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Storia economica

Si tenterà di verificare in un dato periodo storico e localizzazione come si sono applicati i modelli economici. Come è nata l'economia di mercato?

Rivoluzione industriale

Economia di mercato liberale

  • Trasformazione del modo di produrre legato all'innovazione tecnologica che ha come prodotto finale la produzione in serie.
  • L'economia di mercato nata a metà del '700 in Inghilterra e diffusasi in Europa è un'economia che si basa sull'offerta fino alla prima guerra mondiale. Dalla seconda guerra mondiale fino alla crisi degli anni '70 si sviluppa sulla domanda (Economia mista, JMK), dalla crisi degli anni '70 ad oggi ritorna il modello basato sull'offerta (Economia Neoliberista, Friedman, Nash).
  • Cambia il modo di lavorare: catena di montaggio, il capitale prevale sul lavoro.
  • Nuova fonte energetica: ogni cambiamento strutturale dell'economia è legato alla scoperta ed utilizzo di una nuova fonte energetica.
  • Ferrovie – i mercati: l'economia liberale si forma sull'offerta, integrazione dei mercati.
  • L'economia di mercato liberale cambia per la prima volta la struttura sociale. Il sistema economico cambia la struttura sociale. Il proprietario impiega capitale di rischio per ottenere un profitto, i lavoratori sono retribuiti solo per le prestazioni lavorative svolte.

Varianti alternative

  • 1917 Il modello sovietico
  • 1948 Il modello cinese

Economia internazionale

Metà '800

Elementi fondanti:

  • Primato industriale inglese emulato da paesi dell'Europa occidentale: parte del Belgio, Francia e si conclude in Germania e Italia. Questi sono i paesi fondativi dell'UE. Non sono presenti l'est Europa, Spagna e Portogallo.

Cambiano le relazioni internazionali, nel 1851 l'esposizione di Londra segna l'affermazione del modello inglese. Questo è il punto di partenza dell'economia internazionale, ha 3 effetti:

  1. Passaggio dal sistema economico mondiale da una logica di sussistenza alla centralità del commercio interno ed internazionale.
  2. La crescita del commercio cresce di più che la produzione.
  3. Relazioni commerciali dell'Europa occidentale si estendono a nuovi paesi:
    • Il primato occidentale influenza America e Giappone.
    • Sud America, Sudest asiatico e Africa del sud subiscono le relazioni commerciali con l'Europa occidentale.

Nascita dell'economia internazionale – 1° globalizzazione

Si basa su 3 elementi:

  • Maggior valore aggiunto dei beni industriali
  • Processo di competizione tra aree geografiche basato sull'eliminazione della manifatturiera tradizionale in favore della produzione industriale del modello inglese.
  • Il resto del mondo che non compete sul sistema industriale diventa fornitore di materie prime e forza lavoro. La competizione genera una gerarchia, si realizza una specializzazione per aree geografiche → teoria del vantaggio comparato.

Caratteristiche del commercio internazionale

  • Predominio dell'Europa occidentale (70% del commercio mondiale è controllato dall'Europa occidentale)
  • Rapporti commerciali tra Europa occidentale e resto del mondo
  • Processo genera divisione internazionale del lavoro e produzione: Dipendenza degli altri paesi. I paesi arretrati sono fornitori di materie prime e lavoro.
  • Riduzione generale dei prezzi sia delle materie prime che dei prodotti finiti dati dalla maggiore produzione.
  • L'integrazione dei mercati va di pari passo all'integrazione dei capitali (sistema finanziario). Da Inghilterra, Francia, Germania partono flussi di investimento verso l'estero per acquisire controllo sui mercati e sulle materie prime. Questo richiede:
    • Un sistema di banche commerciali che dalla Borsa di Londra, Parigi, Zurigo, Milano e Francoforte gestiscono gli investimenti nei paesi arretrati.
    • Un sistema monetario internazionale unico (Gold Standard).

Gold standard

Unica moneta di riferimento per gli scambi monetari internazionali è la Sterlina, ancorata ad un rapporto di cambio con l'oro. Alcune considerazioni:

  • Il paese che ha il primato economico ha la moneta di riferimento
  • Stabilità del rapporto di cambio. Determina il valore della moneta degli altri paesi
  • Il Gold Standard presuppone che il paese leader abbia una bilancia commerciale e dei pagamenti in attivo e gli altri paesi aderenti debbano avere la bilancia commerciale e dei pagamenti in pareggio. Vincolo. Se IMF > EXP il paese deve comprare sterline, per comprare sterline si usano i profitti delle esportazioni, ma se si compra di più di quanto si esporta, non si hanno abbastanza profitti quindi per acquistare sterline (coprire il disavanzo commerciale) si deve:
    • Usare le risorse auree
    • Indebitarsi
    • Stampare moneta (inflazione e svalutazione)

Sistema economia internazionale in 3 fasi

Fase iniziale 1815-1847

  • Età del libero scambio 1847-1868
  • Applicazione del modello di Ricardo
  • Grande depressione 1868-1896

1) Fase iniziale 1815-1847

Aumento popolazione e miglioramento del trasporto. Politica vetero-mercantilistica → tutti i paesi che accedono allo sviluppo industriale sono inizialmente protezionistici. Protezionismo di chi guida.

2) Età del libero scambio 1847-1868

Richard Cobden guida un movimento anti-protezionistico sulle importazioni del grano. L'integrazione dei mercati porta all'arrivo di una grande quantità di grano americano, i produttori agricoli inglesi chiedono protezioni, mentre gli imprenditori sostengono l'abolizione dei dazi agricoli perché così facendo il mercato si può specializzare. A sostegno della politica di Richard Cobden arriva la teoria economica (Vantaggio competitivo di Ricardo). Nel 1860 si arriva al trattato Inghilterra-Francia di Cobden-Chevalier che prevedeva la riduzione contemporanea e simultanea dei dazi sulle importazioni ed introduceva la clausola della nazione più favorita → prevede che la riduzione dei dazi prevista tra FR e GB venga applicata automaticamente a tutti i paesi che hanno relazioni commerciali con uno dei due paesi. Integrazione dei mercati che si basa sulla parità delle condizioni. Il modello del trattato di Cobden-Chevalier e della clausola della nazione favorita viene ripreso nella fondazione del WTO. Questa seconda fase si chiude con l'apertura di nuovi mercati, Impero turco, Cina, Giappone. L'abolizione del protezionismo inglese → spinge il libero scambio → determina il vero primo sistema internazionale fondato sulle economie di mercato.

Teorizzazione del modello di Ricardo 1862

Il modello è venuto prima del fenomeno economico, introduce il th del vantaggio comparato: Un paese (o un'area geografica) deve esportare i prodotti o beni che hanno il miglior vantaggio comparato sul mercato. Ciascun paese quindi si dovrebbe specializzare nel bene la cui produzione risulta più efficiente rispetto alla produzione dello stesso negli altri paesi. È fondamentale la produttività relativa. Si parla di produttività maggiore, ma non di costo!

Es. Ricardo: Inghilterra e Portogallo possono produrre e vendere entrambi tessuti di cotone e vino liquoroso, gli inglesi devono produrre e vendere tessuti ai portoghesi, e i portoghesi il contrario perché la produttività del fattore è inferiore a produrre tessuti di cotone in Portogallo rispetto all'Inghilterra a causa di assenza di tecnologie e produttività di K e L inferiore. Allo stesso modo gli inglesi hanno una produttività molto più bassa per il vino che i portoghesi.

Conclusioni:

  • Il modello spiega la specializzazione per aree geografiche, i paesi occidentali esportano manufatti mentre gli altri forniscono materie prime.
  • Viene premiato il vantaggio relativo rispetto a quello assoluto
  • Il trattato di Cobden-Chevalier è l'applicazione storica del modello di Ricardo perché l'abolizione dei dazi va a interessare i beni che hanno il maggior vantaggio relativo. Il modello è stato ripreso e allargato da Heckscher e Ohlin: il costo-opportunità dipende dall'abbondanza dei fattori.

3) Grande depressione 1868-1896

La politica di libero scambio genera una serie di reazioni:

  1. Proteste da parte dei gruppi che sono danneggiati dall'affermazione della produzione che ha il miglior vantaggio competitivo, i consumatori tuttavia assistono a un calo del prezzo, ne consegue un dualismo tra produttore danneggiato e consumatore.
  2. Il libero scambio determina un problema di fiscalità – sostituire le entrate indirette con altre forme di imposizione → si genera il passaggio dalla fiscalità indiretta a quella diretta. Questo provoca:
    • Effetto recessivo
    • Genera un'allocazione di risorse a favore dei produttori stranieri
    • Pone un problema di scelta politica

Difficoltà del libero scambio

Il libero scambio determina vantaggi asimmetrici, consolida e rafforza il dualismo tra nord avanzato e sud arretrato. Tra il 1873-1896 il sistema economico occidentale sperimenta la prima grande crisi di sistema.

Cause del rallentamento: (Crisi dell'economia reale)

  • Conclusione/esaurirsi/obsolescenza del paradigma tecnologico della prima rivoluzione industriale. Il paradigma tecnologico si muove secondo un parabola: crescita, vertice, declino.
  • Fine spinta data dalla costruzione delle ferrovie.
  • Forte aumento della produzione e vendita dei prodotti della II rivoluzione industriale, l'offerta di acciaio triplica, questo determina un eccesso di offerta che porta a una saturazione dei mercati.
  • Agricoltura: l'età del libero scambio fa sì che sui mercati europei arrivino prodotti Nord America e Russia che si congiungono a una riduzione dei costi di trasporto.
  • Crollo dei prezzi dei prodotti agricoli in Europa dove il 50% del Pil è ancora agricolo. Il crollo del prezzo nel BP causa danni ai produttori europei, nel MLP anche per i paesi esportatori. Il calo dei prezzi porta a un calo dei consumi → il crollo del prezzo determina meno investimento nel settore agricolo, meno salari e quindi meno consumi. Meno investimento significa anche meno domanda di macchine agricole → interdipendenza tra i settori.

La crisi finanziaria

La crisi finanziaria non è la causa, ma l'effetto finale, la manifestazione della crisi strutturale.

9 Maggio 1873 borsa di Vienna, alla borsa di Vienna sono quotate le azioni delle compagnie ferroviarie e società finanziarie che investono in compagnie ferroviarie di area est europea. Crolla la redditività di questi investimenti a causa di un eccesso di capitale collocato sul settore trainante in quel momento e conclusione del paradigma tecnologico ferroviario. La bolla scoppia → calo del risparmio → calo dei consumi. La bolla si diffonde su Londra e NY.

Il meccanismo:

  • Crollo (abbassamento valore azionario delle imprese che operano nei settori tradizionali della rivoluzione industriale) → fallimento sistema bancario → crollo/abbassamento del mercato → effetti sull'economia reale (riduce i consumi) → la bolla speculativa si ad integrare con l'eccesso di offerta che ha determinato una caduta dei prezzi e quindi dei profitti → espulsione dal mercato delle imprese meno competitive → aumento disoccupazione → disponibilità a lavorare con un salario più basso → ulteriore calo della domanda.

La bolla speculativa non diventa automaticamente una crisi se non per la crisi strutturale dell'economia reale.

Le vie d'uscita

La grande depressione per la prima volta nell'economia capitalistica genera una forte sfiducia sociale e politica. Da ottimismo e crescita a sfiducia → la crisi economica ha un impatto sul sistema sociale. Come uscirne?

  1. Avviare una nuova fase di innovazione tecnologica → nuovo paradigma tecnologico (soprattutto USA)
  2. Protezionismo e scelta di difesa dei mercati. I paesi colpiti dalla concorrenza di beni agricoli subiscono la pressione di coloro che sono danneggiati e decidono di introdurre il protezionismo. In primis la Germania di Bismark, a cui segue la Francia che abbandona il trattato di Cobden-Chevalier e poi Italia.

Nuova forma di protezionismo: attivo e selettivo (fino al 1890 il protezionismo era passivo, cioè dazi e muri all'ingresso). Dal 1890 non solo si alzano i dazi ma si attivano politiche per favorire le esportazioni e concorrenza a prodotti stranieri:

  • Dumping (vendere sotto costo all'estero)
  • Accordi di clearing/bilaterali: tariffe protezionistiche differenti tra stati

Si passa dal difendere il mercato alla conquista → nazionalismo economico. Questo protezionismo attivo non appartiene a paesi industrializzati da tempo, ma a Giappone e Germania. Con la grande depressione è la prima volta che il sistema economico determina la politica di uno stato e non la questione religiosa o dinastica:

  • Chiusura dei commerci internazionale
  • Necessità di controllare i mercati esteri (Germania e la conquista dell'Africa, Giappone e l'area asiatica, Italia la Libia).
  • Il nazionalismo economico vede il crescere dello stato per il migliorare le infrastrutture come aiuto indiretto all'economia.
  • Politiche a favore dei profitti, favorisce ed accetta cartelli e monopoli. Accetta l'idea che il sistema industriale fissi il prezzo al di là dell'andamento della domanda e dell'offerta. Accetta che si suddivida il mercato in aree geografiche. Ciò significa far finire il modello del liberalismo inglese. Da mercato di concorrenza perfetta a un sistema di oligopoli.

La via americana

La via americana si basa su 3 punti:

  • Dare vita a un nuovo modello di impresa: corporation. Es. Nobel e Solvay
  • Separazione tra proprietà e gestione. È qui che nasce la distinzione tra Europa bank-oriented e USA market-oriented

La seconda rivoluzione industriale

Il modello: nella seconda metà del '800 c'è una sostituzione della tecnologia che aveva alimentato l'affermazione dell'industria della Gran Bretagna del '700 e del primo '800 con nuove innovazioni tecnologiche che si sviluppano (implementano) in due aree geografiche che non sono quelle della prima industrializzazione (Inghilterra e paesi che hanno agganciato il modello inglese [Belgio, Olanda, Svizzera]) ma sono paesi che fino alla metà del 800 non hanno rilevanza economica internazionale (Germania perché non esisteva, USA fino a metà 800 è fuori dallo scenario internazionale perché paese agricolo, invece dalla seconda rivoluzione industriale affermazione di questo paese).

Quindi: la nuova ondata di tecnologia non riguarda l'Inghilterra → nuovo paradigma tecnologico avvia il cosiddetto declino inglese. Dal nuovo paradigma tecnologico e declino inglese derivano (come corollari) 3 considerazioni:

  • Storicamente l'economia di mercato (modello capitalistico) avvia fasi di crescita sostenuta e stabile quando maturano innovazioni tecnologiche (lato dell'offerta) [la crescita è data dall'innovazione tecnologica].
  • Il declino inglese indica storicamente che aree economiche o settori hanno una parabola di vita (fase ascendente, culmine e un declino). Quindi i paesi e gli imprenditori devono essere coscienti e devono gestire la fase del declino.
  • L'economia di mercato liberale si fonda sul lato dell'offerta. È l'offerta che produce il cambiamento dell'equilibrio macroeconomico.

Il nuovo paradigma tecnologico

  • Nuovi materiali e nuove fonti energetiche
  • Centralità dell'acciaio e l'alluminio → calo dei costi di produzione e la duttilità.
  • L'altra grande innovazione è la nascita dell'industria chimica. L'industria chimica è un'industria che permette lo sviluppo della plastica e utilizza una nuova fonte di energia (petrolio)
  • Sfruttamento dell'elettricità.

Alcune considerazioni:

  • Le innovazioni tecnologiche sono invenzioni diventate innovazioni, cioè sono delle scoperte scientifiche che si sono trasformate in processi produttivi. L'invenzione che diventa innovazione è un vincolo fondamentale dello sviluppo economico capitalistico (i ricavi sono maggiore dei costi).
  • La ricerca scientifica prodotta nei politecnici diventa applicazione produttiva. Il nuovo paradigma tecnologico fa nascere un nuovo modello di impresa: la corporation (l'impresa individuale diventa marginale).
  • L'elettricità, l'auto, il petrolio e la chimica sono produzioni ad alta intensità di capitale. Si pone il problema del reperimento dei capitali. Alta barriera d'ingresso nel mercato, non bastava avere l'idea imprenditoriale → il paradigma tecnologico condiziona fortemente il funzionamento del mercato.
  • La tecnologia determina l'organizzazione (organizzazione scientifica del lavoro, sistema fordista, taylorismo), cioè è il sistema produttivo a partire dalla tecnologia suddivide il processo produttivo in fasi, affidando agli ingegneri il ruolo centrale della governance dell'impresa. Taylor applica alla catena di montaggio la suddivisione in fasi. Ad ogni fase del processo viene attribuito una persona e un insieme di procedure → un ingegnere (un tecnico) stabiliva per ogni lavoratore e per ogni fase produttiva le mansioni e i tempi scopo finale: produttività. Questo porta la despecializzazione del lavoro. Fordismo è un modello di impresa.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher simonab1994 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Locatelli Andrea Maria.
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