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La svolta protezionistica

• Ruolo delle due più importanti banche di affari

(su modello francese), ossia del Credito

Mobiliare e della Banca Generale nel

finanziamento industriale

• Grave crisi del sistema bancario dei primi anni

’90 e sparizione di molte delle banche di

credito su modello francese

• Riforma bancaria del 1893 e riduzione del

numero degli istituti di emissione da 6 a 3

(Banca d’Italia, Banco di Napoli e Banco di

Sicilia)

La svolta protezionistica

• Soppressione della Banca Romana

• Creazione della Banca d’Italia dalla fusione di 3

preesistenti istituti di emissione (Banca Nazionale

nel Regno d’Italia, Banca Toscana di Credito e

Banca Nazionale Toscana)

• Tra il 1894 ed il 1895, costituzione di due

importanti “banche miste”, ispirate al modello

tedesco e prevalentemente finanziate con capitali

svizzeri e tedeschi: la Banca Commerciale ed il

Credito Italiano

• Nelle “banche miste”: sfasamento tra i tempi della

raccolta dei capitali e quello del loro impiego nel

medio e lungo termine

Decollo economico

• Fine della depressione degli anni 1888-1896

• Dal 1896 al 1926: fase ascendente del ciclo

Kondrat’ev, caratterizzata dallo sviluppo dei

settori dell’elettricità e del motore a scoppio (e, di

riflesso, anche nei settori della siderurgia, della

chimica e della meccanica)

• Notevoli aumenti del PIL totale e del PIL pro

capite in Europa, Giappone ed USA e sviluppo

notevole degli scambi grazie ai prezzi in ascesa

• Nuove economie dominanti: Germania ed USA

• In Italia: intensificazione dell’intervento dello

Stato nell’economia, attraverso commesse,

sovvenzioni e anticipazioni

Decollo economico

• Riflessi positivi della politica protezionistica ed

incisività del ruolo delle banche “miste”

• Tra il 1896 ed il 1913: raddoppio della produzione

industriale, grazie agli elevati saggi di sviluppo dei

comparti elettrico, meccanico, chimico,

metallurgico, alimentare, minerario e tessile

• Accentuazione del carattere dualistico

dell’economia italiana in seguito all’ulteriore

concentrazione delle attività industriali nelle regioni

settentrionali

• Crescita costante del settore alimentare ed in

particolare nell’industria dello zucchero, protetta da

altissimi dazi doganali

Decollo economico

• Crescita di enormi dimensioni nella produzione

di energia idroelettrica grazie alla trasmissione a

distanza dell’elettricità (nel 1914, superamento

della Francia) e all’intervento di alcune aziende

elettromeccaniche svizzere e tedesche e delle

grandi banche di investimento (soprattutto della

Comit)

• Progressi vistosi nel comparto chimico: grazie

sostegno finanziario delle due più importanti

banche miste ed alla forte richiesta di fertilizzanti

e di prodotti chimici vari

Decollo economico

• Nel 1884, costituzione della Terni, per la

produzione di acciaio dal rottame, con il sostegno

finanziario del Credito mobiliare e della Banca

generale

• Successivo decollo del comparto siderurgico,

grazie all’aiuto di una protezione doganale molto

forte e all’appoggio finanziario dello Stato e delle

banche miste (soprattutto Comit e del Credit)

• Fondazione (tra gli ultimi anni dell’Ottocento ed i

primi anni del Novecento) della Società Elba,della

Società Altiforni e Fonderie di Piombino, dell’Ilva

Decollo economico

• Creazione di un grosso impianto siderurgico a

Bagnoli (1905): attuata dall’Ilva per potere usufruire

delle diverse agevolazioni previste a favore delle

imprese produttrici di acciaio nel Mezzogiorno

(agevolazioni fiscali, crediti agevolati, erogazione di

forza motrice sottocosto, concessione per

l’estrazione di 200.000 tonnellate di ferro dall’Isola

d’Elba)

• Crisi congiunturale del 1907 nel comparto

siderurgico, con coinvolgimento delle banche miste

cointeressate

• Ritiro dell’appoggio finanziario alla siderurgia da

parte delle banche miste

Decollo economico

• Intervento del governo Giolitti, per sollecitare

l’appoggio finanziario della Comit e del Credit a

favore della siderurgia

• Tra il 1909 ed il 1910: richiesta di una maggiore

protezione doganale a favore della siderurgia

• Nel 1911, accordo nell’ambito di un Consorzio di

banche (Banca d’Italia, Comit, Credit, Società

Bancaria ed alcune Casse di Risparmio) per la

sistemazione dei debiti a breve di un Consorzio

di grandi imprese siderurgiche

• Nella siderurgia: riorganizzazione e blocco

quinquennale degli investimenti (secondo quanto

imposto dal consorzio delle banche)

Decollo economico

• Sviluppi elevati e competitivi nella cantieristica,

nella produzione di materiale ferroviario e di armi,

nella meccanica di precisione, nell’industria

automobilistica

• Creazione dell’Unione filatori nel 1910 e

dell’Istituto cotoniero italiano nel 1913

• Crescita della produzione e della produttività

anche nel settore primario con crescita delle

esportazioni

• Passaggio di una consistente fetta della

popolazione dall’agricoltura all’industria

• Progressi nelle pianure settentrionali superiori

rispetto a quelli delle aree a coltura intensiva del

centro-sud

Decollo economico

• Risultati positivi del settore agricolo: dovuti alla

protezione doganale, alla stipula di trattati

commerciali, alla riduzione dell’imposta fondiaria,

alle opere di bonifica, al potenziamento

dell’istruzione e della sperimentazione agraria

• A partire dall’inizio del XX secolo: maggiore

tolleranza verso le rivendicazioni operaie ed

emanazione delle prime leggi a tutela delle donne,

dei minori e della maternità

• Istituzione dell’Ufficio Centrale del Lavoro e del

Consiglio Superiore del Lavoro, nel 1902, e della

Confederazione Generale del Lavoro, nel 1906

L’economia durante la I guerra mondiale

• Nel 1914, in regime di neutralità: forniture ai paesi

belligeranti

• Nel 1914, istituzione del CSVI (Consorzio

Sovvenzioni su valori industriali), con capitale

sottoscritto dai tre istituti di emissione

• Sostituzione di Giolitti con Salandra e formazione di

un blocco di potere favorevole all’entrata in guerra,

costituito da liberali, conservatori, nazionalisti ed

industriali

• Con l’entrata in guerra (nel 1915): immediata

istituzione dei Comitati regionali per la mobilitazione

ed il coordinamento della produzione bellica

L’economia durante la I guerra mondiale

• Stabilimenti ausiliari: caratteristiche

• Effetti della domanda per esigenze belliche sulle

principali industrie siderurgiche, cantieristiche,

meccaniche e aeronautiche

• Ruolo complementare dello Stato e delle banche

miste

• Considerevole aumento dei profitti ed aumento

della produzione anche nell’industria idroelettrica

ed in quella chimica

• Razionamento alimentare, crescente debilitazione

fisica della popolazione e gravi conseguenze per

l’epidemia influenzale della Spagnola

• Accentuazione del dualismo Nord- Sud

L’esordio del fascismo

• Tra il 1919 ed il 1921: grande conflittualità sociale

• Governo Nitti (1919-1920)

• Governo Giolitti (1920-1921)

• Governo Bonomi (1921)

• Governo Facta (1922)

• Governo Mussolini (dalla fine del 1922 al 1943)

• Esordio del governo fascista: in coincidenza con

l’avvio di una congiuntura internazionale

favorevole agli scambi, grazie allo smantellamento

dei vincoli bellici

Gli anni del “liberismo economico”

• Ministro delle finanze fino al 1925: De Stefani, di

formazione liberale

• Risanamento della finanza pubblica

• Abrogazione definitiva della nominatività dei titoli e

delle norme sull’avocazione dei sovrapprofitti del

periodo bellico; soppressione dell’imposta di

successione

• Istituzione dell’IGE e di un’imposta sui redditi

agrari; estensione dell’imposta di ricchezza mobile

ai salari

• Soppressione delle organizzazioni sindacali libere

Gli anni del “liberismo economico”

• Sempre a vantaggio delle imprese: agevolazioni

fiscali ed incentivi alle esportazioni

• Ritorno ai privati dei servizi telefonici e delle

assicurazioni sulla vita ed abbandono del progetto

di statalizzazione della gestione del settore

elettrico

• Sistemazione dell’Ansaldo

• Salvataggio del Banco di Roma e di altri istituti

bancari cattolici

• Finanziamento del CSVI ad alcune imprese del

settore meccanico e cantieristico

Gli anni del “liberismo economico”

• Principali risultati della politica economica tra il

1922 ed il 1925: raggiungimento del pareggio di

bilancio, sviluppo del potenziale produttivo

dell’industria aumento del reddito nazionale e del

risparmio

• Negli anni del liberismo economico (1922-1925):

trasformazione del regime liberal-democratico in

regime autoritario

• Clima di violenze ed intimidazioni contro gli

oppositori, nonostante le pressioni dei circoli

economici per convogliare il fascismo sui binari

della legalità

Gli anni del “liberismo economico”

• Dopo l’assassinio Matteotti (1924), nuovo invito

degli industriali al ripristino della legalità, ma

successiva loro assunzione di un atteggiamento

di “riservato conformismo” (indotto dal tanto

agognato buon andamento dell’economia)

• Patto di Palazzo Vidoni del 1925: intesa tra la

Confindustria e il sindacato fascista (creato dopo

la messa al bando delle organizzazioni sindacali

libere) per il reciproco riconoscimento delle

rispettive rappresentanze

• Tra la fine del 1925 ed il 1926: rafforzamento del

potere esecutivo, abolizione delle nomine elettive

nelle amministrazioni locali, emanazione di una

legislazione repressiva e creazione dell’OVRA

La rivalutazione della lira a “quota novanta”

• Questione dei debiti di guerra e del risanamento

finanziario: nel 1925, ancora in attesa di

soluzione per tutte le nazioni

• In Italia: gravi problemi monetari (per la forte

riduzione delle riserve valutarie e per le ripetute

bordate speculative sulla lira)

• Sostituzione di De Stefani con Giuseppe Volpi

conte di Misurata, ex-diplomatico nelle colonie

d’Africa e magnate del trust elettrico

• Rigorosa politica di bilancio (per il mantenimento

del pareggio del bilancio statale, raggiunto nel

1925)

La rivalutazione della lira a “quota novanta”

• Stipula di accordi per la definitiva sistemazione

dei debiti di guerra con gli USA e la GB (fine

1925 - inizi 1926)

• Conseguente immediata concessione del primo

prestito USA all’Italia

• Riforma bancaria del 1926 (conferimento, alla

Banca d’Italia, del monopolio dell’emissione e

del compito di vigilanza sulla liquidità bancaria,

sui saggi di sconto e sui traffici in valuta)

• Restrizione del credito, riduzione della

circolazione monetaria e conversione dei buoni

del tesoro in titoli del debito pubblico consolidato

La rivalutazione della lira a “quota novanta”

• “Discorso di Pesaro” (Mussolini, agosto 1926):

dichiarazione dell’intenzione di voler difendere

ad oltranza la lira contro le bordate speculative

• Nel 1927, fissazione del cambio della lira a

“quota novanta” (92,46£ per 1£s e 19£ per 1$) e

reazioni critiche da parte dei circoli bancari e

finanziari e da parte delle imprese meccaniche,

tessili e delle fibre artificiali

• Motivi politici ed economici alla base della

consistente rivalutazione della lira: conquista di

credibilità e di prestigio internazionale anche al

fine di attrarre capitali esteri (soprattutto dagli

USA); esigenza di assicurarsi una vasta base di

consenso tra la piccola e media borghesia

La rivalutazione della lira a “quota novanta”

• Ingresso della lira nel Gold exchange standard ed

immediato afflusso di una serie di prestiti USA al

governo, ai comuni di Roma e Milano, oltre che a

numerose imprese private

• Politica di governo a difesa dagli effetti recessivi

• Ricorso a processi di concentrazione e di

ristrutturazione aziendale

• Ricorso a politiche di dumping

• Costi sociali della politica deflativa: aumento della

disoccupazione; inasprimento dei patti agrari;

intensificazione dello sfruttamento operaio

(metodo Bedaux); decurtazioni salariali

La battaglia del grano e la bonifica integrale

• Avvio della “battaglia del grano” nel 1925, per

ridurre drasticamente le importazioni cerealicole

e quindi i deficit della bilancia commerciale e di

quella dei pagamenti, lasciando, altresì, spazio

crescente alle importazioni funzionali allo

sviluppo industriale

• “Battaglia del grano”: tesa anche a ridurre il

dualismo produttivo Nord-Sud in agricoltura

• Altri obiettivi non ufficiali della “battaglia del

grano”: finalizzata a compensare il sostegno

politico dei proprietari terrieri e a ridurre la

disoccupazione

La battaglia del grano e la bonifica integrale

• Piano della “bonifica integrale” (varo definitivo nel

1928): programma coordinato di interventi per la

valorizzazione dei terreni improduttivi (su circa

1/10 della superficie agraria-forestale) e per il

sostegno dell’occupazione contadina

• Stanziamenti governativi in agricoltura: cospicui

ma, tuttavia, insufficienti in rapporto agli obiettivi

programmati

• Polverizzazione dei fondi ed ampliamento della

produzione destinata all’autoconsumo

La battaglia del grano e la bonifica integrale

• Superprofitti a vantaggio delle grandi proprietà

terriere più efficienti e guadagni comunque

elevati per i più grossi proprietari terrieri ed

affittuari: per l’alta remuneratività della coltura

granaria, per le facilitazioni creditizie e per la

progressività alla rovescia dell’incidenza fiscale

• Aumento della produzione e della produttività, ma

mantenimento del dualismo Nord-Sud

• Risultati della battaglia del grano e della bonifica

integrale : successi più apparenti che reali, ma,

comunque, premessa per successivi sviluppi

Progressi economici tra il 1922 ed il 1929

• Riduzione dell’apporto al PIL del settore primario

• Crescita dell’apporto al PIL del settore secondario

• Tra il 1922 ed il 1926: notevole crescita del PIL

totale e del PIL pro capite, dei risparmi e degli

investimenti privati

• Nei tre anni successivi: mantenimento dei livelli

raggiunti

Le conseguenze della crisi del ’29

• Completamento della “normalizzazione” del

regime autoritario: con l’inquadramento di bambini

e giovani nell’Opera nazionale balilla, nei Gruppi

universitari fascisti e nella Gioventù italiana del

Littorio; con l’assoggettamento della stampa e

della radio alla censura più rigorosa; con il varo di

una nuova legge elettorale e lo scioglimento della

Camera dei Deputati

• Appoggio della Chiesa: ottenuto dopo la

riconciliazione, attraverso la firma dei Patti

Lateranensi (1929)

• Primi segni di ripresa economica, dopo due anni di

stagnazione

Le conseguenze della crisi del ’29

• A partire dal 1930: interruzione della ripresa ed

avvio di una pesante fase depressiva per le

ripercussioni internazionali della “grande crisi”

• Ripercussioni della crisi del ’29 in Italia: meno

gravi che in Germania e in USA

• Anche in Italia, come negli altri paesi ad

economia capitalistica: crollo del commercio

estero, caduta del valore dei titoli azionari e dei

prezzi, forte contrazione degli investimenti,

flessione della produzione ed aumento della

disoccupazione e della sottoccupazione

• Caduta più accentuata dei prezzi e riduzione

maggiore dei salari reali nel settore agricolo

Le conseguenze della crisi del ’29

• Minore ribasso dei prezzi dei prodotti industriali

grazie all’ancora contenuta produzione di beni di

consumo durevoli, ai processi di concentrazione

verificatisi dopo il 1926, alle nuove ordinazioni

dello Stato (materiale ferroviario, in particolare) e

ad alcune misure a vantaggio dell’industria

automobilistica (innalzamento dei dazi di entrata

sulle automobili estere e divieto di installazione di

officine di montaggio della Ford in Italia)

• Contrazione del volume di affari dell’industria

chimica e del comparto tessile, soprattutto per la

marcata flessione delle esportazioni

Le conseguenze della crisi del ’29

• Pesante fase recessiva anche nel settore serico,

per la sempre più temibile concorrenza nipponica

e la crescente inefficacia dell’inasprimento delle

tariffe daziarie e di altre misure di controllo

• Crisi agraria, ribasso delle retribuzioni della

manodopera agricola ed alienazione di molti

piccoli poderi da parte dei proprietari ridotti in

stato di miseria

• In altri paesi europei: superamento della fase

critica nel settore agricolo, mediante la

concessione di forti prestiti alle categorie rurali, il

sostegno della domanda e appositi incentivi alla

trasformazione delle colture

Le conseguenze della crisi del ’29

• Propagazione sempre più severa delle

ripercussioni della “grande depressione” anche

in Italia (fine 1931 – inizi 1932)

• Rifiuto di Mussolini di ritoccare “quota novanta”

(svalutando la lira in coincidenza con la

svalutazione della sterlina e del dollaro)

• Contraccolpi più gravi della crisi: in Italia, subiti

dalle classi lavoratrici, industriali ed agricole;

nelle altre nazioni europee: subiti dai ceti medi

• Ritorno del reddito nazionale ai livelli del 1929:

soltanto alla fine degli anni ’30

Le conseguenze della crisi del ’29

• Nei primissimi anni ’30: trasformazione del

rapporto tra banca ed industria da “simbiotico” a

“perverso”, con crescente coinvolgimento della

Banca d’Italia per il sostegno degli istituti di

credito più esposti

• Rischio di crollo delle principali banche miste

(Commerciale, Credito Italiano, Banco di Roma),

per gli elevati immobilizzi in industrie in crisi e

per l’inesigibilità di gran parte dei loro crediti

• Trasferimento delle partecipazioni industriali

delle principali banche miste a holding di

smobilizzo (Sofindit e Sfi)

• Aggravamento della situazione già critica

Lo Stato imprenditore

• Ruolo dell’IMI (creato nel 1931): necessariamente

limitato ad un numero ristretto di interventi

• Contributo di Beneduce e Menichella (due abili

burocrati con credenziali più tecniche che

politiche) all’analisi approfondita dei problemi del

sistema finanziario ed all’avvio del progetto per la

costituzione dell’IRI

• Varo dell’IRI (nel 1933): soprattutto per la

salvaguardia dei risparmiatori minacciati dal

possibile crollo delle banche

• Istituzione dell’IRI come ente provvisorio, per

risolvere problemi contingenti (dissesto delle

banche e spirale perversa della crisi)

Lo Stato imprenditore

• “Sezione finanziamenti”: concessione di prestiti

ad aziende meritevoli

• “Sezione smobilizzi”: salvataggio di banche

acquisendone titoli e partecipazioni industriali,

corrispondendo titoli di Stato (tasso 5%)

facilmente convertibili in liquidità, quando

necessario

• Smobilizzo della Banca Commerciale, del Credito

Italiano, del Banco di Roma e della Banca d’Italia

• Tramite l’IRI: gestione di un gran numero di

imprese in settori portanti dell’economia

nazionale, ma con criteri essenzialmente

privatistici

Riforma bancaria del 1936

• Specializzazione del credito

• Istituzione dell’Ispettorato per la difesa del

risparmio e per l’esercizio del credito (guidato dal

Governatore della Banca d’Italia, ma dipendente,

in quanto a direttive generali, da un Comitato di

ministri presieduto dal capo del governo)

• Banche di interesse nazionale: Comit, Credit e

Banco di Roma

• Istituti di diritto pubblico: Banco di Napoli, Banco di

Sicilia, Banca Nazionale del Lavoro, Istituto

bancario S. Paolo di Torino, Monte dei Paschi di

Siena

La svolta autarchica

• In USA, Francia, Inghilterra e Belgio, dopo una

breve fase di economia controllata: ritorno alla

normalità

• In Italia, come in Germania: adozione della

politica imperialistica e svolta autarchica

• Instaurazione di legami sempre più fitti ed

impegnativi con la Germania di Hitler

• Invasione dell’Etiopia nel 1935 e ripresa

economica (1935-36), grazie alle eccezionali

commesse statali

• Sanzioni della Società delle Nazioni: pretesto

per la svolta autarchica

• Autarchia e riforma bancaria del 1936

La svolta autarchica

• Trasformazione dell’IRI in ente permanente (nel

1937), ancor più che per fini autarchici, per

l’impossibilità di riprivatizzare una gran parte

delle imprese controllate (a causa del protrarsi

della crisi economica, dell’improponibilità del

passaggio a privati di attività non appetibili, della

cronica insufficienza di capitali)

• Interventi dello Stato, in nome del “supremo

interesse nazionale” e ruolo dell’IRI negli anni

dell’autarchica

• Difesa ossessiva delle quotazioni della lira,

attraverso la compressione dei salari ed il

contenimento del disavanzo dello Stato

La svolta autarchica

• Intensificazione della produzione agricola e

valorizzazione delle risorse sostitutive di materie

prime importate (soprattutto, potenziamento della

produzione idroelettrica e mineraria)

• Sviluppi dell’industria chimica, di quella

siderurgica (da rottame) e di quella meccanica

• Ricorso ad espedienti per stimolare le

esportazioni (attività promozionale, politica di

dumping, accordi di clearing)

• Drenaggi continui di risorse finanziarie dal Sud al

Centro-Nord, dall’agricoltura all’industria, dalle

masse popolari alla oligarchia dei potentati

industriali

La svolta autarchica

• Tra il 1937 ed il 1938: forte ripresa dell’economia,

crescita dell’occupazione industriale e delle

esportazioni di prodotti tessili ed alimentari, armi,

veicoli stradali, aerei, materiale ferroviario

• Nel 1938: passaggio da un’economia

prevalentemente agricola ad un’economia

industriale

• Produzione industriale pro capite nel 1938:

nettamente inferiore a quella di numerose nazioni

europee (ai primi posti, in Europa, nella

produzione di seta artificiale, di lana e di filati di

cotone, ma posizioni relativamente basse nelle

produzioni siderurgica e metallurgica)

L’economia di guerra

• Dualismi ed accentuata burocratizzazione della

struttura economica alla vigilia della seconda

guerra mondiale

• Iniziale dichiarazione di “non belligeranza” ed

incremento delle esportazioni non soltanto di beni

ad uso pacifico, ma anche di materiale strategico,

profittando sino in fondo dell’eccezionale

domanda dei paesi belligeranti, pur se potenziali

nemici

• Rifiuto delle offerte politiche ed economiche della

G.B. e degli USA, accoglimento dell’offerta

economica tedesca e stipula del Patto d’Acciaio

con la Germania (1939)

L’economia di guerra

• Scelta di campo (a fianco della Germania)

coerente con le scelte politiche dell’ultimo

quinquennio

• Insufficienza qualitativa e quantitativa della

preparazione militare

• Dipendenza dall’estero per l’importazione del

carbone e delle materie prime

• Dopo l’entrata in guerra nel 1940: capacità di

mobilitazione di risorse nettamente inferiore a

quella della I guerra mondiale

• Espansione della spesa pubblica

• Inasprimento fiscale, continue emissioni di

prestiti forzosi, emissioni di carta moneta e

pressioni inflazionistiche

L’economia di guerra

• Progressiva contrazione delle forniture tedesche

di materie prime per la produzione bellica e

conseguente crollo della produzione industriale

• Forte contrazione della produzione agricola per la

scarsa disponibilità di manodopera e fertilizzanti

• Ripristino relazioni tra l’alta borghesia industriale

(Agnelli, Volpi…) e gli ambienti d’affari inglesi e

statunitensi per una soluzione di compromesso,

per porre fine al conflitto e garantire il subentro di

un governo liberal-conservatore

• Defenestrazione di Mussolini (luglio del 1943) e

armistizio (settembre del 1943)

• Tra il 1943 ed il 1945: divisione dell’Italia in due

blocchi


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Moses

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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti ddi Storia economica italiana. Nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: l’Italia nel primo decennio post-unitario, la svolta protezionistica, il decollo economico, l’economia durante la Prima guerra mondiale, l’esordio del fascismo, gli anni del “liberismo economico”.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2009-2010

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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