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Capitolo primo: la società preindustriale e le rivoluzioni industriali

Dalla seconda metà del '700 allo scoppio della prima guerra mondiale in Europa, negli Stati Uniti e in Giappone si sono verificati mutamenti economici e sociali di tale portata da essere definiti rivoluzione industriale. La rivoluzione industriale si riferisce ai mutamenti che si ebbero nella vita economica e sociale di uno o più stati. Essa riguarda le innovazioni nella popolazione, in agricoltura, nelle industrie, nelle vie e mezzi di comunicazione, nel commercio interno e internazionale e nel sistema monetario e bancario.

Non è facile stabilire con precisione la data di avvio della rivoluzione. Si può parlare di rivoluzione solo quando le innovazioni tecniche della produzione e dell’organizzazione delle aziende coinvolsero più settori dell’economia. Prima del 18o sec. vi era un’elevata natalità ed un’altrettanto elevata mortalità causata dalle frequenti epidemie. La popolazione era divisa in due parti: i ricchi, prevalentemente aristocratici, erano poco numerosi; i poveri, in larga parte contadini, costituivano la maggioranza.

Come tra i ricchi vi erano i più o meno ricchi anche tra i poveri vi erano i più e i meno poveri, tra i meno poveri vi erano gli artigiani e gli esercenti le arti libere (medici, avvocati, mercanti, ecc…). La manodopera agricola e quella impiegata nell’artigianato percepiva compensi molto bassi, per la scarsa produttività del lavoro effettuato senza l’impiego di macchine. Il capofamiglia era costretto a far lavorare moglie e figli.

I trasferimenti si effettuavano con i tributi, il gioco, le eredità e le donazioni. Nelle società preindustriali il risparmio si formava sotto forma di moneta metallica e tesoreggiato, con evidenti effetti negativi per gli scambi commerciali. Nella società industriale il risparmio si forma grazie alla sempre crescente produttività del lavoro e al conseguente aumento del reddito. I capitali accumulati raramente si lasciano improduttivi.

I giovani cominciavano a produrre prima dei 15 anni, gli anziani lavoravano fino agli ultimi giorni di vita; in una società industrializzata i giovani possono iniziare a lavorare dopo i 20 anni, si possono ridurre le ore lavorative degli operai. La maggior parte della forza lavorativa era impiegata in agricoltura; i settori industriali più diffusi erano quelli dei prodotti alimentari, dei vestiti, e delle costruzioni edilizie.

Capitale fisico e circolante

Per capitale ci riferiamo a capitale fisico, costituito da beni reali. Esso va distinto in capitale fisso e capitale circolante. In agricoltura il capitale fisso, costituito da case, attrezzi, bestiame, era scarso. Nelle industrie variava in base all’attività svolta. Il capitale circolante in una società preindustriale era maggiore di quello che viene impiegato in una società industrializzata. Nella società preindustriale le risorse naturali erano sfruttate senza controllo (es. i boschi venivano tagliati senza preoccuparsi della riproduzione).

Nella società preindustriale la popolazione ricavava il necessario per il suo sostentamento dall’agricoltura, dall’allevamento del bestiame e dalla pesca. In Europa si affermò il feudalesimo, che consisteva nell’organizzazione amministrativa, giudiziaria ed economica data dalla nobiltà alle comunità di villaggio. I feudatari costituivano la classe dominante. I contadini coltivavano la terra per conto dei feudatari; in cambio di tali lavori al contadino era consentito coltivare una parte della terra per ricavare il necessario al sostentamento della propria famiglia.

La parte maggiore del reddito derivante dall’agricoltura andava al feudatario, il quale raramente si adoperava per migliorare la produttività delle terre. Nella società industriale fu necessario accrescere la produttività con l’introduzione di attrezzature meccaniche e con l’impiego di fertilizzanti. Nella società preindustriale il limitato mercato di prodotti era destinato ai ricchi. I prodotti commerciati venivano lavorati dagli artigiani e concentrati nelle città; in tal modo si aveva il trasferimento di capitali dalle campagne alle città.

Corporazioni e manifattura

Dopo il 13o sec. le città medievali sentirono il bisogno di difendere e rafforzare il loro potere amministrativo ed economico creando le corporazioni di artigiani e commercianti legalmente riconosciute. Esse svolgevano una funzione politica poiché nominavano propri rappresentanti per l’amministrazione delle città. Avevano una funzione economica poiché regolavano la concorrenza tra i propri membri. Svolgevano una funzione sociale poiché controllavano l’assunzione di nuovi lavoranti nelle aziende e mantenevano l’ordine pubblico per mezzo di vere e proprie milizie di soldati.

Nella società industriale si ebbe il passaggio dalla manifattura domestica all’industria capitalistica e dal lavoro umano al lavoro delle macchine. Nella società moderna, per la rapidità dei mezzi di comunicazione, si è allargato il mercato di distribuzione dei prodotti, la concorrenza si è fatta più agguerrita e si controlla con difficoltà.

Tre rivoluzioni industriali

Dalla seconda metà dell’Ottocento in poi si ha la trasformazione del capitalismo patrimoniale in capitalismo anonimo. Vengono costituite banche, le quali formano grossi capitali e li danno in prestito agli imprenditori. Il filo conduttore del progresso fu l’economia di mercato. La libertà delle iniziative economiche ha consentito la crescita della produzione e degli scambi di merci. Il progresso economico non si è diffuso uniformemente ma a chiazze nel senso che si sono create aree di maggiore vitalità economica che hanno sfruttato aree più arretrate.

La rivoluzione industriale ebbe inizio in Inghilterra nel sessantennio 1770-1830, interessò la Francia, il Belgio, la Germania e gli Stati Uniti nel quarantennio 1830-1870, coinvolse l’Italia, la Svezia, la Russia e il Giappone nel periodo 1870-1914, dalla seconda guerra mondiale ha cominciato ad interessare la Cina, l’India ed alcuni stati dell’Asia e del Medio Oriente.

  • 1770-1870 prima rivoluzione industriale durante la quale si ebbe il decollo dello sviluppo economico. I mutamenti più significativi riguardarono la crescita della popolazione, dovuta al diradarsi delle carestie e delle malattie infettive, aumentò la produttività della terra, le attività domestiche furono superate dal lavoro svolto nelle fabbriche, migliorarono le vie di comunicazione.
  • 1871-1914 seconda rivoluzione industriale allorché si passò al consumo di massa. Si registrò un notevole movimento di emigrati dal vecchio al nuovo continente, furono messe a coltura nuove terre, i cui prodotti, ricavati a bassi costi, mossero concorrenza alla produzione agricola europea, si accelerò il passaggio dal capitalismo patrimoniale a quello anonimo, iniziò l’impiego dell’automobile e dell’aereo, si ridussero i dazi doganali per mezzo dei trattati commerciali.
  • 1914-oggi terza rivoluzione industriale allorché si ebbe un ulteriore accelerazione delle innovazioni e dei consumi. Rallentò la crescita demografica, diminuì notevolmente l’impiego del lavoro dell’uomo per la diffusione dell’automazione, migliorarono i servizi, crebbe il processo di concentrazione delle aziende, si diffusero le multinazionali, accanto alle grandi aziende continuarono a vivere e si rafforzarono quelle medie e piccole. Negli ultimi anni si sono compiuti i primi passi verso una nuova rivoluzione, definita del terziario, dovuta alle innovazioni attuate nel settore dei servizi avanzati.

Capitolo secondo: le caratteristiche del secolo dei lumi

La demografia storica, che ha per oggetto lo studio della popolazione, non riesce sempre a fornire dati precisi per mancanza o difetti delle fonti. In Europa e nell’America del Nord a tali deficienze si sopperì con i censimenti nazionali che si compilarono dalla prima metà del XIX sec. in poi.

È molto difficile calcolare esattamente la popolazione mondiale dall’inizio del ‘700 ai primi dell’800, ma diversi demografi hanno rilevato un aumento da 700 ad oltre 900 milioni di persone. La crescita non interessò tutti i continenti. Registrarono la maggiore crescita l’America del Nord, l’Asia e la Cina. In Europa la maggiore crescita si ebbe in Inghilterra, dove la popolazione quasi raddoppiò, e in Irlanda dove quasi triplicò. La speranza di vita alla nascita si aggirava dai 30 ai 40 anni, per gli adulti la vita media era di circa 45 anni.

Cause della crescita demografica

Sulle ragioni della crescita gli studiosi sostengono due tesi: alcuni fanno appello ai progressi della medicina (alla fine del ‘700 fu scoperto il siero antivaioloso), altri al miglioramento delle condizioni economiche. Agli aspetti più significativi dei mutamenti demografici rileviamo lo spostamento della popolazione dalle campagne verso la città. L’urbanizzazione ebbe maggiori proporzioni in Inghilterra.

Con la crescita della popolazione si ebbe anche il trasferimento di un gran numero di europei verso l’America e da una nazione all’altra dell’Europa. Il maggior movimento di popolazione si ebbe dagli stati dell’Europa Occidentale verso gli stati meno popolati dell’Est (Federico II ritenendo che la ricchezza di una nazione dipendesse dal numero degli abitanti richiamò in Prussia oltre 300mila persone dall’Europa Occidentale). Al di fuori dell’Europa il più consistente movimento della popolazione si ebbe con la tratta degli schiavi; gli schiavi negri venivano impiegati nelle piantagioni di canna da zucchero dell’America Centrale. Con l’insurrezione ad Haiti, alla fine del ‘700, finì il regime schiavista in quelle terre.

Mercantilismo e fisiocrazia

Nei tre sec. compresi tra il 500 e il 700, la politica economica dei governanti europei fu ispirata al mercantilismo. Il termine mercantilismo è improprio, esso ebbe significati diversi a seconda dei paesi in cui fu applicata. Le caratteristiche principali della dottrina mercantilistica furono tre: nazionalistica e mercantilistica, poiché prevedeva l’intervento dello stato per promuovere lo sviluppo economico; monetaristica e metallica, poiché riteneva che la ricchezza di una nazione dipendesse dalla quantità di metallo prezioso immesso in uno stato; protezionistica poiché sosteneva che per accumulare la maggiore quantità di oro e di argento bisognasse sviluppare le esportazioni e porre ostacoli alle importazioni.

In Inghilterra e in Francia, i governanti diedero maggiore peso allo sviluppo della produzione. Dure critiche al mercantilismo vennero dai fisiocratici per i quali la produzione è quella che dà il prodotto netto; le altre attività umane danno solo l’illusione di produrre. Le classi sociali erano, secondo i fisiocratici, tre: classe produttiva, costituita da coloro che coltivano la terra; classe dei proprietari comprende i proprietari che godono dei frutti della terra; e la classe sterile costituita da artigiani e mercanti. Nonostante le critiche dei fisiocratici, la politica mercantilistica fu attuata in Francia nel 700. quelle critiche, però riuscirono ad attenuare l’intervento del governo sull’economia.

Anche in Inghilterra il mercantilismo fu duramente criticato, le maggiori critiche partirono da Adam Smith; egli sostenne che la ricchezza è costituita dai beni e dai servizi che si producono con il lavoro e il commercio, per aumentare la produttività del lavoro bisogna attuare la divisione del lavoro; la divisione e la specializzazione del lavoro devono attuarsi anche a livello internazionale. Le sue idee furono accettate subito dagli studiosi ma per la loro attuazione pratica bisognerà attendere i primi decenni del XIX sec.

Capitolo terzo: l'economia degli stati europei

Il mercantilismo inglese fu imperniato sulla crescita della produzione agricola e industriale e sullo sviluppo del commercio. Fin dal Cinquecento, durante il regno della regina Elisabetta, si diede importanza allo sviluppo delle industrie; si favorì la costituzione di aziende industriali con capitali inglesi. Nel Seicento si continuò a puntare sullo sviluppo della produzione industriale e sulla crescita degli scambi con l’estero.

La politica doganale fu informata ad un maggiore protezionismo, le industrie crebbero di dimensioni. Aumentarono gli scambi commerciali, grazie all’atto di navigazione emanato da Cromwell nel 1651, il quale vietò alle navi straniere di effettuare la navigazione di cabotaggio lungo le coste del regno; per le merci importate in Inghilterra con navi straniere furono stabiliti dazi più elevati, le merci europee potevano trasportarsi in Inghilterra solo su navi inglesi e su navi di paesi di origine. La popolazione inglese, nel corso del XVIIIo sec., quasi raddoppiò e ciò comportò la concentrazione della popolazione nelle città.

Banca d'Inghilterra e sistema bancario

Le operazioni monetarie e bancarie venivano effettuate dalla Banca d’Inghilterra, dai banchieri privati londinesi, dalle banche di provincia e dai bill brokers. La Banca d’Inghilterra fu costituita, nel 1694, sotto forma di società con lo scopo di aiutare lo stato che aveva urgenti bisogni di finanziamenti. La solidità della Banca d’Inghilterra derivava dal fatto di essere l’unica autorizzata dallo stato ad emettere biglietti e dai suoi legami con le finanze dello stato.

I banchieri privati londinesi cominciarono ad operare intorno alla metà del ‘600 custodendo fondi e svolgendo un’importante funzione di collegamento del sistema finanziario fra le zone agricole e quelle industriali. Le banche di provincia sopperirono alla scarsezza di moneta metallica emettendo biglietti e favorendo la circolazione di cambiali ed assegni. I bill brokers sorsero nella seconda metà del XVIIIo sec., essi erano intermediari in titoli: raccoglievano cambiali dalle banche che operavano nelle zone industriali affamate di disponibilità finanziarie e le inviavano alle banche delle province.

Dominio di Londra e mercantilismo francese

All’inizio del ‘700 la città di Londra aveva acquisito una posizione di dominio nell’economia inglese. Questa intensa attività consentì la formazione di un’aristocrazia borghese. Il mercantilismo attuato dai governi francesi fu più simile al mercantilismo inglese che a quello portoghese e olandese. I francesi sostenevano che la ricchezza di una nazione dipendeva dall’accumulazione di oro e dalla bilancia commerciale in attivo. I governi per sostenere la crescita elargirono esenzioni fiscali, prestiti e sussidi agli artigiani.

Particolarmente significativa fu l’opera di Enrico IV e dei suoi collaboratori nel far bonificare le terre e per favorire la commercializzazione dei prodotti agricoli. Il sostenitore del mercantilismo fu Colbert ministro delle finanze di Luigi XIV. Egli mise ordine nell’amministrazione delle finanze, ripartendo il carico tributario in modo più equo ed accrescendo le entrate dello stato, concesse sussidi ed esenzioni fiscali a coloro che costituivano nuove industrie, vietò l’emigrazione all’estero di operai francesi. Colbert aveva posto le basi per lo sviluppo dell’economia francese; tale sviluppo fu frenato ma non annullato:

  • Dalle guerre di conquista volute da Luigi XIV
  • Dal lento aumento della popolazione
  • Dalla tendenza al frazionamento della proprietà e della conduzione delle aziende agricole che costituivano ostacoli all’introduzione di nuove tecniche colturali
  • Dalla prevalenza di prodotti di lusso e artistici che avevano un mercato limitato
  • Dalla perdita di alcune colonie (Arcadia, Louisiana, Canada, Haiti)
  • Dal fatto che i progressi nel settore commerciale furono largamente inferiori a quelli della Gran Bretagna (le strade costruite collegavano principalmente le maggiori città mentre molti piccoli centri rimanevano isolati; nonostante ciò le merci esportate dalla Francia rappresentavano ¼ di quelle esportate da tutti i paesi europei. Il periodo di crescita maggiore del commercio estero fu il decennio che precedette la Rivoluzione grazie al trattato di commercio stipulato con l’Inghilterra nel 1786 che stabilì la reciproca libertà di navigazione e di commercio; dopo la firma del trattato crebbero rapidamente gli scambi tra i due paesi, però i vantaggi per l’Inghilterra furono maggiori)
  • Dalla svalutazione della moneta
  • Dal dissesto delle pubbliche finanze
  • Dalla scarsa disponibilità di capitali e dalla sfiducia che si venne a creare nei confronti delle banche

Sistema del Law

Il legame tra finanze dello stato e banche si rafforzò con la creazione del cosiddetto sistema del Law. Il reggente, Filippo d’Orléans, che governava in nome di Luigi XV ancora fanciullo, si affidò a John Law, il quale sosteneva che la ricchezza di una nazione dipendeva dalla quantità di moneta in circolazione. Filippo d’Orléans affascinato dalle idee del Law, nel 1716, lo autorizzò a costituire una Banca Generale. Essa fu autorizzata dal re ad emettere biglietti, dietro versamento di monete d’oro o d’argento; i nuovi biglietti furono ben accolti dal pubblico, anzi furono preferiti alle monete metalliche. In breve tempo le monete d’oro e d’argento affluirono alla Banca Generale per essere cambiate in biglietti: la circolazione si rianimò.

Nel 1717, per iniziativa del Law, fu creata la Compagnia d’Occidente con lo scopo di valorizzare il bacino del Mississippi. L’anno successivo il Law ottenne il passaggio della banca allo stato, che divenne Banca Reale, con la possibilità di emettere una quantità di biglietti anche superiore ai depositi di oro e di argento. Nel biennio 1718-...

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher trick-master di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Napoli Federico II o del prof Balletta Francesco.
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