Il periodo che va dal Rinascimento alla rivoluzione industriale è caratterizzato da profondi decisive
trasformazioni strutturali. Accanto ai cambiamenti interni, si registrarono un crescente allargamento degli
orizzonti e una progressiva penetrazione degli interessi economici e commerciali europei in altre parti del
mondo.
Su entrambi i versanti furono innescati processi di cambiamenti irreversibili, portando alla formazione
dell'economia di mercato e alla diffusione globale di istituzioni e pratiche economiche di conio europeo.
I secoli dell'età moderna hanno costituito per l'Europa una lunghissima pista di decollo che ha avuto duplice
esito:
● una marcata accelerazione dello sviluppo economico interno all'Europa
● una significativa inedita divaricazione tra l'Europa e il resto del mondo
Questo fenomeno viene chiamato grande divergenza
Il fenomeno è oggetto di discussione
1. secondo alcuni la grande divergenza fra Europa e Resto del Mondo (soprattutto fra Europa e le grandi
civiltà dell’Asia) si sarebbe manifestata solo in seguito alla Rivoluzione Industriale. Fino a tutto il XVIII
Secolo la Cina continuava, infatti, a costituire la più grande e prospera economia mondiale. Solo per
una serie di fortunate circostanze consentì all’Europa atlantica, in particolare l’Inghilterra a provocare
una decisa discontinuità
2. secondo altri prima ancora della rivoluzione industriale il ruolo economico europeo non era marginale,
anzi. Ben prima della rivoluzione industriale l’Europa aveva iniziato a coordinare il resto del globo in un
sistema economico mondiale costruito su misura degli interessi dell’Europa stessa. Alla fine dell’età
moderna l’Europa si trovò ad uno stadio più avanzato rispetto al resto del mondo e in una posizione
tale da poter condizionare l’intero pianeta. Si potrebbe parlare quasi di una progressiva
«europeizzazione» del resto del mondo: quando gli europei iniziarono ad espandersi, essi
possedevano un’organizzazione, identità e visione del mondo che li indusse a conquistare e civilizzare
i ‘nuovi’ popoli
Per effetto dell'espansione esterna anche la geografia economica interna del continente ne risulta
profondamente mutata. Questa evoluzione interna viene chiamata piccola divergenza.
● nel contempo nel corso dell’età moderna avviene un’evidente avvicendamento gerarchico tra le varie
aree d’Europa
● fino al pieno ‘500 è l’area mediterranea a dominare l’economia europea
● con la fine del ‘500 il baricentro economico dell’Europa si sposta dal Mediterraneo verso l’Atlantico
● se l’Italia centro-settentrionale era stata area guida dell’economia europea dal XIII al XVI secolo, nei
secoli successivi viene soppiantata dagli emergenti paesi del Nord Europa, fra tutti Inghilterra e Olanda
Il meccanismo demografico
La popolazione è uno degli elementi più dinamici che modifica gli equilibri di un paese, in particolare nell’età
moderna (periodo che va da XVI a XVIII).
Sono almeno quattro i dati fondamentali che si devono avere a mente quando si cerca di delineare le
caratteristiche del meccanismo demografico di un periodo:
● nascite
● morti
● matrimoni: ora il matrimonio non è più fondamentale e non incide sulla vita di una persona. Una volta,
fino a 50 anni fa, era fondamentale, poiché la famiglia era uno dei valori fondamentali
● migrazioni: quando persone per scelta o costrette spostano la propria residenza, cercano un nuovo
luogo dove stare meglio. Alla fine dell'800 c’è un grandissimo flusso migratorio a partire dell’Europa
verso l’America
NATALITÀ
Il primo elemento da tenere presente è il tasso grezzo (generico) di natalità: esso è determinato dal rapporto
tra il numero dei nati vivi in un periodo di tempo (di solito un anno) e l’ammontare della popolazione.
ETÀ MODERNA OGGI
● il tasso grezzo medio di natalità in Europa è ● il tasso grezzo medio di natalità in Europa è
di circa 5%: la natalità è elevata di circa 0,97%. In Europa la popolazione
● il tasso di mortalità oscilla tra il 3% e il 5%: la cresce poco, perché nascono sempre meno
popolazione non cresce tanto a causa bambini. Avere una popolazione giovane è
dell’elevata mortalità importante per un paese.
● la natalità presenta variazioni stagionali. Si ● il tasso di mortalità è del 0,95%: consente
concentra in particolare in due periodi una leggera crescita.
dell’anno: uno tra la fine dell’inverno e la ● la nascita dei bambini oggi non è legata a
primavera, il secondo in autunno. I picchi determinati periodi. Poche persone lavorano
sono direttamente collegati con l’essere una nei campi, perché sono presenti macchinari
società fatta di lavoratori impegnati nel che sostituiscono la manodopera
settore primario (circa l’80% della
popolazione economicamente attiva)
NATALITÀ E MATRIMONIO
ETÀ MODERNA OGGI
● la quasi totalità dei concepimenti rientravano ● la nostra società ragiona in termini di
all’interno del matrimonio. E’ molto limitata la individui, non di collettività
percentuale dei concepimenti al di fuori del ● dopo la rivoluzione industriale i matrimoni si
matrimonio (oscilla tra il 2 ed il 5% delle sono abbassati di età: chi andava a lavorare
nascite) nelle industrie, diventava prima indipendente
● le coppie si sposavano non prima dei 24-25 a livello economico e dunque poteva uscire
anni. Nell’Europa orientale ci si sposava dalla famiglia
prima, a causa del tasso di mortalità (spose ● la fertilità di una donna oggi è di circa 30
bambine) anni. La società si è tarata con tempi diversi
● il matrimonio va considerato come il fattore anche in relazione di sostenere una
fondamentale della fertilità complessiva. popolazione più o meno in crescita, perché
Collegato al matrimonio era il cosiddetto gli equilibri tra risorse e popolazione erano
periodo di riproduzione feconda. La fertilità più rigidi
delle donne era molto limitata a livello
temporale
● FAMIGLIA CONTADINA: ha bisogno di avere
un certo numero di figli, perché erano una
risorsa per il lavoro nei campi
● FAMIGLIA NOBILE: il matrimonio era per la
maggior parte delle volte combinato,
un’alleanza tra due famiglie. Ci si sposava
con una persona di livello sociale più alto, in
modo che anche la famiglia si elevasse
● FAMIGLIA: aveva come obiettivo di
continuare ad esistere, essere forte e che
durasse nel tempo.
MORTALITÀ
ETÀ MODERNA OGGI
● la mortalità ordinaria infantile è altissima e ● oggi la mortalità infantile in Italia è del 0,66%
oscilla tra il 15 ed il 35% tra coloro che circa
muoiono prima di compiere un anno.
Altrettanto elevata è la mortalità
adolescenziale. Ciò è dovuto dal fatto che
non c’erano medicine, vaccini e le condizioni
di vita erano pessime. Poche persone
raggiungevano l’età anziana
● si facevano tanti figli perché tanti bambini
morivano
● la mortalità, come già visto per la natalità,
segue una precisa stagionalità, nei periodi
più duri dell’anno come l’inverno per il freddo
e l’estate per la cattiva conservazione dei cibi
● alla mortalità ordinaria si affianca una
mortalità definita straordinaria o catastrofica,
dovuta principalmente a tre elementi:
▪ guerre
▪ epidemie
▪ carestie: erano molto frequenti
La peste nera del Trecento (1347-1352)
La peste nera colpì l’Europa dal 1347 al 1352/43 con numero altissimo di vittime (30% della popolazione
europea).
Essa nacque in Mongolia, seguendo poi il percorso delle vie carovaniere (via della seta), arrivò in una città
della Crimea dove i genovesi avevano un approdo commerciale molto importante. Nel 1347 iniziarono ad
infettarsi le prime persone e marinai delle navi genovesi che arrivarono a Genova e da qui si espanse in tutta
Europa.
La parola peste aveva un significato più ampio: essa simboleggiava una serie di malattie.
Venne chiamata peste nera, perché si manifestava attraverso bubboni e lividi (peste del Boccaccio).
Si pensa che la peste del 1300 derivi dai topi, in particolare dalle pulci che stavano sul loro pelo. Esse
attaccavano anche gli umani, data la scarsa igiene.
L'andamento demografico in Europa nel Medioevo
La peste del 1300 arrivò dopo una fase di grande crescita della popolazione europea: essa passò da circa 40
a circa 70 milioni di abitanti (oggi è di 740 milioni).
Essa provocò un arretramento, nonostante si tratti solo di un arretramento temporaneo. Seppur lentamente la
popolazione europea riprese a crescere intorno alla metà del 1400, per poi conoscere una fase di crescita
assai rilevante nel corso del secolo successivo.
Fra l’inizio del Cinquecento e la fine del Settecento la popolazione europea conosce un’espansione continua,
passando da circa 70/80 milioni a oltre 170 milioni, con un tasso di crescita annuale di circa 1%, crescita molto
maggiore nei paesi del centro-nord Europa (come Inghilterra e Olanda), e una crescita più lenta dell’europa
meridionale (come Italia e Spagna).
Nel complesso l’andamento demografico europeo non è di molto diverso da quello che contraddistingue nello
stesso periodo le altre aree più sviluppate del globo dell’epoca (Cina, India, Giappone …). Il peso della
popolazione europea nel contesto globale si attesta all’incirca intorno a del totale (non era così significativa).
⅕
Bisogna sottolineare che la crescita demografica non è né costante né tanto meno uniforme.
In particolare la mortalità si presenta molto più elevata tra il 1630 ed il 1680 quando molte regioni d’Europa
furono pervase da un ripetersi di crisi di sussistenza, epidemie (ad esempio la peste manzoniana), guerre (ad
esempio la guerra dei Trent’anni). Altri eventi incidono nel movimento demografico europeo come l’intolleranza
religiosa che determina a volte massicci spostamenti forzati di popolazione.
I paesi dell’Europa settentrionale e occidentale recuperano e crebbero, mentre quelli meridionali si fermarono
e non riuscirono a recuperare.
La crescita demografica avviene in modo particolare nei paesi dell’Europa settentrionale:
● la Gran Bretagna è il paese dove la popolazione passa da 5 milioni di abitanti nel 1500, arrivando a 9
milioni di abitanti nel 1700.
● in Italia la popolazione rimane stagnante tra il 1600 e 1700, rimanendo a 13 milioni di abitanti.
● in Germania la popolazione tra 1600 e 1700 diminuisce di 1 milione di abitanti, a causa della peste e
della guerra dei trent'anni
● la Francia cresce in maniera omogenea, ma non agli stessi livelli della Gran Bretagna
L’Italia
La peste colpì maggiormente l’Italia centro-settentrionale; qui su circa 5.400.000 abitanti ne morirono ben
1.200.000. Le città erano più colpite rispetto alle campagne, perché erano più dense a livello demografico e da
un punto di vista igienico peggiori.
Nelle città abitavano soprattutto artigiani e mercanti: esse si impoveriscono e anche a causa della mancanza
di persone professioniste. Proprio per questi motivi nelle campagne si recupera più velocemente.
I dati a disposizione fanno vedere come a crollare sia soprattutto la popolazione delle città:
● Bologna passa da 62.000 abitanti prima della peste a 15.000 dopo la peste
● Venezia da 140.000 a 46.000
● Verona da 54.000 a 31.000
● Milano da 130.000 a 65.000
● Vicenza da circa 35.000 a meno di 20.000
In sostanza nel corso del XVII secolo la popolazione italiana crolla per poi riprendersi, seppur lentamente. Se,
infatti, ad inizio Seicento l’Italia annovera circa 13 milioni di abitanti all’inizio del secolo successivo risulta avere
una popolazione pressoché identica in termini numerici.
L’Europa delle città in età moderna
Ciò che contraddistingue l'Europa è la presenza di molte città: essa costituisce il continente più urbanizzato
del pianeta all’epoca. Sebbene, come si vedrà quando si parlerà di agricoltura, solo il 15% circa della
popolazione europea d’età moderna risieda in città (e solo il 10% in centri urbani con popolazione superiore ai
10.000 abitanti).
L’Europa è divisa in occidentale ed orientale dal fiume Elba (notevoli differenze tra le due Europe). In genere
l’Europa occidentale è molto più urbanizzata dell’Europa orientale.
Le trasformazioni demografiche precedentemente analizzate determinano cambiamenti all’interno della stessa
Europa occidentale, con una progressiva crescita delle città nordeuropee ed una diminuzione del peso
demografico di quelle mediterranee.
Affresco ‘Il buon governo’: spirito dinamico della città, negozi, lavoratori; immagine della vita in una città
medioevale. Nella campagna la vita è molto più tranquilla, diversa da quella della città.
L’Europa delle città
In Italia le città più importanti nel 1500 sono Siena, Pisa, Venezia, Verona, Genova, Parma, Milano e Torino.
Molte delle città italiane erano le più importanti a livello europeo, con il passare dei secoli però altre città come
Londra diventano più popolate.
Tra diciassettesimo e diciottesimo secolo crescono maggiormente le città settentrionali di paesi come Gran
Bretagna e Olanda. Fra il 1600 ed il 1750 il tasso di urbanizzazione dell’Europa atlantica cresce del 50%,
mentre l’Europa mediterranea cresce solo del 2,6%.
Nel XVI secolo sono solo 101 le città europee che superano i 20.000 abitanti; cresciute a 123 nel XVII secolo,
a 141 nella prima metà del XVIII secolo, a 175 intorno a metà XVIII secolo e a 221 nel XIX.
Come detto, nei primi secoli dell’età moderna (XVI-XVII) i centri urbani più rilevanti si trovano nella
maggioranza dei casi nell’Europa meridionale. E’ solo con l’inizio del XVIII secolo che tale stato di cose muta;
da allora è l’Europa settentrionale ed occidentale ad ospitare le città più grandi.
L’agricoltura in età moderna 23/09 - 28/09
L’agricoltura ha diverse fasi, a partire dall’anno 1000 che consentono un miglioramento della produttività e
produzione.
INVENZIONE: quando si scopre un nuovo meccanismo
INNOVAZIONE: quando una scoperta si applica in modo pratico. Innovazione può essere di
● prodotto
● processo
PRODUZIONE: insieme di ciò che è prodotto
PRODUTTIVITÀ: quanto si riesce a produrre da una pianta
Il settore primario risulta fondamentale per secoli nell’economia europea. Se l’Europa nel ‘400 è una delle
regioni più avanzate del mondo, insieme alle aree più avanzate del Medio Oriente e dell’Asia ciò è dovuto
innanzitutto allo sviluppo del settore primario tra XI e XIV secolo.
Per crescere la popolazione europea aveva bisogno di nutrirsi. Le tecniche che esistevano erano molto
arretrate, attraverso innovazioni si ha una crescita della produzione.
Innovazioni:
● bonifiche: zone che prima erano coperte da acqua stagnante e che vengono asciugate e rese
coltivabili. Tra i paesi più importanti per le bonifiche sono la zona del Veneto e l’Olanda (con i polder)
dissodamenti: coltivazione di terreni non coltivati prima oppure poco produttivi
disboscamenti: abbattuti alberi in modo da coltivare un terreno e per ricavarne molto legname
● aratro pesante: dotato di vomere in ferro, essendo più pesante riusciva ad incidere maggiormente il
terreno. Si utilizzano buoi o cavalli (più veloci e forti) per trainare l’aratro. L’aratro doveva essere
trainato dal cavallo, ma senza strozzarlo: si crearono collari particolari che modificarono il traino. Viene
impiegato soprattutto nei terreni pesanti delle aree deforestate o delle paludi
● cambiamenti nelle rotazioni: modo di coltivare la terra. La rotazione classica era chiamata rotazione
biennale: (presupposto: ogni pianta assorbe delle sostanze nutritive; una volta esistevano solo i
concimi organici, quindi la disponibilità era limitata e non si riusciva a dare tanto nutrimento esterno alle
piante) per ricostituire le sostanze nutritive si lasciava una parte del terreno lasciata a maggese
(incolta), mentre l’altra metà era coltivata con cereali. Normalmente prevaleva la coltivazione di cereali
seminati ad ottobre e raccolti a fine estate. Dopo il Mille, si pensa ad un’altro tipo di rotazione: quella
triennale. Il terreno viene diviso in tre parti; in una parte vengono seminati cereali in autunno (più
pregiati, utilizzavano più nutrienti), un’altra veniva seminata con cereali durante la primavera (di minor
valore, consumavano un numero inferiore di nutrimento), l’ultima parte veniva lasciata a maggese. In
questo modo si ha una crescita nella produzione
● crescente specializzazione e commercializzazione delle produzioni
Attraverso bonifiche, disboscamenti e dissodamenti, si ha una colonizzazione dell’Europa orientale ad opera di
popolazioni tedesche:
● a nord nei territori della Prussia e nelle vaste pianure dell’Europa dell’est
● a sud Moravia, Ungheria Transilvania
Questi coloni spesso assoggettano le popolazioni autoctone e le fanno diventare i cosiddetti servi della gleba
(persone legate alla terra che coltivano; rapporto di servitù nei confronti dei proprietari). Nel 1500-1600 si
afferma questo sistema di gestione delle terre e importano i sistemi di coltivazione che utilizzavano nelle zone
della Germania.
Quello che si verifica tra Medioevo ed Età mo
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