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Storia economica

L'economia preindustriale

L'economia preindustriale si sviluppa tra il 1500 e il 1600 in Italia, Spagna, Francia, ecc. È un'economia relativamente sviluppata con un alto potenziale non sfruttato a causa di vincoli che sono:

  • Il rapporto tra popolazione e risorse: quando la popolazione cresce, non ci sono le risorse necessarie al soddisfacimento dei bisogni sociali (cibo).
  • L'economia è dominata dall'agricoltura: il 70% della popolazione sono contadini che lavorano la terra, spesso non di loro proprietà ma del grande proprietario terriero che comanda sulla zona.
  • Debole manifattura.
  • Il raggio dei commerci è limitato a città-campagna. Il trasporto via terra è un commercio limitato; quello navale permette di spostare più merce ed è più efficiente. Questo favorisce enormemente le città sul mare o sui fiumi navigabili, che in poco tempo diventano le più ricche d'Europa.
  • La domanda di beni è debole e instabile a causa della continua crescita e decrescita della popolazione. Il reddito è molto limitato ed è distribuito male.

La società dell'epoca era gerarchica: questo metteva al primo posto i preti e gli enti ecclesiastici che avevano una grande proprietà terriera. Poi venivano i nobili che davano la terra da coltivare ai contadini, i quali erano l'ultima categoria della società. Il risparmio del 1500-1600 è dato da conserve RICAVI-COSTI=risparmio di oro e argento posseduti da nobili. In quest'epoca, la moneta aveva valore intrinseco; il valore della moneta era dato dal materiale di cui la moneta era composta. I nobili del 1500/1600 facevano trasferimenti di proprietà, quindi acquisto di immobili. Il nobile inoltre faceva il cosiddetto "tesoreggiamento", ovvero creava tesori per non perdere il valore dell'oro o dell'argento, visto che il valore della moneta era intrinseco. Gli assetti politici e i soldi spesi per le guerre non incentivavano gli investimenti.

Le dinamiche demografiche

La popolazione europea del 1500/1600 era in lenta crescita a causa delle frequenti carestie e pestilenze che non permettevano un incremento stabile. Il tema dell'emigrazione non era attuale in quanto il grande esodo europeo verso le Americhe (sia nord che sud) comincerà solo nel 1800. I tassi di natalità erano molto alti, aggirandosi all'incirca tra il 35/45 per mille. L'andamento demografico era molto influenzato dall'età del matrimonio della donna. Quello che era preoccupante era sicuramente l'alta mortalità che colpiva la popolazione, 30/35 per mille, e la mortalità infantile che si aggirava intorno alle stesse percentuali. La mortalità catastrofica, data da guerre, pestilenze e carestie, causava la morte del 20/30 per cento della popolazione. Interessante è la carestia, perché è un fenomeno frutto dell'aumento della popolazione.

Gli assetti agricoli

In questo periodo la popolazione e le risorse non crescono assieme per due ragioni:

  1. La globalizzazione è impossibile. Le materie prime sono tutte a km0 per mancanza di trasporti della merce (specie latte e carne).
  2. I rendimenti della terra erano bassi così come la produttività del lavoro. Tutti i terreni a disposizione non potevano essere utilizzati dai contadini perché veniva applicato il cosiddetto "Maggese Mediterraneo" (A-B) seguito poi da quello "Atlantico" (A-B-C). Questo obbligava i contadini a non sfruttare la metà o un terzo delle terre a disposizione e questo influiva in maniera sostanziale sul totale del raccolto. La mancanza del foraggio (cibo per animali) condizionava la produttività del lavoro.

Gli assetti agrari

  • Distribuzione ineguale della proprietà della terra e marginalità della piccola proprietà contadina.
  • Peso della rendita e della schiavitù. Nell'est Europa prese il nome di "servitù della gleba".
  • Inefficienza economica dei sistemi agrari dell'Europa Atlantica (common land). Le terre comuni sono terre destinate all'utilizzo di gente abitante del posto da molto tempo, chiamati comunisti. Questa terra rappresentava un'importante risorsa ma veniva usata in malo modo.
  • Il sistema dei campi aperti, che consiste nel sottoporre all'uso comune i beni privati. Questo sistema è socialmente equo ma economicamente poco produttivo. Inoltre necessita di un'alta percentuale di popolazione destinata all'agricoltura (dal 65% al 90%) e comporta una notevole lentezza nei cambiamenti.

Le manifatture nell'antico regime

Nell'antico regime il settore manifatturiero presentava:

  • Debolezza complessiva del settore dato da:
    • Alto costo dei combustibili
    • Limiti tecnologici
    • Alto costo dei semilavorati metallici
  • Centralità del settore tessile
  • Problemi energetici

Nell'antico regime il settore secondario era caratterizzato dai seguenti elementi:

  • La protoindustria: questo fenomeno si diffuse all'inizio del sedicesimo secolo interessando principalmente le Fiandre e l'Inghilterra. Con l'avvento delle enclosures (privatizzazione e recinzione delle terre comuni) che prima erano "open fields", i contadini non riuscivano più a vivere di sola agricoltura. Così iniziarono a filare la lana e a vendere i tessuti per i mercanti; la produzione non era meccanizzata ma si basava sui tradizionali metodi artigianali creando un'industria rurale gestita dalle imprese familiari. Col passare degli anni e grazie all'invenzione delle macchine industriali, questi contadini si spostarono nelle città per lavorare nelle prime fabbriche.
  • Manifatture cittadine e corporazioni: le corporazioni delle arti e mestieri, o gilde, erano delle associazioni create a partire dal XII secolo in molte città europee per regolamentare e tutelare le attività degli appartenenti a una stessa categoria professionale. Queste corporazioni cesseranno di esistere proprio in questo periodo, nel '700.
  • Il lavoro a domicilio nelle campagne e la figura del mercante imprenditore: questa nuova figura, che diventerà poi il grande industriale, creò la cosiddetta protoindustria.

Le vie di comunicazione

Le vie di comunicazione del periodo preindustriale non garantivano trasporti veloci ed economici. Il trasporto via terra era molto problematico: i costi erano elevati e il pessimo stato delle strade complicava non poco il trasporto. Più utilizzato ed efficiente era sicuramente il trasporto via acqua grazie ai canali navigabili e alla navigazione marittima che si specializzò sempre più. Questi problemi gravavano inevitabilmente sui traffici commerciali che all'epoca si limitavano principalmente all'autoconsumo o al commercio locale.

La distribuzione del reddito e gli effetti sulla domanda

La distribuzione del reddito era fortemente sperequata tanto che in Francia i poveri nel 1600 erano il 55% della popolazione. Si fa presto a capire che la domanda dei mercati era formata solamente da quella dei ceti dominanti.

Le distribuzioni del reddito e gli effetti sul risparmio e sugli investimenti

I ceti dominanti in questo periodo avevano la possibilità di risparmiare grandi somme di denaro che però non venivano investite. Nacque così il fenomeno del tesoreggiamento. Questo era dannoso sia per lo sviluppo del commercio perché una grande quantità di moneta era nelle mani di questi padroni che non la immettevano nel mercato, sia per la distribuzione del reddito. I grandi proprietari terrieri che investivano acquistavano soprattutto immobili o prestavano soldi ai principi, senza di fatto sviluppare l'economia e distribuire la propria ricchezza.

La debolezza della struttura creditizia

La struttura creditizia nel periodo preindustriale era molto debole. La richiesta di prestiti era molto debole e la domanda era concentrata nel capitale da inserire nell’attivo circolante, quindi nel breve termine.

Le forme di intervento della mano pubblica nella vita economica

Anche l’attività pubblica non aiutava lo sviluppo dell’economia. Gli investimenti per la politica economica del protezionismo erano nulli. Il carico tributario era mal distribuito, gravava infatti sul ceto più povero ampliando sempre più la distanza tra ricchi e poveri. Le politiche monetarie erano inefficaci. La spesa pubblica era incentrata sui bisogni bellici. Proprio quest’ultimo effetto è visibile con l’incremento del numero di soldati dei maggiori eserciti europei. Su tutti, quello spagnolo che tra il 1470-1630 passò dai 20.000 ai 300.000 uomini. La spesa per l’esercito era talmente elevata che il 70% delle entrate del bilancio nella metà del ‘600 serviva per pagare gli interessi sul debito usato per finanziare l’esercito.

Le radici del primato europeo del XIX secolo

Nel secolo XIX, il continente dominante è quello europeo. Questo avvenne grazie a numerose cause.

  • Quelle geografiche riguardano il clima temperato e l'accesso al mare. Soprattutto il commercio via acqua permetteva alle città portuali di arricchirsi molto, grazie anche alla presenza di canali navigabili.
  • Le ragioni demografiche comprendono la scomparsa della peste alla fine del '600, ma le risorse erano mal distribuite tra la popolazione.
  • Le ragioni economiche: vengono approvati nuovi modelli organizzativi. In Europa si sviluppano isole di agricoltura capitalista tra cui la Lombardia. I vincoli feudali danno più libertà ai piccoli contadini, ma un ruolo fondamentale viene dato dalla protoindustria e dalla figura del mercante imprenditore. I circuiti commerciali regionali divennero sempre più importanti garantendo uno sviluppo limitato ma costante. I centri economici mondiali tra il '200-'500 italiani e tra il '600-'700 olandesi sono alla base del grande sviluppo che arriverà poi con la rivoluzione industriale. Anche le istituzioni finanziarie erano presenti e solide e avranno una parte molto importante nel XIX secolo.
  • Le ragioni politico-istituzionali: primo fra tutti sicuramente è la tutela delle libertà e delle iniziative individuali. La tradizione giuridica romana e la tradizione cittadina dell’Occidente verranno applicate poi in tutto il mondo.
  • Le ragioni culturali e religiose: lo sviluppo di teorie e pensieri si sono basati sulla cultura greco-classica e sui valori di provenienza giudaico-cristiana. Anche l’etica protestante ha dato il suo contributo per il primato europeo come sicuramente lo è la nascita della teoria del capitalismo.

La rivoluzione industriale inglese

Il termine rivoluzione viene utilizzato per definire un processo che è stato ultra-rivoluzionario ed è un processo irripetibile perché c'è una condizione che non si ripete più. La rivoluzione avviene in Inghilterra e Scozia mentre tutti gli altri stati (USA, FRA, GER, ITA, SPA, OLA, BEL) rimangono attardati. Il cambiamento ha portato conseguenze sia sociali che culturali ed avviene lentamente tanto che per molto tempo vecchio e nuovo convivono. L'industria moderna si afferma pienamente dopo il 1830 con l'avvento della ferrovia.

La prima svolta la si ha negli anni '80 del 1700 quando triplica il tasso di crescita annua del prodotto nazionale pro capite. La rivoluzione subisce tre fasi: 1760/1800 cotone, 1800/1830 siderurgia, nuova demografia, nuovo ritmo di crescita, 1830/1850 ferrovia, maggiori consumi. Dopo il 1830 inizia a diffondersi il benessere derivante da questa rivoluzione. Ovviamente, la rivoluzione industriale non riguarda solamente le fabbriche ma comporta numerose altre rivoluzioni.

La rivoluzione agraria

La rivoluzione agraria comporta il superamento del modello dei campi aperti con le recinzioni, le negoziazioni private attraverso atti del Parlamento e la vendita delle terre comuni. La rivoluzione agricola è avvenuta grazie alle condizioni climatiche favorevoli, superamento del maggese, integrazione tra coltivazione e allevamento del bestiame e i nuovi strumenti del lavoro. Il cambiamento in agricoltura portò un forte incremento delle aree coltivate e delle produzioni agricole, cresce la specializzazione produttiva, cresce la domanda nelle zone rurali e cambia la distribuzione della popolazione attiva: all'inizio dell'800 in GBR gli addetti all'agricoltura sono il 36%, in FRA sono ancora il 59%.

La crescita demografica

Anche da un punto di vista demografico si hanno importanti novità: cade la mortalità, incremento della natalità nel breve periodo e la sua riduzione nel lungo periodo, aumento popolazione GBR e la crescita straordinaria della popolazione urbana. La popolazione GBR passa dal 1750 da avere 7.4 milioni a 33.1 del 1890. La crescita della popolazione urbana (in migliaia): 1800: Londra 1.117, Manchester 90, Glasgow 77; 1880: Londra 4.770, Manchester 462, Glasgow 587.

La centralità del settore secondario

Gran Bretagna 1841
Composizione del PIL (%) Ripartizione della popolazione attiva (%)
Primario: 22,0 22,3
Secondario: 35,0 44,3
Terziario: 43,0 33,4

L'industrializzazione e affermazione del sistema di fabbrica

Nel settore manifatturiero si manifesta in modo eclatante il processo di cambiamento. Le novità furono la figura nuova dell'imprenditore e la fabbrica con una nuova fonte di energia. Tutto questo si ripercuote inevitabilmente sulla società dando vita a un nuovo processo sociale. La filatura del cotone viene meccanizzata, nasce un nuovo combustibile: il carbone coke, la siderurgia permette l'abbattimento dei semilavorati metallici e viene creata la macchina a vapore che è senza dubbio l'innovazione che segnò la cesura più definitiva col passato, perfezionata da Watt nel 1768.

I prezzi dei prodotti e delle materie si abbassano notevolmente, come il cotone che viene a costare 5 volte meno. L'abbattimento dei costi comporta inevitabilmente un aumento della domanda del bene e il suo relativo consumo. Su tutti la ghisa che passa:

Anno Produzione Consumo
1720 25.000 38.000
1780 60.000
1800 235.000
1850 2.250.000 1.500.000

L'affermazione del sistema di fabbrica e il cambiamento tecnologico

In questo periodo, tra il XVIII e il XIX secolo, si evidenzia la differenza tra invenzione e innovazione:

  • Le invenzioni: scoperte originali che non nascono necessariamente come risposta a un bisogno concreto.
  • Le innovazioni: nascono all'interno del sistema economico per rispondere a precise esigenze. Migliorano elementi già esistenti rendendoli più efficaci ed efficienti; applicate nel contesto industriale produttivo cambieranno per sempre l'economia e la società.

La rivoluzione dei trasporti e la nuova dimensione dei commerci

Il sistema di comunicazione viene completamente rivoluzionato.

  • Vengono costruite nuove strade e canali navigabili che collegano tutte le zone inglesi.
  • Il trasporto via mare continua a svilupparsi e la flotta commerciale inglese risulta essere la più ricca e potente.
  • Le strade vengono date in gestione ai privati per limitare i costi pubblici e per tenerle in uno stato ottimo. Nasce infatti il pedaggio che permette ai privati di fare riparazioni e manutenzione.
  • Si afferma la ferrovia che trascina lo sviluppo industriale.
  • Aumenta il volume di scambi.
  • L'Inghilterra diventa il centro dei traffici industriali.

Il reddito disponibile, il risparmio e gli investimenti

  • Una diversa ed equa distribuzione del reddito che ha effetti inevitabili sulla domanda.
  • La domanda e l'offerta di capitali aumenta notevolmente.
  • La banca assume un ruolo determinante durante la rivoluzione industriale in GBR. I prestiti che offriva però erano particolari: infatti incentivavano i prestiti che avevano come oggetto una grande quantità di denaro, ma da restituire nel breve termine con tassi d'interesse bassi. Per il M/L termine le banche erano restie a prestare denaro. Data questa situazione, l'imprenditore per reperire denaro a M/L termine era obbligato a investire i propri soldi o affidarsi alle reti informali.

Stato e mercato nella trasformazione economica della GBR

L'assetto politico in GBR era peculiare. Lo Stato dava grande libertà ai privati tanto da lasciare loro la costruzione di ferrovie tramite una concessione. In ITA, GER, FRA, lo stato interverrà direttamente nella costruzione della rete ferroviaria. Dal 1688 con la Gloriosa Rivoluzione fu istituita la monarchia costituzionale e vennero tutelate le libertà individuali con la dichiarazione dei diritti. Lo Stato quindi svolgeva un ruolo da Regolatore e decise di passare dal protezionismo al libero scambio dei commerci. La politica monetaria invece riguardò l'inserimento del sistema Gold Standard: è un sistema nel quale la base monetaria è data da una quantità prefissata di oro e che permise di porre la Sterlina al centro del sistema finanziario internazionale.

La politica monetaria

La Banca d'Inghilterra fu creata con capitale privato nel 1694 destinato obbligatoriamente in titoli di Stato. Successivamente ottiene il diritto di esercitare affari di banca e diritto di emissione. Una serie di atti a fine '700 ha permesso alla sterlina di diventare la moneta di riferimento a livello internazionale.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher PaoloColnaghi di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Besana Claudio.
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