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Riassunto per l'esame di Storia economica del turismo della professoressa Frescura,basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia dell'economia mondiale" seconda edizione di Assante, Colonna, Di Taranto, Lo Giudice. Sull’analisi storico-economica che mira ad individuare le origini delle attuali disuguaglianze; cerca di avviare un processo di crescita autonoma,... Vedi di più

Esame di Storia economica del turismo docente Prof. I. Frescura

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ESTRATTO DOCUMENTO

La più importante trasformazione conseguente all’introduzione delle nuove fonti energetiche è stata

l’espansione dell’interesse pubblico nell’economia.

Le fluttuazioni di lungo periodo furono, studiate anche da egli rilevò per G. B., Francia,

Gaston Imbert

Germania e USA una correlazione diretta tra e

produzione prezzi.

Imbert constatò un del movimento della produzione rispetto ai prezzi.

anticipo

Di tale sfasatura temporale e delle fluttuazioni di lungo periodo in genere diede una spiegazione simile a

quella di Schumpeter.

Al termine di ogni fase di recessione sono disponibili sul mercato di cui si

fattori di produzione inutilizzati

può disporre.

Le imprese più dinamiche che costituiscono le possono prendere l'iniziativa e utilizzare

industrie trainanti

le risorse disponibili per incrementare la produzione senza che ciò determini una pressione sui

prezzi e sui salari.

Il maggior reddito distribuito provoca un aumento della domanda effettiva mettendo, così, in moto effetti

Via via che il sistema si avvicina al pieno impiego aumenta la dei sul

di trazione. rigidità meccanismi

mercato, si sviluppano tensioni di scarsità i prezzi si orientano al rialzo.

Un altro autore nel 1930 individuò degli o questi si ponevano al

Kuznets ipercicli secondary movements,

centro tra le onde brevi di Juglar e quelle lunghe di Kondrat'ev. Avevano una durata e furono

di18 - 20 anni

utilizzati per lo studio dell'edilizia residenziale negli USA e in Gran Bretagna.

In media formano e formano un

tre cicli di Kitchin un ciclo Juglar sei Juglar Kondrat'ev

Essi provocano se cadono nel periodo ascendente, della fluttuazione lunga,

recessioni meno gravi più gravi

per i motivi opposti, cioè se cadono in una fase di depressione.

Movimenti di lungo periodo di Kondrat'ev

Dalla fine del XVIII sec. le fasi principali dell'andamento dei prezzi o cicli di Kondrat'ev sono state le

seguenti:

Fasi di rialzo

Dal 1789 al 1814

► Dal 1850 al 1873

► Dal 1896/97 al 1920/21

Fasi di ribasso

Dal 1815 al 1849

► Dal 1874 al 1896

► Dal 1921 al conflitto mondiale

► Per gli Stati Uniti dal 1929

► (crisi)

I punti di inversione di tendenza

per Inghilterra e Francia,

1814-1815

► per Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti

1873

► per Francia e Gran Bretagna

1920-1921

► per Stati Uniti

1929

Gli effetti delle fasi di crescita e di depressione. Le crisi

Gli grazie alla introduzione di un grappolo d'innovazioni sono stati:

effetti delle fasi di crescita,

Aumento degli investimenti

► Aumento del reddito

► Aumento della domanda globale

► Aumento dei prezzi

► Aumento della produzione

► hanno registrato:

Gli effetti delle fasi di depressione

Sovrapproduzione

► Rarefazione delle occasioni di investimento

► Abbassamento dei livelli dell'attività economica

► Riduzione della produzione di oro

► Riduzione dei prezzi

Le infatti accompagnavano l'espansione accelerando lo sviluppo di industrie di base ma erano

guerre

generalmente seguite da che accentuavano la tendenza all'inversione del ciclo.

crisi di sovrapproduzione

La di (1815-49) fu successiva al blocco continentale e alla Restaurazione.

prima fase depressione

Fu provocata dalla continua discesa dei prezzi agricoli, che nei lunghi anni di guerra e durante la carestia del

1816-17 raggiunsero livelli particolarmente elevati.

Questa discesa dei prezzi fu ulteriormente aggravata:

Dalla messa a coltura di nuove terre

► Dalla riduzione della produzione di oro

► non trovando sbocchi ai propri prodotti, soffrì gli effetti di una grave

L'Inghilterra crisi di sovrapproduzione

La di (1874-96) ebbe inizio dopo la guerra di secessione degli Stati Uniti, dopo la

seconda fase depressione

guerra franco-prussiana e altri conflitti minori.

Essa si innestò sulla forte riduzione dei costi di trasporto che permise agli Stati Uniti di i propri

esportare

prodotti agricoli in Europa, dove questi prodotti risultarono competitivi.

La non toccò tutti i paesi alla stessa maniera, soprattutto ed ebbe come

depressione colpì l'Inghilterra

conseguenza l'estensione del dominio coloniale europeo per trovare nuovi mercati di sbocco.

Gli e la accelerarono, invece, il loro sviluppo " La terza fase di depressione (1921-39).

Stati Uniti Germania

Si ebbe all'indomani del primo conflitto mondiale, fu il riflesso della all'economia di pace, dei

riconversione

tentativi di ristabilire ordine nei mercati monetari e soprattutto di una che si

latente sovrapproduzione,

manifestò con la crisi del 1929 negli USA.

La dell’industria ha posto, di volta in volta, una o più nazioni centro di

progressiva espansione come

della

propagazione crisi.

La fino al 1837; la nel ventennio successivo; gli dopo il 1870

Gran Bretagna Francia Stati Uniti

Una delle più di questi improvvisi mutamenti delle condizioni dell'economia fu lo

cause frequenti sviluppo

delle ferrovie.

Le ferrovie avevano necessità di capitale e coinvolgevano perciò nell'attuazione dei

di forti investimenti

loro progetti il sistema bancario.

Il settore ferroviario dava slancio all'economia la cui espansione si rifletteva sul buon andamento della

borsa. Bastava però una sui valori ferroviari o sul dissesto finanziario di qualche

forte speculazione

importante società.

Per diffondere il panico

La quotazione dei titoli crollava

► Le banche non concedevano più credito o fallivano

► I livelli di attività economica diminuivano

► Aumentava la disoccupazione

si ripeteranno con anche agli inizi di questo secolo ma riguarderanno

Le crisi la stessa dinamica settori

diversi: L'elettricità

► Le ferrovie urbane

► Le costruzioni navali

e si diffonderanno con sempre maggiore velocità. Immediatamente dopo il crollo di Wall Street, la

recessione colpì tutti i paesi industrializzati, ma colpì anche i paesi ancora ad economia agricola, i quali

subirono le conseguenze della di e prodotti alimentari.

caduta della domanda materie prime

Il crollo di Wall Street costituisce del capitalismo Liberale.

l'ultima grave crisi

Recenti interpretazioni delle fluttuazioni economiche

Nel corso degli del Novecento, la crisi petrolifera, la stagflazione, il rallentamento del ritmo di

anni Settanta

sviluppo dei paesi industrializzati, hanno rinnovato degli studiosi economici.

l’interesse per i cicli

Il per i cicli utilizza a quella di Shumpeter ed individua una onda lunga.

Mandel, un’analisi simile quarta

Inizia a quest’onda sarebbe stata dalla rivoluzione “elettronica” e dallo

partire dal 1940, originata

sfruttamento dell’energia nucleare.

di questa fluttuazione sarebbe a suo parere, quando

La fase ascendente terminata, alla fine degli anni ’60,

erano già latenti fenomeni di di alcune materie prime.

aumento dei prezzi

Un al problema è stato elaborato da egli sostiene che

approccio diverso Angus Maddison, non esistono

sufficienti per provare l’esistenza di onde lunghe nell’attività economica.

elementi

A suo parere, esisterebbero invece dei che hanno generato nella crescita

fattori di disturbo, rallentamenti

del capitalismo Inoltre bisogna tenere conto dei avvenuti nella

a partire dal 1820. mutamenti struttura

che possono riassumersi:

dell’economia

nella progressiva riduzione dell’occupazione nell’agricoltura, a favore dall’aumento nella

occupazione industriale e nei servizi.

Nel crescente nell’economia

intervento pubblico

► Nella delle aziende

maggiore dimensione

► Nella diffusione dei sindacati

► Nei del sistema monetario internazionale

mutamenti

Questi profondi mutamenti strutturali un utilizzati

hanno avuto forte impatto sul tipo di strumenti politici

all’interno di ciascuna nazione.

Ciò premesso, Maddison di sedici paesi, individuando

esamina le variazioni percentuali del PIL aggregato

tre fasi nello sviluppo del capitalismo:

Una I (dal 1871 al 1913) con due fasi di flessione del 1893 e del 1908, causate da

fase di crescita

crisi di breve periodo

Una II (dal 1914 al 1949), dovuta alle due guerre mondiali, al crollo di Wall

fase di recessione

Street).

Una III (dal 1950 al 1973), la cui interruzione è avvenuta a causa della crisi

fase di espansione

petrolifera).

Questo andamento trova nella che ha mostrato una “sensibilità

conferma crescita della produttività,

ciclica” minore rispetto al prodotto. A giudizio di Maddison, dopo il 1973, del

si è aperta una fase nuova

capitalismo e la politica economica dei diversi stati è chiamata a che non sono stati ancora

nuovi compiti,

del tutto individuati. LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

In Inghilterra tra il 1750 ed il 1850, mutamenti nelle strutture produttive portarono allo sviluppo

dell’industria moderna. Per tali mutamenti è stato coniato il termine “Rivoluzione Industriale”.

Oggi il termine appare a molti inadeguato, Cameron parla di “termine improprio” per i tempi di

realizzazione incomparabilmente più lenti di quelli delle Rivoluzioni Politiche. Il termine rivoluzione denota

cambiamenti di regime radicali e repentini. Anche il mito di Paese essenzialmente liberista è oggi discusso

perché lo stato britannico svolse un ruolo di supporto all’industrializzazione.

La civiltà industriale ha avuto una capacità di in un tempo “relativamente

trasformazione assai radicale

breve”, tanto da giustificare il termine Rivoluzione.

Perché la rivoluzione industriale iniziò in Gran Bretagna

La Gran Bretagna avviò per prima la Rivoluzione Industriale perché riunì più rapidamente il maggior numero

di condizioni favorevoli alla crescita:

clima mite

► abbondanza di acqua

► risorse (carbone)

► cultura

► sistema politico-istituzionale

Dal punto di vista politico la Monarchia inglese divenne meno assoluta, a partire dall’approvazione della

Magna Charta (1215); dal punto di vista commerciale, durante il periodo mercantile accumulò notevoli

capitali, creando campagne commerciali, superando le prime potenze coloniali, strappando il primato del

commercio marittimo ai Paesi Bassi attraverso l’emanazione di (1651 1652); dal punto

Atti di navigazione

di vista del diritto, la Gran Bretagna sviluppò la che amministrava la giustizia.

Common Law

Altri fattori favorevoli all'avvio e allo sviluppo della «rivoluzione industriale»

A Londra si svilupparono le che fornivano capitali per i commerci e per le altre attività

Merchant Banks

internazionali. Le banche locali, finanziavano gli affari di tutto il Paese.

Country Banks,

Contribuì anche la diffusione della cultura, attraverso giornali, accademie, clubs, e la nascita della dottrina

i cui maggiori esponenti furono:

classica Adam Smith

► David Ricardo

► Thomas Malthus

Infine la mentalità curiosa cioè la capacità di innovare a scopi produttivi.

Presupposti della Rivoluzione Industriale

Pohlen adduce la spiegazione dell’origine della Rivoluzione a un duplice ordine di fattori, endogeni ed

esogeni.

Endogeni sono quelli propri dell’industrializzazione: tecnica, investimenti, accumulazione di capitali, spirito

di iniziativa..

Esogeni sono quelli appartenenti ad altri settori economici: la Rivoluzione Demografica, la Rivoluzione

Agraria, La rivoluzione dei trasporti, il ruolo dello Stato e l’istruzione.

Impossibile separare i due gruppi in quanto agiscono in contemporanea ed in un processo cumulativo.

La rivoluzione demografica

In Inghilterra a partire dal 1750 si verificò un incremento demografico irreversibile a ritmi impressionanti.

Cause di questo incremento furono l’aumento dei tassi di natalità, grazie anche al miglioramento della

condizione economica ed abbassamento dell’età matrimoniale, e diminuzione dei tassi di mortalità dovuta

al miglioramento dei raccolti, alla diminuzione delle carestie e al calo di incidenza delle malattie infettive.

La crescita demografica si accompagnò a un processo di urbanizzazione.

La rivoluzione agraria

Non vi sarebbe stata Rivoluzione Industriale in Inghilterra senza la Rivoluzione Agraria.

Esisteva una classe numerosa di piccoli proprietari terrieri ed affittuari condizionati dal sistema degli Open

(campi aperti), ogni particella apparteneva ad un solo proprietario ma ogni proprietario possedeva

Fields

una proprietà frazionata e sparpagliata; come conseguenza di tale frazionamento si rendeva necessaria

l’adozione di un a nella coltivazione.

norma comune

Nacquero così le cioè leggi sulle “recinzioni” che consentirono la chiusura dei campi aperti e

enclosures

delle terre comuni, previamente divise ed appoderate. Le recinzioni permisero la trasformazione fondiaria

con la formazione della grande proprietà. Il fenomeno delle recinzioni non fu un fatto nuovo, si era già

verificato con due obbiettivi opposti: nel primo caso era stato più vantaggioso in quanto si estesero i pascoli

per una maggiore produzione di lana, nel secondo caso furono incoraggiate dal Parlamento per accrescere

la produzione.

Due categorie furono vittime dell’introduzione delle recinzioni: i piccoli proprietari e i cottagers.

I piccoli proprietari, impossibilitati a sostenere i costi di recinzione, furono costretti a vendere le loro

particelle. I cottagers che godevano di alcuni diritti (di pascolo, far legna, stendere il bucato, raccogliere

erbe), furono costretti ad allontanarsi dalla campagna, allargando la manodopera nelle industrie.

La crescita di dimensione dell’azienda agraria, infine, consentì il passaggio a nuovi metodi di coltura:

abbandono del sistema dei tre campi, adozione della rotazione continua e il così detto metodo Norfolk.

Questo sistema consiste nel drenare il suolo e al posto del maggese usare la rapa (pianta a radici profonde

che consente al terreno di riazotarsi). Questo sistema inoltre facilitava l’alimentazione degli animali nei

mesi invernali. Altro fattore importante nel processo dell’agricoltura fu la nascita del gentleman farmer

(nobile imprenditore), che prese ad interessarsi dello sviluppo dell’agricoltura aumentando la produttività,

specie nelle grandi aziende.

La piccola industria domestica fu a poco a poco abbandonata e la manodopera si recò in città.

La rivoluzione dei trasporti

Altre cause motrici della trasformazione furono la Rivoluzione dei Trasporti e l’espansione del consumo

interno. La politica stradale fu affidata alle ma verso la fine del secolo il Governo votò le

parrocchie Turn

con i quali affidava ai privati la costruzione di strade, col diritto di esigere un pedaggio. Seguirono

Pike Bills

la costruzione ed il miglioramento dei canali e la manutenzione delle strade.

Le nuove vie di comunicazione permisero:

All’agricoltura di trovare nuovi mercati in cui vendere i prodotti deperibili

► Alle città di approvvigionarsi senza timore di carestie future

► Agli industriali di concentrare le loro imprese, dal momento che la fornitura di carbone e di

materie prime divenne più regolare e a buon mercato.

Invenzioni ed innovazioni

La Rivoluzione Industriale ha apportato modificazioni vantaggiose nei metodi di produzione.

Si distingue tra i due termini invenzione e innovazione in quanto il secondo termine indica l’utilizzazione ai

fini produttivi di una tecnica di nuova invenzione. Sono innovazioni, oltre lo sfruttamento industriale delle

invenzioni, la creazione di prodotti, la conquista di nuovi mercati, la concentrazione aziendale.

Le invenzioni del XVIII secolo nacquero dall’esigenza di dare risposta a problemi concreti, ma non bastava

inventare, occorreva ossia modificare una determinata combinazione dei fattori di produzione.

innovare,

Un esempio è il non diventa innovazione perché la seta è costosa e perché il mercato

telaio per la seta

della seta è più costoso rispetto a quello del cotone.

Tra i tessili il cotone aveva i requisiti per innescare il processo innovativo in quanto materia prima la cui

offerta era più elastica della lana e più adatta alla meccanizzazione.

Le principali innovazioni tessili

Nella tessitura le due invenzioni che rivoluzionarono la filatura furono la dal lavoro

giannetta filatrice,

domestico alla fabbrica, e il dal lavoro manuale al macchinismo.

telaio ad acqua,

Un'altra invenzione fu il a cui venne applicata per la prima volta la

Power Loom macchina a vapore.

La siderurgia

L’insufficienza delle riserve lignee frenava la produzione di ferro, trovò il modo di utilizzare il

Darby carbon-

per produrre ghisa. Questo procedimento consentì lo sviluppo delle produzioni di ghisa e della

coke

produzione del ferro. L’invenzione del cioè l’eliminazione delle scorie con percussioni

puddellaggio

completò le tecniche metallurgiche. ebbe l’idea di terminare le operazioni di decarburazione con la

Cort

che consiste nell’operazione di al posto delle martellatura, consentendo di

laminazione torchiatura,

accelerare la produzione di ferro.

Le invenzioni di Cort non avrebbero avuto successo senza l’apporto di una nuova fonte di energia. e

Savery

furono gli inventori delle pompe a vapore che perfezionate da furono usate nelle miniere.

Newcomen Watt

Watt brevettò una che applicata all’industria consentì di svincolarsi dalla dipendenza

macchina motrice

del’energia idraulica. Infatti prima le manifatture erano dislocate laddove esistevano fonti di energia. La

scoperta del vapore modificò la geografia del paese diede origine a nuove forme di organizzazione del

lavoro. Consentì l’avvio della con lo sviluppo delle

2° fase della rivoluzione industriale ferrovie.

L’innovazione che segna la rottura con il passato è dunque la Inoltre dallo sfruttamento

macchina a vapore.

del suolo si passava allo sfruttamento del sottosuolo, rendendo possibili forti accelerazioni produttive.

L’Inghilterra diventò la prima società in grado di produrre con una tale abbondanza da sconfiggere la

cronica che affliggeva l’umanità.

povertà

I risultati ed i costi della Rivoluzione Industriale

la Rivoluzione Industriale non può non giudicarsi

Sotto l’aspetto economico, un fatto positivo

aveva messo a disposizione di una popolazione in crescita una grande

L’aumento della produttività

quantità di beni; all’accresciuto bisogno di generi alimentari, l’Inghilterra provvedeva con l’importazione di

dagli altri paesi, cedendo in cambio i

prodotti agricoli propri manufatti.

A fronte di questi benefici il prezzo da pagare fu notevolmente alto.

Tra il 1769 ed il 1830 gli privatizzando le terre comuni, eliminarono gli ultimi residui

Enclosures Acts,

dell’economia di villaggio; molti contadini inglesi furono costretti a trasformarsi in lavoratori salariati,

impiegati come manodopera dagli imprenditori industriali.

Si modificò la struttura produttiva e le nuove tecniche portarono alla

l’organizzazione del lavoro:

concentrazione del lavoro in attorno a più macchinari.

grandi opifici,

Tutta la letteratura coeva e le inchieste sono d’accordo nel descrivere condizioni di vita spaventose:

la dell’operaio andava dalle 12 alle 16 ore; dove si svolgeva il lavoro erano

giornata lavorativa i locali

spesso sovraffollati e malsani; il era appena sufficiente per la sopravvivenza; crebbero a dismisura

salario i

dove gli operai e le loro famiglie vivevano in privi di servizi igienici.

sobborghi, alloggi-dormitorio,

costringeva l’operaio ad un inserendolo in una catena produttiva,

La fabbrica ritmo di lavoro alienante,

sulla quale egli non poteva esercitare alcun controllo di conseguenza, alle prime generazioni di operai,

soprattutto quelli di origine artigiana e contadina, la apparve come un

macchina nemico da combattere.

Da qui un che degenerò in con la

diffuso malcontento, manifestazioni violente di protesta, distruzione

e l’astensione dal lavoro (Luddismo).

delle macchine

Il era formato da operai dell’industria manufatturiera e da lavoratori a domicilio

movimento luddista

dell’industria tessile, che procedettero per molti anni a di opifici e telai.

sistematiche distruzioni

Il movimento venne duramente con la condanna a morte dei suoi maggiori

represso dalle autorità inglesi,

esponenti.

Lo Stato contribuì allo sfruttamento dei lavoratori, loro per rivendicare i propri diritti

vietando di associarsi

(Combination istituiti nel 1799-1800). Soltanto con l’abrogazione del divieto (1824-25) i

Acts, sindacati

(Trade poterono agire legalmente per ottenere migliori condizioni economiche e giuridiche.

operai Unions)

Ciò non impedì la nel 1838 del il quale partendo da soprattutto

nascita movimento cartista, rivendicazioni

di (suffragio universale maschile, voto segreto, rinnovo annuale del Parlamento,

carattere politico

remunerazione degli eletti), ebbe un notevole influsso volta a

sull’emanazione di una legislazione sociale

tutelare il lavoro femminile e dei minori.

Per le invece, bisognerà (adozione del suffragio universale,

rivendicazioni politiche, attendere fino al 1884

giornata lavorativa di otto ore).

Dal protezionismo al libero scambio (1815-1846). La prosperità vittoriana (1850-1870)

Alla fine delle guerre napoleoniche, l’Inghilterra andò incontro ad una crisi di riconversione:

provocò la caduta dei profitti, il ristagno della produzione, la riduzione

la caduta delle esportazioni inglesi

dei salari e l’aumento della disoccupazione.

La violenta tra il 1812 ed il 1814, indusse l’ala conservatrice (i grandi

caduta dei prezzi del grano,

proprietari terrieri) a far votare in Parlamento una (Corn-Law), in base alla quale se il

legge protettiva

prezzo scendeva al di sotto di 80 scellini il quarter, scattava il divieto di importazione.

Di fronte alla crisi, si verificò in Parlamento la tra

contrapposizione conservatori e radicali.

Nel 1822 si adottò il dell’imposizione dei sul grano:

sistema della scala mobile dazi protettivi

I dazi protettivi venivano applicati a mano a mano che il prezzo scendeva sotto gli 85 scellini, prezzo

ritenuto remunerativo.

tuttavia, fino a toccare il record con una nuova crisi nel 1836-37

I prezzi, continuavano a scendere,

La crisi ed il dilagare della miseria innescarono una massiccia a favore dell’abolizione

campagna di stampa

delle leggi sul grano.

Nel 1838, si giunse alla costituzione dell’anti-corn-law-league, presieduta dagli industriali cotonieri

e che chiese la formale abolizione delle leggi sul grano.

Riccardo Cobden John Bright,

Dopo i del 1844-45 e la carestia di patate in Irlanda del biennio successivo, anche i più

cattivi raccolti

accaniti conservatori, primo fra tutti il a schierarsi a favore dell’abrogazione

primo ministro sir Robert Peel,

delle leggi sul grano.

Alla metà del secolo diciannovesimo si verificò la ripresa dell’economia inglese e l’avvento dell’epoca

(1850-1870), durante la quale il della Gran Bretagna raggiunse il

vittoriana prestigio culmine.

I sono da ricondurre:

fattori del successo

Alla delle della California (1848) e dell’Australia (1851), dove gli inglesi

scoperta miniere d’oro

furono spinti ad investire;

Alla con la conseguente concentrazione delle

rivoluzione dei trasporti l’avvento delle ferrovie,

imprese ferroviarie, con il trionfo del capitalismo anonimo; con lo sviluppo della navigazione,

grazie alla diffusa applicazione della macchina a vapore, che dopo l’apertura del canale di Suez e la

sostituzione degli scafi in ferro, segnò il tramonto definitivo della vela;

All’introduzione di nella dell’acciaio (Seconda

innovazioni fabbricazione Rivoluzione

Industriale).

La Seconda Rivoluzione Industriale

Fu soprattutto nel processo di che si ottennero i della

conversione della ghisa in acciaio maggiori successi

seconda rivoluzione industriale.

Il in uso fino al 1870, era adatto solo per ghise poco fosforose.

convertitore Bessemer, I forni Martin-

permettevano di superare tali inconvenienti consentendo di produrre maggiori quantità di acciaio

Siemens

ad un costo minore.

L’acciaio cominciò così a soppiantare il nelle rotaie ferroviarie, nell’industria cantieristica e in quella

ferro

metallurgica. La ebbe un soprattutto in e negli

produzione dell’acciaio incremento enorme, Germania Stati

che divennero ben presto i

Uniti, maggiori produttori mondiali.

L’incredibile sviluppo dell’industria siderurgica richiedeva sempre

quantità di energia crescenti

Al carbone, si affiancarono anche altre forme di energia, in particolare il petrolio e l’energia elettrica.

A partire dal 1867, inoltre, il tedesco Von Siemens inventava la che rivoluzionò le macchine motrici

dinamo

ed operatrici. furono costruite agli inizi degli anni ’80 dell’Ottocento, ma ebbero uno sviluppo

Le prime centrali elettriche

incredibile grazie alle della nuova forma di energia.

diverse applicazioni

Nel 1882 New York conobbe l’illuminazione elettrica.

Nel 1879 veniva presentato il primo modello di ferrovia ad elettricità.

All’inizio del XX secolo, l’impiego della apriva nuove prospettive per la produzione

corrente alternata

industriale.

Lo consentì di produrre

sviluppo dell’industria chimica nuove materie:

Fibre artificiali, bachelite, celluloide;

• L’innovazione più importante fu il metodo messo a punto dal belga per la della

Solvay produzione

• soda;

Sorsero nuove industrie, come quella della gomma, dovuta alla scoperta di del

Goodyear metodo di

• attraverso lo

vulcanizzazione zolfo.

La chimica si rivelò importante anche per lo sviluppo dell’agricoltura, grazie ai largamente

nitrati e fosfati,

usati come fertilizzanti.

Mentre le innovazioni della industriale e da piccoli imprenditori, spesso da semplici

prima rivoluzione

artigiani, che, con avevano sfruttato un’idea ed avviato una piccola impresa, il modello della

pochi capitali

piccola e media impresa era inadeguato per le innovazioni della seconda rivoluzione industriale.

Cantieri navali, acciaierie, centrali elettriche richiedevano Si venne affermando sempre più

capitali enormi.

la e la che potendo contare sulle aveva maggiori

società per azioni grande impresa, economie di scala,

possibilità di battere la concorrenza e resistere ai periodi di crisi.

Il declino della Gran Bretagna

A partire dalla II metà dell’Ottocento la G.B. la sua così come è avvenuto per

perde funzione di leadership,

altre potenze nel corso della storia (es. Impero Romano).

L’interesse del è dato dal fatto che a verificarsi in

declino inglese è il primo età industriale.

Mostrando che il anche in età industriale ha sì grandi vantaggi, ma non sufficienti da garantirgli

first mover,

di mantenere tale posizione automaticamente.

Inoltre, il della potenza inglese ha e non politico-militare.

declino motivazioni economico-socialiculturali

A partire dalla Rivoluzione Industriale è che si decide una leadership, piuttosto che su

sul piano economico

quello politico-militare.

La G.B. ha continuato a crescere economicamente e ad approfondire la sua trasformazione strutturale, ma i

sono stati complessivamente a quelli di molti altri paesi industriali.

tassi di crescita del reddito inferiori

A partire dagli anni Settanta dell’Ottocento la G.B. ha permesso un dei suoi livelli di reddito

catching up

pro-capite, non solo da parte ma dopo la seconda guerra mondiale, anche da parte

degli Stati Uniti, dei

più avanzati (compresa l’Italia) e dal

paesi europei Giappone.

Le cause del declino

Per quanto riguarda le si possono raggruppare in modo sintetico

cause del declino

in tre guppi:

1. L’inizio precoce

► Come l’arretratezza può rivelare dei vantaggi, avere incominciato presto ha degli svantaggi.

• I adottati di macchine e infrastrutture erano i primi, meno perfezionati e raggiunsero

modelli

• presto un elevato pur essendo ancora funzionanti.

grado di obsolescenza economica,

La G.B. continuò a sfruttarli senza rinnovarli e finì per perdere di competitività

2. Le rigidità istituzionali

la G.B. non seppe innovare le sue istituzioni soprattutto in alcuni settori:

la

a) finanza

La G.B. non riuscì a rendere più efficiente la sua attraverso una maggiore trasparenza

borsa,

• informativa e preferì investire in più sicuri piuttosto che in azioni di nuove industrie

titoli

La G.B. lasciò le sue industrie prive di un efficace sostegno finanziario, in quanto le merchant banks

• erano troppo legate al finanziamento di attività internazionali

Mentre le banche d’affari alla francese o quelle miste tedesche vennero mai prese

non in

• considerazione

b) l’istruzione

La G.B. introdusse molto tardi un di istruzione e nelle scuole private prevedeva

sistema pubblico

• l’istruzione classica o le discipline scientifiche pure

Quindi i tecnici erano autodidatti e non avevano uno elevato (come gli ingegneri

status sociale

• tedeschi, francesi, italiani o giapponesi)

la

c) grande impresa

L’evoluzione verso forme di organizzazione manageriale delle imprese in G.B. fu molto più lenta

• che negli U.S.A. o in Germania

Il inglese era di tipo “personale”

capitalismo

• La fabbrica inglese invece di essere organizzata su principi tayloristici e con una gerarchia

• funzionale, era organizzata su rapporti maestroapprendista

Una simile organizzazione non “scientifica” del lavoro poteva essere

non competitiva

• di un adeguato intervento

d) l’assenza dello Stato

Anche lo stato non si adeguò in G.B. al ruolo propulsivo dello sviluppo interno assunto dagli altri

• paesi, preferendo mantenere la leadership internazionale e destinare larghe risorse al colonialismo

Il peso della leadership

►3.

Il ruolo di leader internazionale impose alla G.B. dei pesi, che riguardarono soprattutto:

che comportarono militari ed amministrativi notevoli ed un eccessivo

a) le colonie, costi

impegno in mercati poco sofisticati.

la Bank of England amministrava le sue politiche monetarie più con

c) il sostegno al Gold-standard,

l’obiettivo di mantenere la che con quello di sostenere la congiuntura interna.

stabilità internazionale

gli interessi della city, la più grande piazza finanziaria dell’epoca, erano ritenuti

e) il predominio della city,

di quelli delle industrie inglesi. Gli investitori venivano attratti più verso gli

più importanti investimenti

che verso quelli nazionali.

esteri

il di allo scopo di mantenere un bilanciamento dei poteri tra le potenze, la

g) ruolo “poliziotto del mondo”,

G.B. venne coinvolta in molte guerre con e notevoli perdite.

eccessivi investimenti militari

La nascita del neo-colonialismo

La perdita di certi mercati, per l’innalzamento di barriere doganali o per la creazione di una propria

industria da parte di Paesi nuovi, come Stati Uniti e Germania, spinse la Gran Bretagna alla ricerca di nuovi

e di

sbocchi materie prime.

Si spiega così la nascita di un che vide un gran numero di Paesi, nominalmente

neo-colonalismo,

indipendenti, nell’orbita politica e soprattutto economica delle grandi potenze.

entrare

L’espansione coloniale britannica di concretizzò in parte con investimenti all’estero, in misura maggiore con

scambi commerciali.

Si istituì così il principio della tesa a creare tra la Gran Bretagna e le sue colonie un

preferenza imperiale,

insieme economico in cui potenziare gli scambi reciproci.

La Gran Bretagna portò sotto la sua egida territori per quasi con 90 milioni di abitanti.

13 milioni di kmq,

In questo quadro, la Gran Bretagna, con l’Australia, il Canada e la Nuova Zelanda, abbandonò il libero

e stabilì sui prodotti provenienti dall’esterno dell’impero.

scambio dazi doganali

La ripresa: alla vigilia del I conflitto mondiale

Anche la Gran Bretagna partecipò alla che caratterizzò l’economia mondiale a partire dalla

ripresa fine del

secolo XIX.

Tuttavia la ripresa che andò avanti fino al 1913 toccò indistintamente

non tutti i settori.

In la rimase tanto che il Paese poteva provvedere solo ad appena un

agricoltura, produzione stazionaria,

quarto del suo fabbisogno alimentare.

Più netti i dove tra il 1905 ed il 1913 la produzione del crebbe del

miglioramenti nell’industria, carbone

21%, quella dell’acciaio del 34%, quella dei del 15%; il settore delle

filati di cotone costruzioni navali

rappresentava il 60% della produzione mondiale.

Battuta industriale, l’Inghilterra di difese su quello la era ancora la

sul piano commerciale: flotta mercantile

con 12 milioni di tonnellate. Tra il 1905 ed il 1913, esportazioni ed importazioni

prima del mondo,

aumentarono, consentendo la riduzione del saldo negativo della bilancia commerciale.

Il Regno Unito era ancora il grande distributore di capitali e la era ancora lo

sua moneta strumento

indispensabile agli scambi internazionali.

Alla vigilia del primo conflitto mondiale la Gran Bretagna deteneva ancora la leadership mondiale.

Tuttavia la ripresa era una i progressi dell’industria erano meno rapidi di quelli dei

decadenza relativa;

paesi concorrenti: Germania e Stati Uniti.

Il declino relativo della Gran Bretagna ebbe una negli anni e ma

battuta d’arresto Trenta Quaranta,

inaspettatamente negli anni successivi alla Seconda Guerra Mondiale.

precipitò

Guerra e Dopoguerra

Lo scoppio del I conflitto mondiale sarà rivelatore delle del

debolezze sistema capitalistico.

Il sistema sopravviverà, con la della libera iniziativa privata a favore del

scomparsa del liberalismo

dirigismo statale.

Lo Stato, infatti, impose ovunque il suo intervento, degli squilibri, della

quale correttore regolatore

congiuntura e del benessere sociale.

garante

Ad un regime di economia ampiamente liberale, durato circa un secolo, succedeva una produzione

dal pubblico potere.

organizzata

Fino a quel momento esisteva un definito dal garantito dalla Gran

equilibrio europeo, Congresso di Vienna,

Bretagna.

L’equilibrio fu dalla a suo vantaggio, ma la Gran Bretagna non poteva più ristabilirlo da

rotto Germania,

sola, come ai tempi di Napoleone.

Sarà l’intervento della nuova grande potenza industriale, gli ad aprire la nuova e difficile ricerca

Stati Uniti,

di un nuovo equilibrio.

la guerra ebbe

Sul piano monetario, due conseguenze.

innescò un che determinò un forte aumento dei prezzi e mise in moto

All’interno, processo inflazionistico,

una redistribuzione dei redditi tra due estremi: lo schiacciamento dei redditi fissi e l’apparizione di fortune

scandalose. Sul comportò la del e l’avvento del

fronte internazionale fine del sistema Gold-Standard Gold-

Exchange-Standard.

Il sistema monetario internazionale: Il regime aureo – il Gold Standard

L’economia del XIX secolo fu caratterizzata dall’affermazione del sistema monetario basato sul

monometallismo aureo cioè il Gold Standard.

Nel sistema ogni moneta aveva una parità metallica fissa. Il valore della moneta corrispondeva ad una

quantità di oro stabilita dalle autorità, la in circolazione era convertibile in qualsiasi

moneta cartacea

momento in oro, di conseguenza si rendeva necessaria la corrispondenza tra la quantità di biglietti in

circolazione e le riserve di oro detenute dalla Banca Centrale. Nessuna restrizione poteva essere imposta

sull’importazione e l’esportazione di oro.

fu la prima nazione ad adottare il Gold Standard nel 1816 infatti strutturò il proprio

La Gran Bretagna

sistema monetario sulla base del monometallismo aureo anche se restarono in

le monete d’argento

circolazione, soprattutto per le piccole transazioni. Il sistema del monometallismo aureo pose il problema

dell’emissione di moneta, si formarono due di pensiero. La che affermava

opposte scuole scuola metallica,

che la convertibilità aurea della cartamoneta non sufficiente per la stabilità monetaria,

costituiva garanzia

sicché l’emissioni di biglietti doveva essere rigidamente ancorata alle disponibilità di riserve auree.

Al contrario la affermava che l’offerta di moneta doveva tenere conto delle esigenze del

scuola bancaria

sistema economico interno essendo la convertibilità una garanzia più che valida per la stabilità monetaria.

L’adozione del che regolamentava in modo molto rigido l’attività bancaria e limitava

Bank Charter Act

l’offerta di moneta, costituì un importante successo per la scuola metallica.

La progressiva diffusione del Gold Standard

Mentre la Gran Bretagna adottava il sistema aureo gli sviluppati nel corso dell’Ottocento

altri Stati

rimasero ancorati al Per il buon funzionamento di questo sistema era necessario che il

sistema bimetallico.

rapporto tra i due metalli si mantenesse stabile.

Nel Settecento, le monete argentee erano state sottovalutate, ed il contenuto era

valore del metallo

superiore al loro valore nazionale.

Il tra i due metalli era e stabilito in ragione per questo motivo le monete d’argento

rapporto fisso di 1 a 15,

venivano tesaurizzate e si preferiva far circolare quelle d’oro, per questo motivo, del

l’adozione Gold

divenne e si diffuse in tutti gli Stati sviluppati.

Standard necessaria

In l’adozione del sistema aureo, si verificò con l’unificazione nazionale (1871).

Germania

Negli il Gold Standard fu adottato ufficialmente nel

Stati Uniti, 1900.

La aderendo all’Unione Monetaria Latina, aveva progressivamente il ruolo

Francia marginalizzato

dell’argento.

Con la soppressione della coniazione delle monete d’argento, nel 1878 anche la Francia si avviò al

monometallismo aureo. In Italia dopo l’unificazione fu adottato un sistema bimetallico ma nel 1866 il

Governo fu costretto a decretare il corso forzoso. Nel 1878 l’Italia aderendo all’Unione Monetaria Latina,

aveva già deciso di sospendere la coniazione dell’argento (fortemente svalutato), avviandosi così verso

l’ingresso nel sistema del Gold Standard.

Infine anche e nel 1897 adottarono il sistema aureo che si affermò così a livello

Russia Giappone

internazionale.

I vantaggi del Gold Standard

I vantaggi concernevano soprattutto la facilitazione del commercio e la stabilità delle valute.

Il riferimento internazionale all’oro rendeva semplici gli scambi commerciali evitando il problema dei

I tassi di cambio erano fissi e determinati dal peso in oro, contenuto in ciascuna divisa.

rapporti di cambio.

Si riteneva inoltre che l’adozione del sistema aureo permettesse l’equilibrio automatico delle Bilance dei

Pagamenti.

Le situazioni di disavanzo o di avanzo venivano sanate attraverso i flussi dell’oro e le variazioni dei prezzi da

essi determinati. Se un Paese presentava una Bilancia dei Pagamenti in attivo (esportazioni superiori alle

importazioni) esso avrebbe ricevuto un pagamento in oro.

Un aumento della quantità d’oro in regime di Gold Standard portava ad un aumento della quantità di

moneta in circolazione. L’aumento della circolazione monetaria porta all’inflazione e all’aumento dei prezzi

interni. La Banca Centrale diminuiva il tasso di sconto, facilitando le condizioni di accesso al credito,

esercitando pressioni inflazionistiche con un aumento dei prezzi interni che frenava le esportazioni.

Gli effetti di tale aumento furono:

Una minore concorrenzialità delle merci di un paese sul mercato internazionale;

• Una riduzione delle esportazioni;

• Un aumento delle importazioni;

• Il ritorno al pareggio della Bilancia dei Pagamenti.

L’equilibrio interno dipendeva dall’equilibrio con l’estero. Le regole del gioco esigevano che la Banca

Centrale: nei periodi d’uscita d’oro-pressioni deflazionistiche

- Aumentasse i tassi di sconto

nei periodi di afflusso d’oro-pressioni inflazionistiche di cui faceva le

- Diminuisse i tassi di sconto

spese l’economia nazionale

L’adozione del Gold-Exchange-Standard

Prima del 1914 Londra era il primo mercato finanziario mondiale e quindi la costituiva la moneta

sterlina

cardine del Gold Standard. Dopo la prima guerra mondiale per l’Inghilterra come per la Francia la situazione

era cambiata. Sostanzialmente il scalzava la sterlina e sostituiva Londra. La guerra aveva

dollaro New York

costretto quasi tutti i paesi coinvolti ad emettere cartamoneta in eccesso rispetto alle riserve, sospendendo

la convertibilità aurea attraverso l’imposizione Ciò provocò alla fine del conflitto una

del corso forzoso.

La fragilità valutaria delle monete era acuita dal fatto che questi paesi si erano largamente

forte inflazione.

con l’estero, ed effettuando durante la guerra la loro Bilancia dei

indebitati massicce importazioni

Pagamenti registrava Il disavanzo della Bilancia dei Pagamenti aveva causato per questi paesi

forti passivi.

un forte flusso di oro verso i paesi non direttamente coinvolti nel conflitto, in primo luogo gli Stati Uniti

(neutrali fino al 1917).

A causa della svalutazione e dell’inconvertibilità aurea delle monete europee il sistema del Gold Standard

era Bisognava organizzare su nuove basi le relazioni monetarie internazionali fu per questo

paralizzato.

convocata a Bruxelles nel 1920 una che auspicava il ritorno graduale al

conferenza finanziari internazionale

Gold Standard. Con la successiva tenuta a Genova nel 1922 fu

conferenza monetaria internazionale

delineato il sistema del Nel nuovo sistema, oltre alle divenute

Gold Exchange Standard. riserve auree

ormai rispetto alla massa monetaria, le Banche Centrali avevano la possibilità di detenere

insufficienti

riserve in valute chiave.

erano: dollaro e sterlina.

Valute chiave

Già prima del 1914 in realtà gli Stati detenevano nelle Banche di

riserve straniere, soprattutto sterline,

Londra. L’economia mondiale non si basava dunque sul tallone aureo ma sulla Il sistema

lira sterlina.

monetario internazionale era già quello che dopo il 1933 si chiamerà Gold Exchange Standard, è

a tal proposito il fatto che alla sterlina venisse attribuito il ruolo di sebbene nel

significativo valuta-chiave

all’epoca della conferenza di Genova

1922 la moneta inglese non fosse convertibile in oro.

SISTEMI DATA DI ADOZIONE RISERVE CONVERTIBILITA’

MONETARI A BASE

AUREA Dal 1816 in Inghilterra

GOLD ORO Per qualunque importo

dal 1870 circa a livello

STANDARD internazionale

Subito dopo la prima Solo per grandi somme

GOLD ORO

guerra mondiale (in lingotti d’oro)

BULLION

STANDARD 1.Dopo la prima guerra Solo in divise estere (a

GOLD ORO E loro volta convertibili in

mondiale

EXCHANGE DIVISE ESTERE oro)

2.Con gli accordi di

STANDARD Bretton Woods 1944

GLI ANNI DIFFICILI (1919-1930)

Il peggioramento della bilancia dei pagamenti e l’abbandono del imposero una

tallone-oro politica di

che portò il tasso di conto al 7% nell’Aprile del 1920.

deflazione,

Le furono pesanti:

conseguenze

Una del 30% della produzione (1920-21).

riduzione industriale

• Una brusca della che nel giugno 1921 raggiunse i 2 milioni.

impennata disoccupazione,

Mentre gli altri Paesi si risollevavano, in Gran Bretagna mancò una vera ripresa:

Il annuo restò agli altri Paesi.

tasso di crescita inferiore

• La che nel 1913 rappresentava oltre il 14% di quella mondiale, nel 1929 si

produzione industriale,

• assestò al 9,4%.

della fu ritenuta la del cancelliere che

Responsabile crisi politica monetaria W. Churchill, ripristinò la

della sterlina (23 Maggio 1925).

convertibilità in oro

L’operazione, fortemente criticata dall’economista riportanto la al tasso di cambio

J.M. Keynes, sterlina

antecedente alla guerra, ossia a 4,86 dollari per sterlina, finì per sopravvalutarla.

La Gran Bretagna, però, per e per almeno in parte il non

ragioni di prestigio recuperare primato finanziario

poteva accettare il declino.

Le furono per l’economia inglese:

conseguenze rilevanti

La della sterlina provocò la delle

rivalutazione diminuzione esportazioni.

• La politica deflazionistica la post-bellica e provocò gravi crisi sociali.

bloccò ripresa

• finì dunque per essere sacrificato all’equilibrio con l’estero.

L’equilibrio interno

I sostenitori della rivalutazione ritengono, però, che l’ingresso di capitali stranieri nell’industria inglese (ad

es. la creazione di filiali della Ford, della General Motors, della Singer, ecc..) e le più favorevoli condizioni

per l’importazione di materie prime:

Riequilibrarono la bilancia dei pagamenti.

• Favorirono lo sforzo di modernizzazione.

• Aumentarono il dinamismo del padronato.

• Stimolarono nuove concentrazioni di imprese.

Dalla crisi del ’29 all’abbandono del Gold-Standard

Lo scoppio della crisi di ebbe su un’economia non ancora

Wall Street ripercussioni gravissime

perfettamente ristabilita e attorno al

ruotante commercio internazionale.

Le furono le prime a subire le reazioni protezionistiche esterne e le conseguenze

esportazioni inglese dei Paesi industrializzati.

dell’abbassamento del potere d’acquisto

Il sarebbe stata la ma l’Inghilterra si rassegnerà a tanto solo sotto la pressione della

rimedio svalutazione,

crisi mondiale (nel Settembre 1931).

Il fu una un milione e mezzo di disoccupati, di cui un terzo

risultato notevole disoccupazione strutturale:

concentrato in alcune regioni con produzioni superate (ad es. le zone carbonifere).

La profonda innescò una parallela che travolse il portando

crisi finanziaria crisi politica, governo laburista,

alle del gabinetto McDonld.

dimissioni

L’alternativa logica sarebbe stata una tra conservatori e liberali, ma si optò per la formazione di

coalizione

un di che includeva le tre formazioni.

governo unione nazionale,

Il primo atto del nuovo governo riguardò il che fu presto raggiunto, ma che non bastò

pareggio del bilancio,

a risolvere il problema monetario.

Nonostante un da parte di banche americane e francesi, la congiuntura politica

cospicuo prestito

internazionale provocò una che compromise seriamente la fiducia nella moneta inglese.

fuoriuscita di oro,

Il governo fu della sterlina e ad

costretto a sospendere la convertibilità abbandonare il Gold Standard.

La e da parte della sterlina costituirono il

crisi valutaria del 1931 l’abbandono del Gold Standard punto di

della crisi:

svolta Dopo questi eventi l’economia inglese potè iniziare una fase di ripresa:

► una finalmente con tassi d’interesse bassi, incentivò gli

politica monetaria interna espansiva,

investimenti, specialmente nel settore dell’edilizia

inoltre fu adottata una e con gli fu creato un mercato

politica protezionistica accordi di Ottawa

protetto tra la G.B. e i paesi del Commonwealth

la scese, ma si mantenne a livelli alti, secondo alcuni autori a causa della

disoccupazione

► di una (mancò, infatti, fino al 1938, una espansione della spesa

mancanza politica Keynesiana

pubblica)

Fu solo a partire dal che la G.B. intraprese quando le preoccupazioni nei

1938 una politica di riarmo,

confronti del riarmo tedesco si fecero veramente serie.

La Gran Bretagna tra guerra e ricostruzione (1940-1960). Le conseguenze della ricostruzione

La Gran Bretagna alla fine del II conflitto mondiale beneficiò dei e delle

progressi della tecnica nuove

scientifiche, anche se in gran parte il era rappresentato da impianti

scoperte capitale produttivo

specializzati nella fabbricazione di munizioni.

Si era sviluppata anche la e le tecnologie facilmente

strumentazione elettronica tecniche dei calcolatori,

utilizzabili in tempo di pace.

mostrò che con una spesa relativamente contenuta per le riparazioni fu possibile

L’esperienza francese

gran parte del capitale produttivo.

riportare in attività

Nel di una e di una come nel primo dopoguerra e dopo la

timore sovrapproduzione forte disoccupazione,

crisi del ’29, la Gran Bretagna piuttosto che preoccuparsi del ritorno alla libertà, cercò di attuare una

avviando contemporaneamente la del

politica di piena occupazione, nascita Welfare State.

Il Welfare State

In molti Paesi dell’Europa occidentale, distrutti dalla guerra, ai bisogni della si

ricostruzione economica

accompagnò una diffusa alle

aspirazione riforme sociali.

Dopo la fine del primo conflitto mondiale lo era intervenuto in maniera più diretta ed intensa per

Stato

i ma con la II Guerra Mondiale lo Stato assumerà un ruolo del tutto

fronteggiare nuovi problemi sociali,

nuovo.

L’espressione anglosassone “Welfare State”, tradotta come “Stato del benessere”, piuttosto che “Stato

sociale”, appunto questa che vuole essere la risposta politica ed ideologica delle

esprime nuova tendenza,

democrazie al socialismo ed al corporativismo.

Essa sta ad indicare una che garantisce ad ogni individuo il godimento

concezione interventista dello Stato,

dei riconosciuti dalla comunità a tutti i suoi membri:

diritti sociali

Diritto alla vita, al lavoro, alla salute, all’educazione, alla casa.

• In sintesi diritto al benessere, tanto caro ai socialisti utopisti.

In Gran Bretagna il movimento di riforma prese avvio dall’ascesa del Labour Party.

Nel II dopoguerra, l’Inghilterra rappresenta l’esempio tipico di un’economia basata quasi

mista,

completamente sull’applicazione dei principi keynesiani.

L’idea di una basata sul e sul era stata formulata dal

politica di governo pieno impiego benessere sociale

del 1942.

rapporto Beveridge

Ricalcava le seguite dal precedente alla Prima Guerra Mondiale. Infatti, il sistema di

linee governo liberale

organizzazione delle e dell’assistenza pubblica, creato nel 1946 ed entrato in

assicurazioni sociali sanitaria

vigore nel 1948, poteva dirsi erede del del 1911.

National Health Insurance Act

La differenza stava nel fatto che il vecchio già riservato alle categorie meno abbienti,

Social Service State,

era ora esteso a e a come aveva detto Churchill nel 1943.

tutti gli strati sociali tutti i rischi,

Oltre alla politica di piena occupazione ed alla creazione del Welfare State, la Gran Bretagna post-bellica si

propose un la di alcune specie quelle a più

terzo obbiettivo: nazionalizzazione industrie più importanti,

forte densità di capitali.

Le addotte furono molteplici; in realtà era il risultato della vittoria del partito laburista.

motivazioni

La prima nazionalizzazione riguardò la ma le principali Seguì

Banca d’Inghilterra, non banche di deposito.

l’industria del carbone, poi fu la volta di elettricità e gas; infine i trasporti con in testa le ferrovie.

Il sul fu meno lusinghiero: la tornava ad essere la più attiva del

bilancio piano internazionale flotta inglese

mondo, ma la Gran Bretagna la sua influenza degli

perdeva equilibri internazionali.

Negli anni successivi tenderà ad assumere un nella frattura tra Stati uniti ed Unione

ruolo diplomatico

Sovietica.

L’alternativa francese al “modello” inglese

La Francia presenta una forte differenziazione dal modello inglese. Queste differenziazioni, in un periodo in

cui si guardava al modello inglese come l’unico possibile per lo sviluppo hanno prodotto una visione

negativa dello sviluppo francese considerato a lungo lento e ritardato. Alla fine degli anni’70 è incominciata

una revisione di questa tradizionale visione che ha inserito la Francia nei casi di industrializzazione di

successo sui generis.

Gli storici-economici si sono domandati anzitutto perché la Francia non fu la prima ad industrializzarsi.

Alcuni ritengono che la Francia aveva tutti i presupposti per l’industrializzazione:

Nel '700 la Francia era un paese popolato

• Con un grande e unificato fin dal Medioevo

mercato interno

• Aveva anche se non dinamica

un'agricoltura prospera

• Una buona pre-industriali

tradizione di manifatture

• Una paragonabile a quella inglese

crescita economica

In realtà non era esattamente così perché:

I livelli di diffusione della cultura erano più bassi dell’Inghilterra

• La distribuzione del reddito era più accentrata

• L’aristocrazia era meno orientata verso gli affari

• La monarchia era ancora fortemente assoluta

Gli inizi della Rivoluzione Francese furono determinati proprio da un forte contrasto tra Monarchia e

borghesia sulla questione del diritto ad imporre tasse. Questa questione era stata già risolta in Inghilterra a

favore del Parlamento già un secolo prima.

La Rivoluzione Francese con i suoi estremismi e la salita al potere di Napoleone, trascinarono la Francia in

un continuo conflitto (1790-1815).

Le guerre stimolarono certe industrie ma tagliarono fuori la Francia dalle innovazioni inglesi.

In conclusione furono proprio i a rilevarsi meno favorevoli rispetto alla Gran Bretagna.

fattori istituzionali

Per questi motivi lo sviluppo industriale in Francia ebbe un andamento ciclico non lineare, senza periodi di

particolare accelerazione che possano essere identificati come un decollo. A differenza dell’Inghilterra,

l’agricoltura non favorì l’incremento-produttivo, non si formarono eccedenze consistenti di manodopera

tali da generare uno spostamento verso l’attività industriale e ciò per due motivi:

La frammentazione della proprietà fondiaria

• La mancata Rivoluzione demografica

La frammentazione della proprietà privata

Questa frammentazione era avvenuta dopo la Rivoluzione Francese quando furono spezzettati i grandi

possedimenti appartenenti ai nobili e alla chiesa. La suddivisione di queste terre ai contadini fu effettuata in

appezzamenti così piccoli che il reddito fu talmente modesto da scoraggiare l’investimento di capitali in

agricoltura. Inoltre il prevenendo la suddivisione ereditaria tra i figli favorì un assetto

codice napoleonico

della rafforzando l’attaccamento dei francesi alla terra causando un lento sviluppo

piccola proprietà,

demografico.

La mancata rivoluzione demografica

La causa del lento sviluppo demografico della Francia è da ricercare, probabilmente, nel tentativo delle

famiglie contadine, di contenere lo spezzettamento della terra facendo pochi figli.

Alla metà del XIX secolo l’incremento della natalità della popolazione in Inghilterra e nel Galles era l’11%

all’anno, nello stesso periodo il tasso di natalità in Francia era appena del 3%.

Tale rimase fino al Tale rimase fino al Novecento inoltrato.

Anche il processo di urbanizzazione fu meno pronunciato, sia per la maggiore importanza dell’agricoltura

(nel 1851 la Francia aveva il 64% della popolazione attiva in agricoltura), sia per la minore necessità di

accentramento delle lavorazioni industriali francesi.

Nonostante questi fattori di freno l’industria continuò a progredire lentamente.

Il settore industriale

Si mantennero molto importanti le tradizionali industrie dei localizzate particolarmente a

tessuti di seta

Lione. Importante era l’industria della di cui la Francia rimase a lungo leader. Crebbe la

moda

meccanizzazione nell’industria cotoniera, si impiantò la moderna siderurgia, veniva introdotta

l’illuminazione a gas e si modernizzava Gli investimenti cominciarono

l’industria del vetro e della ceramica.

a spostarsi dalla terra e dagli immobili verso settori più redditizi, come le costruzioni ferroviarie, che

usufruirono dei vantaggi di un organizzazione centralizzata e dell’assistenza finanziaria dello Stato. Le

ferrovie incentravano il progresso industriale ed il passaggio dall’industrializzazione leggera a quella

pesante velocizzando i trasporti e facilitando gli scambi commerciali, nonostante la Francia disponesse già

di un buon trasporto fluviale e soprattutto di un ottima rete stradale.

L’espansione dell’industria dell’acciaio si ebbe solo a partire dalla fine dell’800 perché la Francia scoprì

molto tardi le sue ricchezze minerali di ferro, adottò tecniche arretrate di estrazione poco adatte ai minerali

ricchi di fosforo. Inoltre fu danneggiata dall’annessione dell’Alsazia-Lorena alla Prussia dopo la guerra del

1871. La Francia fu in prima linea con l’industria automobilistica, famose erano le case automobilistiche

Tuttavia le case automobilistiche francesi non seppero volgersi alla produzione

Panhard, Peugeot, Renault.

di massa, se non più tardi quando imitarono gli USA.

l’industria francese fu:

In conclusione

Molto più diversificata di quella inglese, più dispersa nelle campagne

• Di dimensioni più ridotte e a carattere artigianale

• Ad alto valore aggiunto

• Per consumatori dotati di elevato potere d’acquisto

• Volta verso la produzione di beni di consumo di lusso

• Largamente finanziata dagli stessi proprietari attraverso il reinvestimento dei profitti

Particolarmente prospera fu la il periodo immediatamente precedente la prima guerra

Belle Époque,

mondiale, che vide la Francia proiettata su una dimensione internazionale.

Il sistema finanziario

In Francia operavano banchieri privati: protestanti, ebrei, stranieri trasferitisi a Parigi durante il primo

impero. Essi costituivano l’haute che nel XIX sec. finanziò il commercio internazionale, sottoscrisse

banque

titoli del debito pubblico, investì nelle ferrovie e nelle assicurazioni.

Si trattava di vere e proprie durante il secondo impero il sistema bancario francese si

banche d’affari,

consolidò con la nascita di grandi istituti di credito quali il:

Crédit Foncier

• Crédit Mobilier

• Crédit Lyonnais

Il Crédit Mobilier avrebbe dovuto funzionare come i grandi istituti belgi, ma il diverso contesto economico

non lo permise e fallì nel 1867, ma l’importanza delle banche nel finanziamento dell’industria francese non

fu mai rilevante.

Il ruolo dello Stato

Lo Stato francese dopo il periodo pre-rivoluzionario non intervenne particolarmente

nell’industrializzazione, si limitò ad estendere la costruzione di infrastrutture e a mantenere un

protezionismo che dopo il primo periodo di industrializzazione non può essere considerato positivo. Lo

Stato sostenne invece una serie di importanti scuole superiori e scuole tecnico-professionali. La capostipite

fu l’ècole des ponts et chaussès.

Anche il colonialismo francese fu meno significativo dal punto di vista economico di quello inglese.

L’evoluzione della crescita francese (1871-1914). Le conseguenze della guerra prussiana

L’inizio della nel 1873, coincide per la Francia con la nella guerra

grande depressione, sconfitta di Sedan,

contro la Prussia e con il travagliato periodo della (Napoleone III)

caduta del Secondo Impero

dell’esperienza della e della

Comune nascita della Terza Repubblica.

franco-prussiano furono di duplice natura: Territoriali e Finanziarie. Quanto

Le conseguenze del conflitto

alle prime, il centro più progredito dell’industria tessile,

la Francia fu amputata dell’Alsazia, e della Lorena,

centro della siderurgia francese, proprio nel momento in cui si estendeva l’utilizzazione del processo

che permetteva l’utilizzo di minerali ricchi di fosforo, come quelli francesi.

Thomas,

La Francia inoltre dovette (5 miliardi di franchi-oro) pari a un quarto-

pagare una forte indennità di guerra

un quinto del reddito nazionale. L’imponente versamento avvenne, però, senza grandi difficoltà.

I francesi si affrettarono a sottoscrivere al 5% per 2 miliardi nel 1871, per tre

titoli del debito pubblico

miliardi di franchi nel 1872 ed in breve tempo furono rastrellati i fondi necessari.

In verità, i risparmiatori francesi (in sterline, marchi, franchi belgi,ecc.)

cedettero i loro crediti sull’estero al

francese, effettuando un’operazione di senza precedenti.

governo “transfert”

Il meccanismo fu ulteriormente facilitato da una grazie al fatto che la

bilancia commerciale in attivo,

Germania restituì all’economia francese buona parte del denaro, in quanto, essendo in quel momento in

fase recessiva, acquistò più del venduto.

Quanto alle la fu tristemente contrassegnata dalla

questioni interne, nascita della Terza Repubblica

della “Comune” rivoluzionaria di Parigi, il primo stato socialista della storia.

sanguinosa repressione

I erano uguali a quelli degli operai degli altri paesi occidentali

problemi del proletariato francese

industrializzati (con l’eccezione di Spagna, Portogallo e Italia).

Per dare un’impronta coerente ed un’organizzazione centrale ai vari partiti socialisti operanti nei singoli

Stati venne (1864-1876), al cui interno, però,

fondata la Prima Internazionale coesistevano varie correnti

di pensiero (daimarxisti rivoluzionari ai riformisti, fino agli anarchici). nei confronti della

Le contraddizioni interne portarono ad una situazione di neutralità ed anche di ostilità

Comune parigina, insurrezione popolare, che pure era di stampo nettamente socialista.

Benchè più organizzata e coordinata della prima, anche la fondata a Parigi nel

Seconda Internazionale,

1889, fu lacerata dai contrasti tra marxisti rivoluzionari e riformisti.

Repressa la Comune, con la nascita della Terza Repubblica Francese (1870-1940), il fu

problema sociale

posto in dall’affermarsi di un che si tradusse nel rilancio

secondo piano nazionalismo esasperato,

dell’espansionismo coloniale.

La Grande Depressione (1882-1896). Verso la Seconda Industrializzazione

La depressione in Francia si manifestò soprattutto con un e con una

generale abbassamento dei prezzi

stagnazione dell’attività economica.

la crisi agricola fu aggravata in Francia dalla della la malattia della vite.

In agricoltura, diffusione fillossera,

Di fronte alla crisi, molti paesi (Danimarca ed Olanda, ad esempio,

trasformarono la loro agricoltura

abbandonarono la coltura dei cereali e preferirono dedicarsi all’allevamento ed alla costituzione di

cooperative di produzione di latte, burro, carne, ecc..a basso prezzo).

La invece, in cui la popolazione rurale, rappresentava ancora il 65% di quella totale, preferì

Francia,

instaurare per cui la breve parentesi liberista (1860-1870) rimase solo un ricordo.

forme di protezionismo,

Al riparo della protezione, i più e la piccola proprietà contadina

sopravvissero metodi tradizionali arretrati

causò un della

calo natalità.

Mentre nel 1800 la sua popolazione rappresentava il 16% di quella mondiale, nel 1900 rappresenterà il

10%, con tutto il e della riduzione della popolazione attiva (la Francia sarà la

peso dell’invecchiamento

prima nazione europea ad importare manodopera per l’industria).

Anche la Francia seguì la via del protezionismo.

sul piano industriale

Dopo un breve periodo di incertezza, però, nel quadro della fase ascendente del ciclo economico di primo

secolo, il protezionismo favorì una ripresa del dinamismo industriale.

Furono soprattutto le che segnarono il Tra il 1890 ed il 1914 la

industrie-chiave maggiore slancio.

produzione di ghisa triplicò e quella dell’acciaio risultò quasi sestuplicata.

Era il risultato: dell’ammodernamento dei e di (Henri

metodi di produzione organizzazione del lavoro

adattò il taylorismo alla particolare struttura socioeconomica francese, proponendo una maggiore

Fayol

flessibilità nell’organizzazione aziendale ed un maggior rilievo alla direzione d’impresa); del progressivo

della degli dell’estensione dell’applicazione dell’energia a nuove

aumento capacità altiforni; elettrica

industrie.

Anche nel nonostante le difficoltà legate alla congiuntura sfavorevole, la

settore risparmio-investimento,

Francia riuscì ad aumentare il risparmio ed a progredire lentamente. Rinunciando a creare le banche miste,

continuerà a contare sulle le e regionali cederanno il passo alle grandi

Banques d’Affaires; banche locali

banche, che creeranno filiali anche nelle zone più lontane. Nascerà un di istituzione bancaria, la

altro tipo

che il risparmio locale verso il debito pubblico e le operazioni a carattere

Cassa di risparmio, convoglierà

nazionale.

Alla vigilia del primo conflitto mondiale, le tra la Francia e la Gran Bretagna risultavano accorciate

distanze

ed il che alla fine del secolo separava la Francia dalla Germania si era appianato.

solco

Le conseguenze sociali ed economiche della I guerra mondiale e della pace di Versailles.

l’Europa immaginava di dover combattere una “guerra di movimento”, di Ben

Nel 1914, breve durata.

presto, però, si capì che l’obiettivo di una rapida conclusione del conflitto sarebbe fallito.

Dalla “guerra di movimento” si passò alla “guerra di posizione”, in cui belligeranti

i paesi si fronteggiavano

cercando di logorarsi a vicenda.

Apparve chiaro allora che sarebbe stata vinta da quei paesi la cui economia

una guerra lunga e costosa

avrebbe retto meglio lo sforzo bellico.

La guerra mise e dello Stato astensionista, si passò

in crisi i dogmi del liberalismo all’economia

► in cui il dei pubblici poteri fu molto

di guerra, controllo sull’economia forte.

Lo sforzo bellico e l’economia di guerra provocarono un sempre più ampio della

coinvolgimento

► nelle vicende del paese:

popolazione civile

Si crearono così per che si contrapponeva alla struttura

le premesse l’odierna società di massa,

individualistica della società ottocentesca.

Le dei belligeranti vennero messe a dura prova perché le spese militari furono molto pesanti.

finanze

In alcuni paesi, poi, come la Francia e l’Italia, si dovette procedere ad l’insufficiente

allargare base

dell’acciaio, degli armamenti e degli esplosivi, con ulteriori impegni finanziari da

produttiva nell’industria

parte degli stati.

Poiché risultò spesso impossibile far fronte a questi impegni solo con e

l’aumento delle imposte

l’allargamento del debito pubblico.

I governi fecero ampio ricorso del alla con

all’imposizione corso forzoso, stampa di cartamoneta,

conseguente processo di inflazione.

durante la guerra, fu piuttosto contenuta anche perché in molti casi gli stati ricorsero ad un

L’inflazione,

calmiere dei prezzi, ma esplose nel primo dopoguerra, provocando forti instabilità monetarie.

raggiunse, soprattutto per gli alleati,

L’indebitamento con l’estero cifre astronomiche.

Inizialmente fu la a concedere prestiti agli alleati, ma, a causa delle crescenti difficoltà

G. Bretagna

finanziarie dovute alla guerra, divennero i principali creditori internazionali.

gli Stati Uniti

La prima guerra mondiale determinò così dall’Europa

un trasferimento di potenza economica e politica

agli stati extra-europei, in particolare Stati Uniti e Giappone Francia: una stabilizzazione monetaria

realistica.

Contrariamente all’Inghilterra, la Francia all’inflazione post-bellica.

non pose freni

Per rispondere alle esigenze della ricostruzione, il governo francese attuò una politica inflazionistica

La guerra aveva causato un forte il governo francese non cercò di

deprezzamento del franco

stabilizzarlo, né di riportarlo alla convertibilità aurea.

Attuò una espansiva, finanziandola con anticipazioni della Banca di Francia e

politica di spesa pubblica

con l’emissione di titoli pubblici.

La svalutazione, l’inflazione e la politica espansiva le sue esportazioni

giovarono molto alla Francia:

aumentarono, così come i consumi e gli investimenti interni.

Tutto ciò dell’economia e la modernizzazione della struttura industriale del paese.

favorì la ripresa

Tra il 1926 ed il 1928, quando ormai l’economia francese era in piena prosperità, il governo Poincarè

realizzò una politica di stabilizzazione monetaria.

La avvenne al (25,53 franchi per dollaro) senza tentare recuperi dei livelli

stabilizzazione tasso corrente

pre-bellici, prendendo atto della svalutazione del franco verificatasi nel periodo tra guerra e dopoguerra.

Tutto ciò e la modernizzazione della struttura industriale del paese, anche

favorì la ripresa dell’economia

se per la produzione industriale venne dall’Italia.

superata

La sottovalutazione della moneta francese favorì però che provocarono un

manovre speculative, afflusso

in Francia, mettendo ulteriormente in difficoltà l’Inghilterra.

di riserve auree

la Francia: dalla crisi degli anni Trenta alla disfatta

La struttura produttiva francese, basata su fu un fattore che

un sistema di piccole e medie imprese,

permise a questo paese di risentire in misura minore del crollo di Wall Street.

vera e propria si verificò dopo la a causa della paralisi del

La recessione crisi della sterlina, nel 1931,

commercio estero e del crollo dei prezzi sui mercati internazionali.

Le francesi furono

esportazioni ridotte drasticamente,

► la ne risentì, rivelando un aggravato dalla cessazione delle

bilancia dei pagamenti forte passivo,

riparazioni tedesche

il aumentò fortemente la recessione, causando forti che favorirono la

debito pubblico tensioni sociali

popolarità della destra

le sinistre formarono che, nel 1935, portò alla creazione del “Fronte popolare” che portò al

un cartello

governo Lèon Blum

Blum varò di Aumentando i salari e diminuendo le ore di lavoro con gli

un programma riforme sociali.

► di

accordi Matignon.

Gli temendo il peggio, iniziarono ad rendendo inevitabile la

imprenditori, esportare capitali, svalutazione

che comunque non riuscì a stimolare la ripresa economica.

del franco,

Infine, passò nelle mani di un personaggio di polso, Edouard che chiamò

nel 1938, il governo Daladier, Paul

a governare l’economia.

Reynaud

Venne vennero varati agli promossa la ricerca

eliminata la settimana di 40 ore, incentivi investimenti,

ed iniziato un massiccio programma di riarmo.

La risalì, ma troppo tardi per poter efficacemente contrastare

produzione industriale l’attacco tedesco

del 1939

La si trovò ad affrontare i tedeschi, venendo in 40 giorni di massiccia

Francia impreparata schiacciata

campagna.

La Francia dal Secondo Dopoguerra alla V Repubblica. Nazionalizzazioni e pianificazioni

La storia economica della Francia dopo la seconda Guerra Mondiale coincide con la storia del suo sviluppo e

del suo progresso economico.

La Francia al 31 Dicembre 1946 risultava la dopo la Gran

nazione europea maggiormente indebitata,

Bretagna, verso gli Stati Uniti (1.210 milioni di dollari) e verso il Canada (240 milioni di dollari).

Inoltre, l’inflazione si presentava particolarmente il governo, nell’immediato dopoguerra, aveva

violenta:

cercato di i ed i bloccati dal 1939; in un primo momento, le imprese poterono

riordinare prezzi salari,

sopportare facilmente l’incremento dei costi, grazie al negli anni di guerra;

risparmio forzato accumulato

quando salari e prezzi presero la rincorsa, le si trovarono ed i proclamarono

imprese in difficoltà sindacati

una di cui il più grave e più lungo fu quello dei minatori di carbone (Ottobre 1948).

serie di scioperi,

Fra il 1945 ed il ’49 i si moltiplicarono per 20 ed il governo fu costretto a a più

prezzi svalutare il franco

riprese (nel 1945, ’48 e ‘49).

I governi francesi cercarono di arginare questa situazione di grave crisi attraverso una politica di

e di articolata

nazionalizzazione pianificazione economica.

I primi ad essere furono le principali fonti di energia: carbone, gas ed elettricità.

settori nazionalizzati

La già nazionalizzata nel 1936 fu posta sotto lo stretto controllo dello Stato; furono

Banca di Francia,

nazionalizzate fra le più mentre le rimasero in mano

quattro grandi banche di deposito; Banques d’affaires

furono nazionalizzate anche

ad i privati; 34 compagnie di assicurazione.

L’opportunità di una si manifestò fin dal 1946, alla luce dei bisogni della ricostruzione.

pianificazione

Fu creato un con il compito di coordinare la pianificazione e con i

Commissariato generale del piano

seguenti le che impedivano lo sviluppo economico, nel breve

obbiettivi: correggere strozzature

periodo; evitare dopo l’espansione nel lungo periodo.

pericolose crisi

Con il (1947-1950, prolungato fino al 1953) noto come definito anche “piano di

primo piano Piano Monnet,

ammodernamento e di attrezzature”: si dava precedenza alla dell’apparato di

ricostruzione produttivo

base ed al ripristino delle attraverso l’investimento di ingenti provenienti dagli Stati

infrastrutture, capitali

Uniti e l’impiego massiccio di manodopera immigrata.

I ottenuti furono: si riuscì a portare in il si eliminò il disavanzo della

risultati pareggio bilancio; bilancia dei

si realizzò un di del 50%.

pagamenti; aumento produzione

Il (1954-57) concentrò l’attenzione sullo dell’agricoltura e delle industrie

secondo piano sviluppo

produttrici di beni di consumo.

I principali erano: riprendere la crescita, rilanciare la modernizzazione, estirpare il

obbiettivi

Malthusianesimo.

Le furono per quanto riguarda la produzione industriale (che crebbe del 46% in due

previsioni superate

anni), mentre l’agricoltura crebbe del 7% contro il 20% previsto.

Le prospettive economiche della V Repubblica

Durante la V Repubblica la Francia il suo le imprese si mostrarono generose

accelerò ammodernamento:

nella distribuzione del reddito in quanto l’aumento di consentiva loro regolari dei

produttività aumenti

salari.

La dei delle imprese spiega la di per finanziare la modernità,

crescita profitti disponibilità denaro

alimentare la società di consumo, creare posti di lavoro ed assicurare i “grandi equilibri” del Paese. La

delle dell’economia nazionale determinava, però, uno negli

crescita capacità produttive svantaggio scambi

con il resto del mondo. Ciò portava la Francia verso un che frenava lo sviluppo. Le

processo inflazionistico,

dovevano essere veniva aumentato il e posta in essere una

spese pubbliche ridotte, prelievo fiscale

fortemente

politica monetaria restrittiva.

Per evitare la recessione manifestatasi nel 1958, la Francia decideva di avviare un (1958-1961),

terzo piano

con il quale tentava la anche del

ripresa settore privato.

I da risolvere riguardavano: l’adattamento della Francia alla l’agricoltura,

problemi Comunità europea;

bisognosa di soluzioni urgenti per colmare il ritardo che si trascinava dietro; il decentramento industriale,

per sanare il tra Parigi, con la regione parigina, e le regioni periferiche, vittime di un crescente

contrasto

spopolamento.

Anche in questo caso i furono Solo agli inizi degli l’economia francese subì

risultati soddisfacenti. anni ’70

un dovuto ai disordini del sistema monetario internazionale ed all’aumento dei prezzi del

rallentamento

petrolio. L’ITALIA

CRESCITA E DECOLLO DELL’ECONOMIA ITALIANA (1860-1918)

La politica liberista e i suoi effetti

L’Italia risolse il problema della Unità nazionale piuttosto tardi. L’Unificazione avvenne nel periodo 1856-60

e si completò nel decennio successivo con l’annessione del veneto nel ’66 e l’occupazione di Roma nel ’70.

Nel periodo compreso tra la Restaurazione (1815) e l’Unità (1860), la penisola era divisa il cui

in sette Stati

grado di sviluppo economico era diseguale. L’arretratezza aumentava scendendo da Nord verso Sud tanto

da evidenziare un che si perpetuò per ben oltre il primo decennio del XX secolo.

dualismo economico

Questa diseguaglianza ebbe conseguenze negative sullo sviluppo del mercato interno, del mercato del

lavoro e dei costi industriali. Anzitutto esisteva una differenza di sviluppo nell’agricoltura: al Nord

coesistevano la della pianura padana condotta con i criteri digestione policulturale ed

grande fattoria

intensiva e dell’altopiano che praticava la coltura industriale del baco da seta; al Sud

l’impresa colonica

invece dominava il che esisteva a partire dall’agro-romano lavorato con sistemi di coltivazione

latifondo

arretrati, monoculturale ed estensivo, era spesso adibito al pascolo, la rotazione a maggese era ancora

diffusa e mancava qualsiasi incentivo per le migliorie.

L’altra differenza tra Nord e Sud riguardava le attività Nel Nord oltre alla diffusa lavorazione

extra-agricole.

della nelle valli prealpine, nel Piemonte e nel Lombardo-Veneto erano sorte

seta filature di cotone e di

Sviluppate erano le in Liguria e la lavorazione del nel bresciano e in Val

lana. attività cantieristiche ferro

D’Aosta. Nel esistevano attività manifatturiere di poco rilievo ad eccezione delle

Mezzogiorno industrie

del salernitano e le della Valle del Liri.

tessili cartiere

Nelle campagne dominava la lavorazione a domicilio ma si produceva per l’autoconsumo e non per il

mercato. Nel campo della l’intervento dello Stato dopo l’Unificazione era

politica doganale e doganale

particolarmente urgente perché essa costituiva la premessa, per l’allargamento del mercato al momento

dell’Unificazione vi erano sette sistemi monetari diversi: alcuni (Regno di Sardegna,

sistemi bimetallici

Stato Pontificio, Lombardo-veneto, Ducato di Parma), a base argentea. In alcuni stati

altri monometallici

vigevano (Regno sardo, Parma). Ed in altri sistemi non decimali. La differenza esistente tra

sistemi decimali

le era enorme, molto basse nell’Italia del Nord, particolarmente esose nel Meridione.

tariffe doganali

Si realizzò immediatamente l’unificazione delle tariffe e delle tariffe doganali e il corpus giuridico

fu esteso a tutta la penisola, prescindendo dalle diverse condizioni economiche, storiche delle

piemontese

regioni italiane. Questa politica veniva incontro agli i quali vedevano nel

interessi dei proprietari fondiari

libero scambio la possibilità di ampliare i mercati di sbocco, ma non tenevano conto della possibilità di

avviare uno Nell’Italia unificata la classe dirigente ritenne dunque preminente

sviluppo industriale.

l’unificazione politica ed economica, rinviando ad un successivo momento l’avvio del processo di sviluppo

industriale. Inoltre si dovette favorire il rafforzamento dei legami politici e commerciali con Francia e Gran

Bretagna che in vario modo avevano favorito il processo di unificazione nazionale, infatti a partire dal 1863

vennero stipulati con Francia, Inghilterra, Belgio, Danimarca, Olanda.

accordi commerciali

Un effetto negativo dell’adozione della tariffa doganale liberista si ebbe nel settore secondario dalle aree

più protette della penisola. Nell’ex Regno delle Due Sicilie e nell’ex Stato Pontificio, l’abbattimento delle

barriere doganali fece scomparire quelle attività manifatturiere che erano cresciute all’ombra del

protezionismo pre-unitario.

Tuttavia anche per le attività manifatturiere dell’Italia settentrionale l’impatto con la nuova tariffa doganale

e soprattutto l’inesistenza di una politica economica di incentivazione industriale, ebbero effetti di

stagnazione e di regresso.

La favorì alcune attività manifatturiere in Italia del Nord legate all’ambiente

politica ad indirizzo liberista

rurale. Come l’industria serica, del lino, della carta e della canapa, anche le industrie laniera, cotoniera di

Piemonte, Lombardia e Veneto reagirono positivamente alla liberazione delle tariffe. I risultati della politica

liberista furono più favorevoli per il Nord che per il Mezzogiorno che aveva una struttura ancora debole ed

inefficiente. Tuttavia alcune produzioni di tipo intensivo di alcune ristrette aree costiere del Sud trovarono

buoni mercati di sbocco nell’Europa centro-settentrionale. Occorre evidenziare però che il carattere

dello sviluppo economico Italiano è da considerare un dato di partenza e non effetto delle

dualistico

politica economica condotta dai governi post-unitari. Nel complesso l’incremento della produzione agricola

non raggiunse livelli tali da dare origine alla cosiddetta considerata

accumulazione originaria,

indispensabile in quel periodo per l’avvio dello In realtà durante il primo ventennio

sviluppo industriale.

post-unitario non si realizzò una vera e propria unificazione economica del paese, anche se qualche

prodotto cominciò ad avere un mercato unico nazionale.

Gli rimasero quasi stazionari a causa della delle vie e dei

scambi interregionali carenza mezzi di

comunicazione.

Le sia stradali, che ferroviarie, avevano uno sviluppo così limitato che il trasporto via

vie di comunicazione

mare rappresentava la spina dorsale del commercio interno ed esterno. In Sicilia e Sardegna non erano

ancora costruite le strade ferrate. La mancava inoltre dei

rete ferroviaria italiana collegamenti

indispensabili alla forma allungata della penisola italiana. Alla carenza dei collegamenti

longitudinali

ferroviari si aggiungeva quella della che versava in condizioni disastrose soprattutto nel

rete stradale

Mezzogiorno.

Nel 1860 su 1648 comuni, 1621 non avevano strade di collegamento.

L’inefficienza delle vie di comunicazione fu un problema fortemente sentito dai governi italiani che

approvarono un intenso programma di ma i programmi furono fortemente limitati

costruzioni ferroviarie

dalla scarsa disponibilità di risorse finanziarie in considerazione del fatto che il complessivo

debito pubblico

accumulato al momento dell’Unificazione aveva raggiunto Il governo fu costretto a

livelli elevati.

raddoppiare il debito pubblico emettendo titoli al 70% del loro valore nominale per rendere più contenuto

l’acquisto. Nonostante ciò la richiesta risultò inferiore all’offerta ed il Governo fu costretto a collocare

buona parte del prestito all’estero soprattutto sui mercati di Parigi e di Londra.

La collocazione all’estero dei titoli del debito pubblico stimolò un certo afflusso di capitale straniero in

Italia, tuttavia i riflessi positivi vennero ad essere offuscati dal fatto che il valore dei titoli del debito

pubblico italiano venne a dipendere dalle e dalle della finanza internazionale.

oscillazioni speculazioni

Durante la che colpì i mercati di Londra e Parigi nel 1865-66, il conseguente della

crisi riassorbimento

rendita da parte del mercato italiano fece uscire dall’Italia forti quantitativi di tanto da

metalli preziosi

mettere in difficoltà la circolazione monetaria interna garantite dalle riserve auree. A ciò si aggiunsero le

imponenti che il Governo dovette affrontare per la guerra contro l’Austria per la conquista

spese militari

del Veneto, che aumentarono le difficoltà finanziarie del nuovo Stato.

Di fronte a queste difficoltà e per evitare il fallimento delle banche di emissione che avevano visto

assottigliarsi le loro riserve auree il Ministro delle finanze fu costretto a sospendere la convertibilità

Scialoja

dei biglietti di banca introducendo il corso forzoso nel maggio del 1866. L’emissione di carta moneta a corso

forzoso fungendo da svalutare dei biglietti di banca rispetto all’oro ebbe riflessi immediatamente.

Positivi sulla bilancia commerciale perché stimolò le esportazioni e nel contempo frenò le importazioni che

avrebbero dovuto essere pagate in moneta metallica, tuttavia il corso forzoso ebbe effetto negativo per la

perdita di credibilità dell’Italia che rese impossibile l’ottenimento di nuovi prestiti dall’estero costringendo i

Governi italiani ad avviare un programma di politica economica che puntasse al pareggio fra entrate e

spese.

L’ambiente economico Italiano nel 1° ventennio post-unitario non possedeva a ancora i “pre-requisiti”

necessari per avviare un Non si era formato un surplus del tale da

decollo industriale. settore agricolo

rendere possibile la disponibilità di capitali da investire in attrezzature tecniche e servizi.

La non era riuscita a fornire allo Stato le risorse finanziarie quantitativamente significative

politica fiscale

per avviare una politica di industrializzazione.

La politica di non riuscì: né ad allargare il mercato nazionale né a potenziare la

costruzione delle ferrovie

produzione industriale producendo sul movimento commerciale fra il Nord ed il Sud del paese.

scarsi effetti

La rivoluzione parlamentare del 1876 e la “svolta protezionistica”

A partire dagli anni ’70 la mutata in seguito alla grande Depressione (1873) le

congiuntura internazionale

pressioni agrari e dagli imprenditori portarono ad un cambiamento di rotta che culminò con l’avvento al

potere della (1876) e con l’adozione di una (1878).

sinistra politica protezionistica

La riforma elettorale (1882) concedeva il diritto di voto a tutti i maschi di 21 anni con un’imposta annua di

19 lire introducendo nuovi settori sociali nella vita politica italiana per reagire alla grande depressione

anche l’Italia adottò il protezionismo. I dazi “ad valorem” furono sostituiti dai dazi specifici che colpivano le

merci in misura fissa cioè che indipendentemente dalle variazioni dei prezzi i nuovi dazi favorirono

nell’agricoltura, settore cerealistico, e nell’industria, settori tessile e siderurgico.

In particolare la decisione di proteggere il settore siderurgico si rivelò fallimentare perché in mancanza di

materie prime si finì per dare un grosso impulso alle importazioni: di ferro (rottame), carbone e altri

minerali. Inoltre i dazi doganali fecero salire i prezzi dei prodotti siderurgici danneggiando l’industria

meccanica che costruiva un settore dinamico e promettente.

Anche il settore chimico fu danneggiato dalla scelta protezionistica così come furono danneggiate in

agricoltura le produzioni di tipo intensivo (vino, olio, agrumi, ecc).

Nel furono approvate doganali per proteggere la nascente industria del Nord e del

1887 nuove tariffe

centro. Le nuove tariffe provocarono la guerra doganale con la Francia che ebbe conseguenze disastrose

per l’agricoltura del Mezzogiorno.

La classe politica italiana si legò ai gruppi finanziari e industriali interessati allo sviluppo dell’industria

pesante stipulando trattati commerciali con l’Austria, la Svizzera, la Germania.

Gli anni ’80. Dal boom edilizio allo scandalo della banca romana

Nel corso degli anni ’80 l’Italia attraversò una breve fase di crescita. La crescita fu favorita dal crescente

intervento statale nell’economia e dallo sviluppo di alcuni settori industriali.

Nel il governo ritenne di poter abolire il corso forzoso ritornando alla libera convertibilità della lira.

1881

Il ripristino della convertibilità rivalutando la nostra moneta danneggiò temporaneamente le nostre

esportazioni, contribuì però alla ripresa della fiducia da parte degli operatori stranieri sicchè la crescita degli

anni ’80 fu sostenuta anche da capitali stranieri (inglesi e francesi). I francesi fondarono le banche di affari

su modello del Crèdit Mobilier dei fratelli Perèire; furono fondate la banca generale il credito mobiliare.

La speculazione edilizia trovò terreno fertile nella politica del denaro facile adottata dalle banche.

La crisi finì sul finire degli anni ’80 con evidenti difficoltà finanziarie e mancanza di liquidità. Nel 1889 un

inchiesta del ministero rivelò che la banca che conservava il diritto di emissione aveva stampato due serie

di biglietti con lo stesso numero. Lo coinvolse il primo governo Giolitti in quanto risultò che le

scandalo

serie duplicate erano servite per finanziarie le campagne elettorali. Giolitti cercò di evitare la divulgazione

dell’inchiesta ma poi travolto dallo scandalo fu costretto a dimettersi. Lo scandalo della Banca Romana

seguito dal fallimento della Banca Generale portò ad una ristrutturazione del Gli istituti

sistema creditizio.

di emissione furono ridotti da sei a tre (nel 1893): Banca d’Italia, Banco di Napoli e Banco di Sicilia. Furono

create le Banca Commerciale, Credito Italiano, Banca di Roma, Società Bancaria Italiana.

Banche miste:

Le prime due furono create con l’aiuto di capitali tedeschi e svizzeri, la Banca di Roma con capitali romani,

la Società Bancaria Italiana con capitali degli industriali milanesi. La banca mista negli anni ’80 si era andata

diffondendo soprattutto in Germania, si trattava di una banca di deposito che esercitava anche il credito a

medio e lungo termine. Questo consentì il decollo dell’industria italiana, ma portò anche ad intrecci sempre

più complessi.

Tra aziende finanziarie e banche finanziatrici fino ad una completa delle prime dalle

subordinazione

seconde. Contemporaneamente nasceva il Frutto dell’unione tra capitale bancario e

capitale finanziario.

capitale industriale, che secondo molti autori costituisce uno dei punti più significativi del periodo

considerato.

L’età Giolittiana ed il take-off dell’industria italiana

A partire dal 1894 iniziò la III fase ascendente del ciclo Kondrat’ev che raggiungerà il suo culmine nel 1929.

I prezzi crescenti diedero un forte impulso agli scambi internazionali ed all’aumento della produzione e del

reddito, in Europa, Giappone e negli Stati Uniti, l’utilizzazione delle nei campi

nuove scoperte dell’elettricità

e del motore a scoppio, riuscì a trainare la siderurgia, la chimica, la meccanica.

L’Italia riuscì finalmente a cogliere l’occasione di inserirsi fra i paesi industrializzati, sfruttando il nuovo ciclo

espansivo dell’economia. Se la fase di ascesa dell’economia internazionale accompagnata dalla politica

protezionistica del quindicennio precedente furono importanti per il decollo industriale italiano,

determinanti furono anche l’azione svolta dalle banche miste e l’intervento (attraverso le

statale

commesse, gli anticipi, le sovvenzioni). Le industrie che mostrarono maggiori furono:

segni di crescita

l’industria tessile, l’industria alimentare, l’industria siderurgica, chimica e meccanica. Nell’industria tessile,

oltre allo sviluppo industriale della tessitura della seta, lo sviluppo più consistente si ebbe nell’industria del

cotone. Nell’industria la crescita si verificò soprattutto nella fabbricazione dello zucchero da

alimentare

barbabietola, nella birra e nei tabacchi. Nel ramo la nata nel 1884, cominciò a produrre

siderurgico, Terni,

acciaio di II lavorazione utilizzando il con il sostegno finanziario del Credito Mobiliare e della Banca

rottame,

Generale di Credito Mobiliare.

Quando le due grandi banche divennero insolventi per gli errati investimenti speculativi di e di

Bagnoli

le imprese siderurgiche, nonostante la loro fragilità, grazie alle banche ed al sostegno statele,

Piombino,

riuscirono ad allargare la produzione e ad ottenere rilevanti profitti.

Determinante risultò l’appoggio statale dopo la quando le imprese siderurgiche furono

crisi del 1907

colpite da una dovuta ad un calo della domanda di beni industriali ed alla politica

crisi di sovrapproduzione

di del cartello tedesco dell’acciaio. Il governo si impegnò a presentare un piano d’intervento per il

dumping

loro “salvataggio” chiedendo l’appoggio della Banca Commerciale del Credito Italiano e della società

bancaria. Per sostenere il consorzio formato dalle principali gli istituti di

imprese siderurgiche nel 1911,

credito ottennero la e l’impiego che le aziende consorziate non realizzassero

garanzia della Banca d’Italia

nuovi impianti per i successivi In complesso dunque con l’aiuto di una forte protezione

cinque anni.

doganale delle commesse statali di carattere politico-militare, dei finanziamenti e degli investimenti delle

banche miste e persino della Banca d’Italia, il settore industriale italiano trasformò e modernizzò la sua

struttura rendendola simile a quella dei più avanzati paesi europei.

Il fu però contraddistinto fin dall’inizio dallo stretto legame tra il mondo

decollo dell’industria italiana

imprenditoriale e il sistema bancario. Dopo la la del

crisi redditizia dei primi anni ’90 ristrutturazione

sistema finanziario, aveva favorito al paese i capitali necessari all’industrializzazione, inoltre la politica

giolittiana fu caratterizzata da un crescente coinvolgimento dello Si creava così quel

Stato nell’economia.

nesso tra tipico del sistema economico italiano.

stato-banche e industria,

Italia: dall’avvento del fascismo alla quota ‘90

Sebbene uscì aveva tutta la

vittoriosa, l'Italia molto provata dalla guerra, il conflitto messo a nudo

di un dualistico, di recente industrializzazione, attraversato da numerose

fragilità sistema economico

contraddizioni.

La maggior parte delle all'indomani della guerra a causa

imprese industriali si trovarono in grosse difficoltà

della e del fluttuante

penuria di materie prime, degli scarsi mercati di sbocco regime dei cambi.

da un lato e dall' altro, alcune banche dalle

I tentativi di scalata alle banche, l'impossibilità di liberare

in grandi complessi industriali in difficoltà furono gli effetti negativi dalla crisi

immobilizzazioni finanziarie

del rapporto fra banche e industrie. 1920 il tentò di

La tregua alla scalata alle banche stabilita nel 1918 durò fino al 1920.Nel gruppo Perrone

azionaria della Il gruppo si cimentò

conquistare la maggioranza Banca Commerciale. Agnelli - Gualino

nella entrambi i tentativi fallirono per l’opposizione ei dirigenti delle due banche

scalata al Credito Italiano,

miste, ma delle grandi industrie che si erano eccessivamente allargate.

rivelarono la fragilità economica

durante la guerra avevano una e crescente

Le continue emissioni di cartamoneta prodotto forte inflazione,

che nel dopoguerra venne dai

alimentata continui interventi governativi:

per sostenere i prezzi

• per erogare pensioni militari

• per il risarcimento dei danni di guerra

• per salvare dal fallimento banche e industrie

Nel alla guerra continuando a i governi liberal-

biennio successivo, ricorrere all'indebitamento pubblico,

democratici di e di temporaneamente ad

Orlando Nitti riuscirono ad evitare la crisi economica, ma non

evitare la crisi sociale. attraverso con

Il movimento operaio la Confederazione Generale del Lavoro (C.G.I.L.), l’appoggio politico

del partito ottenne gli e la lavorativa di in

socialista, aumenti salariali giornata otto ore, cambio

dell'accettazione dei ma ciò ad una

nuovi sistemi tayloristici, non portò duratura pace sociale.

Infatti quando gli aumenti salariali e gli da parte di

l'inflazione riassorbì ripresero le rivendicazioni scioperi

mettendo in evidenza fra capitale e

alcuni movimenti di base autonomi, le scarse capacità di mediare

lavoro da parte il quale, dai e da una parte dei

del governo Nitti, avversato socialisti combattuto liberali,

fu costretto a dimettersi, sostituito da Giolitti.

Il mise a punto un che prevedeva

vecchio statista programma economico, il risanamento delle finanze

statali destinati a obbligatoria

attraverso provvedimenti fiscali, colpire i redditi più elevati; la nominatività

azionari; progressiva.

dei titoli l'imposta patrimoniale

Al programma si opposero banchieri, industriali e agrari i quali riuscirono a bloccare l'attivazione di alcuni

dei suddetti provvedimenti con il conseguente aggravamento del debito pubblico e la crescita dell'

inflazione.

La sconfitta del movimento operaio nel c. d. "biennio rosso" e la scissione del partito socialista provocarono

un indebolimento della rappresentanza parlamentare socialista nelle elezioni del maggio sicché

1921,

passò la mano a che ed i

Giolitti Bonomi, formò un governo con i popolari socialisti riformisti.

Dopo la del nel che

caduta governo Bonomi sostituito da Facta, febbraio del 1922, il movimento fascista si

era trasformato in nel il 28 ottobre 1922 la "Marcia .

partito novembre del 1921, organizzò su Roma"

Fu un e proprio il si rifiutò di lo anzi fu

vero colpo di Stato, ma Re decretare Stato di assedio, Mussolini

di formare un

incaricato nuovo governo.

La del fascismo può essere una prima in cui il

politica economica divisa in due fasi: fase liberista, ministro

smantellò il sistema dell'economia di guerra e dello Stato interventivista, attraverso

De Stefani una politica

di e di una a partire dal luglio 1925 in cui De Stefani fu

privatizzazioni sgravi fiscali; seconda fase, sostituito

il quale di uno

dal Conte Volpi di Misurata, creò le basi Stato fortemente interventista e corporativo.

La fu da una avviata alla fine del

fase liberista assecondata fase di ripresa degli scambi internazionali,

1922, fondata sulla trasmissione a distanza e e delle

dell'energia elettrica sull'industria chimica fibre

artificiali.

Il fece attraverso e

periodo liberista registrare un forte sviluppo dell'economia il sostegno dei profitti

dell'iniziativa privata.

Venne attuato il delle assicurazioni sulla vita, dei servizi postali e telefonici fino ad

passaggio ai privati

allora gestiti dallo Stato.

Per compensare la flessione del gettito fiscale fu istituita l'Imposta Generale sull'Entrata (I.G.E.), tuttavia il

Governo intervenne nella vita economica, caricando sul bilancio, statale le operazioni di salvataggio

dell'Ansaldo e del Banco di Roma, mentre il Consorzio per Sovvenzioni sul Valore Industriale (C.S.V.I.)

finanziò alcune società quali l'Alfa Romeo, la Motomeccanica, la Navigazione Generale

Italiana. In questo modo il regime si sdebitava con l'alta borghesia industriale, che aveva favorito la sua

ascesa al potere.

Nello stesso periodo, avviò la che con

Mussolini riforma elettorale, eliminò il sistema proporzionale

l'approvazione della legge elettorale maggioritaria.

Mussolini ed in un clima di ed

Nell'aprile del 1924, indisse le elezioni ottenne la maggioranza violenze

dell'onorevole e delle ”fascistissime” con

intimidazioni. L'uccisione Matteotti l'emanazione leggi

l'introduzione della l'istituzione del di polizia e la del

pena di morte, confino creazione tribunale speciale

per la affiancato (Organo per la vigilanza e la repressione dell' antifascismo),

difesa dello Stato dall'OVRA

segnarono l'esordio di un regime sempre più totalitario a partito unico e dittatoriale.

Consolidato il potere, il governo fascista cominciò a preoccuparsi del processo inflazionistico.

Dal attuò una di mantenendo il

1925 la gestione Volpi rigorosa politica risanamento monetario pareggio

ed attuando la

del bilancio statale riforma degli istituti di emissione.

Il dei agli ed alla ebbe lo scopo di

pagamento debiti di guerra USA Gran Bretagna alimentare un'immagine

e

di sicurezza solvibilità dell'Italia.

La del sistema di attraverso la del di di

ristrutturazione emissione concentrazione potere emissione

cartamoneta della e alla stessa di tutti i

nelle mani Banca d'Italia l'attribuzione poteri di controllo,

sull'offerta di moneta, sulla liquidità bancaria, sul saggio di sconto, costituirono volte alla

ulteriori misure

stabilizzazione della lira. Era poi necessario per acquisire quella fiducia internazionale ed

rivalutare la lira,

ottenere dall'estero i utili alla crescita economica del Paese.

prestiti

Nel famoso "Discorso lo stesso annunciò di un

di Pesaro" Mussolini voler realizzare rapida rivalutazione

ripristinandone la All'inizio del 1927, sembrava una ad una

della lira parità aurea. possibile stabilizzazione

quota per che era un livello sopportabile da parte del settore industriale.

intorno alle 110 lire ogni sterlina

A determinare la "quota 90" sicuramente furono sia l’aspirazione di dare una dimostrazione di prestigio del

regime sia la necessità di rientrare nel Gold Exchange Standard.

formalmente al cambio con le sulla

Il 27 dicembre 1927 attuata la stabilizzazione della lira divise estere

base per un e di lire per

di 19 lire dollaro 92,42 una sterlina.

Le del mondo industriale alla stabilizzazione ad furono alcuni rami

reazioni una quota così alta contrastanti

industriali e finanziari avrebbero voluto la ad una

rivalutazione quota più bassa.

La Banca Commerciale Italiana, la FIAT, la SNIA, alcuni industriali di e avrebbero

consorzi Milano Genova

una della lira ad di circa Si contestava da parte di costoro

voluto stabilizzazione una quota 120. l'eccessiva

della lira per le difficoltà che essa avrebbe arrecato alle

rivalutazione produzioni destinate alle

esportazioni.

La e la della lira e le a

deflazione rivalutazione colpirono in particolar modo l'edilizia piccole imprese,

causa della della

contrazione domanda interna.

Anche le subirono dei che tuttavia furono da

grandi imprese contraccolpi negativi, compensati sgravi

e dalla nelle statali.

fiscali preferenza commesse

La stabilizzazione della lira, in Italia, avviò un

attirando capitali stranieri vasto processo di concentrazione

in come la siderurgia, la meccanica e la chimica.

oligopolistica alcuni settori anche grazie al dei delle

Si sviluppò in tal modo l'industria pesante, ribasso prezzi materie prime

importate. liberista, avrebbe portato e

Secondo la storiografia quota ‘90 ad una "stagnazione" dell' economia

sarebbe stata con gli del mondo industriale.

in contrasto interessi economici.

Dunque quota ‘90 sarebbe stata una misura "anticapitalistica".

Una posizione storiografica più recente ritiene invece che quota '90 costituì una tappa essenziale nel

processo, di razionalizzazione e di concentrazione del capitale italiano. In effetti, bisogna sottolineare che

l'Italia ottenne a queste condizioni il prestito Morgan, ed altri finanziamenti ed investimenti internazionali,

che consentirono anche un miglioramento tecnologico dell' industria italiana.

Inoltre la stabilizzazione monetaria incoraggiò il risparmio interno e restituì fiducia alle classi medie.

Furono invece molto pesanti i riflessi sociali della deflazione, sia per quanto riguarda la disoccupazione, che

per le condizioni di lavoro.

Per quanto riguarda volta a

il settore agricolo Mussolini avviò nel 1925 la “Battaglia del Grano”

promuovere l'autosufficienza . alimentare e a la dipendenza dalle

diminuire importazioni

Nella stessa prospettiva fu concepito il programma di "Bonifica Integrale", realizzato nel 1928.

Queste iniziative non ebbero effetti particolarmente positivi per il Paese, in quanto non conseguirono una

reale modernizzazione del settore agricolo.

Al contrario, la promozione di colture “povere” come il grano, impoverì la nostra agricoltura, nella quale

invece dovevano essere sviluppate colture intensive, più adatte alle condizioni geo-morfologiche del Paese.

La bonifica integrale fu realizzata solo nell'ambito delle paludi Pontine e non interessò che marginalmente

le aree meridionali. Anche la politica demografica, perseguita dal regime, ebbe l'effetto di accrescere

la popolazione e di impoverire il Paese.

LA CRISI DEL '29

1.Dalla riconversione alla crisi

del il crollo dei valori azionari sulla piazza di segnò di una

Nell'ottobre 1929 New York l'inizio gravissima

universalmente

crisi economica, considerata un evento epocale.

La crisi del '29 fu un avvenimento complesso, in cui si intrecciarono diversi fattori scatenanti, tra "cause

e del momento. fu di che si

remote" prossime" La principale causa remota l'eccesso produzione,

determinò sul in seguito ai indotti dalla I guerra mondiale.

mercato mondiale mutamenti strutturali

Le e adottate dalle diverse potenze avevano in molti casi le

politiche economiche monetarie creato

per una maggiore instabilità. L' di un dopo

premesse incapacità creare nuovo ordine economico mondiale,

il ciclone della grande guerra, costituì un fattore importante nella genesi della del ‘29.

crisi

Il delle potenze europee, quali la Gran Bretagna e la Francia, di il

rifiuto accettare loro declino economico e

ebbe sulla riorganizzazione del mondo post - bellico. D'altro canto gli

politico conseguenze disastrose Stati

declinavano le di rifugiandosi nell'isolazionismo.

Uniti loro responsabilità potenza emergente,

Il della ascesa ormai a veniva

ruolo Germania, seconda potenza industriale, marginalizzato dalla sconfitta

bellica e dalla delle di guerra.

questione riparazioni

Il negli si trovò di una che potesse affrontare i

mondo anni '20 privo efficace leadership economica,

complessi mutamenti strutturali in atto nel e nelle

sistema capitalistico relazioni economiche

internazionali.

2. Il crollo di Wall Street

Il di della crisi fu il del

segnale avvio crollo della Borsa di New York, nell'ottobre 1929.

la crisi avevano visto una enorme espansione dell'economia statunitense, un e

Gli anni precedenti vero

proprio in cui la ed i erano considerevolmente e i rimanevano

boom produzione profitti aumentati salari

tuttavia il nonostante la creazione nel 1913 della era

stabili; sistema creditizio, Federal Reserve Bank,

disorganizzato e inadeguato.

Il tra il 1923 ed il 1929 soprattutto

boom statunitense interessò il settore dei beni di consumo durevoli.

La produzione crebbe più della capacità di assorbimento del mercato, determinando una situazione di

saturazione.

Il fu da una del a causa di un sistema creditizio

boom economico sostenuto politica di basso costo denaro,

incontrollabile e di una amministrazione repubblicana, fedele ai dogmi liberisti che intendeva incoraggiare

gli investimenti. I di avevano anche lo

bassi saggi interesse scopo di sostenere il ruolo della sterlina

nell'ambito del Gold - Exchange - Standard.

Il e la del innescarono, a partire un che

boom economico politica denaro facile dal 1926, boom borsistico.,

presto in una vera e propria

degenerò tendenza speculativa.

Nel le quotazioni dei titoli azionari salirono vertiginosamente superando di gran

crescente gioco al rialzo,

lunga il loro valore reale.

Questa un in cui il rialzo delle quotazioni azionarie incoraggiava gli

situazione innescò circolo vizioso,

aumenti di capitale da parte delle aziende, cosa che a sua volta nuovi verso la

attirava risparmiatori

speculazione borsistica.

Le prospettive di offerte dalla di Wall Street determinarono una vera e propria fuga di

guadagno Borsa

capitali dall'Europa, che danneggiò soprattutto l'economia della Germania.

Il alla fine del 1928 fu della crisi.

crollo economico tedesco uno dei segni premonitori

del si rese evidente una contrazione della industriale

Nell'estate 1929 produzione statunitense. Il boom

continuò a deciso allo scopo di

speculativo crescere nonostante il rialzo del tasso di sconto, dal Governo

limitare la liquidità.

Il le quotazioni azionarie di Wall Street rivelarono una al ribasso, il una

18 ottobre, tendenza 24 ottobre

alla vendita dei titoli determinò il (Giovedì Nero), i prezzi dei

improvvisa corsa "Black Thursday" titoli

Le di New York i titoli allo scopo di ma non si riuscì ad

crollarono. Banche acquistarono evitare il crollo,

evitare il il "Martedì in cui il

successivo 29 ottobre, Nero", volume degli scambi raggiungeva

la di ed il dei titoli vertiginosamente.

cifra record 12 milioni di azioni valore scendeva

Il negli Stati Uniti le paralizzando:

crack borsistico aggravò difficoltà del sistema industriale,

Investimenti

► Produzione

► Profitti

Le più evidenti furono:

conseguenze

il ribasso dei prezzi

► il dilagare della disoccupazione

► il diffondersi della recessione

La fu aggravata del determinata dal costante ribasso

recessione statunitense dalla crisi settore agricolo,

dei prezzi dei prodotti agricoli.

La e la causarono dei

disoccupazione caduta dei redditi agricoli un'ulteriore contrazione consumi,

deprimendo ancor più l'economia.

Le della crisi furono

conseguenze sociali enormi:

moltissimi risparmiatori furono gettati sul lastrico;

► le fortune accumulate dagli speculatori si polverizzarono;

► i disoccupati arrivarono a 13 milioni nel 1933;

► per sfuggire alla disoccupazione i lavoratori accettarono forti riduzioni salariali.

Le portarono nel alla del a causa dell' evidente

gravi tensioni sociali 1932 sconfitta Partito Repubblicano,

dell' di

incapacità Amministrazione Hoover fronteggiare la crisi.

del democratico per l'economia statunitense.

L'elezione F.D. Roosevelt inaugurò una nuova era

In abbiamo della crisi:

conclusione cinque elementi fondamentali esplicativi

I che avevano reso il dei e quello dei

1) mutamenti strutturali degli anni ‘20 mercato prodotti fattori

(soprattutto del lavoro) di prima, il che più

molto meno flessibile rendeva difficile ristabilire

automaticamente l'equilibrio.


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DESCRIZIONE APPUNTO

Riassunto per l'esame di Storia economica del turismo della professoressa Frescura,basato su appunti personali e studio autonomo del testo consigliato dal docente "Storia dell'economia mondiale" seconda edizione di Assante, Colonna, Di Taranto, Lo Giudice. Sull’analisi storico-economica che mira ad individuare le origini delle attuali disuguaglianze; cerca di avviare un processo di crescita autonoma, analizza i fattori che provocano un incremento della ricchezza nazionale e analisi dei postulati dell’analisi storico-economica.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia e gestione delle imprese turistiche
SSD:
Università: Catania - Unict
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Giulia690 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica del turismo e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Catania - Unict o del prof Frescura Isabella.

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