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Introduzione

Benedetto Caetani fu eletto papa col nome di Bonifacio VIII la vigilia di Natale 1294 e già da vivo divenne uno dei papi più denigrati del Medioevo.

Accuse

È denunciato come "falso pastore" e "ladro", colpevole di aver indotto con l'inganno il suo predecessore a dare le dimissioni. Il suo linguaggio è definito come insultante, minaccioso, sarcastico. È accusato di non credere all'Eucarestia, di violare il segreto della confessione, di non rispettare il digiuno e l'astinenza, di sollecitare la venerazione della propria persona, di adorare gli idoli, di possedere un demone privato, di essersi dato a pratiche magiche. Vi figurano tutti i vizi: orgoglio, ira, l'essere attaccatissimo alla vita, aver condotto un'esistenza scandalosa, non essersi curato dell'opinione altrui, aver seminato la divisione tra fratelli per meglio appropriarsi dei loro beni, aver accumulato denari, spogliandone i poveri, sodomia, fornicazione, aver avuto due figli, aver tenuto delle concubine, simonia, aver desiderato il dominio del mondo, aver dilapidato i beni della Chiesa, nepotismo, aver fomentato guerre, aver messo in dubbio dogmi quali la Trinità, l'Incarnazione di Cristo e la Verginità di Maria. Avrebbe sostenuto che ogni comportamento sessuale era lecito, che non vi sono leggi divine ma solo umane.

Nel 1297 i cardinali Giacomo e Pietro Colonna organizzarono le ragioni della loro opposizione a Bonifacio VIII: non validità della sua elezione, modo avido e tirannico di governare la Chiesa, aver provocato la morte del suo predecessore, accenni a comportamenti sessuali scandalosi.

Nel 1303 all'illegittimità si aggiunge l'accusa di eresia, che presto diventa l'accusa principale con sodomia e pratiche demoniache. Nel 1306 Pietro Colonna redasse una sorta di commento alle accuse del Plaisians. Nel 1308 cominciò il processo ai Templari e Bonifacio VIII fu accusato di essersi fatto pagare il suo silenzio. Papa Clemente V accettò il principio di un processo destinato a far luce sulle accuse contro Bonifacio. Nel 1310 papa Clemente V pretese che il processo si concentrasse solo sull'accusa di eresia. Nel 1311 Clemente V, deciso a chiudere il processo, impose una nuova svolta, mostrando che le accuse di eresia risalivano a molto tempo addietro.

Pietro Colonna, cardinale, fu autore di parecchie memorie sin qui considerate anonime e principale informatore dei consiglieri di Filippo il Bello. Fu il più longevo e il più accanito degli accusatori di Bonifacio. Guglielmo di Nogaret, giurista del re di Francia, sarà dalla fine del 1302 il principale protagonista nel conflitto tra Filippo il Bello e Bonifacio.

Parte prima: la lunga marcia verso il pontificato

Benedetto dovrebbe essere nato verso il 1235 ed essere morto a 68 anni (1303). Ebbe molti fratelli di cui forse era il cadetto, forse per questo abbracciò la carriera ecclesiastica. Inoltre Anagni è stata, nella prima metà del XIII secolo, la città più visitata dai papi. Dalle sue lettere sappiamo che ha passato diversi anni giovanili a Todi, dove suo zio era diventato vescovo nel 1252.

Testimonianza: Un macellaio di Todi afferma di aver incontrato un amico sulla strada per la cattedrale, che affermò di essere stato rimproverato da Benedetto per essere corso ad assistere all'elevazione dell'ostia, dal futuro papa definito "un pezzo di pasta", e che la "Vergine Maria era così poco vergine dopo il suo parto, quanto poco lo era mia madre, che ha avuto parecchi figli".

Testimonianza: Un calzolaio diciassettenne racconterà che Benedetto aveva tentato di sedurlo, di sabato, durante una seduta di prova di alcune calzature.

Agostino Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII 1

Testimonianza: Pietro Colonna nel 1311 testimonia che Benedetto studiò diritto a Spoleto dal dottore in diritto Arnaldo, che fu accusato di eresia in un periodo successivo agli studi di Benedetto. Alcuni mesi prima tre testimoni avevano affermato che Benedetto in quel periodo era stato condannato dagli inquisitori francescani a portare su di sé la croce per i sospetti di eresia, ma non vi erano atti del processo, fatti bruciare dal papa.

Benedetto non ha mai detto nulla dei suoi studi di diritto a Todi e a Spoleto, ma ricorda quelli svolti a Bologna con nostalgia.

Legazione in Francia

Nel 1265 fa parte in qualità di cancelliere, della legazione presieduta dal cardinale Simone di Brie. Il legato era incaricato di preparare l'ascesa al trono di Sicilia di Carlo I d'Angiò, fratello di Luigi IX.

Legazione in Inghilterra

Nel 1266 fa parte della legazione del cardinale Ottobono Fieschi, suo protettore in curia. Il legato era incaricato di sostenere la causa di re Enrico III in lotta contro i suoi baroni ribelli. Pasqua 1267: Benedetto risiedeva nella Torre di Londra, mentre il re era fuori città per cercare di domare la rivolta. Il duca di Gloucester colse l'occasione per prendere d'assedio la Torre sperando di poter così negoziare migliori condizioni per sé e i ribelli. Il legato rispose con la scomunica e l'interdetto, ma Westminster fu saccheggiata prima che il principe ereditario Edoardo fosse riuscito a costringere il duca di Gloucester a patteggiare.

Nel 1271 viene eletto il patriarca di Gerusalemme Tedaldo Visconti col nome di Gregorio X (1271-1276) →

Incarico

  • Far accettare il candidato della curia Bonifacio Fieschi, parente del cardinale Ottobono, come arcivescovo di Ravenna. Primo successo di Benedetto.

Nel 1276 viene eletto Innocenzo V. Benedetto è presente in curia come notaio del papa, ed è nominato "familiare" e "chierico e→ consigliere" del re di Sicilia Carlo I d'Angiò.

Nel 1276 viene eletto Ottobono Fieschi col nome di Adriano V, ma muore senza essere né consacrato né incoronato.→

Nel 1276 viene eletto Pietro Ispano col nome di Giovanni XXI, anch'egli faceva parte dell'entourage di Ottobono Fieschi.→

Caso

  • Due prelati francesi giunsero a Roma per recuperare alcune lettere di Gregorio X che avrebbero permesso al re di Francia di raccogliere le decime nel proprio regno e che avrebbero dovuto trovarsi nelle mani di Benedetto. Chiamato dal papa, Benedetto rispose di non ricordarsene, poi affermò che gliene aveva affidate Innocenzo V. Si svolsero allora ricerche nei registri della cancelleria, ma non si trovò nulla e gli emissari dovettero tornare in Francia a mani vuote segno dell'elevato→ prestigio di cui Benedetto godeva in curia.

Nel 1277 viene eletto Giangaetano Orsini col nome di Niccolò III.→

Incarico

  • Per entrare in possesso del castello di Soriano (Viterbo) il papa aveva fatto intervenire l'Inquisizione contro i suoi legittimi proprietari, i Guastatane o Porcarii, dichiarando di voler così aiutare suo fratello a recuperare certi suoi diritti. Non avendo i risultati sperati il papa inviò il suo notaio Benedetto per convincere i Guastatane a sottomettersi, che però organizzarono una rivolta fermata dal fratello del papa, Orso, rettore del patrimonio di San Pietro in Tuscia e maresciallo della Chiesa. A Soriano il papa fece quindi costruire un nuovo, enorme castello, dove morì il 22 agosto 1280 per apoplessia si disse per punizione per l'ingiustizia commessa.

Testimonianza 1310: Berardo da Soriano racconterà di aver visto Benedetto tracciare in terra con una spada un gran cerchio e sedervisi in mezzo, poi prendere un gallo, sgozzarlo e far cadere il sangue sulle braci di uno scaldino in terracotta e infine ucciderlo. Intanto recitava formule da un libro ed evocava demoni ad alta voce. Finalmente una voce rispose "dacci la nostra parte". Benedetto avrebbe allora gettato fuori del cerchio il gallo morto dicendo "ecco la vostra parte". Quindi Benedetto sarebbe tornato in camera senza parlare con nessuno. Una volta in camera lo avrebbero sentito parlare tutta la notte e qualcuno gli rispondeva, anche se il testimone era certo fosse solo.

Niccolò III non tardò ad affidare a Benedetto la corrispondenza politica riguardante i negoziati con Rodolfo d'Asburgo, re di Germania dal 1° ottobre 1273, che voleva essere incoronato imperatore. Nel 1280 Benedetto è ormai il solo notaio del papa ad essere incaricato degli affari imperiali, che tratta sotto la responsabilità del cardinale Matteo Rosso Orsini. Il suo ruolo in curia era così importante da permettergli di redigere la bolla Exiit qui seminat (1279).

Nel 1281 viene eletto Simone di Brie col nome di Martino IV che nominò Benedetto cardinale diacono della stessa chiesa→ cardinalizia che era stata di Niccolò III prima di diventare papa. Il papa emette la bolla Ad fructus uberes, che riconosceva agli ordini mendicanti il diritto di confessare e di predicare in tutte le chiese, persino contro la volontà dei parroci.

Testimonianza: Il monaco Giacomo da Palombara afferma di aver incontrato Benedetto al S. Balbina, una località situata sulla strada che conduce da Rieti a Roma. Durante una disputa su argomenti teologici con i familiari, Benedetto avrebbe affermato che il paradiso non esiste "perché quando si muore, anche l'anima muore col corpo", nonché che l'ostia sia solo un po' di pasta e che "cedere ai desideri della carne, giacere con donne o con uomini non è peccato più grave che stropicciarsi le mani".

Agostino Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII 2

Un'importante ambasceria in Francia

Nel 1284: Carlo II era stato fatto prigioniero dagli aragonesi. Nel 1289 viene finalmente rilasciato, ma tre dei suoi figli erano ancora ostaggi. Fallito un trattato di pace, non accettato da Niccolò IV, Carlo II era assediato in Gaeta dalle armi di Giacomo d'Aragona e il papa affidò a due cardinali (Gerardo Bianchi e Benedetto) l'incarico di tentare una mediazione, ma Carlo rifiutò di incontrarli accettando invece la mediazione inglese. Fu conclusa una tregua. In seguito gli stessi due cardinali furono incaricati di un'ambasceria in Francia con poteri molto estesi, e dopo settimane di trattative l'accordo con il re fu stipulato a Senlis in caso di pace con l'Aragona, e se si fosse→ proseguita la guerra in Sicilia, il re di Francia prometteva di mettere a disposizione della Chiesa romana 200.000 lire per aiutarla a conquistare l'isola. In cambio i legati accomodavano al re il permesso di recepire per tre anni la totalità della decima recentemente concessa, e si impegnavano a fargli concedere un'altra decima per due anni su tutto il territorio del regno, a condizione che il re, su questa ultima somma raccolta, pagasse alla Chiesa romana 100.000 o 200.000 lire. Se poi non si fosse riusciti a far pace col re d'Aragona, il re di Francia avrebbe garantito alla Chiesa romana un sussidio di 200.000 lire.

Nel 1290 si aprì a Parigi un sinodo di tutti i prelati del regno, durante il quale Benedetto impose silenzio all'assemblea e con un sarcasmo inconsueto per un'assemblea di vescovi, si lasciò andare a un ironico complimento nei confronti del vescovo che lo aveva affrontato chiedendo la revoca del privilegio dei frati, seguito da un elogio degli ordini mendicanti e da un commento ironico quanto il precedente contro i maestri dell'Università di Parigi. Enrico di Gand riunì i suoi colleghi universitari per opporsi, ma fu fatto destituire da Benedetto, che reagì ai rappresentanti delle altre facoltà che chiedevano la riabilitazione di Enrico di Gand con una vera e propria requisitoria contro la loro superbia, terminante con la proibizione di disputare e decidere in pubblico e in privato sul privilegio dei religiosi.

Reims: i legati si recarono a Reims per risolvere una controversia tra i canonici e l'arcivescovo, i cui funzionari erano accusati di aver sequestrato beni appartenenti al capitolo. Ingiunsero all'arcivescovo e ai canonici di far plasmare due statue d'argento: una doveva rappresentare un cardinale vescovo (Gerardo) e l'altra un cardinale diacono (Benedetto), con i loro nomi e la raffigurazione delle loro dignità. Inoltre dovevano valere almeno 500 lire tornesi e dovevano essere poste sull'altare maggiore durante la messa in tutte le feste solenni dell'anno liturgico.

Le statue: Erano state riservate solo ai santi.

Missione diplomatica in Francia

Si era deciso di intavolare in Provenza delle trattative per mettere fine alla crisi cominciata coi Vespri siciliani [rivolta della Sicilia nel 1282 contro il governo di Carlo I d'Angiò, re di Napoli e Sicilia, in parte dovuta alla decisione di Carlo di trasferire la capitale del regno da Palermo a Napoli lasciando così la Sicilia nelle mani degli arroganti e disprezzati ufficiali francesi]. Nel 1291: prima della morte del re d'Aragona Alfonso III fu raggiunto un preliminare d'accordo: il re d'Aragona si offriva di restituire il riscatto pagato dal re di Napoli Carlo II d'Angiò per uscire di prigionia e prometteva di recarsi a Roma prima di Natale a chiedere perdono al papa e per impegnarsi nell'impresa in Terrasanta. Ma rifiutava la restituzione delle Baleari, clausola che per la ferma opposizione del re di Francia impediva la conclusione finale del trattato.

Nel corso dei negoziati tra angioini e aragonesi, Benedetto procedeva ad acquisti territoriali di grande rilievo. Nel 1291 come ricompensa Niccolò IV affidò a Benedetto l'amministrazione dei beni di Margherita Aldobrandeschi, vedova ed→ ereditiera di una vasta e ricca contea.

Elezione di Celestino V

Nel 1292 alla morte di Niccolò IV un'epidemia di malaria particolarmente violenta (all'inizio dell'estate) costrinse molti cardinali ad allontanarsi da Roma, ritardando l'elezione di un nuovo papa. Il re di Napoli si presentò ai cardinali riunitisi in concistoro a Perugia chiedendo loro se avevano l'autorità di confermare il trattato di La Junquera, cosa che avrebbero fatto se il re avesse detto loro il contenuto. Al rifiuto del re, essi affermarono di non poter ratificare tale trattato. Il re allora propose loro di scegliere il papa tra quattro nomi che egli avrebbe proposto loro, e Benedetto rispose con parole dure.

Visione: Latino Malabranca, decano del sacro collegio, raccontò una visione: lo Spirito Santo avrebbe annunziato a un pio eremita che il Giudizio finale si sarebbe abbattuto sul mondo se i cardinali non si fossero affrettati ad eleggere il nuovo papa. Benedetto, "quasi sorridendo", gli chiese se la visione di cui aveva parlato non fosse per caso quella di "Pietro, che la voce popolare chiamava da Morrone". Il nome di Pietro da Morrone non fu più lasciato cadere e, alla fine, fu eletto all'unanimità, e Benedetto fu tra i primi a dare il suo voto al vecchio eremita.

Testimonianza 1306: il cardinale Pietro Colonna racconterà che Benedetto, deluso di non essere stato eletto, rientrato nelle sue stanze avrebbe proceduto ad un suffumigio (cosa che faceva "quando voleva evocare i demoni e ottenere responsi da essi"). Disse che i familiari di Benedetto avrebbero potuto testimoniare di aver anche sentito una "debole voce di bambino" rispondergli che presto sarebbe diventato papa grazie a loro. →

Agostino Paravicini Bagliani, Bonifacio VIII 3

Testimonianza 1311: il cardinale Pietro Colonna racconterà che all'Aquila, nel 1294, Carlo II d'Angiò avrebbe cercato di persuadere il nuovo papa a destituire Benedetto per eresia e avrebbe preso contatti col cardinale Giacomo Colonna per ottenere l'appoggio suo e quello degli altri cardinali. Ma il papa lo avrebbe sconsigliato "per l'onore della Chiesa e del cardinalato".

Nel 1294 Celestino V, accompagnato da Carlo II d'Angiò, lasciò l'Aquila per recarsi a Roma, ma il re lo portò subito a→ Napoli, dove tenne sotto controllo la curia. L'ingerenza del re negli affari del papato dovette apparire allora eccessiva a molti cardinali. Benedetto avrebbe rifiutato di seguire il papa a Napoli, continuando a tenersi in disparte dalla curia come aveva fatto durante la sede vacante. Benedetto, secondo Tolomeo da Lucca, "fu l'ultimo (dei cardinali) ad arrivare a Napoli", e seppe sin da subito diventare il "signore della curia" e "l'amico del re" perché in grado "di poter molto presso il papa".

A Napoli Celestino V prese alloggio in Castelnuovo, la residenza del re, che però si dimostrò troppo fastosa per lui che si fece costruire una celletta di legno. Inoltre, Celestino V era considerato un "uomo ingenuo", chi lo adulava facilmente anche lo influenzava e lo imbrogliava, spingendolo a far cose "risibili e sconvenienti alla condizione della Chiesa".

Stefaneschi ci descrive nel suo poema un papa divorato dai dubbi e oppresso da sensi di colpa, da qui il suo desiderio di fuggire una responsabilità che non si sentiva più capace di assumersi.

Consultazione: Sempre secondo Stefaneschi Celestino V consultò un amico per sapere se poteva dare le dimissioni (forse Benedetto?) che lo rassicurò (o forse spinse secondo il biografo di Celestino). Poi consultò un secondo cardinale. Le consultazioni non restarono segrete a lungo e le manifestazioni seguenti costrinsero il papa a rassicurare la folla: a dicembre il papa tenne un concistoro a Castelnuovo dove giustificò la sua decisione e chiese consiglio ai presenti.

Rituale

Pochi giorni dopo convocò di nuovo i cardinali. Apparve rivestito degli stessi abiti pontifici che aveva indossato quando era stato consacrato, si assise sul trono e pronunciò una breve allocuzione in volgare. Poi, dopo aver dato le dimissioni, discese dal trono, si tolse la tiara dal capo e la posò per terra. Si spogliò quindi di ogni altra insegna pontificale, si recò nella sua camera dove si rivestì dell'abito grigio della propria congregazione, tornò nella grande sala e sedette sull'ultimo gradino del trono pontificio. Quindi pregò i cardinali di eleggere appena possibile il suo successore.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/01 Storia medievale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher moondrop di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia sociale del Medioevo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Torino o del prof Vallerani Massimo.
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