Che materia stai cercando?

Anteprima

ESTRATTO DOCUMENTO

Il primo è riconosciuto come il primo vero editore che impostò il passaggio da un giornalismo

tradizionale/artigianale ad uno industriale, con il noto quotidiano milanese Il Secolo.

Oltre all utilizzo di macchinari sempre nuovi, come il Marinoni che produceva 7000 copie all ora,

puntò verso una moderna concezione di informazione, su modello francese. Aumento della

pubblicità (inserzioni a pagamento) e del numero dei lettori furono i suoi punti di forza.

Nelle sue quattro collane si mescolavano i romanzi classici, storici, d'appendice, di denuncia

sociale (Biblioteca del popolo, B. Classica economica, B. Romantica economica, B. Romantica

illustrata).

Treves fu il grande avversario sul versante delle riviste periodiche; riuscì a circondarsi di autori

promettenti, tra cui il Verga, con un accorta politica editoriale. Egli si rivolge però ad un pubblico

più raffinato e colto, che lo premia con la fedeltà alla casa nel tempo.

In area fiorentina, oltre ai colossi Le Monnier e Barbera, Salani apre una minuscola casa, di cui è

tipografo, stampatore ed editore; egli produrrà libretti piccoli, di scarsa fattura, a prezzi bassissimi

rivolgendosi cosi al volgo, con storie legate all immaginario popolare. Nella sua produzione, un

ruolo importante ebbe la scrittrice Carolina Invernizio, che scrisse per lui decine di opere,

ottenendo il favore del pubblico femminile.

Passando invece dagli editori ai lettori, si è cercato gia degli inizi del 900 a capire i gusti degli

italiani per il mondo della lettura; nel 1906 si è cosi ottenuta l'inchiesta sui libri piu letti,

fortemente voluta dalla contessa Maria Pasolini-Ponti, donna colta distintasi per le iniziative

pedagogiche.

Grazie all'apporto di editori, librai come Ermanno Bruciati, e i lettori stessi otteniamo uno scenario

interessante: il primo dato che emerse fu che le donne leggevano più degli uomini, non tanto per

scopi di acculturazione, ma più per diletto.

A partire dalle piu colte, che leggevano letteratura raffinata e poesie, si passa alle piccole borghesi

appassionate di intrecci amorosi e colpi di scena (sfondi patetico-sentimentali, di cui troviamo vari

esempi: Elisabetta Werner, E. Marlitt, G. Heimburg), infine quelle catturate dai romanzi

d'appendice, piccoli libretti legati a temi popolari. Le contadine rimangono fuori dal mondo della

lettura.

La conclusione della Commissione per l'inchiesta, che estende i risultati a tutto l'universo dei

lettori, è che manca una vera valutazione del valore letterario, cioè si sceglie in base alla tesi, allo

stesso titolo che ispira o meno con la presenza di termini chiave come "amore" o altri

sentimentalismi.

I dati invece provenienti dai consumatori stessi, in base ai libri acquistati, vedono De Amicis in

testa, con Manzoni, Invernizio a seguire. Ci sono poi D'Annunzio, De Marchi, Verga, per seguire a

lunga distanza i romanzieri storici, Guerrazzi, Cantù, D'Azeglio.

L'affermazione di scrittrici donne, dopo la meta dell'800, comporta una evoluzione del tipico

romanzo di appendice/intrattenimento, in cui si cerca di rappresentare più da vicino la realtà della

vita; un esempio in tal senso fu il romanzo di Neera, L'indomani, che descrive il viaggio

introspettivo della protagonista alla ricerca del vero senso dell'amore.

Questo nuovo filone supera le mura domestiche, si lascia alle spalle gli stereotipi femminili del

romanzo d'appendice, mostrando figure nuove, con diversi ruoli nella società; pag 186/187 esempi.

Un altra branca che si sviluppa a fine 800 è quella dei libri utili, che si traducono poi in libri

prettamente dedicati alla nuova categoria sociale nata con le rivoluzioni industriali, ossia l'operaio.

La particolarità è il legame tra scrittore e destinatario, il primo dedica i libri al secondo, tramite

apposite dediche o richiami. Gli editori impegnati in questo tipo di produzione popolare furono

Treves, Agnelli e Barbera.

Quest'ultimo sarà il precursore in italia del genere selfelpista, derivato dal primo lavoro di Smiles

(che pero gli sfuggi), per arrivare a quelli di Lessona e Strafforello; sono opere formative, che

cercano di indirizzare verso determinati modi di agire, si cerca di formare l italiano medio.

I titoli della casa di Agnelli puntano invece sull elemento di intrettenere, esplicano cioè concetti e

principi tramite il racconto di storie, vicende che creano piccoli eroi quotidiani.

Questi romanzi rientrano nel genere missionario/catechistico, in cui si vorrebbe imporre al lettore

il proprio modo di vedere il mondo. In questi romanzi per gli operai si cerca quindi di impostare il

tutto come una storia presa del mondo reale, vera, camuffando quindi l'intento di voler imporre ai

lettori una visione assolutamente soggettiva dell'autore.

L'associazionismo, tra editori e operai

In base alla natura stessa del lavoro tipografico, che necessitava di una certa preparazione,

organizzazione del lavoro, livelli di istruzione adeguati, il mondo tipografico ebbe un ruolo di

primo piano nella storia dell'associazionismo italiano.

Tali caratteristiche, che comportavano un superamento del modello dell antico regime, portarono

alla precocissima formazione di associazioni di mutuo soccorso gia nel 700, tra Torino, Milano,

Roma.

Oltre ai lavoratori, gli stessi proprietari erano più imprenditori che semplici artigiani, dovendo

gestire una serie di fattori come le commesse, meccanizzazione dei processi, distribuzione del

prodotto: ricordiamo che la maggior parte dei tipografi era anche stampatore ed editore.

Il primo passo dell assocazionismo operario tipografico fu nel 1738, a Torino, con L'Unione Pio-

Tipografica.

Le richieste che i lavoratori avanzavano non trovarono una opposizione altrettanto forte, in quanto

i proprietari non riuscirono ad organizzarsi tra loro, per motivi di divisione politica degli stati e

ristrettezza del mercato. Da qui deriva la richiesta di Stella negli anni 20 dell 800, di formare una

corporazione degli stampatori, per difendersi dalla dilagante contraffazione. Per quanto utopica

fosse la sua proposta, proponeva nell associazionismo un possibile modo per superare i problemi

del mondo editoriale; la proposta fu ripresa da Pomba negli anni 40 con l'idea dell Emporio

librario di Livorno. Era palese che l'obiettivo fosse l'unificazione del mercato librario, visto come

vero, insormontabile ostacolo per lo sviluppo definitivo di questa industria.

Gli operai erano in un caso ben diverso, legati da problemi omogenei e forti del loro numero:

igiene, salario, disoccupazione, formazione. Appare quindi significativo il fatto che per l

associazione di mutuo soccorso, gli associati pagassero la rata nonostante le difficoltà, ciò era

sinonimo di una coscienza comune, derivata dall obiettivo di tutelarsi in un mondo privo di

ammortizzatori sociali.

La concessione dello statuto nel 48, con relativo diritto di riunione, sancì un passo fondamentale:

nacque cosi la Societa dei compositori tipografi per l'applicazione e l'osservanza della tariffa, che

rappresentava di fatto un superamento del mutuo soccorso, un ulteriore passo avanti nel

movimento operaio che si attrezzava per combattere a favore dei propri diritti.

Tra gli anni 50 e 70, contestualmente all unificazione politica, si osservo il formarsi di

organizzazioni nelle principali citta: Genova, Milano, Firenze, Bologna, ecc...; ma dopo la

formazione del mercato unico, anche librai, editori, tipografi sentivano la necessità di unirsi,

seguendo però due strade: i tipografi puri cercarono di inglobare nell azione gli stessi operai,

fallendo il tentativo per obiettiva divergenza di interessi. Gli editori invece optarono subito per una

propria specifica associazione, partendo dalla rivista Bibliografia d'Italia del 67, a cura di Bocca,

Loescher, Munster. Il periodico, che ebbe successo per l appoggio del ministero della Pubblica

istruzione, oltre che per il servizio reso (cataloghi di opere straniere e italiane, promulgazione del

movimento intellettuale del paese) divenne poi il passaggio per la nascita, nel 69,

dell'Associazione libraria italiana, con presidente il mitico precursore Giuseppe Pomba. Nel 70

cambio nome in Bibliografia italiana, diventando l'organo ufficiale dell associazione.

Essa aveva uno stampo editoriale, puntava a curare gli interessi imprenditoriali e di commercio

piuttosto che i processi industriali interni alle tipografie (per cui il costo della forza lavoro era di

importanza decisiva, su di esso si giocava il profitto); i tipografi puri presto furono inglobati dall

associazione, che divenne infatti Ass. Tipografico-Libraria.

La peculiarità del movimento associazionistico italiano si mostra nel paragone con il corrispettivo

francese, che segui invece una evoluzione lineare, di stampo prettamente corporativo e difensivo.

(association des maitres imprimeurs del 39, e societe typografique del 38). in italia il movimento

operario dei tipografi, per quanto legato a obiettivi tipici del settore, cercava di legarsi in un piu

ampio contesto sociale. A tale proposito, nel 68 nascerà la Tipografia italiana, di Landi e Piovano,

che prederà però le parti degli operai, tanto che lo stesso Landi un anno dopo fondo l'Arte della

Stampa.

Cosi da una parte la Bibliografia italiana rappresentava l organizzazione nazionale degli editori-

librai, mentre le altre due rappresentavano piu specificatamente il mondo tipografico, con la

differenza che abbiamo visto (Landi si mantenne di piu sul lato imprenditoriale).

Se i due di carattere più "patronale" ebbero buon successo, sia per i buoni contenuti, le notizie

fornite, oltre all appoggio statale (Blibliografia) e dei proprietari (Arte della stampa), il terzo presto

si limitò all ambito locale.

Lo spostamento della capitale a Roma creò però fermento proprio in ambito tipografico, in quanto

dopo il 1870 Roma divenne il principale centro di stampa grazie al nuovo ruolo politico, oltre al

fondamentale appoggio degli editori del nord che aprirono diverse succursali. Il nuovo ruolo

centrale dei tipografi romani porterà l associazione gia presente a Torino e Milano (società dei

compositori...) ad essere il punto di riferimento nazionale.

Nel 73 Il Tipografo prese il posto della Tipografia italiana, nuovo organo ufficiale della

associazione italiana, che comunque non scalfì l altro periodico di categoria del Landi; secondo i

dati dell ATLI (associazione tipografico-libraria italiana) Milano rimaneva il centro

imprenditoriale, mentre Roma era il punto di forza degli operai tipografici.

A meta anni 70 l'ATLI aveva vissuto un periodo di crisi per diversi motivi, che portarono allo

spostamento della sede da Firenze a Milano, e all elezione di Emilio Treves, che lo guiderà con

efficacia per 15 anni.

Lo scontro tra editori e operai continuava, con gli anni 80 che videro prima il riconoscimento

della nuova tariffa, che però non veniva quasi mai rispettata dagli stessi editori (per quanto l

associazione avesse fatto da tramite), mentre gli stessi operari si videro rifiutare un ulteriore

richiesta nel 82, questa volta dai proprietari tipografi (i puri) che si unirono al solo scopo di

contrastare il movimento operaio, senza nemmeno considerarne le richieste.

Tornò a Torino il centro dell organizzazione operaia, anche se i romani si impegnarono ancora piu

decisamente sulla questione sociale, con riflessi importanti su tutto il proletariato romano e non

solo.

Queste peculiarità del proletariato romano emersero nello sciopero del 1903, con le richieste di

aumento di salario e la giornata di otto ore: clamorosamente sconfitti, a causa di conflitti interni e

anche di un governo di Giolitti troppo neutrale nella vicenda, furono però i precursori di proteste

che diverranno più pratiche ed efficaci.

Nel 1906, tornando a quei proprietari tipografi unitisi per combattere gli operai, Vallardi propose

all ATLI di istituire una vera organizzazione dei "puri", che si rivolse in una prima assemblea; per

quanto non raggiunse l obiettivo, permise però la nascita di organizzazioni locali, separate dalle

altre due entità, editori e librai. L impossibilità di un unica organizzazione era dovuta

essenzialmente alla presenza dei grandi editori che facevano anche da tipografi, gia rappresentati

nell ATLI, oltre all imminente stato di guerra che avrebbe portato l attenzione altrove.

Nel 1920 invece il dibattito tra conservatori e innovatori porterà al cambiamento di denominazione

in AELI, eliminando quindi di fatto il riferimento ai tipografi, portando tra l altro all importante

distinzione tra editori e librai, raggiunta forse con ritardo rispetto agli effettivi sviluppi.

Il nuovo secolo

Un panorama in evoluzione

In linea generale, il quindicennio precedente la Grande Guerra vide il consolidarsi dell editoria

nazionale, per quanto inferiori alle stesse industrie degli altri paesi industrializzati: Francia,

Inghilterra, Germania, USA.

Le caratteristiche dell industria editoriale itliana sono quelle gia viste: dimensione ridotta delle

aziende, mercato di riferimento comunque circoscritto nonostante l oggettiva espansione, scarso

numero di novità.

Nonostante grandi eccezioni come Pinocchio di Collodi e Cuore di De Amicis, nessun altro

volume si avvicinava a certi livelli (Capanna dello zio Tom di Stowe raggiunse in un anno cio che

Cuore aveva fatto in 20). De Amicis rimaneva il preferito, e comunque come sottolinea l'autore

questi dati non vanno presi come verità assolute, ma interpretati in base al contesto di riferimento e

anche ai tempi; in generale, nei primi del 900 si osserva un contraccolpo alla lettura da parte di

nuovi fenomeni della vita contemporanea, in primis le distrazioni: escursioni fuori porta,

periodica legata agli sport, il cinema.

Per quanto dunque il mestiere dell editore fosse molto duro, poteva portare a prestigio e ricchezza,

ovviamente con solenne impegno e dopo decenni di presenza sul mercato.

La realtà ovviamete era molto frazionata e confusa, con molti editori che solo occasionalmente

stampavano le proprie opere, ma come si è gia accennato la trasformazione di alcune imprese in

società rientra in una evoluzione nazionale delle strutture economiche: Treves nel 1904, che tra

l'altro diede il via alla compartecipazione della Banca Zaccaria di Pisa, la quale entrà anche nella

società di Bemporad, Zanichelli e altri (pg 229).

Rimane interessante notare il legame tra le nuove società anonime con la figura storica dell

editore, colui che fondò la casa, anche se spesso si osserverà la presa di potere di figure esterne

alle famiglie; queste ultime cercheranno da parte loro di mantenere non solo la maggioranza della

proprietà, ma la gestione stessa dell azienda. Basti pensare ai diversi protagonisti dell 800, che

rimarranno nel ruolo a lungo.

Ancora una volta i fattori che limitavano la nostra editoria rispetto alle altre erano quelli derivanti

dalla situazione post-unitaria: difficoltà di assorbimento del mercato (attrito editori-librai, che

porterà all AELI del 1920), povertà delle masse, con difficoltà di acquisti extra elementari. A

cercare di superare gli ostacoli vi era la pedagogia sociale liberale, non lontana dalla visione di

Turati, che vedeva il libro, specie la biblioteca popolare, come mezzo di redenzione sociale. Si

nota infatti come gli abituè delle librerie fossero pochi e circoscritti personaggi della borghesia

urbana.

Altri elementi favorevoli furono l aumento dell alfabetizzazione, conseguita anche con l

incremento notevole dell iscrizione alla scuole medie, mentre universita e professioni subirono

aumenti piu limitati (non dimentichiamoci dell importanza delle figure professionali che

necessitavano di un supporto tecnico); cosi in complesso l autore descrive come positivo l esito del

incremento della lettura. I periodici fornirono un ulteriore spinta.

Discorso a parte meritano le esportazioni, nettamente inferiori alle importazioni, nonostante un

potenziale mercato di emigranti italiani (5/6 milioni), che però non erano nelle condizioni di

formare un vero mercato; i dazi legislativi ostacolavano il tutto, anche se nota di merito va data all

ATLI per le pressioni esercitate sul governo (riduzione delle limitazioni), oltre all iniziativa di

alcuni grandi imprenditori: Hoepli che apri sedi in Argentina, come Treves. (Messaggerie italiane a

Bologna dei fratelli Calabi, 1914).

I grandi centri culturali del nuovo secolo rimasero essenzialmente gli stessi: Milano, Torino, a

seguire Firenze, Roma che da capitale non riusciva comunque ad offrire una produzione

paragonabile alle altre capitali europee, il sud infine, con Napoli che non poteva competere con le

potenti case del nord.

Nonostante nessuna casa riuscisse a coprire l intero arco di bisogni, quelle milanesi si distinsero

dalle altre per l'ampiezza dell offerta, puntando a diversi settori specifici ma di vasta diffusione.

La Treves, prima fra tutte, puntava ad un connubio di produzione libraria e periodica, come la

Sonzogno che però risentì presto del disimpegno del fondatore, oltre alla concorrenza del Corriere

della Sera di Albertini, che presto operò il sorpasso nelle vendite; Il Secolo fallì poi nel 1911, la

casa editrice ceduta nel 1913.

la Treves godeva invece di grande forma, con la produzione di periodici che completava l'altra,

aiutandone l espansione. Interessante la politica del milanese nel coinvolgere i propri autori nei

periodici, per farli conoscere e fargli guadagnare qualcosa in piu, con la partecipazione ai profitti

(variava in base a tarature e popolarita dell autore).

In realtà gli autori che vivevano delle loro produzioni erano molto pochi, con De Amicis in testa,

mentre un altro legato a Treves come D'Annunzio seguiva a distanza.

La Biblioteca Amena di Treves fu il maggior successo editoriale, una lira per ogni volume,

comprendeva scritti di autori stranieri come Balzac, Dickens, Tolstoj, ecc...le novità erano a prezzi

molto superiori, cosi come le guide, che avevano ottenuto apprezzamenti da editori stranieri. Nel

1910 il bilancio contà 1 milione e mezzo di profitti, con 135000 lire di utili.

In contrasto con il modello francese seguito da Treves, l altra grande casa milanese, Hoepli,

seguiva l esempio tedesco. Mantenne sempre la scelta di non avere impianti tipografici interni,

scelta che seguiva tra l'altro i modelli europei piu avanzati: cio permetteva di investire i capitali,

non immobilizzato negli impianti, nell ampliamento del catalogo. Per quanto quindi Treves e

Hoepli ottennero uguale successo e fortuna, le politiche furono molto diverse, cosi come le

produzioni, con l'editore di origini svizzere che puntava a opere tecniche/funzionali, i famosi

manuali.

Buon successo ottennero comunque le guide di comportamento, oltre a racconti di viaggi, libri per

gioventù, collane più o meno pregiate. Nel 1913 ebbe protiffi per 1 milione e mezzo.

Antonio Vallardi, terza casa milanese, era più vicina a Treves (tipografia interna), puntando molto

su libri educativi e scolastica, comprensivo di vari compendi (atlanti, carte, sussidi vari).

Egli puntava ad una educazione dei fanciulli in chiave patriottica, con il racconto degli eroi

risorgimentali, e libri per infanzia a prezzi decisamente bassi e accessibili.

A fianco a queste, l autore fa poi un elenco di case minori: F. Vallardi con opere di cultura;

napoletano De Marsico con raccolte di manuali giuridici/economici e opere vaste; Albrighi, Serati

e C. campo scolastico; nello stesso campo, Trevisini e Signorelli; Baldini e Castoldi per narrativa e

intrattenimento, contendendo il mercato a Treves, che evidentemente non lo aveva monopolizzato;

Agnelli per letture giovanili, da segnalare il Touring Club italiano, rivista che offriva alle migliaia

di soci carte, annuari, guide.

Altri elementi contribuivano a fare di Milano la capitale dell editoria: l agenzia letteraria

internazionale di Foà, del 1898, che trattava di compravendita di diritti di traduzione; Scuola del

libro del 1904.

Sulle quasi 800 case tipografiche, 127 erano di Milano.

Per quanto ci furono altri esempi di rilievo nel nord (pg 247), solo Torino si trovava una

concentrazione quantomeno avvicinabile a quella milanese; il capoluogo piemontese si

diversificava però per una precisa scelta, ossia evitando quasi del tutto l ambito narrativo, se si

esclude quello per ragazzi. La case torinesi puntarono infatti su produzioni scolastiche, nonche

opere tecniche di vario tipo. Altra caratteristica tipica fu la continuità delle case come la Loescher

e i Fratelli Bocca, la cui gestione rimase in famiglia. La gia affermata UTET proponeva opere di

rilievo culturale, spesso costose, con la formula delle vendite a dispense per abbonamento,

sperimetando piu tardi anche le vendite rateali.

Sempre ampio fu il ricorso a traduzioni, per garantire opere aggiornate di livello; oltre quindi a

universitari e professionisti, si rivolgeva anche a famiglie colte con opere enciclopediche, oltre ad

assumere dal 1913 la direzione di alcuni periodici.

La STEN, societa tipografico-editrice nazionale, nata nel 1906 da Roux, Viarengo e Capra,

puntava a produzioni di lusso, testi pedagogici, storici e tecnici, apprezzata dei librai per gli sconti

sulle novità.

Ribadendo però l'approccio più significativo dell editoria torinese, quello scolastico, si vedano i

casi della Paravia, con un amplissio catalogo che comprendeva sussidi allo studio, e numerosi

filiali, alla Loescher, che puntava sopratutto all istruzione degli istituti industriali.

Nell italia centrale, vediamo brevemente Bologna e Firenze.

Nella prima dominava Zanichelli, per quanto sia da segnalare Cappelli, tipografo di Rocca San

Casciano; Zanichelli aveva però dovuto adattarsi alla nuova struttura societaria dominata da Treves

e Bemporad, anche se alla famiglia venne lasciata l'ordinaria amministrazione. Ai filoni classici

del catalogo, opere letterarie e storiche (importante legame col Carducci), si aggiunse quello legato

al matematico F. Enriques.

Firenze aveva un panorama molto più ampio di Bologna, diviso tra editori dinamici e conservatori.

Case importante come Le Monnier e Barbera erano rimaste legate al passato, con poche novità

offerte al pubblico potenziale; la prima cercò e ottenne risultati positivi puntando alla scolastica,

mentre la seconda optò per la vendita della tipografia nel 1902, liberando capitali da investire in

nuove produzioni, mantenendo i criteri di serietà e qualità tipici della casa.

Editori più innovativi furono Sansoni, sempre presente nella scolastica, che dopo il 900 avviò una

serie di collane di qualità, e Seeber, erede della libreria fiorentina di Loescher. Ma la novità più

rilevante nel panorama editoriale è certamente Leo Olschki, ebreo di origini prussiane, fautore di

un continuo miglioramento della situazione italiana. Appassionato di opere antiche, fu promotore

di varie pubblicazioni erudite di alto livello.

Bemporad era di un altra dimensione, con un catalogo più narrativo e per ragazzi, con minore

attenzione per opere di cultura; finì per costituirsi in societa anonima con Treves presidente, in un

alleanza fattibile per le diverse strade percorse. Legò a se Emilio Salgari fino al suo suicidio, nel

1911, attraverso contratti pagati molto bene, che pero richiedevano un alta produzione da parte dell

autore, molto popolare tra il pubblico giovanile (decine di romanzi l anno, interventi mensili su

periodici).

Ciò evidenziava la mentalità imprenditoriale, se si aggiungono gli investimenti nel ramo

scolastico, riviste periodiche come l'Almanacco italiano a cura di G. Fumagalli (molte inserzioni

pubblicitarie, introiti non indifferenti), aumento della rete distributiva.

Salani si distinse per il rapporto qualità-prezzo, incentrato su una narrativa popolare di largo

consumo, facendo concorrenza alle milanesi (terreno su cui invece le torinesi si cimentavano poco

o niente), con un attenzione costante all aggiornamento dei macchinari.

Quattrici e Nerbini puntarono allo stesso settore, il secondo con forti connotazioni politiche di

stampo socialista-democratico; un attività con importanti iniziative, carente però di una gestione

corrette e strutturata.

Roma rimaneva rilevante per le produzioni tipografiche, ma dal punto di vista editoriale rimaneva

un mercato di spaccio, in cui le aziende del nord aprivano succursali; a parte qualche caso di

editori di testi religiosi, l'unico con un catalogo degno di tale nome era Voghera.

Napoli viveva una situazione migliore, con un ampio mercato scolastico, anche se le ditte non

riuscivano poi ad affermarsi su scala nazionale, preferendo volontariamente di rimanere nell

ambito locale.

Dekten e Rocholl provarono ad avventurasi nella narrativa di largo consumo, mentre altri come il

gia citato Pierro costituirono importanti riferimenti culturali; come per Roma, anche Napoli era

presa di mira dalle aziende del nord, mentre non si assisteva ad un analogo movimento di

espansione in senso opposto, cioe da sud a nord. Gli stessi intellettuali cercavano spesso altrove i

propri editori di riferimento.

Un esempio rilevante era la Sandron di Palermo, che raggiunse una dimensione nazionale gia

negli anni 80, con succursali a Napoli e Milano; si impegno in campo scolastico, nella letteratura

colta, con attenzione agli sviluppi socialisti e marxsisti, oltre alla filosofia. Non per nulla ricevette

il diploma d'onore all esposizione torinese del 1911.

Anche Carabba, in Abruzzo, a Lanciano, rappresenta una rivalsa meridionale rispetto alla

situazione piu generale; editore scolastico, poi impegnato con successo nei libri giovanili, fu

consacrato con i libretti filosofici con la collaborazione di Papini.

Egli si scontrava con l altra importante realtà del sud, pugliese, ovvero Laterza. Con un attivita

editoriale iniziata nel 1901, comincio lentamente affidandosi dapprima al consiglio di F. Nitti, poi

passando a Croce, trovandovi il vero salto di qualità.

Lo stesso autore diffuse il suo pensiero a livello nazionale grazie al neo-editore pugliese,

intervenendo spesso pesantemente nelle scelte editoriali, annunciando un fenomeno che si

svilupperà nei decenni successivi.

In realtà, dal punto di vista commerciale gli esiti rimasero modesti, basse tirature, scarse ristampe;

i libri piu venduti furono quelli di esoterismo e religioni orientali, di moda nell italia del nuovo

secolo, mentre le attivita di stamperia e libreria sanavano il bilancio della famiglia.

Altri esempi evidenziano l entusiasmo nel nuovo secolo, dopo la crisi di fine 800: dal modenese

Formiggini, a Notari, all esperimento di Prezzolini a Firenze con la Voce.

Anche quest ultimo tentativo, poi andato male, evidenzia una svolta nel classico assolutismo degli

editori, nuove figure si affacciavano nelle scelte editoriali, in primis gli stessi autori.

Con l’avvento della guerra, come gia accaduto per la Libia, si crearono una serie di richieste agli

editori, per la preparazione della nazione al conflitto, che però solo in parte coprirono la

diminuzione delle vendite; un primo fattore politico che influenzò il mondo editoriale fu la

dichiarazione di guerra alle Germania, che interruppe i rapporti con il paese-esempio per molti

editori italiani. La situazione spinse verso una indipendenza culturale, come rilevato dall

assemblea dell ATLI nel 1915, in cui il presidente Barbera spingeva verso una italianizzazione dei

prodotti scolastici.

Treves, Paravia, istituto geografico De Agostini si impegnarono quindi a produrre supporti

didattici, mentre in generale si puntava a temi di attualità e patriottismo.

Nonostante la crisi generale, alcuni editori osservarono profitti molto positivi, come Bemporad;

grande impulso ricevette poi chi aveva impianti grafici, cui vennero rivolte le commesse militari

(giornali di trincea, propaganda, ecc...) specie dopo Caporetto.

In questo periodo emerse uno dei futuri protagonisti, Arnoldo Mondadori; nato nel 1889 nel

Mantovano, iniziò come tipografico, stampando per lo più su commessa, avventurandosi nell

editoria sotto la spinta del futuro cognato, Monicelli. Legato alla Bemporad per la funzione

distributiva, si unì alla ditta Franchini, diventando direttore e consigliere, perseguendo cmq un

lavoro incentrato sulla tipografia.

Paradossalmente, sembra che proprio dagli anni della guerra ci fu nel popolo italiano quell

aumento di interesse verso la lettura che il mondo editoriale auspicava da tempo, quel balzo in

avanti che permettesse di raggiungere gli altri paesi; il successo del primo vero romanzo di massa,

di Guido da Verona, sembra verificare questa sensazione.

Le iniziative di Formiggini e Treves, con due periodici che dovevano promuovere l attivita

editoriale, fu un segno dell ottimismo che regnava per il futuro di quell industria.

Nonostante ciò, la situazione era difficile per il continuo aumento del costo di materie prime, ma

anche tariffe postali; ecco che tutti gli editori si fecero piu cauti nei progetti a lungo termine,

puntando sull ancora di salvezza rappresentata dal settore scolastico.

In riferimento proprio a questo campo, avvennero cambiamenti importanti come l'inglobamento di

Le Monnier sotto Zanichelli, nonchè la trasformazione della Sansoni in societa anonima, sotto la

guida di Bemporad.

Anche nel mezzogiorno la case piu attive puntarono sul settore scolastico: da Carabba a Sandron,

alla recente Principato, mentre la UTET si segnala per l attenzione costante al mondo universitario

e professionale. Anche Vallardi e Hoepli continuarono a puntare sulle proprie colonne portanti,

come i famosi manuali di quest'ultimo.

Regnava quindi un clima di prudenza, con Zanichelli che si dimostrò, sotto la direzione di Oliviero

Franchi, una delle più attive (Carducci, Pascoli, Einstein per prima col patrocinio del sempre

presente Enriques); Cappelli continuò a puntare sulla gioventù, addentrandosi anche nel campo

medico, grazie al legame con l universita bolognese.

Formiggini non seppe dare un grande contributo, fallendo la guida dell Istituto per la propaganda

della cultura italiana, sottratogli fa Gentile; anche Prezzolini, dopo una nuova avventura e nuovi

soci, uscì dall'industria editoriale per passare ad occuparsi di compravendita di diritti di traduzione.

La vera novità del dopoguerra fu Attilio Vallecchi, proveniente da Voce, che puntò ad autori

contemporanei, legandosi poi nel 19 al pedagogista Codignola.

L autore cita poi la breve e intensa esperienza di Gobetti, editore antifascista, morto

prematuramente a Parigi a 25 anni; evidenzia quindi il sempre più netto scontro, politico come

editoriale, tra Croce e Gentile, con risultati favorevoli al secondo.

La connotazione più interessante del dopoguerra fu la vasta produzione di narrativa e libri di

intrattenimento, per cercare di ovviare gli alti costi con le alte tirature, attirando in questo modo

editori nuovi, convinti di poter sfruttare il momento (da Vitagliano, alla Casa editrice italia, ad

altri).

Sembra influì per qualche tempo il costo eccessivo dei romanzi francesi di importazione, molto

diffusi; anche il genere scandalistico fu coltivato ad esempio da Sonzogno, sotto la guida del

nuovo proprietario Matarelli (cosi come romanzi di avventure e polizieschi, vedi Lupin).

Vediamo la situazione delle tre maggiori case, per capire l andamento negli anni 20 che segnarono

l'avvento del fascismo. Treves sembrava reggere la sua posizione di primato, con la presidenta di

L. Della Torre dopo la morte del fondatore nel 1916 (socialista, massone, legato a Turati e

Bissolati); grazie all ampia rosa di scrittori, oltre alla ripresa della biblioteca amena, la casa

milanese sembrava reggere nel periodo non più roseo degli anni 20.

Se anche Cappelli di Bologna si era rafforzato, la Bemporad cominciava a dare segni di espasione;

cessato il rapporto di Treves con Zanichelli, oltre ad avere una partecipazione minima nella stessa

Bemporad, quest'ultima si avventurò nei campi propri dell azienda milanese, mettendo a segno

una serie di colpi pesanti, come l acquisizione di Pirandello e Guido da Verona.

La casa fiorentina aveva diviso la funzione editoriale da quella libraria, oltre ad aver ottenuto il

massiccio intervento della Banca commerciale italiana. Le librerie furono poi unificate in unica

società Librerie italiane riunite, con una parte di proprietà alle Messaggerie italiane.

D'altra parte, la Banca Pisa oltre a Treves promosse una nuova società insieme a Zanichelli, Le

Monnier, istituto grafico di Bergamo e Paravia, la ALI (anonima libraria italiana), con a capo

Beltrami (Treves), Pomba e Della Torre.

Ecco che quindi si ponevano questi due poli distinti, che si espandevano sempre di più nelle

principali città, mentre Mondadori operò il definitivo balzo in avanti grazie al rapporto con uno

dei maggiori personaggi di spicco del mondo degli affari, Senatore Borletti. Questi entrò in scena,

a capo di un gruppo di capitalisti milanesi, dopo il mancato accordo tra il socio Franchini e

Bemporad; tutte andò nelle mani della nuova società presieduta da Borletti, con 6 milioni di

capitale, la quota piu alta mai vista.

Puntando sempre su narravita per giovani e scuola, Mondadori cercò di ampliare il proprio parco

scrittori, e a subire le maggiori perdite fu l altro colosso milanese, la Treves appunto, puntando

sulla superiore veste grafica, oltre che sugli abbondanti anticipi promessi agli autori.

Le tre maggiori esperienze erano dunque caratterizzate, negli anni 20, dalla forte presenza di

finanziamenti esterni, nella speranza mal riposta di creare una nuova e moderna imprenditoria.

L andamento non era però quello dell immediato dopoguerra, la crisi si faceva sentire, l inflazione

galoppava ed i consumatori, anche i piu affezionati, riducevano le spese; Bemporad e Treves non

se la passavano bene, con la prima che per due anni non distribui dividendi, mentre la seconda

dovette versare un milione in anticipo a D'Annunzio per un gruppo di opere poi mai realizzate.

Le imprese tradizionali, che puntavano sulla propia forza, subivano gli andamenti estremamente

altilenanti del mercato, mentre i colossi dipendevano sempre di più da banche e finanziatori

esterni.

L'edioria cattolica

Al di la di precedenti esperienze, una data fondamentale è il 1898, quando Romolo Murri sulla

rivista Cultura sociale decretò la nascita a Roma dell Unione editrice cattolica italiana; ciò per

rispondere ad una situzione di inferiorità della cultura cattolica, che partiva proprio dall handicap

nel campo editoriale.

Un anno dopo si formava poi la Società italiana cattolica di cultura, con lo scopo di diffondere

la cultura a livello popolare, tramite propaganda della scienza. Questa in pratica assorbiva le

iniziative dell Unione, professando la diffusione di cultura proprio attraverso l'attività editoriale.

Murri intuì che "il popolo sarà l'arbitro del domani", volendo così legare il ceto intellettuale

cattolico con una corrispettiva base popolare ad essa omogenea; capiva cioè l importanza/valenza

politica della cultura, usarla come mezzo di formazione dei partiti, una cultura militante.

Le caratteristiche di questo editore militante erano: integrazione tra attività periodica (quotidiani,

riviste) e libraria, spazio preminente alla cultura politica/sociale, azione in un mercato aperto, non

in ambiti predeterminati.

La crisi del movimento democristiano del 1904 si fece però sentire, tanto che il nome della Società

cambiò in Società nazionale di cultura, allontanandosi dall azione delle autorità ecclesiastiche, in

un ottica più autonoma. La stessa Rivista di cultura si riteneva fuori dall ambito della fede e della

chiesa; questa esigenza di formare una cultura politica cattolica di grado nazionale derivava

strettamente dalla situazione delll editoria cattolica derivata dall 800: estrema frammentazione,

distinzione per tipo di destinatario (clero, laici, popolo...), prevalenza di reti protette (sistema

corporativo).

In generale, se si osservano i pochi dati disponibili, si nota come la richiesta di libri di ambito

religioso non aveva subito grandi crisi, anzi era in incremento, anche grazie all alfabetizzazione; è

interessante notare poi come dopo l'unità sorse una nuova tipologia editoriale, che si dedicava

quasi esclusivamente alla pubblicazione di opere di questo tipo, essendo legata ad

istituzioni/congregazioni religiose (prima dell unita ci si affidava ad editori come Paravia o

Bocca). Cio non riuscì ad impedire la polverizzazione della produzione libraria cattolica, di cui

divenne un carattere peculiare.

Questo insieme scollegato di reti tipografiche nulla aveva a che fare con il concetto moderno di

editore, in quanto a struttura e anche a programmazione del prodotto; qui si trattava di

salvaguardare e diffondere la morale cattolica, seguendo l ortodossia dettata dalle autorità.

In realtà, alcuni istituti religiosi che puntarono alla diffusione popolare della cultura cattolica,

diedero un positivo impulso a questo mondo editoriale a se, in particolare i salesiani.

Congregazione fondata da don Bosco, arrivò a comprendere tutte le fasi moderne di un industria

editoriale, sviluppando l idea del fondatore, per il quale tale attività non poteva che sviluppare

formazione professionale e promuovere la dottrina religiosa.

Formidabile l'apparato distributivo, basato non solo su le diverse sedi territoriali della

congregazione, ma anche con l apporto di corrispondenti e l apertura di biblioteche salesiane, cui

fu riconosciuto lo status di librario-editore.

Dall avvio dell attivita tipografia a Torino nel 1862, si arrivo al 1908 con la fondazione di una vera

e propria società, la SAID Buona lettura, poi divenuta SEI, che arrivò ad avere una connotazione

sovranazionale.

Letture cattoliche, letture amene per ragazzi, pubblicazioni scolastiche furono i punti di forza

(inaugurarono collane di scrittori italiani, latini e greci gia dagli anni 60 e 70 dell 800); la

circolazione fu poi favorita dal Bollettino salesiano, oltre ai numerosi cataloghi. La produzione

scolastica salesiana rappresentò un eccezione rispetto quella tipica di altri editori cattolici, come

detto, in quanto proponeva modelli educativi spesso supplettivi alla scuola statale

, anzichè

scontrarvisi duramente, come invece faceva il cosidetto movimento del cattolicesimo

intransigente.

Solo una iniziativa dell'ambiente intransigente ebbe successo, quella di Trevini, seguita poi da

Montini e Zammarchi che fondarono una casa editrica, La Scuola, per sostenere il periodico di

riferimento; peculiarità questa (nascita dell editore dalla rivista) tipica dell editoria cattolica.

Volendo però tornare un attimo indietro, bisogna sottolineare l'importanza svolta dai periodici di

cultura, che nell 800 diedero quegli impulsi al mondo cattolico che non riuscì a dare invece il

mondo librario.

Il più noto esempio è quello della Civiltà cattolica, nata a Napoli nel 1850 e proseguita a Roma,

redatta da padri gesuiti con l appoggio del Vaticano. Simbolo di ortodossia, fu il primo periodico a

diffusione nazionale in lingua italiana, con una tipografia propria, una rete di abbonamenti, e

contribu' ai dibattiti sulla dottrina pontificia.

Sul versante opposto, quello conciliatorista/transigente, c'era la Rassegna nazionale

, pubblicata a

Firenze dal 1879. Diretta dal marchese Manfredo da Passano, collaborava con cattolici laici di

tendenze liberali, rivolgendosi ad una elite colta aristocratico e borghese. Fu il riferimento per un

pensiero conservatore-nazionale sul piano politico, ma riformista/modernizzante su quello

religioso.

La Rivista internazionale di scienze sociali e discipline ausiliarie, ossia l'organo dell Unione

cattolica per gli studi sociali fondata nel 1889 da Toniolo e Albani, fu un punto d incontro tra

editoria periodica e libraria. L obiettivo era la promozione di studi in tutte le scienze sociali. Ebbe

il merito di promuovere diverse iniziative, mal viste dal clero più tradizionalista; arrivo poi alla

costituzione della Societa cattolica italiana per gli studi scientifici.

Tornando a Murri, la sua società che completava la precedente, agendo in ambito piu popolare che

non colto, andò male per fattori legati alla crisi del movimento democristiano legata anche a quella

del modernismo.

Il movimento modernista (derivava da movimento letterario inglese: cercava di distaccarsi dai

canoni romantici, creando opere nuove, in cui l autore non faceva trasparire se stesso, ma

raccontava storie autosufficienti; grande utilizzo di flashback, omissioni, trame non lineari. Eliot,

Joyce, Pirandello, Kafka) in italia si mosse solo sul versante dei periodici, come la stessa Rivista

di cultura che convergeva istanze moderniste con il movimento democristiano (opere di Murri e

Luigi Sturzo).

In realtà, la reale circolazione di idee moderniste, che la chiesa considerava come ereticali,

avveniva tramite case laiche; la crisi del mondo cattolico italiano non permise dunque la creazione

di progetti editoriali che portessero ad una produzione libraria uniforme. D'altro canto l ambito

periodico/quotidiano portò alla creazione di centri di coordinamento editoriale, sempre in ambito

cattolico, come la Socità editrice romana, Spa collagata al Banco di Roma, che raccolse stampa

cattolica di tendenza moderata.

Nel Dopoguerra si osserverà un radicale cambiamento nella struttura editoriale del mondo

cattolico, per il collidere di alcuni fattori: gli esempi delle realtà cattoliche francese e tedesca, l

interesse della cultura laica a temitiche religiose (conversione di intellettuali), in generale un

confronto costruttivo con la cultura moderna. Il Partito popolare italiano non lasciò un gran segno

in questo senso, per l assenza di centri di divulgazione culturale, mentre poi l avvento del

fascismo comportò un allargamento degli orizzonti, a parte che per le pubblicazioni di maggiore

rilevanza politica (quelle popolari di Luigi Sturzo, Igino Giordani, ...); diverse iniziative

dimostrarono la nuova situazione di sviluppo dell editoria cattolica: Vita e Pensiero, editrice

Morcelliana, congregazione di don Alberione che curerà il periodico di successo Famiglia

cristiana dal 1931.

L'editrice Vita e Pensiero, che portò alla nascita dell Università cattolica dal Sacro Cuore nel 1921,

era nata dalla rivista omonima, di stampo anti-modernista, da padre Gemelli; legato anche alla

gioventu femminile cattolica, le sue opere andarono ben oltre l ambito accademico. Vita e Pensiero

costituì quindi un nuovo esempio per il mondo editoriale cattolico, per l estensione dei settori e per

il legame, tanto sperato, con le associazioni cattoliche, in primis Azione cattolica.

L'editrice Morcelliana fu un altro esempio, per quanto molto limitato rispetto al primo,

concetrandosi molto sulle traduzioni di opere d'oltralpe.

Vita e Pensiero si lego quindi alle istituzioni ecclesiastiche, oltre alle associazioni, mentre

l'editrice bresciana puntava a movimenti intellettuali e settori minoritari, comunque anti

conformisti.

L'editoria socialista

Il primo passo verso una editoria socialista fu con periodico La Plebe, per arrivare alle iniziative

di E. Bignami con la biblioteca socialista italiana, con i suoi volumetti rossi a una lira.

Negli anni 90 accanto alle proposte dei grandi editori popolari, sorsero tutta una serie di figure

intraprendenti, mosse proprio dagli ideali socialisti che cercavano di promulgare con le loro

produzioni.

A Milano emblematico fu il caso di Kantorowicz, straniero self-helpista, contribuì all

avvicinamento al socialismo delle classi popolari, cosi come Fantuzzi, di indirizzo piu militante,

con la promulgazione di testi anarchici e del socialismo europeo (Bakunin, Engels...).

A Genova la Libreria Moderna si garantì un certo spazio, mentre a Firenze si videro Contigli,

Elzeviriana, ma sopratutto Giuseppe Nerbini, di origini democratiche, che cercò non tanto di

formare lettori socialisti, ma in generale di attuare un processo di acculturazione nelle classi

subalterne.

Con la nascita del Psi a Genova, nel 1892, gli organismi dirigenti cercarono di diffondere le

cosidette buone letture senza però creare un unico centro di smistamento e raccolta delle opere;

Turati e compagni cercarono cioè di sfruttare le esperienze locali gia presenti, anche se raccolsero

le letture piu significative nella Libreria centrale, mentre a Milano l'Agenzia libraria giornalistica

internazionale dovette gestire edizioni a basso costo, oltre che fare da deposito.

La rivista Critica sociale fu un importante strumento perla formazione di una coscienza di stampo

marxsista, mentre il quotidianmo del Psi, l'Avanti, cercava di promulgare pubblicazioni

propagandistiche. La Libreria socialista italiana fu poi promossa proprio dal Psi, anche se si

scontrò con la concorrenza locale, finendo per fallire ed essere acquisita da un editore militante

romano, Mongini. Appoggiato dal partito, si distinse per diverse traduzioni di opere di Marx,

Engels, Lassalle.

Un problema per l affermazione di un univoca ideologia, cosi come era avvenuto per il

cattolicesimo, fu proprio la presenza di coscienze socialiste diverse: quelle marxsiste e riformiste

piu presenti tra intellettuali e partito stesso, mentre a livello proletario e contadino erano presenti

spinte rivoluzionarie (socialismo evangelico rivolto ai contadini).

Oltre quindi al ploriferare di autori più o meno profetici e lontani dalle logiche di Marx, spesso si

legava erroneamente un romanzo con l'ideologia sociale dello scrittore, arrivando a definire alcuni

romanzi socialisti quando in realtà non lo erano (Tolstoj, Zola).

Le iniziative in città, come le varie leghe per l istruzione, biblioteche e universita popolari,

portarono ad un radicamento dell ideologia socialista nei centri urbani, come la Milano di Turati, il

quale sempre disse che bisognava far innamorare dei libri il proletariato. Non si pensi cmq che la

scarsa lettura di testi più propriamente socialisti (romanzo di massa rimaneva leader) precludesse

la formazione di una coscienza di classe.

In Europa il socialismo presentò diverse tipologie di legami tra editori e partiti: a parte la

socialdemocrazia tedesca, precoce per tempi e qualità di una editoria di partito, il socialismo

inglese e francese ne furono privi, mentre in austria e belgio disporranno di una propria casa

editrice.

L'Italia fu una via di mezzo, con l affidamento prima ad editori indipendenti, e poi solo dal 1911

con la nascita a Milano della Societa editrice socialista Avanti!

, con un ambizioso progetto

editoriale che affiancava all obiettivo educativo e propagandistico una adeguata distribuzione

commerciale.

Non mancarono quindi testi narrativi di vario genere, mentre nel dopoguerra gli autori classici si

sostituirono in parte alcuni autori poco visti, come Shopenhauer e Nietzsche, e altri,

contrapponendo i due filoni ideologici principali: quelli per un socialismo democratico (Webb,

Bauer) e i rivoluzionisti comunisti (Lenin, trockij, Bucharin...); è interessante notare come Valera

dichiarò che i romanzieri avevano fatto più socialisti di oratori e pensatori, ciò a sottolineare le

preferenze del pubblico sempre piu ampio dei lettori per prodotti di largo consumo.

La distanza tra i vertici del partito e gli ideali di fazioni piu militanti, che prendevano come

esempio le rivoluzioni comuniste europee, portò alla polemica interna al partito, con la denuncia di

Gramsci nel 1920 che lamentava la mancanza di testi fondamentali, come quelli di Lenin.

Da qui nacque il partito comunista d'italia a Roma nel 1921, con annessa Libreria editrice

comunista, per offrire ai militanti socialisti esempi ideologici di riferimento.

Ci si limitò alla pubblicazione di testi stranieri, con gli atti delle varie Internazionali, e dei

principali autori italiani, lasciando perdere quindi pubblicazioni parallele fuori dal contesto

politico; l avvento del fascismo protrarrà nel secondo dopoguerra l affermazione del modello di

partito editore. Si è comunque visto come, da una parte il contributo di editori militanti, dall altra i

progetti educativi del movimento socialista, abbiano favorito in italia e non solo l apprendistato

alla lettura di fasce significative di ceti popolari/proletari.

Dal fascismo a oggi

Gli anni del fascismo

Dal 1925 l industria editoriale attraversa un passaggio decisivo, attraverso un processo di

modernizzazione autoritaria; specie dopo il 29 innovazioni tecnologiche (cinema, radio,

grammofono e telefono) porta alla formazione della società di massa, con il libro che viene

quindi visto come una delle tante espressioni culturali della società. Il fascismo userà l editoria

come strumento per la propaganda

, cosi come quest ultima sfrutterà i diversi appoggi concessi

dallo stato dittatoriale per svilupparsi.

Ci fu un generale allineamento al nuovo potere, escluse pochissime eccezioni come Gobetti e

Dall'Oglio, costretti poi a cambiare rotta o a fallire; dopo la fascistizzazione delle testate dal 1923,

si osservano iniziative importanti come sgravi fiscali, facilitazioni nelle spedizioni, ma anche

eventi come la fiera del libro, presente dal 22 grazie a Bemporad, o il congresso mondiale di

biblioteche e bibliografia del 29.

il regime capisce l importanza della cultura, stabilendo nei cda dei piu grandi editori rappresentanti

del partito, oltre a fondare diversi istituzioni come l istituto nazionale fascista di cultura e la

Federazione nazionale fascista dell industria editoriale, che assorbirà l'AELI di Beltrami.

Il presidente Ciarlantini, ex socialista, diverrà poi deputato fascista, proprietario dell Alpes,

editrice dei discorsi di Mussolini. Egli effettuerà la rigida separazione tra editori e librai,

identificando proprio nella scarsa capacita distributiva uno dei maggiori problemi da abbattere

(fondamentale strumento diventeranno le Messaggerie italiane).

Il processo vedrà un ulteriore rafforzamento delle imprese del nord, anche se la generale situazione

sarà costituita da piccole medie imprese, mentre il governo stesso interverrà ad esempio nel 28 con

l introduzione del testo unico scolastico, che avvierà una vera e propria rivoluzione in tale

settore; aziende prima leader del settore andranno in crisi, come la Bemporad, mentre altre

usufruiranno del nuovo mercato protetto, come la Mondadori.

Gli anni venti vedono l affermazione del polo milanese, con Rizzoli e Mondadori, a discapito di

Sonzogno e Treves; Mondadori aderisce subito al fascismo, adottando una visione consumistica

del libro in linea con il presidete Ciarlantini, occupandosi di cultura contemporanea, lasciando da

parte alcuni punti fermi di altre case come i classici (fiorentini) e pubblicazioni tecnico-scientifiche

(UTET, F.Vallardi, Hoepli). Mondadori ottiene poi le opere dannunziane, portando un duro colpo

alle altre grandi case, Treves, Bemporad e Vallecchi.

Non pubblicò molto materiale esplicitamente fascista, per quando condividesse la politica del

regime; Bompiani si stacchera poi per fondare una propria impresa, sempre su letteratura

contemporanea.

In Piemonte aumenta la crisi dei Fratelli Bocca, si espande la De Agostini, mentre grazie all azione

di Paravia, Lattes, UTET, SEI (salesiani) la regione piemontese si afferma nel ramo scolastico. Si

osserva poi un proliferare di nuove editori cattolici, su tutti Vita e Pensiero e Morcelliana.

A parte Bemporad (che cambia fronte, avendo pubblicato in passato scritti di Nitti e diretto rivista

Critica sociale) e Vallecchi, strettamente legata al fascismo, le altre case fiorentine sono in crisi, in

particolare Barbera e Sansoni, con Nerbini che si adatta anch essa al regime, Salani e Olschki

ultimi baluardi di editori di qualità.

Anche Bologna si afferma, con Zanichelli e Cappelli, in tema scolastico e anche scientifico.

La situazione nel meridione rimane debole, con le solite Dekten o Perrella per l antiquario,

Sandron a Palermo che si colloca in realtà primo al sud per l ampio catalogo di classici, anche se

poi subirà una crisi per il nubifragio del 25 agli impianti tipografici; Giannotta a Catania e

Principato a Messina terminano il quadro di un industria infinitamente piu indietro rispetto al nord.

Nel quadro degli editori in "tacito dissenso", con il quale non aderiscono alla dittatura, troviamo la

barese Laterza, grazie all integralismo culturale di Gentile, e anche Formiggini, che si astiene

dalla sfera politica.

Si è gia detto che Roma rappresentò un nuovo polo editoriale grazie all azione del governo, ad

esempio con l istituo Treccani e La libreria dello stato. Altre istituzioni create ad hoc furono il

Provveditorato dello stato, 1928, che collaboro con le grandi case raccogliendo opere classiche

italiane, o l Ente nazionale per le biblioteche nel 32, per la divulgazione di testi educativi.

Elementi distintivi del periodo è quindi il massiccio intervento del governo nell industria

editoriale, la figura dell intellettuale-funzionario subalterno al regime stesso, oltre al ruolo

direzionale degli intellettuali all interno delle case, fenomeno che aveva visto gli albori con Croce

e Gentile.

Dopo la crisi del 29, gli anni 30 segnano un cambiamento nei rapporti tra le organizzazioni

culturali e lo stato, in particolare si intensifica molto l influenza del regime tramite alcune

istituzioni, come il Ministero di stampa e propaganda, poi ministero della cultura popolare.

Si avverte un dinamismo editoriale legato ad una esigenza di allargamento del mercato interno,

specie in italia in cui rimaneva molto alto il livello di analfabetizzazione, con grosse differenze

regionali.

La Mondadori è l emblema dei nuovi generi letterari di consumo, rivolti alle classi sociali

emergenti come impiegati, commercianti, militari, professionisti: gialli, romanzi rosa,

fantascienza, fumetti.

L'azienda milanese è all avanguardia in questo senso, anticipa i tempi rivolgendosi di volta il volta

ad un lettore medio sulla base di proposte differenti, utilizzando nuovi metodi come la pubblicità

radiofonica.

La censura vera e propria arrivera dopo la meta degli anni 30, prima si riuscirà ancora a dare

spazio ad intellettuali cosidetti "non allineati"; questo è il periodo, o decennio, delle traduzioni,

come disse Pavese. Grazie sopratutto ai bassi diritti di autore (5% stranieri, 15/25% italiani) c'è un

allargamento degli orizzonti letterari, specie delle opere straniere.

Il clima internazionale teso porterà però ad una svolta di chiusura, si affermera nell URSS il

realismo socialista, la cultura urbana americana scalzerà ogni altra, diffondendo le sue proprie

valenze commerciali e democratiche; negli anni 30 quindi la cultura reazionaria spinta dal regime

si affianca a esperienze culturali minoritarie, che riescono a sopravvivere. Milano è sempre piu la

capitale industriale, con Mondadori e Rizzoli, mentre Treves e Sonzogno sono sempre piu in

difficoltà.

Hoepli sopravvive con letteratura per ragazzi, scolastica, periodici.

A Torine UTET e Paravia curano ricchi cataloghi, in particolare la Paravia si espanse grazie al

legame con il regime; a Firenze invece si deve ricorrere all appoggio di stato o banche per

risolvere situazioni di crisi, come la Bemporad e la Barbera. La Vallecchi se la cava, con l assiduo

appoggio al regime e la produzione di letteratura di stampo nazionalista.

In questo contesto si instaura una sorta di dittatura di Gentile, che prima acquista la Sansoni in

crisi, 32, poi entra nel cda di Bemporad e Le Monnier, e in breve si instaura in numerose case

editrici, come curatore di collane e/o azionista. La tendenza del periodo è proprio quella di creare

nuovi collegamenti tra case editrici ed istituzioni culturali pubbliche, di cui Gentile è un dirigente

(pg 364).

Torino e Milano rimangono piu lontane da questo idealismo gentiliano, forte in area toscana; ma il

nuovo pragmatismo editoriale va visto nell ampio contesto interventista dello stato, in campo

politico e anche finanziario, lo stesso Mussolini interviene personalmente per salvare grosse case

editrici in debito. Con la proclamazione dell impero e la guerra etiopica, anche i più lontani

ideologicamente dal fascismo debbono scendere a compromessi, la stessa guerra è motivo di

numerose collane.

Alcuni esempi di editori non allineati sono Barion, Dall'Oglio, la Nuova Italia; Guida di Napoli,

nata nel 31, si presenta in dimensione antifascista, per quanto poi pubblichi testi allineati al

regime, in quell ottica di compromesso necessaria alla sopravvivenza.

Laterza

, guidata da Croce, Guanda ed Einaudi sono altri non allineati, che si concetrano su

nuovi filoni, come quello spirituale religioso, comparso alla ribalta negli anni 30. se Guanda nata

nel 32 si concentrera sulla tematica religiosa, Einaudi, creato nel 1933, si porrà invece come vera

esperienza laica in ottica antifascista, quando radunerà progressivamente intellettuali avversi al

regime. Idealmene opposte, compare e si sviluppa un editoria di esplicita propaganda fascista:

Edizioni Roma, Lentini, Ed. Augusea, L'Urbe.

In generale, si deve cercare di distinguere gli editori collegati al fascimo solo episodicamente, da

quelli che ne rappresentano gli ideali; non bisogna quindi guardare alla quantità di testi di

contenuto fascista quanto al legame dell editore con i valori culturali e politici della dittatura. In

questo senso, la maggior parte delle aziende italiane promuove il regime, da Bemporad, a Salani,

Sansoni, Treves, ecc...

Gli anni 30, e specialmente gli ultimi che portano verso il conflitto mondiale, lasceranno una

pesante ederità alla neo-repubblica; sembra superarsi la netta separazione tra pubblico popolare e

colto, anche a seguito della forte diminuzione di produzione libraria. Solo i periodici non sono

troppo penalizzati.

A livello territoriale, sempre forte il distacco nord-sud, mentre per i contenuti appare alta la

crescita di narrativa e scienza sociali/morali/politiche. Se nel decennio 31/40 l italia segna una

medio di 11000 titoli annuali, gli altri paesi si attestano a 16000, con la germania che arriva a

23000.

Gli sviluppi dell editoria italiana muovono verso un aggiornamento del catalogo, tirature maggiori

e sopratutto un accentramento di capitali in poche, grandi aziende.

Mondadori rappresenta un eccezione, con una vasta produzione non scolastica, grazie alla

lungimiranza di Arnoldo, il fondatore; si apre parallelamente un periodi di iniziative statali, in un

nuovo clima dirigenziale da parte dello stato, che interviene sempre piu pesantemente

(commissione permanente per la diffusione del libro, codice per il commercio librario, ecc...pg

376).

Un anno cruciale per l industria editoriale italiana è il 1938, in cui il regime avvia la "bonifica dei

libri", volta non solo al controllo sugli stranieri, ma alla progressiva eliminazione dai cataloghi di

autori ebrei, delle novita americane come gialli e fumetti, con controlli sempre piu serrati

(Dall'Oglio, Bompiani, Laterza), e persino in ambito cattolico (Morcelliana). Molti cambiano

nome, come la Treves-Garzanti, Bemporad-Marzocco, Olschki-Bibliopolis. Formiggini è l

emblema di questi anni di violenza dittatoriale, arrivando al suicidio nel 38 per protesta contro le

leggi razziali: grandissimo esempio di intellettuale vecchio stampo, sempre lontano dal

militantismo politico.

Gli stessi editori esprimono delusione per la mancata tutela da parte del regime, oltre alla

contrarietà per una editoria statale sempe piu attiva (Provveditorato generale, forte committenza

pubblica). La nuova fisionomia è ben evidenziata dall annuario dell associazione delle società

italiane, in cui Mondadori appare prime per capitale e terza per profitti, seguita da UTET e a

distanza da Rizzoli, Garzanti, Paravia. Sempre nel 40, Vallecchi prende il posto di Ciarlantini.

I toscani Sansoni e Le Monnier sembrano sopravvivere, anche se manifestano una netta differenza

con i milanesi e torinesi, in quanto non riuscirono ad imporsti in una prospettiva internazionale,

europea, rimanendo legati al passato.

Grande fortuna nei primi anni 40 ebbero le prima Biblioteche universali, con la proposta di

classici di tutti i tempi e paesi; nel mezzo dello scontro mondiale pero la produzione libraria crolla,

solo i periodici mantengono un discreto livello, anche se poi bombardamenti e distruzioni

provocano crisi di molti editori in tutti i settori.

Nell editoria fiorentina si osserva un serrato ricambio generazionale, dopo la morte negli anni 40

di Olschki, Bermporad, Vallecchi; dopo l armistizio, l avvento della guerra civile provoca enormi

difficolta, tra i bombardamenti, i costi eccessivi della carta, situazione politica instabile.

Dall'Oglio è il più lesto ad imporsi in ottica antifascista, seguita da Einaudi e anche dal figlio di

Mondadori, Alberto.

Insomma, nei cataloghi del Ventennio le case editrici esprimono la distinzione tra elementi di

cultura fascista imposti dal regime, e una cultura del periodo fatta di concensi, ma anche di

dissensi silenziosi.

L'Italia repubblicana

Il contrasto tra Arnoldo Mondadori ed il figlio Alberto è emblematico del panorama del secondo

dopoguerra: il secondo ribadiva l importanza di una editoria militante, di un suo ruolo politico ed

educativo, mentre il fondatore della prestigiosa casa rimaneva legato alla tradizione editoriale in

senso piu industriale.

Tutta la serie di nuove iniziative editoriali, sorte anche durante la stessa liberazione, è sinonimo di

una voglia di ripresa culturale, di confronto, di diffusione del sapere; gli esempi sono numerosi,

anche se spesso le nuove esperienze durano poco (Polis editrice a Napoli, Ediz scientifiche

italiane; a Roma, Bernari, E.GI.TI., Edizioni roma...).

Ci sono le filiali romane di Mondadori ed Einaudi, che seguono politiche deiverse dalla casa

madre; le Edizioni Leonardo, legate alla Sansoni in crisi; Electa a Firenze, fondata dal pittore

Dario Neri, a Vicenza Neri Pozza, Antonicelli a Torino, presidente del comitato di liberazione

nazionale piemontese.

Imprese destinate ad un successo negli anni a venire, nate a Milano in questo periodo, sono le Ed.

Scolastiche Mondadori, scorporate, la Longanesi, Fratelli Fabbri.

In questo secondo dopoguerra si osserva un esplosione di saggistica, specie quella storica e

memorialistica, per una maggiore conoscenza del passato e della storia degli altri paesi, in un

nuovo clima di apertura culturale dopo gli anni della repressione. La narrativa rimane il genere piu

diffuso.

Gli editori più attrezzati in questo senso sono Einaudi, La Nuova Italia, Barbera, Le Monnier e la

stessa Mondadori, specie Alberto che spinge sulla pubblicazione di saggi.

Gli intellettuali collaboratori delle case spingono per un orientamento, per dare una strada da

seguire ai propri lettori in un epoca di caos politico e idealistico.

Nonostante il clima di rinnovamento, una vera rivoluzione non ci fu, rimasero cioe presenti

strutture del passato; basti pensare alla Sansoni di Gentile, o alla Vallecchi, che ripresero la propria

attività grazie al forte intervento del governo, che operò condizioni di favore anche ad altre case,

indicando quindi una situazione non cosi diversa dagli anni trenta.

Sembra essere rimasta ferma anche la suddivisione territoriale degli stessi anni, con il predominio

del nord, in particolare della Lombardia, per arti grafiche ed editori, seguita da Toscana e

Piemonte, con Roma che fa da eccezione per le commesse statali.

Lo spostamento a Milano della vecchia AELI, divenuta Associazione italiana editori presieduta da

A. Vallardi, è il simbolo di questo primato.

Come detto, le strutture rimasero le stesse; non stupisce quindi la brevità di alcune esperienze, cosi

come la difficoltà a raggiungere un livello nazionale: cio dimostra la polverizzazione di una

editoria in gran parte artigianale/famigliare. Non trova sbocchi quindi la ricchezza di progetti e

spinte culturali, con una struttura evidentemente inadeguata, e il vecchio e immortale problema del

mercato limitato.

Solo dopo un decennio ci sarà una vera ripresa, con un vero sviluppo di produzioni tra il 55 e il 60.

Elementi significativi del secondo dopoguerra sono le condizioni sempre basse degli autori, la


ACQUISTATO

6 volte

PAGINE

34

PESO

230.92 KB

PUBBLICATO

+1 anno fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in scienze della formazione e del servizio sociale
SSD:
Università: L'Aquila - Univaq
A.A.: 2014-2015

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gabriellacarolinach di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'editoria e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università L'Aquila - Univaq o del prof Di Ianni Nicola.

Acquista con carta o conto PayPal

Scarica il file tutte le volte che vuoi

Paga con un conto PayPal per usufruire della garanzia Soddisfatto o rimborsato

Recensioni
Ti è piaciuto questo appunto? Valutalo!

Altri appunti di Corso di laurea in scienze della formazione e del servizio sociale

Riassunto esame Didattica generale, prof. Isidori, libro consigliato Didattica generale, Gennari
Appunto
Riassunto esame Strategie educativo-didattiche, prof. De Angelis, libro consigliato Progettualità educativa e qualità pedagogica
Appunto
Riassunto esame Pedagogia, prof. D'Arcangeli, libro consigliato Verso una scienza dell'educazione
Appunto
Riassunto esame Didattica Generale, prof. Isidori, libro consigliato Educatamente con l'emergenza
Appunto