Unità 11. La storia economica: considerazioni preliminari
Con il termine storia economica si deve intendere non solo la narrazione dei fatti economici, ma anche la storia di uomini e di istituzioni oltre che delle strette relazioni tra istituzioni e vicende economiche e tra queste ultime e le vicende sociali, politiche e culturali (Cipolla).
Definizione e metodologia
La definizione qui proposta di storia economica suppone un oggetto, il fatto economico, ma prevede anche un atteggiamento metodologico e intellettuale, l’applicazione di una problematica di tipo economico alla ricostruzione dei fatti economici. Lo storico, nel tentativo di ricostruire la realtà economica del passato, cerca di comprenderla e spiegarla.
Il compito primo dello storico resta quello di accertare i fatti accaduti nel passato. Le elaborazioni teoriche dell’economia possono fornire un aiuto nella fase di impostazione dell’ipotesi di lavoro, nell’analisi dei dati e nella formulazione delle conclusioni.
L'incontro tra storia ed economia
Nella stessa disciplina ritroviamo due orizzonti, quello storico e quello economico, ma qual è l’utilità di questo incontro? Per capirlo ci avvaliamo dell’aiuto dell’economista austriaco Schumpeter che propone tre affermazioni:
- Utilità della conoscenza storica nel corredo dell’economista: solo la conoscenza del passato può dare il senso della continuità e del cambiamento che sono sostanza della vita economica; si comprende che anche i fatti dell’economia, immersi nel flusso della storia, si svolgono in situazioni e in contesti che non sono mai esattamente duplicabili né nello spazio né nel tempo;
- Non si può sperare di comprendere i fatti economici senza un’adeguata padronanza dei fatti storici e senza un adeguato senso storico: anche per l’economista è indispensabile avere cognizione del senso storico per potersi applicare in modo critico all’analisi delle situazioni contingenti, misurate non solo in sé ma anche all’interno dei processi storici di cui sono parte; oggi una ricostruzione del passato che trascuri gli aspetti economici non è più credibile; la storia economica diventa quindi uno strumento che ci mette nella condizione di poter anticipare i problemi, percepire in anticipo le tendenze, guidare i fatti e non farci guidare da questi;
- Interdisciplinarietà: l’analisi storica non può essere solamente economica, ma riflette anche i fatti che non sono puramente economici; questa caratteristica della storia economica è l’invito alla collaborazione con gli altri ambiti di ricerca.
La storia economica come disciplina
La storia economica è una disciplina giovane: nel XVII-XVIII, soprattutto in Francia e Inghilterra, cresce l’importanza del ruolo assegnato al fattore economico; gli economisti in seguito hanno seguito piste di ricerca cui la storiografia non poteva più dare alcun apporto; occorre arrivare ad Ottocento inoltrato e ai primi decenni del Novecento per rintracciare un rilancio del metodo storico nello studio dei fenomeni connessi alle origini e all’affermazione del processo di industrializzazione.
Arnold Toynbee: ha fatto ricorso al termine “rivoluzione industriale” per definire le trasformazioni economiche inglesi (Rivoluzione industriale: per rivoluzione industriale si intende l’unico caso di industrializzazione che ha avuto caratteri rivoluzionari in quanto “originario e costitutivo” dei comportamenti economici e sociali connessi con il sistema produttivo industriale, il caso inglese. Il fattore più significativo per la rivoluzione industriale è il PIL pro capite che è connesso ad un alto tasso di sviluppo e cambiamenti di ordine strutturale. Industrializzazione: si intendono le esperienze di superamento della società preindustriale avvenute dopo la rivoluzione industriale inglese, il cui nucleo centrale è costituito dalla comparsa, dal consolidamento e dalla diffusione di un assetto materiale del settore secondario fondato sull’industria e sulla sua cellula fondamentale, la fabbrica);
Quello del 1930 (1929: crollo della Borsa di New York) è il periodo che consentì alla storia economica di consolidarsi come disciplina scientifica autonoma: l’occasione arrivò poi negli anni ’50 quando gli economisti riscoprirono interesse per i problemi relativi alla crescita economica e allo sviluppo (stesso terreno su cui da tempo lavoravano gli storici).
Il compito della storia economica
Il compito della storia economica è quello di mettere a disposizione della teoria il maggior numero possibile di esperienze storiche e di sostenere l’acquisizione del senso del divenire e del mutamento. Spetta poi all’economista scovare tra i materiali del passato quanto può tornargli utile per sostenere le proprie argomentazioni.
Linea interpretativa sull'industrializzazione
Esistono due linee interpretative in merito all’industrializzazione:
- La prima linea interpretativa attribuisce le ragioni dello sviluppo alla forza del mercato e fa prevalere i fenomeni economici;
- La seconda linea interpretativa individua nell’industrializzazione il consolidamento di una società a base capitalistica e il frutto di comportamenti sociali, politiche ed economie.
A queste due linee interpretative corrispondono due linee storiografiche che evidenziano le diverse modalità di definizione della disciplina:
- New Economic History: questa linea storiografica ha posto l’accento sulle valutazioni quantitative e sul riconoscimento della relazione tra misurazione e teoria; gli studi di questa linea scontano i limiti esplicativi che derivano dalla trasposizione nella storiografia delle rigidità tipiche dei modelli teorici, i quali per loro natura studiano i fatti economici quantificabili e per loro necessità si devono riferire s un numero dominabile di variabili; l’analisi storica non può essere altrettanto precisa perché, per spiegare i fatti economici deve metterli in relazione con i fattori non economici in un unico fluire di molteplici variabili nel tempo storico;
- La scuola della “Annales”: è la scuola che nasce dagli studiosi che si riuniscono attorno alla rivista francese “Annales d’histoire économique et sociale” che hanno sostenuto l’opportunità di dare luogo ad un grande sforzo collaborativo interdisciplinare della ricerca storica con la geografia, la sociologia, la psicologia, etc. al fine di ricostruire il passato dell’attività umana in tutta la sua estensione. Introdotta da Braudel, particolarmente significativa è la scomposizione del tempo storico in tre diversi ritmi cui si connettono tre diversi piani dell’esistenza collettiva.
Definizioni economiche
Crescita economica: miglioramento di ordine quantitativo, rilevato da indicatori economici quali l’aumento del reddito pro capite.
Sviluppo economico: per sviluppo economico si intende un processo evolutivo di ordine strutturale comprensivo di una rilevante crescita quantitativa e del miglioramento delle componenti qualitative che interessano l’economia, la società, le istituzioni, la cultura.
Modernizzazione: il termine modernizzazione può essere inteso come un determinato tipo di cambiamento sociale le cui premesse datano nell’età moderna ma i cui caratteri derivano dagli effetti della rivoluzione industriale inglese e dalla rivoluzione politica francese e americana.
Nel 1972 Franklin Mendels ha proposto di interpretare le prime fasi del processo di industrializzazione dedicando maggiore attenzione al contesto sociale e istituzionale in cui ha preso forma la società industriale. Mendels considera l’industrializzazione come la seconda fase di un processo che matura nell’humus dell’industria rurale. La prima fase invece riguarda il lungo periodo storico in cui un crescente numero di lavoratori rurali tende ad assorbire la sottoccupazione e ad integrare il reddito familiare tramite il lavoro a domicilio. Questa è la fase che solitamente viene definita preindustriale e che invece Mendels definisce fase protoindustriale per indicare un preciso modello di sviluppo che considera la diffusione dei lavoratori rurali come l’inizio di un processo di ampliamento delle relazioni di mercato da cui deriva la modifica dell’economia agricola e l’instaurarsi di nuove norme demografiche: il reddito della famiglia contadine inizia a risultare dalla somma dei proventi derivanti dall’agricoltura e da quelli derivanti dall’attività manifatturiera a domicilio, le aumentate disponibilità di reddito favoriscono una crescita demografica.
Una vocazione europea
La storia dell’industrializzazione è stata una storia eminentemente europea, non solo in quanto la rivoluzione è avvenuta in Inghilterra e si è poi diffusa in Europa occidentale, ma anche perché durante l’età preindustriale, tra medioevo ed età moderna, è stata l’Europa ad aver accumulato una progressiva dotazione di risorse tale da costituire un elemento differenziale rispetto alle aree extraeuropee ancora prima della comparsa dell’industria moderna.
Si parla così di vocazione europea e di genio europeo: queste due espressioni fanno riferimento allo sviluppo apparentemente miracoloso che ha interessato l’Europa e che è in realtà dovuto alla somma di condizioni ambientali, comportamenti individuali e azioni collettive sviluppatasi in molti secoli e che hanno permesso il superamento dell’Ancien Régime (Ancien Régime: espressione utilizzata per la prima volta durante la Rivoluzione francese per intendere le istituzioni politiche pre-rivoluzionarie e che è stata poi estesa alla società e all’economia).
In Europa dobbiamo ricordare anche la nascita di un sistema capitalistico, che si è poi imposto anche negli altri continenti. Per capitalismo intendiamo il complesso assetto delle istituzioni economiche che hanno preso forma a partire dai processi collettivi e dalle azioni individuali nati dall’affermazione commerciale e industriale dell’Europa occidentale. L’imperialismo, che nasce in associazione con il capitalismo, tende ad evidenziare la relazione di sfruttamento da parte dei paesi capitalisti nei confronti dei paesi economicamente meno sviluppati.
Fattori della vocazione europea
- Eurocentrismo: abbiamo già visto come l’Europa sia stata al centro di questa storia dell’industrializzazione;
- Crescita estensiva: il continente europeo cominciò a progredire in modo estensivo, nel senso che una crescente popolazione mise a coltivazione una crescente estensione di terra, anche quella terra che prima era incolta, gli insediamenti si diffusero anche dove prima non erano presenti, il numero delle città crebbe, le tecnologie segnarono consistenti progressi. Pur trattandosi di un’espansione senza grandi innovazioni, aprì ad una grande accumulazione di capitale, di lavoro e di esperienze tale da consentire la creazione di una massa critica che avrebbe poi portato all’industrializzazione. I ritmi di cambiamento furono quasi impercettibili, fino a quando l’Europa non si rese competitiva nei rapporti commerciali con i paesi orientali che risultavano incompatibili con il capitalismo: i paesi orientali infatti hanno opposto al capitalismo una serie di ostacoli di ordine sociale comprensibili solo valutando la stabilità di questi sistemi, anche se non capitalistici, in grado comunque di produrre, risparmiare, cumulare e impiegare capitale: la crescita precoce di questi imperi d’Oriente aveva favorito il congelamento dell’incremento del reddito, con l’affermarsi di gerarchie autoritarie fortemente oppressive;
- Dominio del mare: l’Europa era ormai diventata l’area più sviluppata del mondo dal punto di vista produttivo e tecnologico. Essa era anche stata in grado di costruirsi delle nuove vie sul mare: la cantieristica europea produsse navigi in grado di vincere i mari e la manifattura delle armi consentì alle marine europee di vantare una potenza insuperabile in molte parti del mondo. La superiorità sui mari permise all’Europa di creare una propria rete commerciale su lunghe distanze anche di quei beni di consumo e di beni capitali;
- Rivoluzione dei prezzi: per rivoluzione dei prezzi si intende quel processo cinquecentesco di inflazione che fu determinato dall’afflusso di metalli preziosi provenienti dal Nuovo Mondo e si sostenne sulla crescita demografica e sullo sviluppo delle città; con l’aumento della circolazione dell’oro e dell’argento, questi due metalli iniziano a perdere valore, così che iniziò a perdere valore anche la moneta e i prezzi aumentarono: questo fenomeno deve però essere considerato come positivo, in quanto fu un fenomeno lento, secolare, che fece aumentare la moneta in circolazione, oltre che la domanda e l’offerta;
- Attitudini innovative: l’Europa ebbe l’occasione di manifestare le proprie attitudini innovative, cosa che implicava aspetti soggettivi, come l’atteggiamento di ricerca, l’esplorazione, la sperimentazione, il rischio finanziario; questi comportamenti innovativi consentirono di cogliere opportunità di investimento in tutti gli ambiti della vita economica, coinvolgendo fattori come il capitale, il lavoro, le risorse;
- Ruolo delle istituzioni: l’Europa poté contare sulla presenza di istituzioni politiche che non interferirono in modo determinate nei processi di crescita e fu così possibile contenere gli arbitri del potere. In Europa i governi fornivano servizi di pubblica utilità, intervenendo per esempio contro le calamità o sui mercati, indirizzando le derrate verso le aree sprovviste, riducendo quindi le tensioni sociali sui prezzi e i rischi di carestia. Dal punto di vista istituzionale non va sicuramente trascurato il ruolo di politiche e scuole economiche come il mercantilismo (prassi economica che individua nel commercio internazionale il mezzo principale per accrescere il patrimonio dello Stato: il sovrano si deve quindi impegnare a difendere le ricchezze che entrano nel Paese e impedire che queste escano; il mercantilismo è associato ad una politica protezionista che deriva da un forte antagonismo commerciale) e la fisiocrazia (la scuola di pensiero che prende atto delle variazioni intervenute durante l’età moderna e restituisce centralità all’attività produttiva, considerandola come la fonte della ricchezza);
- Il criterio organizzativo: mentre nei grandi sistemi orientali spettava al potere centrale regolare i rapporti economici, in Europa invece prende forma un nuovo criterio organizzativo che subentrò al sistema feudale. Il nuovo criterio è l’economia di mercato che induce un gran numero di persone a rivolgersi a comuni obiettivi;
- Autonomie delle sfere sociali e libertà: la società europea è sempre stata una società più libera rispetto ad esempio alla società orientale e questa autonomia ha permesso di compiere scelte meno condizionate dalle istituzioni;
- Risorse europee: se ci si fermasse a considerare le risorse materiali disponibili in natura in Europa, allora non troveremmo nel nostro continente una situazione eccezionalmente diversa da altre aree extraeuropee; dobbiamo quindi specificare cosa si intende quando si parla di risorsa economica, ovvero non un dato materiale più o meno disponibile all’attività produttiva, ma il rapporto costituito tra patrimonio naturale e livello di specializzazione organizzativa e tecnologica esistente in una situazione storica definita; da questo rapporto scaturisce la possibilità di individuare, rendere fruibili e utilizzare gli elementi che la natura offre e nasconde. La combinazione quindi dei beni naturali, capacità umane e attitudini organizzative presenti nella società ha consentito di soddisfare sempre più efficientemente i bisogni individuali e di accrescere il benessere economico collettivo.
Strutture tradizionali e vita economica
Quando si parla di struttura si fa riferimento alla definizione che ne dà Chaunu, che intende ogni cosa che in una società o in un’economia duri sufficientemente a lungo perché il suo movimento sfugga all’osservatore ordinario. Secondo Braudel invece, la struttura è connessione tra fenomeni di specie differente ma simultanei, ancora di più una realtà che il tempo stenta a logorare e che porta con sé molto a lungo.
Il sistema preindustriale
Il primo dato strutturale della società preindustriale che dobbiamo considerare è il movimento demografico, ovvero l’aumento di popolazione dovuta a due ordini di fattori: il movimento naturale, determinato da componenti biologiche come natalità, mortalità, nuzialità; il movimento sociale, determinato dalla mobilità della popolazione per fenomeni come l’emigrazione, l’immigrazione, l’inurbamento.
Il continente europeo si stava popolando anche se in modo estremamente differenziato e questa crescita plurisecolare della popolazione era il risultato di un movimento demografico naturale: quando tutti gli Stati europei stavano aumentando la loro popolazione, paesi come la Spagna e il Portogallo la diminuirono, mentre paesi come l’Italia, la Germania e i Balcani ristagnarono.
In tutta questa situazione osserviamo una maggiore vitalità della popolazione delle campagne che spiega i numerosi movimenti migratori sia verso i centri abitati che verso nuove terre da colonizzare; inoltre in condizioni normali i tassi di mortalità sono inferiori ai tassi di natalità, il che consentiva alla popolazione di crescere.
Dobbiamo però sottolineare il fatto che anche in situazioni ordinarie, il tasso di aumento della popolazione era soggetto a tensioni di natura endemica, evidenziate dall’alto tasso di mortalità, soprattutto infantile e giovanile, che riduceva la speranza di vita (o vita media) a non più di trent’anni, dove per speranza di vita si intende il numero medio di anni di vita residui per una data età.
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