Estratto del documento

Prefazione

Questo è un libro sull’idea dell’Europa e una riflessione storica sull’essere europei. La spinta verso l’unificazione cominciata con la seconda guerra mondiale segna un’era del tutto nuova per la storia dell’Europa. È da secoli che si scrivono saggi sull’Europa e sull’europeismo. Gerard Delanty ha illustrato una distinzione fra due idee, identità e realtà concrete: un’Europa prima come idea culturale e, quindi, come identità politica consapevole. Oggi l’Europa è diventata anche una realtà geopolitica. Iver B. Neumann dimostra che dopo il crollo del socialismo sono tornate in auge idee come quelle che prevalevano nella Russia del secolo XIX. Le tesi esposte in questi dibattiti storici erano di natura teorica e non hanno mai cercato di offrire soluzioni ai problemi politici concreti come invece vorrebbero fare le odierne filosofie.

Divisione del libro

Prima parte

La prima parte racconta cronologicamente la storia dell’idea dell’Europa. Riguarda essenzialmente i contesti nei quali è stata sollecitata la questione dell’Europa nei differenti periodi storici e le finalità a cui avrebbe dovuto rispondere la ricerca dell’unità. Essa evidenzia le tendenze all’integrazione politica europea, per esempio le concezioni storiche della forma e dell’attuabilità di un’unione europea.

Seconda parte

La seconda parte del libro prende in esame alcune problematiche vitali per l’identità europea, che negli anni più recenti sono state al centro dell’attenzione. Essa riguarda essenzialmente i confini dell’Europa, nel senso geografico e, specialmente, nel senso psicologico del termine. Il capitolo XII si pone una domanda importante: come dovrà essere scritta in futuro la storia dell’Europa, in una prospettiva nazionale, europea o globale?

Capitolo I: Le radici mitologiche e geografiche dell’Europa

Il ratto d’Europa

Nei tempi antichi il termine “Europa” conobbe due diversi contesti: uno mitologico e uno geografico. La parola greca “eurus” significa “ampio”. La forma femminile “europa” si pensa indichi una donna dal volto molto bello, largo e dai grandi occhi (= tipico della mitologia antica! ). I termini “Europa” e “Asia” avrebbero le loro radici nella lingua accadica di Mesopotamia, dove asu e acu significano “alzarsi” e “erib” e “erebu” significano “entrare”. I primi indicherebbero quindi l’alba, l’Oriente, i secondi il tramonto, cioè l’Occidente.

Storie su Europa

  • Esiodo: Cita Europa come figlia di Oceano e Teti, madre di tutti i corsi d’acqua, e Asia come una delle sue sorelle.
  • Ovidio: Presenta Europa come figlia di Agenore, a sua volta figlio della ninfa Libia e di Poseidone.
  • Omero: La più nota delle leggende mitiche descrive Europa come figlia di Fenice. Essa fu rapita da Zeus il quale, nelle sembianze di un toro bianco, attraversa il mare con lei sulla groppa fino all’isola di Creta. Qui i due si congiungono e dall’unione nascono Minosse, Radamante e Serpedone, che una volta morti diventano giudici nel mondo dell’aldilà.

Si dice poi che Cadmo, fratello di Europa, abbia girovagato per Creta alla ricerca della sorella e che sia ritornato con le lettere dell’alfabeto dei greci. Si pensa che questo mito faccia parte della faida fra greci e troiani: i troiani hanno rapito Io (la figlia di Argo) e i greci hanno rapito Europa per vendetta.

L’espansione geografica dell’Europa e il limite continentale

Il termine “Europa” viene usato per la prima volta nell’Inno ad Apollo, nel quale si parla di “quanti abitano il fertile Peloponneso, l’Europa e le isole circondate dal mare”. Gradualmente gli antichi greci acquisirono una conoscenza più precisa della loro geografia locale e delle coste del Mediterraneo.

Erodoto scrisse che i suoi contemporanei dividevano il globo in tre parti: Europa, Asia e Libia (Africa). In precedenza il mondo veniva diviso in due parti soltanto, Est e Ovest. Ovviamente l’Europa descritta da Erodoto era più piccola dell’Europa geografica odierna. Tuttavia non riusciva a spiegarsi perché il mondo (che infine è un’entità) dovesse essere diviso in tre parti, e per di più con nomi di donna. Non capiva poi l’etimologia della parola Europa, però trovava lo spazio per commentare la storia del ratto d’Europa.

Est e Ovest: barbarie e civiltà

“Barbaros” indica un uomo borbottante, dal linguaggio confuso – una persona che non sa parlare il greco – e alla quale viene attribuito un deficit razionale. Con questo termine i greci descrivevano le culture ‘inferiori’: le culture africane e, soprattutto, quelle asiatiche. Nel Medioevo il termine “barbaro” assunse un significato differente. Barbari erano i non cristiani e “barbaro” divenne sinonimo di “pagano”. Il confronto dei diversi continenti e dei loro abitanti è un tema ricorrente nella letteratura greca, infatti venne trattato da tanti filosofi e non.

Ippocrate scrisse Arie, acque e luoghi. Il contrasto fra elleni e barbari sta nella fondamentale dicotomia fra Est e Ovest, Asia e Europa, e le differenze sarebbero in parte dovute al clima – esso influirebbe sulla qualità del raziocinio, e in parte alle condizioni politiche. Tuttavia quest’opera non pone affatto gli europei e Ippocrate intende i greci, innanzi agli asiatici. Ai suoi occhi, infatti, il tranquillo e indolente modo di vita degli asiatici non è da invidiare giacché è sintomo di debolezza mentale. Secondo lui la gente che vive fra le montagne è più robusta, resistente e fiera degli abitanti di pianura.

Aristotele attribuisce ai greci i tratti migliori sia degli asiatici che degli europei e li considera potenzialmente in grado di governare il mondo intero.

L’impero romano e i limiti geografici dell’Europa

L’impero romano NON fu la prima grande potenza europea, perché era più una superpotenza globale che una grande potenza europea. L’etnocentrismo di Roma si basava sull’idea non di un’Europa unita ma di Roma come centro del mondo. L’impero romano fu la prima grande potenza a comprendere la maggior parte d’Europa, ma Roma non può essere descritta come potenza europea. Neppure la civiltà romana fu prevalentemente europea e lo divenne sempre meno con il passare del tempo. Una delle ragioni di ciò era la concezione ellenistica dell’intero mondo abitato come unica comunità culturale, un’unità comprendente tutti gli esseri umani. Gli influssi culturali circolavano ampiamente all’interno dell’impero romano, soprattutto da Oriente verso Occidente. L’eredità filosofica dell’Est e numerose religioni mistiche orientali si diffusero nella società romana ed ellenica.

Virgilio, nell’Eneide, narra delle origini mitiche dell’impero romano; le radici di Roma vengono fatte risalire a Troia e l’impero diventa un pilastro di una civiltà trasferita da Oriente ad Occidente. In epoca romana, dunque, Europa non era un concetto ideologico e il termine era usato soprattutto in un contesto geografico.

Strabone, storico greco, scrisse Geographica, in cui espose una descrizione dell’Europa senza precedenti. Reputava l’Europa la più varia come topografia e la più idonea allo sviluppo dell’uomo e delle società umane. Secondo lui la forza dell’Europa avrebbe aiutato gli altri continenti a svilupparsi. Per lui l’Europa comprendeva la penisola iberica, l’area celtica fra i Pirenei e il Reno, la Britannia e a Est si estendeva fino alla valle del Danubio. Le vallate dell’Europa avevano un clima mite e abitanti pacifici; le regioni montagnose ospitavano fieri guerrieri. In tempo di guerra era completamente autosufficiente: ricca di cibo e minerali, al massimo aveva necessità di importare spezie e pietre preziose. Era un continente pieno di bestiame e con pochissime pietre preziose.

Plinio il Vecchio scrisse una Historia naturalis. Divide i continenti nel modo ormai consueto (Europa, Asia, Africa), annunciando che avrebbe parlato prima dell’Europa perché i suoi abitanti avevano conquistato gli altri paesi ed erano in generale superiori. Ma il suo testo manca, rispetto a quello di Strabone, del netto contrasto fra Europa da un lato e Asia e Africa dall’altro. Inoltre Plinio non confronta le genti europee e quelle asiatiche in base ai loro tratti caratteristici o ai loro sistemi politici, secondo la maniera ancora prevalente negli scritti ippocratici. Infine, egli non vede nell’espansione dell’impero romano un fenomeno specificamente europeo. Poi, egli non sa nulla della Scandinavia.

Tolomeo, uno dei massimi geografi dell’antichità, aveva un’idea più precisa di dove arrivassero i confini dell’Europa, ma ai suoi giorni ottenne poco credito. Sotto Traiano l’impero romano raggiunse la massima espansione. Il Mar Mediterraneo veniva chiamato mare nostrum, perché il dominio romano ne abbracciava tutte le coste. Seguì poi il pax romana, periodo di quasi due secoli durante i quali i romani non tentarono più di conquistare nuovi spazi, preferendo di concentrarsi nell’amministrazione di quanto era già sotto il loro dominio.

Dopo lo scisma del 395, la parte orientale dell’impero con Costantinopoli diventava sempre più orientale e di lingua greca. Essa tendeva a combaciare per lo più con la tradizione della Roma imperiale. Il termine “Europa” veniva sempre più usato per indicare la parte ovest che cominciava a basarsi sul cristianesimo latino. A poco a poco l’Europa e l’Occidente divennero sinonimi di cristianesimo.

I figli di Noè e la divisione del mondo

Il capitolo IX della Genesi racconta la storia dei tre figli di Noè (Cam, Sem e Iafet) e della loro discendenza dopo il diluvio. Essi lasciarono l’arca e Cam divenne il padre di Canaan. Secondo la storia della creazione, tutte le genti del mondo discendono dai tre figli di Noè. Noè si ubriacò e si addormentò nudo e Cam lo vide in quelle condizioni. Lo raccontò agli altri due fratelli che coprirono il padre. Svegliatosi, Noè maledì Cam e tutti quelli che sarebbero nati da lui.

Europa: discendenti di Iafet
Asia: discendenti di Sem
Africa: discendenti di Cam (infatti gli africani erano schiavi dell’Europa e dell’Asia, cioè degli altri due fratelli di Cam).

Chiunque vivesse nell’Europa antica avrebbe definito se stesso europeo. Durante il dominio dei romani veniva evidenziata l’idea di Roma come centro del potere mondiale; il termine “Europa” aveva un retroterra mitologico. Man mano che la tradizione cristiana guadagnava terreno, la divisione in continenti fu legata, sempre più regolarmente alla storia testamentaria dei figli di Noè: in questo modo diventava possibile spiegare la divisione del mondo pagano in continenti e rafforzare la visione di un’Europa cristiana agli altri continenti.

Capitolo II: Cristianità ed Europa nel Medioevo

Il regno di Carlo Magno: la prima Europa?

Dopo la caduta dell’impero romano (476) il territorio si frammenta in aree più piccole, tutte isolate fra loro. L’impero d’Oriente sopravviveva, a Occidente, invece, stavano migrando le genti slave e l’islam stava sorgendo. Così il legame tra l’impero d’Oriente e le parti occidentali dell’impero si stavano indebolendo.

VII secolo

Il futuro dell’Europa occidentale parve in pericolo. Le popolazioni germaniche insediatesi in Europa occidentale non nutrivano alcun senso di appartenenza comune. Gli unici che stavano facendo uno sforzo per unificare lo stato erano i franchi con Carlo Magno (incoronato a imperatore la notte del natale dell’800). A questo punto esistevano tre centri di potere nella “grande area di influenza romana”:

  • L’impero romano con Costantinopoli
  • Il califfato di Baghdad
  • Il regno franco governato da Carlo Magno da Aquisgrana

Dato l’impegno dei franchi di conseguire uno stato unitario, molti storici del passato hanno definito questo periodo come “nascita dell’Europa”. Il termine “Europa” durante il Medioevo fu usato per destare sentimento di solidarietà a fronte di una minaccia comune (agli arabi). L’esercito di Carlo Martello (nonno di Carlo Magno) che si scontrò con gli arabi a Poitiers era costituito da truppe “europee” che, dopo avere conseguito la vittoria “se ne tornarono alle loro terre”.

I franchi e l’Europa

  • Hanno bloccato il processo centrifugo in Europa (vitale per lo sviluppo seguente delle società europee)
  • Riuscirono ad unificare gran parte del territorio della Francia
  • Generarono un’informità di pensiero e attitudini intellettuali simboleggiate dalla nascita di una scrittura uniforme: il carolingio minuscolo
  • Diffusero ideali sociali: feudalesimo

L’impero franco, comunque, non controllava l’intera Europa, poiché l’impero romano continuava ad esistere. Quindi la creazione di uno stato franco portava unità, ma soprattutto un dualismo e una dicotomia riguardo all’Europa. Dal concilio di Francoforte del 794 i franchi tentarono di confinare il cristianesimo nella parte dove il papa aveva scarsa influenza. Ne conseguì uno scisma fra le chiese d’Oriente e di Occidente, tappa iniziale di un processo che termina con la netta separazione fra le due chiese nel XI secolo.

“Europa” sotto Carlo Magno fu usato per sottolineare l’unità del suo regno. L’esercito degli europei, invece, indicava l’esercito guidato da Carlo Magno, era in maggioranza costituito da cristiani, ma anche da non – cristiani (altrimenti avrebbero parlato soltanto di esercito dei cristiani).

Cristianesimo e unità europea

Nell’Europa del Medioevo si possono individuare tre contendenti per il potere:

  • Partigiani del papa: volevano la massima espansione della cristianità, fino ad abbracciare il mondo intero;
  • Partigiani dell’imperatore: anch’essi volevano la massima espansione della cristianità, ma, a differenza dei partigiani del papa, volevano che fosse l’imperatore a guidare l’impero;
  • Stati nazionali: puntavano sulla supremazia regia e volevano che un singolo stato controllasse l’intero territorio europeo.

La Chiesa adottò una strategia diversa, finalizzata ad unire i popoli d’Europa in un impero cristiano che avrebbe assicurato la loro indipendenza come unità separate. La sede apostolica divenne più internazionale (= il papa poteva provenire da uno dei tanti stati europei). Il latino era la lingua franca d’insegnamento e le lauree conferite dalle varie università europee erano altamente equiparabili. Le crociate presentavano un fronte unito sotto la guida del papa per la prima volta! Nemici comuni: la chiesa orientale e l’islam proveniente dalla Spagna. Durante il Medioevo emerse l’idea di un mondo diviso fra cristiani e tutti altri.

Christianismus e christianitas venivano usati per indicare la parte del mondo abitata da cristiani, cioè la “cristianità”. Il termine “barbaro” coprì sempre più l’accezione di non cristiano, anziché di non-umano. Molto più comune fu l’antitesi “cristiano” e “pagano”. Ruggero Bacone (XIII secolo) fu l’unico a sostenere che i pagani avessero un grado di attività e di scambi sociali più alto dei cristiani. Era molto più comune la convinzione cristallizzata nelle parole della Chanson de Roland “i pagani sbagliano, i cristiani sono nel giusto.”

Papa Gregorio VII: con lui si vide la cristianità come qualcosa di chiaramente definito in senso fisico territoriale (fines Christianitas: i confini della cristianità).

Urbano II: il termine christianitas assume diversi significati nel suo discorso. Si sottolinea la missione universale dei cristiani, comprendendo il ramo orientale della chiesa nella comunità cristiana. Poi si ascrive alla chiesa un ruolo regionale assegnando pari enfasi alla natura sacramentale e a quella politico della fratellanza cristiana. Urbano riprende anche la distinzione tradizionale fra cristiani e barbari. Nel suo discorso è di particolare interesse l’idea di una comunità cristiana universale. I cristiani sono infatti un unico popolo: qui è ovvia l’analogia con l’impero universale romano.

Innocenzo III: parla di un popolo cristiano distribuito in vari paesi (populus Christianus), di interessi congiunti dei cristiani, di territori cristiani (terrae Christianorum) e di confini della cristianità (fines Christianorum).

Imperatore, chiesa e stati territoriali alla svolta del secolo XIV

Europa nel XIII secolo: declino economico, peste (la Morte Nera), la peggiore catastrofe demografica mai abbattutasi sul continente. La chiesa cristiana era divisa in due: Oriente e Occidente. Dante: contrario al disegno del papato che mirava al potere secolare e (retoricamente) scrive che i popoli d’Asia e Africa sono contrari alle intenzioni del papa (De monarchia). L’unità europea veniva usata come copertura per smodate pretese di espansione territoriale: Dante su questo intende colpire.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/02 Storia moderna

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