Prima guerra mondiale: le alleanze
Sistemi di alleanza
La mappa rappresenta i due sistemi di alleanza che nell'equilibrio di potenza sempre meno stabile nell'Europa tra la fine del 1800 e l'inizio del 1900 si impernia su: Triplice Alleanza e Triplice Intesa.
Definizione di alleanza
Alleanza: accordo tra due o più parti di carattere militare tra stati sovrani; quella "triplice" è un esempio di un’alleanza multilaterale, in particolare formata da tre stati.
L’alleanza può essere:
- De facto (=alleanza nei fatti)
- De iure (=alleanza sancita da uno strumento del diritto internazionale, che è un trattato di alleanza)
Trattato di alleanza
Trattato: documento sottoscritto da due o più parti contenente una serie di impegni che le parti intraprendono; è uno strumento giuridico con cui due o più stati stabiliscono un patto e le regole dei propri comportamenti sulla materia oggetto del trattato stesso.
Trattato d’alleanza:
- Tipo specifico della più generale categoria dei trattati internazionali (altri sono accordi commerciali, umanitari, di estradizione a due o più paesi, che regolano specifici aspetti della vita internazionale).
- Spesso prevede clausole che stabiliscono quando scatta l’obbligo di alleanza.
- Specifici trattati il cui elemento di base è quello di stabilire il principio del reciproco aiuto tra i contraenti nel caso in cui uno di questi sia coinvolto in conflitti armati.
- Prevedono un casus foederis (clausole/articoli del trattato che stabiliscono quando scatta l’obbligo per i contraenti di aiutare la parte coinvolta in un conflitto; in alcuni casi esso non c’è per scelta politica → le parti contraenti si vincolano ad aiutare il proprio alleato anche qualora sia l’alleato stesso ad attaccare un altro paese -1866 Regno d’Italia -Prussia trattato d’alleanza senza casus foederis, 1939 Italia fascista-Germania nazista trattato d’alleanza senza casus foederis-).
Trattati internazionali:
- Solitamente negoziati dai rappresentanti del potere esecutivo di ciascuno stato contraente e di solito dai rappresentanti della parte specifica del potere esecutivo deputata ai rapporti con i paesi esteri (=il ministero degli esteri).
Processo di formazione dei trattati
Generalmente le prime idee di un trattato vengono discusse a livello politico, poi la stesura delle bozze viene affidata a giovani diplomatici → ambasciatori → quando inizia ad avere una forma abbastanza definita viene passata al ministro degli esteri → capo del governo → quando tutte le parti in causa (tutti i rappresentanti dei vari stati del negoziato) trovano l’accordo su un testo, il trattato viene firmato dal ministro o da un suo plenipotenziario sancendo la volontà politica di attenersi alle clausole del trattato stesso.
Una volta firmato, il trattato viene sottoposto all’interno di ciascuno stato all’organo istituzionale che ha il potere di ratificare i trattati internazionali (di solito è il parlamento, con la cui ratifica uno stato si vincola al rispetto del trattato e, ove il trattato lo preveda, recepisce le regole all’interno del trattato tra le regole delle proprie leggi nazionali).
Generalmente il trattato ha una funzione estremamente difensiva.
Triplice Alleanza e Triplice Intesa
Dal 1882 (rinnovato più volte negli anni successivi) in Europa c’è la Triplice Alleanza tra Italia, Impero Austro-Ungarico e Impero Prussiano (trattato difensivo: ha un casus foederis → l’alleanza scatta solo se uno dei tre paesi viene attaccato da una terza parte - un paese esterno al trattato).
Convenzionalmente, nel 1907 (dopo un lungo processo complicato) si struttura in Europa la Triplice Intesa con Regno Unito, Francia e Russia (sistema di alleanza alternativo rispetto a quello dei cosiddetti Imperi centrali).
La differenza principale tra Triplice Alleanza e Triplice Intesa è che mentre la Triplice alleanza è un trattato trilaterale, i legami della Triplice Intesa sono essenzialmente bilaterali (uno tra Russia e Francia, uno tra Francia e Regno Unito e uno tra Regno Unito e Russia).
Inizio del conflitto
1914: una serie di volontà politiche maturate negli ultimi anni e arrivate a un punto di maturazione elevato nella prima metà degli anni ’10, una serie di volontà politiche si mette in moto (a partire da quella tedesca che mobilita il proprio esercito ed evade il Belgio e poi la Francia in solidarietà con l’Austria senza che le clausole della Triplice Alleanza lo richiedessero; per concludersi con quella britannica, che interviene perché la Germania ha violato la neutralità belga).
La scelta britannica di schierarsi a favore del Belgio contro la Germania è stata una scelta deliberata di governo come un gesto alla quale le forze armate britanniche devono rispondere militarmente e costituisce inoltre un preludio all’invasione della Francia.
Conseguenze del conflitto
Tali volontà politiche nell’estate del 1914 mettono in moto un meccanismo (quello che chiameremo Prima Guerra Mondiale) sulla base di una serie di calcoli strategici che nel caso specifico erano destinati a rivelarsi completamente sballati.
L’aspettativa delle cancellerie europee era che il conflitto durasse massimo 5 settimane (in realtà durò 4 anni, fino alla fine del 1918), ma si trattò invece di un trauma mai sperimentato prima nel mondo.
Fu una guerra pienamente industriale che fece sì che intere economie venissero reindirizzate ai fini della produzione bellica e che richiese la mobilitazione dell’intera popolazione (al fronte, con le fabbriche, con le campagne di stampa che mobilitavano l’opinione pubblica).
Guerra che si percosse sull’intera società con conseguenze a vasto raggio impreviste o non desiderate (dall’avvio di pianificazione produttiva delle varie economie all’ingresso della manodopera femminile nelle fabbriche, allo spostamento di centinaia di migliaia di persone dalle zone evacuate e dal passaggio da un teatro di guerra a un altro).
Stallo strategico
Infine, fu un conflitto (definito "un’orrenda carneficina") nel corso del quale emerse una certa chiarezza tanto una questione sociale negli affari militari, quanto uno stallo strategico (le due cose sono legate).
Lo stallo strategico deriva dal fatto che nonostante i piani di guerra lampo elaborati dalla Germania (secondo i quali la guerra sarebbe dovuta durare poco e si sarebbe conclusa semplicemente con la classica conferenza diplomatica), le difese delle parti attaccate resistono e la guerra da quel momento in poi si configura come una guerra di trincea in cui i soldati vivono come e con i topi in corridoi sotterranei scavati da loro stessi fino all’ordine di correre contro la trincea nemica.
Per 4 anni i fronti avanzano e retrocedono di pochi km in un senso e nell’altro senza soluzione di continuità (da questo punto di vista lo stallo strategico/militare).
Consenso alla guerra e questione sociale
Consenso alla guerra: nel 1914 era sorprendente che i vari partiti operai accettassero (trattando dei benefici, con il proprio governo, materiali) di schierarsi ciascuno a favore del proprio governo, nonostante una retorica forte di almeno una parte dei socialisti (minoritaria ma molto influente) dicesse che i lavoratori di tutto il mondo avrebbero dovuto sparare contro i loro comandanti piuttosto che schierarsi dalla loro parte.
Nella quasi totalità, tutti i partiti sociali accettano di votare/schierarsi a favore della guerra; una parte minoritaria del mondo socialista afferma invece che nella guerra i poveri invece di spararsi tra di loro dovrebbero farlo verso i loro rispettivi comandanti.
Ciò non accadde, ma si collega alla questione del sostegno alla guerra e uno degli sviluppi più importanti della guerra stessa: quello che avviene in Russia nel 1917.
La rivoluzione russa
In Russia (autocrazia - c’era lo zar e i suoi ministri, non esisteva nessun reale controllo parlamentare rispetto alle azioni dello zar stesso -), nel 1917 il partito socialdemocratico russo è uno dei pochi partiti che si schiera nettamente contro le decisioni del governo dello zar (in particolare i bolscevichi, la sua fazione maggioritaria, il cui capo era Lenin, è intransigentemente attiva negli anni di guerra nel propagandare lo slogan "pace subito, pane subito, trasformare la guerra imperialista in guerra civile rivoluzionaria") (=sparare ai propri comandanti).
Sul fronte orientale (esercito tedesco e austro-ungarico contro quello russo), questo tipo di propaganda rivoluzionaria ha terreno fertile nell’esercito russo (esercito formato da milioni di contadini che muoiono in continuazione a cui quotidianamente una propaganda clandestina ma efficace ripete che invece di combattere per lo zar dovrebbero rivoltarsi contro di lui).
La rivoluzione di febbraio
Inizio del 1917: le donne di Pietrogrado scendono in piazza a manifestare per chiedere il pane e dopo una serie di repressioni, i militari della guarnigione di Pietrogrado fanno esattamente quello che la propaganda socialista aveva detto di fare: girare le armi e sparare su chi diceva loro di sparare sulle donne (Rivoluzione di febbraio che avviene in Russia e accelera un paio di processi internazionali di importanza cruciale per tutta la storia).
A seguito della Rivoluzione di febbraio, in Russia si forma un nuovo governo provvisorio, del quale entrano a far parte anche esponenti del socialismo russo, che da una parte solleva grandi speranze (pace e pane), dall’altra si mantiene fedele all’alleanza con Gran Bretagna e Francia → la guerra continua.
Una volta imposto il governo provvisorio, lo zar abdica e seguono decenni di speranze e lamentele della popolazione contadina russa che sembrano manifestarsi a portata di mano.
Intervento degli Stati Uniti
Piano internazionale: tra tanti che si ritengono minacciati dalla radicalità degli slogan socialisti, vi è anche qualcuno negli USA che ritiene che in parte se ne debba prendere, adattare e addomesticare lo spirito (il presidente USA Wilson).
In un contesto sociale che tra febbraio e ottobre esce dal controllo di qualunque autorità, si affermano centri di potere alternativi:
- I contadini risolvono a conti aperti i problemi con i nobili.
- I soldati si rifiutano spesso di eseguire gli ordini.
- Tentativi di ristabilire la gerarchia da parte dell’esercito si scontrano contro vari livelli di resistenza finché una frazione piccola ma molto determinata nello spettro politico russo (i bolscevichi di Lenin) passano all’azione e il 25/10/1917 si impadroniscono del potere a Pietrogrado (Grande Rivoluzione di Ottobre) (celebrata il 7 di novembre a causa dello sfasamento dei calendari).
La rivoluzione di ottobre
Fatto di straordinaria portata, perché:
- L’Unione Sovietica si consolida (vince la Prima Guerra Mondiale ed è uno dei due stati che determinano una struttura bipolare nel mondo della seconda metà del XX secolo).
- È uno stato nel cui DNA c’è l’idea che la politica mondiale debba essere stabilita su basi diverse rispetto a quelle esistenti (stato che ha la rivoluzione nel sangue).
- Invita fin dall’inizio i popoli colonizzati a ribellarsi contro gli stati colonizzatori e le classi subalterne contro i loro possidenti.
Pur nascendo come colpo di mano di una minoranza molto determinata, la Rivoluzione di Ottobre dà esito alla nascita prima e al consolidamento poi dell’Unione Sovietica, la cui dirigenza afferma essere il primo stato dei lavoratori della storia (è uno stato pensato come costitutivamente opposto agli stati preesistenti -gli stati borghesi-).
Intervento degli USA nella guerra
Il presidente USA Wilson dice che per evitare una rivoluzione radicale, la società europea deve cambiare, così come il sistema delle relazioni internazionali, e per farlo bisogna che gli USA entrino in guerra.
Aprile 1917 gli USA entrano nella Prima Guerra Mondiale con slogan di grande fascino: "Una guerra per porre fine a tutte le guerre", "Una guerra per rendere il mondo safe for democracy", "Una guerra che deve arrivare a una pace senza vinti né vincitori", tutti slogan che trovano una loro sistematizzazione politica in una lista di 14 punti con cui Wilson affronterà le trattative di pace.
I 14 punti di Wilson sono un misto di grandi proclami e aggiustamenti territoriali abbastanza pratici e spesso piuttosto bislacchi, contraddittori: da un lato proclamano principi come l’autodeterminazione dei popoli e dall’altro suggeriscono una serie di adattamenti territoriali di carattere pratico che non vanno d’accordo con quei principi.
Contraddizioni dei 14 punti di Wilson
Il Corridoio di Danzica è uno dei punti geografici in cui i 14 punti di Wilson erano particolarmente contraddittori: si proclamava la nascita di stati nazionali sul territorio degli altri imperi, dando per scontato che il principio nazionale dovesse plasmarsi su criteri linguistico-religiosi:
- Si stabiliva che doveva nascere uno stato polacco indipendente in nome del principio di autodeterminazione dei popoli, poiché esso era stato abolito dalle mappe, e per renderlo plausibile su piano geopolitico gli si doveva attribuire un canale di sbocco a mare indipendente (per fare ciò bisognava separare la Prussia in due parti violando lo stesso principio di autodeterminazione appena sancito).
I 14 punti rappresentano una serie di contraddizioni da vari punti di vista (da un lato grandi principi e aggiustamenti territoriali spiccioli, dall’altro conflitti pratici tra aggiustamenti territoriali e principi proclamati), ma, se questo è vero, l’ingresso degli USA in guerra segna uno sviluppo cruciale del sistema mondiale della politica internazionale nella misura in cui essi intervengono per la prima volta in Europa, partecipano attivamente ai tentativi di stabilire la pace alla fine del conflitto e provano a stabilire i criteri e i termini della pace stessa (sbarcano in Francia → Parigi, ed è pronta a dettare i termini della pace in Europa).
Fine della guerra e trattati di pace
Le contraddizioni di Wilson indeboliscono fortemente la sua posizione, ma la Prima Guerra Mondiale finisce con un input netto statunitense nelle vicende internazionali.
La Prima Guerra Mondiale è una guerra che sul terreno è rappresentata da 4 anni di stallo strategico e si conclude con un armistizio (no vittoria definitiva).
- Chiesto da Prussia e Impero Austro-Ungarico per la valutazione di essere in una situazione tanto sfavorevole che continuando uno sforzo bellico sarebbe stato vano/costoso/inutile (valutazione politica) sperando che l’idea di Wilson di una guerra senza vincitori né vinti, senza cessioni ed annessioni di territorio, trovasse uno sbocco pratico nelle trattative di pace.
- Combattimenti sospesi con un armistizio.
- Inizio delle trattative di pace a Versailles durante le quali alcune idee statunitensi filtrano, altre vengono fermate dalle resistenze francesi e in parte britanniche.
Punti USA che filtrano (sebbene con le loro contraddizioni):
- Creazione di una Società delle Nazioni (società internazionale, fondata da stati di ambizione universale; organismo multilaterale dotato di assemblea, consiglio di sicurezza e segretariato) con l’incarico di gestire in modo pacifico e diplomatico le tensioni militari e politiche.
- Principio di autodeterminazione dei popoli che viene affermato: si creano Iugoslavia, Polonia, si adattano le realtà sul terreno a modo wilsoniano; inoltre prevale nel corso delle trattative l’idea che debbano essere costituiti degli stati grossi territorialmente estesi e potenti sul borgo centro-orientale dell’Europa per evitare il contagio della rivoluzione socialista che c’è stata in Russia.
Pace cartaginese
Pace cartaginese (=non passa l’idea che la guerra finisca senza vincitori né vinti): pace punitiva nei confronti della Germania, tanto che nel trattato di pace di Versailles stanno le radici della Seconda Guerra Mondiale.
Nonostante sia stato proclamato il principio di autodeterminazione dei popoli, la Germania viene:
- Privata di una serie di territori in modo minoritario da popolazioni di lingua tedesca.
- In parte smembrata nel suo territorio con la creazione del canale di Danzica.
- Obbligata a smilitarizzare il territorio lungo la riva orientale del fiume Reno che la separa dalla Francia.
- Obbligata a concedere a un’amministrazione internazionale il territorio della Saar.
- Obbligata a limitare il proprio esercito a un massimo di 100mila militari.
- Obbligata a non avere un afflusso costante di giovani ad alimentare le forze armate.
- Ritenuta moralmente responsabile della Prima Guerra Mondiale.
- Condannata al pagamento di una cifra spropositata (più di 100 milioni di marchi in oro) secondo un ritmo di pagamento che se fosse stato sostenibile avrebbe condotto i governi tedeschi a pagare le riparazioni belliche fino alla fine del XX secolo.
Alle difficoltà e non volontà tedesche nel dopoguerra di sottostare almeno alle clausole finanziare del trattato di pace, fa seguito il cosiddetto esecuzionismo francese (richiesta francese che ogni singola clausola venga rispettata).
Nel 1923 la Francia invade l’area industriale strategica tedesca in un contesto nel quale, però, rispetto al disegno iniziale wilsoniano, la società delle nazioni non opera mai come era stato inizialmente pensato, perché nell’ambito degli scontri interni alla politica USA, il senato USA ha votato contro la ratifica del trattato di Versailles determinando che gli USA non entrino nell’organismo internazionale che hanno concepito come garanzia della pace universale.
Tutta una serie di equilibri che avevano senso laddove Francia, Italia e Gran Bretagna potevano pensare di tenere basso il revisionismo tedesco (la volontà tedesca di rivedere il trattato di Versailles facendosi forte per ruolo statunitense), tutte queste aspettative vengono a mancare.
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