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Storia Economica (Storia della banca)

Appunti presi a lezione per l'esame di storia economica (storia della banca, storia della moneta), integrati con lo studio delle slide usate a lezione. Appunti basati su appunti personali del publisher presi alle lezioni del prof. Cafaro. Scarica il file in formato PDF!

Esame di Storia economica della banca docente Prof. P. Cafaro

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a. Evoluzione delle strutture dello scambio

Il mercato cambia è diventato più esteso nello spazio e nel tempo.

Viene ampliato soprattutto l’ambito della derivazione del valore. La moneta è un derivato che cerca di

trattenere parte del valore in sé, nascono derivati di derivati di derivati …. Quando il valore intrinseco non è

immediato o immediatamente rilevabile entra in gioco l’autorità dello Stato che impone il valore e

l’accettazione del mezzo di pagamento. Quando riappare l’oro nella monetazione europea è come se ci si

volesse riappropriare del valore stesso. Viene messa in atto anche strumentazione nuova per garantire lo

scambio (moneta cartacea, luoghi dove si scambiano merci o titoli che rappresentano merci, derivazione).

Nascono quindi cambiali, banche, borse valori,… Tutto ciò porterà alla unione della moneta di conto con

quella di pagamento.

Il passaggio dall’area di produzione a quella di consumo, è un passaggio ciclico e costituisce l’area dello

scambio. Ciò mostra come sia sempre meglio produrre quello che si sa fare meglio per vendere il surplus per

ottenere ciò che si vuole, ciò anche grazie alla tecnologia.

La moneta serve per fare gli scambi, l’organizzazione della moneta nasce ed evolve perché occorre

scambiare merci e servizi.

C’è una contrazione dell’autoconsumo diventa sempre più conveniente acquistare le merci che gli altri

producono perché sono più specializzati -> è più logico lo scambio.

L’accelerazione sempre più grande dei trasporti permette di scambiare beni deperibili che altrimenti

sarebbero marciti nel tragitto. La velocizzazione dei trasporti è essenziale.

Altra cosa che vediamo è l’urbanesimo, forte migrazione da campagne a città, se non ci fosse la divisone del

lavoro non servirebbe.

C’è bisogno di creare altri strumenti, modalità per permettere alle merci di circolare: area dello scambio.

La globalizzazione è iniziata da quando l’uomo ha cominciato a scambiare beni.

L’area dello scambio si allarga sempre di più.

Tutte queste cose provocano l’accelerazione degli scambi.

Effetti di lungo periodo della “rivoluzione dei prezzi”

In questo contesto un ruolo importante lo ha l’aumento dei prezzi (anche se meno significativo rispetto a

quello di altre epoche); si comporta infatti come agente di scioglimento di un sistema che era rimasto

fortemente bloccato.

Per es. nell’ambito dei contratti: i proprietari tendono a rivedere i contratti: si era abituati ad avere patti

ereditari (di concezione medievale), ma con la rivoluzione è conveniente modificarli, si passa a patti a

termine. I patti diventano sempre più stretti nei termini (addirittura annuali).

Un altro effetto possibile è quello che può spingere il proprietario ad essere pagato in natura (tramite ad es. il

frumento che produce).

C’è una serie di eventi che prefigura quello che sarebbe successo con le successive rivoluzioni economiche.

Inoltre si pongono le basi per le successive “enclosures”. L’inflazione dei profitti prefigura la crescita

economica.

Le dimensioni dell’area dello scambio

Si modifica la dimensione dell’area dello scambio. Ci sono 3 livelli dell’area dello scambio:

- ambito locale

È il livello che vede chi produce generalmente andare a cercarsi il consumatore nel posto che considera più

opportuno, sono luoghi abituali di incontro. Il presupposto è che ovviamente io produca qualcosa in più.

Spesso è anche conveniente andare nel posto già conosciuto dal consumatore e nel quale c’è già un

concorrente, si tratta dei posti abituali nei quali si vanno a creare mercati minuti: mercati urbani periodici

(merci poco deperibili); mercati spontanei permanenti (merci deperibili di largo consumo); venditori

ambulanti (private market).

Tutto si auto-organizza, anche con conflitti talvolta.

L’auto-organizzazione del mercato è dovuta anzitutto a questa casualità: il venditore si mette li dove pensa il

consumatore possa andare.

Se si producono merci deperibili è necessario che il mercato sia giornaliero, altrimenti può essere settimanale

o mensile.

La stessa cosa vale per le botteghe artigiane (luogo dove si produce e si vende ciò che si è prodotto).

Gradualmente alcune di queste si trasformano solo in luoghi di vendita. Nasce la figura dell’intermediario

(commerciante), il mercato si specializza.

La città e il mercato

Non sono alternative, possono coesistere.

Il mercato all’interno delle proprie mura comporta che la città (potere politico, pubblico):

- si rende conto dell’enorme vantaggio che il mercato dà, e quindi diventa tutta un mercato. Ci sono città

che divengono mercantili (città-mercato) (Senigallia, Luino, Bolzano). Un’importante città mercantile è

Piacenza. Queste città gradualmente si specializzano nello scambio delle merci che passano (mercati

animali, agricoltura, tessile,..). Piacenza si specializza nello scambio non di beni fisici ma di derivati di

beni fisici (titoli, promesse di pagamento, porzioni di proprietà di imprese, porzioni del debito pubblico

degli stati, cambiali)

- estromette il mercato, che dà fastidi, in particolare di ordine pubblico, sporcizie, attira lestofanti

- circoscrive e disciplina il mercato, è il caso più diffuso. C’è qualcosa di pubblico che entra nell’economia,

si decide che il mercato è in un certo posto, in una certa data, secondo una data distribuzione,.. Non deve

dare fastidio alla città. È una via di mezzo tra allontanare e trattenere, attraverso il mercato posso imporre

delle tasse, dazi che mi offrono dei guadagni (ragioni fiscali).

- Secondo livello, l’ambito regionale e continentale

Le città-mercato diventano fiere, ovvero mercati più ampi dove arrivano mercanti, venditori che si spostano

su un’area territoriale molto vasta e che commerciano merci all’ingrosso.

Nasce dall’esigenza di rompere la cerchia ristretta degli scambi. Si sviluppa il mercato all’ingrosso.

Le fiere sono occasioni di festa (fera -> feria -> fiera).

In questi mercati all’ingrosso non entrano gli operatori minuti. Anche a Piacenza si hanno operatori

commerciali che potendo trasferire titoli dall’uno all’altro diventano il nucleo di quello che sarà il livello più

alto dello scambio (quello della borsa merci e della borsa valori).

Si specializza. Si sviluppa sempre più l’uso di scambiare oltre ai beni fisicamente recenti anche titoli

rappresentativi di beni, fino a giungere al terzo livello.

- Terzo livello, l’ambito tendenzialmente globale

L’area dello scambio diventa la Borsa, dove gli scambi sono immateriali, si scambiano beni che

rappresentano altri beni, è un luogo dove si possono scambiare beni di luoghi anche molto lontani perché la

variabile fondamentale è quella delle informazioni (la velocità di informazione accelera il processo).

La Borsa è un mercato tendenzialmente permanente (anche quando è chiusa si opera esternamente), è un

mercato molto ampio anche se non ancora considerabile globale (prima Borsa importante Genova, poi

Milano). Nel 1952 c’era un Borsa in ogni capoluogo di Italia, che operavano abbastanza autonomamente.

È un mercato di beni-tipo, ovvero standardizzati perché devono essere quotatili. Devo essere in grado di

potergli dare un prezzo proprio perché è un bene non presente fisicamente, e questo posso farlo solo se è

standardizzato.

La Borsa è il luogo di incontro di banchieri, mercanti, negozianti, agenti di cambio (secondo Samuel Ricard).

Borsa

Luoghi dove si potevano fare queste operazioni esistevano già prima che le Borse venissero

istituzionalizzate. Ad esempio a Lione (Places des changes, si scambiavano titoli), Marsiglia (la Loge),

Genova (Strada nuova),…

La Borsa passa da luogo di scambio informale di titoli rappresentativi di beni, a luogo istituzionalizzato.

La prima Borsa istituzionalizzata nacque a Bruges nel 1409, nelle Fiandre, è un mercato dove si

scambiavano titoli che rappresentavano beni, nella casa di Van der Bourse.

Videro poi la luce altre borse istituzionalizzato Lione (1462), Londra (1554), Berlino (1716), New York

(1772),…

La Borsa: lo scopo e i difetti

Luogo di scambio di merci e valori.

Lo scopo è quello di scambiare titoli che rappresentano merci e valori.

I difetti, secondo quanto scrivevano gli autori del tempo, erano:

- speculazione senza possesso, ovvero la possibilità di vendere cose che non ho scommettendo sul valore

che avrà nel momento in cui ne avrò il possesso

- speculazione sul breve termine

- speculazioni al ribasso o al rialzo, ovvero finte di vendita per far crollare il prezzo, o viceversa, e quindi

approfittare di notizie false

- speculazioni su mercati ristretti (fuori borsa, coffy huisen), mettersi d’accordo fuori borsa su ciò che

bisogna fare

Per evitare questi difetti, e questa speculazione, è necessaria:

- regolamentazione (professionalizzazione mediazione), l’attività di mediazione viene regolamentata. Prima

legge sulla Borsa in Italia è nel 1913

- pubblicazione quotazioni ufficiali, l’indicazione precisa diminuisce il rischio di asimmetrie informative, è

possibile vedere ad esempio il trend evolutivo del titolo nel corso di un periodo

Con la Borsa, l’informazione assume un ruolo rilevante di grande importanza.

Le difficoltà di comunicazione fanno si che sia necessaria una proliferazione e specializzazione delle sedi

borsistiche: Amsterdam e Londra (partecipazioni societarie); Parigi (titoli di debito pubblico francesi e

stranieri); Lione (titoli cambiari).

La Borsa-istituzione: organizzazione

Due tipologie di borsa:

- istituzione privata, la gestione è fatta direttamente dai fruitori e operatori della borsa stessa, da organismi

rappresentativi dell’utenza (mediatori e mercanti), lo stato si limita a regolamentare. È una tipologia di

autogestione corporativa, organismi auto-regolati. Si regolano mettendo degli specialisti della

contrattazione e del trattamento della tipologia di beni che svolgono le attività di borsa (es. Amsterdam,

Bruges, Londra e in generale tutte le borse di derivazione anglosassone). Istituzioni private, corporazioni

di mediatori (tratta livelli più bassi) e agenti di cambio (tratta livelli più elevati)

- istituzione statale, entra il potere politico che assicura proprietà e gestione. Il problema di queste è che

quando lo Stato entra è che vuole fare un guadagno in ciò in cui entra. Le borse statali iniziano in Francia,

con il re Sole e il grande intervento dello Stato nell’economia. Questo si rafforza in epoca Napoleonica

quando nasce una borsa particolarissima che trova la sua definizione nel codice di commercio

napoleonico. Code Napoleon afferma che “la borsa di commercio è la riunione sotto l’autorità del

Governo di commercianti, capitani di navi e sensali”.

b. I nuovi protagonisti della produzione e delle scambio: le imprese societarie

Nelle Borse si scambiano titoli di Stato, di debito pubblico, promesse di pagamento, porzioni di imprese che

hanno quindi una proprietà parcellizzata. Ciò è particolare poiché le prime imprese erano individuali.

C’è stata un’evoluzione graduale, passaggio dall’impresa individuale a quella collettiva, ciò fa si che si

affinino dei metodi che riducano le asimmetrie informative.

L’impresa inizia ad essere staccata dal suo proprietario, ad avere un patrimonio distinto e diventa

un’individualità giuridica.

Diventa una compagnia di negozio, famiglia allargata, imprenditoriale, (cum-panis) il capo famiglia è il capo

dell’impresa e questi ha bisogno per i motivi più diversi di aggregare un estraneo alla famiglia, qualcuno che

apporta lavoro o che apporta capitali. Quest’uomo di solito è un uomo di fiducia. Chi apporta capitali può

essere nella condizione di non vedere quelle che sono le condizioni dell’impresa, nasce così la necessità di

un controllo, di regole per stabilire come distribuire i guadagni della compagnia, di avere una contabilità

dell’impresa (partita doppia, CE,..).

Un altro esempio di società sono le societas maris (o terrae) e quindi persone che cercano un socio che faccia

complementarietà con le loro esigenze e con le quali ci si divide frutti o perdite. Questa forma societaria è

detta anche commenda con un commendatario e un commendantis. (socius stans apporta capitale, socius

tractans apporta lavoro e conoscenze tecniche).

I contratti possibili per mobilitare al meglio e risorse finanziarie

I contratti sono dei più diversi:

- contratti di denaro, es. prestito marittimo o prestito a cambio marittimo (fatto per aggirare le norme che

proibivano il prestito dietro interesse, ti do prestito in una valuta e tu lo rendi con un’altra, vantaggi

garantiti dalla confusione monetaria)

- contratti associativi, quali commenda di mare (Genova) o terra (Firenze). Generalmente nel contratto

prevale la remunerazione del capitale rispetto al lavoro (3/4 contro 1/4)

- consorzi tra operatori economici individuali o collettivi, nascono società di secondo grado che ad es.

riuniscono molte società di navigazione del nord Europa nella grande Hansa, Maona genovese, o le

compagnie privilegiate (mono / oligopolio). Il consorzio superiore serve per esempio per avere la

possibilità di acquistare insieme delle merci (es. di cartello).

Evoluzione dei contratti societari

Evoluzione data da: crescita del fabbisogno di capitali (aumento apportatori, cresce il corpo, e quindi coloro

che immettono capitale); ciò comporta un aumento del rischio di investimento, e per ridurlo si cerca di

parcellizzare e quindi diversificare. La rischiosità dell’investimento spinge a trovare anche strumenti

standardizzati quali le azioni che permettono di investire o disinvestire rapidamente.

Esempio sono la Collegantia di Venezia o le anonime.

Le anonime permettono di trasferire le quote partecipative senza nominativo vivono un’evoluzione che porta

alla nascita delle public company, grandi imprese con un azionariato estremamente diffuso, le asimmetrie

sono molto basse. Grande diffusione di quote di proprietà standardizzate (trasmissibili, quotabili).

Nella borsa oltre alle quote di proprietà delle imprese si scambiano anche titoli sovrani.

ll mercantilismo

Gli stati hanno bisogno di chiedere prestiti agli investitori e necessitano di grandi risorse finanziarie, ciò lo

vediamo nel passaggio dal sistema feudale (rapporti personali) al sistema moderno (necessità di una

burocrazia, la prima tipologia di burocrazia è l’esercito).

Necessitando di ricchezza gli stati entrano nelle dinamiche economiche in modo più pesante.

Un esempio lo abbiamo nel mercantilismo (far crescere forza dello stato con un aumento della ricchezza).

Mercantilismo è un comportamento economico abbastanza uniforme che è seguito dagli stati nazionali

all’inizio dell’epoca moderna. Il fine può essere ben spiegato dal fatto che “la forza dello Stato è determinata

dalla sua ricchezza”.

La ricchezza dello stato può venire:

- dall’incremento della ricchezza dei singoli cittadini che poi possono essere tassati in un certo modo

(industrialismo o politica di incentivazione demografica)

- incrementare la ricchezza aggregata interna (Colbertismo, francese), con un’incentivazione

dell’esportazione (dumping) e limitare o proibire le importazioni (protezionismo con tariffe doganali

molto alte). Il valore delle esportazioni deve essere molto più grande delle importazioni in modo che il

differenziale sia pagato in oro e in argento che finiscono nelle mani dello Stato

- incrementare la ricchezza dello Stato (Bullionismo, spagnolo), con grandi importazioni di oro e argento e

una successiva monetazione dell’oro e dell’argento importati. Idea che la possibilità di monetare di più

comporti maggiore ricchezza, ma ciò non è così

Jean Baptiste Colbert

Ministro di Luigi XIV (Re Sole). Prima forma di politica economica. La sua teoria prevede:

- Obbligatorietà per lo Stato di deve avere un bilancio preventivo e consuntivo

- Riduzione imposte ed incentivo manifatture per allargare la base imponibile, se si riducono le imposte si

aumenta il gettito, questo perché aumentano le persone che si mettono in attività e quindi aumenta base

imponibile

- Costituzione di fabbriche proprie del re (manifatture reali, pubbliche) per combattere disoccupazione e

accattonaggio

- Togliere di mezzo tutti i vincoli che danno le corporazioni medievali (organismi autoregolati), in modo

che tutto possa essere tassato dallo stato. Presa di posizione contro le Corporazioni

- Protezionismo selettivo

- Politiche di dumping

Bullionismo

Etimologia: dall’inglese “lingotto d’oro e d’argento”. Significato: indicatore della prosperità e della potenza

di uno stato sono l’oro e l’argento posseduti. Quindi:

- mantenere in attivo la bilancia commerciale (saldo in oro e argento)

- vietare l’esportazione di metalli preziosi anche monetati

- importare grandi quantità di oro e argento

- in seguito: fautori della piena convertibilità monetaria (Ricardo)

Una società frutto del mercantilismo: la Compagnia privilegiata

La regola del Tre (Braudel):

- interesse dello Stato

- necessità di grandi capitali

- terre lontane sfruttabili in regime di monopolio, nascono per sfruttare beni in terre lontane che si ipotizza

esistano anche se non c’è la certezza di poterle portare a sfruttamento (aleatorie). C’è dietro lo Stato che

dà una forte spinta speculativa, che spesso finisce col trasformarsi in una bolla

Ci sono 2 tipologie:

1. la compagnia contenitore: i soci utilizzano singolarmente il marchio

2. la compagnia impresa: attività accentrata

Si tratta di compagnie che spesso hanno un grande valore speculativo (investire in una società che cerca l’oro

senza certezza che lo troverà, es. compagnia della baia di Hudson, dei mari del Sud, delle Indie Occidentali)

Le caratteristiche di queste compagnie sono l’elevata rischiosità, la speculazione e la possibilità di avere una

derivazione di valore su qualcosa che non c’è (si remunera la speranza di grandi affari futuri).

La compagnia si sostituisce gradualmente allo Stato nelle terre coloniali.

Individualità giuridica e individualità contabile

Nell’impresa abbiamo diversi soggetti: i portatori di capitale e il gestore dell’impresa (management).

Entrambi i soggetti hanno bisogno di comprendere come il loro capitale viene investito dentro l’impresa, in

particolare l’investitore, altrimenti non investe.

Occorre quindi che ci sia un bilancio comprensibile a tutti e non solo a chi gestisce l’impresa. Gradualmente

vediamo così nascere una contabilità stereotipata, standardizzata che permette di leggere l’andamento

dell’impresa anche da chi è esterno.

La legislazione inizia a considerare l’impresa come una persona giuridica, inizia ad essere altra cosa rispetto

all’investitore e all’operatore.

La funzione dell’investitore può essere così parcellizzata e venduta, tra diversi investitori.

Patrimonio dell’impresa distinto dal patrimonio dell’imprenditore, rischio limitato negli investimenti.

Utilizzo numerazione araba (lo zero), partita doppia (Pacioli 1494), conto economico e stato patrimoniale.

L’intelleggibilità dell’andamento economico dell’impresa (standardizzazione contabilità) permette il

controllo e l’afflusso di nuovi investimenti. Inoltre iniziano ad apparire investitori istituzionali.

Lo zero e la successione di Leonardo Fibonacci (1170-1250)

Introduzione della numerazione decimale e dello 0 arabo. Grazie a questo, qualsiasi numero può essere

scritto. Fibonacci introduce successione dove ogni numero è la somma dei due che lo precedono.

La partita doppia

Introdotta da de Pacioli (1445-1517), che scrive un trattato con tutte le regole. Tra cui per esempio: i creditori

sono a destra i debitori a sinistra, tutte le partite devono essere doppie,…

c. Alla radice della banca moderna

Evoluzione del sistema bancario. La moneta e l’intermediario non sono necessari, ma rendono il mercato e

l’economia più efficienti, anche perché rappresentano un costo.

L’intermediario entra in gioco solo se il sistema ha bisogno di essere efficientato. Se il mercato finanziario

fosse in perfetto equilibrio non ci sarebbe bisogno della banca, tutti troverebbero una collocazione che è la

migliore possibile senza avere costi aggiuntivi, ciò avviene a livello teorico. Di fatto i mercati non sono mai

perfettamente in equilibrio, hanno al loro interno delle asimmetrie più o meno forti.

Ci sono sistemi però che riescono a fare a meno dell’intermediario bancario (ad es. sistema inglese, solo una

minima parte), e sono i sistemi orientati direttamente al mercato dei capitali.

Ci sono poi sistemi economici che necessitano di una massiccia presenza degli intermediari (sistemi orientati

agli intermediari).

Possiamo leggere la genesi della banca come luogo di intermediazione finanziaria osservando come si

evolvono il suo passivo e il suo attivo.

Passivo:

- Ci sono istituzioni che si occupano di custodire i depositi (tesoreria) ed eventualmente gestire la

riscossione di crediti / pagamenti (mi faccio pagare facendo pagare chi sta custodendo il mio capitale)

- Lotta contro la povertà ed educazione al risparmio, introduzione di strumenti previdenziali

Attivo:

- Altra forma di lotta alla povertà è il credito al consumo (utilizzo ad es. di oggetti come pegno)

- Attività mercantile ed anticipazioni sugli ordini

- Anticipazioni allo Stato ed appalto riscossioni imposte

- Credito alla produzione

Genesi della logica dell’emissione: dalla moneta-merce alla moneta-segno

La moneta-merce è facilmente accettabile, la moneta-segno è un derivato di valore, ha valore solo se io che

la accetto sono sicuro di poterla poi spendere ed utilizzare per ottenere il bene ultimo che rappresenta o può

rappresentare.

L’emissione nasce dai diversi gradi della fiducia:

1. privato

2. privato noto (mercante / banchiere)

3. privato noto e solvibile (garanzia reale)

4. privato garantito dallo stato (moneta a corso legale)

5. stato (moneta a corso legale)

Verso la banca di emissione

- Banchi privati ed emissione: banchi di giro dietro deposito di moneta metallica (moltiplicatore)

- Banchi privatio/pubblici ed emissione: monti di pietà, compagnie di beneficenza (es. compagnia di San

Paolo di Torino)

Spesso si hanno banchieri privati che fanno operazioni di pagamento e movimenti di qualcuno, diventano

banche di emissione. Emettono titoli cartacei che rappresentano la moneta metallica depositata, facendo

conto che non tutti vengano a ritirarla.

Potere pubblico ed emissione

Finanze statali e emissione, banchi pubblici o semi-pubblici.

Cartolarizzazione dei debiti dello Stato, si trasformano questi debiti in biglietti che sono trasferibili e pagabili

al portatore stesso, garantiti da introiti futuri, sono titoli girabili. Es. sono Venezia: Banco delle Biade; Siena:

Monte dei Paschi,..

Le prime banche di emissione

La novità delle prime banche di emissione (la prima di Stoccolma nel 1656) è:

1. i biglietti sono a taglio fisso, carta-moneta come la conosciamo noi

2. la trasferibilità senza girata (firma)

3. sono sempre garantiti dallo Stato

La più sofisticata tra le banche di emissione è la Banca privata di Inghilterra, divenuta pubblica di recente, lo

Stato ha bisogno di denaro che gli viene prestato da questa banca (1.200.000 sterline) e sopra queste inizia a

circolare carta-moneta. Si presta la moneta raccolta allo Stato in cambio del privilegio di mettere in

circolazione inizialmente moneta accettata per via fiduciaria (corso fiduciario) e poi a corso legale (1698,

imposta l’accettazione dallo Stato). È una banca privilegiata, autorizzata dallo stato.

D’ora in poi si farà circolare carta-moneta rappresentativa delle quantità d’argento e oro presenti nelle

proprie casse.

Tutti i biglietti che circolano sono legati alla piena convertibilità, la banca è obbligata a rimborsare la

moneta effettiva. Ci sono pochi momenti nei quali questa piena convertibilità è limitata, sono i momenti di

corso forzoso o limitato, nei quali la banca è autorizzata dallo Stato a non rimborsare al portatore i biglietti.

È un tentativo di mobilizzare il debito pubblico che alcune entità pubbliche mettono in atto nel tempo. Il debito

pubblico indica qualcosa che non è ancora stato recuperato ma permette di fare gli scambi perché ha una base solida. Il

debito pubblico è una forma dalle quali esce la banca di emissione. Vediamo una circolazione che da merce diventa

sempre di più segno, i titoli guadagnano sempre più accettabilità a seconda della reputazione perché quando essa manca

è lo Stato che interviene per rafforzare.

I banchieri privati

Sono legati alla logica della fama e reputazione che dà loro più o meno credibilità di fronte al mondo

economico nel quale operano.

La reputazione è tanto più importante se vengono in contatto con la strumentazione che la circolazione

bancaria mette in atto in quel momento, passaggio dall’attività commerciale a quella bancaria.

Il commerciante diventa quasi automaticamente banchiere, una delle realtà più evolute è quella italiana.

Le due attività erano intrecciate, spesso si andava e entrava in una e poi nell’altra.

- Cambiatori-banchieri

- Cambio: riconoscimento di un debito da estinguersi in un luogo diverso da dove era stato sottoscritto

o/e in moneta diversa -> lettera di cambio

- Grande predominanza italiani (Lombardi)

- Fiere medioevali di titoli (Champagne, Piacenza, Genova)

- Attività commerciale e attività bancaria

- sistema delle anticipazioni

- vendita su commessa

- articolazione attività imprenditiva (es. lavorazione seta)

Lettera di cambio

Vede il trasferimento di risorse da una parte all’altra, questa può essere fatta anche tramite promesse di

pagamento o riscossione, e dietro questa logica vi è una forma di diffusione della monet-segno a partire

anche dai privati.

Le cambiali sono praticamente delle monete che circolano tramite girata, stessa cosa anche per gli assegni

che infatti sono inizialmente a girata.

Combattere la povertà

Antenato delle nostre banche moderne e di deposito sono tutte quelle istituzioni messe in atto per combattere

la povertà, si tratta di opere economico - caritative, c’è un fine anche caritatevole, si da sapendo di non avere

indietro niente o qualcosa di meno, è uno scambio asimmetrico.

Questo perché non sempre si è mossi da una mano economica legata all’interesse, ma anche da simpatia,

compassione, empatia. Posso quindi avere l’istinto di far qualcosa che fa bene anche all’altro.

Così anche la carità muove l’economia:

- montes pietatis, (Credito dietro pegno, Bernardino da Siena), anche i cristiani devono muoversi usando il

credito. La ricchezza non può creare ricchezza, ecco che quindi il prestito può essere fatto gratuitamente,

l’interesse non deve esserci, è un lucro abusivo. Nel mondo però dei banchieri questo esisteva, trovando

scappatoie, esempio tramite cambiali (si usano cambi diversi e quindi altre monete). San Bernardino da

Siena ritiene che bisogna sporcarsi le mani con il credito per combattere la povertà, perché il fine ultimo è

un bene. I montes pietatis sono una certa quantità di denaro messa a disposizione dei poveri che voglio un

prestito, garantito da un bene fisico (pegno) che ha un valore e che può essere mobilitato.

- monti di generi di consumo: frumentari o castagnari. Si crea un monte comune che può essere utilizzato

da tutti coloro che ne possono avere bisogno in un dato momento (esempio contadini mettono insieme le

loro quantità di sementi per averne a disposizione nel momento in cui qualcuno non ne ha a sufficienza)

- raccolta, casse di risparmio, sono istituti di previdenza, che nascono nel ‘700 (1774 Cassa di risparmio di

Amburgo). Le caratteristiche sono che rientrano in un piano che lo stato mette in atto per risolvere il

problema della povertà (poor laws, stabilimenti nei quali vengono fatti lavorare i poveri, ma ciò non basta

e si inizia così a ritenere che la cosa migliore sia educare al risparmio), è una sorta di assicurazione, metto

via adesso per avere nel momento del bisogno. Queste monete devono essere depositate in modo liquido,

le casse li investo in attività poco lucrose ma altamente sicure, esempio investimenti sulle terre più ricche

o nei titoli del debito pubblico. La cassa di risparmio che nasce solo per raccogliere finisce anche per

impiegare, queste nascono con un fondo di dotazione che è dato dai monti di pietà che nel tempo avevano

accumulato risorse che diventano patrimonio su quale si innestano le casse di risparmio. I monti aprono

anche casse di risparmio e in alcuni casi è lo stato (cassa di risparmio di Lombardia, fondo di dotazione è

un piccolo patrimonio che lo stato aveva chiesto a filantropi lombardi per far fronte alla crisi economica e

sociale che c’erano state nel 1819-20).

Le rivoluzioni economiche e i sistemi bancari

Abbiamo diversi sistemi economici diversi l’uno dall’altro:

1. nel mondo anglosassone abbiamo sistemi finanziari che fruiscono di una borsa efficienti, nei quali il

falso in bilancio è considerato un delitto di grande portata e vi è propensione del privato a mettersi in

attività economica (perché rischi non sono molto elevati). Nel mondo anglosassone la banca è uno dei

tanti attori, opera come azienda. Questa tipologia è quella di un modello direttamente orientato al

mercato dei capitali, nascono società con un azionariato talmente diffuso da essere società quasi

pubbliche (public company), è molto importante il ruolo del management all’interno di queste perché la

proprietà è frazionata. In questi sistemi: ruolo attivo e trasparente della Borsa, diffusione azionariato

(public company), ruolo di garanzia dello stato (anti-monopolio)

2. Ci sono poi altre realtà (Francia, Italia, Spagna) dove il mercato dei capitali è molto frazionato,

debolezza o frammentarietà degli stati, non esiste un mercato borsistico così efficiente, forse perché gran

parte delle contrattazioni si svolgono fuori dalla borsa poiché questa è controllata dallo stato (borsa

statale). Contano di più i circoli secondari. Sistemi orientali all’intermediazione finanziaria. Inoltre il

falso in bilancio è un peccato minore, anche se penalizza i risparmiatori. C’è una forte presenza di

asimmetrie informative. In questi ambiti per il risparmiatore è meglio rivolgersi all’intermediario,

nonostante questi rappresenti un costo, tranquillizza. Si fanno contratti standardizzati di debito e di

credito, in questo caso il rischio è che la banca diventi il centro del sistema economico. Il rischio è quindi

che una crisi bancaria diventi una crisi generalizzata.

In Germania caso eclatante con la banca mista: banchiere è anche industriale.

Il riordino monetario nell’età delle rivoluzioni economiche

Dicotomia terribile tra sistemi di conto e di pagamento e penuria argenti.

I sistemi monetari vengono riformati. Siamo in un momento nel quale la moneta che circola è moneta-merce

e lo stato certifica solo che questa moneta vale quanto quello che dichiara. Quella segno è un succedaneo di

quella circolante, ed è dotata di piena convertibilità (cambiale o nota di banco, che diverrà banconota).

Siamo nel 700, si confrontano 2 modelli che vogliono chiudere la spaccatura tra conto e pagamento e

tendono a trovare il modo migliore per razionalizzare il sistema monetario:

- sistema imperiale aureo inglese, il Gold Standard

- sistema sempre imperiale, bimetallico francese che darà poi vita all’Unione monetaria latina (in cui l’Italia

entrò nel 1865 fino al 1935)

Il riordino monetario tra ‘700 e ‘800

1. Caso inglese

Innanzitutto il disordine aiuta qualcuno, spesso è difficile il riordino perché c’è chi può lucrare, e quindi

passano interessi aggiuntivi rispetto a quelli palesi. Si regolano molte operazioni che vengono di fatto

nascoste, chi di solito vuole controllare meglio è lo Stato (per motivi fiscali).

Nel sistema carolingio avevamo lira, soldo che non saranno praticamente mai coniate e il denaro. In

Inghilterra mantengono questo sistema di conto (LSD) fino al 1791.

La lira inglese è la sterlina, che dal ‘700 in poi si conia, il soldo è lo scellino inglese che è moneta di conto e

anche si conia, e il denaro è il penny. Vengono tutte e 3 coniate non come nel sistema carolingio che si

coniava solo quella che circolava. Tutto il sistema monetario si basa sulla sterlina d’oro, è l’oro l’unico

metallo che ha pieno valore liberatorio.

Legame tradizionale con l’oro (sopravvalutato rispetto al continente).

Se l’argento fluttua di fatto può essere rifiutato. Circolano oro e argento, ma solo l’oro ha pieno valore

liberatorio, gradualmente vedremo apparire anche dei titoli che hanno pieno valore liberatorio, sono a corso

legale, ma che lo stato rende tali perché pienamente convertibili in oro (si presta meno a svalutazioni).

L’Inghilterra riesce a fare questa folle operazione perché in quegli anni era la fucina del mondo, esporta in

Europa, da origine alla rivoluzione industriale,… L’Inghilterra diventa il salvadanaio aureo di tutto

l’Occidente. C’è un rapporto di argento e oro di 15 a 1 nel continente e in Inghilterra questo rapporto è 15,9 a

1, quindi si è spinti a portare l’oro in Inghilterra in cambio di argento per poi rimetterlo in Europa

cambiandolo con 1,06 d’oro. Si crea un circolo vizioso.

Giocando sull’appetibilità di oro e argento in altre parti del mondo, l’Inghilterra riesce ad ottenere enormi

quantità di oro, la sterlina è sempre legata all’oro, al Gold Standard ed è convertibile in oro.

Inglesi hanno sterline, che sono 12 scellini e ogni scellino 20 penny.

L’Inghilterra paese dell’oro

Motivazioni

- sopravvalutazione voluta

- presenza di traffici crescenti

- effetti stabilizzanti della “Glorious Revolution”

- afflusso costante di oro in cambio di un surplus commerciale crescente

- oro dietro argento sopravvalutato nelle regioni asiatiche

2. Caso francese, europeo

La Francia napoleonica: il “bimetallismo imperiale”

Riforma napoleonica, nuovo modo di fare i conti. La riforma napoleonica si estende in tutta l’Europa, dal

nuovo calendario, alle metodologie di conto e calcolo.

Il punto di partenza è la riforma che durante la rivoluzione francese è fatta in tutti i settori dell’economia.

C’erano diverse unità di misura e si decide di inserire il sistema metrico decimale.

Tutto era basato sul valore commerciale teorico dell’oro rispetto all’argento, rapporto di 1 a 15,5.

Si vuole introdurre un sistema che dia valore liberatorio sia all’oro sia all’argento e quindi un bimetallismo,

nel quale entrambe le monete siano in circolazione e il rapporto tra le due sia stabile, il problema era che una

variazione di valore di uno dei due avrebbe reintrodotto la legge di Gresham.

Per stabilire il valore si guarda rapporto oro-argento degli ultimi dieci anni, e si fa una media: si arriva al

rapporto 1:15,5 e quindi a un sistema bimetallico fisso, non si può usare solo l’oro come in Inghilterra perché

non sarebbe bastato a coprire la domanda.

Riforma fatta il 17 germinale dell’anno XI (7 aprile 1803).

La moneta è detta anche moneta germinale, per distinguerla da quelle carolinge.

Viene dato un nuovo nome alla moneta Franco, che aveva un significato monetario “pagato”.

Nonostante le difficoltà il sistema funziona.

L’enunciato normativo: 5 gr. di argento al titolo di 9/10 di fino costituiscono l’unità monetaria denominato

Franco (F).

Gerarchia dei pezzi di argento in circolazione: 1/4, 2/4, 1, 2, 5. Moneta più importante è il 5 franchi che

prende il nome di scudo.

Gerarchia dei pezzi d’oro in circolazione: 20 franchi (marenghi); e 40.

Moneta-merce e moneta-segno

La logica è quella di istituzionalizzare il sistema naturale che è in atto, rendere equipollente la moneta-merce

con la moneta-segno.

La monetazione è libera, deve essere fatta da una zecca ufficiale, ma chiunque abbia una certa quantità di oro

o argento può andare dalla zecca e far coniare, la legge stabilisce che per ogni kg d’oro si devono pagare 9F

di commissione e per ogni kg d’argento 3F di commissione, per evitare pagamenti in natura

(compensazione).

Una contraddizione intrinseca

Si stabilisce come elemento di riferimento il metallo prezioso (moneta / merce).

Non si può assumere un sistema naturale e allo stesso tempo fissare un sistema legale di rapporto tra oro e

argento, bisogna sceglierne uno tra i due.

Il problema, che è dato dal vincolo del rapporto di oro e argento può mettere in crisi il sistema nel momento

in cui uno o l’altro acquista o perde valore. Non si tiene conto del fatto che la fluttuazione del valore

commerciale oro/argento può variare nel tempo.

Questo rappresenta una forte rigidità, e con l’autorità dello stato che è assente di fronte alla monetazione è

ovvio che chi ha oro o argento valuta ogni volta se conviene coniare o detenerli o trasformarli in altro. Lo

squilibrio è proprio nelle origini di questa realtà.

Il rapporto commerciale non per forza coincide con quello deciso dallo stato.

Valore oro/argento nel tempo

Non è molto cambiato nella storia.

Nell’età antica è di 1:13,33 (1600-400 a.C.)

Età centrale (400 a.C. - 1600 d.C.) è di 1:11 o 1:12

Tra il 1600 e 1670 è formalmente 1:12

Nella Francia napoleonica è 1:15,5

Peso e valore delle monete

1 Kg d’oro = 155 monete di 20F (6,4516gr)

1 moneta d’oro da 20F = 20 monete d’argento da 1F (5g x 20 = 100g)

1 moneta d’oro 6,4516g = 100g d’argento

quindi

100g Ag / 6,4516g Au = 15,5

Vi è la centralità di una sola moneta d’argento i 5 franchi, detti anche scudo che finiscono per essere qualcosa

che ha un valore evocatorio molto grande del sistema nel suo insieme: sono gli scudi e le monete d’oro che si

contengono il primato per gli scambi principali.

Il sistema è introdotto nella Francia imperiale, finita epoca napoleonica per un breve periodo si torna al

sistema carolingio, ma poi si decide di mantenere questo sistema in vita e quindi vediamo il franco operare in

Francia, Svizzera, Olanda, Regno di Sardegna (sarà un franco che si chiama lira germinale o nuova) e

quando il Piemonte costituirà l’Italia diventerà moneta italiana.

Diventerà la seconda moneta per importanza nel mondo.

Problematiche insite al sistema

Il sistema di moneta / merce va istituzionalizzato dato che per necessità:

- deve garantire la convertibilità di monete d’oro o d’argento al valore nominale (senza nessun aggio)

Quindi occorre che non vi sia un mutamento significativo nel valore di mercato del metallo di riferimento.

Fissare un valore legale fa pensare che non ci possa essere una fluttuazione del rapporto nel mercato e siano

al massimo accettabili delle minime dissociazioni.

Subito dopo l’introduzione di questo sistema (napoleonico) si assiste ad un fenomeno inaspettato: l’argento si

apprezza sull’oro (per pochi anni), il problema della stabilità del sistema sembra essere dato da ciò. Si

teorizza che l’equilibrio era quindi quello che aveva stabilito Carlo Magno; ma le cose procedono comunque

bene.

Dopo il crollo dell’Impero napoleonico, c’è un ritorno ai vecchi sistemi, e spesso poi si ritorna a quello

napoleonico.

Inizia ad essere sempre più recente la presenza dell’argento rispetto all’oro e quindi è questi che si apprezza,

il fenomeno rallenta nel periodo della nostra unificazione, ma poi dopo il 1865 vi è un’ascesa totale dell’oro

che mette in difficoltà questo modello.

Una contraddizione

Ritiene di mantenersi in ambito naturale ma dato che il valore del metallo (che dipende dalla quantità

disponibile e dalla sua appetibilità sui mercati internazionali) è difficilmente stabile e controllabile,

predispone il potere politico ad intervenire contravvenendo la “libertà di zecca”.

Introduzione del sistema decimale francese

È introdotto nei paesi dove Napoleone è in grado di imporre la propria egemonia. Questo sistema monetario

basandosi su principi naturali fa sì che chi lo adotta (adozione segue evoluzione del sistema metrico

decimale) di fatto entra a far parte di una unione monetaria naturale.

In questo momento tra i paesi che adottano questo sistema (che è naturale) non vi è unificazione monetaria, il

valore commerciale di oro e argento sembra essere stabile, non era necessaria alcuna legge per mettere

assieme i diversi sistemi monetari. Ovunque vi era piena convertibilità di valore e un modo identico di fare i

conti (centesimi), e oro e argento avevano pieno valore liberatorio. Questo sistema è usato da nazioni che

fattualmente hanno un’unica moneta.

L’unico problema era per la moneta divisionale o cartacea perché poteva essere che non venissero accettate

fuori dai confini nazionali per la scomodità di dover andare in quel paese per cambiarla poi con la moneta

effettiva.

Il sistema può essere messo in crisi quando una delle nazioni vuole decidere di cancellare la piena

convertibilità della carta moneta in argento o oro. Situazione che è il corso forzoso, che si verifica quando lo

stato ritiene che sia necessario stampare maggior carta moneta per far fronte ai problemi di bilancio, esonero

la banca dalla convertibilità, si crea inflazione. C’è più gente con in mano denaro che deve circolare.

Laddove il metallo vale di più commercialmente rispetto a come vale nell’espressione monetaria, fa si che si

presenta la legge di Gresham.

Fino al 1815 impero francese e satellite

Dopo il 1815: Francia (franco), Belgio (franco belga), Repubblica Elvetica (franco svizzero), Regno di

Sardegna (lira nuova o germinale).

Nel 1865 nasce una unione monetaria del continente europeo che gli inglesi chiamano latina (molti sono

paesi di lingua neo latina).

Il problema delle divisionali

Non hanno pieno valore liberatorio.

La distinzione con quella a pieno valore (piena capacità liberatoria) è che quella divisionale circola solo nel

paese in cui viene coniata è usata per gli scambi minuti (piccola), mentre la moneta a pieno valore intrinseco

e liberatorio e che deve essere obbligatoriamente accettata in pagamento è usata per i grossi scambi e in tutti

i paesi.

La moneta divisionale usata a livello locale presenta il vantaggio che il contenuto di fino necessario è il

minimo indispensabile per evitare la legge di Gresham (quindi il contenuto di fino è regolato dallo Stato). La

moneta deve avere sempre un valore intrinseco che non sia superiore a livello facciale al valore commerciale.

Nei rari momenti in cui l’argento si apprezza rispetto all’oro, c’è speculazione.

Si crea anche un circuito speculativo delle monete divisionali, ci si sposta da un paese all’altro per sfruttare i

vantaggi delle diverse quantità di argento presenti nelle monete divisionali.

Ci sono meccanismi differenziati a seconda dei momenti in cui la moneta è coniata.

Un problema analogo si pone per le monete a valore intrinseco oro/argento

Nel momento di apprezzamento dell’argento sull’oro.

- le monete d’arengo a pieno valore liberatorio si ritrovano fuori dal mercato (meglio venderle come

metallo dietro monete d’oro)

- una soluzione possibile per evitare la legge di Gresham è diminuire il titolo, ma ognuno lo fa seguendo

esigenze proprie stabilite dal valore commerciale del metallo prezioso “in loco”

- ragioni dell’apprezzamento dell’argento sull’oro sono legate alla richiesta di monete d’argento per

espansione bimetallismo e monometallismo argenteo (stati tedeschi)

- per poter meglio governare il tutto occorre però stabilire regole comuni (uscire quindi dal sistema

monetario di fatto per entrare in un sistema monetario di diritto)

Cronologia dell’Unione monetaria latina (UML)

I francesi lanciano l’iniziativa, si fissa una conferenza monetaria a Parigi per discutere della cosa (1865).

Si pensava che fosse meglio un monometallismo piuttosto che la contrapposizione di due metalli. C’è però

l’opposizione dei francesi, in particolare per via degli interessi di casa Rothschild.

Si decide allora di mettere su carta quelli che sono i principi dell’unione monetaria.

Il 23 dicembre 1965 nasce, i principi sono uguali dappertutto e circolano monete metalliche sia a pieno

valore liberatorio sia divisionali. L’UML durerà fino al 1925.

La carta moneta circola, è pienamente convertibile a vista dal portatore in oro o argento, è un derivato della

moneta metallica (nota di banco). Solo nei casi di corso forzoso della moneta non ha più piena convertibilità,

problema che però non viene pensato perché non si crede che ci sarà mai un sistema dove circola

principalmente la carta moneta rispetto a quella metallica.

Adesioni all’UML

Ci sono 4 stati fondatori:

- Francia (FF franco francese)

- Italia (lira germinale)

- Svizzera (franco svizzero)

- Belgio (franco belga)

Poi

- Grecia (dracma)

- Spagna (pesos)

- Romania

- Impero asburgico (e poi Austro-Ungarico) con Gulden

- Colombia

- Venezuela

- CIle

Il problema che però ci sarà è che l’Italia ha una sua vicenda particolare, non unica, che spiega perché

l’unione monetaria latina è emblematica e non può funzionare: l’Italia con l’unione nazionale (1861) ha tante

diverse monete (diversi regni), nel tentativo di unificare lo stato si cerca di fare un’unificazione monetaria,

stabilendo che il sistema monetario sia quello del Regno di Sardegna che aveva adottato il sistema

napoleonico, si fece uno sforzo enorme.

L’Italia in questi anni si trovava di fronte a grossi problemi finanziari, per far fronte alle spese o si espandeva

il debito pubblico, e dal 1866 tramite il signoraggio, lo stato introduce il corso forzoso della moneta. Lo

stato chiede alla maggior banca di emissione un prestito di 250 milioni di lire carta, e per evitare di

rimborsare con moneta “vera” (oro e argento) questo prestito si obbliga a considerare questi soldi accettabili

a pieno titolo utilizzabili per pagare ad esempio le tasse.

Gli effetti del corso forzoso sono l’inflazione (aumentano i prezzi, poiché aumento massa monetaria ma non

beni) e ritorna legge di Gresham, chi aveva banconote era spinto ad utilizzarle e a mettere da parte oro e

argento che gradualmente spariscono dal mercato e finiscono negli altri paesi poiché servono solo per pagare

beni negli altri paesi, e all’interno si può tranquillamente usare moneta cartacea.

È come se la massa monetaria di tutti i paesi fosse aumentata.

In Italia le partite correnti raggiungono il pareggio, ma il debito dietro è molto elevato, nel 1882 si torna alla

piena convertibilità che rimarrà per poco tempo. Si innesca una situazione di entra ed esci, e ciò inficia la

funzione ottimale dell’unione monetaria latina, cosa fatta anche da altri paesi.

Inoltre l’oro inizia ad apprezzarsi sull’argento, subisce una crescita incredibile, l’oro viene fatto sparire dalla

circolazione e viene scambiato per moneta d’argento. Nel giungo del 1867 si fa una conferenza monetaria a

Parigi, si decide alla fine di mantenere le cose così come sono e non entrare nel gold standard, però la stella

francese inizia a declinare.

Nel 1870 guerra tra Prussia e altri paesi tedeschi contro i francesi, francesi che nonostante le aspettative

vengono sconfitti e viene proclamato l’imperatore del secondo reich tedesco.

Nel 1871 si decide allora di non coniare più monete d’argento e di coniare solo quelle d’oro, perché il

sistema bimetallico non può più funzionare.

Inizia così un periodo di bimetallismo zoppo perché anche se è ancora bimetallico di fatto siamo in un

sistema monometallico. Si considera l’oro come moneta di pieno valore.

In questo momento i paesi uniti dall’unione monetaria non sono uniti dal punto di vista politico, e stavano

nascendo molti antagonismi, ogni paese cercava di avvantaggiarsi e uno dei modi era coniare scudi di

argento (di nascosto) e poi cambiarle con l’oro avendo un vantaggio maggiore.

L’Unione monetaria durerà fino al 1925 sulla carta e si decide di non riformare più quel documento.

I tentativi di tornare alla situazione precedente sono infruttuosi, non c’è più oro e argento, durante la guerra

tutti i paesi entrano in regime di corso forzoso e solo Francia, Inghilterra e USA ne escono. Ma l’unico paese

che riuscirà a mantenere la piena convertibilità è l’America, gli altri paesi entreranno in un sistema differente

(Gold Exchange Standard).

Conferenze monetarie successive

Parigi 17 giugno 1867, partecipanti membri UML e Austria, Baviera, Danimarca, USA, UK, Portogallo,..

Si constata la difficoltà a mantenere un sistema bimetallico (inizia il deprezzamento dell’argento).

C’è la necessità di consolidare e ampliare l’Unione solo in presenza di situazioni omogenee delle economie

nazionali (mantenimento piena convertibilità).

Dopo il 1870 svanisce il sogno imperiale francese.

Alcune ragioni dell’apprezzamento dell’oro sull’argento

- Diminuzioni esportazioni argento in india (il pozzo d’argento rallenta), Council Bill (tratte governative) e

fine guerra di secessione americane (cotone americano contro manufatti, sbilancio in oro)

- Adozione sistema monetario aureo (l’argento viene smontato e immesso sul mercato), in Germania,

Svezia, Danimarca e Norvegia

- Messa sul mercato di nuovo argento da miniere avere in conseguenza della precedente penuria d’argento

- Un fattore di accelerazione è dato dalla convenienza degli Stati dell’UML a coniare scudi a partire da

questo momento

L’incipiente crisi dell’UML

Il problema della fluttuazione di oro e argento: si arriva a contingentare e poi a proibire la coniazione di

scudi dando di fatto pieno valore liberatorio solo all’oro (bimetallismo zoppo).

L’uscita di alcuni stati (tra cui l’Italia) dalla linea convertibilità delle banconote in metallo (per via del corso

forzoso)

Il corso forzoso amplia la base monetaria nazionale, fa sparire la moneta contro biglietti, rende conveniente

la demonetazione del metallo, la sua vendita dietro banconote.

Il problema fiscale di una nazione, si ripercuote però anche sulle altre aderenti al patto di circolazione (si

fanno pagare problemi propri ad altri).

La moneta si basa sui metalli preziosi, è generalmente una moneta a valore intrinseco e quando si usa la

banconota questa è obbligatoriamente convertibile in argento od oro. Questa convertibilità viene meno nei

momenti di corso forzoso o forzato.

Gli squilibri nel sistema monetario diventano palesi nel momento in cui uno stato organizza al suo interno

una circolazione monetaria molto più abbondante rispetto a quella “normale”, si crea un’eccedenza di

moneta, che porta inflazione e che travalica i confini, perché la moneta a corso forzoso (cartacea) non

emigra, ma quella metallica si.

Correlazione tra debito pubblico, bisogni del tesoro e circolazione monetaria.

Sarebbe necessaria un’unione politica, o quanto meno fiscale (come nel caso degli USA).

In Europa forse si ha avuto troppa fretta per l’Unione Europea, con unione monetaria ed economica, ma non

politica.

L’unione aveva senso nel periodo napoleonico quando vi era anche unione politica.

L’UML nei tempi di deprezzamento dell’argento

Situazione esattamente speculare a quella del omento di coniazione:

- si riduce d’autorità il numero di monete d’argento coniate

- si concede ai privati di continuare a monetare oro secondo gli standard dell’Unione, ma gli stati avocano a

sé la coniazione dell’argento

Da questo momento però la coniazione di scudi d’argento in momenti di piena convertibilità hanno lo stesso

effetto inflazionistico delle banconote in regime di corso forzoso.

Evoluzione

Il Congresso del 1867 (Europa, USA, Russia e Impero ottomano) adottò il principio di una moneta basata su

quella da 5 franchi oro e sui suoi multipli. Si creò anche il principio del Gold Standard con un periodo di

transizione per il bimetallismo.

Nel 1873, con l’aumento della produzione d’argento, gli USA abbandonano il principio della libertà di

coniazione dell’argento e la Germania adottò il monometallismo aureo. L’Unione latina seguì le nuove

tendenze.

Con la Convenzione addizionale del 1874 il principio di libertà di coniazione fu limitato con dei

contingentamenti.

La Convenzione del 1878 sospese la coniazione delle monete d’argento nell’Unione.

La Convenzione del 1885 previde la rimborsabilità in oro degli scudi (5 lire) d’argento.

Ri-nazionalizzazione monete

La convenzione del 1893 soppresse il principio dell’inter-circolazione delle monete divisionali italiane.

la convenzione del 1908 soppresse l’inter-circolazione delle monete greche.

Il trattato del 1865 fu gradualmente svuotato dei suoi contenuti. I principi fondamentali del bimetallismo e

dell’inter-circolazione non furono più applicati dopo il 1878 per l’argento.

La moneta in Italia

Cosa succede in Italia in questo periodo di unione monetaria latina (firmata nel 1865).

Anche se dal 1803 esiste un sistema monetario che è quello analizzato: rapporto oro / argento 1:15,5, sistema

metrico decimale, moneta nuova franco e in Italia lira nuova o germinale.

L’Italia si unifica nel periodo che va dal 1859 al 1861 e si proclama il Regno d’Italia. In questi anni, fino al

’65, il nostro paese si trova fatto in pochissimo tempo, non si pensava che il Piemonte avrebbe incorporato

anche i regni centro meridionali così in fretta.

Roma sarà conquistata nel 1871, quando i francesi che difendevano il governo del papa si devono ritirare.

Nel 1866 sfruttando una guerra tra Prussia e Austria, anche Veneto e parte sud orientale della Lombardia

entrano a far parte dell’Italia, mancano solo Trentino e Friuli che saranno acquisiti dopo la WWI.

Diverse conflittualità interne (Napoli e Sicilia, Torino e Bologna, Milano,…).

Eppure in poco tempo, per evitare che lo stato si sfaldasse subito, si fece un’unione politica (complessa),

monetaria e fiscale.

In questi anni si discute anche se consolidare o no questa unione monetaria in un’unione monetaria effettiva.

I problemi sono quindi l’unificazione dello stato e l’unificazione monetaria all’interno del paese, oltre che

quella fuori dall’Italia con gli altri paesi.

Nell’aprile 1866 prima che venisse ratificata la convenzione di Parigi dal Parlamento italiano, l’Italia

introduce il corso forzoso, portando squilibrio fino al 1788, e si rientrerà nell’unione monetaria nel 1882

dopo aver fatto ricorso a un grande prestito internazionale per poter rientrare.

Una delle operazioni che fanno i piemontesi in ogni ambito è quella di estendere su ogni territorio la

legislazione piemontese, e una di queste cose estese riguarda la moneta.

Appena dichiarata la nascita del Regno d’Italia si dichiara la lira piemontese (germinale) l’unica moneta di

stato e quindi il sistema piemontese l’unico valido, che era quello napoleonico. Un’operazione di questo tipo

richiede tempo, bisognava cambiare tantissimo, perché il sistema metrico decimale era usato da pochi

(Regno di Parma e di Sardegna, introdotto a Roma solo nel 1870), tutti gli altri stati utilizzavano il sistema

carolingio (1,20,12,240).

Fino agli anni ’70 in Italia grande prevalenza della moneta metallica con valore intrinseco (oro e argento).

Tutto quello che circola in carta è una ricevuta da parte della banca e quindi rappresenta la moneta metallica

(piena convertibilità).

Bisogna unificare la coniazione di monete, far coincidere conto con pagamento. Questo sistema funziona se

non vi sono alterazioni della moneta cartacea.

Si crea così una tabella di conversione delle moneta che circolavano con la moneta italiana, bisognava poi

ritirare tutte le monete e rifonderle secondo il nuovo sistema. Ulteriore difficoltà stava nel fatto che molti

stati avevano un sistema bimetallico, ma ce n’erano altri che avevano un sistema monometallico, e ciò

complicava ulteriormente le cose.

Nel 1862 legge Pepoli, il quale sosteneva che non andava utilizzato il sistema inglese del Gold Standard a

meno che tutti gli altri paesi con cui avevamo maggiori rapporti commerciali (Francia, Germania,..) non lo

adottassero.

Sulla carta tutte le monete andavo ritirate entro il 1866, ciò però avviene solo verso la fine del secolo, perché

queste monete da ritirare avevano un più alto valore intrinseco.

Nel 1866 con la proclamazione del corso forzoso le cose cambiano un po’. Già in quell’epoca c’era in

circolazione un po’ di moneta cartacea con piena convertibilità, questo perché eravamo tra i paesi che poteva

coniare moneta e quindi presentavamo depositi di oro e argento che coprivano la carta moneta.

Poco prima dell’unità i vari stati che poi sarebbero confluiti nel Regno nuovo avevano dato il privilegio di

emissione della carta moneta a diverse banche, quindi c’era carta moneta di molte banche.

Appena dopo l’unità si discute anche sulla quantità delle banche, e lo stato decide che l’emissione la fa la

banca più grande del territorio italiano che è la Banca nazionale d’Italia, che apre filiali in tutti il territori.

Possono emettere carta moneta anche le due banche meridionali e le due toscane. Abbiamo più banche di

emissione con il privilegio di emettere carta moneta e con l’obbligo di convertirla su richiesta del portatore.

Alla base del corso forzoso: gli strumenti per il riordino dei conti dello Stato

L’Italia quando nasce nasce sul debito, il Regno di Sardegna porta in dote molti debiti, chi aveva i debiti più

alti era chi aveva un esercito forte, aveva le ferrovie, le scuole e non era riuscito a pagare tutto subito. In

Piemonte vi era una tassazione abbastanza elevata, ma vi erano anche debiti molto grandi.

Il Regno delle due Sicilie era l’opposto di quello della Sardegna, tassazione bassissime, ma infrastrutture

praticamente inesistenti (non chiedo ma non do). Le altre regioni avevano una situazione intermedia.

Fatto il nuovo Regno tutti coloro che avevano titoli del debito pubblico degli stati precedenti di solito

rimanevano senza in mano niente, il Piemonte non può però pensare di prendere questi titoli e renderli carta

straccia, il re rimase lo stesso e anche con il medesimo nome, anche perché era necessario chiedere ulteriore

prestito e inoltre perché la maggior parte di questo debito pubblico era in mano ai francesi.

I titoli del debito pubblico vengono così mantenuti, e lo stato ancor prima di partire si ritrova un debito

enorme legato a quanto si era speso prima.

Gli strumenti per risolvere i problemi finanziari e riordinare i conti dello stato:

- fiscalità ordinaria: le imposte

- dirette, fondiaria (conguaglio imposte), il problema del catasto, solo il nord aveva un ottimo catasto,

e quindi l’imposta fondiaria era problematica se non in alcune regioni, si chiede così un conguaglio

ad ognuno in attesa di fare un catasto, ma arrivavano pochi soldi; mobile, molto difficile, si mettono

un po’ di imposte (bollo, registro)

- indiretta, tra cui la tassa sul macinato (1868), che però era iniqua per chi ad esempio mangiava solo

carne, si mettono poi imposte anche sugli alimenti.

Questa imposizione fiscale è però troppo poco per ripagare il debito

- fiscalità straordinaria, si espropriano e vendono i beni della chiesa, poi si vendono le concessioni

demaniali, e molte altre, ma ancora non si risolve il sistema

- altre entrate fiscali e non:

- Generali, il lotto, monopoli, vendita beni demaniali

- Locali, tassa di esercizio e rivendita, tasse di famiglia, tassa sul bestiame, sovrimposte sulle imposte

governative sul reddito

C’è ancora bisogno di aumentare il debito, chiedendo aiuto sia agli italiani sia agli esteri, si emettono

quantità enormi di debito pubblico (tra cui la più importante è rendita del 5%, che era irredimibile, si dava

solo interesse anno per anno).

Ciò non basta ancora, con l’avvicinarsi del 1865 e possibilità di ingresso in guerra con la Prussia contro

l’Austria, l’Italia non prometteva nulla di buono, troppo giovane, poca solidità, anche valore nominale della

rendita crolla da 100 a 36.

Bisogna fare in modo che lo stato si trovi in piedi e quindi si introduce il corso forzoso della moneta.

L’indebitamento pubblico

Titoli emessi dai cessati governi: costituzione del Gran libro del debito pubblico.

Nuove emissione tra il 1859 e il 1866. Con il 1866 sostituita in parte allo strumento monetario (corso

forzoso). La maggior parte erano titoli irredimibili (5%) e quindi il valore nominale fluttua a seconda delle

condizioni di acquisto o vendita.

Lo strumento monetario: il corso forzoso

Lo stato chiede alla banca d’Italia un prestito di 250 mln di carta moneta, che viene stampata sul debito dello

stato, per conto di questo e non sulle riserve di preziosi.

Lo stato esonera la Banca dall’obbligo di convertibilità di questo circolante in oro e argento.

La Banca Nazionale del Regno d’Italia si consolida più delle altre, ha un rapporto privilegiato con il governo.

Sono biglietti che circolano in modo forzoso, la cosa dovrebbe durare poco tempo, ma nel 1874 si crea un

Consorzio tra gli istituti di emissione e lo stato chiede a questo consorzio 1 miliardo che a sua volta è a corso

forzoso.

Questo corso durerà fino al 1878 (1881) quando si raggiunge pareggio delle partite correnti anche se il debito

rimane enorme, se ne uscirà inizio anni ’80, lo si riprendere nel ’90 e poi nel corso della Guerra Mondiale

dopo la quale nessun paese ne uscirà più, eccetto USA e Inghilterra.

Il sistema bancario italiano

Ruolo importante dei mercanti/banchieri, poi casse di risparmio (monti pietà di derivazione privata, altre da

intervento pubblico, e cassa di risparmio della Lombardia) e banche di emissione.

Dal 1840 si inizia a dare privilegio di emissione ad una o più banche, manca denaro e se manca non c’è

inflazione e l’economia si strozza, servono alternative all’oro e all’argento, c’è la necessità di ampliare gli

strumenti di pagamento sicuri e garantiti da una riserva o dallo stato.

Bisogna capire quanta carta moneta immettere nel sistema (una possibilità è quella di imporre dei paletti alla

banca oltre i quali non può andare a pena di penalità e sanzioni, es. rapporto di 3:1 rispetto alle riserve).

Nel 1860 le banche italiane sono poche, oltre a quelle di emissione che comunque sono nate poco prima

dell’unità. Le banche di emissione sono quelle preponderanti all’interno del sistema bancario italiano al

momento dell’unificazione.

Prima non c’erano molte banche perché si usava moneta metallica, e inoltre perché la carta moneta che

circolava era di base fiduciaria, circolava solo dietro girata e quindi poco considerabile come vera e propria

banconota.

Ci sono poi casse di risparmio, enti previdenziali che viene costituito su sollecitazione dello stato da un

gruppo di filantropi che decidono di trasformare una serie di donazioni che hanno fatto alla collettività in un

momento di grande difficoltà economica per il paese (1818-19), trasformano questo fondo in un fondo di

donazione di un’impresa che ha come scopo quello di educare al risparmio e quindi permettere al povero di

accantonare risorse nei momenti nei quali potrebbe aver bisogno di moneta. È un ente auto assicurativo.

La funzione di queste casse è poi quella di fare in modo che questo denaro non perda potere d’acquisto e

quindi venga investito in investimenti dove vi è sicurezza che non si sarebbe mai perso e in attività redditizie.

Esiste un nucleo molto grande poi di mercanti che fanno anche i banchieri e usano parte delle proprie

disponibilità per prestare denaro (es. anche dilazioni di pagamento, rate,…).

Si crea un rapporto simbiotico tra casse di risparmio e banchieri, le prime tutelano, i secondi permettono di

investire in altre attività oltre a quelle fondiarie quali per esempio quelle manifatturiere.

Si crea così un sistema che tutela il risparmio attraverso questa connessione tra banchieri.

Vediamo inoltre apparire banche simili a quelle che operavano oltralpe e nell’ambito del credito cooperativo

(banche popolari) che operavano in Germania.

Il dilemma: unicità o pluralità

- Vantaggi dell’unicità dell’emissione

- Maggior controllo del medio circolante

- Terminale operativo della politica economica

- Vantaggi della pluralità

- Autocontrollo incrociato dell’emissione (istituto della “riscontrata”)

- Ruolo di banca commerciale della banca di emissione

NB: fino al corso forzoso la maggior componente della circolazione è metallica

La semplificazione graduale dell’emissione

1860 erano più banche di emissione (5).

Si fa pressione sulle altre banche per farle ritirare, la banca nazionale innanzitutto apre sportelli un po’

ovunque, e assorbe anche altre banche.

Nella prima fase sembrerebbe che le 2 banche toscane siano propense a farsi assorbire da quella nazionale,

ma la cosa non va in porto per l’opposizione dei due istituti meridionali. Il banca di Napoli è più antico,

quella di Sicilia pure, inoltre queste erano banche pubbliche, senza scopo di lucro. Caratteristiche di una

struttura pubblica è che emettevano una moneta particolare ovvero fedi a deposito (polizzine), erano di

valore variabile e rappresentano oro e argento che erano detenuto all’interno dei depositi.

Con il corso forzoso la banca nazionale ottiene un gran vantaggio, ma si considera un vantaggio avere più

banche di emissione perché ciò evita controllo da parte dello stato per via della concorrenza.

La banca deve stare attenta a non emettere più biglietti rispetto alle riserve che ha, a fine mese deve

recuperare quelli che sono nelle altre banche cambiandoli alla pari con biglietti dell’altra banca, se non ne ho

a sufficienza devo compensare dando moneta metallica (diminuendo così la mia riserva) (riscontrata).

Quando non c’è corso forzoso il rischio è che l’afflusso di gente che chiede denaro superi le mie riserve.

Fine anni ’80 forte crisi bancaria, si decide di semplificare sistema di emissione, e si riprende progetto di

fusione: fusione banca nazionale con le banche toscane e assorbe tutte le attività e passività della banca

romana che è posta in liquidazione, prende il nome di Banca d’Italia (1893).


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35

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6.51 MB

AUTORE

LeleAlbo

PUBBLICATO

8 mesi fa


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea magistrale in management per l'impresa (MILANO - ROMA)
SSD:

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher LeleAlbo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica della banca e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Cattolica del Sacro Cuore - Milano Unicatt o del prof Cafaro Pietro.

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