20/02/2019
Overview
Non c’è mai una sola causa agli eventi, c’è un processo che porta ad un certo outcome che ci aiuta a
comprendere il presente: gli storici guardano le problematiche del presente e cercano di caprine la storia e
l’evoluzione.
La storia economica, per essere resa intellegibile, comprensibile e studiabile, è stata divisa in alcune
partizioni:
1. Disciplinare: che studiamo qui, storia economica, sociale e religiosa (affronta una certa tematica
trasversalmente dalla storia)
2. Cronologica: che sono le 5 grandi partizioni (noi ci occuperemo dell’età moderna e
contemporanea) Età
Età medievale
Preistoria Età antica Età moderna contemporanea
• dalla nascita dell'uomo • dall'invenzione della • dalla caduta dell'Impero • Dalla scoperta delle • Dalla prima rivoluzione
all'invenzione della scrittura alla fine romano di Occidente alla Americhe alla industriale a oggi
scrittura (3000-3500 a.C.) dell'impero romano scoperta delle Americhe Rivoluzione
Industriale/francese
La storia che studiamo ha a che fare con l’economia:
ANALOGIE
Storici ed economisti usano lo stesso linguaggio che molto spesso è fatto di modelli economici.
•
DIFFERENZE
Lo storico non può predire il futuro (non vuole formulare previsioni ma comprendere gli effetti di un
• certo fatto sul presente) mentre l’economista crea modelli proprio per cercare di prevedere il futuro.
Come l’informazione è usata: per trattare in termini economici c’è bisogno di dati stabili e regolari,
• che lo storico non ha e l’economista usa per creare un modello.
Lo storico non guarda solo alle performance economiche ma tutti quegli elementi che le influenzano
• (politica, società e cultura), soprattutto per quando guardiamo a società passate e su dinamiche di
lungo periodo (il lungo termine è stato molto snobbato ‘In the long run, we’re all dead’ ma questo
snobismo fu molto meno possibile dopo la seconda guerra mondiale).
Lo storico ha sempre a che fare con dati incompleti, con fonti che hanno un problema di reperibilità e
• spesso non sono complete. Non si trovano per diversi motivi:
Potrebbero non essere mai stati nemmeno prodotti (accordi verbali);
▪ I documenti esistevano ma vengono distrutti volontariamente (non ritenuti utili) o in
▪ periodo di guerre; !
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I documenti esistevano ma vengono distrutti involontariamente (incendi, catastrofi
▪ naturali come il terremoto di Lisbona 1655 che ha distrutto i documenti della
conquista portoghese in Africa e America)
Per questa problematica della reperibilità, la storia economica si avvale della collaborazione con altre
discipline (es. epigrafia, linguistica: nella lingua inglese gli animali domestici vivi hanno - origine
anglosassone - nomi diversi dagli animali macellati - origine francese - perché nel 1066, dopo la battaglia di
Hastings, i normanni di origine francese prendono il controllo dell’Inghilterra e andarono a ricoprire cariche
nobiliari e consumavano le carni macellate degli animali allevati dagli anglosassoni).
Quando invece possediamo i documenti facciamo qualcosa che si chiama critica delle fonti: lo storico
dell’economia ha comunque sempre a che fare con i numeri e deve riuscire a comprendere il margine di
errore (anche errori casuali non voluti o voluti e dispersivi) e il grado di attendibilità di un testo.
Per risolvere questo problema lo storico integra con altre fonti che possono confermare o ribaltare quello
che era stato prima scoperto:
I fase: decifrare il documento (la paleografia comprende le scritture del passato)
▪ II fase: interpretazione del contenuto del documento
▪ III fase: determinare se il documento è autentico o meno (analizzando anche la
▪ carta d’inchiostro, facendo un’analisi linguistica)
IV fase: grado di attendibilità (il contenuto è veritiero o attendibile?)
▪ V fase: problemi legati alla cultura (es. conoscenza dei numeri)
▪
Perché studiare la storia economica?
Stiamo cercando di capire come l’economia si sia evoluta nei due secoli che ci hanno preceduto attraverso
a.
un’analisi di lungo periodo perché ci sono strutture di sviluppo di estrema lunga durat
Guarderemo sia l’evoluzione economica che quella finanziaria ed aziendale.
Cercheremo anche di comprendere l'interazione tra diversi fattori economici: la domanda, la terra, il
capitale, il lavoro e la moneta (il PIL è un indicatore che guarderemo per vedere come i paesi si sviluppano).
Cosa si studia nella storia economica?
Il potere: lotta per l’egemonia tra le varie classi, lo scontro fra classi e gruppi
• L’economia: alla produzione di beni e servizi e a chi li distribuiva
• Il mercato: luogo dove la domanda e l’offerta si incontrano
•
Motore dello sviluppo economico, due teorie:
1. Teoria di Smith - Mercato traina l’economia: lo sviluppo economico si basa sullo sviluppo dei
mercati e questi mercati sono soprattutto quelli internazionali (danno direttive di produzione, il
mercato è leader). Quando c’è più domanda per un certo bene la produzione si riorganizza per
poter dare a quella domanda una risposta adeguata. L’allargamento dei mercati è dunque
graduale, non a scatti e soprattutto non si può accumulare poiché la domanda è in continua
evoluzione.
2. Teoria di Schumpeter - Produzione traina l’economia: è il cambiamento tecnologico all’interno di
processi di corruzione che dà forma al mercato (non è il mercato che traina ma la produzione che
traina la crescita economica). Proprio per questo la crescita è a balzi e dunque non graduale ed è
anche a grappolo (attorno all’innovazione principale ne avremo tante altre piccole, posso cumulare
le tecnologie e costruirci sopra). L’allargamento dei mercati è cumulativo.
La realtà è un po’ più ibrida: i mercati sono piuttosto integrati ma hanno anche domanda diverse e molto
spesso la crescita economica è legata al movimento di merci, uomini e capitali che si spostano a maggior
ragione nell’economia globale che si sviluppa nel 1800-1900. !
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I mercati globali che diventano sempre più grandi danno la possibilità a mercati e imprenditori di sviluppare
le proprie idee e le innovazioni sono a garanzia della sicurezza degli scambi (settore terziario mira a rendere
gli scambi più sicuri). L'ETÀ PREINDUSTRIALE
Nella società pre-industriale, pre 1800, abbiamo delle persone che soddisfano una scala più limitata di
bisogni, soprattutto primari: e un commercio, seppur anche internazionale, riservato a pochi.
Per quanto riguarda la domanda, questa era limitata e focalizzata al soddisfacimento dei bisogni primari e
spesso c’era un’autoproduzione (si produceva per consumare senza andare sul mercato); la terra era
dominata dalle élite con grande presenza di latifondi affiancata da proprietà in comune (utilizzate dalle
diverse comunità per avere prodotti alimentari di primo consumo).
Il lavoro non era specializzato ma c’era una pluri-attività e, poiché non c’era uno scambio di ampia
scala ,c’era una bassa intensità di capitale investito: non c’è infatti un mercato stabile.
La moneta in età pre-industriale non è stampata (fino al 1700 almeno), non c’è la carta moneta: molto
spesso c’è una scarsità di moneta (rame, argento e oro non sono infiniti) a cui si suppliva con il baratto.
Nel sistema economico (post 1800, più globalizzato) abbiamo un’ampia domanda poiché diventa globale,
la proprietà comune viene privatizzata e il sistema di fabbrica fa sì che ci sia un lavoro molto specializzato
(fordismo).
Per poter costruire la fabbrica servono capitali: nascono i capitalisti che investono in operai e macchine
tanto che la moneta di conio (oro, argento o rame) non basta più e viene creata una moneta fiduciaria, la
cartamoneta.
Abbiamo visto che per definire un’economia sviluppata o meno utilizziamo vari fattori che hanno tutti un
certo peso per lo sviluppo economico.
Le relazioni economiche non sono isolate ma interagiscono con altri tipi di relazioni tra cui:
1. L'ambiente: dà forma allo sviluppo economico, l’uomo su questo può agire per impiantare strutture
per migliorare l’economia e le performance economiche. Abbiamo diversi approcci, come:
il determinismo: un paese può svilupparsi a seconda del territorio che ha e alle
▪ risorse che ci sono su quel territorio, lo sviluppo è condizionato dai fattori naturali;
il possibilismo: è inutile che guardo allo sviluppo economico senza guardare le
▪ condizioni di partenza del territorio, deve essere visto a parità di sviluppo (guardare
l’Inghilterra del 1850 con l’Italia del 1920 e non del 1850).
2. L’andamento della popolazione e come essa cresce: in genere guardiamo il numero di nascite e di
morti. In questo senso, avvengono due grossi cambiamenti tra la metà del 1700 e il 1800 e poi
dopo la seconda guerra mondiale, come si trasformano le popolazioni in base, in questo caso, ai
cambiamenti (l'Europa conosce due crisi demografiche in corrispondenza dell’inizio della prima
rivoluzione industriale e della fine della seconda guerra mondiale; l’Asia ha uno sviluppo a inizio
‘900 che corrisponde con l’industrializzazione del Giappone e con la grossa crisi conomica e
demografica indiana; in Africa lo sviluppo è contemporaneo poiché il grosso della popolazione
aumenta nella seconda metà del 1900, quando non è più territorio coloniale, idem per le
Americhe).
Il cambiamento demografico soprattutto quando presenta una rottura legata al cambiamento dei
tassi di natalità e mortalità, si chiama transizione demografica.
Nella fase I siamo in un’economia tradizionale, pre 1750 in Europa, nessuna industria e qui
abbiamo un tasso di mortalità e un tasso di mortalità altissimi e si mettono al mondo molti figli
perché molti figli muoiono. !
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In corrispondenza della prima rivoluzione industriale (fase II 1750-1850), nonostante il
peggioramento di alcune condizioni lavorative, abbiamo un miglioramento delle condizioni di vita,
igieniche e sanitarie: cala il tasso di mortalità, allungamento dell’aspettativa di vita.
Nel momento in cui cala il tasso di mortalità, la famiglia non è più obbligata a fare tanti figli, può
farne meno e di conseguenza ci sarà un abbassamento del tasso di natalità.
Nel momento in cui anche le nascite calano, la linea blu della popolazione totale si alza perché
muoiono meno persone.
Nella III fase vi è il passaggio dalle società tradizionali a quelle moderne (oggi siamo nella fase V):
oggi la popolazione è stabile o cala leggermente, il tasso di natalità è sotto quello di mortalità e
cala il numero di matrimoni.
La piramide delle età cambia perché noi abbiamo all’unità d’Italia molti più bambini che anziani, un
tasso di natalità e mortalità molto alti, nel 2011 cambia. 21/02/2019
LA PRIMA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE (1760 - 1850)
Alcune caratteristiche dell’età moderna: la manifattura
Il concetto è nato a posteriori, quando il processo era praticamente finito e lo si era individuato: per
individuarlo ci sono stati moltissimi dibattiti.
La parola industria non è una parola che nasce nel 1800 ma era già presente fino dal Medioevo e in questo
periodo con il termine si intendeva la produzione di beni essenziali alla sopravvivenza ed alle necessità
quotidiane (tessili, pesca, agricoltura e alimentazione).
L’industria è stata vista per molti anni soprattutto dalla fisiocrazia (pensiero filosofico della Francia del XVIII
secolo) come ancillare all’agricoltura: questo perché nell’età pre-industriale gran parte della popolazione
era impegnata nel settore primario (pesca, agricoltura, allevamento) e solo una piccola porzione cittadina
era impegnata in quello secondario dominato da una produzione fatta soprattutto in piccole botteghe
artigiane (il settore primario occupava l’80-90% della popolazione e il settore secondario era visto come
dipendente cioè che non poteva esistere senza i beni primari per la sopravvivenza, prodotti dal primario). !
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Sebbene l’industria fosse presente anche prima dell’età industriale, quando parliamo di attività produttive
per il Medioevo e per l’età moderna parleremo di manifattura (manualità dell’artigiano) e non di industria
(macchine).
Per la manifattura, la produzione era fatta in piccole botteghe dove c’era poca concentrazione di forza
lavoro, la quale era sparsa in tante botteghe; mentre la fabbrica vede la tipicità dell’accentramento della
forza lavoro (tutti lavorano nello stesso edificio).
La manifattura vedeva tre tipi di produzione diversi:
1. Industria domestica: produzione per l’autoconsumo (ciò che veniva prodotto all’interno del nucleo
familiare non andava mai sul mercato), produzione e consumo nello stesso luogo ossia all’interno
del nucleo familiare;
2. Manifattura diffusa (bottega): nelle città abbiamo uno sterminio di piccoli lavoratori e botteghe
artigiane.
Nella bottega troviamo alcuni lavoratori molto specializzati (circa una ventina), spesso bambini, e il
lavoro era diretto da un mastro che era iscritto a una Corporazione (era un’organizzazione che
garantiva agli iscritti dei servizi come i tribunali e dava qualche forma di welfare come nel caso di
morte del maestro occupandosi delle spese di sepoltura; inoltre le Corporazioni si occupavano d ella
qualità dei prodotti e dunque di standardizzazione della qualità dei prodotti nelle singole città).
Questi prodotti venivano autoconsumi ma poi venduti nel mercato.
Il ruolo delle Corporazioni era importante, Dante stesso era iscritto alla più famosa Corporazione
fiorentina dei midicidi e degli speziali di Firenze.
Questo va avanti fino al 1500 poi ci sarà un allargamento globale dei mercati.
3. Putting out system: allargamento in senso globale dei mercati, il mercante non aveva le
competenze per affrontare i mercati internazionale, dunque il mercante internazionale entra nella
fase produttiva comprando la merce grezza e facendo passare la merce da uno stadio all’altro della
produzione. Questo sistema integra i due sistemi precedenti.
Le rivoluzioni industriali
Questo sistema sociale che tutto sommato aveva un certo equilibrio viene scardinato dall’arrivo della
rivoluzione industriale, la prima, che ha avuto diverse caratteristiche:
Inizia in Inghilterra nel 1760 e si mostra in alternativa al mondo agricolo: assorbe coloro che non
• riuscivano a più a sostentarsi con la terra
Come due produzioni principali ha il cotone e il ferro: queste sono così importanti ed industriali
• perché viene applicata una nuova forza ai macchinari, la forza vapore.
Rivoluzione può dirsi conclusa entro il 1850. Nello stesso anno inizia una seconda fase di sviluppo,
• la Seconda Rivoluzione industriale (settori principi la chimica, l’elettricità, le comunicazioni e
l’energia principale diventa il petrolio per la movimentazione dei macchinari), pur comprendendo
l’Europa ha un fortissimo sviluppo negli USA.
C’è poi un’altra rivoluzione ‘industriale’ che si crea nel ‘900 che ha a che fare con informatica ed
• elettronica e come energia, pur non principale, viene ad aggiungersi l’energia nucleare (fisica
nucleare).
Nel ‘900 c’è un ulteriore sviluppo e uno spostamento della forza-lavoro:
1. Prima rivoluzione industriale dal primario passa al secondario (produzione)
2. Con la terza e la quarta la forza lavoro si sposta nel settore terziario (servizi, informatica)
Il settore agricolo, primario
Fino al ‘700 tutto il mondo occidentale aveva basato la propria crescita sulle capacità della natura e del
territorio di sostenerla e i territori, specialmente europei, erano stati sfruttati molto nel corso dei secoli e
facevano fatica a sostenere una popolazione sempre in aumento. !
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In più, i terreni agricoli soprattutto per l’Europa centro-meridionale avevamo mantenuto un assetto di
proprietà e di sfruttamento medievale-feudale: abbiamo coltivazioni estensive (quanto più terreno possibile)
perché la redditività del terreno è bassa.
L’accentramento della proprietà nelle mani dei possidenti faceva in modo che non ci fossero miglioramenti
ai sistemi di coltivazione.
L’Europa settentrionale (Francia settentrionale, Olanda, Fiandre) cominciò ad avere un’agricoltura più
intensiva apportando miglioramenti alle coltivazioni e aumentando la redditività.
O riesco a produrre di più rispetto al sud Europa o produco così tanto che posso coltivare meno terra.
Una caratteristica di tutte le terre era la presenza di campi aperti che le comunità potevano sfruttare:
scompariranno con la prima rivoluzione industriale in Inghilterra.
In sud Europa, a peggiorare la situazione, si aggiunge una forte tassazione che non gravava sui nobili
(esonerati dal pagamento delle tasse) ma sui contadini e affittuari.
Questo sistema comincia a cambiare, sia in Europa settentrionale ma soprattutto in Inghilterra tanto che la
prima rivoluzione industriale è possibile solo grazie alla rivoluzione agraria.
Da rivoluzione agricola a industriale
In Inghilterra, a fine ‘600 inizio ‘700, la tassazione viene applicata a tutti e non solo al settore agricolo, i
capitali cominciano ad essere investiti per il miglioramento della resa agricola (c’è un’intensità di produzione
che fa in modo che si abbandonino terre marginali e complicate da coltivare).
Le terre marginali vengo
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