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Riassunto esame Storia economica, prof. Mastrolia, libro consigliato Agricoltura, industrie indotte e manifatture in Terra d'Otranto, De Maria Appunti scolastici Premium

Riassunto per l'esame di Storia economica, basato su rielaborazione di appunti personali e studio del libro adottato dal docente Mastrolia, Agricoltura, industrie indotte e manifatture in Terra d'Otranto, De Maria. Gli argomenti trattati sono: le condizioni climatiche e sviluppo agricolo, il grano, orzo e avena.

Esame di Storia economica docente Prof. F. Mastrolia

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I piccoli e poveri proprietari coltivavano solo l’orzo e l’avena che costituivano l’alimento

principale.

Il trasporto e il commercio dei prodotti cerealicoli erano sottoposti a tassazioni diverse. Sui

cereali gravavano vari dazi, fino ad arrivare alla tassa sul macinato. In alcuni casi veniva

adottata un’imposizione fiscale detta “Saccaria” che colpiva tutti i prodotti alimentari che

viaggiavano chiusi in sacchi. Inoltre tutti i prodotti erano sottoposti alla tassa di dogana

quando passavano da una regione all’altra.

In terra d’Otranto, nella cerealicoltura prevalevano 2 tipi di colture; le piccole colture che

facevano ricordo ad una coltivazione di tipo intensivo e le grandi colture legate al latifondo,

che utilizzavano coltivazioni di tipo estensivo. La piccola proprietà aveva un rendimento

maggiore grazie al buon apporto di manodopera e di sufficiente capitale; la grande

proprietà era tutto il contrario.

Alberi da frutta, leguminose….

Per le sue condizioni climatiche, la terra d’Otranto si adattava abbastanza bene alla

coltivazione di alberi da frutta. Comunque la coltivazione di questi alberi richiedeva delle

pratiche di coltivazione molto costose e complesse; erano rese difficili anche dalla scarsità

di acqua e di opere di canalizzazione ed irrigazioni. Meno diffusa era l’agricoltura, lasciata

per lo più allo stato spontaneo. Le famiglie più facoltose se ne cibavano e facevano

marmellate, le classi contadine ne consumavano solo raramente.

I mandorleti salentini risentivano delle particolari condizioni climatiche; essi non riuscivano

a raggiungere la qualità dei mandorleti baresi. I noci avevano bisogno di un clima diverso

da quello della terra d’Otranto, e per dare frutti buoni avevano bisogno di terreni profondi.

La stessa cosa vale per i castagni; entrambi gli alberi hanno radici robuste e necessitano

di un terreno morbido e non pietroso e duro.

La coltivazione del fico fu molto importante; molte volte questa non era specializzata e la

produzione rispondeva alle necessità di autoconsumo o per il mercato locale.

L’arboricoltura si estese e comprese differenti qualità di frutti, come le pere, mele, prugne

e ciliegie. Questi crescevano nei giardini e negli orti delle case di campagna e quelle di

città.

Abbastanza diffusa fu la coltivazione del sorgo usata per fini domestici; assai estesa era la

piantagione di piselli e delle fave. Queste erano molto utilizzate per il cibo quotidiano e le

favi sovrabbondanti erano usate come nutrimento degli animali.

I lupini erano adoperati per la concimazione del terreno; piselli, ceci e fave potevano

essere adoperati freschi o secchi, si prestavano così ad una variazione di cottura e ad

una conservazione più lunga nel tempo.

Durante l’800, si andò sviluppando la coltivazione delle patate, il cui usi si diffuse sia per il

consumo familiare sia per quello animale.

L’introduzione e la diffusione dei concimi, diversi da quelli animali, avvenne con ritardo.

Quindi si andò sviluppando la coltivazione delle piante da foraggio, che traevano

nutrimento dal terreno.

Produzione e lavorazione lana…

Fin dal ‘700, notevole importanza ebbe l’attività tessile; riscontrò notevole successo con

l’introduzione e la coltivazione del cotone. La lavorazione del cotone era affidata alle

donne; il cotone andava battuto con l’archetto, si filava con il fuso. Secondo la qualità del

filo variavano le spese.

Le condizioni climatiche erano particolarmente favorevoli: il terreno era umido e fertile e

grasso. L’attività tessile era soprattutto rivolta all’uso personale e con qualche sbocco si

mercati locali.

Il settore cotoniero, mancando di modernizzazione, rimase legato a pochi tipi di

manifatture tradizionali, non meccanizzate.

La lavorazione del cotone, oltre alla manifattura a domicilio, esistevano piccoli stabilimenti

che utilizzavano una manodopera locale, impegnata nelle varie fasi della lavorazione.

Comunque vi erano diversi ostacoli alla coltivazione del cotone, come la tradizionalità delle

cure agricole, inadeguatezza delle tecniche di raccolta e di lavorazione del prodotto e

infine la difficoltà di disporre di finanziamenti. La coltivazione del cotone era inserita nei

vari tipi di rotazione agraria.

Meno diffusa era la coltivazione del lino; la qualità delle piante era scadente; la canapa

aveva minore diffusione ed uso domestico più modesto della lana e del cotone.

La mancanza di credito e l’assenza di macchine adeguate comportava dei costi elevati,

aggravati anche del caro-trasporti.

Si andò sviluppando una serie di coloranti diversi; infatti si svilupparono le industrie

chimiche.

La lavorazione della seta si diffuse alla fine del ‘700; la seta venne lavorata per un

pubblico vasto, con prezzi accessibili a tutti. Nacque un’estesa industria serica a base

artigianale, a domicilio protetta dal protezionismo dello Stato.

Si coltivavano anche piante di gelso, gelso moro come frutto da mangiare e gelso bianco

che serviva da nutrimento per il baco da seta. La quantità della seta grezza era eccessiva

nei confronti della possibilità di lavorazione della regione stessa; questo perché non

esistevano delle attrezzature tecniche efficienti.

Allevamento del bestiame…

Nel ‘700 si aveva una netta prevalenza di allevamento degli ovini nei confronti dei bovini; i

pascoli erano magri e la scarsità di cibo fresco induceva ad allevare e poi a par pascolare

più ovini e caprini che non equini e bovini. Questo perché gli ovini riescono a cibarsi di

piante selvatiche e sopravvivono all’aridità dei pascoli. I bovini avevano bisogno di pascoli

grassi con erbe ad alto fusto e non erano in grado di arrampicarsi sui pendii. I bovini

vivevano male; avevano una struttura fisica magra. Producevano poco latte o latte

scadente. I pastori dovevano abbattere superfici boschive per portare gli animali a

pascolare dove avevano pascoli con nuove erbe. In seguito si cominciò a distinguere tra

animali da lavoro e quelli da ingrasso. Questo serviva per poter disporre di animali per

come alimentare, anche se il consumo di carne era molto raro e comunque riservato a

classi nobili.

Gli ovini erano utilizzati per la produzione di lana.


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totus88

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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e finanza
SSD:
A.A.: 2015-2016

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher totus88 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Salento - Unisalento o del prof Mastrolia Franco Antonio.

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