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Capitolo 8: Commercio internazionale, dazi doganali e crescita (1772-1823)

David Ricardo affermò che i paesi commerciano per sfruttare i rispettivi vantaggi comparati. I paesi differiscono solo per produttività del lavoro nella produzione di beni diversi. Ciascun paese dovrebbe specializzarsi nel bene la cui produzione è relativamente meno costosa. Dovrebbe esportare anche se non gode di vantaggio assoluto nella produzione di alcun bene. È sufficiente essere relativamente più efficienti che nella produzione di altri beni. Costo opportunità: come se popolazione vantaggi di maggior specializzazione, se commercio internazionale è possibile per i singoli paesi specializzarsi in diverse attività produttive, perché: la forza-lavoro impiegata nella produzione di una merce non può essere impiegata per altre produzioni, produzione perduta = costo opportunità della specializzazione.

In assenza di scambi commerciali con l'estero, il paese deve produrre tutti i beni necessari. In presenza di scambi commerciali, conviene produrre il bene la cui produzione è relativamente più efficiente, aumentando il benessere complessivo.

Teorema di Heckscher-Ohlin

Il vantaggio comparato dipende dall'abbondanza relativa dei fattori di produzione (non dalla differenza nella produttività del lavoro), quindi ad un paese converrà produrre i beni la cui produzione richieda largo uso dei fattori relativamente più abbondanti.

Teorema di Rybczynski

O Teorema dell'uguaglianza dei prezzi dei fattori (corollario): il libero commercio determina una convergenza nei prezzi dei fattori e delle merci (scarse prove empiriche). Un aumento della dotazione di un fattore di produzione determina l’aumento della produzione dei beni che utilizzano più intensamente quel fattore.

  • Se l'offerta di lavoro aumenta come conseguenza a flussi migratori, aumenta anche la produzione di beni ad uso intensivo di lavoro.
  • Maggiore disponibilità di terre coltivabili grazie alla conquista del West ha provocato un aumento delle esportazioni di prodotti agricoli USA nel 1800.

I prezzi relativi dei fattori sono determinati dai prezzi relativi dei beni prodotti perché entrambi sono influenzati dal commercio internazionale. Il prezzo dei beni esportati tende a salire in seguito all'apertura degli scambi, mentre quello dei beni importati tende a diminuire. Il commercio favorisce alcuni gruppi e danneggia altri, quindi l’apertura al commercio è fonte di conflitti all’interno dei singoli paesi.

Protezionismo è un gioco a somma zero: al guadagno (o perdita) di un paese corrisponde necessariamente una perdita (o guadagno) di altri paesi.

Struttura del commercio internazionale nel 1800

I flussi commerciali erano inter-settoriali: i paesi commerciavano beni prodotti da settori diversi.

  • Stati Uniti: paese ricco di terra con vantaggio comparato nel settore agricolo, ma importano anche prodotti primari da paesi che sfruttavano vantaggi comparati diversi (es. coltivazioni zone tropicali).
  • Bassa importazione di manufatti, divennero autosufficienti anche grazie alle economie di scala.

Nel 1800 il modello di Heckscher-Ohlin veniva seguito, nel 1900 il commercio diventa invece intra-settoriale: i paesi esportano beni simili a quelli che importano. Perché? L'apertura del commercio internazionale consente di avere beni meno costosi e più differenziati, i consumatori apprezzano la varietà. Gran parte del commercio mondiale riguarda manufatti, l'elasticità della domanda rispetto al reddito è maggiore per i prodotti industriali che per quelli agricoli. Se il reddito mondiale aumenta, aumenta anche la quantità di manufatti prodotti.

Il modello di Heckscher-Ohlin ha perso importanza? No, perché il commercio tra paesi industrializzati e non è ancora inter-settoriale (es. Germania esporta in Cina macchinari sofisticati, Cina esporta prodotti meno sofisticati).

Il commercio internazionale aumenta il benessere perché le risorse vengono sfruttate in modo più efficiente, aumentando la produzione totale.

Modello di Solow

La tecnologia è la teoria della crescita di prima generazione esogena. La conoscenza è un bene non rivale; quando un paese importa nuova tecnologia, il paese che l’ha creata non ne rimane privo. La diffusione della conoscenza stimola la crescita. La concorrenza aumenta la spesa in R&S perché i vantaggi competitivi dello sviluppo di una nuova tecnologia vengono erosi dall’imitazione da parte dei concorrenti.

Il commercio internazionale favorisce la concorrenza e potrebbe avere un impatto negativo sul progresso tecnologico, ma i brevetti servono a prevenirlo. L'esito della politica commerciale è ambiguo.

Tesi dell’industria nascente (forte argomentazione a favore del protezionismo): Vantaggi dinamici del commercio internazionale derivanti dall’eliminazione della protezione statale dove ci sono economie di scala. Industrie dotate di un effettivo potenziale di crescita attraggono investitori privati disposti a indebitarsi nel breve periodo per garantirsi profitto nel lungo termine.

Capitolo 10: Dallo stato minimo allo stato sociale

Nel 1800 il ruolo dello stato nell'economia era quasi nullo. L'espressione "Epoca dello stato minimo" indica l’Ottocento, quando la spesa pubblica era trascurabile e il ruolo dello stato era quello di garantire le regole del gioco.

Ortodossia liberista: i meccanismi di mercato, lasciati agire liberamente, erano in grado di garantire crescita economica. Non esistevano politiche macroeconomiche, e gli shock del sistema venivano assorbiti da variazioni di prezzi e salari per non determinare alcun impatto sull'economia reale.

Caratteristiche dell'epoca dello stato minimo:

  • Imposizione fiscale prevalentemente indiretta (non sul reddito ma sui consumi).
  • Flessibilità di prezzi e salari neutralizza fluttuazioni cicliche.
  • Pareggio di bilancio considerato una priorità assoluta (i governi cercavano di mantenere il pareggio in ogni modo).

Data la pressoché totale assenza di sistemi di sicurezza sociale, esistono alcuni surrogati:

  • Paternalismo aziendale: gli imprenditori garantiscono una serie di servizi ai lavoratori (es. Caso Crespi d'Adda fornisce abitazioni per gli operai, dopolavoro, scuola, albergo, docce, ospedale, spaccio...) per evitare conflittualità sociale.
  • Società di mutuo soccorso: associazioni volontarie che uniscono lavoratori e datori di lavoro allo scopo di migliorare le condizioni dei lavoratori.

Fino al 1910 circa, la spesa pubblica era pari al 10% del PIL, destinata a: mantenimento ordine pubblico, investimenti in infrastrutture e difesa, più una piccola percentuale per istruzione primaria e assistenza alle fasce più povere della popolazione.

Spartiacque della prima guerra mondiale: l'organizzazione dell'industria bellica di fronte allo shock esogeno della guerra. Lo stato si mobilita per gestire l'offerta. Anche dopo la guerra, lo stato continua ad avere un ruolo importante (es. dopo la crisi del '29 reagisce attraverso l'intervento statale).

Elementi che contribuiscono a modificare il modo di concepire il rapporto stato-mercato:

  • Gold standard: legittimo usare leve di politica economica per risolvere problemi economici interni.
  • Progressiva diffusione della democrazia parlamentare.
  • Aumento del potere delle organizzazioni sindacali: non si possono liberamente cambiare i salari per reagire a fluttuazioni economiche.

Dopo la guerra: regime di cambi flessibili.

L'ortodossia liberista auspicava un rapido ritorno alla parità aurea pre-bellica, il che significava un’iniziale sopravvalutazione della propria valuta rispetto all'estero. L'effetto doveva essere corretto dalla flessione di prezzi e salari verso il basso per tornare alla parità di potere d'acquisto.

Scuola keynesiana

  • Fluttuazioni dell'economia gestibili utilizzando gli strumenti di politica economica: leva fiscale, politica monetaria, spesa pubblica.
  • Critica neo-classica: le fluttuazioni economiche derivano da shock tecnologici, è giusto lasciare ai mercati concorrenziali il compito di produrre gli aggiustamenti necessari, mettendo in discussione gli effetti reali della politica economica.
  • Dopo gli anni ’80, si lascia il posto a una politica di contenimento degli shock più significativi accettando livelli di disoccupazione più alti (non accettabili negli anni ’50-’60).
  • Legittima l'utilizzo del deficit spending come strumento di politica economica: finanziamento della spesa pubblica in disavanzo (creando debito) perché ogni unità di spesa pubblica aggiuntiva produce un incremento più che proporzionale del reddito (moltiplicatore), esattamente quello che faceva il New Deal.
  • Deficit spending da abbinare a tagli della spesa pubblica nelle fasi in cui la domanda si avvicina al limite della capacità produttiva dell’economia.
  • Prezzi e salari sono rigidi nel breve-medio periodo (causa sindacati e grandi imprese che fanno politiche di prezzo autonome, non condizionate dall'andamento dei mercati), quindi i mercati non possono produrre aggiustamenti automatici alle fluttuazioni cicliche, interviene lo stato.

Crisi del '29: shock negativo su consumi e investimenti dato dalla distruzione di ricchezza sui mercati azionari, diminuzione della produzione industriale, misure protezionistiche in USA e altri stati. Dal 1929 al 1933, il commercio mondiale diminuisce di 1/3. Bassi interessi nominali, ma alti quelli reali (causa deflazione) contribuivano a ostacolare la ripresa.

Nel 1931, il Regno Unito abbandona il Gold Standard e svaluta, altri paesi lo seguono. Vennero attuate politiche economiche procicliche che seguono il ciclo economico e tendono ad aumentare le fluttuazioni delle variabili economiche, es. disciplina di bilancio, equilibrio entrate/spesa pubblica (mentre politiche anticicliche e stabilizzatori automatici tendono a farle diminuire).

Il fallimento dell’ortodossia liberista è evidente nel caso francese e tedesco. In Germania, dopo l'iperinflazione degli anni '20, il marco entra nel Gold Standard (fiducia degli investitori), ma le riparazioni da pagare sono compensate dall'afflusso di capitali.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher VSala di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano o del prof Lavista Fabio Dario.
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