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Crescita, modernizzazione negli ultimi 2 secoli= dominante nel settore industriale. Riduzione importanza

dell’agricoltura (per svilupparsi occorre che il sistema economico si trasformi, industrializzazione del paese).

Impresa= istituzione di base che organizza fattori umani e tecnici per la produzione. Subisce trasformazioni nel corso

della prima rivoluzione industriale (seconda metà del ‘700), seconda rivoluzione industriale (tra ‘800-‘900, nuovo

grappolo di innovazioni), terza rivoluzione industriale (nel secondo dopoguerra con tecnologie derivate da quelle

belliche), quarta rivoluzione industriale (attualmente in atto? Fonde il mondo fisico e digitale).

Prima rivoluzione industriale= nel corso del ‘700 delle invenzioni investono la manifattura del cotone in Inghilterra,

generando un nuovo modo di produzione: il sistema di fabbrica. Settori della prima rivoluzione: cotone, meccanica,

metallurgica.

(Invenzione= l’uomo introduce da un’idea qualcosa che non esisteva, scoperta.

Innovazione= perfezione un’invenzione, va nella direzione dell’applicazione dell’invenzione, miglioramenti per rendere

un’invenzione applicabile.

Invenzione -> capitali + tempo per affinare la scoperta -> mercato)

Principali innovazioni/fenomeni= 1. Sostituzione delle macchine all’abilità e fatica dell’uomo (macchine sono rapide,

regolari, precise, infaticabili), 2. Sostituzione di fonti inanimate di energia (combustibili fossili) all’energia dell’uomo e

degli animali (macchine convertono calore in lavoro, mettono a disposizione energia illimitata), 3. Uso di nuove materie

prime, in particolare sostanze minerali invece di sostanze animali e vegetali, e materiali non presenti in natura. I 3

fenomeni provocano un aumento della produttività senza precedenti, incremento del reddito pro-capite (superamento

strozzatura Malthusiana, prima qualsiasi miglioramento nelle condizioni di vita aumenta la popolazione, le risorse

rimangono immutate -> reversibilità. Strozzatura Malthusiana= alimenti e risorse crescono in progressione aritmetica

(2,4,6,8…), la popolazione cresce in progressione geometrica (2,4,8,16…). I mutamenti tecnologici fanno crescere

popolazione e risorse in modo parallelo (rottura col passato mai vista dai tempi della ruota).

Trasforma l’equilibrio politico tra gli stati, persone, città + nuova composizione della società (lavoratore salariato,

proletariato) + nuovo modo di pensare e agire.

Rivoluzione industriale accompagnata dalla nascita del sistema di fabbrica (nuova unità produttiva, caratteristiche: 1.

Concentramento della produzione in un unico luogo, 2. Mantenimento della disciplina (operaio-superiore), 3. Impiego

di macchine azionate da forza motrice; spostamento importanza dei fattori: dal lavoro al capitale), nascono nuove

figure sociali (imprenditore, operaio).

Rivoluzione= cambiamento radicale, profondo, irreversibile, trasformazione profonda.

Come avveniva la produzione prima dell’industria (sistema di fabbrica)?

In Europa sono presenti 3 forme di organizzazione, variano di importanza in base alle aree geografiche=

1. Artigianato urbano e corporazioni= produzione in città.

Corporazioni (associazioni di mestiere), compiti= 1. Produrre la materia prima per i soci, 2. Organizzano la

formazione di apprendisti, 3. Tutelano la professionalità, 4. Procurano un mercato ai loro prodotti. Chi ne fa

parte è liberato da obblighi feudali, può partecipare al governo delle città. Col passare del tempo diventano più

rigide e vincolistiche (freno al sistema economico, pressione al Parlamento per tutelare i propri prodotti,

ostacolo al nuovo), poi vengono spazzate via (1791= Rivoluzione Francese).

2. Industria rurale a domicilio= protoindustrializzazione, dalla fine del ‘600/inizio ‘700 in diverse regioni europee,

specie le più occidentali. Particolarmente diffusa nel tessile (lino nelle Fiandre), avviene in case di campagna

dove la produzione è organizzata dal mercante imprenditore (dalle città porta la materia prima a lavorare nelle

case di campagna, ritira il prodotto finito e lo mette sul mercato, smercia anche in mercati lontani). Si usa lavoro

inferiore (donne e bambini), gli uomini quando sono liberi dal lavoro della terra. La famiglia contadina ha

reddito e sussistenza assicurati, integrati con questa attività. Il sistema è flessibile e con basso costo. (Presente

in Inghilterra, non nel lino in Irlanda). 1

3. Manifattura centralizzata= protofabbrica, simile alla fabbrica moderna. In un unico luogo (grande laboratorio)

gli artigiani lavorano sotto il controllo di un sovrintendente o imprenditore. Non ci sono macchine (differenza

con la fabbrica moderna. Se presenti non sono azionate da energia meccanica), produzione ancora di tipo

artigianale.

Manifactures Royales (specificità francese), sono un caso particolare. Hanno massima diffusione sotto il regno

di Luigi XIV e il suo ministro delle finanze. Importanti perché frutto di un monopolio sovrano, il re si assicura

merci di lusso con produzioni particolarmente sofisticate. Molti artigiani vennero chiamati dall’Italia per

lavorarci. Il re vuole beni di lusso per le esportazioni (teoria economica= nel ‘500 ci si chiede del problema della

ricchezza, emerge dopo la scoperta delle Americhe quando in Europa arrivano oro e argento. Problema della

ricchezza: uno Stato è ricco tanto più oro e argento detiene nei propri fondi= bullionismo -> uno Stato è ricco

se la sua bilancia commerciale è attiva, esportazioni>importazioni). Hanno un’importanza più artistica che

economica.

Nella fabbrica sono presenti la figura sociale dell’imprenditore e dell’operaio salariato.

Con la rivoluzione cambiano gli investimenti dell’imprenditore (adesso sono presenti le macchine), cambia il concetto

di rischio prima i costi della manifattura erano variabili, ora diventano sempre più fissi (immobilizzati negli impianti).

Inizialmente le macchine erano semplici (apparivano come congegni mostruosi) e costavano relativamente poco (la

Jenny, che da sola svolge il lavoro di più lavoratori, costa 6 sterline), gli investimenti sono modesti (predomina il capitale

circolante, investimenti cospicui per edificio e forza motrice). La flessibilità del vecchio sistema inizia a venir meno,

l’imprenditore è prigioniero del proprio investimento. L’operaio è coinvolto nella situazione con la sua stessa vita.

Adesso per l’imprenditore è importante produrre, può combinare fattori umani e tecnici della produzione. Per l’operaio

avviene la separazione del produttore dal mezzo di produzione (la macchina gli impone ritmi e tempi di lavoro, non si

lavora più a casa ma in fabbrica.). Lavoratori, sotto sorveglianti con modalità pesanti nel trattare il lavoro, anche con la

coercizione fisica.

Le condizioni della classe operaia in Inghilterra= la fabbrica è un nuovo genere di prigione, l’orologio un nuovo genere

di carceriere.

Inizialmente le macchine possono stare in casa dei contadini, poi non è più possibile con il trionfo dell’energia a vapore

(la forza lavoro deve spostarsi e andare dalle macchine). L’energia meccanica segna la fine dell’industria a domicilio

nelle campagne (con il carbone e vapore).

Finanziamento della rivoluzione industriale= inizialmente il costo delle macchine è modesto, domina il singolo

proprietario o l’associazione di familiari. Gli inglesi rispetto ai francesi sono più propensi ad associarsi, si uniscono con

amici e parenti. In Inghilterra è presente uno sbarramento legale/istituzionale: il Bubble Act (dal 1720 fino al 1825,

vietava la costituzione di spa perché John Law, un finanziere scozzese, coinvolge facendole fallire una serie di

compagnie di navigazione. Si proibisce quindi la creazione di società senza l’autorizzazione del Parlamento, che non è

propenso ad accoglierle. Gli storici ritengono che il Bubble Act non abbia intralciato in modo predominante la

rivoluzione industriale). Nel 1825 viene abrogato, nel 1844 il Bank Act non fa richiedere più autorizzazioni, nel 1856 si

dà vita a società con responsabilità limitata con la semplice registrazione, nel 1862 si ha un provvedimento

generalizzato a libera iscrizione. (Anche in altri paesi, Francia e Germania, furono presenti restrizioni).

Seconda rivoluzione industriale= caratterizzata dall’applicazione della scienza alla tecnologia e introduzione di

tecnologie ad alto contenuto scientifico nell’industria. (Prima rivoluzione= macchine semplici, prevale il learning by

doing (prima la macchina a vapore poi le leggi della termodinamica), fare cose in modo empirico). Nella seconda

rivoluzione prima ci sono le conoscenze scientifiche, poi si incorporano nelle macchine (scienza -> tecnologia ->

fabbrica).

Settori della rivoluzione= 1. Elettricità, 2. Chimica (industria più versatile -> indumenti, fertilizzanti, gomma,

pneumatici…), 3. Siderurgia (per quanto attiene alla produzione di acciaio a buon mercato), 4. Industria meccanica

(motore a scoppio o motore a combustione interna).

La fabbrica cambia con nuove tecnologie sofisticate, l’imprenditore singolo ha bisogno di aiuti= manager (distinzione

tra proprietà e gestione). Cambia il modo di produzione= 1. alta intensità di capitale (capital intensive, prima labour

2

intensive) per la complessità delle tecnologie, 2. Elevata applicazione di energia, 3. Processo produttivo veloce e

continuo, 4. Produzione per grandi lotti (grande infornata).

I settori toccati dalla rivoluzione consentono alla grande impresa di fare= 1. Economie di scala (diminuzione dei costi),

2. Economie di diversificazione (ampia gamma di prodotti).

Questa rivoluzione opera selettivamente, offre opportunità ma penalizza anche. Una delle prime a non sfruttare

l’opportunità è l’Inghilterra (perde la sua leadership nei settori di punta della prima rivoluzione perché non ha investito

in un sistema di istruzione adeguato (la Germania invece investe molto nelle scuole tecniche, università…), non investe

nel capitale umano, ancorata alle sue precedenti invenzioni, è ricca di carbone e non vuole investire nell’elettricità,

enormi investimenti nelle vecchie tecnologie.

Si ha interazione tra scienziati, ingegneri e imprenditori (importanza della formazione personale. Aumenta il PIL in base

all’aumento degli anni di istruzione).

La grande impresa si afferma nei settori di punta, la piccola la sostiene, le produzioni tradizionali hanno un’alta

integrazione del lavoro mentre le nuove produzioni sono caratterizzate da alta integrazione di capitali.

L’Italia coglie l’opportunità, si industrializza (la prima centrale elettrica viene fatta a Milano nel 1899, si parla di mix tra

prima e seconda rivoluzione industriale). Si dota di settori di punta (energia elettrica, siderurgia, automobilistica…),

deve colmare il divario con gli altri paesi. Richiesto uno sforzo supplementare perché è uno stato giovane e povero di

capitali (necessita di fattori sostitutivi: ruolo attivo dello Stato e banca mista).

Terza rivoluzione industriale= dal secondo dopoguerra, innovazioni ad alto contenuto scientifico, molte fanno tesoro

di scoperte in ambito militare. Le basi scientifiche stanno nei processi fisici anziché in quelli chimici (superamento dei

precedenti limiti di tempo, spazio e materia). Campi: comunicazioni (telefonia fissa, teleselezione, telecomunicazioni,

telefonia mobile, si creano reti), trasporti (beneficiano di innovazioni belliche, radar, aerei, combustibili speciali, aereo

a geometria variabile, volo supersonico, abbattimento di costi -> trasporto aereo di massa= età dello spazio stretto),

fisica della materia (energia nucleare), biologia molecolare (biochimica e genetica, scoperta del DNA, biotecnologie),

cibernetica (scienza che come obiettivo ha la realizzazione di dispositivi e macchine che simulano le funzioni del cervello

umano -> automazione). Struttura delle innovazioni: semiconduttore e microprocessore -> computer.

Cambiamenti politici= crollo regimi socialisti e del muro di Berlino (1989), fine della guerra fredda.

Trasformazioni di ordine economico= Cina nel WTO (2002).

Rapidità del cambiamento.

Quarta rivoluzione industriale?= segna l’ingresso delle tecnologie digitali nella fabbrica. L’industria 4.0 si caratterizza

per la connessione tra sistemi fisici e digitali. Portare internet nelle fabbriche, ripensare la fabbrica con il digitale,

ripensare il modo in cui gli oggetti vengono progettati. La catena di montaggio è monitorata in tempo reale. I prodotti

sono seguiti nel loro viaggio fino al punto vendita o al consumatore. I gusti del consumatore sono vagliati quasi in tempo

reale. Si può assemblare una massa di dati per capire gradimenti, criticità… E’ una rivoluzione già in atto. Il digitale entra

nella produzione e distribuzione.

Industry 4.0= termine nato nel 2011 alla fiera di Hannover in Germania (primo paese manifatturiero d’Europa).

Conseguenze di questa rivoluzione= 1. Creazione di forza lavoro e distruzione di altri posti di lavoro, 2. Aumento delle

disuguaglianze.

Crescita e sviluppo= sviluppo di un Paese: il suo sistema economico si trasforma/modifica, industria e terziario devono

diventare sempre più importanti e superare il primario per numero di addetti e per contributo alla formazione del

reddito. L’agricoltura perde importanza.

Crescita di un paese: non implica una trasformazione strutturale ma un aumento della ricchezza. Lo strumento di misura

della ricchezza è il Reddito Reale Pro Capite (reddito reale= reddito effettivo, non eroso da inflazione; pro capite=

reddito effettivamente goduto da ogni cittadino). Il PIL ci aiuta in questo: è l’insieme dei valori dei beni e servizi prodotti

3

in un paese. E’ una misura di quanto, non di qualità (non misura quanto sto bene, sono felice, ma quanto reddito ho).

Il PIL è stato messo in discussione da vari anni come indicatore di benessere (E’ veramente uno strumento adeguato? -

> Robert Kennedy, nel 1968 durante un discorso all’Università mette in dubbio il PIL, “misura tutto tranne ciò che rende

la vita degna di essere vissuta”. Il Bhutan ha inventato il FIL= felicità interna lorda. In Italia, guidata da Banca d’Italia, è

nato il BES (benessere equo e sostenibile), il suo primo rapporto è del 2013. Dal 2016 fa parte del processo di

programmazione economica. Vengono presentate in Parlamento le principali grandezze che studia (salute, relazioni

sociali, politica e istituzioni, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio, qualità dei servizi.)

Agricoltura alla vigilia della prima rivoluzione industriale= tra il mondo preindustriale e la società industrializzata si ha

la riduzione del ruolo relativo dell’agricoltura (meno ruolo dell’agricoltura, più produttività agricola). Uno dei più grandi

cambiamenti dell’800 è la riduzione del peso relativo dell’agricoltura nel sistema economico, il presupposto è l’aumento

della produttività agricola con miglioramenti nel settore (una società deve elevare i consumi oltre standard di

sussistenza, tale da nutrire anche chi fa altro). Uno dei più profondi cambiamenti fu la riduzione di persone nel settore,

l’aumento di produttività, il trasferimento di forza lavoro in attività più produttive.

Come l’aumento della produttività può contribuire allo sviluppo economico= 1. L’agricoltura può provvedere con

commestibili materie prime a nutrire manodopera di attività non agricole, 2. A sua volta la popolazione dedita

all’agricoltura è un mercato per industrie manifatturiere e servizi, 3. Il settore agricolo può fornire capitali da investire

in altri settori, in modo volontario o con l’imposizione fiscale (es: Russia e Giappone, sviluppo con imposte che

colpiscono la ricchezza), 4. Con le esportazioni di prodotti agricoli il settore agricolo può far affluire valuta pregiata per

altri settori.

Agricoltura britannica a inizio ‘800= è già la più produttiva d’Europa (stretto rapporto con la rivoluzione industriale).

La popolazione dedita all’agricoltura cresce in cifra assoluta fino a metà ‘800 e da tempo offre surplus per attività non

agricole. L’agricoltura soddisfa la domanda nazionale di generi alimentari, è un mercato per i prodotti dell’industria

britannica (ciò vale fino a metà ‘800, poi il mercato estero diviene più importante di quello interno). La ricchezza

dell’agricoltura fornisce risorse per il capitale (usato in infrastrutture, si hanno molte costruzioni di strade e ferrovie).

Nel continente il ruolo dell’agricoltura varia da paese a paese/ da regione a regione, in generale si ha un legame tra

produttività agricola e sviluppo dell’industria -> riforme per rendere l’agricoltura più produttiva (riforma agraria= spesso

un presupposto per aumenti di produttività).

Inghilterra= a fine ‘600 solo il 60% della forza lavoro è dedito alla terra. Il numero di lavoratori agricoli cresce in termini

assoluti fino a metà ‘800, ma diminuiscono in termini relativi. La produttività cresce grazie alla sperimentazione per

tentativi di nuove colture e sistemi di rotazione (Nei Paesi Bassi si impiega trifoglio e altre colture foraggiere per

aumentare la produttività, si azota il terreno= fertilità) + agricoltura convertibile (alternanza di campi coltivati e pascoli

temporanei, spesso al posto dei terreni incolti si ha il foraggio). Si ripristina così la fertilità del suolo + si possono allevare

consistenti quantità di bestiame, si ha letame per il terreno, carne, miglior alimentazione, lana… Si sperimenta

l’allevamento selettivo del bestiame: è necessaria la recinzione dei terreni (condizione necessaria in Inghilterra ->

Enclosures). Questo fenomeno nasce nel ‘500 e si protrae per tutto il ‘700: molti dei grandi proprietari terrieri inglesi si

appropriano di terre comuni (

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher UniversitarioAnonimo di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Pisa o del prof Manetti Daniela.
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