Terra d'Otranto: condizioni climatiche e sviluppo agricolo
Nei porti di Otranto e Gallipoli, durante il 600-700, notevole importanza ebbe la compravendita del sale; a causa della rete stradale poco sviluppata, le derrate alimentari venivano trasportate via mare, come l’olio, il vino e anche il sale. Il trasporto dei prodotti di secondaria importanza avveniva con cani o con l’ausilio di animali.
Le tecniche agricole erano legate alla rotazione pluriennale con il maggese, sistema poco utile alle coltivazioni per la diffusa scarsità di concime, sia di natura animale, vegetale e artificiale.
L’allevamento del bestiame era svolto con criteri tradizionali, legato al pascolo libero, ad una alimentazione limitata ai modesti pascoli naturali; nella stagione fredda gli animali erano chiusi in locali malsani e maltenuti. Non era, inoltre, diffusa la coltivazione delle piante foraggere.
In effetti, la superficie totale era coltivabile solo per un terzo, a causa dei terreni rocciosi e delle paludi che girano il litorale. Lecce e Taranto erano i centri più popolosi; comunque vi era una maldistribuzione della popolazione in rapporto alla superficie disponibile.
Attività marinara e problematiche territoriali
Poco importante fu l’attività marinara; il traffico marittimo era limitato alle imbarcazioni più piccole che facilmente potevano destreggiarsi tra gli scogli ed evitavano di arenarsi sui banchi di sabbia.
Problema fondamentale era quello relativo al prosciugamento dei terreni paludosi; nelle paludi salate spesso si allevavano pesci, in quelle interne si dava caccia agli animali acquatici come le anatre.
Precipitazioni e coltivazioni
Per quanto riguarda le precipitazioni atmosferiche stagionali, erano molto frequenti le grandinate che recavano danni all’uva e alle olive, sfregiando i frutti e distruggevano anche le piante di cotone e cereali.
Grano, orzo e avena
La coltivazione dei cereali veniva condotta con criteri tradizionali; la semina era fatta a volata, altre volte invece a “ciuffetti” o a “pozzetti”, cioè scavando una piccola cavità nel terreno, ponendovi dentro i semi per non farli portar via dall’acqua delle piogge.
Si coltivavano il grano duro, tenero e grano misto; nelle terre più sabbiose si preferiva coltivare il granturco usato per l’alimentazione dei contadini più poveri e per gli animali. Era diffusa anche la coltivazione dell’orzo e dell’avena. Questa era prodotta in grande quantità e veniva anche esportata.
Per la mietitura del grano si utilizzavano tutte le forze braccianti per ridurre i tempi di raccolta; molti proprietari più ricchi, prenotavano con mesi di anticipo la manodopera necessaria al raccolto con una piccola paga anticipata.
Il grano prodotto era consumato all’interno della provincia e non veniva esportato. In relazione al costo delle sementi, solo i proprietari più ricchi potevano specializzarsi nella coltivazione del grano.
I piccoli e poveri proprietari coltivavano solo l’orzo e l’avena che costituivano l’alimento principale.
Tassazione sui cereali
Il trasporto e il commercio dei prodotti cerealicoli erano sottoposti a tassazioni diverse. Sui cereali gravavano vari dazi, fino ad arrivare alla tassa sul macinato. In alcuni casi veniva adottata un’imposizione fiscale detta “Saccaria” che colpiva tutti i prodotti alimentari che viaggiavano chiusi in sacchi. Inoltre, tutti i prodotti erano sottoposti alla tassa di dogana quando passavano da una regione all’altra.
In terra d'Otranto, nella cerealicoltura prevalevano due tipi di colture; le piccole colture che facevano ricorso a una coltivazione di tipo intensivo e le grandi colture che...
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