Storia ed estetica del cinema magistrale 1/2
Filmografia d’esame 5. F. Fellini, 8 , 1963
S. Kubrick, 2001 A Space Odyssey, 1968
1. C.T. Dreyer, La passion de Jeanne d'Arc, 1928 6. F. Fellini, Amarcord, 1973
L. Buñuel, S. Dalì, Un chien andalou, 1929 E. Kazan, The last Tycoon, 1975
2. C. Chaplin, City lights, 1931 J.-L. Godard, Passion, 1982
7.
G. Cuckor, What Prize Hollywood? 1932 W. Wenders, The state of things, 1982
3. R. Rossellini, Roma città aperta, 1945 8. P. Weir, The Truman show, 1998
R. Montgomery, Una donna nel lago, 1947 T. Malik, The thin red line, 1998
H. Hawks, The Big Sleep, 1946 9. P. Sorrentino, Il Divo, 2008
4. L. Visconti, Bellissima, 1951 N. Moretti, Il caimano, 2006
A. Hitchcock, La finestra sul cortile, 1954 10. N. Moretti, Habemus Papam, 2011
Bergman, Il settimo sigillo, 1957 T. Malick, The Tree of Life, 2011
Lunedì 5 febbraio
La cultura dell’immagine mediatica: nuove vie della conoscenza, del pensiero e della sensibilità
Con l’avvento della fotografia e del cinema una nuova concezione dell’immagine
viene posta in essere e con essa
una descrizione inedita della realtà.
Il 18 dicembre 1895 nasce il cinema: i fratelli Lumière proiettano l’Arrivo del treno in stazione. L’immagine da
statica diviene in movimento o, almeno, ne crea l’illusione: 24 fotogrammi al secondo riescono a ingannare l’occhio
umano e a creare la percezione di movimento. Inizialmente, il cinema è pensato come mezzo per documentare la realtà,
per registrarla e darne testimonianza. I fratelli Lumière, infatti, non sono artisti, bensì tecnici studiosi che, attraverso il
loro lavoro, vogliono dare un contributo alla scienza nello studio della realtà.
infatti dall’immagine pittorica, il rapporto dell’uomo
Con la nascita di questo tipo di immagini, che si discostano
con la realtà viene trasformato, ed egli può ora venire a conoscenza di cose e fatti fino ad allora sconosciuti: il campo
delle conoscenze viene ampliato, la sfera del visibile diviene enorme. Si parla perciò di passaggio da una cultura logo-
centrica/verbo centrica ad una cultura visuale o visiva, ossia da una trasmissione prevalentemente scritta ed orale del
sapere ad una trasmissione incentrata sui media visivi.
La nascita, la diffusione e l’incremento dei media visuali non hanno precedenti nella storia dell’umanità – non a
nuove definizioni: cultura dell’immagine, società dello spettacolo –
caso si sono coniate e molte altre ma ciò cui ancora
non viene attribuita la giusta importanza è la difficoltà che il nostro sistema educativo incontra rispetto a tale cambia-
mento. Si parla perciò di analfabetismo mediatico e iconico.
7h30 al giorno davanti a schermi in Europa: la maggior parte dei contenuti osservati è di carattere iconico. Il
rapporto dell’uomo con il mondo non è più diretto ma anche mediato da uno strumento che si interpone tra la
persona e la realtà.
4h davanti alla TV in Italia (dati Istituto Rosselli): lo schermo della TV mostra soprattutto/quasi completa-
mente soltanto immagini. La diffusione di Internet e di altri dispositivi non ha perciò soppiantato la televisio-
ne.
al giorno oggi, 40 immagini nell’arco di una vita nel Medioevo.
400.000 immagini (artificiali)
In questo quadro è evidente come le dimensioni sociale, tecnologica ed economico-industriale hanno subito dei
all’interno della quale
cambiamenti profondi. È nata una vera e propria industria culturale la cultura è il soggetto
dell’industria, delle indagini di mercato, del marketing, del mondo del lavoro, etc. Tuttavia, il fatto che si abbia familia-
dell’audiovisivo non significa che:
rità di comprensione
Non sia culturalmente appreso: si tratta di abilità che sono state imparate, non sono innate;
Sia un medium semplice o più semplice di altri;
Vi sia consapevolezza della sua complessità; 1
Si sia in grado di gestire questa complessità (limiti e potenzialità): Platone fu il primo a condannare
l’immagine, quale rappresentazione fallace della realtà. Questa concezione ha caratterizzato per secoli il pen-
siero europeo. Tuttavia, il linguaggio visivo, come tutti gli strumenti, può offrire il meglio o il peggio, secon-
do il suo utilizzo e secondo quanto lo si conosce.
Se è vero che siamo sottoposti a una quantità enorme di immagini, lo è altrettanto che ne produciamo a parimenti.
È quindi così che abbiamo una responsabilità come spettatori, ma anche come produttori. Per questo, Gran Breta-
gna, Francia, Spagna, Germania, Olanda, Norvegia e Svezia hanno incluso nei piani di insegnamento umanistici ed edu-
cazione civica una didattica relativa alla cultura dei media e dedicata all’alfabetizzazione iconica.
I primi ad introdurre il termine cultura visuale furono Bela Balász (intellettuale, critico letterario ed autore di Uo-
mo visibile), Lazlov Moholy-Nagy (artista che ha condotto numerose ricerche sulle forme espressive delle immagini di-
gitali) e Jean Epstein (studioso di cinema che ha intuito e scoperto le peculiarità espressive molto in anticipo rispetto ad
Durante gli anni ’90, si parla nell’ambito degli studi,
altri). poi di iconic turn, ossia avviene una svolta iconica sotto una
prospettiva interdisciplinare, transdisciplinare. Qualche domanda a cui risponderemo:
Quali processi di pensiero attiva l’accostamento
Perché si dice che oggi apprendiamo attraverso le
immagini? delle immagini, ossia il montaggio? (montaggio
intellettuale)
Come ci influenzano le immagini?
Come un autore gestisce l’attenzione, la percezio- Perché un autore sceglie di rappresentare un dia-
logo attraverso inquadrature d’insieme oppure
ne, le emozioni ed il pensiero dello spettatore? primi piani? Martedì 6 febbraio
Wim Wenders, L’immagine e il mondo
« Il mondo esiste sette miliardi di volte negli occhi di ogni persona vivente. È un puzzle perennemente composto, scom-
posto e ricomposto simultaneamente e di continuo da sette miliardi di sguardi. Il mondo è costantemente frazionato in
miliardi di visioni. Ogni essere umano è un punto di vista ambulante, unico, solitario e connesso col tutto.
Ogni singolo elemento dello spettro del mondo,
tu, proprio ora,
io, proprio ora …
Noi tutti i nostri sguardi e il mondo interiore da cui sorgono e il mondo là fuori
Immagina la somma di tutto ciò,
questo gigantesco caleidoscopio
dell’intera nostra percezione e consapevolezza umana!
Sette miliardi di paia di occhi e altrettante coscienze dietro!
Che cos’altro dovremmo chiamare “mondo”? »
Questa suggestione è efficace nella metafora del caleidoscopio: il mondo costantemente e simultaneamente com-
posto e ricomposto in milioni e milioni di immagini ogni giorno.
L’immagine dell’immagine. Wenders, Salgado:
di vista, la “libertà-responsabilità” dello spettatore
Il meta-punto
Il diritto e il dovere di vedere
« Nessuno ha il diritto di mettersi al riparo dal tempo e dal mondo che vive, perché siamo tutti responsabili,
ormai, di ciò che accade intorno a noi. » S. Salgado.
In una società come la nostra, in cui si è creata una rete inedita di legami, nessuno può dirsi fuori da questo si-
stema-mondo, da questa società-mondo. Proprio per questo, quindi, non abbiamo il diritto di non occuparci di
all’interno di essa
ciò che accade e della direzione che ha intrapreso, in quanto i legami che intratteniamo con
essa ci rendono inevitabilmente responsabili. Tutto ciò che compiamo assume oggi un rilievo e delle conse-
guenze a cui ancora non siamo abituati a pensare, ma che si verificano con un raggio d’azione molto ampio.
2
« Sono sempre più convinto che non vi sia obiettivo più grande, in questo ventunesimo secolo, se non colmare
il divario tra coloro che vedono e coloro che non vedono, tra coloro che hanno gli strumenti (culturali per ve-
dere) e coloro che non li hanno. » W. Wenders. La differenza tra queste due categorie consiste nella consape-
volezza dei primi dell’utilizzo, del ruolo, etc. delle immagini.
Educazione dello sguardo come umanizzazione dell’umano *
agli anni ’30 del Novecento –
Già intorno quando la cultura incominciava ad orientarsi a tutti gli effetti a divenire
– Sergej M. Ejzenštejn parla di “educazione dello sguardo”, necessaria per ac-
iconocentrica in virtù delle sue ricerche,
quisire conoscenza e consapevolezza delle immagini. L’educazione allo sguardo sta diventando sempre più importante;
i due fattori libertà-responsabilità sono inscindibili.
Umanizzazione dell’umano: della formazione umanistica, gli studi hanno lo scopo di scoprire e svilup-
* nell’ambito
pare le potenzialità dell’uomo. In quest’ambito oggi non soltanto è importante lo studio della parola e di ciò che da essa
deriva, ma anche lo studio dell’immagine e della cultura visuale. Lo sviluppo delle qualità umane va nella direzione del
complesso libertà-responsabilità. Multimedialità, intermedialità, transmedialità
Servizio Televisione
Telefonia Skype Google
Supporto YouTube Contenuto
I-Pad Editoria
Dispositivi Amazon
Smartphone Prodotto
Ecosistema
Come in natura, quando uno degli elementi facenti parti di un ecosistema viene alterato e condiziona gli altri, lo
stesso avviene all’interno della società, in cui tutto è parte di un legame di interdipendenza. La mediazione con la realtà
può essere svolta fornendo un servizio, un contenuto, un supporto. Un medium è tanto considerabile come un dispositi-
vo, quanto può esserlo il contenuto del dispositivo stesso, ossia per esempio un libro, un notiziario, un film, un video.
media come “estensione dell’uomo”,
McLuhan parla del concetto di del suo corpo, delle sue facoltà umane, delle sue
capacità percettive (es. tele-visione: visione a distanza, prolungamento della capacità visiva). La definizione di media è
quindi molto vasta e non si esaurisce con l’accezione più comune ed utilizzata.
Su uno stesso dispositivo circolano contenuti diversi che però non appartengono propriamente al dispositivo e che
da più media differenti, anche i più “vecchi”
sono infatti accessibili (es. i media contenuti dalla TV o da un I-Pad sono
pressoché gli stessi). Questo genera una circolazione di format, per esempio, e crea una distinzione tra contenuti di ca-
c’è comunque un’interazione. È così che
rattere evasivo e contenuti di carattere informativo, tra cui le notizie che
arrivano dalla rete, da fonti “non professionali”, approdano in seguito alla televisione, ai giornali, etc. Ciò che si verifica
1
da un medium all’altro (transmedialità
è il passaggio dello stesso contenuto ) durante il quale il contenuto o la sua
forma si modificano. un medium e l’altro e ci riporta implicitamente alle
Il concetto di intermedialità mette in luce i confini, i limiti tra
specificità di ciascun medium. Esso non è mai un semplice contenitore, nemmeno nel caso in cui è un soltanto supporto,
1 Transmedialità ≠ multimedialità all’altro.
Transmedialità: circolazione di contenuti da un medium
Multimedialità: possibilità di disporre in uno stesso momento di più media.
3
ma ha delle caratteristiche che determinano la necessità di trasformare uno stesso contenuto in modo che sia espresso
nelle forme migliori e più opportune tipiche di quel medium.
Le nozioni di civiltà e di cultura
Civiltà ≠ cultura
Civiltà: tecniche, oggetti, abilità, pratiche, modi e generi di vita (costumi Civiltà: elevato grado di riferimento
sociali, abitudini, etc.) fondati sull’uso di strumenti. La nozione di civiltà a ciò che è concreto, pragmatico.
2
tradizionalmente indica tutto ciò che è universalizzabile . Es. la pratica Cultura: alto grado di riferimento a
dell’utilizzo della TV, oggi considerata medium di accompagnamento, è ciò che è astratto, al pensiero, più che
anni ’50-’60,
cambiata rispetto a quella degli quando fungeva da vero e all’azione.
proprio catalizzatore dell’attenzione.
Cultura: sistema e struttura di saperi, credenze, idee, principi, valori, paradigmi, miti, simboli, regole, norme,
divieti, strategie; conoscenza non-razionale (mythos) e conoscenza razionale (logos). La nozione di cultura
tradizionalmente indica tutto ciò che non è universalizzabile e che è perciò singolare e originale, ossia spe-
cifico di un determinato gruppo sociale (popolo, nazione, etnia, etc.).
Il pensiero è divisibile in due dimensioni opposte: la conoscenza non-razionale (mythos) e la conoscenza razio-
nale (logos).
Chiaramente lo scontro-incontro tra popoli ha determinato delle fusioni di elementi appartenenti alle culture venu-
te in contatto. A partire dall’avvento dei media, queste definizioni di civiltà e cultura vengono messe in discussione.
Mercoledì 7 febbraio 2018
I media che veicolano un contenuto culturale pongono in discussione questa tradizionale differenza tra civiltà e
3
Per esempio, con l’avvento della
cultura. modernità storica , popoli ed etnie diverse entrarono in contatto e interagirono
attraverso forme di scontro-incontro dando luogo a scambi in primis di oggetti e di tecniche, poi di stili di vita, etc. In-
Si pensi a cos’è stata
somma, avvennero delle contaminazioni culturali, nascita dei sincretismi culturali.
l’europeizzazione, un processo che è intervenuto a prezzo di grande e diffusa violenza, talvolta addirittura attraverso
contaminazione è avvenuto con l’avvento
genocidi. Tuttavia, sebbene in forma meno violenta, qualcosa di analogo alla
e la determinazione dei media, attraverso cui si sono diffusi saperi, idee, principi, miti, regole, etc.
Nel caso della globalizzazione, le contaminazioni non si contano: non è un processo che riguarda solo la diffusio-
ne della cultura dominante, ma anche gli apporti di altre culture alla cultura dominante (es. apporto culturale che deriva
dalla tradizione musicale africana alla cultura occidentale). I media hanno un carattere che fin dalle origini è internazio-
nale e transnazionale e questo ne costituisce una delle caratteristiche più peculiari. La cultura, attraverso le immagini, è
infatti divenuta universale, facilmente comprensibile e, quindi, universalizzabile. Per questo possiamo dire che la no-
zione di cultura è superata, in quanto definisce la cultura non universalizzabile.
È l’avvento di oltre l’identità di un singolo popolo e si in-
una cultura che si estende oltre i confini territoriali,
centra sull’immagine, un elemento più facilmente universalizzabile rispetto alla parola e che si presta maggiormente al-
la diffusione, alle contaminazioni, alle ibridazioni. Non è un caso che i media, soprattutto il cinema (in origine muto,
quindi costituito prettamente di immagini), abbia determinato la messa in discussione della tradizionale definizione di
cultura e la nascita di una cultura globale.
Baumann, con la globalizzazione mai l’umanità si è trovata prima in una situazione come
Come affermò Zygmunt
quella odierna dove si corrono molti rischi, tutti interdipendenti gli uni dagli altri. Siamo immessi nella medesima
“comunità non in
di destino”, accezione fatalistica, ma nel senso del corso concreto delle cose su questa terra che ci
accomuna. Allo stesso tempo, questa condizione ci apre le porte di infinite possibilità di cui non siamo consapevoli. Sta
a noi rispondere in maniera adeguata a questa sfida.
2 si pensi all’utilizzo della forchetta, che una volta inventata ha cambiato gli usi e le abitudini di popoli che prima
Universalizzabile:
mangiavano in maniera diversa. Gli usi e i costumi si possono diffondere, non sono esclusivi di una sola civiltà. Questa diffusione ha
delle conseguenze diverse a seconda che ci si riferisca a una semplice forchetta o al cinema, alla televisione. Ciò che cambia è il gra-
di tali strumenti, l’impatto che provocano sulle civiltà che li utilizzano, proprio perché si tratta di medium che con-
do di complessità
tiene altri media, altri contenuti culturali.
3 Modernità storica: fine Quattrocento, inizio Cinquecento; scoperta delle Americhe e viaggi di esplorazione; città-Stato; fiorire delle
banche; incremento di commerci internazionali; colonizzazione. 4
L’individuo non soltanto subisce l’influenza “del sistema”, ma concorre con la sua azione quotidiana a modificare
la cultura e la società. Per esempio, la Guerra Fredda e la tragedia della bomba atomica hanno influenzato infinitamente
proprio l’influenza reciproca che fa sì che ci siano tradizione e
la cultura e il sapere, trasformandole profondamente. È
innovamento all’interno di una stessa società, capaci di produrre cambiamenti, vivere fasi di stasi, accelerazioni, etc.
Tuttavia, c’è all’interno del quale è possibile muoversi all’interno di una stessa società; le stesse idee
un margine ciechi davanti all’evidenza dei
in cui crediamo offrono molte possibilità, ma contemporaneamente vincolano e rendono
fatti (es. le limitazioni imposte dalle ideologie: in passato, gli intellettuali della sinistra europea non hanno voluto accet-
tare l’esistenza dei gulag per molto tempo, in quanto luoghi che contraddicevano la loro ideologia.). Libertà e responsa-
bilità sono quindi legate al
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Riassunto esame Storia ed estetica del cinema, Prof.ssa Farinotti, libro consigliato Estetica e cinema, Angelucci
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