LE FASI PRINCIPALI DELLA STORIA ECONOMICA ITALIANA:
1. L’ETÀ LIBERALE (1861-1914)
Sotto-fase 1: dall'unificazione alla fine dell’800- esigenza di recuperare e modernizzare il paese al
• fine di colmare il divario economico nei confronti dei Paesi più avanzati (il tentativo non va del tutto a
buon fine)
Sotto-fase 2: i primi quindici anni del 900 (età giolittiana) - avvio del processo di industrializzazione
• (belle époque)
2. DALLA GRANDE GUERRA AL REGIME FASCISTA (1915-1945)
Sotto-fase 1: il primo dopoguerra - grave crisi sistemica (economica e politica)
• Sotto-fase 2: la “statalizzazione” degli anni ’30 - creazione di una “economia mista” (Istituto di
• Ricostruzione Industriale - IRI) -> lo stato interviene in modo pesante nell’economia, senza renderla
un’economia pianificata secondo il modello sovietico, ma lo stato diventa proprietario di numerose
attività industriali e di banche miste (stato imprenditore e stato banchiere)
3. IL SECONDO DOPOGUERRA E IL MIRACOLO ECONOMICO (1946 - 1992)
L’Italia del “boom” economico - diffusione dell’industrializzazione e avvio della società dei consumi:
• ritorno al “centro” dell’economia europea. Prende piede, del resto come in tutto l’occidente l’economia
dei consumi.
4. L’ITALIA CONTEMPORANEA FRA UE E GLOBALIZZAZIONE (1993 - oggi)
La crisi economica e politica dei primi anni ’90: privatizzazioni e fine dell’”economia mista” -> le
• imprese sono state acquisite molto spesso da multinazionali straniere
La globalizzazione si configurerà come una crisi economica - un Paese fragile: viaggio a ritroso verso
• la “periferia”?
Contraddizione: “Il volo del calabrone” l’Economia italiana è come il calabrone (insetto robusto con ali molto
piccole): non dovrebbe essere in grado di volare a causa delle sue debolezze -> scarse materie prime e con
poche industrie avanzate, con una conflittualità sociale estesa e governi deboli e instabili. Ciononostante
l’Italia è diventata una delle sette maggiori potenze industriali del mondo.
I CARATTERI DI LUNGO PERIODO.
Un percorso di successo (per sempre?), sebbene contraddittorio:
• un andamento ciclico fin dall’antichità: dal “centro” alla “periferia” e ritorno di nuovo al “centro”
(unificazione come condizione necessaria per l’espansione economica)
• Poche risorse naturali e molte risorse umane: un’economia “trasformativa”
- Rapporto tra Stato e sviluppo economico (in che modo lo stato, intervenendo nel sistema economico,
promuove lo sviluppo dello stesso) -> non è sempre un rapporto positivo (può provocare delle inefficienze)
- Questioni irrisolte:
La “questione meridionale” = divario economico tra l’Italia
• settentrionale e l’Italia meridionale, dovuto alle politiche del neo-
stato italiano (politica commerciale e doganale)
Il divario economico interno tra alcune regioni:
• - Sviluppo del nord-ovest (“I Italia”) rispetto al sud (“II Italia”)
dopo l’unità, poi sviluppo della cosiddetta “Terza Italia” dopo
la seconda guerra mondiale.
È esistita una unità economica della penisola italiana precedente l’unificazione politica (1861) e quale
percorso ha seguito l’economia italiana prima del raggiungimento dell’unità politico-amministrativa? 1 di 51
=> integrazione economica e complementarità tra aree geografiche fino agli inizi del XVII secolo -> dal
“centro” alla “periferia” (età preindustriale, stop all’integrazione con la grande divergenza)
In che modo il passato (Path Dependence -> dipendenza dal sentiero) ha condizionato il processo di
espansione economica post-unitaria?
=> tenuta delle tradizioni produttive locali (soprattutto al centro-nord)
=> legami tra élites culturali italiani e ceti dirigenti europei (circolazione delle idee, del sapere e delle
conoscenze)
Continuità/discontinuità economica e politico-istituzionale
1. Interpretazione discontinuista (il riferimento è il filosofo e storico Benedetto Croce), per il quale non si
poteva parlare di storia d’Italia se non a partire dalla costituzione nel 1861 di uno Stato nazionale
unitario o al massimo dal processo di preparazione, tra Sette e Ottocento, di tale evento
2. Interpretazione continuista d’ispirazione nazionalista (il riferimento è lo storico Gioacchino Volpe) che
individua la formazione di una comunità nazionale, di una nazione italiana, in un’epoca molto
precedente la sua organizzazione in Stato unitario
COSTRUZIONE DELL’UNITÀ NAZIONALE.
Ragioni di carattere politico:
• L’idea di indipendenza nazionale fin dai primi dell’800
• Il programma del movimento democratico (Mazzini e Garibaldi)
• L’indipendenza richiedeva l’unificazione nazionale (non poteva prescindere da questo elemento, c’era una
forte ragione, motivazione di tipo politico alla base di questo ragionamento) -> pensiero di Mazzini
Politiche opposte: alternative poco praticabili
- Neoguelfismo (Gioberti) = coordinamento degli stati da parte del Papato
- Federalismo (Cattaneo) = modello ideale svizzero
Ragioni di carattere economico:
• Il frazionamento degli Stati preunitari = impedimento grave al loro progresso economico -> idea dei
liberal-moderati favorevoli a un processo graduale di unificazione politica (dei paesi del centro-nord)
attraverso l’unificazione economica (modello tedesco, Zollverein)
• Integrare gli Stati preunitari, visti come “sistemi economici distinti” e disomogenei:
- Regno di Sardegna
- Lombardo-Veneto austriaco
- Ducati padani
- Granducato di Toscana
- Stato della Chiesa
- Regno delle Due Sicilie
Risorgimento e moti del 1848 -> produce un effetto positivo: concentrare il movimento liberal-moderato
del regno di Sardegna (l’unico paese che mantiene la carta costituzionale concessa, lo statuto Albertino, a
differenza degli altri Stati italiani) = il centro del movimento liberal-moderato si sposta nel Regno di
Sardegna
La monarchia sabauda tra 1848 e 1859-1860: uno stato forte e ambizioso.
Figura chiave: Camillo Benso Conte di Cavour 2 di 51
Il regno di Sardegna si fondava sul Modello inglese, quindi pensato per favorire l’espansione del settore
imprenditoriale dal basso, attraverso la creazione di infrastrutture utili allo sviluppo (focus sul settore
primario e sull’intervento dello Stato):
- Nella politica doganale (trattati commerciali che favorissero l’abbassamento dei dazi)
- Nel settore del credito (Banca Nazionale del Regno di Sardegna 1850, banca che doveva garantire
l’emissione di carta moneta)
- Nel settore delle infrastrutture (Canale Cavour, canale di irrigazione molto importante per la
produzione agricola; traforo Frejus, per facilitare i rapporti commerciali; e le ferrovie fondamentali
per avviare lo sviluppo economico di un paese)
Conseguente aumento della spesa pubblica, alla quale si aggiungevano le spese militari (Guerra di Crimea) ->
interventi effettuati in deficit -> aumento del debito pubblico
Il Regno di Sardegna grazie a questi interventi si sviluppò ma ciò comportò un notevole aumento del debito
pubblico, che si riverserà sul Regno d’Italia.
ITALIA TRA 1859 E 1861
• II guerra di indipendenza (inizio 26 aprile 1859) su iniziativa militare del regno di Sardegna,
appoggiato dalla Francia
• Dopo l’armistizio di Villafranca (11 luglio 1859) la Toscana, Parma e Modena e le Legazioni pontificie
decretano, attraverso dei plebisciti popolari, la propria annessione al Regno di Sardegna
• La spedizione dei Mille completa il processo di unificazione politico-territoriale dell’Italia
• “Conquista regia” (in realtà nessuna alternativa all’egemonia sabauda, perché necessitavano
dell’appoggio delle potenze straniere, un regime democratico e repubblicano non sarebbe stato concesso e
appoggiato dalle altre potenze)
• “Piemontesismo” -> estendere la legge piemontese a tutti gli Stati annessi (estensione dello Statuto
Albertino)
17 marzo 1861: nascita di un nuovo Regno (UNIFICAZIONE)
Palazzo Carignano, Torino, sede del primo parlamento italiano. Trasferimento della capitale a Firenze 1865,
poi una volta conquistata Roma diventerà questa la capitale.
Quale ordinamento amministrativo? Viene utilizzato il modello piemontese (province e comuni), ma si
caratterizza per un rigido centralismo (scarso spazio lascato alle autonomie territoriali), questo modello
amministrativo viene realizzato soprattutto attraverso la figura del Prefetto (compiti di controllo in nome e
per conto dello stato, si trovava in ogni provincia)
Brigantaggio meridionale (1860-1864) => ampio fenomeno misto di banditismo e di ribellione politico -
sociale nelle campagne del Mezzogiorno (atti criminali che erano sintomo e rivelavano un desiderio di
ribellione nei confronti dello stato sociale)
L’unificazione italiana, con l’imposizione di misure amministrative e fiscali di particolare durezza, aggravò le
condizioni della popolazione meridionale, alimentando la propaganda filoborbonica e clericale ostile al
nuovo stato liberale.
Contro le bande di briganti, che raggiunsero le migliaia di unità, fu istituito un vero e proprio stato di
guerra con la completa militarizzazione del territorio e i pieni poteri ai generali dell’esercito che eseguirono
spietati rappresaglie.
Il brigantaggio impedì l’eventuale concezione di autonomie regionali. 3 di 51
FORZE POLITICHE DEL NUOVO REGNO
DESTRA STORICA => partito liberal-moderato (Marco Minghetti, Stefano Jacini, Bettino Ricasoli,
Giovanni Lanza, Quintino Sella)
Base sociale -> grande proprietà terriera e aristocrazia finanziaria
SINISTRA STORICA => partito liberal-progressista e democratico (Agostino Depretis, Benedetto Cairoli,
Francesco Crispi)
Base sociale -> piccola e media borghesia commerciale e delle professioni
L’Italia nel 1861:
• Popolazione 25 756 000 abitanti
• Tasso di natalità 38%
• Tasso di mortalità 30,9%
• Speranza di vita alla nascita 30,5 anni
• Analfabeti 75%
• Elettorato politico: maschi con età > 25 anni, in grado di leggere e di scrivere, che pagavano imposte
per almeno 40 lire
Il paese era sesto in Europa per consistenza demografica, ma disomogeneo, povero e arretrato.
• Ripartizione del PIL tra i settori produttivi
Agricoltura 46,1%
Industria 18,4%
Terziario e PA 35,5%
CARATTERISTICHE DEL SETTORE AGRICOLO al momento dell’unificazione
- Arretratezza tecnica generale, solo nella valle padana agricoltura avanzata (di tipo capitalistico, basata
sull’affitto delle proprietà e sullo sfruttamento intensivo dei terreni con l’utilizzo di manodopera salariata)
- Disomogeneità geografica (le cosiddette “Italie Agricole”)
Forme di conduzione (affitto nell’area padana, mezzadria e latifondo nell’area meridionale con
• agricoltura estensiva a rese scarse)
Diverse vocazioni colturali: gelsibachicoltura al nord (settore traente: seta), colture specializzate
• al sud (settore traente: olio, utilizzato ai fini industriali)
Settore orientato all’esportazione (benefici per la bilancia commerciale, che si trovava in deficit) ->
• l’acquisto di beni industriali veniva in parte coperto tramite l’esportazione di prodotti agricoli
In generale, arretratezza del settore industriale con l’eccezione di pochi nuclei manifatturieri nati nel periodo
preunitario: tessile, meccanica, cantieristica. 4 di 51
LA POLITICA ECONOMICA DELLA DESTRA STORICA (1861-1876)
UNIFICAZIONE GIURIDICO-ISTITUZIONALE
- Unificazione del sistema monetario, dalla molteplicità di monete degli antichi Stati italiani preunitari l
sistema monetario italiano -> la lira italiana sostituita le monete precedenti
- Unificazione del sistema di pesi e misure
- Unificazione del sistema tributario
- Unificazione della legislazione civile e commerciale (Codice Civile dello Stato Italiano 1865)
IL SETTORE DELL’ISTRUZIONE
La normativa di riferimento: legge Casati (1859)
Istruzione elementare: 2 anni (ciclo inferiore obbligatorio) + 2 anni (ciclo superiore facoltativo: solo i
comuni maggiori dovevano garantirlo)
Istituzione delle scuole elementari delegata ai comuni -> gli investimenti nelle strutture scolastiche
dipendevano dalla ricchezza del singolo comune (disomogeneità tra comuni più ricchi e comuni più poveri,
ampliamento del divario tra nord e sud Italia)
SISTEMA BANCARIO
Progetto di Cavour: un’unica banca di emissione MA resistenze locali
-> pluralità delle banche di emissione (circuiti finanziari regionali pre-unitari)
1. Banca nazionale sarda, poi Banca Nazionale del Regno d’Italia
2. Banca Nazionale Toscana
3. Banca Toscana di Credito
4. Banco di Napoli
5. Banco di Sicilia
+ 6. Banca Romana (dal 1870)
1874: approvazione della legge bancaria della “pluralità disciplinata” -> consorzio fra le 6 banche
(massimale di emissione 1 miliardo di lire)
• Disciplinava la circolazione cartacea (rapporto di 1 a 3 tra patrimonio e banconote emesse)
• Sopperiva alla mancanza di norme sui rapporti interbancari
• Introduceva maggiori controlli da parte dello Stato 5 di 51
LO SVILUPPO DELLE INFRASTRUTTURE
Si promuove lo sviluppo di un piano di costruzione di grandi
infrastrutture in modo da integrare le diverse aree del paese e dar
vita ad un mercato nazionale
Creazione di un sistema di comunicazioni territoriali
- Viabilità
Strade nazionali e provinciali
• Strade comunali
•
- Sistema portuale
- Rete ferroviaria
La costruzione delle ferrovie
1965: istituzione di un regime di convenzione con le 4 principali
società ferroviarie italiane
- Società per le strade ferrate per l’Alta Italia
- Società per le strade ferrate Romane
- Società per le strade ferrate Meridionali
- Società Vittorio Emanuele
UNIFICAZIONE DOGANALE
L’Italia da questo punto di vista si allinea completamente con le politiche liberali europee
(liberoscambismo). Queste presero piede in Italia con il triennio (1859-1861) in cui si ebbe l’unificazione,
tramite:
-> abbattimento dei dazi doganali tra Regno di Sardegna e nuovi territori annessi
-> estensione della “tariffa sarda” alle altre aree annesse (tariffa daziaria bassa, 10% ad valorem)
-> stipulazione di trattati commerciali con altri Paesi europei
-> trattato di riduzione dei dazi con la Francia (1863) = principale partner commerciale
IMPATTO ECONOMICO DELLA POLITICA DOGANALE LIBERISTA
AGRICOLTURA:
- Il liberismo accentua la vocazione agricola (abbassamento dei dazi favoriva le relazioni commerciali con
gli altri paesi, esportare i prodotti agricoli a prezzi più bassi)
- Prodotti destinati soprattutto all’export: cereali, vini da taglio e vini pregiati, olio d’oliva, agrumi, canapa
- Aumento dei prezzi fino al 1873-1874, crescita dei profitti del settore primario
- Sostegno alla bilancia commerciale (perché l’Italia è costretta a importare una gran parte di prodotti
industriali), ma insufficiente
INDUSTRIA:
Al nord: tenuta dei nuclei manifatturieri sorti in epoca preunitaria
-> Tessile: lanifici (Rossi e Marzotto in Veneto, Sella in Piemonte), ma anche cotonifici e filande da seta
-> Meccanica e cantieristica: Ansaldo, Genova (diretta da Carlo Bombrini): locomotive, navi
Al sud: fino all’Unità, manifatturiere protette con alti dazi (fino all’80%) -> non competitive
-> fallimenti (lanifici, siderurgia calabrese, meccanica e metallurgia napoletana; che si erano sviluppati
grazie al protezionismo doganale nell’Italia preunitaria)
-> pochi al sud superarono la crisi (cotonifici efficienti); gli studiosi meridionalisti attribuiscono il divario
nord-sud all’estensione della tariffa sarda (ostacolo alla formazione di un mercato nazionale) 6 di 51
La formazione di un mercato nazionale fu estremamente lenta, a causa di alcuni ostacoli
-> mancanza di complementarietà tra le diverse aree del Paese -> l’Italia non costituiva un sistema
economico integrato
“Le antiche provincie conoscono assai meglio le piazzi di Parigi, di Lione,
di Londra che non le città di Firenze e dell’Emilia”
Gregorio Sella, imprenditore laniero biellese
-> scarso impatto iniziale del settore ferroviario sulla formazione del mercato nazionale
Costi elevati (approvvigionamento di carbone), disomogeneità tariffe, inefficienze
• infrastrutturali
-> scarso impatto iniziale del settore ferroviario sullo sviluppo industriale italiano (siderurgia e
meccanica italiana arretrate -> necessità di import)
Ruolo non marginale dello Stato nello stimolare lo sviluppo economico -> ma crescita della spesa pubblica
Spese infrastrutture + spese per sostegno alle società ferroviarie + spese per il potenziamento della marina
mercantile + spese per l’edilizia pubblica + spese militari + spese per interessi sul debito pubblico
IMPATTO DELLE POLITICHE STATALI DI INTEGRAZIONE ECONOMICA.
Fin dal primo anno le spese della destra storica determinarono subito un aumento impressionante della
spesa pubblica che determina uno squilibrio entrate/uscite (disavanzo di 446 mln 1861, 456 mln 1862).
Il debito aumenta a causa dell’accumulo di deficit annui:
• A questo proposito viene istituito il Gran Libro del Debito Pubblico (Piero Bastogi, ministro delle
Finanze) = l’ammontare del debito pubblico degli antichi stati preunitari, che vengono accorpati in un
unico debito pubblico (2.374 mln lire) -> la maggior parte del debito deriva dal Regno di Sardegna
• Conversione della maggior parte del debito pubblico in debito consolidato (perm
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
-
Riassunto esame Storia economica, Prof. Pinchera Valeria, libro consigliato Perchè l'Europa ha cambiato il mondo. I…
-
Riassunto esame Storia economica, Prof. Fornasari Massimo, libro consigliato Puzzle , Massimo Fornasari
-
Riassunto esame Storia Economica, Prof. Locatelli Andrea Maria, libro consigliato Perchè l'Europa ha cambiato il mo…
-
Riassunto esame Storia economica, Prof. Besana Claudio, libro consigliato Perchè l'Europa ha cambiato il mondo , Ve…