Storia economica contemporanea
Michelle Baitan A.A. 2020/21
Introduzione
L'epoca medievale copre il periodo dal V secolo al XV secolo d.C; durante l'età moderna sono invece sorti la maggior parte degli stati nazionali (come la Francia) e questo periodo va dalla scoperta dell'America fino alla rivoluzione industriale. L'età contemporanea copre invece il periodo che va dalla metà del 1700 fino alla crisi del 2006-2008. Le prime 4 età storiche sono chiamate ancien regime, e possedevano un sistema economico molto simile. L'età contemporanea rappresenta invece una rottura sul piano economico, decretata in economia dalla rivoluzione industriale e a livello politico dalle guerre napoleoniche e dalla restaurazione.
Critica delle fonti
Critica delle fonti: analisi critica della raccolta e dell'analisi delle fonti. Problemi con la reperibilità dei dati: non prodotti/distrutti volontariamente/distrutti involontariamente. I dati reperiti possono contenere errori compiuti involontariamente, volontariamente con fini distorsivi o errori sistematici. In questi casi si confrontano i dati con altre fonti, per verificarne l'attendibilità. In questo consiste la critica delle fonti. Il primo passo è una interpretazione letteraria, chiamata decifrazione paleografica. A questo punto se ne interpreta la sostanza, e se ne determina l'autenticità, e dunque non tanto l'originalità del documento ma quanto se quel documento è quello che dice di essere (e.g. Donazione di Costantino). Se ne verifica poi l'attendibilità, e dunque se quel documento dica o meno la verità. Questo diventa un problema in quei documenti che volutamente volevano falsare i dati o nasconderli al pubblico. Nell'analizzare le fonti bisogna anche tenere conto di specificità culturali.
Finalità della storia economica
La storia economica analizza come i diversi fattori economici interagiscono tra di loro. I fattori economici sono la domanda, la terra, il capitale, il lavoro e la moneta.
Principali teorie economiche
Teoria di Smith
Su potere, mercato ed economia, fattori rilevanti nella storia economica, si è molto discusso: sono prevalse delle teorie economiche tra cui rileviamo Adam Smith. Egli individua come motore dello sviluppo economico lo sviluppo del mercato, che determina la ricchezza e la prosperità di un territorio o di una società, soprattutto a livello internazionale. Il mercato, e dunque la sua domanda, fa in modo che l'apparato produttivo si modifichi e cresca, andando ad allocare al meglio i vari fattori produttivi, sfruttandone al massimo la capacità. Per questo motivo l'allargamento dei mercati è graduale: il mercato si modifica in modo graduale e non cumulativo, e dunque un cambiamento della domanda può portare ad un cambiamento anche geografico della produzione.
Teoria di Schumpeter
Per quanto riguarda invece l'economista Schumpeter, ciò che traina è la produzione e non la domanda, in particolare l'evoluzione tecnologica. Questo perché ogni innovazione apporta un cambiamento nei sistemi produttivi, tale per cui una volta che questi sistemi sono diffusi si creano mercati di sbocco e nuova domanda. In questo caso invece la crescita del mercato è cumulativa, a balzi, con crescita corrispondente alle innovazioni tecnologiche.
Entrambe le teorie hanno parti fallaci e non fallaci: il mercato, soprattutto oggi, è talmente grande e globale, che dà priorità a fenomeni di integrazione delle economie, mettendo in movimento i vari fattori. La presenza di mercati oggigiorno così grandi, offrono maggiori possibilità agli imprenditori. Le innovazioni hanno come obiettivo, pur non riuscendoci sempre, quello di rendere più sicuro lo scambio, non solo di merci, ma soprattutto di persone e conoscenze.
Interazioni e dipendenze
Studiando l'economia esistono diverse interazioni tra fattori come ambiente, popolazione, istituzioni e gerarchie. Queste relazioni economiche tra questi elementi vedono altri sottoinsiemi e sotto-relazioni. Lo studio dell'ambiente consiste nello studio degli influssi che ha la natura sulle società umane, gli influssi e le trasformazioni che gli uomini fanno alla natura. La natura impone limiti alle società umane e l'uomo cerca di manipolare la natura per abbattere questi limiti. Ci sono voluti millenni per trasformare la terra e renderla più adatta alle attività umane e questa trasformazione si è fatta più rapida dalla rivoluzione industriale in poi, con modalità più incisive e drammatiche e arrivando alle problematiche attuali.
La transizione demografica (Domanda frequente all'esame)
La popolazione viene analizzata in base all'andamento di nascite e decessi, all'andamento delle unioni (tasso matrimoniale) e delle migrazioni (spostamento delle popolazioni). Nel lungo periodo i tassi di crescita, soprattutto prima dell'età contemporanea, sono rimasti stabili, tranne per rotture apportate da epidemie come la peste. Vi sono state poi delle significative fratture demografiche (cambiamenti repentini nell'andamento dei tassi di nascite e morti) a partire dalla rivoluzione industriale. Questi cambiamenti sono avvenuti nel corso di diverse fasi che prendono il nome, insieme, di transizione demografica, ossia il passaggio dall'ancien regime a quello attuale.
Osserviamo come primi due elementi per analizzare la struttura demografica di una popolazione, ovvero il tasso di natalità e quello di mortalità. Durante l'ancien regime registriamo un alto tasso di natalità accompagnato da un alto tasso di mortalità, che non riguarda tanto gli anziani quanto i bambini. Si stima che circa la metà dei bambini nati non arrivasse a 5 anni, e questo rende naturale che le famiglie mettessero al mondo molti figli perché solo una metà sarebbero sopravvissuti e sarebbero stati impiegati nelle campagne, come braccia produttive per il sostentamento della famiglia. Durante l'ancien regime circa il 90% della popolazione era occupato nelle campagne.
Questa situazione cambia quando grazie a condizioni igieniche migliori e a cambiamenti nella medicina durante il corso dell'800 (dopo la prima rivoluzione industriale) si ottengono migliori condizioni di vita e un abbassamento del tasso di mortalità, che permette un invecchiamento della popolazione e la sopravvivenza dei bambini. In questa seconda fase cambia solo il tasso di mortalità, non quello di natalità: la società è ancora culturalmente tradizionale, con famiglie che mettono al mondo molti figli. La terza fase, che per il nord Europa corrisponde alla prima metà del 900, per l'Europa meridionale coincide con il secondo dopoguerra, quando la riduzione della mortalità diventa evidente e ha come conseguenza un numero minore di figli, senza contare che in questi momenti le donne lavorano di più e dunque naturalmente mettono al mondo meno figli. Sebbene il minore tasso di natalità, il tasso di mortalità è tale da permettere comunque alla popolazione di crescere. Questo cambia nella quarta fase, che in Italia si sperimenta dagli anni 70 agli anni 90, con una bassa mortalità, ma con un tasso di natalità che quasi si azzera, tanto che la popolazione si stabilizza. I genitori mettono al mondo meno figli, ma comunque abbastanza da mantenere la popolazione stabile. La quinta fase è quella odierna. Oggi l'Italia si pone a livello demografico tra la fase quattro e la cinque, con un tasso di natalità identico al tasso di mortalità. Nella fase cinque invece il tasso di natalità registra un lieve aumento. Si tratta del regime demografico che oggi trova spazio nei paesi nord europei, dove sono in atto opere pubbliche di sostegno alla natalità.
A tasso di natalità 0, qual è lo strumento per rigenerare un aumento del suddetto tasso e spingere dunque le famiglie a fare più figli?
I pubblici incentivi e il sostegno alla genitorialità (asili, scuole) attuato dagli enti pubblici.
Questi dati sono rilevanti perché se ci venisse fornito il grafico dell'andamento demografico senza conoscere il paese di riferimento, potremmo individuare in quale fase di sviluppo si trova il paese, perché le fasi di sviluppo corrispondono a stadi di sviluppo ben precisi da un punto di vista economico.
Riepilogo delle fasi
- Ancien regime, prima della rivoluzione industriale: alto tasso di natalità e mortalità. Popolazione stabile o in lieve aumento.
- Sviluppo industriale e miglioramento di alcuni aspetti, con conseguente calo rapido della mortalità, ma natalità che rimane alta. Popolazione in rapido aumento.
- Pieno sviluppo industriale e tecnologico, rapido calo della natalità e ulteriore calo della mortalità. Rallenta la crescita della popolazione.
- Sviluppo industriale maturo, con tassi di natalità e mortalità stabili ma con un tasso di crescita della popolazione pari a zero. La popolazione si mantiene stabile.
- Nuovo sviluppo economico dei paesi, che possono dunque supportare la genitorialità e tornare a far crescere la popolazione. Aumento dei tassi di natalità e bassi tassi di mortalità.
Istituzioni politiche e giuridiche
Definiscono le forme del potere e le regole positive (diritto pubblico, civile e penale) e/o consuetudinarie ciò che si deve seguire;
- Diritto pubblico: branca del diritto che si occupa dello studio delle norme che disciplinano e regolamentano l'organizzazione e il funzionamento dello Stato, delle istituzioni e degli enti pubblici, oltre ai rapporti fra il cittadino e gli enti.
- Diritto civile: l'insieme di norme giuridiche che regolano i rapporti tra privati sanzioni.
- Diritto penale: branca del diritto che indica il complesso delle norme che descrivono i reati e le conseguenze (pene) da essi derivanti.
Un potere sovrano personale si resse per molti secoli in Europa, in mano a vescovi, feudatari, signori, sulla concessione di privilegi, ovvero di norme e statuti particolari elargiti a città, comunità, corporazioni, casate o singoli individui. Questi benefici erano assegnati in cambio di fedeltà. Le dignità concesse in queste concessioni erano graduate, dato che si viveva in un mondo in cui l'uguaglianza non era contemplata fino a molto di recente, dato che le prime costituzioni europee furono ottriate.
Particolare è stata nella storia anche la concezione di proprietà: si conti che fino all'Ottocento poche persone era effettivamente proprietarie di un bene (come lo si è oggi). Ovviamente lo Stato come lo conosciamo noi è il frutto di un processo di lungo periodo, risultato di cambiamenti e adattamenti della società al contesto; l'Europa dei secoli XV-XVIII è un vero e proprio laboratorio istituzionale; dove convivono almeno 5 tipi:
Forme di governo
- Feudalesimo: molteplicità di poteri locali, non centrale, e solitamente rurale; il sovrano non ha un diritto effettivo, ma gode di un diritto di precedenza (primo tra i pari); i sottoposti (vassalli) giurano fedeltà, assistenza e consiglio e ne riceve in cambio protezione; la crescita delle civiltà urbane e la nascita della borghesia minarono dal XVII secolo il sistema.
- Repubbliche patrizie: unione di città-stato precedenti, gestite da un'oligarchia patrizia, casate autoctone, che amministravano la cosa pubblica (tre poli europei: Province Unite Olandesi, i 13 cantoni svizzeri, le città marinare italiane. Venezia, Genova, Lucca in Toscana).
- Monarchia assoluta: prevalse a danno del feudalesimo: il re diviene senza pari e ha un potere illimitato. È legato a Dio, si formano burocrazie centrali e periferiche e le grandi armate statali.
- Dispotismo illuminato: effetto di tardi processi di modernizzazione, codificazione con l'ausilio di filosofi e pensatori dalla metà del Settecento in alcuni stati dell'Europa centrale e orientale (Prussia, Austria, Russia), dove vi erano poche città e gli abitanti erano soprattutto servi della gleba. Volevano far recuperare il ritardo accumulato con la sovranità assoluta, e avviarono grandi processi di modernizzazione. Data la mancanza di borghesia, i sovrani intervenivano pesantemente in economia.
- Regime britannico: monarchia ereditaria, ma il potere (legislativo) era detenuto in mano alle due Camere (Lord, ereditaria, e Comuni, elettiva). A livello locale comandava la nobiltà, e non vi erano uffici regi. Il sistema era quindi rappresentativo, elettivo, elitario e liberale; il regime britannico procedette a superare il localismo giuridico e a produrre un codice unitario dal Settecento; si instaurò un regime diretto, anonimo e impersonale, eliminando franchigie e privilegi, col cittadino attraverso la riscossione di tributi; il frutto ottocentesco fu:
- La tripartizione e separazione dei poteri (legislativo, amministrativo – o esecutivo, giurisdizionale)
- Principio di rappresentanza politica (parlamentarismo) il suffragio limitato, poi universale
Gerarchie sociali
Ogni corpo è stratificato in ceti. Individui e gruppi fanno parte di un ceto che ha comuni interessi, comune cultura e comportamenti analoghi;
- Le gerarchie si stabiliscono in base al prestigio, ovvero dall'approvazione, rispetto e ammirazione verso gruppi di persone, a causa dei loro ruoli e funzioni sociali svolte; queste disuguaglianze di status dipendono in prevalenza dall'esercizio del potere e dall'onore pubblicamente riconosciuto;
- Quali sono i principi di stratificazione? C'è un principio ascrittivo e uno acquisitivo:
- Il primo (ancien regime) dipende dalla nascita, dall'etnia o dal gruppo di appartenenza;
- Il secondo dipende invece dalle proprie capacità individuali (meritocrazia);
- Nelle società tradizionali quel principio frena i declassamenti e fa del matrimonio il mezzo di promozione sociale; nelle moderne, la mobilità è garantita dal prevalere di principi e movimenti più veloci.
Dal Settecento in Europa occidentale l'istruzione si venne affermando come maggiore fattore di promozione e ascesa sociale, dato che offrì a una quota sempre maggiore di popolazione la possibilità di acquisire capacità e competenze.
Introduzione alle rivoluzioni industriali
Concetto di rivoluzione
La prima rivoluzione industriale è il processo che ha reso il mondo più simile a come lo conosciamo oggi. Il processo è iniziato nella metà del 700, ma il concetto di rivoluzione industriale non può essere contemporaneo allo sviluppo della rivoluzione industriale. Il concetto di rivoluzione industriale è stato al centro del dibattito per la sua importanza rivestita nell'evoluzione economica industriale.
Che cos'era? Che conseguenze ha avuto? Perché si parla di rivoluzione? Come e perché l'industria è così importante, ponendosi al centro del mondo produttivo contemporaneo? La parola industria non nasce con la rivoluzione, ma già nel medioevo era utilizzata per indicare le attività di produzione artigianale, di beni più o meno necessari (tessile) e si distingueva da altre attività economiche perché modifica gli elementi. L'industria in età preindustriale non era al centro degli interessi della politica e del pensiero fisiocratico che si era sviluppato in Francia nel corso del 700 che rispecchiava un ideale generale dell'antico regime. Il pensiero fisiocratico vedeva nella produzione e nelle attività di trasformazione un elemento secondario, rispetto all'agricoltura perché l'agricoltura in antico regime era il settore che vedeva la maggioranza dell'impiego di manodopera produttiva, tra l'80 e il 90%, lasciando una quota residua impiegate nella trasformazione.
La manifattura cittadina e la proto-industria
Tuttavia, il termine più adatto per queste attività di trasformazione non è industria, quanto manifattura, prima della rivoluzione. La manifattura è la produzione artigianale fatta in città in cui circa la metà della popolazione veniva impiegata in queste attività, mentre gli altri lavoravano in agricoltura o commercio. Caratteristiche:
- Dimensione piccolo/media
- No grande concentrazione di lavoratori,
- Diverse sfumature e tipi:
- Industria domestica: un tipo di industria famigliare che produce prodotti per la coltivazione dei campi, si occupa di macellazione degli animali, tessitura; la produzione fatta in questo contesto è prodotta e consumata dai membri della famiglia e dunque nessun prodotto arriverà sul mercato (inteso come luogo in cui avvengono gli scambi commerciali).
- Produzione manifatturiera: la lavorazione fatta nelle botteghe o manifatture cittadine, come piccola produzione. Questa attività è svolta in bottega, dove non c'è un solo artigiano ma anche lavoratori specializzati (circa una decina), che potevano essere anche ragazzi giovani o bambini, diretti da un maestro, il mastro. Pur essendo piccole e medie queste botteghe producevano per il mercato. Tutto ciò che veniva prodotto era destinato alla vendita. I prodotti potevano anche essere destinati ad un mercato a lungo raggio e non solo al mercato cittadino. Il mastro per aprire la sua bottega a diventare maestro doveva appartenere ad un'arte, una corporazione.
Obiettivi principali delle corporazioni:
- Garantire, proteggere e assistere i propri iscritti, con un supporto dato da un sistema di simil welfare, tale per cui ad esempio alla morte del mastro la corporazione poteva farsi carico delle spese di sepoltura, ma anche fornendo istituzioni importanti come i tribunali. In molte città italiane fino alla fine del 700 i tribunali ci...
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