Il viaggio in mare nel periodo medievale
Il viaggio in mare, in periodo medievale, aveva numerosi vantaggi. Primo fra tutti la velocità con la quale si poteva ricoprire lunghe distanze in tempi brevi, soprattutto se aiutati da venti favorevoli. Questa tipologia di viaggio però porta con sé anche degli svantaggi come:
- Vivere in un ristretto spazio
- Problemi nell’alimentazione
- Problemi nell’igiene
- Eventi atmosferici, come tempeste o al contrario bonacce
- Pericoli derivanti dall’uomo
Problemi che venivano valutati attentamente dai viaggiatori, sia occasionali che non. Le imboscate di corsari e pirati presenti nel Mediterraneo Occidentale e Orientale, e che avevano la loro sede nello Stretto di Gibilterra. Per proteggersi da questi pericoli si invoca la protezione divina, come è possibile notare nelle preghiere quotidiane di San Brasca, e i pellegrini diretti in Terrasanta alla fine del XV secolo. Pellegrino in Terrasanta. Dedica il resoconto a Antonio Landriano, tesoriere ducale. Il libro è Viaggio In Terrasanta.
Pirati e corsari
Bisogna differenziare i due termini che molto spesso vengono confusi ma che in realtà sono divisi da una sottile linea. Spesso le fonti usano in maniera differente le due parole a seconda che si sia vittima o protagonista delle aggressioni: “Corsaro è colui che, munito di legale autorizzazione da parte dell’Autorità, indirizza la sua attività corsare verso i nemici dello stato di cui è al servizio, con l’intento di danneggiare economicamente. “Pirata è colui che agisce esclusivamente per il proprio lucro al di fuori di qualunque regola o legittimazione”
Fontenay e Tenenti restringono il campo inquadrando la guerra di corsa: “modalità in cui uno stato belligerante unisce armatori privati ai profitti derivanti dalla guerra sul mare, in base a norme ben definite e accettate dalle persone giuste” definendo invece la pirateria come forma di brigantaggio senza regole, mentre al corsa come forma di violenza tra cristiani e musulmani alla scopo di spoliazione, condotta con alti ideali religioso-morali.
Attraverso lo studio di Lopez si può notare come la guerra di corsa musulmana si debba ridimensionare date le scarse ripercussioni sui commerci e sull’economia dei paesi mediterranei. Tenendo conto che però le uniche relazioni con il mondo musulmano erano di tipo bellico anche se questo si limitava in un raggio di azione limitato. Recenti studi hanno potuto affermare che le imbarcazioni cristiane avevano una configurazione incline sia alla navigazione commerciale che quella corsara, cosa che non può essere detta per le imbarcazioni musulmane che risultano armate o per scambi commerciali o per attacchi corsari. Questa inclinazione delle navi ad essere predisposte per entrambi gli scopi fa pensare che gli armatori unissero commerci legali e non. Si nota dalle fonti che le razzie di mercanti cristiani venivano effettuate con gli stessi musulmani con i quali commerciavano, questo lo si capisce anche dal caso di Maiorca dove le licenze di armamento sono degli stessi armatori che avevano attività mercantile e la richiesta è fatta per le stesse imbarcazioni dedite nel 3-400 a fini commerciali come fa notare Lopez.
Nel basso medioevo sono i corsari e i pirati ad essere i maggiori pericoli per il viaggiatore ed è documentata una grande conflitto tra le marinerie cristiane che grazie agli sviluppi economici e tecnici, e come lo stesso Lopez afferma nel triangolo Baleari Nord Africa Gibilterra il pericolo maggiore veniva dalle flotte cristiane di Genova e Castiglia. Com'è logico le tratte battute dai corsari e dai pirati sono le stesse dei viaggi commerciali, ma alle guerre in mare contribuivano anche le tensioni tra potenze della portata di Francia e Inghilterra, che si fronteggiavano nella Guerra dei Cent’anni (1337-1453), avvenimento che movimentava il clima dell’Europa di quell’epoca. Le guerre continue che avvenivano nel continente davano una sorta di legalità ai conflitti navali, cancellando sempre più il confine tra legale e illegale.
Nell’immagine comune la figura del corsaro o del pirata era quella di un uomo che ha la possibilità di cambiare il proprio status sociale. Infatti, darsi a queste imprese incrementava i propri averi arrivando all’ascesa sociale. Boccaccio di questo ci dà una raffigurazione chiara con la figura di:
- Landolfo Rufolo, ricco mercante caduto in disgrazia, che in seguito arma una nave e si dà alla corsa accumulando nuove fortune;
- Martuccio Gomito di Lipari, che chiede la mano della fanciulla al padre ma, date le sue umili origini viene rifiutato, si diede alla corsa, all’inizio la fortuna lo aiutò ma in seguito non accontentandosi venne catturato dai saraceni. Dopo qualche tempo però riuscì a sposare la sua amata.
Si noti come il nemico è sempre localizzabile nei saraceni o nei turchi, o comunque negli infedeli ma nelle stesse pagine di Boccaccio esce la marineria occidentale che modifica le sorti dei protagonisti ad esempio:
- Per Landolfo Rufolo sono due navi genovesi a catturarlo nell’Egeo e a impossessarsi delle sue ricchezze;
- La moglie di Ricciardo di Chinzica viene rapita e portata a Monaco da un corsaro genovese;
- Corsari genovesi sono coloro che catturano il legno che portava Madonna Beritola a Napoli.
Il mestiere del corsaro viene in alcuni casi paragonato anche a quello di terra dei cavalieri.
-
Riassunto esame Storia economica e sociale del Medioevo, prof. Degrassi, libro consigliato I viaggi nel Medio Evo, …
-
Riassunto esame Storia Sociale del Medioevo, prof. Vallerani, libro consigliato I Fanatici dell'Apocalisse di Cohn
-
Riassunto esame Storia sociale del Medioevo, prof. Vallerani, libro consigliato Bonifacio VIII, Paravicini Bagliani
-
Riassunto esame Storia economica, prof. Lavista, libro consigliato Storia economica, Persson