, fece in modo che gli abitanti dell’ Europa si sentissero più

riuniti. Il termine “Europa” ha acquisito una carica emotiva sempre maggiore nel periodo successivo alla

caduta di Costantinopoli. Quantomeno negli ambienti letterari, l’Europa era concepita come un’ unità connotata

positivamente e degna di essere difesa contro il nemico esterno.

Siccome la fede cristiana era considerata la base fondamentale dell’ Europa, automaticamente l’ islam

diventava un fenomeno non­europeo.

I primi progetti di un’ unione europea

Dopo la conquista di Costantinopoli da parte dei turchi, cominciò a circolare per l’Europa un certo numero di

strategie per l’ istituzione di uno stato di equilibrio e di pace fra le nazioni del continente.

Georg von Podebrad (re di Boemia) & Antoine Marini proposta per l’ unificazione dell’ Europa con l’ obiettivo

di stornare la minaccia turca. Podebrad, però, voleva opporre alla Turchia un’ alleanza europea in cui il papa

non avrebbe avuto un ruolo preminente. Quest’ idea veniva diffusa soprattutto nelle corti francesi. Il piano

consisteva nell’ istituzione di una specie di tribunale per comporre i dissidi che potevano sorgere fra gli stati

membri. Ma a differenza del tribunale di Dubois, il parlamento di Podebrad sarebbe stato permanente e

sarebbe passato da uno stato all’ altro, rimanendo in ciascuno per cinque anni. Questo progetto fallì per il

mancato sostegno da parte degli altri stati.

Un’ alleanza fra ebrei, cristiani e musulmani

Cardinale Nicola Cusano reazione diversa dagli altri: non sente il desiderio di incitare i popoli d’ Europa a

cercare vendette contro i barbari turchi. Pur ammettendo che i turchi avevano commesso un’ azione

abominevole, immagina un regno abitato da ebrei, cristiani e musulmani, tutti uniti in una singola fede (poiché

sono tutte fedi monoteistiche). Non vede alcuna ragione perché non possano riunirsi sotto un’ unica religione.

Per gli ebrei e i musulmani questo significherebbe la conversione al cristianesimo. Infatti, papa Pio II spedì una

lettera al sultano Maometto II, nella quale esprimeva il desiderio di convertire i turchi al cristianesimo.

Maometto non apprezzò l’ iniziativa.

La Polonia: periferia e scudo d’ Europa

La Polonia fungeva da “cuscinetto” con l’ Oriente, ovvero era quello stato che combatteva con l’ Oriente.

Machiavelli, Erasmo e Melantone “La Polonia è l’ avamposto d’ Europa contro le invasioni dell’ Asia.”

Erasmo “Per quanto i polacchi non fossero mai considerati dei barbari, la loro recente avanzata nel campo

delle scienze, del diritto e della religione ne faceva un popolo paragonabile a quelli maggiormente sviluppati.”

Melantone “L’ Europa intera dovrebbe manifestare la sua gratitudine nei confronti della Polonia, perch é essi

si battono contro i tartari a difesa dell’ intero continente … non come i francesi e i tedeschi che si battono per

la supremazia in Italia.”

Krzysztof Warszewicki, cattolico propose la costituzione di un esercito europeo (spagnoli, francesi, italiani,

tedeschi ecc.) congiunto per combattere i turchi.

Wojciech Dembolecki, prete scrisse che Dio stava usando la Polonia come muraglia difensiva dei cristiani

contro i pagani.

La superiorità della civiltà europea

Il termine “Europa” che aveva gradualmente sostituito il termine “cristianità”, veniva usato in tre contesti:

per ispirare negli europei un senso di comune appartenenza a fronte delle minacce dall’ esterno

1. (turchi !); 7

i viaggiatori europei si convincevano (a base di quello che vedevano all’ estero) della superiorità della

2. civiltà europea a fronte delle culture degli altri continenti;

le varie parti in contrasto all’ interno erano pronte ad allinearsi in nome della sicurezza dell’ unità dell’

3. Europa.

Definizione dell’ Europa secolarizzazione: gli europei cominciano ad attribuirsi un alto grado di sapere e

civilizzazione rispetto ai barbari – considerati inferiori. (N.B.: infatti quando conquistavano l’ America e l’ Africa

gli europei nel sottomettere gli abitanti degli altri continenti si sentirono giustificati dalla convinzione della

cultura occidentale). Man mano che le culture asiatiche e africane diventavano più conosciute, il tema della

superiorità della razza bianca europea appare con regolarità.

Erasmo parla della “prosperit à dell’ Europa”.

Vari geografi descrivevano l’ Europa come un continente dal clima gentile e dal suolo fertile, un continente

coltivato senza la traccia degli spaventosi deserti africani.

Volevano sostituire “Europa” con “Iapezia” (Iapeto figura della mitologia greca, il titano padre di Prometeo e

di Atlante). Si pensava che il cambio di nome avrebbe esaltato la supremazia mondiale dell’ Europa ( Guillame

Postel).

Sempre all’ inizio dell’ età moderna il termine “Europa” cominciò ad apparire nei titoli dei librim commedie,

giornali e atlanti.

Le alleanze fra stati e l’ idea dell’ equilibrio di potenza

Tra i secoli XVI & XVII l’ Europa fu costantemente in guerra. Una delle ragioni per questo era la divisione

della chiesa occidentale fra cattolici e protestanti. La guerra si era conclusa con la pace di Westfalia (1648),

ma anche questo accordo non riuscì a garantire a lungo la tranquillità in Europa.

Balance of power: l’ idea che negasse a un singolo stato troppa forza e dunque la supremazia politica. In

particolare i Borboni e gli Asburgo erano considerati una minaccia per la pace europea.

Stato composito: non c’ erano gli stati nazionali consistenti in una singola unità. Questi stati potevano

risultare formati in due modi (secondo Juan de Solorzano Pereira):

l’ alleanza politica fra due stati (come l’ alleanza fra Inghilterra e Galles);

1. l’ alleanza che osserva il principio aeque principaliter fra due regni o principati in cui ciascuno rimane

2. un’ unità separata con le proprie leggi e i propri privilegi (come il regno di Napoli e la vari provincie

olandesi).

Dal 1620 i sovrani cominciavano a mostrare segni crescenti di insoddisfazione per queste forme di alleanza.

Il problema della pace in Europa divenne più pressante con l’accumulo di potere sempre maggiore da parte di

determinate case regnanti (quelle di Francia e di Spagna).

XVIII secolo la Russia, la Prussia e l’ Austria divennero grandi potenze europee.

L’ Umanesimo universale di Crucé

Emeric Crucé favorevole a un’ alleanza politica in Europa sufficientemente forte da conservare la pace.

Secondo lui i disaccordi tra gli stati erano solo “conflitti politici che l’ umanità è in grado di risolvere altrimenti”.

(N.B.: Erasmo da Rotterdam diceva lo stesso + il suo testo Querela pacis si basava sull’ idea che la guerra

sia contraria al Vangelo + parlava di fratellanza cristiana e che solo facendo pace gli stati europei potevano

combattere contro i turchi).

I quattro motivazioni essenziali alla guerra secondo Crucé:

le questioni d’ onore

- gli interessi di parte

- il desiderio di raddrizzare torti

- le manovre militari.

-

Il suo progetto indica Venezia come luogo dove i differenti paesi possano incontrarsi per comporre le loro

divergenze. Dice che la comunità di pace dovrebbe essere allargata ai rappresentanti di Cina, India, Giappone

e Marocco. Nel consiglio dei rappresentanti, a turno, ogni paese fungerebbe da presidente. Ognuno sarebbe

obbligato ad adeguarsi alle decisione della maggioranza.

Questo suo progetto è interessante perché si tratta di una visione di alleanza universale, comprendente il

mondo intero. Purtroppo però, la realtà politica del XVII secolo rimane molto lontana dall’ idea di umanità

universale.

Il pragmatismo europeo di Sully

Maximilian de Bethune, duca di Sully ministro delle finanze del re Enrico IV di Francia. Fece un progetto per

garantire la pace nell’ Europa. In esso afferma che le tre religioni dominanti in Europa ­ cattolicesimo,

calvinismo e luteranismo ­ sono ormai consolidate da non esserci più ragione di distruggersi l’ una con l’ altra

(= prima formula di pace europea basata sul riconoscimento della divisione del continente in tre confessioni

religiose). Considerava la chiesa orientale tanto eretica da poter essere ignorata.

Secondo Sully l’ Europa dovrebbe essere divisa in

sei monarchie ereditarie Francia, Spagna, Inghilterra, Danimarca, Svezia e Lombardia;

- cinque monarchie elettive Germania, Vaticano, Polonia, Ungheria e Boemia;

- quattro repubbliche sovrane Venezia, Italia, Svizzera, Paesi Bassi.

-

L’ organo unitario di tutti gli stati era una specie di senato. Non era permesso ad alcun stato non­cristiano di far

parte dell’ alleanza; al contrario, era prevista una crociata unitaria per la Turchia.

In più, questo piano era un tentativo di combinare gli ideali medievali di un impero e una comunità cristiana

abbraccianti tutta l’ Europa con l’ idea di una politica basata sull’ equilibrio di potenza fra stati sovrani e regime

monarchico.

William Penn e il piano di pace europea

Il concetto di Europa viene associato sempre più chiaramente alla politica di equilibrio di potenza, tolleranza

religiosa ed espansione commerciale degli stati sovrani. Tutti i progetti finora discussi sono stati prodotti dai

francesi.

Quaccheri gruppo radicale, pacifista, sorto in Inghilterra a met à del secolo XVII e convinto della necessità

della più ampia tolleranza religiosa e politica.

William Penn nel 1861 fond ò la colonia di Pennsylvania, dove gli amici quaccheri tentarono di mettere in

pratica i loro principi pacifisti.

Una caratteristica interessante del suo progetto sta nel fatto che il numero dei parlamentari a cui ciascun stato

ha diritto deve essere determinato in base a criteri economici e non politici. Secondo lui gli otto vantaggi che

derivano dall’ alleanza per la pace europea sono:

avrebbe fine l’ inutile strage fra cristiani;

- ciò innalzerebbe il prestigio della fede cristiana agli occhi dei non­cristiani;

- esso farebbe risparmiare denaro pubblico e privato

- alle città e ai villaggi sarebbero risparmiate le devastazioni e le sofferenze tipiche della guerra;

- uno stato di pace renderebbe più facile viaggiare e commerciare;

- se la Turchia fosse compresa nell’ accordo, cesserebbe di essere una minaccia sui confini orientali d’

- Europa;

il piano rafforzerebbe i vincoli di amicizia fra le famiglie regnanti d’Europa allontanando ancor più la

- possibilità di una guerra;

principi e sovrani d’ Europa potrebbero d’ ora in avanti scegliere le loro spose per amore invece che in

- base ai calcoli politici che il matrimonio comporta. 9

La proposta di John Bellers ai governanti d’ Europa

John Bellers “Some reasons fora n European State” è dedicato a tutti i sovrani d’ Europa. Il suo progetto è

fondato sull’ ormai familiare idea di un congresso annuale a cui partecipino i rappresentanti dei vari stati

membri. La sua idea è innovativa nel fatto che volesse dividere l’ Europa in un centinaio di cantoni o province,

aventi diritto ciascuno ad inviare un rappresentante in un senato europeo unificato.

Fra i due quaccheri, Penn dà più spazio all’ elemento politico nel suo trattato, che risulta più sistematico,

mentre Bellers ha maggiore fiducia nel potere costruttivo di una fede comune.

L’ Abbe de Saint­Pierre e la pace perpetua in Europa

Saint Pierre il suo progetto apparve nel 1713. Il suo piano è basato sul riconoscimento dello status quo in

Europa e non prende in considerazione stati non europei. Nel suo progetto c’ è l’ idea di un’ Europa fondata

dai reami e dalle repubbliche d’ Europa. Egli boccia l’ idea, avanzata da alcuni filosofi precedenti, di una

federazione che abbracci il mondo intero, perché le lunghe distanze la renderebbero impraticabile. Secondo lui

anche l’ Asia e l’ Africa dovrebbero fondare delle proprie leghe, così poi potrebbero collaborare con l’ Europa.

Secondo lui uno stato con una popolazione di almeno un milione e duecentomila anime può essere qualificato

come stato indipendente e che stati più piccoli dovrebbero riunirsi in gruppi. Saint­Pierre pensa che l’

inclusione della Russia sia troppo rischiosa e non gli sembra il caso di far entrare la Turchia.

Considerando insieme le proposte di Crucé, Sully, Penn, Bellers e Saint­Pierre, si può dire che condividano

tutte l’ idea che sia possibile porre termine alla guerra grazie alla creazione di una federazione di stati. Non

concordano su chi debba far parte di questa alleanza e sui modi di funzionamento, ma i loro punti di vista

hanno senza dubbio gli stessi presupposti.

Le critiche di Rousseau

Jean Jacques Rousseau scrisse un opuscolo sul progetto di pace dell’ Abb é. Ha criticato l’ idealismo che

informa i piani di pace.

Le sue critiche sono radicali ai primi progetti di pace. È il primo filosofo che mette in rilievo il gap fra gli obiettivi

e i mezzi proposti per raggiungerli. E se la nascita dell’ alleanza europea si rivelasse davvero tanto dolorosa, si

può ancora pensare che un fine nobile giustifichi i mezzi? La visione pessimista e profetica di Rousseau si

alzava appena un paio di decenni prima della grande rivoluzione francese frustrando, ancora una volta, i sogni

di pace perpetua in Europa.

Termine “Europa” nel Settecento era usato nel pensiero politico protestante, in regolare uso e aveva quasi

del tutto sostituito il precedente “cristianità”.

L’ europeismo illuminista differiva per un aspetto cruciale dall’ umanesimo rappresentato da Erasmo, i cui valori

paneuropei erano in buona misura fondati su una religione comune.

Capitolo IV: Nazionalismo, federalismo e Stati Uniti d’ Europa

Edmund Burke e l’ ideale europeo

Edmund Burke politico inglese di fine Settecento. Secondo lui l’ Europa rivoluzionaria era equivalente al

tramonto del continente; infatti, Burke concepiva l’ Europa come un corpo in cui le tradizioni e i costumi

contassero ben più dei fattori economico – giuridici razionali.

Nei suoi saggi osserva che le guerre fra gli stati europei non sono mai riuscite a distruggere del tutto il comune

senso di affinità. Anche in guerra, gli stati d’ Europa sono più vicini fra loro che non agli stati non europei non

europei in condizioni di pace. La ragione per ciò va cercata nelle istituzioni che sono comuni a tutte le nazioni

d’ Europa: la fede cristiana, il governo monarchico, il diritto romano, costumi ed educazione simili.

L’ Europa per Burke è un’ unità culturale derivante da un comune retaggio storico.

L’ Europa di Napoleone e l’ eredità della rivoluzione

Napoleone l’ Europa ideale di Napoleone era un’ Europa francese. La Francia avrebbe governato le altre

nazioni europee, e l’ Europa sarebbe diventata uno stato federato alla Francia o una parte dell’ impero

francese.

Il cosmopolitismo europeo significava per Napoleone la sottomissione all’ ethos francese.

Novalis, Blake e l’ Europa di epoca romantica

Novalis la sua opera è stata vista come un ritorno nostalgico all’ Europa cristiana del Medioevo, cioè avanza

la visione profetica di un’ Europa in cui la fede cristiana sia assunta a un livello inedito e ben più elevato.

William Blake sostiene che n é il passato né il presente dell’ Europa sono vincolati alla fede cristiana. In

questo dunque egli differisce da Novalis. Egli vede l’ Europa come campo di battaglia fra forze sovrumane,

una specie di variante sul tema eterno del conflitto bene e male.

Federazione europea o mosaico di stati nazione?

Immanuel Kant Zum ewigen Frieden (1795), di natura filosofica progetti

Joseph von Görres Der allgemeine Frieden, ein Ideal (1798) di pace

Friedrich Gentz Über den ewigen Frieden (1800) perpetua

I difensori dell’ antico regime

Al Congresso di Vienna del 1815 tutta l’ Europa tornò sui suoi passi fino alla vecchia politica di equilibrio di

potenza. L’ obiettivo del Congresso della Santa Alleanza era restaurare, sotto la guida del principe di

Metternich, l’ equilibrio del periodo prerivoluzionario e la pace fra le nazioni europee.

Sulla scia del congresso di Vienna risuscità anche la vecchia idea della pace perpetua e nel 1815­16 si

svolsero numerosi congressi di pace in città europee e americane.

Jeremy Bentham il suo piano era simile a quello di Saint­Pierre.

William Ladd nella sua opera tenta di infondere nuova linfa alla tradizione accordando la lega delle nazioni

con i principi democratici e di governo americani. 11


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Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2014-2015

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