In questa dispensa verrà trattato il tema della storia economia del turismo. Dopo
un’introduzione generale sulla materia, si procede con un’analisi regionale dello
sviluppo del turismo nel corso della storia, partendo dall’Inghilterra e dagli Stati Uniti. Si
analizzano successivamente altri macro-casi, fra cui Spagna, Grecia e Giappone, per poi
passare a un’analisi più dettagliata del turismo italiano, dagli albori fino ai giorni nostri.
Nella parte successiva si studia lo sviluppo del turismo, ma in ambito settoriale,
suddividendolo quindi in turismo balneare, montano e così via. In conclusione, viene
studiato il turismo al giorno d’oggi, individuando tendenze e punti di forza e di
debolezza.
Sommario
STORIA ECONOMICA ED ECONOMIA.................................................................................4
LA RACCOLTA DELLE FONTI.............................................................................................. 6
LA STORIA ECONOMICA DEL TURISMO (SET)....................................................................8
ALTRI TEMI RILEVANTI E MULTIDISCIPLINARI...................................................................10
IL VIAGGIO...................................................................................................................... 11
Il viaggio letterale:...................................................................................................... 12
I LEGAMI TRA LA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE E IL TURISMO MODERNO.........................14
Processi di imitazione.................................................................................................. 15
I legami con la rivoluzione agraria (trasformazioni dell’agricoltura)...........................19
Legami con lo sviluppo turistico..................................................................................19
Altri passi importanti................................................................................................... 20
L’AFFERMAZIONE DEL TURISMO DI MASSA: PERCHÉ NEGLI USA?..................................21
Lo sviluppo turistico negli States................................................................................25
Il turismo legato alla natura e l’invenzione dei parchi.................................................25
DAL TURISMO DI MASSA AL TURISMO GLOBALE.............................................................28
IL CASO SPAGNOLO........................................................................................................ 29
IL CASO GRECO.............................................................................................................. 31
IL TURISMO NEL PICCOLO (cioè nelle piccole realtà)......................................................32
IL CASO AFRICANO......................................................................................................... 33
IL CASO DELL’ESTREMO ORIENTE (GIAPPONE, CINA E DINTORNI)..................................36
IL CASO GIAPPONESE..................................................................................................... 37
Il ruolo del Giappone nello sviluppo turistico (dell’area intorno e non solo)................39
IL CASO RUSSO.............................................................................................................. 40
LO SVILUPPO TURISTICO IN AREE CHE SI STANNO ANCORA SVILUPPANDO O DOVE IL
TURISMO NON C’ERA...................................................................................................... 43
LA STORIA RECENTE DI UN PAESE A TURISMO DIFFUSO: L’ITALIA..................................44
Il periodo fra le due guerre......................................................................................... 49
La situazione turistica in Italia all’inizio degli anni ’30:...............................................51
Turismo montano........................................................................................................ 54
Turismo culturale......................................................................................................... 55
Tempi più recenti......................................................................................................... 56
La situazione italiana nel 2013.................................................................................. 57
EVOLUZIONE STORICA DELLE PRINCIPALI FORME DI TURISMO.......................................60
IL TURISMO BALNEARE................................................................................................... 60
Il discorso del Mediterraneo........................................................................................ 61
LA PERCEZIONE DELLA MONTAGNA TRA ETA’ MODERNA E CONTEMPORANEA...............62
IL TURISMO RELIGIOSO.................................................................................................. 67
I caratteri del pellegrinaggio....................................................................................... 70
I VIAGGI LEGATI ALLA SALUTE........................................................................................ 71
Il secolo d’oro delle terme è il XIX...............................................................................73
IL GRAND TOUR NEL XVI-XVII SECOLO............................................................................74
Un grande cambiamento culturale: dalla rivoluzione scientifica al secolo dei lumi. . . .77
Da maestra di tutte le arti a grande giacimento culturale..........................................78
UNA GRANDE OPPORTUNITA’: LA RISCOPERTA DEL TERRITORIO....................................79
ENOGASTRONOMIA........................................................................................................ 80
I GRANDI EVENTI E IL CASO EXPO..................................................................................83
Le esposizioni universali............................................................................................. 84
La Fiera di Milano........................................................................................................ 86
Le ricadute economiche dei grandi eventi..................................................................87
Expo e turismo lombardo............................................................................................ 88
Rimini e la Riviera Romagnola.................................................................................... 90
Milano Marittima........................................................................................................ 92
IL SUD D’ITALIA.............................................................................................................. 92
TURISMO MONTANO A CONFRONTO: Alto Adige (AA) e Valle d’Aosta (VA).....................93
IL CASO ABRUZZESE...................................................................................................... 96
UNO SGUARDO ALL’OGGI............................................................................................... 98
Il problema prenotazioni............................................................................................. 99
L’importanza del turismo internazionale...................................................................101
Una competitività da creare...................................................................................... 102
La governance.......................................................................................................... 102
IL VERSANTE DELL’OFFERTA......................................................................................... 104
L’ospitalità................................................................................................................ 104
Una rivoluzione: i charter e il turismo di massa........................................................107
IL CASO ITALIANO......................................................................................................... 109
La situazione oggi..................................................................................................... 110
STORIA ECONOMICA ED ECONOMIA
Perché la storia economica è diversa dall’economia? Per capire una buona idea è
interrogarsi sul significato delle parole. Storia deriva dal greco antico (historia) e dal
latino, una parola rimasta sostanzialmente uguale, anche se è diverso il significato che
aveva nell’antichità, in greco non voleva dire qualcosa che aveva a che fare col
passato, ma con la ricerca e l’indagine da parte di qualcuno che era testimone dei fatti
(cioè che aveva visto), questo discorso si è un po’ perso, ma è rimasto il significato più
profondo della parola. Tutte le lingue indoeuropee derivano dal sanscrito (India), oltre a
vedere/essere testimoni, in sanscrito storia significa sapere -> essendo testimoni dei
fatti si acquisiscono conoscenze. Ora per storia si intende “qualcosa che ha a che fare
col passato”, quindi si potrebbe pensare che la storia sia qualcosa di inutile, in realtà è
fondamentale perché c’è una relazione strettissima fra passato e presente (il presente
deriva dal passato e il presente spiega il passato). La storia e la conoscenza del passato
sono degli strumenti formidabili di conoscenza.
Parlando del passato/della storia la variabile che viene subito in mente è il tempo.
Importante è la distinzione fra il tempo soggettivo (ciò che ha a che fare con la
percezione del tempo che hanno le persone, anche a livello collettivo -chi vive in
campagna ha percezioni del tempo diverse da chi vive in città-) e quello misurato (a cui
si riferisce la storia, la misura del tempo è una convenzione, dipende dalle civiltà -per
gli ebrei la loro misurazione degli anni inizia con la fuga dall’Egitto-). Nel tempo c’è uno
sfondo che rimane sempre uguale, sono le strutture, che non mutano perché dipendono
da variabili che non cambiano mai (es. la forma delle case dipendono dalle condizioni
del tempo, sulle Alpi i tetti sono a punta, in Africa hanno i tetti piatti). I cicli economici
invece variano molto, e con essi anche gli eventi. Non si può fare storia del presente,
per fare storia bisogna essere distaccati dai fatti, se no non si capisce cosa è rilevante e
cosa no. Del presente si occupano gli economisti, non gli storici.
La storia economica è una storia specialistica che studia gli avvenimenti economici
passati in uno o più paesi. La storia può essere specialistica in due modi: specialistiche
rispetto alla cronologia (dove quello che stabilisce i confini del campo di indagine è il
periodo che si studia) e rispetto all’oggetto che si studia (i confini sono delineati
dall’argomento).
Le domande dello storico economico e dell’economista sono le stesse, essi cercano di
capire come funziona un sistema economico -> come produrre, cosa, come si
distribuisce e il funzionamento, ma l’approccio è molto diverso, questo ha portato a un
rapporto conflittuale fra storici economici ed economisti: c’è spaccatura fra chi fa storia
economica in maniera più tradizionale (documentazione, fonti, rispondere al perché) e
chi fa economia storica (applicare metodologie economiche a elementi storici, cerca di
capire il come applicando comparazione e generalizzazioni). È una frattura non
ricomponibile, hanno punti di forza e di debolezza complementari.
C’è differenza fra storia economica ed economia:
risiede in approccio, storici hanno approccio diacronico, cioè come si sviluppano i
fenomeni attraverso il tempo, mentre gli altri hanno approccio sincronico,
studiano ciò che hanno attorno a loro.
Per interpretare la storia occorre ricostruire la complessità dei fenomeni, tenendo
conto del maggior numero di variabili possibili: per capire una cosa bisogna
affrontare la complessità dei processi (per i processi storici, complicati, ci sono
più spiegazioni). La capacità di fornire interpretazioni complesse deriva dalla
conoscenza che si ha delle cose.
Parlando di storia economica c’è il problema del rapporto fra la teoria economica
e la storia, alcuni lo associano a una collana con filo (teoria economica) e perle
(informazioni che lo storico trova).
Lo storico economico si occupa del passato (non bisogna proiettare su ciò che si
studia le proprie idee e i propri convincimenti), mentre l’economista di cose che
avvengono simultaneamente (non bisogna usare gli stessi criteri per analizzare
situazioni diverse).
L’economista e lo storico sono proprio due studiosi diversi, è inutile confrontarli.
L’economista cerca di costruire dei modelli e di formulare delle leggi che abbiano
valenza predittiva (dato x, succede y) -> devono prendere in considerazione un
numero limitato di variabili, perché qualsiasi modello è una semplificazione della
realtà (fatti stilizzati), se si inserissero tutte le variabili si riprodurrebbe la realtà e
non servirebbe a nulla agli economisti.
Gli economisti neoclassici cercano le regolarità per arrivare a fare delle
generalizzazioni, costruendo una ‘fisica della società’, avendo leggi ed enunciati
simili alla scienza. Per gli economisti neoclassici importante è la formalizzazione
(matematica) e la razionalità, cioè tutti gli attori sono razionali e quindi possono
massimizzare il loro vantaggio e prendono sempre le scelte giuste. L’uomo non è
una macchina perfetta, dovrebbe non avere sentimenti e avere la completezza
delle informazioni, ma c’è asimmetria informativa, che causa una razionalità
limitata.
Dal punto di vista sostanziale la differenza fra gli storici e l’economista è che lo
storico cerca di comprendere le cose (perché), mentre gli economisti vogliono
fare previsioni (come).
Dal punto di vista operativo c’è grande differenza per quanto riguarda le informazioni
che si utilizzano. Economista non ha problemi a trovare informazioni perché studia ciò
che trova intorno a lui, non nel lungo periodo. Lo storico ha più problemi a reperire le
informazioni che gli servono e a valutare se le informazioni/fonti siano attendibili
(l’economista non ce l’ha perché non gli interessa se il dato è attendibile, a lui basta
che funzioni il modello).
LA RACCOLTA DELLE FONTI
Può esserci grande discrepanza fra la domanda che si pone lo storico e le fonti che
derivano dal periodo storico preso in considerazione. La raccolta delle fonti dipende dal
tipo di domande che ci si pone e di curiosità che un soggetto possiede. Ci sono diversi
casi per quanto riguarda la ricerca di fonti:
Mancanza delle fonti, a causa della mancata produzione, magari perché in quel
periodo quell’argomento non era interessante
La loro distruzione o dispersione (volontaria o meno, es. chi ha creato quei
documenti li ritiene inutili e quindi li distrugge, oppure i bombardamenti della II
guerra mondiale).
Più si va indietro nel tempo, più le fonti scritte sono rare e dunque si ricorre ad altre
discipline (archeologia, fotografia aerea, monete -le quali essendo d’oro e d’argento
sono benissimo conservate-, lingua -le parole riflettono le idee del tempo-, i costumi).
Lo storico è come un detective che cerca degli indizi per rispondere alle sue domande,
nel cercare gli indizi lo storico deve trovare delle fonti primarie, cioè prodotte
direttamente dai soggetti studiati e che quindi non hanno subito degli interventi
successivi da parte di altri soggetti (fonti derivate).
Esame critico delle fonti
Prima operazione da fare è capire ciò che c’è scritto (decifrazione – es. lineare B non è
stata ancora decifrata). Una volta che si capisce ciò che c’è scritto bisogna
interpretarne il contenuto, successivamente bisogna capire se quello la fonte è
autentica o meno chiedendosi quanto sia attendibile.
Lo storico può trovarsi davanti a diversi casi:
documento falso, che contiene un contenuto falso -è la condizione peggiore- (es.
donazione di Costantino: quando egli si converte si dice che abbia donato al Papa
e alla chiesa gran parte dei suoi beni. Per secoli si è creduto che fosse vero, nel
quindicesimo secolo si dimostra attraverso un’analisi del testo che è un
documento che risale a secoli dopo quando c’è lotta fra imperatore e papato).
documento falso con contenuto veritiero (es: documenti distrutti da 2 guerra
mondiale ma il cui contenuto è rimasto perché gli studiosi ai tempi li ricopiavano,
questo non è più un documento autentico, ma il contenuto è uguale).
documento veritiero con contenuto falso (es. dichiarazioni dei redditi).
Documento veritiero con contenuto veritiero.
Bisogna tenere presente che i documenti non sono oggettivi, ma soggettivi, in
quanto riflettono la soggettività e l’opinione di chi ha creato il documento, quindi
non si ha una verità assoluta. Ma chi lavora in campo economico (e anche turistico)
ha a che fare coi numeri (fonti quantitative) -> relativamente alle fonti quantitative
esistono dei problemi, ossia bisogna capire se i numeri sono attendibili. Una prima
analisi consiste nel verificare se ci sono dei dati implausibili con contraddizioni
palesi (1), non essendo sempre così facile è utile confrontare i dati relativi a un
argomento prodotti da soggetti diversi (fonti diverse sullo stesso dato/elemento
quantitativo) (2). Molti credono che una volta usciti dall’età preindustriale, quindi
superato ‘il mondo del pressappoco’ (->non c’era attenzione per i numeri e la
dimensione quantitativa), e arrivati nel diciassettesimo secolo, dove c’è la scienza
moderna e l’atteggiamento rispetto ai numeri cambia, non dovrebbero esserci più
problemi con i dati. Non è così perché siamo in un mondo dove ci sono miliardi di
dati, quindi il problema dell’attendibilità è ancora maggiore. Nonostante l’e
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