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1° capitolo: Perché l'Europa generò la rivoluzione industriale e la Gran Bretagna fu prima

Uno sguardo allo sviluppo economico sul lunghissimo periodo

Per spiegare al meglio il ritmo accelerativo della rivoluzione industriale è necessario ricordare che per decine di migliaia di anni l’uomo ha sempre condotto una vita che possiamo definire primitiva. Il suo regime economico era basato sulla caccia, la pesca, la raccolta di frutti selvatici e cannibalismo, inoltre era in continuo movimento non potendosi stanziare stabilmente.

A partire dal 7000 a.C., in alcune zone dell'Asia, Africa settentrionale, dell'Europa e dell'America si ebbe un'evoluzione in una civiltà agricolo-pastorale, in cui si coltivava la terra e si allevavano gli animali prima in transumanza e poi in un ambiente fisso, e vi furono le prime forme di stanzialità. Questo tipo di civiltà vide il sorgere di città e imperi, l'espansione della popolazione e la diffusione della cultura, il nascere della scrittura.

Ma ci vollero decine di migliaia di anni fin quando la civiltà agricolo-pastorale si evolse in una civiltà industriale, che avvenne dopo il Rinascimento tra il 16° e il 18° secolo. Nella nuova civiltà industriale la speranza di vita si era triplicata e la popolazione era aumentata ma soprattutto cambiò il modo di vivere e lavorare. La capacità di trasformazione è stata definita rivoluzione, non per i tempi di realizzazione ma per il cambiamento repentino.

Perché l'Europa fu più progressiva di altre aree

Per spiegare perché un evento come la rivoluzione industriale si sia localizzato in Europa e non in altre aree è utile considerare cinque elementi importanti degli studiosi:

  • Il clima
  • Le risorse naturali
  • La localizzazione geografica

Questi tre elementi sono stati facilitanti ma non sufficienti per scatenare la dinamicità di una società, infatti si è notato che le prime civiltà dinamiche erano localizzate in aree dove il clima era mite, ricco di acque che facilitavano il trasporto e l’irrigazione, invece alcune aree simili attesero l’immigrazione di persone lontane per capire l’opportunità che offrivano le risorse disponibili.

Gli ultimi due elementi sono:

  • La visione filosofico-religiosa del mondo
  • L'organizzazione della società

Questi ultimi due elementi sono stati determinanti. I principi filosofici sono stati tre:

  1. La persona umana come valore sacro e inviolabile: tanto più questo principio si è affermato e più si è andato abbandonato l’assolutismo e lo schiavismo.
  2. L’esaltazione dello spirito come razionalità: da questo principio discende la nascita dell’istruzione, della filosofia e della scienza.
  3. La superiorità dell’uomo sulla natura: infatti, l’uomo non deve subire la natura ma modificarla a suo uso.

Da ciò che emerge dagli studi, nell’Europa preindustriale le libertà individuali erano maggiormente tutelate attraverso una pluralità d’istituzioni politiche e anche culturali. Quindi l’Europa sviluppò un ambiente favorevole all’innovazione e all’investimento soprattutto dopo l’Umanesimo e il Rinascimento, dove vi era più libertà e certezza del diritto.

Quest’aspetto della società europea permise il nascere di indispensabili istituzioni e pratiche commerciali per la rivoluzione industriale:

  • La banca e le pratiche bancarie: conto corrente, tratte, cambiali, ecc.
  • L’uso della partita doppia che veniva utilizzata dagli arabi e dai mercanti italiani; con l’introduzione dei numeri arabi venne utilizzata anche dalle autorità pubbliche
  • L’assicurazione, sorta a causa dei rischi in mare delle mercanzie nella repubblica marinara di Venezia nel 12° secolo
  • La commenda: un possessore di capitali che non voleva rischiare in proprio anticipava i soldi ad un mercante che li investiva in una specifica attività; infine i capitali venivano restituiti e i profitti divisi
  • Il servizio postale nel 12° secolo
  • La borsa come luogo di affari commerciali e finanziari
  • Il brevetto: che tutelava lo sfruttamento commerciale di una nuova invenzione

Perché la rivoluzione industriale iniziò in Gran Bretagna?

La Gran Bretagna riunì tutti gli elementi essenziali per lo sviluppo. Aveva un clima mite, ricco di acque, possedeva il carbone ma soprattutto riuscì a cambiare la sua cultura e il suo sistema politico-istituzionale per creare le condizioni migliori per l’innovazione e l’investimento.

Dal punto di vista politico, la monarchia era meno assoluta in seguito alla Magna Charta del 1215, che limitava i poteri del re nei confronti degli ecclesiastici, baroni e gente comune. Nel 17° secolo si verificarono dei forti scontri che culminarono con il breve periodo repubblicano di Cromwell, ma verso la fine del 600 il Parlamento prese in mano le finanze pubbliche e istituì un debito pubblico diverso dalle finanze del re e fondò la Banca d’Inghilterra nel 1694. Quindi la monarchia non governò più ma diventò simbolo di unità nazionale.

Dal punto di vista del diritto si sviluppò la common law, che amministrava la giustizia in base a mutate consuetudini accertate attraverso casi esaminati.

La Gran Bretagna abbracciò con entusiasmo l’avventura delle esplorazioni geografiche del commercio internazionale, creando una flotta per particolari rotte, per il superamento delle prime potenze coloniali e per accumulazione di capitale; in tale avventura il governo ha emanato nel 1651 gli Atti di Navigazione dove tutto il commercio da e per la Gran Bretagna doveva essere fatto con navi inglesi, evitando tappe intermedie togliendo così il primato del commercio marittimo ai Paesi Bassi e favorendo l’industria delle costruzioni navali inglesi.

Poi vennero emanati i Calico Act (1701 e 1721) che proibiva l’importazione di cotone stampati indiani e favorendo l’importazione di cotone grezzo dalle colonie stimolando la crescita dell’industria cotoniera inglese che fu una delle industrie leader della rivoluzione inglese.

Naturalmente non mancavano le banche che finanziavano le varie attività nel paese (Country Banks), e anche a livello internazionale con le Merchant Banks.

La tecnologia della prima rivoluzione industriale non richiedeva studi avanzati, ma bastava solo sfruttare il proprio talento a scopi produttivi. I processi produttivi diventavano sempre più meccanizzati, nella lavorazione del ferro vi fu il carbone coke, ma l’invenzione che diede il taglio con il passato fu la caldaia a vapore da Thomas Savery nel 1698, ma nel 1782 Watt e Boulton perfezionarono la loro prima macchina a vapore e venne utilizzata nelle miniere ma nel 1785 venne introdotta anche nelle filande di cotone.

Con la macchina a vapore cambiò anche il modo di sfruttare la costa terrestre, infatti si passò allo sfruttamento del sottosuolo dove vi erano degli stock di grandi proporzioni che non erano condizionati dalla stagione o dalla grandezza della terra, così si poteva sfruttare la terra per qualche materia prima e soprattutto per gli alimenti.

In conclusione, prima la povertà era inevitabile ma poi diventò una responsabilità sociale legata alle modalità di distribuzione dei prodotti.

2° capitolo: Modelli di imitazione della rivoluzione industriale inglese e ruolo dello stato

I motivi dell’imitazione

I motivi di imitazione della rivoluzione industriale furono tre:

  • Condivisione di alcuni elementi importanti per la rivoluzione industriale con la Gran Bretagna;
  • La fattibilità degli avvenimenti con i paesi che erano rimasti indietro;
  • Lo spirito di competizione che ha sempre animato le nazioni europee.

Nonostante le guerre napoleoniche, il blocco continentale e la restaurazione, il processo si mise comunque in moto e accelerò quando vi furono quelle condizioni di pace volute dai pubblici poteri e anche dopo rivolte di popolo.

Una teoria dell’imitazione senza differenze

La più nota è quella di Rostow, la teoria a stadi, che teorizza che il processo di crescita sia basato su cinque fasi in cui ogni nazione sarebbe dovuta passare per raggiungere uno sviluppo economico completo:

  1. Società tradizionale: situazione pre-industriale con debole produttività del lavoro umano, preponderanza dell’agricoltura, stretta correlazione tra popolazione e risorse, società chiusa ed esposta ad epidemie e carestie.
  2. Transizione: periodo di cambiamento, formazione di imprenditorialità e accumulo di capitali; incremento della produzione, sviluppo di servizi ed in particolare: banche, uso efficiente delle materie prime locali o loro importazione, esportazione di prodotti manifatturati.
  3. Decollo: processo di accelerazione economica che nel corso di due o tre decadi trasforma l’economia portandola stabilmente ad un livello produttivo molto più elevato di quello di partenza. L’accumulazione del capitale e l’incremento della produttività si autoalimentano: innalzamento tasso di investimenti al 10% del PNN (no riscontro storico), quadro politico, sociale ed istituzionale che sfrutti le tendenze all’espansione per favorire un processo generale di sviluppo, sviluppo di settori guida, industrie leader e industrie sussidiarie.
  4. Maturità: il processo si estende, le innovazioni si diffondono, nuove industrie trasmettono dinamismo. Il volume degli investimenti passa dal 10 al 20% del reddito nazionale, la produzione supera l’incremento demografico ed i redditi aumentano costantemente, si destinano maggiori risorse ai consumi.
  5. Età dei consumi di massa: modello americano, la distribuzione di una crescente quota del potere d’acquisto per i consumi spinge le imprese produttrici ad investire in processi di standardizzazione della produzione per allargare il mercato abbassando i prezzi.

I critici notano come tale modello presenta un modello di crescita che si svolge ordinatamente attraverso fasi in cui uno stadio deriva da quello precedente ma non spiega i meccanismi di passaggio, le cause, e come non consideri le interazioni tra le diverse dimensioni (internazionale, nazionale, regionale) in cui si sviluppa il fenomeno. È una teoria di imitazione senza varianti.

Teorie dell'imitazione con differenze

Una visione diversa è data da Gerschenkron con i suoi vantaggi dell’arretratezza. La sua teoria si focalizza su due stadi di Rostow: transizione e decollo. Studia i meccanismi che mettono i Paesi ritardatari in grado di avviare un processo di sviluppo, introduce il concetto di arretratezza relativa al paese leader, la Gran Bretagna, posizionando i diversi Paesi su una graduatoria di confronto con la quantità ed importanza dei prerequisiti. Più le condizioni sono simili, più è probabile un’imitazione veloce ed efficiente. Se invece i prerequisiti mancano, i Paesi possono colmare le lacune con l’impiego di fattori sostitutivi (il sistema bancario in Italia).

La arretratezza ha comunque dei vantaggi: chi arriva dopo può imitare le tecnologie senza processi di perfezionamento e impiego di risorse in ricerca e sviluppo, utilizzando d’un colpo tecnologie che avevano impiegato oltre un secolo per arrivare a standard accettabili. Maggiore è il livello di arretratezza, più rapido sarà il ritmo di sviluppo industriale, maggiore lo sviluppo della grande industria, la concentrazione nella produzione di beni strumentali anziché di consumo, il ruolo degli attori istituzionali impiegati ad aumentare la velocità del processo, minore la crescita agricola e maggiore l’importazione di conoscenze tecniche e capitali stranieri.

Chi è in testa non è sicuro di rimanervi (declino della Gran Bretagna nella seconda metà dell’800), chi è più vicino al leader può subentrarvi, chi è decaduto può recuperare posizioni (Italia).

Un’altra teoria che merita di essere citata è quella di Pollard che sviluppa due concetti:

  1. Non è la nazione a decollare economicamente ma è la regione, nel caso della Gran Bretagna è stato un caso anomalo che non si è più verificato.
  2. Il contesto internazionale invece che fare da sfondo all’azione del Paese ritardatario (come sosteneva Gerschenkron), secondo Pollard interferisce con le decisioni dei singoli Paesi orientandone gli effetti in senso positivo o negativo: è il concetto del differenziale della contemporaneità, esempio tipico la costruzione delle ferrovie con diverso ruolo nelle economie dei Paesi in rapporto alle condizioni sul piano internazionale, oppure la guerra che incise direttamente, in un senso o nell’altro, sui processi di sviluppo dei Paesi.

Una teoria delle istituzioni e la "path dependence"

La competizione tra le diverse aree non è avvenuta soltanto sul piano tecnologico e produttivo ma anche sui sistemi di regole, sulla loro capacità di promuovere ed assecondare lo sviluppo abbassando i costi di transizione (ricerca, diffusione e organizzazione delle informazioni, costi di realizzazione delle innovazioni) e rendendo l’economia più efficiente. Le istituzioni si imitano come le tecnologie, e cambiano in rapporto alle condizioni economiche.

Douglas North teorizza il mutamento economico come risultato di un cambiamento istituzionale abbinato alle esigenze delle attività produttive: in Gran Bretagna il ruolo del potere pubblico nella creazione di un efficiente mercato nazionale e nello svecchiamento delle istituzioni fu fondamentale, il miglioramento nella definizione ed applicazione dei diritti di proprietà favorì l’organizzazione di fabbriche che spinse all’introduzione di nuove tecnologie.

Un’altra teoria è quella sviluppata da Paul David e la “path dependence”. La spiegazione dei mutamenti tecnologici ed istituzionali non va ricercata in leggi economiche ma nel percorso storico, per cui catene di eventi anche casuali finiscono col delimitare il campo delle scelte alla configurazione che si è venuta a determinare.

Il ruolo dello stato in campo economico

Fra le istituzioni merita particolare attenzione lo stato. Secondo Gerschenkron lo stato è uno dei fattori sostitutivi per il decollo. Inizialmente i compiti dello stato erano:

  • Assicurare la difesa all’esterno
  • Assicurare ordine all’interno

Col tempo le sue funzioni aumentarono, così possiamo distinguere tre tipi di stato:

  • Stato minimale, dove lo stato garantisce la difesa esterna e l’ordine interno, stabilendo le regole del mercato, fornendo qualche bene pubblico, e la spesa pubblica è finanziata attraverso la tassazione;
  • Stato ad economia mista, dove lo stato produce molti beni e assume anche un ruolo di supplenza nel settore privato salvando imprese in settori strategici;
  • Stato massimale, dove lo stato provvede direttamente alla produzione di beni e servizi, eliminando sia il mercato che la libertà d’impresa. Questo tipo di stato viene citato in quanto è stata presente dal 1917 al 1989 un’economia pianificata nell’Unione Sovietica (Russia).

Il modello che prevale nei paesi occidentali avanzati è quello a economia mista, anche se gli USA hanno un’economia mista molto vicina allo stato minimale.

3° capitolo: I successi dell'Europa centrale

Belgio

Il Belgio era un paese piccolo formato da due regioni: le Fiandre e la Vallonia, unite dalla capitale Bruxelles. Il paese attraversò difficili sconvolgimenti politici, prima con gli spagnoli, poi gli Asburgo, dopo la restaurazione l’unione con i Paesi Bassi e nel 1831 vi fu una rivoluzione che portò all’indipendenza.

Nonostante i diversi contesti politici, il paese continuava a coltivare i propri interessi, cioè, lo sviluppo come quello inglese. Prima fu il turno della lana poi delle miniere, equipaggiate da caldaie a vapore e da macchine filatrici. A finanziare le varie attività industriali vi erano le banche, nel 1822 su consenso di Guglielmo I si fondò una S.p.A. che poi nel 1831 venne chiamata Société Générale de Belgique, una particolare banca di investimento che non solo possedeva pacchetti azionari delle imprese ma le creava in prima persona, configurandosi come l’antenata delle nuove holding.

Dopo il successo di questa banca ne venne creata un’altra nel 1835, la Banque de Belgique. Inoltre il nuovo governo finanziò la costruzione di un’estesa rete ferroviaria dando lavoro alle industrie metalmeccaniche e del carbone. Fu così che dal 1840 fino alla prima guerra mondiale il Belgio era il paese più industrializzato del continente.

Francia

La Francia presentava uno sviluppo lento e ritardatario nonostante fosse un paese popoloso con un mercato interno grande e un’agricoltura prospera ma non dinamica come quella inglese. A tutto questo naturalmente vi è una spiegazione, infatti i livelli di cultura erano bassi e l’aristocrazia non era orientata verso gli affari e la monarchia era molto più assoluta di quella inglese, quindi furono i fattori istituzionali che non favorirono il paese. All’indomani della restaurazione la Francia...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Negri Vera.
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