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Premessa

La storia economica è composta dalla storia che si occupa di analizzare fatti concreti, utilizzando tutte le variabili e facendo riferimento a un lungo periodo, e dall’economia che si occupa di analizzare concetti o teorie, cercando di ridurre le variabili utilizzate e facendo riferimento a un breve periodo.

L'industria moderna

Con il termine rivoluzione industriale vengono indicati gli ultimi decenni del '700 e i primi decenni dell'800. Nel corso di questa trasformazione chiamata "nascita dell'industria moderna" si possono distinguere delle caratteristiche che differenziano l'industria moderna da quella premoderna: l'introduzione di nuove fonti di energia come i combustibili fossili, infatti ci fu la sostituzione della legna con il carbon fossile come combustibile e l'introduzione della macchina a vapore in varie tipologie di industrie, l'uso di macchine azionate da energia meccanica per eseguire compiti prima svolti più lentamente da uomini o animali o che non erano mai stati svolti. Inoltre ci fu un incremento dell'uso dell'energia idraulica e l'utilizzo di materiali che normalmente non si trovano in natura.

La rivoluzione industriale

Per rivoluzione si intende la nascita di un nuovo modo di produrre che ribalta la società, che vide l'introduzione di macchine ad energia meccanica nell'industria tessile, l'innovazione delle macchine a vapore e il trionfo del sistema di fabbrica nel processo di produzione e la nascita di un nuovo ordine sociale. Con la rivoluzione industriale ci fu un incremento dell'urbanizzazione, ovvero le persone che vivevano in città, e delle persone che lavoravano in industrie.

La rivoluzione industriale ebbe diverse variabili: il tempo, ovvero la cronologia, lo spazio, ovvero la dimensione dei paesi in cui ci furono i processi regionali, il mercato sia del lavoro che del capitale investito in tecnologie, l'uomo e in particolare la demografia, la psicologia e la fisiologia e le istituzioni, quindi le dinamiche politiche e sociali.

L'Inghilterra fu il primo paese ad industrializzarsi e raggiunse livelli di industrializzazione pro capite maggiori dell'Europa e del mondo intero mentre il terzo mondo aveva dei livelli bassissimi (in quanto i paesi che trainano aumentano rapidamente mentre gli altri rimangono indietro e non evolvono). La rivoluzione industriale interessò l'Inghilterra mentre l'industrializzazione spiega come quel processo ha portato ricchezza altrove tramite diversi percorsi arrivando a una società industriale che interessò tutta l'Europa. Con essa ci fu uno sviluppo economico, ovvero un cambiamento qualitativo progressivo della società, e una crescita economica, ovvero un cambiamento quantitativo misurabile. Lo sviluppo più la crescita danno vita alla modernizzazione.

Quando è nata la rivoluzione industriale?

1740, 1760, 1780, 1800, 1830, 1851.

Gli storici affermano tra il 1740 e il 1780, così hanno deciso di fare una media tra le due date ponendo l'inizio al 1760 perché legato a fattori scatenanti. Le altre date rappresentano delle fasi:

  • 1° fase: 1760-1800
  • 2° fase: 1800-1830
  • 3° fase: 1830-1851

Secondo Nef, ovvero un esponente della corrente di storici che sottolinea i cambiamenti che portarono all'industrializzazione, si deve partire dall'anno della Magna Carta (1200) per poi passare al 1700, dove ci fu una rottura e un cambiamento dell'Inghilterra. Nel 1740 cominciano a mettersi in moto alcuni indicatori come la popolazione e l'aumento dei redditi mentre nel 1780 il cambiamento inizia ad accelerare; il PIL passa da una crescita dello 0,5% all'1,5% annuo. Nel 1851 l'Inghilterra è un paese industrializzato e si mette in mostra al resto del mondo attraverso l'Esposizione universale di Londra, che è un simbolo dell'industrializzazione.

Analizzando le tre fasi si può dire che nella prima ci furono pochi cambiamenti, gli indicatori cambiano lievemente e siamo nell'era del cotone; nella seconda gli indicatori aumentano relativamente come più PIL, popolazione, produzione industriale, lavoro, capitale e calo dei prezzi; nella terza si giunse a un culmine della produzione, alle ferrovie e agli anni della meccanica.

Interpretazioni e teorie

La rivoluzione industriale è stata letta con interpretazioni monocausali, ovvero c'è un fattore preponderante che spiega gran parte della rivoluzione anche se questo fattore in altri ambiti non ha portato allo stesso esito. È stata definita come una successione di innovazioni (ovvero invenzioni che vengono applicate e si diffondono) e invenzioni (nuove tecniche).

Ci sono state anche interpretazioni più complesse, ovvero che più fattori vengono presi in considerazione e da ciò si deduce che la rivoluzione industriale è stato un evento irripetibile e unico e ci fu il Crogiolo, ovvero che diversi fenomeni si fondono e interagiscono tra loro per creare qualcosa di nuovo.

La prima teoria è quella di Pollard che analizza un modello di interazione spaziale, ovvero anziché guardare l'intera Gran Bretagna, vedere le singole regioni e scoprì che poche aree inglesi riuscirono ad industrializzarsi e rimanerci, altre aree hanno dovuto cambiare settore, altre non sono riuscite a proseguire (deindustrializzazione) e infine altre non si sono mai industrializzate. Per esempio lo Yorkshire e il Lancashire sono zone industrializzate per sempre perché rimasero legate al cotone, a nord si puntò prima al carbone, poi all'industria bellica, mentre a sud quindi la Cornovaglia iniziò ad industrializzarsi ma non riuscì a proseguire. Perciò in Inghilterra ci sono diverse aree dove si producono diversi materiali e dove ci si comporta diversamente nei confronti dello sviluppo. Da questo contesto si estranea Londra che è la più grande città europea del 1600 con una crescita demografica dovuta all'immigrazione che necessita di cibo, acqua, carbone e altri materiali, ma tutto ciò è complicato a causa della limitazione dei mezzi di trasporto.

La seconda teoria è quella di Wrigley, ovvero la teoria della sovrapposizione delle risorse mettendo in mezzo il tempo. Ci sono due diverse economie che conseguono: l'economia organica, quindi legata alla terra e alla produzione agricola, e l'economia minerale, quindi legata a materie prime come il ferro e a fonti di energia come il carbone, un'economia che si basa sulla disponibilità di risorse, di nuove fonti energetiche e dell'inventiva dell'uomo come la macchina a vapore. Questo passaggio dall'economia organica a quella minerale porta ad un aumento dei redditi.

Perché la rivoluzione industriale è avvenuta in Inghilterra e in Europa?

Nel corso dell'anno 1000 l'Europa era la periferia del mondo, non era avanzata ma lo sviluppo economico gli permise di conquistare colonie e 700 anni dopo parte l'industrializzazione. Questo perché si sono accumulati una serie di comportamenti e fenomeni che hanno poi portato alla rivoluzione industriale. Dovuto anche alle favorevoli condizioni geografiche (coste per il commercio, le colonie e il loro sfruttamento anche se non c'è sempre stata una correlazione tra le colonie e lo sviluppo industriale come nel caso della Spagna, ma è grazie allo sviluppo economico che è possibile conquistare colonie, infatti l'Inghilterra non ha inizialmente molte colonie).

Nel 1700 l'Europa occidentale ha alcune caratteristiche distintive: si diffondono le manifatture ovvero le persone si riuniscono in uno stesso luogo per lavorare, per esempio le fabbriche, e cambia la figura del mercante perché anche i contadini vengono inseriti nel mercato.

Al contrario, altri paesi come per esempio la Cina avevano tutte le basi per una rivoluzione industriale, infatti avevano inventato la carta, la polvere da sparo, la bussola, ma nel 1436 decisero di far affondare la flotta perché era già moderna e innovata e di non aprirsi al resto del mondo restando con un impero guidato da un sovrano assoluto. Gli arabi, invece, innovano la stampa per diffondere la cultura, ma il sultano la blocca e si chiude come la Cina.

Ecco perché si può parlare di vocazione europea: ci fu una lenta espansione dall'anno 1000 con processi di innovazione tecnologica come il dominio sui mari (1500) che portò al commercio delle spezie, dei minerali e dopo anche dei beni di uso comune e migliora anche la costruzione di navi; ci fu una rivoluzione dei prezzi perché il colonialismo attuato dalla Spagna porta ingenti risorse (metalli preziosi) in Europa e per questo ci fu un aumento dei prezzi causato dall'inflazione che porteranno al declino della Spagna; si diffondono capacità di cogliere opportunità innovative perché la società è più aperta. Si può parlare perciò di una nuova logica di mercato con più autonomia chiamata capitalismo che si basava su attitudini innovative di una società le cui istituzioni lasciavano maggiori libertà. Infatti queste istituzioni non interferiscono sullo sviluppo economico e iniziano ad occuparsi di servizi pubblici. In questo contesto di autonomia e libertà il mercato si diffonde il mercato. (Ci furono però momenti casuali come la peste del 1348 che portarono ad una carenza di manodopera nelle campagne e ad una rivoluzione dei servi della gleba che diminuirono e portò all'abolizione dei feudatari nell'Europa dell'Ovest.)

La Gran Bretagna era avanti rispetto all'Europa perché aveva istituzioni più rappresentative attraverso la monarchia costitutiva, maggior potere al Parlamento e teneva conto degli interessi della popolazione.

Fattori della rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale in Inghilterra è dovuta a una somma di cambiamenti di struttura quali la popolazione, l'agricoltura, l'industria e i trasporti.

Popolazione

Per quanto riguarda la popolazione si parla di rivoluzione demografica, ovvero un miglioramento delle condizioni di vita e un aumento della domanda. Ciò è dovuto a un movimento naturale (natalità, mortalità, nuzialità) e a un movimento sociale (emigrazione e immigrazione). Infatti dal 1500 al 1700 ci fu un aumento della popolazione del 40%, ma non fu un aumento eccessivo a causa di catastrofi demografiche come epidemie, carestie e guerre. Il popolo da un seme ricavava due o tre semi e a causa delle carestie che duravano anni, oppure dei mercenari che distruggevano tutto, dovevano ricominciare da capo. Perciò si parla di crescita lenta e reversibile, ovvero che può crollare mentre al contrario quando la società si industrializzò la crescita divenne irreversibile e ciò accadde soprattutto in Inghilterra.

Qui la crescita demografica fu continua e l'andamento demografico era positivo se vi era un aumento delle risorse nel territorio (ciclo popolazione-risorse). Durante la fase preindustriale vi era un rapporto 2:8 o 3:7, ovvero che 7/8 persone dovevano lavorare per poter mantenere se stesse più 2/3 persone e di conseguenza se l'agricoltura non migliora la popolazione non cresce.

Secondo Malthus il rapporto tra la popolazione e le risorse dipendeva dai cereali, ovvero che se le risorse aumentavano (in particolare i cereali) andava a vantaggio della popolazione.

Secondo il meccanismo malthusiano: se le risorse invece non bastano, diminuisce il pro capite, i matrimoni vengono fatti più tardi, si hanno meno figli e più morti. Poi le risorse tornano a pareggiare e ricomincia la crescita della popolazione. Se ci sono più cereali calano i prezzi, si acquista di più e si crea un mercato.

Con l'aumento demografico c'è una nuova dislocazione delle persone in Inghilterra, ovvero che si spostano nelle città perché c'è più lavoro. Dal 1600 al 1800 la popolazione urbana cresce del 20%, mentre la popolazione rurale agricola (lavorano in agricoltura) cala perché è un mondo chiuso che vive con ciò che produce e non è in grado di mantenere gli altri, ed infine quella non agricola (vivono nelle campagne ma non lavorano la terra, per esempio falegname) aumenta perché è una comunità dove tutti per sopravvivere devono fare qualcosa.

Con l'aumento della popolazione, l'entrata dei contadini nel mercato e la centralità dei redditi pro capite aumentò la domanda. Infatti ebbe un ruolo fondamentale perché la rivoluzione industriale vede un ruolo centrale nell'offerta di prodotti che non esistevano prima (acciaio, cotone) oppure molto costosi mentre ora più accessibili. La domanda ha interagito con l'offerta in particolare:

  • Interna, ovvero che riguardò il mercato inglese maggiormente fino al '700
  • Esterna, ovvero le esportazioni che espandono la domanda verso l'Europa e gli Stati Uniti e permise un rafforzamento dei produttori e una diversificazione della domanda stessa

Finché i redditi sono sotto una certa soglia vengono utilizzati per soddisfare l'alimentazione, poi se il reddito aumenta viene utilizzato per altri beni. Nel '700 l'Inghilterra è il più grande mercato omogeneo e qualificato del mondo (con una capacità di spesa maggiore rispetto agli altri) e i primi beni che si industrializzano sono i beni ordinari. Non esiste una correlazione tra industrializzazione e crescita demografica perché prima dei miglioramenti dei trasporti, che permisero l'importazione di generi alimentari, uno dei maggiori limiti della crescita demografica furono le risorse agricole del continente. Dato che la produzione agricola aumentò grazie all'estensione della superficie coltivata e all'introduzione di nuove tecniche più scientifiche anche la popolazione aumentò.

(Quest'aumento fu caratterizzato anche dai movimenti migratori della popolazione grazie al basso prezzo dei trasporti. In Gran Bretagna l'emigrazione fu sia interna che internazionale mentre in Europa principalmente interna. Le emigrazioni furono la maggior parte volontarie perché si cercava di sfuggire alle persecuzioni o all'oppressione politica e si sperava di trovare una vita migliore all'estero. In ogni singolo stato ci fu un incremento della popolazione urbana con in testa la Gran Bretagna e la popolazione preferì vivere e trasferirsi sempre in città più grandi.)

Agricoltura

Preindustriale Industriale
Domina la ruralità ovvero che la maggior parte della popolazione è agricola (80%) o viene dalle campagne e se c'è una carestia soffrono tutti i contadini ed il restante 20%. Non esiste un'unica agricoltura ma esistono diverse tecniche quali la rotazione biennale e triennale. Prevale il sistema dei campi aperti ovvero che la terra veniva gestita da una comunità secondo regole comuni con lo scopo di sopravvivere; la gestione è collettiva non è una proprietà privata. Vi erano diverse terre comuni ovvero terre cedute dal proprietario terriero per l'uso collettivo. Si diffonde l'aratro pesante. I vincoli furono di tipo tecnologico ovvero legati a una serie di inefficienze e un basso rendimento agricolo (da un seme spero di ottenere almeno 3/4 semi). Cala il peso relativo perché altri settori crescono più velocemente. Cambia la rotazione denominata Norfolk ovvero quadriennale, non c'è più la terra lasciata a riposo e spariscono i pascoli. Nasce una prima forma di meccanizzazione ovvero che venne inventata una seminatrice che semina tre solchi alla volta alla profondità giusta. Vi è una diversa razionalità perché lo scopo è il mercato. Le vecchie terre comuni vengono recintate.

Pertanto si parla di rivoluzione agricola ovvero l'introduzione di nuove tecniche in grado di migliorare la produttività dell'agricoltura e di rivoluzione agraria ovvero il fenomeno di lungo periodo che costituisce la base per una rivoluzione agricola composto da tutti i cambiamenti di natura giuridico e sociale come il passaggio dalla logica di sopravvivenza alla logica di mercato.

Un incremento della produzione agricola può contribuire allo sviluppo economico in cinque modi:

  • Può sostenere un'eccedenza di popolazione che si dedica ad altre occupazioni non agricole
  • Può fornire commestibili e materie prime sufficienti come sostentamento per la popolazione non agricola
  • La popolazione agricola può rappresentare un mercato per la produzione delle industrie manifatturiere e dei servizi
  • Il settore agricolo può fornire capitali da investire al di fuori dell'agricoltura
  • Grazie alle esportazioni di prodotti agricoli si può far affluire valuta estera utile per gli altri settori

L'agricoltura ha inciso in modo diverso sull'industrializzazione dei singoli paesi.

Inghilterra

In Gran Bretagna la popolazione agricola offriva da tempo un'eccedenza che poteva essere utilizzata per attività non agricole e riusciva a soddisfare gran parte della domanda nazionale di derrate alimentari e alcune materie prime. I miglioramenti tecnici portarono a un aumento della produttività, però l'arrivo massiccio di grano americano a basso prezzo portò a una riduzione delle aree coltivate a frumento con conseguente incremento della produzione di carne e latticini. Il settore agricolo creò un buon mercato per l'industria britannica perché la ricchezza prodotta dalla terra contribuì alla creazione di capitale sociale per canali, strade e ferrovie. Perciò si può dire che ci fu una stretta correlazione tra produttività agricola e industrializzazione. In Inghilterra il movimento delle recinzioni venne considerato come riforma agraria.

Mediterraneo e Russia

In altri paesi la riforma agraria non ebbe alcun effetto. In Spagna e Italia i tentativi di riforma agraria entrarono in collisione con le necessità finanziarie dei governi e per questo non ci fu di fatto.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Meteoropathic di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Carera Aldo.
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