Storia economica
Storia economica: nome composto dal sostantivo (disciplina che si occupa del passato) e da un aggettivo, economica (≠ da economia). Studia le modalità con le quali i problemi della produzione, della distribuzione e del consumo di beni e servizi sono stati effettivamente risolti in certe epoche.
Specialistica
Non è una storia generalista, ma studia gli avvenimenti economici passati e presenti in uno o più paesi. Le domande sono le stesse dell’economia: che cosa produrre, come produrre, come distribuire. La storia economica si occupa prevalentemente della produzione, della distribuzione e del consumo di beni e servizi.
La Storia economica studia il passato per comprendere il presente. Secondo C.M. Cipolla la Storia economica «È la storia dei fatti e delle vicende economiche a livello individuale, aziendale o collettivo».
Differenza tra storia economica ed economia
- Storia ha un approccio diacronico, cioè osserva fenomeni nel corso del tempo.
- Economia ha un approccio sincronico, cioè studia i fenomeni mentre avvengono.
La Storia economica studia il passato per cercare di comprenderlo. Non si limita quindi a una semplice descrizione (la storia-racconto), ma propone una interpretazione. Per interpretare occorre cercare di ricostruire la complessità dei processi e per farlo è necessario prendere in considerazione il maggior numero possibile di variabili.
L’economia cerca di costruire modelli e di formulare leggi con valenza predittiva (dato X succederà Y) e quindi deve necessariamente prendere in considerazione un numero limitato di variabili. La Storia economica quindi cerca soprattutto di spiegare, l’Economia di prevedere. Alcune variabili da prendere in considerazione sono non misurabili e non definibili.
L’economista è rivolto verso il futuro, ma la determinazione di “leggi” può avvenire soltanto in base alla conoscenza dei fatti già avvenuti. Nell’analisi storica si prendono in esame anche fattori non prettamente economici (es: le guerre, le epidemie). Non vengono studiati in quanto tali, ma per le loro ricadute sulla sfera economica. Ci interessano gli avvenimenti in base alle ripercussioni economiche.
La teoria economica fornisce alla Storia economica criteri teorici necessari per la scelta, la coordinazione e la valutazione dei fatti. Non sempre, però, queste teorie si adattano a fatti accaduti molto tempo fa. La Storia economica offre all’Economia l’esperienza del passato, ovvero spiega come sono stati risolti in altre epoche problemi simili a quelli di oggi.
Le epoche storiche
- Medioevo (476-1492)
- Età moderna (1492-1815)
- Età contemporanea (1815-oggi)
Le date: ricordarle o non ricordarle? È fondamentale collocare i fatti storici nel giusto periodo (in qualche caso può bastare il secolo; molto spesso serve essere più precisi, decennio, anno, ecc.).
A seconda se ci si occupa di eventi più o meno lontani nel tempo:
- Vi è un diverso tipo e consistenza di informazioni a disposizione.
- Più gli eventi sono indietro nel tempo e più si ha possibilità di vederli in una prospettiva storica che permette di valutarne le conseguenze a lungo termine.
- Più gli eventi sono lontani e più è difficile comprendere la mentalità e la cultura del tempo.
- Non tutto ciò che si riferisce al passato è arretrato e non tutto ciò che si riferisce all’oggi è moderno.
Concetti di base
- Bene: Un bene (in senso economico) è disponibile in quantità limitata rispetto al fabbisogno. Ci sono persone disposte ad acquistarlo pagando un prezzo. Quindi un bene economico è un oggetto che deve essere in grado di soddisfare un bisogno umano e deve avere un prezzo e quindi un mercato sul quale è acquistato e venduto.
- Mercato: Il mercato è il luogo nel quale avvengono gli scambi di beni e servizi e si formano i prezzi.
- Servizi: I servizi sono beni immateriali che servono anch’essi a soddisfare un bisogno.
- Ricchezza: La ricchezza è l’insieme dei beni posseduti da un individuo o da un gruppo di individui.
- La ricchezza può restare improduttiva, può essere consumata per le proprie necessità, oppure investita per produrre altri beni. Questa parte di ricchezza si chiama capitale. Il capitale è una somma di denaro (capitale finanziario) o un insieme di beni necessari per la produzione di altri beni o servizi (capitale produttivo). Chi impiega il capitale finanziario è un capitalista e riceve un compenso detto “interesse”, chi impiega il capitale produttivo è un imprenditore e ricava un “profitto”.
- Reddito: In un sistema economico capitalistico si produce reddito, cioè nuova ricchezza, impiegando in maniera intensa i beni capitali.
Produzione e produttività
Produzione
Produzione: processo finalizzato a ottenere un output il cui valore è superiore agli input utilizzati per produrlo. La produzione si ottiene combinando assieme i fattori della produzione, ossia i fattori naturali (terra, acqua…), il lavoro e il capitale.
Fattori della produzione
- Fattori della produzione: sono gli input utilizzati per la produzione di beni e servizi. Secondo J.B. Say sono la terra, il capitale e il lavoro. Il compenso per l’impiego di questi fattori è rispettivamente la rendita, l’interesse, il salario. A. Marshall aggiunge un quarto fattore la capacità organizzativa (o imprenditorialità), ovvero la capacità dell’imprenditore di combinare e organizzare gli altri tre fattori, il suo compenso è il profitto.
Distribuzione e consumo
- Distribuzione: consiste nella ripartizione del valore di beni e servizi fra coloro che hanno contribuito a produrli (imprenditori, lavoratori, finanziatori…). Si tratta di definire quanto spetta a ciascuno di questi.
- Consumo: è l’utilizzazione che si fa dei beni e dei servizi prodotti. I beni sono utilizzati per soddisfare bisogni individuali o collettivi dell’uomo oppure per produrre altri beni. I beni destinati al consumo finale sono impiegati una sola volta e si chiamano fattori a fecondità semplice, oppure sono adoperati parecchie volte, quando si tratta di beni durevoli o fattori a fecondità ripetuta.
Beni strumentali
Beni strumentali: sono i beni destinati alla produzione di altri beni, come macchinari e attrezzi.
Produttività
- Produttività: rapporto tra l’output ottenuto dal processo produttivo e gli input utilizzati.
- Se la produttività aumenta, la produzione può crescere in modo intensivo e non solo estensivo.
Settori economici
Sono le tre grandi categorie in cui si raggruppano le attività economiche per le analisi di macroeconomia e lo studio delle strutture economiche. La classificazione si basa sulla posizione delle singole attività negli stadi fondamentali del circuito economico (produzione, trasformazione, distribuzione).
- Settore primario: produzione di materie prime ad uso alimentare o industriale.
- Settore secondario: attività di trasformazione delle materie prime in prodotti finiti (es. industria manifatturiera).
- Settore terziario: tutte le attività residuali (rispetto ai primi due settori), commercio, finanza, ecc.
Storicamente si pensava che il settore primario fosse il più sensibile al progresso, il secondario un po’ meno e il terziario era quello meno “toccato”. Dopo la rivoluzione informatica questo cambia, perché essa ha avuto impatto sul settore secondario e soprattutto sul settore terziario.
Struttura e congiuntura
- Struttura: caratteristiche stabili di un sistema economico. I caratteri strutturali di una certa economia descrivono l’importanza delle singole attività svolte (in termini di occupazione e/o produzione di ricchezza) e le loro caratteristiche (fattori produttivi impiegati, organizzazione della produzione e tecnologia usata, beni prodotti). Le trasformazioni strutturali sono lentissime e quasi sempre accompagnate da adeguati mutamenti nelle situazioni sociali e istituzioni giuridiche, che ne rappresentano la cornice legale.
- Congiuntura: descrive la condizione economica nel suo complesso, comparata con la situazione di un passato recente o con quella ritenuta ideale. La congiuntura è un fenomeno di breve periodo e quindi soggetta a mutamenti molto frequenti.
Crescita, sviluppo e progresso
- Crescita o espansione: aumento del valore totale di beni e servizi prodotti da una determinata società umana in un certo periodo. Può essere reversibile.
- La crescita viene misurata facendo ricorso ad alcuni aggregati come il prodotto interno lordo (PIL) e il prodotto nazionale lordo (PNL).
- Sviluppo o crescita economica moderna (S. Kuznets): crescita economica molto consistente accompagnata da un sostanziale cambiamento strutturale ed organizzativo non solo dell’economia, ma anche demografico e sociale. Tende a essere irreversibile, una volta che si imbocca la strada dello sviluppo, non si regredisce.
- Progresso: crescita e sviluppo sono concetti neutri. Al termine progresso, invece, si tende ad attribuire un significato positivo. L’idea del progresso è un’idea positiva, costituisce un miglioramento delle condizioni sociali preesistenti.
Come si passa dalla crescita allo sviluppo? → trasformazione che avviene con la prima rivoluzione industriale.
Rivoluzione industriale
Una tappa centrale nella storia economica mondiale è rappresentata dalla Rivoluzione industriale, che si è verificata in Inghilterra a partire dal 1760 (circa) e che inaugura l’era della crescita economica sostenuta, ovvero dello sviluppo. La Rivoluzione industriale non è una brusca rottura rispetto al passato, ma il risultato delle trasformazioni dell’economia verificatesi nell’età moderna. Dunque è l’impatto di tali cambiamenti ad essere rivoluzionario (e non il modo in cui sono avvenuti).
PIL, PNL e PIL pro capite
- PIL (Prodotto Interno Lordo): È il valore monetario dei beni e dei servizi finali prodotti in un determinato periodo (in genere un anno) all’interno di un paese al lordo degli ammortamenti.
- PNL (Prodotto Nazionale Lordo): È il valore monetario di beni e servizi finali prodotti in un determinato periodo soltanto dai residenti, all’interno di un paese e all’estero, al lordo degli ammortamenti.
- PIL pro capite: si ottiene dividendo il Pil per il numero degli abitanti, l’indicatore permette di conoscere il valore dei beni e dei servizi che ciascun cittadino ha mediamente contribuito a produrre.
- Uno degli indicatori comunemente utilizzati per misurare il livello di sviluppo di uno stato è il reddito o PIL pro capite.
Età preindustriale: PIL totale cresce in misura ≤ Popolazione
Età industriale: PIL totale cresce in misura > Popolazione (→ sviluppo)
Y = C + I + G + (X–M)
Il reddito di un paese (Y) dipende da diverse variabili:
- C = consumi (privati)
- I = investimenti (privati)
- G = spesa pubblica
- (X–M) = saldo della bilancia commerciale (export-import).
Il reddito pro capite dipende anche dalla variabile demografica.
Sistemi economici e modelli di sviluppo
La società feudale
Caratterizza il Medioevo, ma sopravvive in età moderna. Il sistema feudale si basava su rapporti fra il sovrano e i suoi vassalli, e fra costoro e i contadini. Ci sono i feudi → estensione territoriale che viene conferita dall’imperatore (un sovrano) a un vassallo, in cambio di un impegno a prestare aiuto militare al sovrano. Il feudo e i diritti collegati al feudo rappresentano il compenso che l’imperatore dà al vassallo in cambio della sua disponibilità a prestare aiuto militare e fedeltà. Inoltre il sovrano doveva garantire al vassallo la sua protezione. Il sovrano poteva in qualsiasi momento revocare la concessione del feudo specialmente in caso di tradimento o infedeltà del vassallo. I feudi, previo assenso del sovrano, diventarono anche frazionabili in suffeudi, che potevano essere concessi ad altri vassalli (valvassori e valvassini).
Le terre pars dominica → è quella che appartiene in senso proprio al feudatario
Mansi o pars massaricia → parte di terra che il feudatario dà in coltivazione ai suoi sudditi contadini, i contadini che coltivano i mansi feudali danno in cambio al feudatario una quota dei prodotti agricoli che raccolgono.
Le terre comuni → non appartengono a nessuno, sono territori che non appartengono né al feudatario né ai contadini ma sono una proprietà condivisa di chi vive in un determinato territorio.
C’è la compresenza di diritti e doveri → i contadini in cambio di coltivare i mansi feudali, devono pagare al feudatario un affitto “in natura” cioè dandogli una parte del raccolto (e poi anche in denaro), devono fornire prestazioni d’opera gratuite (le corvées) ad esempio giornate di lavoro, devono mettere a disposizione uomini armati in caso di necessità, ma il feudatario deve dare protezione ai propri sudditi.
Organizzazione sociale
L'organizzazione sociale → clero (al vertice) o oratores (= coloro che pregano), nobiltà o bellatores (= coloro che combattono), lavoratori o laboratores (contadini e artigiani). I contadini sono in una condizione di servitù, non sono liberi, non possono scegliere di cambiare la propria situazione economica. Questo schema era fisso, era ritenuto immutabile perché fissato da Dio.
La società di antico regime (ancien regime)
È la società presente prima della Rivoluzione Francese del 1789. La struttura sociale è molto rigida: nobiltà, il clero (dipende da quanto è potente, può essere allo stesso livello della nobiltà o più in basso), la borghesia (ceto medio, rappresentata da artigiani, mercanti ecc), contadini. La nobiltà godeva ancora di un enorme prestigio sociale ed esercitava un importante ruolo politico. Il clero continuava a godere di molti privilegi. I contadini costituivano la maggioranza della popolazione. La borghesia (è soprattutto una borghesia mercantile) si stava consolidando ma non era considerata molto nell’antico regime, perché è più ricca dei contadini ma meno dei nobili, il diritto di voto è concesso solo ai nobili. Più avanti, a partire della rivoluzione industriale, la borghesia diventa protagonista.
La rivoluzione industriale
L’espressione rivoluzione industriale fu usata per indicare mutamenti strutturali dell’economia e della società, non ebbe inizio inaspettatamente, ma fu preparata nei secoli precedenti da alcune lenti trasformazioni. Tali trasformazioni riguardarono non solo l’industria, ma anche la popolazione, l’agricoltura, il commercio, i trasporti e le comunicazioni. La rivoluzione è stata divisa in tre fasi distinte e si è parlato di tre rivoluzioni industriali, che coprono l’intero arco di tempo compreso fra la metà del 700 e i giorni nostri.
Prima rivoluzione industriale
La prima rivoluzione industriale è il punto di svolta nella storia economica mondiale. Avviene principalmente in Inghilterra, seguita da Francia e Stati Uniti tra il 1760-1850. Innovazioni → caldaia a vapore + industria tessile e siderurgica.
Seconda rivoluzione industriale
1850-1914 → principali attività = chimica, elettricità, meccanica, acciaio, petrolio...
Terza rivoluzione industriale
Dalla seconda metà del Novecento → riguarda i paesi già industrializzati → news = energia nucleare, chimica avanzata, elettronica, informatica, robotica, motorizzazione.
La rivoluzione industriale fu una rivoluzione europea perché in Europa si verificarono le condizioni più favorevoli per lo sviluppo della scienza, della tecnica e dell’iniziativa economica:
- La visione del mondo degli europei (fiducia nelle capacità dell’uomo di dominare la natura e di servirsene a suo vantaggio).
- La frammentazione politica europea con tanti Stati favorì la competizione fra loro.
- La riforma protestante fornì una giustificazione dell’arricchimento considerando il successo e la ricchezza raggiunti dall’uomo laborioso un segno della benevolenza divina (→ I paesi che avevano aderito al calvinismo riuscirono a svilupparsi più rapidamente dei paesi legati al cattolicesimo).
- La partecipazione democratica dei cittadini al governo del paese si stava diffondendo in Europa a partire dalla Gran Bretagna.
- L’affermazione di una maggiore uguaglianza degli individui dinanzi alla legge sancita dalla rivoluzione francese che garantiva i diritti di proprietà.
- La rivoluzione scientifica sviluppatasi fra 1500 e 1600 permise lo sviluppo della tecnologia su cui si fondò la rivoluzione industriale.
Sviluppo
Cambiamenti che caratterizzano l’economia dopo la Rivoluzione Industriale. Iniziano in Inghilterra per poi diffondersi ad altri paesi. La portata di questi cambiamenti è spiegata da Simon Kuznets (1901-85), premio Nobel per l’economia nel 1971, che ha definito la crescita economica moderna (o sviluppo).
La crescita economica moderna
- Elevati tassi di crescita delle principali variabili macroeconomiche, tali variabili come il PIL crescono moltissimo da una fase all’altra.
- Aumento elevato della produttività dei fattori: la tecnologia permette di svolgere un compito efficacemente e in meno tempo rispetto al lavoro di un uomo, quindi si aumenta la produttività.
- Elevato tasso di trasformazione strutturale dell’economia: dall’agricoltura all’industria e poi ai servizi e crescita dimensionale.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Scarica il documento per vederlo tutto.