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Integrazione economica europea

Integrazione europea come veicolo di pace. Nel 1957 l’Italia entra nella Comunità Europea e, conseguentemente, alla maggior circolazione di merci e capitali si adotterà poi la moneta unica nel 2002. La BCE assume col tempo sempre più responsabilità e strumenti che le permetteranno di affrontare crisi come nel 2008 e nel 2020.

Divario di sviluppo tra paesi

Non c'è un modello economico unico che possa essere applicabile a tutti i paesi che permetta ai paesi meno sviluppati di colmare il gap coi paesi più ricchi, non c'è consenso neanche sulle cause di questo divario. Tanti storici ed economisti sostengono l’esistenza un’origine geografica e culturale in alcune disparità di condizione tra diverse nazioni.

PIL pro capite

Misurazione indicativa e di immediata comprensione ma non estremamente affidabile, non considera altri fattori come l’alfabetizzazione, l’accesso alla sanità, la speranza di vita. Si vede la differenza tra i paesi più ricchi come gli USA e l’Europa e i paesi più poveri come quelli africani. Questa distribuzione è reversibile? Esempio: l’Argentina era un paese ricco, meta dei migranti soprattutto italiani, poi nella sua storia è andata in default 5 volte. Dal 1890 in poi si dimezzano le partenze verso l’Argentina a causa della crisi del pesos, allora gli italiani vanno negli USA, dove c'è il dollaro, moneta stabile.

Globalizzazione

Integrazione dei mercati internazionali per quanto riguarda materie prime, lavoro e capitali. È parte della globalizzazione la riduzione dei costi degli affari internazionali nello spostare merci, persone o capitali tra paesi o continenti. Ad esempio, si è evidenziata la riduzione dei costi nel tempo della vendita di grano tra paesi europei. Le migliorie tecnologiche e la concorrenza fanno diminuire i costi dello spostamento di merci e persone.

Ondate di globalizzazione

In epoca medievale e preindustriale, in certe regioni e per alcune merci il commercio era già globalizzato. Ad esempio, nel 1330 dall’India si vendevano diamanti attraverso Venezia, poi nel 1700 i portoghesi scoprono diamanti nelle colonie brasiliane, ma in Europa non vengono comprati perché non ci si fida, allora i portoghesi li portano in India mescolandoli con la produzione indiana, vendendoli poi in Gran Bretagna e Olanda.

  • Prima ondata di globalizzazione: I mercanti europei vanno anche fino in Cina, si commerciano merci ad alto valore intrinseco come spezie, metalli, materiali preziosi come ambra, avorio, ecc.
  • Seconda ondata: Con i mezzi di trasporto a vapore (1830-1870) si trasportano anche merci a basso valore intrinseco. Ad esempio, in Italia, e in generale in Europa, il grano americano mette in crisi l’economia, in risposta l’Italia alza i dazi e paesi come Gran Bretagna e Olanda smettono di coltivarlo.
  • Terza ondata: Inizia nella seconda metà degli anni ’80 del 900, avviene uno spostamento della manodopera dai paesi ad alto salario (paesi occidentali industrializzati) verso paesi a basso salario sfruttando il differenziale salariale, c'è una forte delocalizzazione del lavoro ad esempio verso la Cina (un esempio è Apple).

Effetti della globalizzazione

Effetti positivi:

  • Aumenta la concorrenza globale. C'è una convergenza tra prezzi e salari, le migrazioni, ad un certo punto le migrazioni rallentano per questo motivo. Ad esempio, alla fine dell’800 si smette di migrare dalla Gran Bretagna agli USA.
  • Fu veicolo di pace, si verificò una diffusione del libero scambio con aumento dei traffici globali.
  • Si importano modelli e tecniche produttive da altri paesi, incrementando lo sviluppo economico. Ad esempio, USA e Giappone, in cui gran parte delle innovazioni all’inizio provengono dall’Europa.

Effetti negativi:

  • Talvolta si tradusse in imperialismo, con potenze che volevano estendere la propria influenza ad altri paesi.
  • Ha allargato la forbice di disuguaglianza tra diversi paesi.
  • Ha provocato una nuova divisione internazionale del lavoro. Ad esempio, la manodopera viene spostata in paesi dove costa meno.
  • Non è un processo continuo e lineare. Ad esempio, nei primi anni del 900 c’è un grandissimo sviluppo anche in Italia con investimenti e crescita industriale ed economica, tutto il mondo si sta globalizzando, poi avviene il “backlash”: si assiste ad un ritorno al protezionismo, all’avvento dei nazionalismi e la grande guerra, l’economia era troppo in anticipo rispetto alla maturità politica dei paesi.

Angus Deaton, “The Great Escape”: con la globalizzazione, alcuni paesi poveri decollano molto velocemente, come l’India o la Cina, altri vengono “lasciati indietro” nel processo, come in Africa.

Fattori determinanti della crescita economica

  • Secondo i classici erano terra, lavoro e capitale (in epoca preindustriale non inteso come capitale d’investimento).
  • Si è successivamente evidenziato anche il ruolo della tecnologia.
  • Ruolo delle istituzioni sociali, cioè forme di organizzazione sociale, politica ed economica che caratterizzano un paese.
  • Innovazioni istituzionali, nuovi modi di commerciare o di governare un paese. Ad esempio, l'invenzione nell’800 del brevetto; ora gli inventori potevano brevettare le invenzioni e trovare i finanziatori per portare avanti le loro idee.

Caratteristiche del fattore lavoro in epoca preindustriale

  1. Reddito e consumi: All’epoca quasi tutto il reddito serviva alla sopravvivenza e spesso non bastava nemmeno (solo con la rivoluzione industriale si iniziano a diversificare i consumi e non ci si limita alla sopravvivenza). Nel ‘500 in Lombardia il reddito di un agricoltore non bastava per la sua alimentazione, anche chi stava meglio, come gli artigiani, spendeva almeno l’80% del reddito per sopravvivere (“in epoca preindustriale la fame era endemica”, Cipolla). Nell’epoca preindustriale la speranza di vita non superava i 30 anni anche per l’alta mortalità infantile; c’era poi una forte disuguaglianza, il 10% della popolazione possedeva il 50% della ricchezza.
  2. Tasso di dipendenza: Numero di persone che non sono ancora in grado di lavorare, all’epoca era alto perché c’erano tanti figli, i giovani fino a 14 anni erano il 90% (oggi il 60), di conseguenza era normale il lavoro minorile per aiutare la famiglia, spesso inoltre i bambini venivano abbandonati e non c’era uno stato sociale, ma iniziative di privati facoltosi o attraverso le istituzioni ecclesiastiche per accogliere gli orfani; anche le donne lavoravano. Ad esempio, a Firenze il 60% del lavoro era svolto da donne, spesso nel settore tessile.
  3. Condizioni di vita e istruzione basse: Sottonutrizione, alto analfabetismo, non esistevano scuole all’epoca, solo i figli dei ricchi venivano istruiti, in Italia i primi esempi di scolarizzazione di massa nei comuni più ricchi come Firenze risalgono al 1250/1300, con scuole per figli di artigiani finanziate dalle corporazioni (era tutto privato); dall’anno 1000 nei comuni si diffondono scuole con forme di apprendistato (si parla di rivoluzione urbana, secondo alcuni economisti premessa della rivoluzione industriale). Ci si affrancava dalla vita in campagna e si andava in città con nuove possibilità di lavoro e di guadagno; le città sono la frontiera medievale, si investe nel capitale umano a differenza che nelle campagne, povere di capitale umano. Ad esempio, Firenze cercava di attirare i migliori artigiani tessili con incentivi; c’erano anche alcuni comuni che cercavano di proteggere i propri artigiani come Venezia che voleva evitare che i propri artigiani del vetro andassero in Francia.
  4. Potenziale bionico: Letteralmente la capacità di crescere di una popolazione animale che deve affrontare le resistenze ambientali, era basso a causa dell’elevata mortalità (principale resistenza ambientale nel medioevo a causa di epidemie, guerre e carestie, che favorirono fin dal medioevo il trasporto di merci dal basso valore intrinseco come il grano) e dalla bassa natalità; l’Europa fin dal medioevo rispetto agli altri continenti si distingueva per un tasso di natalità basso a causa di: alta età del matrimonio, il fatto che molti non si sposassero (spesso non si davano le figlie in sposa per non spezzare le proprietà), alti intervalli intergenesici (cioè il tempo che passa tra la nascita un figlio e di un altro).
  5. Corporazioni di Arti e mestieri: Dal XIII secolo in Italia declina il modello servile della gleba. Nascono nelle città queste associazioni di mestieri che difendevano gli interessi della categoria stabilendo prezzi e adottando strumenti assistenziali e mutualistici. Quando il fattore lavoro aumenta, si imbocca la strada dello sviluppo economico e si provoca la prima vera spinta demografica nei vari paesi europei; la relativa mancanza di braccia stimolò l’interesse verso la macchina, ma mancherà ancora l’energia fino al vapore, che scatenerà la rivoluzione industriale.

Capitale umano

Capitale umano: concetto che deriva dall’investimento nella conoscenza (con la scolarizzazione) e in abilità e capacità (con l’apprendistato). È uno degli investimenti più proficui per un paese. Ad esempio, l’Inghilterra a fine ‘700 aveva circa metà popolazione ben istruita, ed è stato uno dei paesi più all’avanguardia in Europa e il primo a industrializzarsi. L’Italia al momento dell’unificazione istituì la scuola obbligatoria con la legge Casati, in Gran Bretagna viene resa obbligatoria più tardi, nel 1870. La legge Casati in Italia prevedeva che fossero i comuni a dover costruire le scuole, e molti comuni non potevano farlo.

Epidemie, carestie, guerre in rapporto agli andamenti demografici

  • Per gran parte dell’epoca preindustriale la popolazione cresce lentamente.
  • Tra il XVI e il XVII la popolazione europea cresce del 50%.
  • Nel 600 l’Europa raggiunge i 105 milioni di abitanti ma guerre e epidemie bloccano l’incremento. Nel 700 siamo ancora sui 115 milioni.

La peste

Con una pandemia nel 1348, in tre anni uccide un terzo della popolazione, anche vista la non conoscenza delle cause del contagio e le cure spesso dannose. A fronte della peste alcuni paesi diedero vita ad innovazioni istituzionali per combattere il contagio:

  • Tra il 1348 e il 1700 l’Italia è dotata di strutture di prevenzione sanitaria all’avanguardia: uffici o magistrature di sanità, lazzaretti, creazione di cimiteri riservati ai morti di peste, controlli alle frontiere, creazione di quarantene e cordoni sanitari, tutte misure efficaci nel contrastare le future epidemie. Le politiche di prevenzione e contenimento compensavano l’ignoranza medica.
  • A causa di queste migliorie vediamo dei miglioramenti durante la peste del 600: tassi di mortalità urbana più bassi (300-400 per mille, prima si era arrivati a 500-600 per mille), successo nel contenere il contagio. Ad esempio, si chiuse coi cordoni sanitari la Toscana e il regno di Napoli, si ebbe una bassa mortalità a Roma (80 per mille).

Conseguenze economiche delle pandemie del passato

  • La peste provocò uno shock demografico clamoroso.
  • Gli elevati tassi di mortalità fecero aumentare i salari, anche se spesso non fu un bene.
  • Con cordoni sanitari e quarantene le città erano completamente isolate, causando un crollo dei traffici e in generale delle attività commerciali. Ad esempio, la quarantena a Verona nel 1575 paralizzò la produzione tessile, il rappresentante della città andò a Venezia e chiese la sospensione del blocco.

Storia economica: il secondo fattore di produzione, il capitale e la tecnologia

Produzione: processo mediante il quale i fattori di produzione vengono messi in relazione per produrre beni e servizi desiderati dalle persone. Si misura in unità fisiche o in termini di valore.

Produttività: rapporto tra il risultato utile di un processo di produzione e i fattori di produzione impiegati. È misurabile in grano per ettaro, pezzi prodotti per ora di lavoro o in termini di valore. Dipende in buona parte dalla tecnologia e capitale fisico e umano a disposizione.

Valore aggiunto: differenza tra il valore finale di beni e servizi e il valore di beni e servizi acquistati per essere impiegati nel processo produttivo; è la misura dell’incremento lordo del valore.

In epoca preindustriale

Lo sviluppo tecnologico è lento a causa di:

  • Lenta e travagliata crescita demografica per guerre, epidemie e carestie.
  • Cronica mancanza di energia, si usa la forza delle braccia (oltre che quella animale) prima nei campi, poi nelle città. L’aumento di produttività agricola (favorito da innovazioni come l’impiego del cavallo e la rotazione dei raccolti) creerà un surplus di prodotto in grado di sfamare più persone e causerà poi l’esodo verso le città.
  • Attitudine nei confronti del processo tecnologico: non basta conoscere la tecnologia o la tecnica del caso, serve inventiva e coraggio nell’innovare e quindi stravolgere l’attuale assetto sociale, economico e lavorativo (oltre che avere una predisposizione culturale ad accogliere il cambiamento e le innovazioni che arrivavano dall’esterno, caratteristica che ha messo l’Europa in una posizione di vantaggio verso l’industrializzazione e la modernità).

Carenza energetica

  • Nel medioevo c'è un mondo a bassa intensità di energia.
  • Gli uomini e gli animali sfruttano solo l’energia data dall’alimentazione e la convertono in energia meccanica sotto forma di lavoro muscolare.
  • I primi convertitori energetici sono mulini e navi a vela.

Mulini

Si diffondono in Europa tra il 1000 e il 1200, inventati secoli prima in Asia. Costituirono la prima rivoluzione tecnica e vennero usati per la macinazione del frumento a partire dal IX secolo. I loro usi vennero ampliati (follatura dei panni di lana, battitura della canapa e carta) con la scoperta della camma, trasformando il moto rotatorio in moto alternato.

Evoluzione tecnologica navale

  • L’uso della vela diventa comune dopo l’VIII secolo nonostante esistesse già da tempo.
  • Nel 1400, con l’esigenza di navigare gli oceani, si diffondono tipi di navi adatte a questo scopo.
  • Diffusione della bussola magnetica dalla Cina.
  • Redazione di carte nautiche.
  • Uso del timone di poppa.
  • Compilazione di tavole trigonometriche.

Nel medioevo le nuove tecnologie non si diffondono attraverso l’informazione scritta ma con la mobilità del capitale umano, cioè con lo spostamento di tecnici. Non c’era attaccamento dell’artigiano alla propria terra quindi ci si spostava spesso, se questo portava dei miglioramenti di vita. Questo aspetto contribuì alla diffusione di conoscenze e tecnologie. Alcune categorie si spostavano a causa di persecuzioni, come gli ugonotti e protestanti dalla Francia all’Inghilterra. I paesi miglioravano tanto più quanto erano tolleranti e aperti all’entrata di persone dall’estero. Ad esempio, l’Inghilterra, da sempre un paese liberale, prima monarchia costituzionale in Europa.

Settori guida dello sviluppo economico medievale

  • Settore agricolo grazie all’aumento di produttività.
  • Commercio internazionale (Italia leader con Pisa, Venezia e Genova) di beni alimentari (in tempi di carestia), tessili e spezie. Di norma comunque merci ad alto valore aggiunto.
  • Industria (manifatture), decollerà una volta risolto col vapore il problema della scarsità energetica.
  • Settore finanziario.

Venezia, "la porta d’oriente"

  • Colonizzò vaste aree del Mediterraneo orientale.
  • Da lì si partiva verso il mar Nero e l’Asia, principali rotte commerciali fino all’epoca coloniale.
  • C’erano comunità mercantili in tutta l’Europa orientale, Egitto, Siria.

Successivamente gli olandesi si prenderanno la scena grazie a navi più leggere e veloci.

La formazione dei mercati nell’Europa medievale

  • Mercati locali che si iniziavano a tenere presso dimore signorili o villaggi, con cadenza periodica.
  • Mercati urbani, permanenti o periodici.
  • Mercati interregionali.

Fiere

Incontro annuale tra produttori e consumatori o tra mercanti, spesso in occasione di feste religiose, in molti casi si specializzano in un settore produttivo. Ad esempio, a Foggia c’era la fiera della lana. Le principali fiere medievali si trovavano nella contea di Champagne, nelle Fiandre, in Belgio e Gran Bretagna, collegavano l’Europa del nord con l’Europa del sud e portarono alla creazione di nuovi strumenti di pagamento come le lettere di cambio: nell’Europa preindustriale non c'è la carta-moneta, solo monete, e portarsi grandi quantità di monete alle fiere era scomodo e pericoloso quindi si inventarono le lettere di cambio, che avevano funzione di assegno. Fiera: scambi non quotidiani VS Mercato: acquisti ordinari.

Industria nel medioevo

  • Artigianato.
  • Industria domestica, di filatura spesso legata alle campagne per sfruttare i periodi in cui non si poteva lavorare nei campi.
  • Inizia a diffondersi il modello della manifattura centralizzata, trasformazione di materie prime in prodotti finiti o semilavorati.

Nasce la figura del mercante-imprenditore, che inizia a produrre tramite le manifatture la merce che poi commercia. I prezzi delle merci erano imposti dalle corporazioni, spesso talmente elevati da fare in modo che le merci non avessero mercato, allora si decideva spesso di spostarsi dalle città.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher fededibe di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bologna o del prof Fauri Francesca.
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