La prima guerra mondiale
Il periodo precedente alla prima guerra mondiale era stato caratterizzato da una forte globalizzazione, processo che si blocca però a causa della guerra. La prima guerra mondiale inizia come guerra breve, ma diventa poi una lunga guerra di trincea che dura ben quattro anni. Questa fu la prima guerra industriale della storia, in quanto durante vengono utilizzati armi belliche provenienti dalla nuova tecnologia, come i carri armati e i sommergibili: in questa guerra tecnologica prevale il paese che è dotato di un’economia più forte.
Effetti della prima guerra mondiale
- Perdite umane: le perdite umane raggiungono dei numeri mai raggiunti prima; perdono la vita 10 milioni di soldati e 10 milioni di civili, ai quali vanno aggiunti anche i numerosi invalidi e i 20 milioni di civili che muoiono a causa di carestie e epidemie (es. spagnola).
- Forti tensioni sociali: lo scoppio della guerra rompe quegli equilibri che si erano creati nei decenni precedenti. Il fatto che circa 5 milioni di civili lascino il loro posto di lavoro per andare a combattere in guerra porta chiaramente le donne a lavorare, donne che per la prima volta entrano in fabbrica; al termine della guerra, gli uomini superstiti che rientrano nel paese reclamano i loro posti di lavoro, richiesta che genera penuria di alimenti e tensioni sociali. Uno dei risvolti di questa situazione è il mercato nero, nei quale che possiede dei beni li vende ad un costo più alto rispetto a quello stabilito. Queste tensioni sociali sfoceranno poi nel Biennio Rosso (tra il 1919 e il 1920), biennio in cui i contadini occupano le terre che prima della guerra erano state promesse loro in cambio del loro servizio militare, mentre i lavoratori chiedono migliori condizioni per il lavoro in fabbrica (queste tensioni sfoceranno poi nel fascismo).
- Cambiamento della produzione: durante il periodo della guerra, le imprese hanno chiaramente dovuto adattare la loro produzione. Esse infatti iniziano a produrre materiale bellico, dalle armi alle attrezzature alle uniformi, mentre non producono più beni necessari alla popolazione civile; quando si arriva alla fine della guerra la produzione deve essere nuovamente riconvertita in una produzione di tempo di pace e questo sarà un altro difficile passaggio.
- Danni alle infrastrutture: i danni alle infrastrutture, come quelli alle persone, sono ingenti, soprattutto nel continente europeo.
- Crollo del commercio internazionale: con la guerra il commercio internazionale e la globalizzazione si bloccano; questo è per esempio dovuto a blocchi come quello istituito dall’Inghilterra nei confronti della Germania, blocco rotto dagli stessi tedeschi con l’utilizzo di sottomarini. I tedeschi però colpiscono anche una nave americana e questo è l’inizio della guerra tra Germania e USA.
- Disorganizzazione delle relazioni economiche tra paesi: si sottolinea il fatto che l’industria europea esce dal mercato, in quanto esce distrutta dal mercato e non è più in grado di esportare prodotti in Asia o Africa. Le due economie più forti che invece prendono il suo posto sono quella statunitense e quella giapponese: gli USA, per esempio, durante la guerra, producono per l’Europa ciò che precedentemente l’Europa produceva autonomamente; gli USA godono anche del vantaggio che la guerra vera e propria non venga combattuta sul suolo statunitense ma su quello europeo.
- Controlli statali sull’economia: la guerra segna anche la fine del liberismo, in quanto è lo Stato a prendere il comando del paese, anche della produzione: lo Stato è per esempio colui che riconverte l’economia per una produzione bellica, promuovendo quindi la crescita di settori come quello meccanico, siderurgico (armi) e tessile (divise).
- Crisi dell’agricoltura europea: a causa della guerra l’agricoltura europea è entrata in crisi, cosa che stimola però anche l’agricoltura per esempio in Sudamerica. Quando poi però l’Europa torna alla propria produzione originaria, si genera il fenomeno della sovrapproduzione, seguita dalla caduta dei prezzi; successivamente i prezzi, a causa della crisi di sottoproduzione che segue, iniziano ad alzarsi velocemente e si genera il fenomeno dell’inflazione.
Oltre a tutti questi effetti negativi generati dalla guerra, dobbiamo anche ricordare che, per entrare in guerra, ogni stato ha dovuto sostenere degli alti costi e, soprattutto i paesi europei, hanno dovuto chiedere prestiti per sostenere le spese di guerra: i vari paesi hanno iniziato a stampare molta più cartamoneta, cosa che ha chiaramente dato vita ad una fortissima inflazione; questo fenomeno ha messo in crisi il gold standard in quanto la parità esistente prima della guerra ora non si può più reggere.
Problematiche post-belliche
- Crisi economica mondiale.
- Ascesa del nazionalismo tedesco che avrebbe potuto causare ulteriori guerre.
La pace che è seguita alla guerra ha creato paradossalmente nuovi squilibri:
- Squilibrio tra i paesi sconfitti e quelli vincitori: il paese che esce maggiormente sconfitto dalla guerra è la Germania, alla quale sono state addebitate le spese di guerra e ingenti danni di guerra, entrambi molto superiori rispetto al PIL del paese (i tedeschi dovrebbero produrre solamente in vista di ripagare questi danni di guerra, senza consumare nulla, ma chiaramente questo risulta impossibile).
- Cambiamento negli assetti internazionali: l’Impero Austro-Ungarico viene diviso e nascono città libere oltre che chiaramente nuovi stati, come la Cecoslovacchia, la Polonia e la Jugoslavia. La Jugoslavia nasce per esempio dall’aggregazione di regioni appartenenti a stati differenti, ognuno con differenti standard di costruzione di rete ferroviaria. Questi stati non hanno stabilità economica e ognuno chiede la propria autosufficienza.
- Riconversione della produzione industriale: bisogna nuovamente riconvertire la produzione in una produzione di tempo di pace.
- Protezionismo doganale: con la guerra termina l’era del libero commercio e soprattutto Usa e Regno Unito si innalzano barriere doganali in modo da favorire la produzione interna e limitare le importazioni.
La grande depressione
Il paese che alla fine della guerra si trova nelle peggiori condizioni è la Germania. Durante la guerra, i paesi europei hanno contratto forti debiti con gli Usa, debiti che devono essere saldati al termine del conflitto: essi ammontano a circa 20 miliardi. I paesi europei non sono chiaramente in grado di sanare questi debiti e si rivolgono alla Germania, perché questa paghi i danni di guerra in modo tale che i paesi europei possano quindi ripagare gli Usa. La Germania si trova però in uno stato drammatico: la sua economia è distrutta, in più ha perso la sua flotta oltre che aver perso molti territori, come la Polonia, l’Alsazia e la Lorena.
Il paese decide quindi di pagare i debiti contratti tramite l’aumento della cartamoneta emessa: questa tattica causa un cambiamento nei rapporti di cambio e inoltre fa si che anche i salari seguano il fenomeno dell’inflazione che ne deriva. I prezzi continuano a cambiare a salire sempre di più anche nella stessa giornata, tanto che addirittura lo stipendio veniva pagato più volte al giorno. Questo porterà ad una crisi dei ceti medi che risultano rovinati e un boom dei partiti estremisti.
Nel 1924 tutto sembra tornare alla normalità, tranne invece per il Regno Unito, paese che decide invece di tornare al gold standard: la sterlina viene quindi sopravvalutata e i prodotti inglesi risultano meno esportati in quanto meno competitivi, mentre questo tipo di mercato attira prodotti che arrivano dall’estero.
In questo periodo si assiste anche alla diffusione di nuove tecnologie che interessano sia i prodotti, ma soprattutto i processi per realizzarli: parliamo quindi di Taylorismo e di Fordismo che conducono ad una produzione di massa. Con questa nuova tecnologia si produce però di più di quanto la popolazione possa permettersi di comprare: questo genere una crisi si sovrapproduzione.
In questo periodo assistiamo anche ad uno spostamento di risorse dall’agricoltura all’industria. Il 1929 è poi l’anno della Grande Depressione che si genera dagli Usa e che trascina con sé anche il continente europeo, in quanto strettamente legato a quello americano: il PIL dei 16 maggiori paesi industrializzati cala del 17%.
Nel frattempo si aveva assistito ad un boom in borsa: i prezzi delle azioni continuano a salire rapidamente e ci si convince che continueranno ancora a crescere; proprio per questo motivo la gente inizia a chiedere anche prestiti per acquistare azioni. Intanto la produzione di auto negli Usa inizia a calare e il valore delle azioni continua invece a salire: in questo modo si giunge ad una situazione in cui il valore delle azioni non ha nulla a che vedere con il valore contabile invece delle aziende. Questi segnali vengono però ignorati e si giunge rapidamente alla situazione contraria, in cui il valore delle azioni precipita velocemente e in circa un anno la ricchezza cumulata in molti anni sparisce: tutti iniziano a vendere le loro azioni a prezzi sempre più bassi, facendo quindi crollare il commercio internazionale e facendo crescere in modo esponenziale il numero dei disoccupati. Nel frattempo fallisce anche una banca austriaca, la banca più grande dell’Europa centrale. Questo genera un panico generale nell’Europa centrale: chi ha depositato il proprio denaro in banca lo ritira, mentre le banche chiaramente falliscono in quanto non sono più in grado di restituirli.
Nonostante i debiti di guerra vengano annullati, la situazione non si risolve. In Inghilterra crolla il gold standard e il valore di ogni moneta cambia, dando origine a della crisi negli scambi: ci sono paesi che decidono di svalutare la propria moneta in modo da rendere i loro prodotti più competitivi sul mercato e ridurre le importazioni.
Conseguenze della crisi
- Aumento del ruolo dello Stato nell’economia: inizialmente questo intervento è un intervento di emergenza; si riduce il liberismo e aumenta l’influenza dello Stato. Per esempio in Italia viene istituito l’IRI (Istituto Ricostruzione Industriale) che si trova a possedere circa il 30% delle s.p.a. italiane, che passano direttamente sotto il controllo dello Stato. Questo sistema viene adottato per evitare un ulteriore crollo dello Stato.
- Politica di investimento in settori strategici.
- Risanamento del debito e pareggiamento della bilancia: in questo punto rientrano anche i sussidi di disoccupazione concessi dallo Stato in questo periodo.
Cap. 6 crisi e depressione
La Grande Depressione che seguì la prima guerra mondiale fu la peggiore crisi mai attraversata dall’economia mondiale. Essa colpì infatti quasi tutti i paesi, sia quelli più avanzati dell’Europa occidentale e degli Stati Uniti che quelli meno sviluppati, fino a quelli sottosviluppati.
Manifestazioni della depressione
- Caduta dei prezzi azionari.
- Caduta dei prezzi a livello mondiale.
- Caduta della produzione.
- Declino della produzione industriale e agricola.
- Aumento del numero dei disoccupati.
- Contrazione dei salari.
- Contrazione dei mercati di materie prime e generi alimentari.
- Problemi nei cambi internazionali (a livello di valute).
Chiaramente le conseguenze della crisi furono la fame, l’aumento della mortalità, l’apatia, la disperazione, oltre che l’aumento dei reati; tutte condizioni che incoraggiavano il radicalismo politico.
Il mondo fu colto impreparato dalla Grande Depressione: nessuno, nemmeno nei paesi in via di sviluppo, aveva il sentore di ciò che sarebbe accaduto e fu proprio a causa di questa impreparazione che la crisi generò una grave sfiducia nei confronti del sistema capitalistico e dell’economia mondiale liberista. La crisi ebbe inizio nel “centro” industriale dell’economia mondiale, cioè negli Stati Uniti, ma si propagò poi, provocando la caduta del prodotto nazionale lordo dei maggiori 16 paesi industrializzati del mondo del 17%. La crisi portò ad un processo di impoverimento generalizzato. La disoccupazione era ad esempio un fenomeno che cresceva molto rapidamente: i disoccupati si recavano all’ufficio di collocamento nella remota speranza di trovare un lavoro di qualsiasi genere, ricevevano sussidi di disoccupazione. Poco a poco la povertà colpì anche le case della borghesia e il cibo ottenne la massima importanza su ogni altra esigenza, compresa l’igiene.
1. Le cause
Non si sono ancora individuate delle cause che hanno portato alla crisi. Alcune di queste potrebbero essere ad esempio la sovrapproduzione e le politiche monetarie, commerciali e creditizie poco illuminate.
2. I paesi sviluppati
Gli Stati Uniti erano il “centro” industriale dell’economia mondiale e fu proprio da questo paese che la crisi trasse origine. L’economia americana aveva dato segni di debolezza già prima del 1929: il settore delle abitazioni e dei beni di consumo durevoli aveva visto diminuire la sua domanda; i redditi nel settore agricolo avevano smesso di crescere. Inoltre, i rialzi straordinari del mercato della Borsa Valori di New York avevano prodotto speculazioni che culminarono nel crollo della Borsa nel 1929, quando ormai però la depressione era già cominciata.
La crisi economica negli Stati Uniti coinvolse poi però anche l’Europa, in quanto questa era fortemente dipendente dai crediti americani, dipendenza che caratterizzava anche i paesi più industrializzati, tra i quali soprattutto la Germania. Sullo sfondo troviamo infatti il cosiddetto ciclo del debito, cioè un triangolo di rapporti debitori tra Germania, gli alleati europei e gli Stati Uniti: la Germania aveva infatti bisogno dei capitali americani per sanare i debiti di guerra, ma il capitale americano veniva anche distribuito ai vari paesi europei; quando l’afflusso di capitali provenienti dagli Usa cessò, anche gli europei cessarono il flusso in uscita dei loro capitali e richiamarono addirittura in patria i loro investimenti all’estero.
Il settore bancario in America aveva dei punti deboli, come il fatto di essere costituito da una moltitudine di piccole banche con capacità e riserve limitate, che in caso di crisi dovevano esigere la restituzione dei crediti concessi se volevano sopravvivere. Così i paesi europei videro sparire i loro crediti esteri: i prestiti esteri americani si azzerarono e le banche americane intensificarono le loro richieste di restituzione dei prestiti più consistenti.
Altro punto a sfavore dei vari paesi fu la mancata cooperazione tra le banche centrali dei vari paesi. In particolare la Germania si trovò in una grave situazione: questo paese doveva infatti trasformare il capitale ricevuto dagli Stati Uniti in denaro per le riparazioni di guerra; inoltre in Germania i prestiti esteri a breve termine venivano convertiti più spesso che altrove in risorse industriali durevoli. Chiaramente il ritiro improvviso dei capitali affluiti poteva significare guai seri per le banche tedesche; addirittura si arrivò al crollo della principale banca austriaca all’affermazione da parte del cancelliere tedesco Bruning, secondo cui la Germania non era in grado di continuare a pagare le riparazioni di guerra. Le banche richiamarono indietro il capitale che avevano investito nell’attività imprenditoriale e il governo tedesco fu costretto a intervenire a sostegno delle banche acquistando titoli. Dalla Germania la crisi si propagò anche in Inghilterra, in cui il parlamento dovette sospendere l’obbligo della Banca d’Inghilterra di cambiare sterline in oro e decise l’abbandono del gold standard (esempio poi seguito da molti altri paesi tra cui gli stessi Stati Uniti) e la svalutazione della propria moneta nella speranza di potersi assicurare un vantaggio competitivo sui mercati mondiali.
Questa crisi in origine americana colpì l’Europa in un momento delicato per il nostro continente: la domanda interna era insufficiente, i tassi di disoccupazione erano relativamente alti, c’erano problemi di integrazione internazionale dei capitali. Tutto ciò aveva già prodotto una situazione economica instabile. Le imprese prevedevano un’ulteriore contrazione delle vendite e dei profitti; questo avrebbe chiaramente portato ad una crisi di sovrapproduzione, che avrebbe portato poi ad una riduzione degli investimenti, della produzione e del numero degli addetti, portando così infine ad una sottoproduzione. Nel 1932 la situazione europea era desolante.
3. I paesi meno sviluppati
La maggioranza dei paesi meno sviluppati dipendeva ancora sostanzialmente dalla produzione di materie prime e di generi alimentari che erano destinati all’esportazione verso i paesi più sviluppati, anche se l’attività industriale si stava espandendo. La depressione dei paesi sviluppati si propagò rapidamente nel sud d’Europa, nei paesi in via di sviluppo del Terzo Mondo e nei paesi di recente industrializzazione (Giappone, Australia, Canada, Nuova Zelanda). I paesi maggiormente colpiti dalla depressione furono America Latina, Africa e Asia. Più che altro queste sono zone agricole che vennero colpite dal fenomeno della pauperizzazione, mentre il fenomeno della disoccupazione colpì soprattutto il Giappone, l’Australia e il Canada. Le esportazioni erano chiaramente un fattore particolarmente importante per questi paesi in quanto il loro sviluppo dipendeva dall’afflusso di capitali esteri; in questo periodo si assistette però ad una forte contrazione della domanda.
I motivi di questa contrazione furono diversi: le materie prime naturali venivano sostituite da materiali sintetici che venivano prodotti direttamente nei paesi industrializzati.
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