Estratto del documento

Capitolo primo: La rivoluzione urbana

Origini e caratteri delle città dell’Europa medievale

Con la decadenza dell’impero romano e le invasioni germaniche decadono e scompaiono le città che si erano formate in quel periodo. L’Europa tra il V e il VII secolo era un mondo semi spopolato e rurale. Con la caduta dell’impero romano il nord migliorò lentamente. E il contrasto che aveva diviso queste due zone (nord-sud) si attenuò. I legami che si erano formati tra la parte europea del Mediterraneo si allentarono e nacque l’Europa cristiana. L’Europa era primitiva, formata da Curtis, dei microcosmi rurali autosufficienti, vi era uno spirito di rinuncia verso il mondo esterno.

Dall’VIII secolo ci fu un tentativo di ripresa con i Carolingio, soprattutto in campo agricolo, ma nell’area nord europea, il sud era sotto pressione continua dei musulmani. Questa ripresa venne interrotta dalla seconda ondata di invasioni barbariche intorno al X secolo. Dalla seconda metà del X secolo, quando i barbari allentarono la morsa, si ebbe una ripresa che fu basata sulla rinascita delle città aiutata da uno sviluppo agricolo che alimentava la popolazione che era in netta crescita.

Con la rinascita delle città ripresero gli scambi e il sistema curtense dell’autarchia entrò in crisi per far posto a uno totalmente diverso basato sul lavoro libero, le città e soprattutto gli scambi. Questo era il sistema mercantile, di mercato dove gli scambi erano continui.

Si possono dividere tre zone ad urbanizzazione diverse:

  • Zona ex impero romano, cioè l’Italia, la Francia e la Spagna, dove le città continuarono a esistere anche se decadute.
  • Zona ex-impero romano, cioè Inghilterra, Germania, Francia nord, Paesi Bassi, che scompaiono dopo la caduta.
  • Zona extra impero romano, Germania del nord, Scandinavia, che non avevano precedenti strutture urbane.

La crescita delle città fu alimentata non dal saldo naturale, infatti quasi mai le nascite superavano sensibilmente le morti, ma dall’immigrazione dalle campagne, anche se la tendenza economica del mondo rurale era in positivo. Solo che non permetteva la riuscita economica e sociale che permettevano le città, che erano viste come un’opportunità. Le città medievali europee erano organi a sé stante, autonomi e in netta opposizione al mondo circostante, in questo senso acquisiscono un significato simbolico le mura cittadine costruite attorno alla città.

Le città italiane erano evolute in maniera differente da quelle oltralpe. Fuori dall’Italia i nobili abitavano fuori nei possedimenti, mentre i borghesi e altri ceti medi vivevano in città e venivano costruite piazze, palazzi municipali per favorire il potere pubblico su quello feudale. Mentre in Italia i nobili si impiantarono nelle città dove vennero costruite dimore che ricordavano i castelli rurali, con torri e simili a dei feudi. Con il passare del tempo i borghesi però acquisirono potere e ricchezza da mettere fuori gioco i nobili una città dopo l’altra così partì all’attacco alla conquista del territorio cittadino abbattendo la potenza feudale.

In Germania l’imperatore, che era in conflitto con i poteri nobiliari, si allea con le città dando loro libertà politiche ed economiche, ma queste non estesero mai il loro territorio né insediarono il potere nobiliare. In Francia il movimento cittadino si sviluppò sotto la tutela rurale e in Inghilterra fu molto lento.

La struttura delle città medievali fu molto diversa da quelle delle polis greche o urbs romane. Questo perché i valori e i bisogni culturali del tempo erano favorevoli a uno sviluppo mercantile. L’ostilità con il mondo feudale, che aveva strutture verticali, impone alle città una struttura orizzontale fatta di cooperazione e rapporti sociali. La rivoluzione urbana è una premessa della rivoluzione industriale.

Capitolo secondo: La popolazione

Popolazione totale

Attorno all’anno mille la popolazione europea era scarsa (30 milioni). Aumentò tra il X e il XIV secolo (80 milioni). La peste del 1348 eliminò 25 milioni di persone e le carestie e le guerre che ne derivarono rallentarono moltissimo la ripresa della popolazione. Dal 500 al 600 si ebbe un sensibile aumento fino a 105 milioni, ma le epidemie e le guerre del 600 bloccarono la crescita che tornò lenta e nel 700 si arrivò a 115 milioni.

Due erano le caratteristiche della popolazione europea: era una popolazione di tipo giovane e anche nei periodi migliori rimase sempre contenuta. Quindi si può dire che era giovane perché c’era un alto tasso di natalità, ma rimase sempre contenuta perché c’era un alto tasso di mortalità.

Nuzialità e fertilità

Rispetto al matrimonio, l’Europa pre-industriale era in contrasto con le altre civiltà: un’alta percentuale adulta non si sposava e coloro che lo facevano, si sposavano in tarda età. I motivi del celibato erano che in quell’epoca era molto apprezzato dall’ideologia cristiana, la condizione degli intellettuali era quella di celibato (la chiesa aveva la porzione più grande della cultura e trasmise ciò), le strategie familiari per non disperdere il patrimonio.

Tutto ciò favorì una certa natalità illegittima, ma che comunque era inferiore alla minor natalità legittima. Ovviamente poi per quanto riguarda la tarda età al matrimonio, questo riduceva le probabilità di fecondità legittima. L’Europa quindi rispetto alle altre società del periodo aveva raggiunto tassi di natalità molto più ridotti ma pur sempre di fascia alta.

Mortalità

Va fatta una distinzione tra mortalità ordinaria e catastrofica. La componente maggiore della mortalità ordinaria era quella infantile e la mortalità degli adolescenti. L’alta mortalità dei giovani era sintomo di grande povertà della popolazione, lasciava in vita solo i più forti. Per quanto riguarda la mortalità catastrofica, erano tre le cause: la guerra, le carestie e la peste.

La guerra, più che i morti in battaglia, portava effetti indiretti di carestie ed epidemie. Le epidemie si intensificarono con l’aumento della popolazione tra il 1000 e 1300, le aree europee erano sovrappopolate e si crearono situazioni maltusiane (scarsità di risorse per la popolazione). Inoltre la popolazione andava concentrandosi sempre più nelle città dove le condizioni igienico-sanitarie erano scarse, inoltre con l’intensificarsi delle comunicazioni e relazioni commerciali vennero aumentate le possibilità di contagio.

Tra il 1300 e il 1700 la popolazione si mantenne in quasi equilibrio, questo fu determinato dall’alta mortalità ordinaria e catastrofica, dalla limitata fertilità (matrimonio tardo e inesistente). Il risultato di ciò fu che alla lunga il tenore di vita poté aumentare e la mancanza di braccia stimolò un interesse per la macchina. Le città comunque sopravvivevano per un apporto dall’esterno di popolazione, il bilancio di popolazione nelle città era fortemente in passivo, erano delle fosse funerarie, quindi più popolazione c’era in città e più l’aumento della popolazione totale era frenato.

Capitolo terzo: La storia della tecnologia

Lo sviluppo tecnologico: 1000-1700

Dal 2500 a.C. vi è un ristagno tecnologico fino al 500 d.C. Il campo romano e greco fu inerte nel campo tecnologico, il mulino ad acqua era conosciuto ma molto poco impiegato (per abbondanza di manodopera, fanno muovere i mulini dagli uomini). Diffidenza della tecnica in età classica anche se ci furono progressi in altri settori. Con il medioevo le cose cambiarono drasticamente, innovazioni tecnologiche si susseguirono in modo sempre più intenso (mulino ad acqua, aratro pesante, rotazione triennale, ferro di cavallo, basto per cavalli, attacco a tandem per animali da traino). Non furono vere e proprie invenzioni quanto assimilazioni.

Tutte le innovazioni si riferivano all’attività agricola poiché era il settore dominante. Il cavallo sostituì il bue anche se era più costoso, era più efficiente, gli attrezzi vennero fatti in ferro. L’adozione di capitale più costoso rese possibili incrementi di produttività, e questo rese possibile l’adozione di capitali ancora più costosi e efficienti.

Il mulino ad acqua divenne molto diffuso a partire dal VI e VII secolo dai signori feudali per la macinazione del grano. Poi dal XI e XII secolo, quando l’economia europea si sviluppò in senso manifatturiero, i mulini ad acqua vennero adattati per le più diverse produzioni. Come la fabbricazione della birra o per follare il panno, questa che rivoluzionò l’intera industria tessile. Poi anche per la lavorazione del ferro o della carta. Il mulino a vento invece ebbe origine in Persia nel VII d.C. per poi arrivare in Europa nel XI secolo, questo però fu ben diverso da quello persiano, era montato su asse orizzontale, orientabilità totale, era più efficiente. Erano utilizzati per filare la seta, stampare tessuti e follare i panni.

Ma il mulino non era l’unica innovazione fuori dal campo agricolo, vi erano anche nel campo della navigazione: la bussola magnetica, carte nautiche, tavole trigonometriche per la navigazione, timone di poppa; che resero possibile la navigazione strumentale, matematica. Nel secolo XIII comparve il filatoio a ruota, gli occhiali, nel XIV l’orologio, le armi da fuoco, venne sviluppata la nave oceanica che portò enormi conseguenze per gli anni a venire. Nel secolo XV vi fu l’invenzione della stampa, questo abbassò il costo dei libri con la conseguenza della maggiore diffusione dell’istruzione e della cultura. Tutte le invenzioni sopra citate sono adattamenti delle idee sviluppate altrove, come detto prima l’Europa aveva una straordinaria capacità ricettiva, ed è caratterizzata da atteggiamenti di razionalità e curiosità intellettuale.

Si cercò sempre più di dare spiegazioni meccaniche a tutto, è questo che favorì lo sviluppo tecnologico in Europa. Si passò dall’animismo, fatalismo del mondo classico per cui l’uomo doveva sottomettersi alla natura, al dominio della stessa mediante la tecnica del medioevo. Nel corso dei secoli XI al XX l’uomo ha sognato miracoli (in funzione propria e non dei santi) per poi renderli possibili. Questo progresso tecnologico più che grandi novità portò continui piccoli miglioramenti derivati dalla pratica artigianale.

La diffusione delle tecniche

In realtà vi furono aree più innovative e meno innovative. Nei secoli dal XII al XV gli italiani furono all’avanguardia. Poi i secoli XVI e XVII il primato passò agli inglesi e olandesi. La frontiera della tecnica da un paese all’altro era importantissima. I libri con le loro istruzioni sulle tecniche non bastavano agli altri paesi per copiare le tecniche altrui. La tecnica poteva diffondersi solamente con la mobilità dei tecnici e la migrazione del capitale umano.

Molti migravano nei paesi esteri per imparare le tecniche a loro sconosciute, ma esistevano ostacoli a questa trasmissione di tecniche e governi e comunità si dimostrarono sempre più gelosi dei loro segreti tecnici. A volte la propagazione delle tecniche era dovuta a migrazioni del tutto diverse come il caso degli ugonotti che migrarono in Inghilterra perché perseguitati in patria e portarono le loro tecniche di produzione lì. La mobilità dei lavoratori, dei tecnici dipendeva dalle loro condizioni di vita in patria, i governi erano a conoscenza di ciò e delle conseguenze, pertanto emanavano sempre più decreti.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Exxodus di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Politecnica delle Marche - Ancona o del prof Giulianelli Roberto.
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