Prima dell'Unità
Breve escursus storico
La storia moderna, indicata anche come ancient regime, va dalla fine del medioevo
(1453/1492/1517) al Congresso di Vienna, in cui si avviò la Restaurazione, ossia la riaffermazione
del potere delle vecchie monarchie. La rivoluzione francese (1789/1799) che portò alla fine dell
assolutismo è vista come spartiacque tra i due periodi; dal 1799 poi prese potere Napoleone, che
portò in gran parte dell'Europa gli ideali della rivoluzione, sconfitto pero prima in Russia (1812) e
definitivamente a Waterloo (1815).
Dinamica storica e geografia delle case editrici
A partire dalle repubbliche giacobine e dall occupazione napoleonica, il mondo della stampa subirà
una rivoluzione, seppure in tempi e modi diversi nelle varie regioni italiane, destinata a segnare il
corso degli eventi in materia; a partire dalla fine del potere di censura della chiesa (lettera di
indignazione del cardinale Ruffo Scilla), al tema fondamentale della educazione elementare
obbligatoria, questi cambiamenti porteranno a nuovi sviluppi dell industria della stampa.
La stessa libertà di stampa, promulgata nella Dichiarazione dei diritti dell'uomo, 26 agosto 1789,
prevedeva una abolizione della censura ecclesiastica e statale, anche se i governi non riescono ad
accomunare libertà di stampa con tendenze autoritaria dei vertici giacobini.
Nel 1810 c'è la prima vera normativa, di matrice napoleonica, in materia di stampa: nasce la
Direzione generale di stampa e libreria, con poteri di censura post-pubblicazione. La reale
importanza di questi decreti è quello di costituire una normativa comune ai diversi stati, che
premia le aziende più forti, con risorse e progetti culturali, in un ottica di relativo liberismo: si crea
una sorta di patente (numero minimo di torchi), sono aboliti i privilegi delle stamperie reali.
La diretta conseguenza sarà una concentrazione di tipografie nelle ex capitali degli stati regionali,
Torino, Milano, Napoli, Roma, Firenze, con Bologna che fa da eccezione, mentre si allarga in
divario con centri provinciali, che continuano un produzione di generi letterali diffusi nei secoli
precedenti: vite dei santi, libri religiosi, monografia reali ecc...decadono invece Genova e Venezia,
private del ruolo assunto per tutto il '700.
Dopo il Congresso del 1815 la dimensione del mercato librario si trasforma da europea a
locale/regionale; la fine delle repubbliche di Genova e Venezia sono fattori emblematici della
Restaurazione, che vede i governi applicare una rigida chiusura dei propri mercati, entro i confini
stabiliti da Metternich.
Nonostante ciò, la ventata rivoluzionaria napoleonica aveva irrimediabilmente cambiato le cose, e
la vecchia struttura corporativa (che vedeva cioè il potere in mano alle stamperie pre-esistenti,
che agivano per conto di stato e chiesa, in assenza di una reale concorrenza) si scontrò con
l'esigenza di liberalizzazione.
Un caso emblematico a riguardo fu quello della stamperia della vedova Pomba; essa ottenne nel
1815 di poter aprire a Torino una nuova stamperia, contro il volere di quelle esistenti. Giuseppe
Pomba rappresenta la figura cardine dell evoluzione dell'Editoria in questi anni; nel 1829 gli
stampatori vincono il contrasto della Unione Pio-Tipografica (organo del '700) ottenendo la
riammissione del brevetto di stampatore (regie patenti, sulla falsariga di quelle napoleoniche).
Nata come libreria, affianca poi la tipografia, producendo tre filoni: opere classiche, periodici e la
Biblioteca popolare, con cui pone il problema dell ammodernamento tecnologico del settore. Essa
fu il marchio di fabbrica di Pomba, traducendosi in opere culturali a prezzi ridotti, che permise al
diffusione ad un pubblico sempre più ampio e avido come artigiani e studenti con scarse possiiblita
economiche. Arriverà negli anni 30 a produrra la cifra record di 10000 copie.
Sempre attento alle innovazioni e ai nuovi macchinari, si applicò poi per la costituzione di un
mercato nazionale dei libri, oltre che combattere assieme a Viesseux e altri la battaglia contro la
contraffazione e per il diritto di autore, problema diffuso in tutta europa (stampatori irlandesi e
belgi del 700, che danneggiano editori di Inghilterra e Francia).
Sull esempio degli stampatori tedeschi, che si dettero una sorta di codice morale, Pomba spingerà
il governo sabaudo (in questo senso arretrato) per la libera circolazione.
Milano rappresenta un altro polo importante, divenendo la capitale culturale italiana per i primi
decenni della Restaurazione; sfruttando la manodopera intellettuale liberatasi con la fine del regno
italico, riuscì ad imporsi grazie alla sensibilità alla cultura dimostrata dagli austriaci, che
impedirono il regime corporativo, nonostante misure restrittive come la patente e la censura
preventiva.
La Biblioteca italiana rappresenta lo stato di cose nella Milano occupata: giornale finanziato dal
governo, si avvalse del contributi di vari intellattuali. Il controllo però da parte austriaca impedì
una reale espansione del mercato librario; a Milano le stamperie nascevano e morivano in tempi
brevi, denunciando una struttura vecchia e mancanza di capitali da investire per l'innovazione.
In questi anni si affermano una serie di generi letterari: Biblioteche (insieme di opere affini per
tema o pubblico di riferimento), periodici (punto fermo, il progetto culturale di Lampato),
narrativa/intrattenimento (sono gli anni di W. Scott, V. Hugo, ma anche Manzoni) e le strenne,
opera rilegata e con ricche illustrazioni, che sostituisce l almanacco popolare, criticato dagli
intellattuali.
Dalla crisi di Milano a partire dagli anni 30, per ristampe pirata e scarsi invesimenti, sposteranno
l'attenzione sulla Torino di Giuseppe Pomba.
Allo stesso modo nel Granducato toscano si osserva l'egemonia di Firenze; altri centri hanno avuto
anni di frenetica attività (un pò come si è osservato a Milano), tra tutti Pisa e Livorno. A Pisa
prima Rosini (opere cmq legate alla tradizione accademica/erudita), poi Nastri hanno dato spinta
ad imprese tipografiche, anche se solo il secondo è sopravvissuto grazie alla committenza dell
ateno pisano, mentre Livorno fu più un polo commerciale, vero centro di smistamento di opere
straniere.
Tornando a Firenze, un grande progetto nacque da Giampietro Vieusseux; intellettuale
dall'educazione mercantile, quindi con forti accenti imprenditoriali, ottenne l appoggio di un
aristocrazia illuminata, dando vita ad uno dei maggiori poli risorgimentali insieme a Torino.
Per quanto lo stesso governo granducale osservasse molta cautela (norme censorie), l'unica cosa
davvero vietata era esprimere giudizi critici su governi stranieri; seguendo un programma politico
liberl-moderato, diede vita al Gabinetto di lettura nel 1820, in cui si potevano consultare opere
italiane, francesi, inglesi e tedesche. Ciò costituì la base per imprese come l'Antologia e l'Archivio
storico italiano.
Egli esprime al meglio la ricerca di una soluzione definitiva e collettiva, attraverso il legame tra
editoria e politica, ossia il raggiungimento di un mercato nazionale, legato all idea della identita
della nazione italiana.
A questo obiettivo Vieusseux lega strettamente la difesa della proprietà editoriale e del diritto di
autore; non è un caso che sia uno dei pochi editori del tempo a pagare i propri autori, per favorire
la formazione di una classe di intellettuali professionisti, necesssaria per la formazione del mercato
nazionale.
Meno risultati ottenne dal punto di vista educativo, in quanto non riuscì a soppiantare la grande
diffusione dei lunari popolari.
Roma costituisce un caso a parte, tra i territori toccati dalle riforma napoleoniche; qui ci fu un
vero ritorno al sistema corporativo, con una forte censura e predominanza delle aziende pubbliche,
con l ovvio ritorno dei privilegi. L editto del segretario di stato Zurla, 1825, non fa che confermare
le posizioni conservatrici dello stato pontificio, con una burocratizzazione della censura che porta
ad un isolamento dall europa; solo Bologna si salva, toccata da vicino dall esperienza
rivoluzionaria, segue di piu il modello francese (anche se rimane legata a pubblicazioni chieste da
governo o università).
Sempre Vieusseux denuncia l isolamente del regno borbonico, dovuto agli eccessivi dazi,
aggravati dalla norma del 1823 voluta da Ferdinando I, in seguito ai moti carbonari del 21.
Mentre la Sicilia fa da eccezione, grazie alla spinta di importanti istituzioni culturali a Palermo e
Catania, nel regno di Napoli si sviluppa il confronto tra gli intellettuali liberali (Mele, Liberatore,
Della Valle) e gli stessi tipografi napoletani, che hanno il monopolio delle produzioni e sembrano
accontentarsi di un modello vecchio, artigianale, vicino a quello dell ancient regime
(polverizzazione in tante piccole aziende), sono favorevoli alla logica protezionistica e censatoria,
tanto da causare l emigrazione degli intellettuali verso nord.
Quali sono allora i principali ostacoli per la formazione di una moderna industria editoriale in
italia?
Si possono individuare due grandi carenze di base: i dazi di cui si è gia parlato, presenti in tutti gli
stati e applicabile per motivi diversi ma complementari, come una strategia protezionistica e una
censura (evitare il diffondersi di idee pericolose, vedi stato pontificio). Ovviamente la mancanza
di un vasto mercato che possa assorbire le tirature degli editori porta ad un crollo della crescita e
assenza di innovazione, come esprime bene Carlo Mele nella sua denuncia, conseguenze che si
collegano all altro grande handicap: mancanza di protezione dei diritti editoriali e d'autore.
Le cosidette restampe fatte fuori dagli stati non sono cosi ostacolate, inondando il mercato di libri
a basso costo e senza il benestare degli autori.
In realtà, sono gli stessi tipografi, specie quelli meridionali, cosi come molti provinciali, a
sostenere il regime protezionistico, che consente loro di ricevere committenze e convenzioni
statali, in totale assenza di concorrenza.
Dall altra parte, editori e intellettuali si incontrano per la libertà dei commerci e i diritti di autore.
Ecco che nel decennio precedente i moti del 48 troviamo questi due schieramenti opposti tra ceti
avanzati e conservatori, con matrici politiche, in quanto i protagonisti intellettuali come Mele,
Pomba, Vieusseux, Tommaseo e altri, parteciperanno al movimento liberale per l unificazione
italiana.
Una prima risposta arrivò dalla Convenzione italiana, o austro-sarda, del 1840: svolta
importante, in cui il governo riconosce la piena proprietà letteraria delle opere nonche persegue
penalmente i responsabili di contraffazioni; l esempio sara seguito presto negli altri stati, escluso il
Regno delle due Sicilie.
In realtà, questo cambiamento avviene in un quadro europeo di generale liberalizzazione: in
Germania una norma simile era presente gia dagli anni 30, in Francia nel 47, piu altri accordi
bilaterali tra stati (Stato sabaudo e francia 43, francesi e inglesi nel 52) in un generale clima di
espansione industriale.
La Convenzione italiana in particolare punta al mantenimento di un alto livello di offerta
editoriale, in quanto cerca di eliminare le piccole imprese che non reggano il confronto
concorrenziale; ma la scarsa chiarezza e le lacune di molti punti della normativa porterà a
numerose e lunghe controversie tra autori sempre danneggiati ed editori senza scrupoli. Un caso
emblematico fu lo scontro tra il Manzoni e Le Monnier, stampatore francese che si trasferì a
Firenze nel 40. Quest ultimo pubblicò non solo opere del Manzoni ma anche di altri autori, nel
caso di Alessandro una stesura ormani rifiutata, avviando una ventennale controversia che si
concluderò nel 1864 con il risarcimento di 34000 lire.
Per quanto la Convenzione sia un importante passo avanti, l'isolamento del regno borbonico porta
ad un fallimento di tutto il sistema, anche perchè sono in gran parti i tipografi napoletani a
riprodurre copie non autorizzate, protetti dal governo.
L'esempio dell'Emporio librario di Livorno, proposto e introdotto nel Congresso di Milano del 44
(congressi degli scienziati: riunioni periodiche in cui intellettuali dibattevano su sviluppi società
italiana) dopo la spinta di Pomba, che vide anche la defezione di Vieusseux, fa capire la situazione.
L'obiettivo di creare una sorta di bollettino librario sulle produzioni italiane, in modo da avvicinare
tutte le figure del settore, fallì per la totale assenza di partecipazione di editori meridionali.
Gli anni 40 furono cmq importanti per lo spostamento del baricentro editoriale verso regno
sabaudo e granducato toscano, mentre i lombardi conoscevano una grossa crisi e i medirionali
rimanevano in un mercato interno isolato, strettamente artigianale. Insieme a Vieusseux anche altri
intellettuali pensavano che solo l'unità politica del paese avrebbe permesso lo sviluppo di una
nuova industria editoriale.
Il biennio rivoluzionario porterà cambiamenti importanti, almeno dal punto di vista teorico; gia dal
47 si aprono spiragli, provvedimenti parziali che allentano la censura, rendendo poossibili
pubblicazioni su argomenti prima espressamente vietati. Cosi nello stesso anno lo stato pontificio
emana una serie di norme che permettono alla politica (sotto forma di storia contemporanea) di
essere oggetto di pubblicazione, cosi come è nominato il primo comitato di censura laico; ciò
comporterà la nascita di un grande numero di periodici, come evidenziato dal lungimirante Le
Monnier, non solo a Roma ma un po in tutti gli stati. Si tratta di testate dalla vita brevissima, frutto
di iniziative autonome; dal 48 poi la libertà di stampa propriamente detta viene sancita dai diversi
statuti concessi a seguito dei moti rivoluzionari: gennaio nel regno borbonico, a febbraio in
toscana, a marzo nello stato sabaudo. Questa piena libertà di stampa, che porta alla censura
repressiva anziche preventiva, resterà solo sulla carte, in quanto non realmente applicata da leggi
solide.
Tutto ciò per l editoria libraria non rappresenta alcun tipo di sviluppo, anzi molti grandi editori
come lo stesso Le Monnier, ripiegano sulla sola attività tipografica, cancellando i progetti a lunga
scadenza per gli eventi bellici.
Per gli editori l'unica forte novità è l affermazione di un nuovo tipo di lettori, professionisti e
artigiani urbani, che spostano l attenzione sulla quantità e qualità delle informazioni,
disinteressandosi della veste tipografica. Finisce quindi l era delle strenne, e nei successivi anni 50
la sfida sarà sul piano tecnologico: la fine dei moti rivoluzionari riporterà la situazione agli stadi
iniziali, solo chi attuerà una profonda revisione e riconversione produttiva potrà sfruttare i nuovi
sviluppi di mercato.
Come si è detto, nei successivi anni 50 la situazione si complica per l occupazione di truppe
straniere, cosi come il ritorno della censura acclesiastica nel mezzogiorno e in toscana. Si riduce
notevolmente il dibattito politico, mentre solo il Piemonte è fuori da questa stretta repressiva, con
il mantenimento dello Statuto Albertino; infatti proprio qui si osserva un proliferare di nuove
iniziative, con l arrivo degli intellettuali esuli. Nascono cosi progetti come la Biblioteca dell
economista, curata da F. Ferrara e pubblicata dall affermato Pomba, o il Dizionario della lingua
italiana a cura di N. Tommaseo.
Questa espansione torinese, resa possibile con la stabilità degli editori presenti e una relativa
libertà politica, porta dunque occasioni nuove di lavoro retribuito. Nel confronto con gli altri stati
ciò che colpisce è l elevata meccanizzazione degli stabilimenti torinesi, con relativa manodopera
specializzata.
Si puo dire che, per quanto sia quasi assente negli anni 50 il dibattito sul mercato librario
(eccezione di Carlo Tenca), l'iniziativa non è affatto spenta, semplicemente si sposta dal piano
normativo a quello gestionale interno. Si punta cioè al rinnovamente tecnologico e organizzativo,
come dimostra lo stesso Pomba che forma l'Unione tipografico-editrice nel 1854 , UTET, tutt oggi
presente, unificando i due mondi di tipografia ed editoria.
Nello stesso anno nasce la tipografia Barbera, che si stacca da Le Monnier e lavora inizialmente
su commissione; Gaspero Barbera rappresenta il nuovo editore, caratterizzato da spirito
pratico/imprenditoriale, che lascia il dibattito ideologico ai torinesi.
Verso la fine degli anni 50, oltre ad una interessante quanto labile presa di coscienza dell
imprenditoria meridionale sulla propria arretratezza, la modernizzazione si esprime ancora
attraverso i periodici, che dimostrano la nascita di lettori interessati ad aspetti specifici della
società o al puro intrattenimento: ecco che quindi, accanto alla propaganda politica piemontese,
nelle altre regioni si sviluppo lentamente un giornalismo satirico, mondano e specialistico.
Il nuovo editore
Per comprendere meglio gli sviluppi dell editoria, di recente in Francia si è coniato il termine
"antico regime tipografico", che va dalle origini di Gutermberg (meta 15 secolo) al 1830,
differenziandosi quindi dalle solite periodizzazioni generiche.
Nonostante i cambiamenti comuni dalla fine del 700 ai primi 30 anni dell 800, come abolizione di
censure e strutture corporative, aumento lettori ecc...non si puo parlare di vera e propria
rivoluzione letteraria. Solo dopo il 1830 si puo quindi parlare di vera innovazione con la
meccanizzazione dei processi tipografici e l interesse verso libri di largo consumo. Cerchiamo di
capire più nel dettaglio la nascita e lo sviluppo dell'editore, seguendo una serie di esempi, alcuni
citati sopra, che portarono alla definitiva affermazione di questo nuovo ruolo sociale.
Per l'Italia, dopo l egemonia di Venezia che aveva caratterizzato il secolo illuminato (stretto
contatto di editori con ordini religiosi, rete europea), a fine 700 nasce l inedita figura del libraio-
editore nella stessa Serenissima, per esempio Pepoli e Stella, i quali sperimentano nuovi prodotti
come le Biblioteche che avranno maggior fortuna nella Milano capitale del regno i
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