Introduzione: I margini e oltre
Il turismo ha sia una valenza antropologica che una valenza economica:
La valenza antropologica del viaggio è data dal fatto che il viaggio porti il turista a permanere in un luogo al di fuori della sua quotidianità (Pal);
La valenza economica è data invece dal fatto che il turista sia portato durante il viaggio a consumare reddito in un luogo diverso da quello in cui il reddito stesso è stato prodotto (Margayya). Questo introduce alla componente imprenditoriale, al ruolo degli attori che si incontrano sul mercato, all’intervento del soggetto pubblico e al rapporto tra turismo e sviluppo economico.
Nel suo romanzo che viene qui citato, Narayan definisce il turista come colui che, spostandosi sia nello spazio che nel tempo, spende il proprio reddito in aree diverse da quella in cui l’ha prodotto, per acquistare un bene che, dal punto di vista della domanda, trova delle analogie con i beni di consumo durevoli.
Il contesto in cui nasce il turista è dato dai processi di urbanizzazione e di industrializzazione che è avvenuto grazie all’evoluzione della società industriale e della modernità a partire dall’Inghilterra della seconda metà dell’Ottocento.
Il turismo si è comunque sviluppato con mezzo secolo di ritardo rispetto alla cronologia della prima rivoluzione industriale inglese e all’avvio dell’industrializzazione nei paesi più sviluppati: la valenza modernizzatrice del turismo non è dipesa dalla disponibilità di strutture d’accoglienza e infrastrutture di sostegno, ma invece dall’esistenza di questi fattori:
- Aumento del reddito pro-capite disponibile: l’innalzamento del reddito disponibile influì positivamente sulla domanda turistica, fino a farne un fenomeno di massa. Nelle aree privilegiate per reddito e per condizioni di lavoro, il mercato turistico assumeva una posizione di primaria importanza, tanto che la World Tourism Organization (WTO) pose il turismo come la prima attività economica in assoluto in grado di manifestare una dinamica consistente e di muovere in controtendenza rispetto alle difficoltà dei sistemi economici.
- Fu proprio la WTO ad operare per il miglioramento della qualità della vita assegnando al tempo libero e al turismo il compito di contribuire alla restituzione dell’individuo al suo equilibrio esistenziale qualsiasi fosse il regime economico, sociale o politico in cui egli viveva.
- Crescente disponibilità di tempo libero: grazie alla modernizzazione le persone disponevano di una maggiore quantità di tempo libero che potevano impiegare a loro piacimento.
- I primi attori del movimento turistico in antico regime erano coloro che nel decidere come usare le proprie giornate, avevano fatto la scelta di viaggiare con poche alternative e molti costi.
- Nell’età più lontane i viaggiatori erano i pellegrini che seguivano le strade della fede; con l’età moderna, tra i precursori del turismo contemporaneo, troviamo i villeggianti in luoghi ameni, seguito poi a metà Ottocento dai ceti abbienti attratti dal turismo termale.
- Potenziamento dei mezzi e delle vie di comunicazione: questo potenziamento permise ai turisti di raggiungere località anche distanti dal loro luogo di residenza abituale, ma privilegiò anche alcune mete rispetto ad altre, inducendo quindi il turista a trascurare alcune mete ritenute meno importanti e a concentrarsi invece in poche località più famose o più facilmente accessibili;
- Elevazione del livello culturale medio.
Peculiarità lombarde
La Lombardia è quel territorio compreso tra il Lago Maggiore ed il Ticino, tra le Alpi e il Po. Questa fu la prima area italiana ad industrializzarsi e, in quanto guida dell’industrializzazione del nostro paese, mostrò immediatamente la sua vocazione prettamente industriale.
- La Lombardia era infatti dotata di un’economia florida: l’agricoltura era ricca, come anche la realtà territoriale, in quanto questa era una terra di transito, di commerci. Possiamo quindi affermare che questo territorio aveva particolari attitudini ad aumentare il proprio reddito pro-capite. Inoltre il territorio lombardo era dotato di un proprio patrimonio naturale che permise in questa area anche lo sviluppo di attività turistiche.
- Grazie alla modernizzazione e all’industrializzazione si verificò in Lombardia una disponibilità di capitali da poter reinvestire in nuove direzioni, tra cui quella del turismo.
- In Lombardia era anche presente una grande capacità imprenditoriale diffusa: gli imprenditori del settore turistico operavano per lo più su scala familiare e conservarono a lungo la loro caratterizzazione “artigianale” originaria. Grazie alle azioni sporadiche ed indirette delle amministrazioni pubbliche, che erano caratterizzate da una tendenziale neutralità, si è lasciato campo alla spontaneità degli imprenditori.
- La capacità imprenditoriale e le competenze lavorative hanno dotato la Lombardia, regione in apparenza non turistica, di strutture ed infrastrutture d’ospitalità, come ad esempio ville o terme e luoghi di villeggiatura.
- La Lombardia disponeva inoltre di un settore dei trasporti particolarmente avanzato: essa era dotata di reti infrastrutturali piuttosto evolute che alleggerirono i vincoli alla mobilità e grazie alle quali trassero particolare vantaggio alcuni territori intermedi. Questo è stato possibile grazie all’applicazione del vapore alla mobilità su strada e sulle acque interne, fattori che permisero la diminuzione delle spese di viaggio.
In una regione come la Lombardia, in cui l’economia era trainata dall’industria che rappresentava infatti il motore dell’economia regionale, non fu di immediata comprensione il peso che l’attività turistica avrebbe potuto assumere all’interno dell’economia lombarda.
Era difficile infatti quantificare il peso del settore turistico ed anche gli stessi operatori privati non erano in grado di cogliere l’incidenza economica del fenomeno, a causa della mancanza di una definizione propriamente detta di turismo e del fatto che il turismo non venisse considerato come una fonte importante di reddito.
D’altra parte il “sistema di lavoro” lombardo aveva manifestato una crescente propensione a cercare vicini luoghi dove trascorrere il proprio tempo libero. Proprio per questo il turismo costituisce una vocazione marginale, trascurata da una storiografia interessata a precisare che il vero settore trainante fosse quello della gloriosa industrializzazione Otto-Novecentesca (anti-industrialismo).
Cap. 1 Eudiometri, ville e nuovi viaggiatori
1. Il turismo nel ‘500
Nella metà del Cinquecento i turisti che arrivavano in Italia non erano dei turisti propriamente detti: chi arrivava in Italia era o un “grandtourista” oppure un mercante.
Il Grand Tour sfiorava solamente per brevi transiti le terre lombarde ed evocava le curiosità intellettuali dei suoi visitatori. I mercanti, invece, avevano riconosciuto nelle terre lombarde il crocevia di scambi commerciali sulle direttrici nord-sud est-ovest. Entrambi questi personaggi avevano l’occasione di ammirare un territorio molto diversificato: montagna, collina, pianura, laghi prealpini e d’alta montagna.
Prima infatti della dotazione di infrastrutture di trasporto, delle quali la Lombardia si dota durante lo sviluppo del turismo, i viaggiatori in transito trovavano notevoli difficoltà date sia da elementi naturali, sia dalla presenza sulle strade di banditi, ma anche a causa degli assidui controlli e perquisizioni imposti dallo Stato: gli stranieri in arrivo in Italia subivano una serie di imposizioni senza però un corrispettivo per la sicurezza del proprio viaggio; inoltre si trovavano costretti a pagare somme di denaro per ottenere visti e permessi.
Altro fattore che scoraggiava i viaggiatori era l’infierire delle epidemie: queste, fino alla metà dell’Ottocento, erano ancora in grado di colpire pesantemente il movimento turistico internazionale, ma anche di buona parte dell’Europa.
In questo periodo, data appunto la mancanza o comunque la carenza di mezzi di trasporto, gli spostamenti erano molto difficoltosi e proprio per questo motivo i milanesi trascorrevano le loro vacanze in luoghi vicini, semplici da raggiungere anche con i pochi mezzi a disposizione: così i luoghi prescelti erano quelli della Brianza in cui venivano costruite ville nelle quali i milanesi trascorrevano lunghi periodi nella stagione estiva.
Essi erano infatti alla ricerca di luoghi tranquilli, dove non si aveva un afflusso di massa; erano luoghi ancora da valorizzare, nei quali non esisteva nemmeno una società molto strutturata. In questo modo vengono valorizzate aree minori, quasi sconosciute; si privilegiano aree di collina e di alta collina.
L’obiettivo di queste famiglie, che erano per lo più nobili e borghesi, era quello di avere un luogo di ritrovo (villa) per stabilire rapporti tra le varie famiglie borghesi (dimensione di socialità: es. Villa Reinach a Lanzo D’Intelvi).
La terra lombarda era di per sé una terra povera, oltre che molto difficile da raggiungere: in Lombardia infatti il livello di vita era basso, anche se comunque garantiva la sopravvivenza ai suoi abitanti.
Dove stava quindi la ricchezza di questa terra? La sua ricchezza risiedeva nel fatto che da qui emigrassero artigiani con le proprie abilità e competenze.
2. Il turismo nell’‘800
Successivamente, grazie al miglioramento del sistema dei trasporti, i milanesi iniziano a spostarsi in luoghi relativamente più lontani, come la zona dei laghi: qui ancora una volta vengono costruite ville: i luoghi più belli della Lombardia, come ad esempio le zone dei laghi ed in particolare del Lago Maggiore e del Lago di Como, iniziarono ad accogliere progetti di magnifiche ville, ospitali per uomini di corte, per principi e sovrani.
Queste ville erano dimore patrizie, luogo di raccolta di splendide collezioni d’arte, luoghi dove si organizzavano feste, balli, recite, gite sul lago, caccia e pesca.
- Esempi di ville celebri sono quelle sul lago di Como: Villa Olmo, o a Cernobbio, Villa d’Este, Villa Melzi, Villa Sfondrati-Serbelloni, Villa Giulia, Villa Trotti-Bentivoglio, fornite di balconate, portici, verande, terrazze e torri dalle quali poter ammirare il paesaggio circostante.
Oltre ai villeggianti cominciarono a frequentare le terre lombarde anche nuovi viaggiatori:
- Funzionari dello Stato animati da compiti di ufficio o da qualche slancio conoscitivo;
- Addetti alla redazione di guide turistiche che fossero pratiche all’uso per aiutare il viaggiatore ad essere libero ed indipendente e permettergli di godere appieno delle bellezze dei luoghi e degli itinerari (Karl Baedeker): gran parte della buona riuscita del viaggio dipendeva dalle indicazioni fornite proprio dalle guide che consigliavano alberghi, davano indicazioni sui prezzi o sui servizi offerti queste guide venivano realizzate per lo più per gli stranieri che disponevano di scarse conoscenze sui territori al di qua delle Alpi.
- Addetti alla redazione di riviste specializzate nel settore dei viaggi: queste riviste cominciarono ad essere pubblicate dalla seconda metà dell’Ottocento. Prima di allora si potevano consultare delle rubriche dedicate ai viaggi, dove si trovavano mete e motivazioni, osservazioni socio-economiche ed antropologiche che ampliarono le conoscenze: queste rubriche venivano redatte direttamente dai viaggiatori che ne presentava resoconti e rendiconti. Questo dimostrava il costante allargamento di un pubblico ansioso di informazioni nuove e di una società civile alla ricerca di autonome forme di espressione.
Gli stranieri che arrivavano in Italia a metà Ottocento rimanevano solo per qualche giorno nel nostro paese e alcuni di loro realizzarono alcuni diari di viaggio scritti a testimonianza del periodo che trascorsero in Italia. In questi diari ciò che veniva sottolineato del territorio lombardo era:
- Le bellezze del paesaggio;
- Il patrimonio storico;
- Il patrimonio artistico e architettonico.
In particolare a Milano le maggiori attrattive turistiche erano rappresentate da Santa Maria delle Grazie, Sant’Ambrogio, l’Ultima Cena, il Duomo; al di fuori di Milano ma sempre in Lombardia, ritroviamo i luoghi lacustri come Como o il Lago Maggiore con i loro panorami e i loro paesaggi.
Cap. 2 Promesse e illusioni della belle époque
1. Le trasformazioni lombarde
A partire dalla fine dell’Ottocento sono avvenute in Lombardia trasformazioni a livello di strutture economiche, di dotazioni tecnico-produttive e infrastrutturali, di mercato del lavoro e di assetti istituzionali che hanno rimosso le incertezze settecentesche, periodo in cui viaggiare in Lombardia non era cosa agevole.
Le relazioni che infatti la Lombardia aveva intessuto con le regioni vicine, rimossero il timore legato ad una terra ignota; il numero anche degli stessi lombardi in viaggio aumentò sia verso le loro ville, che verso i laghi, che verso le stazioni termali. Iniziò così la storia parallela delle attività produttive tradizionali e delle emergenti iniziative turistiche, anche se entrambe ancora caratterizzate da forti incertezze stagionali.
2. Il caso di Milano e la fortuna lombarda
Milano e più in generale la Lombardia si stavano rendendo sempre più famose all’estero e sempre più aperte nei confronti del continente. Occasioni per raggiungere questo scopo furono le esposizioni industriali a rilievo nazionale ed internazionale, efficaci occasioni di conoscenza delle conquiste della tecnologia.
Un’occasione fu appunto l’Esposizione Industriale del 1881: per la prima volta i prodotti del lavoro di fabbrica in Italia assumevano un senso concreto e l’industria diventava visibile e visibili erano anche i risultati economici del cambiamento in corso.
Le manifatture milanesi furono apprezzate ovunque in Europa, per la loro impronta di buon gusto: il gusto milanese cominciò in una certa misura a fare legge, o almeno ad apparire come un buon interprete del gusto parigino, sul quale si modellerà ancora per lungo tempo la moda. A Milano bastarono pochi decenni per dare slancio a comportamenti innovativi: l’afflusso di gente alle stazioni e all’esposizione industriale non si limitava solamente agli uomini di scienza e di cultura, ma si estendeva anche ad operai ed allievi che venivano a visitare la città industrializzata.
In quegli stessi anni furono anche gli stessi milanesi che visitarono le esposizioni straniere, come ad esempio quella parigina. A fine Ottocento, Milano poté presentarsi come punto di forza del sistema economico nazionale, ridisegnata dalla crescita demografica, dai nuovi mezzi di comunicazione e dai nuovi piani regolatori: per la sua posizione geografica, per la sua ricchezza e per le sue tradizioni, Milano divenne un centro commerciale di prim'ordine.
Anche la struttura alberghiera si metteva al passo con i tempi: nel 1863 aprì l’Albergo Milano e nel 1870 l’Albergo Cavour. In pochi decenni l’offerta alberghiera avrebbe segnato una crescita tale da portare la città, ad inizio Novecento, a disporre di una dotazione tanto consistente da essere preceduta solo da Roma e da superare centri turistici di rilievo come Firenze.
Con la belle époque la città e la regione lombarda nel suo complesso furono interessate da nuovi slanci nel campo delle attrattive complementari all’offerta alberghiera: vennero aperti in città molti nuovi teatri che proponevano un’offerta di spettacoli differenziata e rinnovarono la propria programmazione servendosi delle innovazioni tecniche, proponendosi come occasioni di nuove forme di aggregazione non più solo per privilegiati. La vivacità del momento teatrale era tale da attrarre capitali e lavoro per un gran numero di artisti, artigiani ed operai. È proprio in questo periodo che la Scala pose solidi fondamenti al proprio mito.
Anche in campo musicale Milano venne riconosciuta come l’epicentro dell’incontro tra rinnovamento e tradizione. Altra novità si ebbero nel campo dello sport a livello regionale: vennero costruiti nuovi impianti sportivi (ad esempio l’ippodromo), create società sportive (come quelle per la ginnastica, per l’atletica leggera, per il pugilato, per il tennis, per gli sport invernali).
Una delle associazioni più importanti fu il TCCI (Touring Club Ciclistico Italiano) che dal 1900 divenne il TCI, cioè il Touring Club Italiano: esso si affermò rapidamente su scala nazionale. Queste nuove opportunità in città e nella regione attirarono nuovi potenziali viaggiatori, crearono quindi nuove occasioni di viaggio.
I nuovi viaggiatori richiesero chiaramente strumenti specifici come le guide e le cartine stradali: la prima guida prodotta dal TCCI fu quella del 1895 intitolata Guida-Itinerario dell’Italia e di alcune strade delle regioni limitrofe, in cui veniva descritto lo stato delle strade e delle principali strutture come ad esempio gli alberghi; si trattava quindi di descrizioni aride di strade, senza indicazioni turistiche relative ai motivi di interesse di una località.
Nel 1914 venne pubblicata finalmente la prima guida organica a cura di Bertarelli sulla base del modello tedesco di Karl Baedeker: Guida d’Italia. Tra il 1914 ed il 1929 il Touring pubblicò la Guida d’Italia e delle sue colonie. Tutta questa grande produzione di carte, guide, annuari ed illustrazioni regionali, cercò almeno fino alla metà degli anni Cinquanta, di rispondere alle seguenti domande:
- Che cosa c’è da vedere nel tal posto?
- Come si fa ad andarci?
- Come visitare una città, una regione, salire un monte, scegliere una villeggiatura, combinare un itinerario di viaggio?
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