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Riassunto esame Storia dell'Europa, prof. Zannini, libro consigliato Europa - Storia di un'idea e di un'identità, Mikkeli Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di storia dell'Europa del professor Zannini, basato su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato dal docente del libro Europa - Storia di un'idea e di un'identità di Heikki Mikkeli p. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le radici mitologiche e geografiche dell’Europa, Est e Ovest: barbarie e civiltà, l'espansione geografica dell’ Europa... Vedi di più

Esame di Storia dell'Europa docente Prof. A. Zannini

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Nel corso del secolo XIX i romantici si baloccarono con grandi progetti e

idilliache visioni, però vanno comunque registrati alcuni passi concreti nel corso

dell’ unificazione. Dal 1819 in poi si attuarono ei territori tedeschi sforzi per

istituire un’ unione doganale, patrociniata dall’ economia Friedrich List. L’

unione doganale fu realizzata nel 1843 e rimase in vigore fino all’ unificazione

della Germania nel 1871.

Il federalismo e l’ idea di una federazione europea

1830 – 1880  il periodo in cui le basi giuridiche e teoriche per un’ Europa

federalista abbiano ricevuto la più ardente attenzione. Già Rousseau aveva

cominciato a trattare il problema.

Joseph Proudhon  criticava gli stati nazione per il loro conservatorismo. Era

convinto che essi fossero regrediti a una situazione pre-1815 e che questa non

fosse una manifestazione di progresso europeo.

Sottolineava il diritto dei popoli di autogovernarsi. Secondo lui il vero stato è la

comune.

L’ esempio svizzero e i suoi critici

Nel discutere il potenziale per una federazione come quella degli Stati Uniti d’

America, i filosofi presero in considerazione anche esempi più vicini. I loro occhi

caddero sulla Svizzera, che a molti sembrò essere l’ esempio ideale.

Gli euroscettici

I romantici avevano pochi suggerimenti pratici da dare su come il nazionalismo

potesse essere rimpiazzato in concreto dalla cooperazione europea.

Jacob Burckhardt, storico svizzero  sente che in un certo senso l’ unione

europea esiste già: l’ Europa come nostra patria.

Pensatori come lui non approvavano i progetti mirati all’ integrazione europea

perché temevano che avrebbero stravolto quella diversità che invece andava

considerata elemento integrante dell’ ethos europeo.

Imperialismo e internazionalismo

XIX e XX secolo  l’ epoca dell’ imperialismo nella storia dell’ Europa.

“Fardello dell’ uomo bianco”  la credenza nella superiorità della civiltà

occidentale e nel dovere della razza bianca di diffonderla in ogni angolo della

terra.

John Hobson  secondo lui l’ imperialismo stava trasformando l’ Inghilterra in

un parassita economico e in una potenza paralizzata dalla sua stessa forza.

Pensava che solo il più schietto internazionalismo sarebbe in grado di dare

fondamenta durevoli alla scelta razionale e alla concorrenza fra le diverse

nazioni. In una federazione dell’ Europa o degli stati occidentali ognuno di

questi avrebbe mantenuto la propria vitalità, ma a patto che la federazione non

si fondasse sull’ imperialismo.

Lenin e Rosa Luxemburg  promosero una risoluzione che prevedeva che nel

caso di guerra si sarebbe dovuto porre termine alle ostilità il prima possibile,

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trasformando la conseguente crisi economica e politica in opportunità di

insurrezione e rovesciamento del regime capitalistico (Congresso dell’

Inernazionale, 1907).

I dubbi alla svolta del secolo

La svolta del secolo garantì un suolo fertile per un più articolato esame della

natura dell’ europeismo.

Nietzsche  scrive che gli europei del suo tempo si assomigliano sempre più gli

uni agli altri e, attraverso il processo di democratizzazione, finiscono per

diventare esemplari di un armento. D’ altra parte egli sostiene che i miopi

politici europei infiammati da sentimenti nazionalistici stanno facendo del loro

meglio per portare l’ Europa alla disintegrazione.

Nietzsche pensa quindi che la mescolanza delle razze porti alla nascita di una

specie più nobile di uomo europeo, sostenendo anche che l’ Europa debba

assorbire influenze sia da Ovest che da Est.

Alla svolta del secolo l’ Europa venne avvolta in un’ ondata di pessimismo che

travolse la fiducia nel rapido progresso dell’ umanità e nel futuro della civiltà

occidentale. L’ Europa era considerata come lo stadio finale e suntuoso della

storia dell’ umanità.

Capitolo V: Nasce una nuova speranza: il periodo fra le due guerre

Le cicatrici della prima guerra mondiale

Gli anni seguenti la prima guerra mondiale furono caratterizzati da un’ ondata

di pessimismo. La gente si domandava se la cultura del mondo occidentale in

generale, e dell’ Europa in particolare, avesse un futuro. L’ Europa era in rovina

e l’ instabilità nell’ ambito politico incrementava il pessimismo. Ora si temeva

la concorrenza non solo degli Stati Uniti, ma anche della Russia bolscevica e del

Giappone: l’ Europa aveva dunque perduto in maniera irrevocabile la sua

posizione di guida economica, politica e spirituale del mondo.

La Società delle Nazioni  qualcosa di nuovo per l’ uomo europeo. Per la prima

volta le relazioni fra gli stati facevano capo a un’ istituzione organizzata

permanente, sebbene la Società non fosse confinata all’ Europa soltanto.

Il principio del paneuropeismo

Richard Coudenhove  il movimento paneuropeista aveva il centro nella sua

Vienna ed era basato sull’ idea di un’ Europa unita, federale.

Per quanto invitasse la gente a guardare avanti, anche lui spesso si voltava alle

precedenti epoche della storia del continente:

la prima Europa  l’ antica Grecia

1. la seconda Europa  Roma

2. la terza Europa  il regno di Carlo Magno

3. la quarta Europa  il papa unificò i confini dell’ Europa che erano gli stessi

4. della fede cattolica

la quinta Europa  l’ assolutismo illuminato

5. la sesta Europa  dopo la prima guerra mondiale – gli Stati Uniti d’

6. Europa, la Federazione Paneuropea.

Coudenhove pensava che l’ Europa non fosse minacciata solo da Est. Era

proprio grazie alla loro federazione che gli Stati Uniti d’ America avevano

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raggiunto uno sviluppo economico senza precedenti. Egli considerava l’

America come un apprendista che stava soggiogando il suo vecchio maestro, l’

Europ. Mentre la Russia sovietica voleva conquistare l’ Europa, gli Stati Uniti la

stavano comperando.

Il paneuropeismo e i suoi rapporti con l’ imperialismo e il nazionalismo

Coudenhove-Kalergi  considerava le regole ella Società delle Nazioni troppo

meccaniche, fatte in modo che ogni nazione del mondo potesse entrarvi.

Questo significava però che gli stati non europei potevano decidere degli affari

europei, cosa che egli sentiva profondamente ingiusta: l’ Europa doveva essere

degli europei.

Altri movimenti europei

Friedrich Neumann  lavorava ad una federazione di stati centro-europei che

chiamava Mitteleuropa. Essa era l’ idea di una federazione centro – europea

guidata dalla Germania.

Il piano Briand

Il piano Briand  tentativo di trasferire il dibattito sull’ integrazione da materia

di opuscoli filosofici a fine politico dei governi. Il memorandum sull’ unità

europea preparato dal ministro degli Esteri francese esortava alla

collaborazione fra gli stati europei alla soglia degli anni trenta.

Aristide Briand pubblicò il memorandum finalizzato allo sviluppo della

cooperazione federale in Europa, sottolineando comunque che questa

cooperazione non avrebbe compromesso la sovranità di ciascun stato.

L’ esito del suo memorandum fu labile. Nell’ autunno 1930 l’ XI assemblea

generale della Società delle Nazioni istituì una commissione separata per

valutare la creazione di una federazione europea. Sminuendo

considerevolmente l’ originaria iniziativa francese, la commissione si limitò a

prevedere una cooperazione economica e si riunì soltanto un’ altra volta dopo

la morte di Aristide Briand (1932).

La nascita del nazionalsocialismo e il destino del paneuropeismo

All’ inizio degli anni trenta, quando nacque il movimento del

nazionalsocialismo, la Società delle Nazioni si rivelò incapace di funzionare

come guardiano dell’ ordine internazionale. Così, il movimento paneuropeo non

poté più agire in Germania.

Alla vigilia della seconda guerra mondiale, mentre le truppe hitleriane

invadevano l’ Austria, Coudenhove-Kalergi emigrò negli Stati Uniti insieme a

molti altri. A seguito dell’ Anschluss, la federazione paneuropea perse la sua

base e gli archivi: la Gestapo distrusse ogni traccia dell’ organizzazione, che fu

proibita.

Dopo la guerra Coudenhove-Kalergi rientrò in Europa e riprese a propagandare

l’ unità europea. Il movimento, però, tenne ancora qualche congresso negli

anni cinquanta e poi cadde nell’ oblio.

Il significato del periodo fra le due guerre per l’ integrazione europea 17

Verso la fine degli anni venti, i nuovi ideali sponsorizzati dal movimento

paneuropeo, come la difesa della pace, la paura del bolscevismo incombente e

l’ idea dell’ integrazione economica, caddero su un terreno fertile. Ma negli anni

trenta le stesse idee attrassero sempre meno.

Coudenhove-Kalergi faceva molto affidamento sui suoi rapporti personali

(Germania – Francia).

Il paneuropeismo di Coudenhove-Kalergi non divenne mai un movimento

politico di massa, coagulato in un manifesto chiaramente formulato per un’

identità europea.

Capitolo VI: Dopo la seconda guerra mondiale: i passi verso l’ Unione europea

La ripresa della guerra

Dopo la seconda guerra mondiale, l’ Occidente era spaventato dall’ Unione

Sovietica: la diffusione del comunismo era percepita come una minaccia a cui

poteva far fronte solo un’ Europa occidentale forte e unita.

Anche mentre la guerra stava infuriando, molti europei si sforzarono di

formulare ipotesi per una nuova Europa. Queste fazioni, unite nel loro sforzo di

combattere il fascismo, tentarono di immaginare i lineamenti sociali di un’

Europa post-bellica in uno spirito di fratellanza. In Italia, Altiero Spinelli scrisse

un manifesto per un’ Italia unita e federalista che poi diffuse fra i membri della

resistenza italiana.

Movimento federalista europeo (1943)  sulla base del progetto di Spinelli che

cercava l’ appoggio e la collaborazione di gruppi analoghi in altri paesi. Questo

movimento si diffuse con l’ importante Congresso di Ginevra (1944), dove fu

annunciato un programma per un’ Europa federalista improntato alle idee di

Spinelli. Questa Europa federalista sarebbe stata un’ alleanza sovranazionale

con una propria costituzione e direttamente responsabile verso i popoli d’

Europa ma verso nessun governo razionale in particolare. L’ alleanza avrebbe

avuto un proprio esercito e non sarebbe stato permesso nessun altro.

Nelle fasi finali della guerra sembrava che la Gran Bretagna fosse lo stato più

idoneo a contrastare avventure militari come quella prodotta dalla Germania.

Ci si aspettava che Winston Churchill rimanesse al potere una volta conclusa la

guerra. Nel 1940 Churchill si diede da fare per trovare un accordo con la

Francia sull’ istituzione di un’ unione anglo-francese, ma il crollo della Francia

mise termine a tutti quegli sforzi. Quando il partito laburista andò al potere in

Inghilterra nel 1945, le attitudini verso l’ unità europea non erano affatto così

entusiastiche come prima della guerra, quando tutti gli sforzi erano mirati a

costruire un’ alleanza capace di far fronte a un nemico come la Germania

nazista.

I vari passaggi dell’ integrazione post-bellica 18

Lo scopo primario dell’ integrazione dell’ Europa era mantenere la pace in

Europa ed evitare un altro spargimento di sangue. Un modo per farlo era

integrare gli interessi economici degli stati in precedenza nemici.

Il primo passo fu quindi porre le risorse di carbone e acciaio della Francia e

della Germania sotto un’ amministrazione sovranazionale.

1951  Germania, Francia, Italia e i paesi del Benelux istituiscono la Comunità

europea del carbone e dell’ acciaio (Ceca).

1957  la Ceca era allargata con il Trattato di Roma nella Comunità economica

europea (Cee).

Euratom  gli stessi paesi istituirono la Comunità europea per l’ energia

atomica.

1967  Ceca, Cee e Euratom sono state raggruppate con il “trattato di fusione”

e da questo momento in poi si è cominciato a parlare sempre più di Comunità

europea.

1973  nella Comunità europea entrano a far parte Gran Bretagna, Danimarca

e Irlanda.

1979  viene istituito il Sistema monetario europeo (Sme), ando vita alle cu

(European Currency unit) come moneta unica europea calcolata sulla base dei

tassi di scambio delle valute nazionali coinvolte.

1981  la Grecia entra a far parte della Comunità europea.

1985  Carta bianca – gli stati della Comunità europea puntano all’ abolizione

delle barriere fisiche, tecniche e fiscali.

1986  la Comunità europea realizzò la maggiore riforma del Trattato di Roma

promuovendo l’ Atto unico che riguarda non soltanto il mercato ma anche la

cooperazione tecnologica, la politica sull’ ambiente, la cooperazione politica, la

coesione economica e sociale.

In questo anno entrano a far parte della Comunità europea Spagna e

Portogallo.

1990  la data di inizio della libertà di movimento dei capitali, cioè il primo

stadio dell’ unione economica e monetaria.

1992  il Trattato di Maastricht: qui vengono scritti e perfezionati i risultati delle

conferenze. Esso è basato in realtà sul Trattato di Roma ed è solo un “allegato”

di esso.

1 novembre 1993  la data di nascita dell’ Unione europea (che sostituisce il

nome Comunità economica europea (Cee).

Lo stesso processo può essere descritto in sei fasi:

fino al 1950  la ricerca di modi e iniziative praticabili e vede il dibattito

1. sui principi fondamentali della cooperazione.

1950 – 1957  prende forma l’ assetto funzionale.

2. Anni sessanta  periodo di accordi intergovernativi.

3. Anni settanta  diffusione di aneliti unitari.

4. 1979 – 1984  il periodo “britannico”: come incorporare l’ Inghilterra nella

5. comunità e quante dispense possono esserle concesse.

1985  la cooperazione diventa più stretta e il Trattato di Maastricht

6. rivela un’ Unione europea ormai coesa.

I primi anni 19

Nei primi anni dopo la prima guerra mondiale nascono in Europa organizzazioni

che propugnano un certo grado di unità politica economica:

Movimento per l’ Europa unita in Gran Bretagna

- Nouvelles Equipes Internationalites

- il Movimento socialista per gli Stati Uniti d’ Europa in Francia

- Europa-Bund in Germania (l’ organizzazione corrispondente del

- movimento socialista).

Il primo passo verso gli Stati Uniti d’ Europa sarebbe stato l’ istituzione di un

Consiglio d’ Europa. Churchill, in esso, riservava alla Gran Bretagna un ruolo

passivo nell’ integrazione del continente.

Jean Monnet, la forza matrice del Trattato di Parigi  stava formulando una

comunità europea che prevedesse specificamente la rpesenza britannica, e

solo negli anni cinquanta egli si rassegnò all’ idea di un’ Europa senza inglesi.

Congresso europeo del 1948  i rappresentanti dei sedici stati proclamarono l’

obiettivo di istituire un parlamento europeo, al quale gli Stati Uniti garantirono

sostegno finanziario dall’ anno successivo.

Il piano Schuman e l’ ottimismo dei primi anni cinquanta

Il Consiglio d’ Europa si riunì a Strasburgo nel 1949.

Diffuso il 9 maggio 1950, il piano Schuman fu il più significativo documento di

presentazione dei progetti sull’ integrazione nell’ immediato periodo

post-bellico. Secondo questo piano la pace poteva essere mantenuta soltanto

in un’ Europa organizzata e attiva. (In pratica, la “realizzazione concreta”

sarebbe stata la fondazione della Comunità per il carbone e l’ acciaio, nel 1952.

Questo piano prescrive l’ integrazione politica e sovranazionale del continente

secondo modalità che vengono rilanciate nel corso degli anni ottanta (boom

economico + crollo dei regimi socialisti), quando si accarezza di nuovo l’ idea di

un’ unione politica governata da un corpo sovranazionale sia l’ ottimistico fine

di un’ alleanza rinnovata.

Sei scenari europei

Alla fine degli anni sessanta era sceso il gelo sulle aspirazioni federali in

Europa. Così gli studiosi di politica internazionale delinearono vari possibili

scenari per il futuro del continente.

Una prerogativa che accomunava tutti questi modelli era la visione dell’ Europa

come una pedina nel gioco della politica di potenza dominato dagli Stati Uniti e

dall’ Unione Sovietica.

Uno di questi studiosi della politica era Alastair Buchan. Egli propose ben sei

possibilità alternative per l’ integrazione europea:

Un’ Europa evolitiva

1. L’ Europa atlanticizzata

2. Un’ Europa di stati nazione, o Europe des Etats

3. Un’ Europa frammentata

4. Un’ Europa occidentale federale operante in stretta collaborazione con gli

5. USA

Un’ Europa federale indipendente.

6. 20

La nascità della comunità negli anni settanta

Quando Charles De Gaulle fu costretto alle dimissioni, il suo successore era

Georges Pompidou, che era nazionalista tanto quanto lui.

Gli anni settanta videro anche un rapporto sulla transizione della comunità

politica in Europa anziché alla mera comunità economica.

La crisi dell’ “Europa come idea”

L’ euro-euforia dei primi anni settanta svanì con la fine di quel decennio.

1979  Margaret Thatcher fu eletta come primo ministro inglese.

Dal 1985 in avanti: verso un’ Europa politicamente unita?

1985  la nomina di Jacques Delors come presidente della nuova commissione

europea ha aiutato la Comunità europea a imboccare un nuovo corso verso l’

unificazione politica.

Margaret Thatcher: “Se la Comunità europea vuole funzionare bene, deve

basarsi esclusivamente sulla cooperazione volontaria e attiva fra stati sovrani.

L’ Inghilterra non è nemmeno disposta ad accettare la politica federale

propugnata dal presidente Delors.”

--------------------------------SECONDA PARTE------------------------------------

Capitolo VII Il confine dell’ espansione: Europa e America

I tanti confini dell’ Europa

Krzysztof Pomian  secondo lui oggi l’ Europa sta cercando l’ unità per la terza

volta. La prima fu quando la cristianità divenne unita sotto una comune

professione di fede nel tardo Medioevo e nel Rinascimento. La seconda fu la

convergenza dell’ alta cultura letteraria e scientifica nel XVIII secolo, troncata

dal disastro della rivoluzione francese. Dopo la seconda guerra mondiale l’

Europa ha imboccato la strada dell’ integrazione per la terza volta, che al

contempo è la prima che possa condurre anche all’ unità politica.

I barbari e gli europei civilizzati

I barbari erano:

Per i greci  “una specie di esseri umani con cui era impossibile

1. comunicare”

Nel Medioevo  le genti pagane, cioè non cristiane.

2. Nel corso del XVI secolo  le culture indiane.

3.

Bartolomé de Las Casas e la sua visione della barbarie

Dibattito tra Bartolome de Las Casas e Juan Gines de Sepulveda (XVI secolo).

Bartolome de Las Casas (vescovo del Chiapas)  ”l’ apostolo degli indiani”.

Difendeva gli abitanti del Nuovo Mondo e criticava la politica seguita dalla

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Spagna. Sosteneva che gli indiani fossero intelligenti, razionali e che erano

molto evoluti nelle arti figurative.

Juan Gines de Sepulveda (cronista)  scrisse un trattato in latino a

giustificazione delle guerre condotte dagli europei contro gli indiani. L’ autore

intende dimostrare che la differenza fra esseri umani ed esseri dall’ apparenza

umana è in realtà la vecchia distinzione fra cristiani e pagani.

Il modello degli Stati Uniti d’ America

‘700  con la guerra d’ indipendenza americana, gli europei cominciarono a

volgere la loro attenzione dall’ America Latina alla parte settentrionale del

continente.

Mentre si cercavano maggiori informazioni su America e Russia, queste non

erano percepite come grandi potenze in grado di minacciare veramente l’

Europa. Ma fra il 1850 e il 1870 si cominciò a temere che l’ Europa fosse

destinata a finire schiacciata fra i due continenti emergenti.

La nuova e giovane America  sempre più associata a concetti come

costituzionalismo, cittadinanza e tolleranza, mentre l’ Europa era vista sempre

più vecchia, aristocratica e antidemocratica.

A differenza dell’ Europa, l’ America non aveva re né corti, e la gente non era

divisa fra nobiltà e popolino.

America dinamica, Europa statica

Pradt  il Nuovo Mondo era repubblicano, mentre l’ Europa era ancora realista

ed aristocratica. In America le decisioni erano prese mirando al bene comune, e

in uno spirito civico che ancora mancava in Europa.

Martineau  secondo lui l’ America era un enorme esperimento sociale, da cui

gli europei potevano imparare e infine ringiovanire. Citava, però, anche alcune

caratteristiche meno entusiasmanti della società americana: la schiavitù era

disdicente e la posizione delle donne non era sempre come avrebbe dovuto

essere.

Tocqueville  secondo lui la società americana era una società di classe, ma era

anche una meritocrazia, mentre nella statica società di classe europea lo status

di una persona era definito dalla nascita. Rilevava anche certi suoi difetti, come

l’ eccessivo potere della maggioranza o il peso morale di questo potere. Ciò

poteva indurre ad una situazione in cui la gente non avrebbe più usato criticare

chi era al potere. L’ opinione pubblica assumeva una tale importanza che tutti

avrebbero cercato di conformarsi e la società sarebbe risultata troppo

omogenea.

L’ Europa fra America e Russia

Durante la Guerra Fredda, divenne abitudine in Europa valutare lo stato del

continente in relazione ai due blocchi. Si pensava che il futuro del continente

dipendesse da come funzionavano i suoi rapporti con gli Stati Uniti e l’ Unione

Sovietica. Questa visione dell’ Europa affonda le sue radici in pieno secolo XIX.

L’ idea di una lotta tra America e Russia per il dominio dell’ Europa nacque a

metà del secolo XIX. Fu un soggetto sviluppato da tre scrittori tedeschi: Julius

Fröbel, Josef Edmund Jörg e Konstantin Frantz. 22

L’ idea di un’ Europa circondata e minacciata da America e Russia assillò gli

opinionisti fra il 1850 – 1870. Poi, nel 1870, la situazione cambiò per almeno

quattro fattori:

I ricordi della guerra di Crimea che avevano sconvolto l’ Europa stavano

- svanendo;

Gli USA non sembravano dispiegare tutta quella potenza che si era

- temuto + la Russia non esercitava alcuna tensione politica sull’ Europa;

Gli sviluppi tecnici in Europa stavano generando un nuovo ottimismo per

- il futuro del continente;

L’ unificazione dell’ Italia e della Germania.

-

L’ America: modello o minaccia per l’ Europa?

Dalla fine della seconda guerra mondiale l’ America ha ereditato dall’ Europa il

ruolo di superpotenza economica mondiale ed era descritta più come minaccia,

anziché come un modello. Infatti l’ industria americana stava comperando

quella europea.

America: un’ utopia diviene realtà?

L’ America fonda la propria ragione di essere sulla convinzione che l’ utopia è

diventata realtà: essa ha conseguito tutte le cose che gli altri hanno solo

sognato – giustizia, prosperità, diritti, ricchezza e libertà. Dal momento che gli

americani stessi ne sono consapevoli e ci credono,anche altri stanno

cominciando a crederci. Il paradosso del “sogno americano” sta nel fatto che i

cieli dell’ utopia sono scesi sulla terra, cioè tutti i sogni si sono realizzati. E l’

utopia che diventa vera non è più un’ utopia.

Capitolo VIII: Europa e Russia: una frontiera

I resoconti dei primi viaggiatori

La Russia appartiene all’ Europa?!?

Limite fisico  Urali

Intellettualmente  l’ Europa e l’ europeismo come espressione di governo

hanno sempre coperto un’ area ben più ristretta. La Russia è stata considerata

come appartenente all’ Europa soltanto in periodi limitati della storia, nel corso

dei quali Pietro il Grande, Caterina la Grande o qualche altro zar hanno tentato

di europeizzarla.

(N.B.: nel Medioevo e nella prima modernità la Russia non era considerata

come appartenente all’ Europa. A seguito della caduta di Costantinopoli, Mosca

si definì “la terza Roma”.

Pietro il Grande e l’ europeizzazione della Russia 23

Pietro il Grande  dopo il ritorno dal suo viaggio in Europa, desiderava che i

modi, la lingua e gli svaghi della classe superiore fossero portati a livello di

quelli europei e che la sua città, San Pietroburgo, assume uno stile europeo,

sull’ esempio di capitali come Londra, Parigi e Vienna.

I circoli intellettuali dell’ Europa settecentesca vedevano nella Russia il paese

dal potenziale culturale necessario per intraprendere la civilizzazione dell’

intero continente asiatico (civilizzazione = europeizzazione !).

D’ altra parte, Pietro il Grande affermava che l’ Europa avrebbe potuto fungere

da modello solo finché la Russia si fosse trovata a un livello inferiore di

emancipazione; in seguito, avrebbe ripreso il suo percorso individuale.

“Zapadnik” e slavofili

Europei pensano sui russi  che la Russia aveva troppo asiatico dentro di sé per

riuscire a diventare parte integrante dell’ Europa.

Russi pensano sugli europei  nei primi trent’ anni dell’ Ottocento furono tre le

tendenze diffuse:

Leggitimistica (“L’ Europa era un continente governato da principi

- cristiani!”)

Quella dei rivoluzionari decabristi (“La Russia dovrebbe seguire l’

- esempio delle monarchie costituzionali!”)

L’ ottica romantica, nazionalistica (“L’ eredità culturale russa è oarte

- irrinunciabile dei valori della Russia!”).

I punti di vista sull’ Europa nella Russia del XIX secolo si possono riassumere in

due atteggiamenti:

Zapadnik o occidentalisti  vedevano nell’ Europa e negli europei un

1. ideale a cui la stessa Russia avrebbe dovuto aspirare;

Slavofili  cercavano di incrementare solidarietà fra i popoli slavi e

2. vedevano con astio i valori rappresentati dall’ Ovest e che secondo loro

erano estranei alla Russia.

Il panslavismo del secolo XIX

Stando al panslavismo degli anni 1860 – 1870 la Russia era la leader prescelta

delle varie genti slave.

Nikolaj Danilevskij  “Lo stato slavo del futuro sarà governato senza ombra di

dubbio dalla Russia, perché lo sviluppo della Russia significherà nello stesso

tempo il progresso di tutta l’ umanità. L’ Europa è attraversata dalla violenza,

da un insano individualismo e da un’ incredibile brama di tornaconto

economico.”

1917: l’ Unione Sovietica viene esclusa dall’ Europa

A seguito della rivoluzione bolscevica del 1917, nella politica europea della

Russia sovietica vennero distinte due Europe: la “falsa” e reazionaria contro

quella “vera” e progressista.

Stalin  credeva che il socialismo potesse essere creato in un solo paese e

quindi impose una politica isolazionalista nei confronti del resto d’ Europa.

Lenin  aveva prestato molta attenzione allo scambio di vedute fra i

socialdemocratici europei sull’ idea degli Stati Uniti d’ Europa. Secondo lui se il

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capitalismo avesse prevalso, gli Stati Uniti d’ Europa avrebbero portato a una

semplice redistribuzione delle colonie, ed egli dubitava della disponibilità dei

capitalisti di piegare le economie dei rispettivi paesi nazionali al bene di

qualsiasi altro paese.

Una minaccia ancora più grande per l’ Europa fu rappresentata dall’ Unione

Sovietica vista come uno dei possibili vincitori della seconda guerra mondiale.

C’ era in corso un altro dibattito: gli Urali rappresentano la frontiera tra Europa

e Russia? No, il limite occidentale dell’ Unione Sovietica dovesse collimare con

il limite orientale dell’ Europa.

La cortina di ferro cala e poi s’ alza

Winston Churchill, 1946  “Da Stettino ne Baltico a Trieste nell’ Adriatico è

calata una cortina di ferro sul continente”. La cortina è “rimasta” sulle carte

geografiche e nella testa della gente per circa cinquant’ anni. Churchill era

convinto che la cortina di ferro fosse necessaria per garantire la protezione dal

totalitarismo comunista dell’ Europa orientale che minacciava i valori

tradizionali della cristianità occidentale.

Michail Gorbačëv, 1992  “La Guerra Fredda è finita e la cortina di ferro si è

sollevata”. Capitolo IX: Il problema dell’ Europa centrale

L’ avvio del dibattito sulla “Mitteleuropa”

Dibattito degli ultimi decenni: la questione della linea di frontiera fra Europa

occidentale ed orientale, il problema dell’ Europa centrale (Mitteleuropa) fra Est

e Ovest.

Mitteleuropa  questo termine fu coniato verso la fine del XIX secolo da

geografi che volevano rappresentare una regione geografica separata, con

caratteristiche proprie, fra l’ Europa occidentale e la Russia.

Partsch  esaltava l’ uniformità culturale della regione: l’ Europa centrale era

per lui un’ area in cui la cultura tedesca fungeva da comune denominatore e

che quindi rientrava, consciamente o non, nella sfera culturale tedesca.

Le tre regioni d’ Europa

Questa terza regione, il Mitteleuropa, è qualcosa di ibrido, dove la gente ha da

sempre aderito all’ una o all’ altra fra le chiese cristiane d’ Occidente; per

questa ragione l’ Europa centrale non appartiene culturalmente all’ Est. D’ altra

parte la nobiltà locale è sempre riuscita a mantenere la servitù caratteristica

dell’ Est, condannando così alla stagnazione tutta l’ area.

Il mito dell’ Europa centrale

È difficile concepire l’ Europa centrale come un’ entità politica omogenea. Sono

previste almeno due Europe centrali nel dibattito: l’ area di ambito culturale

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tedesco e la regione ad est della Germania, chiamiamola Europa centrale

orientale o “Europa di mezzo”.

Il progetto “Europa centrale” può essere quindi considerato come un progetto

di formazione identitaria, di cui una caratteristica fondamentale sarebbe la

presa di distanza sia dall’ Est che dall’ Ovest.

Capitolo X: I principi storici dell’ identità europea

La pietra miliare dell’ identità europea

Generalmente, si intende che le fondamenta culturali storiche di un continente

siano si basino su tre pilastri:

Ragione

- Giustizia

- Carità.

-

I tre fattori costituenti l’ identità europea sono:

Il diritto romano

- La fede cristiana

- Lo spirito critico greco.

-

Alcuni, poi, ne aggiungono un terzo: il periodo dell’ Illuminismo con l’

importanza della ragione critica.

Religione e scienza come ancore di salvezza della cultura europea

Negli anni cinquanta in Europa si tendeva ad assegnare alla religione un ruolo

molto più importante di quello di mero fondamento tradizionale (di cui parla

Eliot !).

Molti intellettuali dell’ epoca sostenevano che soltanto la religione potesse

garantire la salvezza della nostra cultura dalla decadenza e dalla distruzione

finale.

Dal XVII secolo, però, gli occidentali hanno assimilato più una fede nella scienza

che nel cristianesimo e questo era visto da tanti come una cosa disdicevole. La

scienza, quindi, era la seconda candidata per la base dell’ identità europea.

La divisione tripartita di Karl Jaspers

Secondo lui l’ essenza dell’ Europa sono:

La libertà  “L’esigenza di libertà tiene gli europei in uno stato

- permanente di inquietudine e fermento.”

La storia  “L’ esigenza di comprendere il tempo – la storia – nasce dalla

- libertà.”

La scienza  “La scienza specificamente come sforzo assoluto per

- giungere al cuore di ogni cosa che possa essere penetrata. La passione

per la scienza è una caratteristica specificamente europea.”

Jaspers si chiede poi se saremo in grado di adattarci alle nuove condizioni

esteriori create dalla tecnologia. Lo spirito che ha generalizzato la scienza e la

tecnologia racchiude in sé anche il potere di mettere ordine nel caos che crea.

26

Critica dell’ ethos europeo

A fronte degli sviluppi del XX secolo, sembra inverosimile che si possa edificare

un’ Europa basata esclusiva mete su valori cristiani (N.B.: prima e seconda

guerra mondiale !).

Nel corso del secolo sempre più europei si sono interrogati sul significato dell’

esistenza e dei fini della vita. La gente ha anche iniziato a nutrire dubbi sulla

scienza e la tecnica come mezzi per raggiungere la felicità, a fronte del loro

manifestarsi come potenziale distruttivo.

Il periodo successivo alla seconda guerra mondiale non è marcato

esclusivamente da una fiducia ottimistica nel razionalismo dell’ Illuminismo e

nell’ apparentemente illimitato potenziale della scienza.

Fanon  lancia un aspro attacco contro la politica occidentale verso i paesi in

via di sviluppo e condanna la diffusione degli ideali occidentali effettuata nel

Terzo Mondo da parte degli stati europei.

L’ europeismo come conflitto di valori

Ci sono due visioni della nostra cultura (di oggi):

Lo spirito europeo è ancora vivo e vegeto, e rimane fondato su una

1. combinazione di valori pluralisti e condivisi. Su questo ideale si basa l’

Unione europea.

L’ idealismo occidentale è morto e non esistono più valori comuni e

2. condivisi su cui poter fondare uno spirito europeo unitario. La morte di

questo idealismo non è comunque del tutto negativa, perché alcuni dicono

che solo abbandonando i valori del passato è possibile costruire una cultura

globale basata su nuovi valori.

Capitolo XI: Le identità politiche e culturali europee

“Entrare in Europa” 27


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di storia dell'Europa del professor Zannini, basato su appunti personali e studio autonomo del libro consigliato dal docente del libro Europa - Storia di un'idea e di un'identità di Heikki Mikkeli p. Gli argomenti trattati sono i seguenti: le radici mitologiche e geografiche dell’Europa, Est e Ovest: barbarie e civiltà, l'espansione geografica dell’ Europa e il limite continentale.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in lingue e letterature straniere
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Blasi89 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'Europa e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Zannini Andrea.

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