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Estetica e Cinemad. Angelucci

Introduzione

Alla base della nascita del cinema c’è una grande insicurezza: l’urgenza di giustificare un despota che manca di specificità comunicativa e artistica. Negli anni successivi, l’intento ludico che lo caratterizzava spinge i teorici a elaborare discorsi intuendone le potenzialità, trovando una collazione per il cinema all’interno del sistema delle arti. Fin da subito ci sono tanti interventi critici (come quelli della Nouvelle Vague o di Ejzenstejn) che portano il cinema a una propria definizione, portando a un ripensamento generale. L’insicurezza originaria è caduta perché il cinema oggi si misura con intellettuali che creano sempre più discorsi.

Cinema e pensiero

Il cinema è stato descritto come un essere pensante, in grado di osservare il mondo con uno sguardo rivoluzionario, grazie alle potenzialità analitiche della macchina da presa, superiori a quelle dell’essere umano, un mezzo che provoca nello spettatore un’esperienza emozionale che ne scuote tutti i sensi sollecitando il pensiero; esperienza simile alla vita psichica dell’uomo. La relazione tra cinema e pensiero è stata studiata da Deleuze nei saggi Immagine-movimento e Immagine-tempo. Il cinema e la filosofia sono descritti come due attività analoghe, il primo è la creazione di immagini e di segni, la seconda è l’invenzione di concetti. L’incontro tra i due avviene quando devono risolvere con i propri strumenti lo stesso problema: l’attitudine del cinema è rilevare la vita del pensiero, producendo nuovi concetti. Deleuze vede in primis nel cinema un luogo di produzione di pensiero.

Visibile e narrativo/realtà e riproduzione

Ogni teorico del cinema si è imbattuto nella tematica del doppio regime di rappresentazione: le immagini cinematografiche hanno da una parte la visibilità (volti, corpi, spazi…) percepiti grazie all’occhio della macchina da presa, dall’altra la narrazione (azione e storie) ciò che viene costruito per produrre un pensiero. Si potrebbe fare anche mettere da una parte il cinema come arte figurativa (fotogenia, primo piano…) e dall’altra il montaggio (mostrare esiti diversi rispetto a quelli narrativi). Visibilità e narrazione sono comunque due elementi che non vanno separati, perché entrambi costituiscono l’elemento cinematografico. Il loro incontro può essere di prevalenza o di dipendenza dell’uno rispetto all’altro.

Da una fase iniziale del cinematografo (dedito alla pura visibilità) si è passati al predominio della narrazione. Il transito è avvenuto pochi anni dopo dalla nascita del mezzo, quando si scoprono i procedimenti narrativi. Si perde lo stupore ingenuo, l’enfasi emotiva dello spettatore di fronte all’immagine e ci viene riconsegnato un discorso, una concatenazione logica di eventi. Durante la visione di un film sembra a volte di assistere a un racconto che si sviluppa richiedendo la nostra attenzione, mentre le immagini eccedono l’arte drammatica. Organizzare il visibile in una forma narrativa costituisce un modo per riunire gli aspetti molteplici per una rappresentazione d’arte, che riporta alla verosomiglianza.

Nel dispositivo fotografico, e poi in quello cinematografico, lo slancio di riproduzione del reale permette, grazie alla tecnica e alle capacità oggettive della macchina da presa, di inquadrare qualcosa ovvero testimoniarne l’esistenza. Ci sono anche riflessioni sul legame tra realtà e immagine: il doppio cinematografico; troviamo teorie che marcano l’aspetto artistico del film rispetto a un’operazione meramente riproduttiva, altre che mettono in discussione la stessa realtà riprodotta. Parliamo di immagine narrativa per intendere una visione unitaria dei due aspetti (visibile e narrativo), i quali sono costantemente intermediari tra loro. Il potere rappresentativo del cinema si fonda su un intreccio solidale tra i due poli.

La modernità e il Novecento

Il cinema porta con sé tante novità, dovute al suo venir dopo le altre espressioni artistiche, cerca una sua collocazione all’interno del sistema complesso delle arti, tanto che verrà definito da Canudo come la settima arte, che ne evidenzia il suo essere successiva alle precedenti. Si individuano le potenzialità tecniche, nuove modalità percettive e la tendenza a farsi specchio del proprio tempo. Per quanto riguarda l’innovazione tecnica si evidenzia l’osservazione delle nuove condizioni di percezione che enfatizzano le esperienze (individuali o collettive) rese possibili dal dispositivo.

Ci sono forti critiche, alcuni vedono il cinema come un’invenzione che logora i nervi, produce dipendenza e ottunde la sensibilità dello spettatore. In Italia, Pirandello definisce l’innovazione tecnica come un nemico che divora la nostra anima e la vita, rendendoci servi del meccanismo. In un suo romanzo descrive il personaggio principale, un operatore cinematografico, che vive impassibile come un automa che gira la manovella, la macchina da presa viene criticata come un mostro che doveva rimanere uno strumento e invece è diventata padrone. D’altra parte vengono definite anche le potenzialità positive del dispositivo: capacità analitica in grado di osservare il mondo con un occhio più lucido e scoprirne nuovi dettagli, sovvertendo la realtà osservata.

Bazin parla di realismo ontologico, che sull’oggettività della fotografia fonda la possibilità del cinema di avere un rapporto intimo con il reale, che ne esibisca la sua verità. Troviamo anche la nota tesi della decadenza dell’aura: annullamento dell’unicità dell’opera a seguito della possibilità di riprodurla, implica una vicinanza agli oggetti e una fruizione distratta. Protagonista della società moderna è la folla, oggetto della rappresentazione cinematografica.

Altre testi, come quella di Kracauer, riguardano l’estetica materiale, centrata sull’idea di una tendenza al realismo del cinema grazie alle sue capacità tecniche. La realtà del cinema è proprio esibire la meraviglia del quotidiano. Nel corso della visione di un film ci può essere un raddoppiamento dell’esperienza vissuta dal singolo nella realtà, è il cinema stesso in quanto macchina pensante a rispecchiare le operazioni mentali del soggetto. L’organizzazione delle inquadrature tramite il montaggio, per dare senso compiuto, è analoga al lavoro del soggetto, che deve rendere accessibili le proprie caratteristiche e i dati della sua esperienza coinvolta nel flusso.

In primo luogo il cinema non è soltanto arte, ma anche medium: strumento di comunicazione con una facoltà di rappresentazione, accessibile da parte della società e sfruttabile dalla macchina industriale.

  • Esaltazione della novità, invenzione innovazione
  • Compimento artistico di un’attitudine percettiva inedita
  • Rappresentazione di contenuti e tematiche della realtà (folla, massa, personaggi, luoghi…)
  • Raddoppiamento delle operazioni psichiche dell’individuo
  • Riorganizzazione della realtà con le sue contraddizioni

L’immagine digitale e il nuovo secolo

Le trasformazioni subite negli ultimi anni dal fenomeno cinematografico a causa dell’avanzare delle nuove tecnologie sono sotto gli occhi di tutti. In primo luogo è cambiato il modo produttivo dell’immagine, non più analogica ma digitale, viene creata senza la necessità di una realtà effettiva, si assiste a un nuovo scenario che prevede la connessione tra i media e l’interattività degli utenti, un passaggio inedito in continua metamorfosi, in cui il cinema deve adattarsi.

È modificata anche la condotta dello spettatore: la sala cinematografica rappresenta solo una parte delle possibilità di visione, adesso relegate agli individual media (tv, dvd, telefono…), che porta conseguenze economiche ma anche estetiche: necessità di catturare l’attenzione in modo più rapido intensificando gli stimoli. L’immagine digitale non è la rappresentazione di qualcosa ma una semplice traduzione di un processo matematico, è la ricostruzione di qualcosa mai avvenuto.

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-ART/06 Cinema, fotografia e televisione

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gianluca.disario di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia ed estetica del cinema e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Libera Università di Lingue e Comunicazione (IULM) o del prof Farinotti Luisella.
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