Capitolo 1: Perché l’Europa generò la Rivoluzione Industriale e la G.B.
fu la prima?
2) PERCHE’ L’EUROPA FU PIU’ PROGRESSIVA DI ALTRE AREE
Gli elementi che furono importanti in questo contesto sono: clima, localizzazione
geografica, le risorse naturali, la visione filosofico-religiosa del mondo e
l’organizzazione delle società. Il vero ruolo strategico nel determinare il dinamismo
delle varie società è stato giocato dalle visioni filosofico-religiose del mondo e dalla
organizzazione della società che ne è derivata. In particolare, tre sono stati i principi
filosofico-religiosi più importanti: la persona umana come valore sacro ed inviolabile
(libertà e uguaglianza di tutte le persone), esaltazione dello spirito come razionalità
(nascita della filosofia, scienza e istruzione) e la superiorità dell’uomo sulla natura
(non subisce, ma la modifica a suo uso). La libertà venne tutelata grazie ad una
pluralità di istituzioni politiche e una giustizia codificata e oggettiva; l’Europa si
distinse anche per la produzione di beni e servizi pubblici. Fu questa conformazione
della società che posero le basi indispensabili per la rivoluzione industriale, oltre che
alle seguenti istituzioni e pratiche economiche: la banca, l’uso della partita doppia,
l’assicurazione, la commenda, il servizio postale, la borsa, il brevetto ed i codici di
commercio
3) PERCHE’ LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE INIZIO’ IN GRAN BRETAGNA
Dal punto di vista politico, la monarchia inglese diventò sempre meno assoluta a
partire dalla famosa MAGNA CHARTA del 1215 con la quale si limitavano i poteri del re
nei confronti degli ecclesiastici, baroni e gente comune. Dal punto di vista del diritto,
la Gran Bretagna sviluppò la cosiddetta COMMON LAW, che permise al Paese di
legiferare e amministrare la giustizia sulla base delle mutate consuetudini accertate
attraverso casi esaminati che diventavano modelli per le applicazioni successive. La
Gran Bretagna abbracciò poi con entusiasmo l’avventura delle esplorazioni
geografiche, del commercio internazionale e del miglioramento dei trasporti per mare,
che la portò alla creazione delle compagnie commerciali specializzare in particolari
rotte, e all’accumulazione di notevoli capitali. Nel 1651 emanò una serie di ATTI DI
NAVIGAZIONE con i quali prescrivevano che quasi tutto il commercio da e per la Gran
Bretagna fosse fatto con navi britanniche, evitando di utilizzare porti di altri paesi
europei come tappe intermedie. Un altro importante atto di sostegno alla crescita della
manifattura inglese fu il CALICO ACT (1701 e 1721) che, proibendo l’importazione dei
tessuti di cotone stampati indiani, costituì un potente stimolo per l’affermazione di
quell’industria cotoniera nazionale basata sull’importazione di cotone grezzo dalle
colonie, che fu una delle industrie leader della rivoluzione inglese. A Londra si
svilupparono le MERCHANT BANKS che fornivano capitali soprattutto per i commerci e
le attività internazionali.
Nuovi processi di produzione sempre più meccanizzati vennero introdotti in vari rami
industriali e nella lavorazione del ferro ci fu l’utilizzo del CARBON COKE (impiegato da
Darby nel 1709); ma senza dubbio l’innovazione più importante fu la messa a punto
della caldaia a vapore tra il 1768 (da Thomas Savery) ed il 1782 in cui Watt e Boulton
riuscirono a produrre la loro prima macchina a vapore perfezionata. La nuova scoperta
venne applicata in numerosi altri settori industriali, ed infine anche nei trasporti con la
prima locomotiva nel 1801
CAPITOLO 2 – MODELLI DI IMITAZIONE DELLA RIVOLUZIONE
INDUSTRIALE INGLESE E RUOLO DELLO STATO
1) I MOTIVI DELL’IMITAZIONE
- Il primo è senz’altro il fatto di condividere con la gran Bretagna molti degli elementi
che portarono alla rivoluzione industriale.
- Il secondo sta nel rapido passaggio delle informazioni, che mostravano a chi era
rimasto indietro la fattibilità di certi avanzamenti
- Il terzo, consiste nello spirito di competizione che ha sempre animato le nazioni
europee.
2) UNA TEORIA DELL’IMITAZIONE SENZA DIFFERENZE
Come scrisse anche Marx, il paese che è industrialmente più sviluppato mostra a quelli
che sono indietro l’immagine del proprio futuro. Rostow nel 1960 produsse una teoria
a stadi del processo di trasformazione di una società da agricola ad industriale:
1 - La società tradizionale: si tratta dello stadio precedente la trasformazione, in cui il
sistema economico è bloccato su trend di stagnazione
2 - La transizione: ad un certo punto la società si mette a produrre innovazioni, ad
abbandonare la tradizione, a cercare il mutamento.
3 – Il decollo (take-off): quando si forma un gruppo sufficientemente numeroso di
imprenditori dinamici, i nuovi investimento assumono una dimensione consistente, ed
il sistema presenta un decollo. In generale, il sistema economico non viene investito
delle innovazioni in maniera uniforme, ma incominciando prima da certi settori
(leading sectors).
4 – Maturità: quando l’intero sistema si è modernizzato, si entra in una fase di
rallentamento della crescita dovuto a un restringersi delle opportunità di investimento
e a un rallentarsi della creazione di nuove tecnologie.
5 – Età dei consumi di massa: ciò incentiverà le imprese produttrici di beni di consumo
ad investire in processi di standardizzazione della propria produzione, per abbassare i
costi e allargare il mercato
3) TEORIA DELL’IMITAZIONE CON DIFFERENZE
Gerschenkron portò a sottolineare le differenza fra i paesi europei più che le
somiglianze, focalizzandosi su due stadi della teoria di Rostow (transizione e decollo),
cercando di identificare i meccanismi che permetterono ai vari paesi di iniziare il
processo di sviluppo pur trovandosi in ritardo. La sua riflessione inizia parlando di
“arretratezza relativa”, con la quale posiziona i vari paesi europei ad una distanza
dalla Gran Bretagna commisurata all’importanza e alla quantità di condizioni
(PREREQUISITI) per lo sviluppo presenti invece nella G.B. e mancanti altrove. Vi è una
possibilità di recupero da parte di quei paesi che si rivelano in grado di attivare
FATTORI SOSTITUTIVI degli originali prerequisiti inglesi mancanti. Poiché non tutti i
paesi sono in grado di indentificare questi fattori sostitutivi, non tutti sono in realtà
capaci di industrializzarsi o lo fanno in tempi molto diversi, quando sono in grado di
attivare dei fattori sostitutivi. Se e quando un paese, attraverso i fattori sostitutivi,
riesce a decollare, esso può essere più rapido di quello del leader (G.B.) per merito dei
cosiddetti VANTAGGI DELL’ARRETRATEZZA (un paese imitatore non necessita di
invenzioni e di tutto il complesso lavoro per perfezionarle, ma può introdurle già
messe a punto da altri, risparmiando tempo e denaro).
Altro studioso molto importante fu Pollard che nel 1981 sviluppò due concetti molto
significativi: il primo suggerisce una importante correzione nell’unità-base di
applicazione delle teoria gerschenkroniana (non è la nazione, ma la ragione che
decolla, e qualsiasi analisi a livello nazionale perde di efficacia e precisione), mentre il
secondo focalizza l’attenzione sui fattori di INTERFERENZA (vi sono elementi di tale
risonanza internazionale come le ferrovie che interferiscono con i sentieri predisposti
dalle decisioni dei singoli Paesi, talvolta in maniera positiva, tal volta in maniera
negativa).
4) IL RUOLO DELLO STATO NEL CAMPO ECONOMICO
- Stato MINIMALE : i sistemi capitalistici industriali non possono funzionare
adeguatamente senza un livello minimo di stato che garantisca difesa e “law and
order”, e fornisca qualche bene pubblico ritenuto essenziale (moneta, banca centrale,
posta).
- Economia MISTA : oltre ai ruoli irrinunciabili sopra citati, in un’economia mista lo
Stato produce molti altri beni pubblici (welfare, infrastrutture ecc.), mentre assume
ruoli di “supplenza” del privato in tante aree di intervento: imprese pubbliche in settori
ritenuti strategici. Si ha così una parte dell’economia gestita dallo stato sotto forma di
monopoli o di imprese collettive
- Stato MASSIMALE : lo stato viene ad assumere tutte le responsabilità produttive
CAPITOLO 3 – I SUCCESSI DELL’EUROPA CENTRALE (differenze e
somiglianze col modello Inglese)
1) BELGIO
Il Belgio era il paese con una dotazione di risorse più simile all’Inghilterra, con una
lunga tradizione marittima (soprattutto il porto di Anversa), commerciale e
manifatturiera (nelle Fiandre). Lo sviluppo dell’industria fu fatto sul modello inglese:
prima fu il turno della lana , poi vennero le miniere, equipaggiate con caldaie a vapore,
e quindi fu la volta delle macchine filatrici, oltre che allo sviluppo dell’industria
cotoniera, chimica e di fabbriche di materiale ferroviario. A rafforzare e coordinare
questa intensa attività imprenditoriale vennero create banche che rivelarono ben
presto un notevole dinamismo: nel 1830 si fondò la “Societè gènèrale de Belgique”,
una particolare banca di investimento, che non solo deteneva pacchetti azionari di
imprese industriali, ma la creava in prima persona e ne seguiva da vicino gli interessi.
Tale fu il successo di questa banca, che nel 1835 ne venne creata una simile, la
“Banque de Belgique”, che in meno di 4 anni fondò o rilevò 24 imprese industriali.
Grazie anche ad un’estesa rete ferroviari, il Belgio nel 1840 era sicuramente il paese
più industrializzato del continente.
2) FRANCIA
La Francia a differenza del Belgio, presentava numerose differenza dal modello
Inglese. Ma perché la Francia non fu la prima ad industrializzarsi? Nel Settecento, la
Francia era un paese assai più popoloso della G.B., con un mercato interno grande e
unificato già dal medioevo.
I livelli di diffusione della cultura però erano bassi, e la distribuzione del reddito più
polarizzata; la rivoluzione francese poi, con i suoi estremismi, e la salita al potere di
Napoleone, trascinò la Francia in un conflitto che durò 25 anni che la tagliò fuori dalle
innovazioni inglesi. Ma uno sviluppo industriale ci fu, con un andamento ciclico senza
periodi di particolare accelerazione che possano essere identificati come un decollo
reso più rapido dai “vantaggi dell’arretratezza”. Si mantennero molto importanti la
tradizionale industria dei tessuti di seta, localizzata particolarmente a Lione, e quella
della moda, crebbe l’industria meccanizzata del cotone, e quella siderurgica. Poi iniziò
l’epoca delle ferrovie, quindi quella dell’elettricità e dell’automobile. Particolarmente
prospera fu la BELLE EPOQUE, il periodo immediatamente precedente la prima guerra
mondiale, che vide l’immagine della Francia sempre più proiettata su una dimensione
internazionale.
Durante il secondo impero di Napoleone, vennero incentivate la creazione di nuovi
istituti finanziari come la “Crèdit Mobilier”, simili a quelli belgi ma con risultati opposti
per via del diverso contesto economico. Dopo il fallimento del primo tentativo, venne
fondata nel 1872 la PARIBAS, ma l’importanza della stessa non fu mai grande.
3 ) GERMANIA
Contrariamente alla Francia, la Germania conservò a lungo le proprie tradizioni
localistiche, restando nel Settecento frammentata in oltre 400 statarelli. Dopo il
congresso di Viena, la Germania venne organizzata in 39 stati, ma nonostante questo,
l’area non decollava (ad eccezione di bacini carboniferi come il Ruhr). Il primo stato in
Germania ad iniziare lo sviluppo abbassando e semplificando i dazi (mossa che
l’avrebbe posta al centro della futura unione doganale ZOLLVEREIN del 1833), è la
Prussia; con l’unificazione nel 1871, la Germania ebbe il suo vero e proprio decollo,
rapido e sostenuto. La Germania riuscì a sfruttare al massimo le potenzialità dei nuovi
settori industriali, diventando il più grande produttore europeo di acciaio e leader in
Europa e nel mondo nell’elettricità e nella chimica, dotandosi di numero banche come
la KREDITBANKEN che finanziarono ampiamente le nuove iniziative industriali.
Si tratta di banche con modalità di funzionamento del tutto innovative rispetto a quelle
di tipo anglosassone. Esse, infatti, erano allo stesso tempo banche commerciali e
banche d’investimento, che incanalavano vero il credito a lungo termine, non solo i
propri capitali, ma anche parte dei depositi dei loro clienti (vennero chiamate banche
miste). Esse spesso possedevano qualche pacchetto azionario di imprese, soprattutto
allo scopo di piazzare qualche loro uomo nei consigli di amministrazione di tali imprese
per poterne seguire l’andamento da vicino. Poiché ogni singolo banca sedeva in più
consigli di amministrazione, si trovava a possedere informazioni di prima mano su
complessi industriali, a volte su interi settori. Per far fronte a crisi temporanee
necessitavano di una banca centrale molto più interventista della Bank of England o
della Banque de France, e così infatti si comportò la REICHSBANK. L’importanza della
banca mista venne per primo segnalata da Gerschenkron, che ne fece il suo esempio
preferito di fattore sostitutivo.
La Germani a si dotò di un efficiente sistema pubblico di scuole tecniche secondarie e
di politecnici a livello superiore, producendo un notevole numero di ingegneri, che
acquisirono un’importante posizione sociale. Gran parte delle imprese industriali
stavano nell’ovest della Germania mentre l’est restava più agricolo, con un agricoltura
di tipo estensivo non troppo avanzata (a conferma della validità dell’approccio
regionale di Pollard: come nazione ospitava aree molto avanzate, ma anche altre
molto arretrato). La Germania fu la prima nazione europea a introdurre un sistema di
previdenza sociale gestita dallo stato e generalizzata a tutti i lavoratori già con
Bismarck negli anni Ottanta dell’Ottocento.
CAPITOLO 4 – LA PARZIALE MODERNIZZAZIONE DELLA PERIFERIA
1) IMPERO ASBURGICO
Innanzitutto, va detto che l’impero ritardò molto l’abolizione della servitù della gleba,
che avvenne solo dopo la rivoluzione del 1848, e anche l’abolizione dei dazi interni si
fece attendere fino al 1850. Un altro elemento negativo fu la sua politica
protezionistica che la tagliò fuori dal commercio internazionale. Dal punto di vista
settoriale, lo sviluppo industriale che si realizzò, privilegiò l’industria leggera
(alimentare, tessile, vetro e carta), ma si svilupparono anche l’industria
metalmeccanica, le ferrovie e l’industria elettrica. Il sistema finanziario imitò quello
tedesco, con la creazione di numerose banche miste.
Il problema principale però dell’impero agli inizi dell’Ottocento, era quello di ospitare
aree con diversissime dotazioni di prerequisiti per lo sviluppo e di non essere riuscito a
far fare alle più arretrate un salto di qualità. Osservando le differenze per area, si nota
che vi erano due aree a buon livello di sviluppo (Austria e regione ceca), delle altre il
linea con lo sviluppo dell’Italia e Spagna (Slovacchia, Ungheria e Slovenia), e altre fra
le più arretrate d’Europa.
2) RUSSIA
Va subito detto che la Russia, trovandosi all’stremo lembo orientale dell’Europa, aveva
subito notevoli influenze dall’assolutismo orientale, e solo per iniziativa dall’alto da
parte degli zar si aprì a qualche maggiore influenza europea. La perdita della guerra di
Crimea (1855) fece toccare con mano l’arretratezza del paese, e lo zar Alessandro II si
decise ad abolire nel 1861 la servitù della gleba che ormai era rimasta in vigore
solamente in Russia. Fu solo nel 1907 che il ministro Stolypin abolì i pagamenti residui
del riscatto e permise l’effettiva privatizzazione del terre. Alessandro II incoraggiò
anche la costruzione di ferrovie e la riorganizzazione delle banche. A partire dagli anni
Ottanta dell’Ottocento, l’industrializzazione in Russia fece un grande balzo in avanti,
crescendo a ritmi rapidissimi particolarmente negli anni Novanta. La crescita
provocata dal decollo dell’industria pesante legata alle ferrovie si interruppe all’inizio
del XX secolo con la guerra russo-giapponese persa dalla Russia, e la rivoluzione del
1905-06.
Ci fu una certa ripresa successivamente, ma alla vigilia della prima guerra mondiale,
l’economia russa era ben lontana dall’avere trovato un suo equilibrato sentiero di
crescita autosostenuta, e gli imprenditori russi erano ancora pochi, male organizzati e
relativamente emarginati dal punto di vista sociale. Lo stato finanziò le ferrovie,
introdusse il gold standard per attirare investimenti stranieri, impose dazi sulle
industrie strategiche per incentivare la costruzione di impianti sul territorio. Ma per
fare questo, lo stato tassò redditi già bassi, contribuendo alla ristrettezza della
domanda privata
3) ITALIA
Un po’ la frammentazione politica, e un po’ l’esagerata insistenza su manifatture di
lusso ad alto prezzo, insieme allo spostamento dell’asse dei traffici dal Mediterraneo
all’Atlantico, produssero un vistoso declino dell’Italia nel Seicento e una sua
persistente arretratezza nel Settecento. L’Italia con il congresso di Vienna venne
ristrutturato in 7 stati, e fra questi solo il Regno di Sardegna si rivelò dinamico
istituzionalmente. Con l’ascesa al potere di Cavour, trovò anche l’uomo politico di
larghe vedute che seppe tessere alleanze internazionali tali da condurlo a sostenere
l’irredentismo degli italiani. Le trame abilmente tessute da Cavour, accoppiate alla
focosità
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia Economica, prof. Bonazzoli, libro consigliato Dalla Rivoluzione Industriale all'Integrazione…
-
Riassunto esame storia economica, prof. Chiapparino, libro consigliato "Perchè l'Europa ha cambiato il mondo", Zama…
-
Riassunto esame Storia Economica, prof. Chiapparino, libro consigliato Storia Economica dell'Europa Pre-industriale…
-
Riassunto esame Storia Economica, prof. Negri, libro consigliato Storia economica, Zamagni