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Storia economica d’Europa, Karl Gunnar Persson

Introduzione

Che cos’è la storia economica?

La storia economica studia la capacità dell’uomo nel corso della storia di impiegare le risorse disponibili per creare ricchezza.

La natura fornisce risorse che l’uomo trasforma in beni e servizi per soddisfare i propri bisogni. Alcune risorse restano a offerta fissa, come per esempio la terra, la cui fertilità tuttavia deve essere ripristinata dopo il raccolto.

Alcune risorse naturali come il carbonio, il petrolio e i minerali sono risorse non rinnovabili/rivali, mentre altre risorse come il capitale (fabbriche, macchinari e strumenti) sono generate dall’uomo e quindi sono rinnovabili/non rivali. Anche il lavoro è una risorsa, ma la sua offerta dipende dall’efficienza con la quale l’uomo utilizza le risorse disponibili.

Il cosiddetto capitale umano, ovvero le abilità dei lavoratori, si basava inizialmente sull’apprendimento attraverso l’esperienza (learning by doing). Solo a partire dal XIX secolo l’istruzione formale ha assunto un ruolo primario nella formazione dei lavoratori.

L’efficienza nell’impiego delle risorse è determinata dalla tecnologia di produzione e dalle istituzioni che definiscono le possibilità di accesso all’uso delle risorse. Quest’ultime possono essere considerate le regole del gioco della vita economica.

La storia economica ricostruisce l’evoluzione dell’efficienza delle istituzioni studiando lo sviluppo dei mercati delle merci e del mercato del lavoro, gli intermediari finanziari (banche), le procedure legali, i diritti di proprietà e l’apertura al commercio e ai flussi internazionali di capitale.

1. Le risorse

Le risorse materiali, come i beni strumentali, la terra e le risorse naturali sono cosiddetti beni escludibili, poiché l’utilizzo o la conservazione di una di queste risorse impedisce la stessa fruizione da parte di un altro soggetto.

I fattori che generano efficienza, ovvero la tecnologia e le istituzioni, invece, sono beni non escludibili poiché l’uso di una conoscenza comune da parte di un individuo non impedisce ad altri di ricorrervi. I brevetti sulle nuove conoscenze le rendono per un certo tempo escludibili.

2. I mercati

I mercati possono essere:

  • Sottili: con scambi commerciali poco frequenti e pochi partecipanti.
  • Spessi: con transazioni quasi continue e tanti operatori.

I mercati possono risultare più o meno efficienti, a seconda del livello di concorrenza e della velocità di diffusione di informazioni aggiornate sulle condizioni di domanda e offerta.

Nel corso della storia, i livelli di apertura al commercio e ai movimenti dei fattori di produzione sono variati molto. Nonostante sia stato provato che l’apertura al commercio tende a incrementare l’efficienza nell’impiego delle risorse, il commercio internazionale determina vincitori e vinti all’interno di qualsiasi paese. Se la tendenza storica nel lungo periodo è stata di crescente apertura, il processo ha subito significative battute d’arresto (fasi di shock).

La cosiddetta “gravity theory” ipotizza che il commercio sia tanto maggiore quanto più i paesi sono simili e vicini tra loro. Si avanza l’idea che il commercio sia stato una potente forza di integrazione, non solo economica ma anche culturale e politica.

3. La moneta

La moneta agevola il commercio e gli scambi e le banche possono aiutare i risparmiatori a trovare buone opportunità di investimento.

Nel corso di migliaia di anni la moneta si è sviluppata diventando uno strumento di credito e di pagamento sempre più efficiente. Le banche, invece, sono un fenomeno più recente. Esse furono da intermediari tra risparmiatori ed investitori. Esse conciliano il desiderio dei risparmiatori di detenere attività liquide con il bisogno degli investitori di finanziamenti a lungo termine.

A dispetto della natura intrinsecamente rischiosa del sistema bancario e della finanza, si può dimostrare che nel tempo le banche hanno ridotto i rischi e i costi delle transazioni.

4. La tecnologia

La tecnologia è l’insieme di conoscenze per utilizzare le risorse nella produzione di beni e servizi.

Prima del XIX secolo il progresso tecnologico avanzava a rilento e si basava su una fragile base di conoscenza, principalmente fondata sull’esperienza e sulla pratica suddivisione del lavoro.

Le moderne tecnologie differiscono da quelle passate principalmente perché sono state sviluppate a partire dall’indagine teorica e scientifica sul mondo durante il periodo cosiddetto “illuminismo industriale”.

La tendenza generale della tecnologia nella storia è quella di diminuire le risorse necessarie per generare una certa quantità di prodotto.

La natura non rivale delle conoscenze tecnologiche e istituzionali crea un potenziale quasi illimitato di aumento dell’efficienza della produzione, poiché il diffondersi di conoscenze comuni dovrebbe generare un aumento dei livelli di tecnologia e reddito in tutto il mondo. Il trasferimento tecnologico richiede tuttavia pre-condizioni istituzionali ed educative; in loro assenza il trasferimento è imperfetto e vengono a generarsi situazioni di disequilibrio tra le Nazioni.

5. Il lavoro

Le forze che stimolarono la divisione del lavoro (specializzazione), ovvero l’ordinamento politico, la crescita della popolazione, l’offerta di moneta e lo scambio, avviarono un processo di lenta crescita del benessere basato sul miglioramento delle competenze personali e sull’apprendimento attraverso l’esperienza.

  • Una maggiore quantità di risorse per ciascun lavoratore, di norma, fa aumentare il prodotto e il reddito.
  • Anche entro i vincoli delle risorse a offerta fissa, il prodotto e il reddito pro capite aumentano se gli individui apprendono come incrementare l’efficienza nell’impiego delle risorse.
  • Regola di Pepys: la crescita della popolazione tende ad incrementare la domanda e, di conseguenza, anche la divisione del lavoro nonché il progresso tecnologico.

6. Le istituzioni

Le istituzioni possono svilupparsi spontaneamente o essere disegnate a tavolino. Esse regolano l’accesso alle risorse e il relativo utilizzo, oltre che le condizioni dello scambio.

  • Le istituzioni spesso sono efficienti ma le istituzioni stabili non necessariamente sono efficienti.
  • Risulta che in alcuni casi le istituzioni falliscono perché sono inefficienti, ma anche queste istituzioni possono sopravvivere poiché funzionali agli interessi delle élite dominanti.

Capitolo 1

La formazione dell’Europa

La formazione dell’Europa è stata un lungo processo storico che ha visto coinvolte forze politiche, culturali ed economiche.

Premettendo che il nucleo dell’Europa era definito dai confini dell’attuale Unione Europea, si possono ricondurre le origini di questa entità geografica all’Impero romano e, in seguito, all’Impero carolingio, formatosi nel IX secolo. L’impero carolingio rappresentò la rinascita dell’ordinamento politico dopo la frantumazione dell’Impero romano, nonché la comparsa sulla scena politica dei popoli germanici che unirono le proprie tradizioni alla cultura, al diritto e alla lingua adottati dai romani.

In seguito alla divisione dell’Impero carolingio, le nuove formazioni politiche assunsero dimensioni più piccole: in Italia si formarono le città-Stato mercantili (Venezia) mentre in Francia si formò un unico grande Stato-nazione.

È possibile stabilire la grandezza di una nazione grazie ai suoi confini, entro i quali il sovrano detiene l’autorità politica e il potere di imperio nel riscuotere le tasse ed erogare beni pubblici. Le nazioni si formano perché creano economie di scala nell’erogazione dei beni pubblici appartenenti allo Stato.

L’impero romano

La civiltà romana, nata del I secolo a.C., rappresentava il più evoluto organismo politico dell’Europa del tempo. Roma diffonde il proprio diritto, le proprie istituzioni politiche e militari, la propria lingua, la propria tecnologia e le proprie culture in tutto l’Impero, grazie soprattutto ad una vasta rete di strade e infrastrutture che favorivano i commerci.

Il reddito medio dell’impero romano era favorevole, tuttavia non riuscì a durare nel tempo. Ad aggravare la situazione furono le numerose guerre civili e le persecuzioni dei cristiani. Con Costantino si riuscì nuovamente a centralizzare il potere e con l’emanazione dell’Editto di Milano del 313 d.C., si concesse la libertà di culto ai cristiani, ristabilendo la pace e garantendo un periodo di espansione culturale che si protrasse fino al V secolo d.C.

Questo secolo è caratterizzato dalle invasioni barbariche, alle quali Roma non fu in grado di opporsi (cause esterne). Le tribù germaniche furono in grado di migliorare la loro tecnologia militare riducendone i costi e l’Impero romano non fu in grado di contrastarle. Costi di governo troppo alti (cause interne), inoltre, causarono nel complesso la caduta dell’Impero Romano avvenuta nel 476 d.C. e decretarono l’inizio dell’era medievale.

Gli effetti frontiera

Nel corso della storia, l’intensità degli scambi commerciali è stata stimolata dalla prossimità e dalla somiglianza tra nazioni. Una grande economia tende a stimolare il commercio con le economie limitrofe esercitando una sorta di forza di gravità.

Tuttavia se il commercio fosse determinato esclusivamente dai fattori di vicinanza e somiglianza, non si sarebbero potute creare grandi entità regionali come l’Europa.

È grazie a quella che gli storici chiamano “resistenza al commercio” che ad oggi l’Unione Europea esiste. Questo fenomeno è dovuto principalmente alla scarsa somiglianza tra le nazioni ai margini geografici, nonché alla distanza delle economie periferiche da quelle centrali.

Innanzitutto il commercio tra le aree centrali e quelle marginali era spesso carente, poiché per le economie relativamente ricche i potenziali guadagni derivanti dall’esportazione verso le regioni povere sono troppo bassi. La mancanza di unità di moneta, inoltre, rendeva le transazioni difficili e costringeva ad affidarsi al baratto. Le economie limitrofe, infine, differivano per livelli di reddito e tecnologia, cultura, lingua e istituzioni giuridiche che creano delle vere e proprie barriere al commercio.

Tutte queste differenze generano i cosiddetti effetti frontiera, ovvero un costo aggiuntivo al commercio non riconducibile ai dazi doganali o ai costi di trasporto ma esclusivamente alla presenza di un confine. Gli effetti frontiera riducono gli scambi commerciali, mantenendo quindi una diversità tra le stesse economie limitrofe.

Grafico. La figura mostra l’impatto degli effetti frontiera sui commerci tra un’economia centrale (C) e le economie limitrofe.

Si può osservare che per via della lontananza dal Centro, i costi di trasporto aumentano e con essi anche gli effetti frontiera. All’aumentare di questi fattori il commercio diminuisce.

L’impero carolingio (alto medioevo)

L’inizio del medioevo si fa coincidere con la data di caduta dell’Impero romano. A seguito della penetrazione dei popoli germanici nelle regioni occidentali dell’Impero romano, l’Europa si frammentò in tante piccole unità politiche, basate soprattutto sull’agricoltura e caratterizzate da una forte contrazione dei commerci.

Dal crollo dell’Impero romano fino all’800, a causa della frammentazione politica ed economica, l’Europa entra in una fase di declino economico (periodo secoli bui). Nel corso di questi secoli vi furono comunque miglioramenti e nuove scoperte, ma fu un periodo di forte crisi dovuto a:

  • Disintegrazione politica (crollo dell’impero).
  • Riduzione del commercio e ritorno al baratto.
  • Abbandono delle città per abitare in luoghi montuosi (più facilmente difendibili): il tasso di urbanizzazione decresce.
  • Spostamento accentuato verso le attività agricole (agricoltura di sussistenza).
  • I miglioramenti tecnologici vennero abbandonati (regresso tecnologico).
  • Elevate condizioni di mortalità (carestie, guerre e epidemie).

Una prima riunificazione si ha nell’800 con la nascita del Sacro Romano Impero di Carlo Magno.

Esso restituisce un ordine politico all’Europa di quei tempi e instaura le basi per la crescita della società europea:

  • Si riaprono i commerci.
  • L’economia torna a svolgersi principalmente nelle città.
  • La moneta riacquista valore.
  • Si ha un incremento della popolazione (più manodopera disponibile).
  • Si riassetta un ordine politico ed economico.
  • Si hanno nuovi miglioramenti tecnologici in campo agricolo:
    • Aratro pesante: permetteva di scavare più in profondità il terreno e garantire una maggiore fertilità e di conseguenza un maggiore raccolto.
    • Rotazione triennale: una parte veniva messa a coltura cerealicola (aumentava l’aridità del terreno), una parte veniva messa a coltura leguminosa (rendeva la terra più fertile), la terza parte veniva lasciata a maggese (riposo). Si riusciva in questo modo ad aumentare la superficie coltivata e a diversificare l’agricoltura.

Durante il periodo medievale, parallelamente all’intensificarsi del commercio, in Europa emerse un insieme di norme e istituzioni volte a risolvere le dispute contrattuali e a tutelare i mercanti stranieri dalle azioni dei mercanti locali.

Nell’ambito del commercio a lunghe distanze, infatti, è necessario che tra esportatori e importatori vi sia fiducia reciproca. Tuttavia, i paesi tendono ad adottare atteggiamenti discriminatori nei confronti degli stranieri poiché appartengono a culture diverse, dotate di procedure diverse per la risoluzione delle dispute. È per questo motivo che nascono queste nuove istituzioni che regolino gli scambi commerciali.

Le differenze culturali erano però anche di altra natura. Tra questi vi è la lingua. La diffusione di idee e beni e l’esercizio dell’autorità sono agevolati da una lingua comune. Se gran parte delle tribù germaniche avevano appreso rapidamente la lingua e il diritto dei romani, nel resto d’Europa si continuarono a parlare le lingue locali. Solo con l’avanzata della fede cristiana il latino cominciò ad essere utilizzato in tutta Europa.

Il collasso dell’Impero carolingio fu accompagnato dalle cosiddette “seconde invasioni” provenienti da est, da sud e da nord. L’Europa precipita in una nuova frammentazione del potere centrale che passa nelle mani dei singoli signori locali instaurando il feudalesimo. L’unica autorità in grado di avere un’organizzazione centralizzata era la Chiesa, che iniziava ad avere una progressiva influenza temporale e un ruolo guida con la cultura latina.

Il basso medioevo

Dall’anno 1000 il mondo europeo uscì da questa lunga crisi demografica e sociale che persisteva almeno dal V secolo, ridando vita ai centri urbani e alla ripresa economica. Si iniziano ad avere segnali di rinascita dell’agricoltura, del commercio e delle culture europee, con l’affermarsi di realtà ricche di fermenti, soprattutto nelle Fiandre e in Italia con lo sviluppo delle Repubbliche comunali marinare.

Alcuni di questi comuni si trasformano in città-Stato, come Milano, Venezia e Firenze, e contemporaneamente si iniziano a formare i primi Stati nazionali (Francia, Sicilia, Inghilterra e Spagna).

Francia

Il XVIII secolo vede la crescita della borghesia mercantile, i progressi culturali e scientifici e i primi segni della Rivoluzione industriale.

L’Europa dopo il 1870

La Rivoluzione francese del 1789 che vede nascere in Francia la Repubblica, suscita nelle popolazioni europee aspirazioni liberali e nazionali. A queste si aggiungono sia le trasformazioni sociali legate alla Rivoluzione industriale, sia la rinascita di spinte nazionalistiche. Come conseguenza il periodo tra il 1815 e il 1871 fu segnato da una serie di moti rivoluzionari che portarono alla nascita di nuovi Stati nazionali in Italia e Germania.

Da questo momento in poi le Nazioni operarono un graduale riavvicinamento diplomatico, culminato nelle alleanze militari ed economiche, che contraddistinsero la Prima guerra mondiale.

La fine della Seconda guerra mondiale porta alla separazione delle Nazioni europee in due blocchi:

  • Il blocco filo occidentale, facente parte della NATO.
  • Il blocco filo sovietico, facente parte del Patto di Varsavia.

La contrapposizione tra i due blocchi portò a quella che venne definita “Guerra fredda”.

La formazione dell’Unione Europea

Verso la fine del XX secolo, negli anni formativi dell’Unione Europea, il processo di unificazione fu dominato da preoccupazioni puramente economiche, che portarono allo sviluppo della Comunità europea del carbone e dell’acciaio nel 1951, della quale facevano parte Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo.

Quando si costituì la Comunità economica europea (CEE) con la firma del Trattato di Roma del il Regno Unito ne fu escluso e diede

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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