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La società di ieri e di oggi

La società di oggi è fluida, in cui sono possibili mobilitazioni sociali; quella dell’Ancien Régime invece era rigida. All’epoca la nobiltà considerava le attività lavorative (soprattutto economiche: profitti, interessi, investimenti ecc.) come “attività vili”, un freno allo sviluppo economico.

Comportamenti economici dei ceti abbienti

  • Lo status nobiliare non è compatibile con il commercio e con le attività vili.
  • Propensione all’immobilizzazione della ricchezza: l’obiettivo è vivere di rendita fondiaria e immobiliare.
  • L’obiettivo è la nomea del casato: il cognome prima del nome, la famiglia viene prima della persona singola. La rendita deriva dalla proprietà. Idea di perpetuare nel tempo la nomea del casato, il prestigio della famiglia nobiliare: anche il patrimonio quindi dura nel tempo.
  • Una riproduzione controllata: era frequente il celibato/nubilato (singletudine).
  • Scelte matrimoniali rigide (i nobili sposano i nobili) -> endogamia.
  • Staticità sia della gerarchia sociale sia della vita economica (basata su patrimonio e rendita). Alto tasso di celibato/nubilato per non far entrare un’altra famiglia nel patrimonio familiare. Endogamia per evitare la dispersione del patrimonio. Prima il casato e il lignaggio: forte primato attribuito al capostipite e alla sua discendenza (condizione per la trasmissione del titolo nobiliare principale).

Successione ereditaria

La successione ereditaria è attentamente pianificata per conservare il patrimonio in seno alla famiglia:

  • Maggiorasco/primogenitura: la maggior parte del patrimonio va al primogenito maschio. Solo per deroga può andare alla femmina, ma poi torna al maschio nelle generazioni successive.
  • Fedecommesso (strict settlement): il passaggio per certi beni vincolati dalla clausola fedecommissoria è stabilito all’infinito -> la successione avviene da erede a erede -> beni sottratti al mercato.
  • Esclusione femminile -> dote (al posto dell’eredità) per le spose. Viene gestita dal marito e la donna ne può disporre solo quando diventa vedova.
  • Fedecommesso: chi eredita un bene non può venderlo -> il bene è sottratto al mercato perché la sua successione è già stabilita. Chi eredita il bene non ne dispone se non nei limiti stabiliti dal fedecommesso (definizione della linea successoria di alcuni beni indivisibili all’infinito).

Rigidi obblighi di ceti -> stili di vita nobiliare (noblesse oblige).

Nota Bene: Il fedecommesso porta a forme di “condominio alienabile” -> assenteismo di proprietari -> delegano la gestione dei poderi a facoltosi intermediari (es. bassa Lombardia).

Enti laici ed ecclesiastici

  • Comunità -> “microcittà”.
  • Vincolo della “manomorta”: beni non disponibili, sottratti al mercato -> trasmissione di beni non vendibili (non acquistati liberamente, ma ricevuti).
  • Modalità di gestione: conduzione diretta, affitto semplice (asta pubblica), investitura perpetua -> “livello” (= affitto all’infinito) o enfiteusi (=affitto a lungo termine).

1700: soppressione dei beni ecclesiastici (statalizzazione e vendita) perché:

  • Illuminismo riformatore -> ragione vs religione.
  • La manomorta toglie beni al mercato.
  • La loro gestione è inefficiente: contratti lunghi (enfiteusi) -> no incentivi per miglioramenti tecnici (ad es. in agricoltura).
  • Investimenti: edifici di culto, di servizio, di rappresentanza, ma anche investimenti produttivi come le bonifiche.
  • Consumi: servizi liturgici, assistenza e carità.
  • Innovazioni tecniche e gestionali: caseificio, partita doppia.

Economia del lusso

In particolare nelle corti principesche ed ecclesiastiche.

  • Consumo vistoso di beni voluttuari o di lusso.
  • Ampio personale di servizio (servitù) -> settore terziario che lavora per economia privata.
  • Teaurizzazione.
  • Committenza artistica, mecenatismo, spettacoli ecc.

Ostentazione nobiliare vs moderazione

In alcuni periodi storici ci furono violente campagne moralizzatrici:

  • Contro mercanti, banchieri, usura -> espulsione di ebrei, istituzione dei monti di pietà.
  • Contro opere d’arte, ornamenti esteriori delle chiese, abbellimenti della persona -> roghi delle vanità di Savonarola a Firenze, Carnevale 1497 e 1498.
  • Frequente legislazione antisuntuaria con anche apposite magistrature e grida e prammatiche contro il lusso anche per ragioni economiche e politiche (mercantilismo). Ragioni economiche perché anche la nobiltà può cadere in miseria perché vive al di sopra delle proprie possibilità in quanto l’ostentazione è necessaria.

Società e consumi dell’antico regime

1. Perché il lusso è necessario per queste famiglie?

2. Perché così tante opere d’arte nell’Italia del Rinascimento?

  • La Chiesa -> grande committente perché l’immagine ha una funzione teologica importante.
  • Salvaguardia della chiesa papalina, rappresentata per eccellenza da grandi opere d’arte.
  • Lasciato dell’Umanesimo.
  • Ragioni etico-morali -> invito a non essere avari, ad essere liberali (non sperperare ma non essere avari = “saper spendere”).
  • Le famiglie più nobili devono essere liberali e munifiche -> spendere “pubblicamente” per scopi collettivi, per la comunità.

Dal Rinascimento cresce il consumismo -> invito al consumismo.

Il clima cambia successivamente -> “noblesse commercante” = nobiltà commerciale.

Rivoluzione dei consumi (XVIII sec.) -> nuova etica del consumo:

  • Meno moderazione, più piacere nel consumo.
  • Aumento consumo -> contribuisce alla ricchezza della nazione.

Il lusso devono esserci quelle persone: per Adam Smith non è un problema però che risparmiano per poi investire, che non destinano le ricchezze solo in lusso, ma in tecnologie ad esempio. I paesi che si sono sviluppati più rapidamente sono quelli che hanno lasciato libertà di consumo alle persone.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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