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una cassa di credito: un istituto che si occupi nello specifico del credito per comuni e provincie

29/10/2012

Questa cassa era direttamente appoggiata dalla cassa depositi e prestiti, che rappresenta la principale

fonte di finanziamento di opere pubbliche ed enti locali.

La cassa doveva offrire crediti a tassi più vantaggiosi rispetto a quelli delle banche. Con questo

provvedimento, Luzzatti anticipa di circa mezzo secolo la cassa per il mezzogiorno, che ha

l’obbiettivo di finanziare le opere diretta alla valorizzazione del territorio (bonifica,

urbanizzazione, …).

- Il risanamento della circolazione:

Lo sviluppo economico di un’area passa attraverso la creazione delle precondizioni necessarie per

stimolare l’attività industriale e commerciale, e per migliorare la qualità di vita delle fasce più basse

della popolazione.

Le precondizioni per lo sviluppo economico sono il risanamento della circolazione monetaria.

Per questo Luzzatti decide di agire in due direzioni:

1. Rafforzare le riserve metalliche degli istituti di emissione:

 Offrire maggiori garanzie di copertura dei biglietti.

 Stabilizzare il corso della lira.

 Offrire alla circolazione monetaria una buona elasticità.

2. Diminuire il volume complessivo dei biglietti in circolazione (inversione de ciclo economico),

a “tutta

frenando circolazione e accesso al credito prima di far andare la macchia dello stato

birra”.

La politica restrittiva viene attuata attraverso quattro decreti per il risanamento del Banco di

Napoli, che versava in condizioni di dissesto: bisognava ricostruire il capitale per dare più

garanzie all’emissione, e porre ordine nella sezione di credito fondiario, riducendo le partite

mobilizzate, dando così liquidità all’istituto.

I quattro decreti impegnavano il governo ad assicurare i creditori del banco di Napoli per 500

milioni a garanzia, garantendo il rimborso dei biglietti. Se ne riduce la circolazione e si

ristruttura l’assetto.

Sostanzialmente il governo si impegna nel risanamento di uno degli istituti di emissione.

Luzzatti si impegna inoltre per la riduzione del debito pubblico che, a causa della crisi era cresciuto.

Con la politica di Luzzatti il rapporto debito/PIL cala, in 5 anni dal 109% al 100%.

C’era bisogno di una trasformazione del debito pubblico, facendo in modo che ci fosse una reazione

tra creditori ed obbiettivi che stanno alla base dell’emissione dei titoli.

Il debito pubblico era allora composte per il 70 % da consolidato a medio/lungo termine, mentre il

restante era redimibile a breve termine.

Luzzatti cercò di convertire il debito redimibile in irredimibile (gestione più snella) e attua delle

conversioni del debito consolidato in un consolidato con una resa inferiore.

Una novità è la creazione di un fondo per gli sgravi (es: fondo per gli esodati), un fondo autonomi

intangibile alimentato da avanzi o economia di bilancio. Questo serviva per erogare mezzi finanziari

delle fasce meno abbienti della popolazione che fruiscono di forme d’aiuto attraverso

a sostegno

una riduzione del carico fiscale.

Si decide di pensare alle fasce più povere della popolazione sostanzialmente per due ragioni:

a. Sensibilità nei confronti dei meno abbienti

b. Rispetto alle tensioni sociali che esplodono ne 1898, una pessima annata agraria che vede una

diminuzione delle esportazioni dall’America a causa dell’aumento dei costi di trasporto (per

colpa della guerra ispanico-americana per il controllo di cuba). Si ha dunque un aumento dei

prezzi di grano e pane che porta a scioperi e tumulti di contadini e lavoratori, spesso soffocati

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con la violenza.

L’obbiettivo di questi aiuti è quello di creare le precondizioni per lo sviluppo economico del paese.

30/10/2012

L’età giolittiana

E’ il periodo in cui l’economi del paese conosce una forte espansione.

- Si ha una trasformazione dell’economia del paese: comincia ad avere una fisionomia industriale.

- Diminuisce l’occupazione nel primario.

- Si ha un’affermazione

- dello stato liberale.

- Nasce il partito socialista.

Si rafforzano i rapporti con la Francia (’98 finisce la guerra commerciale) e l’Inghilterra.

-

- Fase di grande cambiamento politico, economico e sociale.

Il periodo compreso tra il 1896 e il 1915 vede Giolitti come figura più importante, anche se non

guida tutti i governi dell’età giolittiana.

Si distinguono quattro periodi:

1. 1896-1898: Azione di risanamento dei conti pubblici che costruisce la precondizione alla ripresa

economica del paese. Inizia un fermento industriale.

2. 1898-1907: Forte espansione economica ed industriale (tasso di crescita al 6,7% annuo).

Anno di crisi che non riguarda solo l’Italia ma è internazionale ed ha origini negli

3. 1907-1908:

Stati Uniti. Gli effetti si esauriscono nello stesso anno.

4. 1908-1915: Ripresa del processo di espansione economica più lenta del periodo precedente.

Si ha inoltre un cambiamento demografico dovuto ad un incremento della popolazione ed

un’emigrazione transoceanica.

Tra il 1896 e il 1913 il reddito nazionale cresce del 92%, quello pro capite del 33%. La popolazione

passa da 32 a 37 milioni e i consumi del 75%. Si ha un aumento del risparmio del 482% e i

conseguenza gli investimenti hanno un rialzo del 339%.

A questo periodo di crescita contribuiscono diversi fattori sia di natura esogena che endogena:

- Natura esogena:

 Inversione del ciclo economico, caratterizzato da fasi di crescita alternate a fasi di recessione,

che vengono misurate tenendo conto dei livelli dei prezzi, della produzione e dei redditi.

 Nell’ ‘800 vengono scoperti nuovi giacimenti di metalli preziosi che aumentano la produzione

di oro. Negli anni ’70 vengono scoperte nuove miniere di argento che mettono in crisi il sistema

bimetallico. Si sviluppano inoltre nuove tecniche estrattive per sfruttare al meglio le miniere.

 Rivoluzione nei trasporti terrestri: diffusione delle linee ferroviarie e nascita delle prime società

automobilistiche.

- Natura endogena:

 Risanamento dei conti pubblici (pareggio di bilancio, riduzione del debito pubblico e attenzione

alla sua composizione).

 Stabilità della lira (risanamento della circolazione, aumento riserve metalliche).

 Maggiore propensione al risparmio, che si lega agli investimenti favorendoli.

 Intervento dello stato a sostegno dell’industria, iniziando a diventare “imprenditore” con la

nazionalizzazione delle ferrovie (gestendo direttamente i servizi pubblici). Nascita dell’INA

(Istituto Nazionale delle Assicurazioni) creato dallo stato per gestire il monopolio delle

assicurazioni sulla vita.

 Crescita della popolazione (stimola domanda e consumi)

Storia Economica. Pag. 22

 Rapporto tra banche miste e industria: forniscono alle nascenti grandi industrie il capitale

necessario, favorendo l’accesso al credito.

 Ruolo della Banca d’Italia che va via via rafforzandosi, rendendo solida la lira.

 Risanamento dei Banchi meridionali. 31/10/2012

Le crisi del 1907, 1929 e quella attuale non sono circoscritte solo in Italia. I primi anni del 1900

sono caratterizzati da una crescita dell’attività industriale, di scambi con l’estero e di risparmio

principalmente nei centri industriali (Milano, Genova, Torino), con una serie di problemi legati

all’urbanizzazione: case, servizi, trasporto e sanità comportano un fermento nell’attività industriale.

- Ma come si era mosso Giolitti?

Voleva perseguire i seguenti obbiettivi:

 Consolidamento della finanza pubblica.

 Riduzione dell’indebitamento.

 Risanamento della circolazione monetaria.

Sotto Giolitti non è più l’oro a fare aggio sulla lira, ma è la lira a fare aggio sull’oro. Ciò indica

un’economia solida e in forte crescita.

Si chiede un intervento da parte dello stato per il potenziamento dei servizi pubblici (edilizia

popolare). L’impegno dello stato in questi lavori pubblici porta conseguenze positive in una logica

keynesiana (teoria di John Maynard Keins del deficit spending), secondo la quale la disoccupazione

è dovuta alla carenza di domanda, consumi ed investimenti. Così facendo lo stato sostiene la

domanda, diminuendo così la disoccupazione.

Le cose al momento vanno bene (si investe più del necessario), e quando si iniziano a sostenere

troppe iniziative, si inizia a speculare.

Nel 1905 si ha la nazionalizzazione delle ferrovie, favorendo così ancor più la speculazione, perché

così facendo si ha un riscatto delle concessioni, e i concessionari si trovano ad essere indennizzati.

I capitali necessari vengono messi in sane attività industriali e nella speculazione borsistica.

Tra il 1905 e il 1908 lo stato si trova a dover rinnovare il parco macchine delle ferrovie.

Successivamente si ha un inasprimento dei prezzi delle materie prime, un aumento del prezzo del

lavoro (aumento salari) e gli imprenditori si possono muovere aumentando i prezzi, migliorando le

strutture produttive o delocalizzando.

Nell’immediato si aumentano i prezzi, diminuendo il potere d’acquisto, facendo venir meno la

competitività delle industrie italiane.

La crisi del 1907 è la prima crisi mondiale che ha il suo epicentro negli U.S.A., quando l’indice di

Walt Street perde il 40% del valore. Si ha una corsa agli sportelli, e il sistema creditizio si congela.

La paura si espande poi in tutti gli Stati Uniti tanto che in alcuni casi si rende obbligatoria la

chiusura delle banche sino al passaggio del panico, e viene così a mancare la liquidità.

La crisi si espande poi all’economia reale attraverso un calo della produzione industriale di oltre il

10%; crescono i fallimenti e si moltiplicano i licenziamenti.

Ben presto viene colpita anche l’economia europea. Nel 1907 le banche di Inghilterra e di Parigi

i tassi di sconto per frenare l’accesso al credito),

operano una stretta creditizia (si innalzano

frenando investimenti e produzione. Gli istituti di emissione sono impegnati con immobilizzi per far

fronte alle richieste delle aziende in difficoltà perché non riescono a recuperare i finanziamenti.

Diminuiscono produzione e investimenti e aumenta in dismisura la disoccupazione anche nel

“vecchio continente”.

In Italia questa crisi avrà le stesse conseguenze, ma la politica sarà meno severa, offrendo sconti

meno lati delle altre nazioni europee, poiché gli effetti sono meno forti che nelle altre nazioni.

Storia Economica. Pag. 23

Durante l’età giolittiana ci sono però anche molti fenomeni negativi poiché di evidenzia un divario

tra nord e sud, facendo si che l’Italia proceda a diverse velocità grazie al fatto che

l’industrializzazione è forte solo in alcune aree geografiche come il triangolo industriale. I consumi

sono ancora toppo bassi e si ha il fenomeno dell’emigrazione permanente.

La prima Guerra Mondiale

La Grande Guerra è uno spartiacque che coinvolge per quattro anni oltre 36 milioni di persone. Una

guerra che costa oltre 650.000 vite, un milione di feriti e mobilita oltre 3 milioni di persone.

Inizialmente l’Italia dichiara la propria neutralità, perché bisognava ancora decidere se entrare in

guerra e, ben più importante, bisognava ancora decidere a chi affiancarsi. In breve le fazioni si

delineano: si hanno i neutralisti e gli interventisti. 05/11/2012

- I neutralisti:

Rappresentano la componente maggioritaria della popolazione, e sono composti da liberali

giolittiani, socialisti e cattolici

- Gli interventisti:

Sono la minoranza e sono costituiti dai liberali della destra conservatrice (Salandra) e nazionalisti

(D’annunzio), oltre che da grani industriali che vedono nel conflitto una grossa opportunità i

crescita (i dipendenti della Ansaldo ante-guerra erano 6.000; quelli post-guerra invece 56.000 anche

nella Fiat si ha un incremento di 36.000 dipendenti).

Un grande divario separava allora l’Italia dalle altre potenze europee, poiché il reddito pro capite

era nettamente inferiore agli standard degli altri paesi e poiché le nostre industri soffrivano di

arretratezza.

Così l’Italia decide di entrare in guerra nonostante la sua posizione svantaggiata.

- Le caratteristiche della 1° guerra mondiale:

 La guerra scoppia dopo un lungo periodo di pace.

 Le economie europee erano basate sul liberismo (liberi scambi), che viene compromesso dalla

chiusura delle frontiere.

 Vengono sottratte braccia a industria e agricoltura per entrare nell’esercito o per contribuir alla

produzione bellica.

 Panico delle persone che si recano agli sportelli per recuperare il loro denaro.

 Provvedimento di moratoria allo scopo di salvare il sistema bancario del tracollo di fronte alle

richieste di restituzione dei depositi. Tale provvedimento significa sospendere i pagamenti. In

Italia le restrizioni si limitarono al 5% dei depositi.

Alla fine del 1914 si introduce un’economia di guerra.

In uno stato che entra in guerra, aumenta di conseguenza la produzione di determinati beni. La

Germania elabora una movimentazione industriale a favore del settore bellico: per recuperare le

materie prime necessarie, si attribuisce allo stato il potere di requisire la produzione interna e gli

stock di magazzino, si permette l’acquisto dall’estero, attribuendo una serie di privilegi a

determinati settori strategici. La novità sta nell’intervento statale nel settore bellico.

In Italia viene a crearsi il ministero delle armi e munizioni: un comitato nazionale per sostenere la

produzione industriale nel settore bellico.

I principali problemi degli stati europei dopo lo scoppio della guerra sono:

1. Garantire alla popolazione civile i mezzi di sostentamento.

Storia Economica. Pag. 24

2. Rifornire le truppe di generi alimentari.

Aumento dei prezzi causato dall’aumento dei consumi che si lega alla richiesta

3. di milioni di

mobilitati.

4. Aumento dei consumi, diminuzione della produzione (agricola) e prezzi in aumento.

5. Difficoltà dei traporti, import e relativo costo.

Fenomeni inflattivi altissimi causati dall’aumento dei prezzi.

6. all’inizio si pensava potesse avvenire mediante prestiti concessi dai

7. Finanziamento della guerra:

cittadini e dal sistema bancario e che i relativi interessi potessero essere pagati con l’aumento

delle imposte.

Il canale a cui si ricorre invece è la circolazione monetaria: gli istituti di emissione iniziano a

stampare moneta aumentando in dismisura la circolazione monetaria (Inghilterra x3; Germania x16;

Russia x36). Così facendo i biglietti perdono notevolmente valore aumentando così i prezzi e il

valore della vita.

chiamato ad intervenire fissando dei prezzi “politici”, attuando una politica di ritiro

Lo stato è così

dal mercato e di ridistribuzione attraverso un tesseramento per evitare la formazione di mercato

nero ed il conseguente inasprimento dei prezzi.

Nel 1915 l’Italia si decide ad entrare in guerra, quando il governo Salandra decide di allearsi con

l’intesa. Viene siglato il patto di Londra con Francia, Inghilterra e Russia. Era un patto segreto con

il quale l’Italia si impegnava In caso di vittoria l’Italia

ad entrare in guerra entro la fine di maggio.

avrebbe ottenuto Trentino, Alto Adige, Friuli, Istria, una parte della Dalmazia e una modifica dei

territori coloniali. Il 24/5/1915, l’Italia dichiara guerra all’Austria.

Da una parte si sottovaluta il peso che avrebbe significato la guerra. Nemmeno la classe politica

seppe prevedere le conseguenze: non seppe infatti presentare un piano funzionario adeguato.

Uno dei critici più attenti alla guerra è Luigi Einaudi, che pubblica il libro “La condotta italiana e

della Guerra Italiana”.

gli effetti economici

Il rapporto debito pubblico/PIL passa, tra il 1914 e il 1920 dal 74% al 160%; le spese di stato dai

2.500 milioni arrivano a 30.857 milioni, mentre il deficit dai 200 milioni iniziali arriva a toccare i

13.345 milioni.

- Quale conseguenza sociale ha la guerra?

La piccola e media borghesia ha gravi conseguenze perché i abbatte un pesante carico fiscale; allo

stesso modo vengono colpiti anche i proprietari di immobili. Nel settore secondario i salari

rimangono invariati, mentre aumenta invece il costo della vita.

Alla crisi le industrie rispondono con la riduzione del personale ed un conseguente aumento della

disoccupazione.

Alla fine della guerra cadono l’impero tedesco, austroungarico, russo e ottomano. 06/11/2012

Le conseguenze economiche della grande guerra

Se non si considerano gli Usa, tutti gli stati che hanno reso parte alla rima guerra mondiale, si

trovano a fare i conti con una situazione deteriorata: il debito pubblico cresce e le spese pubbliche

aumentano.

La grande guerra, come già detto era stata finanziata con i titoli di stati, con tasse, prestiti dagli stati

uniti e stampando banconote. Quest’ultimo porta all’inflazione, un fenomeno ancora sconosciuto

all’inizio del scolo. Come spesso accade, solo poche persone ci han guadagnato dalla guerra

(industriali), mentre i ceti medio-bassi sono stati massacrati.

L’Europa perde la sua supremazia commerciale, lasciando il primato all’America, e facendo

emergere la potenza economica del Giappone.

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al rafforzamento della presenza statale all’interno dell’economia: lo stato

La fine della guerra porta

diventa il primo datore di lavoro, poiché parte consistente dell’industria si pone al servizio

dell’economia bellica. l’oro come sistema monetario

Inoltre la guerra ha reso necessario il corso forzoso, sostituendo

principale, sino al raggiungimento del “Gold standard”, il sistema monetario che rendeva

exchange

convertibili in oro solamente le due monete principali: il dollaro e la sterlina.

Dopo la fine del conflitto, in Italia si prospettano molte speranze perché esce come paese vittorioso

e c’è una diffusa fiducia nel “ritorno agli anni d’oro” che avevano caratterizzato l’età giolittiana. Ni

primi mesi del 1919, il commercio subisce una forte contrazione perché si attende un ribasso dei

prezzi. Finita la guerra cessa inoltre il controllo dei cambi che era stato imposto da Usa, Francia e

Inghilterra. Questa cessazione porta al crollo della lira.

Si assiste ad un ulteriore caro dei prezzi a causa delle importazioni a condizioni svantaggiose.

Crolla anche la produzione agricola nazionale e il paese viene portato alla fame.

- Questione di Fiume:

Dopo la cessazione delle ostilità, cresce la coscienza della vittoria mutilata, poiché si pensa al futuro

dell’Istria, quando il patto di Londra stabiliva chiaramente il destino di quei territori. Al momento

della pace con l’Austria si riconoscono l’annessione di Trento, Trieste e Istria, ma sorgono alcune

controversie legate ad alcuni dei 14 unti di Wilson come quello dell’autodeterminazione dei popoli.

Di conseguenza non vengono dati tutti i territori promessi, per cui la città di Fiume (Dalmazia)

viene occupata da alcuni volontari con a capo Gabriele D’annunzio. Nel 1920, con il trattato di

Rapallo l’Italia rinuncia a Fiume, che viene eletta città libera. Questa questione si pone nel

settembre ’19, e l’Italia decide di non inasprire i contrasti.

Nel 1914 in Italia c’erano 5 milioni di proprietari terriere, e i 9/10 di essi possedevano meno di un

ettaro, e dovevano prendere in affitto terreni dalle medio-grandi proprietà oppure lavorarci come

braccianti.

Di fronte alla crisi, i proprietari tendono ad aumentare gli affitti, a ridurre i salari dei lavoratori o a

ridurre addirittura il numero dei salariati, aumentando così la disoccupazione.

Ma c’è un sogno che anima questi braccianti: quello di diventare proprietari terrieri. Questo sogno è

alimentato nel 1917 quando sul piano bellico le cose non vanno molto bene, i giornali pongono la

questione della proprietà dei contadini, e le istituzioni lasciano sperare nella distribuzione dei terreni

incolti. Nell’estate del 1919 di assiste al fenomeno dell’occupazione illecita dei terreni incolti e, in

alcuni casi, anche di quelli già coltivati. Viene dunque emanato un decreto che autorizza il prefetto

all’occupazione dei terreni incolti o mal coltivati.

A questo punto si contrappongono due fenomeni di matrice rispettivamente religiosa e politica: le

leghe bianche e le leghe rosse, che si differiscono per il modo di gestire la terra:

- Le leghe bianche sono un fenomeno cattolico che tende a creare delle imprese agricole gestite da

un “consiglio di cascina”, con la partecipazione di tutti gli agricoltori agli utili e al rischio d’impresa.

- Le leghe rosse hanno invece lo scopo di combattere la disoccupazione bracciantile attraverso

e attraverso un’imponibile di manodopera: l’obbligo di assumere un

affittanze collettive

determinato numero di lavoratori in proporzione alla superfice coltivata (socializzazione della terra).

rurale che sfocerà nel 1920 con l’occupazione delle fabbriche.

Si denota un forte disagio delle forze

- Il partito popolare italiano:

In questi anni, gli aventi diritto al voto sono solo una piccola parte. Con Depretis diventano due

milioni e mezzo, e con Giolitti si arriva al suffragio universale maschile delle elezioni del 1913 (8,6

milioni), ma i cattolici non partecipano ancora alla vita politica, pena la scomunica. Nel 1913, con il

patto Gentiloni i cattolici si impegnano a supportare i liberali in chiave antisocialista. Dopo la fine

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della guerra questi confluiscono nel Partito Popolare di Don Luigi Sturzo, un politico che si

richiama alla laicità e che non è subordinato alla santa sede. 07/11/2012

Allo scoppio della grande guerra, la maggior parte dei cattolici era neutralista, ma una volta che il

paese entra in guerra diventano interventisti. L’idea di dichiarare guerra alla cattolica Austria non gli

andava giù e allo stesso tempo alche la Germania lo era. D’altro canto vedevano di cattivo occhio

gli anticlericali francesi e gli anglicani inglesi. Però la simpatia nei confronti degli imperi centrali

venne meno quando questi decisero di occupare il Belgio e dichiarata la guerra, i cattolici

appoggiano direttamente il governo italiano.

Questo appoggio giova al rapporto tra stato e vaticano, ed è per questo motivo che il neoeletto papa

Benedetto XV decise di non opporsi al progetto di Don Sturzo dando il suo consenso.

Nel gennaio 1919 Luigi Sturzo presenta il programma elettorale del Partito Popolare Italiano, che si

apre con un appello rivolto a tutti gli uomini italiani liberi e forti. Il programma risulta vincente e

questo nuovo partito ottiene il 20 % delle preferenze e ben 100 seggi sul totale i 508, alle elezioni

del 1919, mentre i socialisti ne ottengono 156.

La vecchia classe dirigente, dopo i risultati, deve decidersi con chi allearsi. Decide di farlo con i

popolari nonostante la convivenza non sia facile.

Il partito socialista italiano:

Il partito socialista italiano fino al 1919 è l’unico partito a struttura rigida (la linea politica è decisa

dalla segreteria e dalla direzione del partito) e poco viene lasciato alla decisione dei singoli deputati.

Dopo il 1919, anche il partito popolare assume una struttura rigida.

I rapporti politici ora si pongono su nuove basi: A Giolitti non sta bene dover trattare con un prete

L’alleanza tra i due era scomoda, per cui si pensa alle

che per lo più è senza mandato parlamentare.

nuove elezioni, pensando al fatto che gli italiani avrebbero punito una linea politica.

Alle elezioni del 1921 il PSI perde 35 seggi a causa del distacco del partito comunista; il Partito

popolare ne guadagna 8, e un nuovo soggetto politico ne prende 35: il fascismo sostenuto anche da

Giolitti.

- Il Fascismo:

I Fascismo nasce ufficialmente nel novembre del 1921, ma ha le sue origini con la fondazione dei

fasci di combattimento nel marzo 1919. La guida era Benito Mussolini, un ex socialista espulso dal

partito a causa di alcune divergenze politiche. Al suo fianco si radunano ex combattenti, sostenitori

e dell’azione.

della vittoria mutilata

Il partito fascista, alle elezioni politiche del 1921 ottiene un largo consenso per ragioni economiche

e sociali: Nel post guerra l’Italia era in crisi,

Ragioni economiche: la quale porta a significative

trasformazioni nel tessuto economico: gli impianti industriali necessitano di una riconversione e si

necessita di grandi capitali. La loro capacità produttiva è sovradimensionata e non si può pensare

all’esportazione. Questa riconversione porta a tagli di personale e si ha un calo di consumi.

C’è un clima di grande malcontento che sfocia in episodi clamorosi come le

Ragioni sociali:

occupazioni di terreni e fabbriche. Inoltre piccola e media borghesia hanno paura delle masse

popolari e di vedere compromesso il proprio status. Si aveva allora un distacco tra società e stato

con una progressiva diminuzione di fiducia nelle istituzioni. Oltre a questo, altre due questioni sono

la crisi dei modelli culturali tradizionali e l’ideologizzazione di massa che inizia a prendere piede.

Questi aspetti sociali ed economici hanno delle conseguenze sul piano politico che si traducono in

un’incapacità da parte del parlamento di svolgere le proprie funzioni e di esprimere maggioranze

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effettive (’21-’22). Si ha dunque la marcia su Roma nel 1922, che decreta l’avvento del fascismo.

Nel 1923 viene approvata la nuova legge elettorale (legge Acerbo), che prevede che il partito che

avesse apportato la maggioranza relativa, si sarebbe aggiudicato 2/3 dei seggi complessivi.

Nell’aprile del 1924 si va alle urne e il fascismo risulta vincitore (con una serie di irregolarità

denunciate dal deputato socialista Giacomo Matteotti, il quale concluse il suo famoso discorso con:

“potete preparare l’elogio funebre”, e dopo qualche giorno venne ucciso). Nel giugno 1924 i

dell’opposizione, a causa del caso “Matteotti”, decisero di ritirarsi nell’Aventino,

parlamentari

sollecitando un cambiamento. 13/11/2012

Nel gennaio 1925 si ha la prima cesura. La prima fase è quella detta dal “consenso”, e lo

quando Mussolini si prende le responsabilità d’innanzi alla camera

spartiacque si ha il 3 gennaio,

del delitto Matteotti. Dal punto di vista economico, il triennio 22-25, è molto importante .

Il ministro delle finanze è Alberto De Stefani, un uomo di formazione liberale, convinto nella

necessità di dare libero spazio a mercato e imprese. Un paio di mei dopo , a seguito della morte del

ministro del tesoro, De Stefani assume anche quella carica.

De Stefani vuole attuare un programma di “restaurazione economica e finanziaria di stampo

o neo manchesteriano (riferimento al movimento liberista della prima

liberistico”, metà del XIX

secolo in Gran Bretagna).

Ma il suo non corrisponde ad un liberismo puro: si tratta infatti di un neoliberismo totalitario e, in

l’intervento dello stato.

alcune circostanze, De Stefani non disdegna

- Quali sono gli obbiettivi di De Stefani?

1. Sistemare i conti pubblici (risanamento di bilancio), cercando il pareggio di bilancio che viene

raggiunto nel biennio 1924-1925. favorendo l’incremento della

2. Perseguire un indirizzo economico di tipo produttivistico,

produzione, dando spazio all’imprenditoria, favorendo le esportazioni attenuando il regime

protezionistico, riducendo i dazi e contenendo i salari.

3. Aumentare la quota di risparmio da dedicare agli investimenti privati (per creare nuova

occupazione). Si favorisce la formazione di capitali, ma per far ciò bisogna ridurre il carico

fiscale delle persone più ricche.

Si hanno dunque tre provvedimenti volti all’abolizione della tassa di successione in ambito

familiare, una riduzione del carico fiscale sui compensi dei dirigenti delle S.p.a., oltre che a

degli sgravi fiscali sulle operazioni di fusione delle società anonime

Si riducono queste imposte, ma aumentano altre imposte minori. Si detassano le classi medio-alte,

facendo pesare il tutto su quelle più basse. I capitali dei ricchi aumentano, trascinando il PIL a +5.3%

annuo. Si ricomincia ad esportare con conseguenti miglioramenti di bilancia commerciale dei

pagamenti. I salari nominali e reali diminuiscono e si ha una stagnazione a livello occupazionale di

imprese e pubblica amministrazione (piano di smobilitazione progressiva, che vede la riduzione del

personale in esubero, bloccando così anche le nuove assunzioni).

L’import di materie prime e cereali cresce in misura maggiore dell’export.

Quando un paese si trova in una fase espansiva, crescono gli investimenti e la politica economica è

volta al favorire l’accesso al credito, si arriva a fenomeni sia nazionali che internazionale: una

svalutazione della moneta (inflazione), che nel 1925 tocca il +15%, oltre che una fuga di capitali

che prendono la via dell’estero.

Nel luglio 1925, Mussolini sostituisce De Stefani con il conte Giuseppe Volpi di Misurata, che

rimane a capo del ministero sino al 1928.

Volpi nasce a Venezia e nel 1907 era diventato governatore della Tripolitania (Libia occidentale).

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Nel 1907 costituisce la SADE. E’ uno dei protagonisti della realizzazione del porto industriale di

Marghera, e uno degli azionisti della Compagnia Italina Grandi Alberghi che gestiva per esempio

l’Excelsior. E’ inoltre protagonista della nascita dell’Agip.

Se Mussolini affida ‘incarico ad un grande industriale, è perché conta sull’appoggio delle industrie.

Con Volpi finisce l’approccio liberistico di De Stefani, e si apre una nuova fase con nuovi indirizzi

di politica economica che vedono da protagonista un protezionismo contro l’inflazione, la

stabilizzazione del cambio e la sistemazione dei conti con l’estero.

Per raggiungere questi tre obbiettivi, bisogna prima normalizzare le situazioni commerciali

“pendenti”.

Bisogna per esempio entrare nel “Gold un sistema che vede due divise: il

Exchange Standard”,

dollaro e la sterlina, che sono direttamente convertibili in oro. Si fissano dunque dei rapporti di

scambio tra lira e dollaro e tra lira e sterlina.

Il problema successivo da risolvere è il pagamento dei debiti di guerra e, grazie ad un viaggio del

conte negli Usa, gli Stati Uniti decidono di rinunciare all’80% del debito totale, dilazionando il

restante in 62 anni con tassi di interesse irrisori. Si ottengono inoltre ingenti linee di finanziamento

dalla banca Morgan per l’industria elettrica.

Stesso discorso vale per la Gran Bretagna, alla quale spunta uno sconto dell’85% del debito.

Inoltre Volti decide di attuare una manovra che colpisce il comparto alimentare, con un dazio sugli

import del grano, e riducendo così le importazioni, il popolo ha poco da mangiare. Viene dunque

cerealicola, dando all’agricoltura italiana un ruolo molto

promesso un piano per la produzione

ampio (“Battaglia del grano). Si ha unque una cerealizzazione dell’agricoltura italiana, coltivando

questi in territori che prima erano destinati ad altre colture oppure che prima risultavano

inutilizzabili, attraverso una bonifica. 14/11/2012

della “battaglia del grano”

- Quali sono gli effetti ?

La produzione de grano passa da 52 milioni di quintali (media tra 1921 e 1925) ai 71 milioni, senza

però raggiungere ancora l’autosufficienza. Il fatto di specializzare la produzione agricola sui cereali,

diffusione della meccanicizzazione dell’agricoltura ne nord e nel sud del

implica una maggiore

paese. Inoltre, la produzione agraria sui cereali implica una maggiore diffusione di un

depauperamento dei terreni, che necessitano di un costante supporto da parte dell’industria chimica,

che deve dare ai terreni i concimi necessari. Nasce in questi anni la Montecatini, insieme alle

industrie meccaniche.

La specializzazione nei cereali porta alla morte di altre colture con ottime potenzialità commerciali

e l’aver ricorso a concimi chimici porta ad una perdita del patrimonio

(vino, ortaggi, frutti),

zootecnico.

- La battaglia della lira:

Un’altra battaglia dello stesso periodo è la battaglia della lira.

Quando il conte Volpi diventa ministro del tesoro, deve fronteggiare l’inflazione e la svalutazione

della lira.

Volpi non è propenso ad assumere atteggiamenti drastici, poiché pensa si possano creare

contraccolpi in grado di frenare l’industria Italiana. La rivalutazione della lira (Quota 90), viene

persona. 90 era il rapporto di cambio con la sterlina all’epoca della

dunque condotta da Mussolini in

marcia su Roma. Vuole tornare a quella quota dalle 154 attuali.

Il 18 settembre 1926 a Pesaro, in un discorso, il duce lancia questa operazione: la difesa della lira

di “sopravvivenza” per il fascismo.

era una condizione

Il decreto del 21/12/1927 porta all’abolizione de corso forzoso e porta a definire “ex legge” la parità

tra la lira ed il dollaro e tra la ira e la sterlina, e disponi i rapporti rispettivamente a 1-19 e a 1-92,46.

Così facendo la lira entra nel Gold Exchange Standard, facendo si che sia la legge a garantire il

tasso di cambio con l’oro.

Storia Economica. Pag. 29

- Ma come si arriva? E quali le conseguenze per il paese?

Con questa manovra si ha una rivalutazione del 65% della lira!

che “la ira non obbediva neanche al dittatore, e non le si poteva nemmeno dare l’olio

Kiens afferma

di ricino”.

In questo contesto il paese si era trasformato in regime, e quota 90 viene portata avanti grazie

all’assenza della democrazia.

aspetti dell’operazione

Altri voluta da Mussolini sono il consolidamento del bilancio dello stato, un

riordino della circolazione monetaria, una riforma degli istituti di emissione e una sistemazione dei

debiti dello stato.

Pertanto, il 6 aprile 1926 si affida alla Banca d’Italia il monopolio dell’emissione. A questa, nel

settembre dello stesso anno vengono dati anche il comito di vigilanza in materia bancaria e

monetaria.

Venivano emessi sempre più Bot (a breve termine), e le richieste di rimborso mettono in difficoltà il

si ritrova a dover chiedere anticipazioni alla banca d’Italia, la quale emette moneta

tesoro, il quale

aumentando l’inflazione. Nel novembre del 19926 viene decretata la conversione di 20 miliardi di

debito in cartelle di prestito consolidato.

che arrestano la fase espansiva iniziata nel 1922. Si favorisce l’afflusso

Quota 90 ha effetti deflattivi

di capitali , sfavorendo le esportazioni. Cala la produzione industriale e i disoccupati aumentano

bruscamente (x3). Le industrie versano in una condizione di crisi. Si hanno tagli salariali e si

importano materie prime per il mercato interno. Cala la capacità di acquisto, si penalizzano le

esportazioni. Il tutto tra il 1927 e il 1928, alla vigilia della crisi del 1929.

La crisi del 1929

Le cause della crisi sono molteplici, e quelle principali che ne stanno alla base sono:

Rapido sviluppo del sistema industriale durante la grande guerra e nell’immediato dopoguerra,

1. con i problemi della riconversione industriale. Negli Stati Uniti si ha una significativa crescita

industriale tra il 1922 e il 1929. A questo periodo concorrono diversi cofattori, come la crescita

dell’edilizia, dell’industria siderurgica, e di quella dell’automobile, oltre che ai sistemi di

vendita ad essa connessi (rateizzazione). Un’altra industria fondamentale è quella elettrica. Il

reddito nazionale cresce del 23%, mentre la popolazione aumenta solo del 9. Si ha un’ampia

disponibilità di capitali, e gli Usa diventano un punto di riferimento finanziario.

2. Si crea un pesante squilibrio nei mercati finanziari dovuto alla questione dei debiti di guerra e

delle riparazioni, che figuravano nei bilanci sia da debiti che da crediti. Anche l’Italia aveva

ingenti debiti con questa nazione che, tra il 1925 e il 1929, ci prestano circa 3 miliardi di dollari.

Possiedono inoltre il 40 % della riserva aurea esistente. A trarne vantaggio da questa situazione

erano i paesi europei come la Germania, la quale era riuscita a riprendersi dall’inflazione del

marco tedesco.

Avevano finanziato nel medio-lungo termine convivendo con il fatto che questi soldi non gli

sarebbero serviti subito, vista la continua espansione industriale de paese.

Speculazione borsistica: tra il 1926 e il 1929 gli indici borsistici registrano un’impennata. Si

3. emettono nuove azioni, le quali continuano ad essere vendute. Si acquistano titoli con finalità di

lucro, e non per i dividendi. Per compiere queste azioni ci si rivolge a prestiti per la

speculazione. Tra il 1925 e il 1929, il numero di scambi è più che raddoppiato, e questa frenesia

non si attenua nemmeno di fronte a segnali di allarme da parte delle autorità monetarie.

All’inizio di ottobre, i titoli azionari cominciano a registrare flessioni, e il 24 ottobre, si ha il

giovedì nero, nel quale vennero offerte 29 milioni di azioni senza trovare alcun acquirente. In un

giorno si perdono 32 miliardi di dollari. Si passa poi al crollo dei prezzi, al fallimento delle

aziende e un picco dell’occupazione. Avendo gli Usa rapporti con tutto il mondo, la crisi ci

mette poco a diffondersi su scala globale. 20/11/2012

Con il crollo della borsa, gli investitori cominciano ad acquistare titoli di società primarie ad un

Storia Economica. Pag. 30

costo più elevato per cercare di frenare la corsa verso il basso e infondere fiducia agli altri

investitori. Il ciò ha temporanei aspetti positivi. Quando il 27 ottobre (lunedì nero), la borsa riapre,

si ha una brusca caduta, che caratterizza anche le giornate successive. Per fare si che gli indici Dow

Jones ritornino ai livelli ante-crisi, bisognerà aspettare fino al 1954.

Gli uomini politici sottovalutano la strutturalità della crisi, e non hanno la consapevolezza degli

effetti che questa crisi avrebbe avuto nell’economia reale.

Nei giorni prima e dopo il crollo, si afferma che la ripresa è dietro l’angolo. La dottrina economica

classica dice che il sistema economico tende a una situazione di equilibrio, e l sottoutilizzazione

degli impianti e la disoccupazione non sarebbero dovuti durare a lungo. Chi era senza lavoro

avrebbe offerto i suoi servizi ad un prezzo minore, e i prezzi sarebbero scesi sino ad una ripresa di

vendite e produzione industriale. Una parte della letteratura sottolinea come la diminuzione dei

un calo dell’occupazione e

redditi da capitale abbia provocato una brusca caduta della domanda,

della produzione.

Solo il 16% delle famiglie americane possedeva titoli azionari e sono direttamente colpite dai

fallimenti di 4000 tra istituti creditizi e industrie. Si ha inoltre una contrazione del credito. Si ha

dunque una crisi negli investimenti, che si trasmette in due modi:

si trovano in difficoltà nell’ottenere crediti per gli investimenti

a. Per il fatto che le imprese

e per l’attività ordinaria.

b. Gli imprenditori investono quando la domanda è in aumento, in modo da guadagnarci, e

non quando la domanda è in diminuzione.

In Italia la crisi del 1929 si manifesta soprattutto nel sistema bancario, dal quale questa crisi era

partita.

Nel 1929 negli Usa, si ha un’ottica liberista, dove i fallimenti bancari sono un aspetto

economicamente necessario per lo sviluppo capitalistico (selezione naturale). A crisi porta alla

scomparsa degli istituti più deboli, e i governi portano avanti un processo di concentrazione del

capitale negli istituti più importanti (Federal Reserve), che devono vigilare e tutelare i risparmi.

Il fallimento di un’azienda di credito però non riguarda solo le singole persone che hanno rapporti

diretti con questa, ma bensì l’intera collettività, e le conseguenze si avvertono immediatamente

osservando i titoli delle aziende di credito. La diminuzione di fiducia influisce anche sui titoli del

debito pubblico, con una conseguente svalutazione della valuta.

La difesa della moneta ha grandi ripercussioni sul piano dell’economi reale.

Il dollaro è sottoposto ad attacchi speculativi che mirano a deprezzarlo. Per difendere il dollaro si

di interesse, rendendo così più difficile l’accesso al credito.

alzano i tassi La Federal Reserve

difende ad oltranza il dollaro continuando ad aumentare gli interessi (frenando gli investimenti), ma

diminuendo la speculazione.

Nel frattempo il presidente americano ha molta fiducia e predica ottimismo, anche se mentre parla e

aziende falliscono, e aumenta la miseria.

Si irrigidisce la politica anti immigrazione, e nel 1930, il presidente Hoover fa approvare una tariffa

protezionistica con dazi altissimi per gli import. La conseguenza è la diminuzione di 2/3 del volume

complessivo del commercio con l’estero. Si mira ora ad un’autarchia. Inoltre, nel 1932, il presidente

Hoover crea un ente federale: il “RFL”, che ha lo scopo di prestare denaro alle banche e alle

imprese in crisi. Questo provvedimento non è accolto con entusiasmo.

Il Gold Exchange Standard rimane in vigore fino al 1931, quando viene tolta la convertibilità alla

sterlina a causa dell’afflusso di oro dall’Inghilterra agli Stati Uniti.

Si tendono dunque ad aumentare i tassi di interesse e anche la sterlina viene sottoposta a duri

attacchi speculativi perché gli investitori, con il timore di avere carta traccia tra le mani, chiedono la

conversione di tutti i biglietti in oro, diminuendo così le scorte auree.

Solo nel 1933 con Roosevelt si ha una ripresa economica

Storia Economica. Pag. 31

21/11/2012

Il New Deal

Per capire le conseguenze della grande depressioni in Italia, bisogna prima dire che con il fascismo

cambia gli indirizzi di politica economica.

L’operazione “quota 90” he effetti positivi, ma in termini generali, si ha una recessione.

Prima del 1929, siamo infatti in recessione, e gli effetti della crisi in Italia non arrivano prima del

1931. Si ha un crollo del mercato immobiliare, e i titoli della borsa crollano del 40%. Scendono i

prezzi e calano sia importazioni che esportazioni. Ci sono un milione di disoccupati in più e il

reddito nazionale diminuisce. Per tornare ai livelli pre-crisi bisogna aspettare il 1935.

Si ha un crollo delle banche. non era delle migliori, perché c’erano ancora i segni della

Già prima del 1929, la situazione

speculazione azionistica del 1925 e dell’operazione “Quota 90”.

In questo periodo le banche miste sono in prima linea per lo sviluppo del paese, e iniziano a

comprare azioni delle industrie che finanziano le quali, a loro volta hanno azioni delle banche miste

che li finanziano. Si rafforza il legame tra banche miste e industria che porta ad un fenomeno per il

quale il controllato controlla il controllore.

I bilanci delle banche miste sono carichi di immobilizzi azionare, che vengono acquistati per una

ragione congiunturale (in tempo di recessione si cerca di mantenere il corso dei titoli, per garantire

così i prestiti concessi e per poter così controllare queste aziende). Il rischio peraltro è limitato ad un

piccolo numero di grandi imprese.

Il problema più grosso adesso è quello di dare liquidità al sistema, e in questo processo la Banca

d’Italia ha un ruolo fondamentale concedendo nuovi crediti e cercando di favorire lo smobilizzo

delle immobilizzazioni delle banche.

Ad un certo punto però aumentano le insolvenze dovute ad una mancanza di investimenti, e i

depositanti iniziano a volere indietro i propri soldi.

Nel 1931 tre banche tentano di ripulire i propri bilanci trasferendo le proprie partecipazioni a

società finanziarie collegate (operazioni di cosmesi finanziaria). Pertanto questi immobilizzi non

risultano più nel bilancio, ma il problema si è soltanto spostato senza però risolverlo.

offerte dalla Banca d’Italia,

Le banche hanno bisogno di liquidità per rimborsare le anticipazioni la

quale concede nuovi crediti, e limita l’attività delle banche miste alla sola concessione di crediti a

breve termine (intervento avvenuto in sordina per non compromettere ulteriormente la situazione

dei mercati finanziari).

Il compito di occuparsi dei finanziamenti a lungo termine viene dunque affidato all’IMI, il quale

raccoglie fondi attraverso l’emissione di obbligazioni. All’IMI viene inoltre attribuito il compito di

assumere le partecipazioni, risolvendo alle banche il problema dello smobilizzo.

L’IMI però non è abbastanza incisivo a causa della politica adottata, che privilegia le nuove

iniziative a quelle con pregresse difficoltà. Inoltre non è facile ottenere crediti da questo istituto.

Nel 1932, l’esposizione della Banca d’Italia agli immobilizzi è tale da richiedere l’intervento dello

stato, il quale mette i capitali in cambio di titoli delle attività industriali delle banche da risanare.

L’IRI

Si ha così, nel gennaio del 1933 la nascita dell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) come

un’emergenza, risolta la quale si sarebbe proceduto allo

ente temporaneo, chiamato a fronteggiare

scioglimento dello stesso.

Così non sarà e nel 1937 l’IRI diventa un ente permanente che caratterizzerà l’industria sino agli

anni 2000, anno dell’effettivo scioglimento. Nel 2001 viene cancellato dall’albo delle imprese ,

mediante l’accorpamento con la Fintecna

Alla presidenza dell’ente si pone Alberto Beneduce, l’ideatore degli istituti Beneduce, che si

occupavano dei finanziamenti in particolari aree.

Storia Economica. Pag. 32

Beneduce è fortemente convinto dell’insostituibile ruolo trainante dello stato, che non deve essere

caratterizzato dalla burocrazia, ma da basi imprenditoriali.

Questo istituto è strutturato in due sezioni:

1) Finanziamenti a medio-lungo termine rivolti alle industrie.

rilevare il portafoglio titoli dell’IMI e dell’istituto di

2) Smobilizzi, che ha il compito di

liquidazione. Incorpora le posizioni delle banche miste di tutte le aziende industriali, agrarie

in proprio i debiti delle banche verso la Banca d’Italia, ma non in base

e mobiliari. Assume

al valore nominale, ma in base al capitale sociale da risanare e di un fondo di riserva pari al

20% del capitale sociale. Il ciò causa una perdita che l’IRI si assume (Versa 11,5 miliardi e

riceve immobilizzi per 8 miliardi).

Chiusa l’operazione c’è un crollo delle banche miste, che fa si che lo stato controlli oltre al

40% del capitale azionario.

Tutto questo si ha perché ci si sta avvicinando all’autarchia.

l’IRI andrà riorganizzandosi.

Nel corso degli anni successivi, 22/11/2012

Tramite l’IRI, lo stato diventa proprietario e gestore di molte banche e di gran parte delle società

industriali con l’idea di sanare le aziende e di rimetterle al più presto sul mercato. Alcune società

liquidate subito, ma per altre c’è bisogno di un risanamento.

vengono

Nascono una serie di società finanziarie che riuniscono le partecipazioni dell’IRI in alcuni comparti

eterogenei come Finmare (società di navigazione), Finsider (partecipazioni in ambito siderurgico),

la Stet (Società Torinese Esercizi Telefonici che confluirà in Telecom), Finelettrica e Finmeccanica.

Meritano un cenno anche le industrie petrolchimiche (Agip, Anip e Montecatini).

Dopo il crollo delle banche miste, il sistema bancario, nel 1936 viene modificato con una legge

bancaria, la quale regola la struttura dell’intero sistema bancario Italiano sino agli anni ’90.

Con questa riforma viene riformato il sistema creditizio: viene data una nuova veste giuridica alla

Banca d’Italia, si scioglie il rapporto tra banca e industria, e si separa il credito a breve termine da

quello a medio- lungo termine. Le tre banche miste vengono mutate in banche di interesse nazionale.

La banca d’Italia diventa una banca ad istituto pubblico, e acquisisce nuove funzioni di banca

centrale, perché la legge le vieta di intrattenere rapporti con i privati. Si sancisce inoltre che la

raccolta dei depositi e la gestione del credito sono di interesse pubblico e vanno dunque controllati.

La politica autarchica del fascismo

Per politica autarchica ci si riferisce ad un ampio spettro di politiche che puntano a rendere l’Italia

quanto più autosufficiente possibile e dunque non vulnerabile in caso di guerra.

Bisogna ridurre le importazioni al costo di dover anche ricorrere a beni sostitutivi. Già la battaglia

del grano (metà degli anni ’20) era parte di questo progetto, però la svolta autarchica vera e propria

si riferisce al periodo che va dal 23 marzo 1936 quando, nel pieno della guerra in Etiopia, mussolini

necessità di una svolta autarchica. Nell’ottobre 1935, le truppe italiane

proclama la di stanza in

Eritrea varcano i confini etiopici e la capitale, nel maggio 1936 viene occupata da Badoglio. Quattro

giorni dopo Mussolini proclama la nascita dell’impero composto da Eritrea, Somalia ed Etiopia.

Questa operazione militare ha ricadute economiche poiché la Società delle Nazioni (che doveva

mantenere la pace e la sicurezza internazionale), impone al nostro stato delle sanzioni.

Si stabilisce un embargo commerciale su armi e munizioni. Inoltre viene vietato alle nazioni di

importare nel nostro paese.

L’embargo viene eluso, ma le sanzioni forniscono a Mussolini un pretesto propagandistico. Dal

1936 l’autarchia diventa l’asse principale della politica economica che si basa su tre pilastri:

1) Protezionismo: Si decide di determinare (a prescindere dal prezzo) la quantità massima di un

Storia Economica. Pag. 33

determinato materiale importabile, che vengono determinate in comune accordo con il partner

commerciale.

2) Flussi voluttuari: Viene istituito un monopolio statale che vieta ai cittadini italiani di detenere

moneta estera. Nel maggio 1935 si istituisce una sovrintendenza per lo scambio di valute. Dal

1936 questo diventerà un ministero. Si vogliono controllare le transazioni perché si teme

un’emorragia aurea verso l’estero. In questa logica si collocano gli accordi di Clining, che sono

delle transazioni volte alla riduzione delle transazioni superflue.

3) Politica volta a sostituire le risorse estere con risorse interne come materie prime e generi

che non fanno altro che rendere l’Italia vulnerabile in caso di guerra. Si cercano beni

alimentari,

sostitutivi, anche detti surrogati autarchici.

Con il seno di poi, analizzando i dati statistici, si è giunti alla conclusione che l’autarchia non è stata

per nulla efficace. La ricostruzione

La fase della ricostruzione va dal 1945 al 1951, anno del primo censimento industriale. Questo

periodo va diviso in due parti: ’45-’47; e ’47-’51. Questa distinzione va fatta perché il primo è

caratterizzato da inflazione, tensioni valutarie, disoccupazione e crescita della popolazione, mentre

la seconda ha un rallentamento dell’inflazione, un andamento meno dinamico della produzione, e

con un diverso atteggiamento da parte dello stato nei confronti dei problemi economici del paese.

I principali problemi del paese al termine della guerra sono:

Dal punto di vista istituzionale l’Italia è una monarchia (sino al referendum del 2 giugno 1946).

Con al governo De Nicola. Parri (Partito d’azione). Si tratta

Nel giugno 1946 si da poi vita ad un governo guidato da Ferruccio

di un governo di ampia coalizione (Socialisti, comunisti e DC). Con questo governo si apre la fase

dei governi di ampia coalizione che finisce nel 1947 quando i comunisti escono dalla coalizione.

Nel dicembre dello stesso anno De Gasperi viene nominato presidente del Consiglio (DC), e rimarrà

presidente sino al 1953. Queste elezioni segnano la nascita dei partiti di massa, e la DC rimarrà al

governo sino al 1962. 27/11/2012

Dal 1962 in poi, si hanno una serie di governi comandati dal partito socialista.

Il 18 aprile 1948 ci sono le prime elezioni politiche regolate dalla carta costituzionale appena stilata,

ormai in vigore dal 1 di gennaio. Le donne possono votare e la DC ottiene il 48,5% dei voti.

I problemi legati alla ricostruzione sono di due tipi:

Congiunturali: (creati dopo la fine delle ostilità) sono la necessità di una riorganizzazione

dell’apparato produttivo, l’aumento dell’inflazione e una strozzatura della bilancia dei pagamenti.

Strutturali: (già presenti e che si aggravano durante la guerra). I danni dovuti al conflitto non sono

profondi: la situazione dunque non è disastrosa anche se le industrie subiscono ingenti danni.

Più preoccupanti sono invece le condizioni delle infrastrutture, insieme ai danni apportati al

patrimonio edilizio.

L’agricoltura è il settore che esce più disastrato dal conflitto. Le regioni più colpite sono quelle

comprese tra la linea Gustav e la linea Gotica come anche il veneto, nel quale la produzione

cerealicola è stata dimezzata. Nel settore industriale la produzione è compromessa in misura del 5%

sino anche al 20% (in alcuni casi). Si deve però operare una distinzione in quanto i danni non sono

distribuiti equamente: le industrie del nord sono meno colpite di quelle del sud, mentre i comparti

più colpiti sono quelli strategici. 28/11/2012

e di conseguenza l’inflazione aumenta in dismisura. In Italia questo

Le guerre costano molti soldi,

Storia Economica. Pag. 34

problema diventa fondamentale dopo la caduta del fascismo. Fin prima infatti Mussolini si era

mosso ricorrendo all’indebitamento bancario. Dopo il 1943, e soprattutto dopo l’armistizio, la

circolazione cresce esponenzialmente. Un forte contributo viene dalle AM lire: dei biglietti emessi

dagli alleati per finanziare la loro campagna nella nostra penisola (se ne contano 86 miliardi alla

fine della guerra). In Italia circolano in questo periodo 3 tipi di biglietti: le lire, le AM lire e le lire

della repubblica di Salò. Il tutto concorre all’inflazione e alla svalutazione della moneta italiana

rispetto a dollaro e sterlina.

Inoltre l’Italia non ha grosse disponibilità di materie prime, e ora deve essere messa nelle condizioni

di esportare per potersi finanziare le esportazioni. Il fascismo aveva untato sull’autarchia, e ora si è

costretti a tornare al liberismo per una scelta di campo dovuta alla contrapposizione, insieme agli

Stati Uniti, nei confronti dell’Urss.

Per quanto riguarda invece i problemi strutturali, bisogna:

I. Modernizzare il settore agricolo.

Rilanciare l’industria.

II.

III. Bilanciare il dualismo tra nord e sud.

L’agricoltura è il settore maggiormente colpito. La proprietà fondiaria è caratterizzata da una scarsa

meccanizzazione, ed è principalmente basata sull’autoconsumo, a causa di una mancanza di capitali

per colpa della politica agraria del fascismo che aveva puntato sui cereali a discapito di altre colture

molto più redditizie. Quando si ritorna nelle campagne dopo la guerra ci si trova a discutere circa le

modalità, metodi, contratti e scienze agrarie.

I 9comparti industriali invece sono molteplici, e si muovono con diverse velocità settore per settore.

Alcuni settori sono molto dinamici (automobile), altri invece sono stagnanti (edilizia), ed hanno una

caratteristica in comune: sono comparti ad alta manodopera. Tutti i comparti però si trovano

indistintamente a dover fare i conti con la riconversione post-bellica.

Tutti i settori manifatturieri erano stati sovradimensionati, e i più colpiti erano quelli che avevano il

compito di fornire lo stato (es: alfa romeo). Si ha un esubero di manodopera, anche perché viene

emanato un provvedimento che impedisce i licenziamenti oltre che ad introdurre dei minimi

salariali che andavano adeguati in base al costo della vita.

Nel 1944 nasce la CGL e vi confluiscono diverse forze operaie non necessariamente comuniste. Nel

1948, dopo un attentato a Togliatti, viene proclamato uno sciopero generale indetto dai dirigenti

Questo porta all’uscita dei cattolici-democristiani

socio-comunisti. che confluiscono nella CISL.

Nel 1949 esce anche la parte repubblicana e va a formare la UIL..

- Il ruolo dello stato nella fase di ricostruzione:

La presenza dello stato italiano nel settore produttivo è molto pervasiva e non ha eguali in Europa, e

ci si trova a fare i conti con le molteplici possibilità di soluzioni ai problemi: le diverse parti

politiche presentano situazioni differenti.

La sinistra dice che serve una ricostruzione per ammodernare le industrie per attenuare il divario

sociale oltre che territoriale. Per arrivare a ciò c’era bisogno di un intervento massiccio dello stato

che doveva finanziare attraverso una politica finanziaria rigorosa attraverso la nazionalizzazione.

Contro l’inflazione si sarebbe potuto cambiare la moneta, applicando una tassa sulle giacenze

liquide. Bisognava inoltre razionalizzare i generi di consumo primario.

La destra invece, che puntava al liberismo e che mirava ad una politica di contenimento dei salari, si

opponeva alla sostituzione della valuta.

La decisione del liberismo si concretizza con un’apertura agli scambi internazionali (ammissione

nel 1947 al fondo monetario internazionale e ad altri organismi di cooperazione economica).

Storia Economica. Pag. 35

Attivare una politica liberista significa non frenare l’incremento della circolazione monetaria. Si ha

poi lo sblocco dei licenziamenti, oltre che la liberalizzazione valutaria. Gli effetti di questa politica

sono sia positivi che negativi:

Innanzitutto la prima fase è caratterizzata da una ripresa economica che fa ritornare velocemente ai

continua a crescere l’inflazione; ricomincia

livelli pre-conflitto; la speculazione (nel 1946 si ha un

boom borsistico grazie al quale le azioni crescono. Il corso dei titoli è mantenuto da detassazioni e

altri provvedimenti). Si ha inoltre una svalutazione della moneta 29/11/2012

Il 1947 è un anno di svolta sia politica che economica.

Il partito comunista esce dalla coalizione e De Gasperi attua una politica rigorosa. Il ministero del

bilancio è affidato Luigi Einaudi.

Si hanno due obbiettivi primari:

Stabilizzazione monetaria: lotta all’inflazione e alla svalutazione

1) della lira evitando gli attacchi

speculativi

2) Economia di mercato: polizia economica temperata: il governo crea le condizioni favorevoli per

gli investimenti nelle imprese.

Manovra Einaudiana: l’obbiettivo è la stabilità monetaria, precondizione allo sviluppo economico

del paese. Viene attuata con una stretta creditizio, cercando di ridurre la circolazione. Per frenare

l’accesso al credito si alza il tasso di sconto. Si ha un rafforzamento delle riserve obbligatorie dando

più potere alla Banca d’Italia.

Questa manovra ha effetti positivi sul contenimento dell’inflazione, ma frena gli investimenti e la

produzione. Va inoltre via via peggiorando il problema della disoccupazione. Nel breve periodo non

è efficace, mentre nel lungo si: è uno dei fattori senza i quali non si sarebbe arrivati al miracolo

economico.

Nella teoria si punta alle esportazioni, ma dopo il 1947 lo stato inizia ad essere molto presente

nell’economia, iniziando ad intervenire.

Non c’è più un rigido controllo della spesa pubblica, si allenta la stretta creditizia, e aumentano gli

investimenti pubblici che servono a promuovere la ripresa economica e come rimedio alla

disoccupazione.

Vengono attuati dei provvedimenti a sostegno del mezzogiorno:

Riforma fondiaria: riguarda l’agricoltura e pone

1) il problema della redistribuzione dei terreni.

Viene attuata in tre tempi e prevede l’espropriazione di 650000ettari di terreni da assegnare alle

famiglie contadine, ripartendoli in fondi tali da assicurare un livello di reddito adeguato (circa

sei ettari).

Costituzione della cassa per il mezzogiorno (1950): costituita come un’agenzia per la gestione

2) di un intervento straordinario. Beneficerà degli aiuti del piano Marshall (100 miliardi).

Inizialmente si procede mediante la costruzione di infrastrutture, precondizione allo sviluppo

imprenditoriale.

Interviene in modo assistenziale e non propulsivo, in favore dell’agricoltura più che all’industria.

Nel 1953 finisce l’età di De Gasperi che lo vede sconfitto alle elezioni anche a causa della legge

elettorale. Questa legge è del 1943, e introduce un premio di maggioranza alla lista che avesse

raggiunto il 50% dei voti validi, con l’assegnazione del 65% dei seggi alla camera. Fu denominata

“legge truffa” dall’opposizione. A queste elezioni perde l’8% dei consensi, che vanno alla sinistra.

Viene ora messa in discussione la posizione liberista intrapresa da Dee Gasperi da parte di una

nuova corrente interna al partito. Si ha così una nuova iniziativa democratica.

La DC cerca di trovare una soluzione alla perdita di consensi riunendosi a Napoli nel giugno 1954.

Storia Economica. Pag. 36

Si decide di nominare un nuovo segretario del partito, e si decide per Fanfani, espressione di una

politica di mobilitazione della spesa pubblica come strumento di politica economica e sociale.

quindi l’approccio liberista di De Gasperi, bensì l’esigenza di soccorrere le fasce

Non rappresenta

più povere della popolazione, di una maggiore equità nella distribuzione dei redditi.

I fattori che Fanfani ritiene determinanti per lo sviluppo economico sono la ricerca scientifica, i

progresso tecnologico, le fonti di energia e il capitale umano.

- Quale deve essere il ruolo delle imprese pubbliche?

Spetta al potere politico il compito di indirizzare le imprese pubbliche. Sono considerate il “banco

di prova” per sperimentare nuove relazioni industriali e per rafforzare i fattori di sviluppo. I ruolo

delle spese pubbliche è fondamentale (Es: ENI).

bisogna rivedere la struttura dell’IRI potenziandole, per

Rafforzamento della spesa pubblica:

renderla il motore dello sviluppo industriale.

Nel 1956 si ha la nascita del ministero delle partecipazioni statali sulla linea dell’interventismo.

- Sistema Vanoni:

Provoca un certo equilibrio tra iniziativa privata e intervento pubblico. Viene presentato a congresso

del 1954.ù

Fanfani inizia una stagione della programmazione economica, il cui primo schema è il sistema

Vanoni. E’ un disegno di medio-lungo termine e viene approvato dal governo ma non viene

tramutato in legge. Questo piano ha tre obbiettivi:

1) Pieno utilizzo della forza lavoro esistente nel paese.

2) Progressiva riduzione del divario Nord Vs Sud.

3) Pareggio nel bilancio dei pagamenti.

- Come raggiungere gli obbiettivi?

La condizione necessaria era che il reddito nazionale aumentasse con un raggio ampio di almeno il

5%. Lo schema manca però i istruzioni operative.

Considera come settori propulsivi l’agricoltura, le imprese di pubblica utilità e le opere pubbliche. I

settori regolatori, invece andavano utilizzati allo stato per frenare o accelerare lo sviluppo.

La creazione dei posti di lavoro doveva iniziare dai settori propulsivi, ma lo stato doveva prima

creare le condizioni per favorire gli interventi privati.

Con lo schema Vanoni il governo si prende una responsabilità nei confronti del paese.

- Piano Senigallia:

il 1947 e il 1948 e giunge a compimento all’inizio degli anni ’60

Parte tra quando viene costruito il

quarto centro per la produzione di prodotti siderurgici a Taranto, permettendo al settore siderurgico

italiano di poter competere a livello europeo. 04/12/2012

Il miracolo economico

Il miracolo economico è il più grande periodo di sviluppo che l’Italia abbia mai visto. La forza

attiva nel primario è per la prima volta inferiore a quella del secondario.

Negli anni del boom economico, la crescita media della produzione industriale italiana è al 9,2%

(uno dei più alti al mondo). Quando si apre questa fase di crescita si sta aprendo agli scambi

internazionali. Si sente una forte influenza dell’amministrazione pubblica nelle industrie e nel

da un costo dl lavoro contenuto e da una forte disoccupazione. E’

sistema creditizio, caratterizzato

un sistema polarizzato nella struttura industriale.

Inoltre, l’industria di base non è ancora concorrenziale.

Storia Economica. Pag. 37

Il periodo ha elementi contraddittori : gli obbiettivi sono tre e spesso si presentano incompatibili:

1) Investimenti produttivi elevati.

Stabilità monetaria (nel 1958 la lira è ritenuta la moneta più stabile d’Europa).

2)

3) Equilibrio nella bilancia dei pagamenti (non ci sono disavanzi continui nei conti con

l’estero).

Le concause di questa crescita miracolosa sono:

1. Gli alti tassi di sviluppo si connettono ai bassi livelli di partenza che caratterizzano il sistema

economico italiano.

Gli indirizzi di politica economica di collocare l’Italia tra le economie dell’occidente, portando

2. avanti una politica economica liberista: inserimento nel sistema internazionale dei pagamenti,

che vede ruotare le economie intorno agli Usa, i quali impongono il dollaro come divisa chiave.

La Banca d’Italia si muove per la lotta all’inflazione e per il rafforzamento della lira

3. Si beneficia degli aiuti internazionali (UNNRA) fino al 1946, e successivamente dal piano

Marshall, che danno sicuramente una mano all’economia italiana, fornendo conoscenze tecniche.

4. Raggiungimento di una stabilità monetaria, che registra un flusso di capitali esteri (privati e

pubblici) che confluiscono in Italia. Si investe più di quanto concede il risparmio nazionale, e

cumulazione di risorse valutarie.

5. Cresce il risparmio nazionale verso gli investimenti produttivi. Misure anti inflazionistiche del

1947 ridanno fiducia alla lira. Aumentano di conseguenza i risparmi.

Gli anni ’50 sono caratterizzati da una forte stabilità politica.

6. E’ determinante il ruolo delle imprese pubbliche (Iri, Eni), che sono chiamate a costruire le

7. infrastrutture necessarie per risolvere il problema della disoccupazione, fornendo le materie

prime al paese, e compensando la scarsità di investimenti privati.

8. Abbondanza di manodopera (in alcuni momenti nel nord ovest si ha la piena occupazione).

9. Giusto aumento delle retribuzioni (tranquillità sindacale).

10. Accordi di Bretton-Woods: nascita del Fondo Monetario Internazionale e della Banca

Internazionale Ricostruzione e sviluppo. l’Italia

11. Rivoluzione sul piano delle fonti energetiche: il carbon è sostituito dal petrolio, e

importa greggio dal Medioriente, lo raffina sul territorio nazionale , diventando esportatore di

prodotti petroliferi.

12. Ruolo delle esportazioni (meccanica, chimica, automobilistica)

Anche durante il periodo del miracolo economico, non ci sono solo luci. Nascono infatti problemi

quali il flusso migratorio (dal mezzogiorno al nord e verso i paesi del nord come Svizzera e

Germania); il divario tra nord e sud, e la carenza dei servizi pubblici.

Il miracolo economico finisce nel 1963 quando si apre un periodo che vede un rallentamento della

crescita. Cresce l’inflazione, la bilancia dei pagamenti registra significativi sbilanciamenti, aumenta

la disoccupazione, si rafforzano le sinistre e si hanno innumerevoli agitazioni sindacali. 05/12/2012

Nel 1963 si ha il primo shock salariale e si apre una fase che ha dei tratti profondamente diversi

perché iniziano a verificarsi tensioni inflattive. Nei primi anni ’60 i conti con l’estero non sono più

del lavoro che rende l’industria

in equilibrio. Crescono gli input e si ha un incremento del costo

italiana meno competitiva.

Calano gli investimenti e torna a farsi sentire la disoccupazione.

Fino agli anni ’70 il problema è l’incremento del costo del lavoro, e altri tre aspetti inducono ad una

ristrutturazione del comparto industriale:

 Crisi del sistema di Bretton-Woods.

 Crisi petrolifere (’73, ’79) che portano ad un aumento del prezzo del petrolio con ricadute

sull’intero sistema economico.

Storia Economica. Pag. 38

 Avvento del NIC (New Industrializing Countries) delle economie emergenti.

- Ma cosa accade nel 1963?

Durante il miracolo economico, l’industria manifatturiera che esportava, aveva creato un numero

ridotto di posti di lavoro. Un numero considerevole di lavoratori aveva invece trovato impiego

nell’industria edilizia (comparti stagnanti) o all’estero (flussi migratori). Questo fino al 1960,

quando la situazione si capovolge. Mentre gli emigranti continuano ad essere significativi,

l’industria manifatturiera produce posti di lavoro superiori agli espatri (il costo del lavoro cresce del

3,9%). Ciò ha conseguenze perché si riduce l’offerta e porta ad aumenti salariali sostenuti dalle

organizzazioni sindacali e regolati dai nuovi organismi di governo.

Tra il 1960 e il 1962, il numero di contratti nell’industria manifatturiera si triplica, e tra il 1962 e il

1963, i contratti si devono rinegoziare.

Ci sono ondate di scioperi, con il risultato dell’incremento del costo del lavoro. Per la prima volta i

salari crescono in misura superiore ai profitti e alla produttività. Questo impone una reazione da

parte dell’imprenditoria, la quale reagisce attraverso un aumento generalizzato dei prezzi. Si

riducono inoltre i margini di autofinanziamento, imponendo così alle imprese di ricorrere al credito

bancario. Nel 1963 PIL e produzione industriale raggiungono i livelli più elevati; si aumentano i

prezzi, aumenta l’inflazione, e i finanziamenti diminuiscono.

La competitività dei prodotti diminuisce drasticamente, e per ovviare al blocco degli export, si

decide ad una diminuzione dei profitti.

si ha un aumento della domanda globale, e dall’altra un aumento dei prezzi.

Da una parte

L’inflazione e aumento della domanda generano disavanzo nei conti con l’estero (import aumentano

in maniera proporzionalmente maggiore degli export) a causa di una diminuzione della produzione.

Nell’estate 1963, le autorità decidono di non svalutare la lira, ma bisogna riequilibrare i conti con

l’estero e le tensioni inflattive.

A questo punto si attua una stretta creditizia per frenare l’inflazione, capovolgere le aspettative di

svalutazione e tornare all’equilibrio nella bilancia dei pagamenti. Questa stretta genera un crollo

degli investimenti, che porta ad una contrazione dell’occupazione.

Gli imprenditori intraprendono una fase di ristrutturazione sul piano organizzativo e finanziario.

l’aumento del costo del lavoro porta ad una razionalizzazione produttiva

Sul piano organizzativo,

(cercando di ridurre la manodopera ed i costi in generale).

l’accesso al credito è difficile, dunque le imprese seguono varie

Sul piano finanziario, direzioni:

concentrazione, favorita da una serie di leggi. Si ha in questo periodo una ristrutturazione di Fiat,

fusione di Montedison e Finmeccanica. Si ricorre al finanziamento pubblico.

Ad investire in questo periodo sono soprattutto le imprese pubbliche e in particolare nel

mezzogiorno. La presenza dello stato nell’industria si rafforza.

L’autunno caldo coinvolge le più importanti categorie di industrie e porta ad un ulteriore incremento

del costo del lavoro.

- Problema della crisi petrolifera:

al rimo shock petrolifero c’è la guerra arabo-israeliana,

Dietro scoppiata nel 1973 perché si verifica

un attacco combinato di Siria ed Egitto contro Israele. Interviene l’ONU e dopo molte trattative, nel

C’è un rafforzamento arabo in sede

1979 si ha la pace. internazionale.

Il petrolio diventa mezzo di pressione economica, poiché si decide una riduzione della produzione e

si stabilisce un embargo commerciale nei confronti di coloro che avrebbero aiutato Israele. Inoltre il

petrolio in soli 7 anni, dal prezzo di 2,5$/barile si arriva a 30/35$/barile.

Questi aumenti sono possibili perché la gestione del petrolio passa direttamente sotto il controllo dei

paesi produttori, uniti nell’OPEC (fondata a Baghdad nel 1960 e riuniva Arabia, Iran, Iraq, Q8 e

Venezuela. Usa e Urss non entrano nel blocco.

Gli shock non fanno altro che mettere in luce il ruolo fondamentale del petrolio nelle economie

moderne, e in modo particolare la dipendenza del mondo dal medio oriente.

Storia Economica. Pag. 39

- Crisi del sistema di Bretton-Woods:

Alla fine della seconda guerra mondiale, il dollaro è la divisa di riferimento ed è convertibile in oro.

Il sistema è di cambi fissi, ma il dollaro viene affiancato dal marco tedesco e dallo yen giapponese.

La situazione economica inoltre non è serena. 06/12/2012

L’autunno caldo si manifesta a causa della rivolta studentesca di fine anni ’60. Si presta più

attenzione alla produzione e alla qualità della vita; per tale motivo nasce nel 1970 lo statuto dei

lavoratori con lo scopo di decidere su orari di lavoro, condizioni delle fabbriche e rappresentanze

all’interno delle fabbriche.

Gli Usa fanno fatica a garantire la convertibilità dell’oro perché non è più l’unico paese a guidare

l’economia mondiale.

Alla fine degli anni ’60 bisogna affrontare alcuni problemi interni tra cui la crescita incontrollata

della spesa pubblica, la guerra in Vietnam (finita nel 1973) che costò molto; crescono i prezzi e

diminuisce la competitività dei prodotti statunitensi nel mercato internazionale. Diminuiscono

inoltre le esportazioni e si crea un deficit nella bilancia commerciale; di conseguenza, sul piano

monetario c’è un drenaggio monetario che favorisce attacchi speculatori contro il dollaro.

Nell’agosto 1971 il residente Nixon sospende la convertibilità del dollaro in oro; viene svalutato,

fissando dei nuovi rapporti di cambio con le altre monete (fine del sistema dei cambi fissi di

Bretton-Woods).

Nel 1972 la sterlina dichiarata fluttuante, e l’anno successivo lo saranno anche il franco svizzero e

la lira.

La fine del sistema di cambi fissi crea condizioni di instabilità monetaria soprattutto nei paesi

europei. Nel 1968 infatti si delinea in Europa l’idea di un mercato comune senza barriere doganali e

con la libera circolazione di denaro e lavoratori. La precondizione a tale progetto è la stabilità

monetaria.

In tale ottica nasce nel 1978 il sistema monetario europeo (SME), che durerà sino al 1999.

In questi anni esistono tre macro aree economiche monetarie:

1) Stati Uniti (Dollaro)

2) Giappone (Yen)

3) Germania (Marco tedesco)

A queste tre macro aree si aggiungono i NIC (Grecia, Portogallo, Spagna, Brasile, Messico, Corea

del sud, Hong Kong, Singapore e Taiwan), che puntano alle esportazioni, paesi con caratteristiche

simili al sistema industriale italiano: non utilizzano tecnologie all’avanguardia e si giovano sul

basso costo della manodopera.

- La situazione italiana:

In Italia si hanno mutamenti sul piano economico, politico e sociale. L’economia risente

dell’incremento del costo del lavoro, dell’instabilità monetaria, deve fare i conti con l’aumento dei

costi delle materie prime, con un nuovo equilibrio economico internazionale e deve anche fare i

conti con un quadro di instabilità politica interna e internazionale.

Problemi nel quadro economico:

1) Aumento dei prezzi.

2) Contrazione del PIL che continua a crescere ma a ritmi meno sostenuti, in modo discontinuo

e in alcuni frangenti è addirittura negativo.

3) Diminuiscono gli investimenti a causa di una politica restrittiva.

4) Forte disavanzo nella bilancia commerciale.

5) Aumento significativo della disoccupazione.

Storia Economica. Pag. 40

6) Deficit e debito pubblico: i governi sono occupati nel salvataggio delle imprese pubbliche;

la disoccupazione e gli ammortizzatori sociali hanno un costo rilevante; alla fine degli anni

settanta nasce il sistema sanitario nazionale (ancora oggi è una delle voci spesa più onerose).

7) Forti tensioni inflattive insieme a una stagnazione economica.

Ristrutturazione dell’apparato produttivo: nel corso degli anni settanta e ottanta cresce il numero

delle piccole e medie imprese perché si ricorre all’decentramento produttivo e cioè le grandi

imprese riducono il numero di lavoratori occupati all’interno per trasferire all’sterno le fasi

intermedie. All’interno rimangono solo le fasi strategiche.

I titolari di impresa artigiana tra il 1971 e il 1978 in Italia passano da 1.256.000 a 1.434.000 (+13%);

anche se non tutte le regioni hanno lo stesso tasso di crescita (Lombardia:+7.7%, Veneto:+30.9%).

Comincia a formarsi una nuova fisionomia industriale, e le aziende più dinamiche sono le piccole e

le medie.

ha una crisi della grande industria che favorisce il passaggio dall’economia di scala alle

Si

economie di scopo. Parlando di grande industria si fa riferimento in particolare al modello basato

sulla produzione di massa che sfrutta i vantaggi dimensionali e le economie di scala. Un esempio di

ciò è l’industria automobilistica oppure quella degli elettrodomestici.

Nei paesi occidentali, il mercato dei prodotti di massa è saturo, e negli anni ’70 la domanda non è

più crescente e stabile; c’è una sempre maggiore specializzazione e diversificazione dei prodotti; i

consumatori sono più esigenti e si ha una maggiore concorrenza internazionale.

Caratteristica delle imprese italiane è la flessibilità. Sono dunque in grado di affrontare una

Negli anni ’70 acquisto

domanda quantitativamente stagnante e qualitativamente evoluta.

importanza ricerca, progettazione e assistenza post vendita. 11/12/2012

1985-1993

Il periodo che va dal 1985 al 1993 è una delle fasi più complesse per l’economia italiana perché si

per l’unificazione monetaria (si definiscono le tappe che porteranno all’introduzione

gettano le basi

dell’euro con l’“Atto del 1987 che stende le agende degli impegni che si assumono

unico europeo”

per giungere alla moneta unica). Questo evento ha importanti implicazioni economiche.

Inoltre una serie di avvenimenti politici cambiano lo scenario globale come il crollo del muro di

Berlino e la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Anche guerra nel golfo e conflitto in Jugoslavia

influiscono sul nostro paese.

Il rispetto degli accordi di Maastricht porta allo smantellamento di uno dei pilastri del sistema

economico: quello delle partecipazioni statali nell’industria del paese insieme al riordinamento del

sistema bancario (immutato dal 1936). Lo stato diventa coì sempre meno banchiere e imprenditore,

attraverso un’operazione di smobilizzo delle partecipazioni statali (privatizzazione).

Questo fenomeno non è solo italiano, ma anche Germania e Gran Bretagna ne sono coinvolti.

In Italia la privatizzazione è u processo ancora in atto , dato che possiede ancora ingenti quote

societarie (31% Enel; 4% Eni; 75% Cassa depositi e prestiti; 30% Finmeccanica; 100% Ferrovie

dello stato; 100% Poste italiane; 100% GSE; 100% Anas; 100% Enav; 50% Sp. Holding e molte

altre società).

1992, le vendite relative all’IRI

Dal 1982 al hanno portato alle casse dello stato oltre 56mila milioni

di €. I proventi sono serviti per ridurre il debito pubblico con l’istituzione di un fondo per

l’ammortamento dei titoli di stato.

Punti fondamentali per lo smobilizzo di queste attività:

 La stabilità dei conti pubblici è fondamentale e si ha mediante una riduzione del differenziale

dell’immagine del paese).

(rafforzamento

Storia Economica. Pag. 41


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DESCRIZIONE APPUNTO

Appunti del corso di Storia economica per l'esame del professor Caffarelli sulla storia economica che si divide in due parti:
•Parte Generale: analizza i grandi cambiamenti in Italia e nel contesto in cui si trova a partire dall'unità (1861) sino all'età contemporanea;
• Parte monografica: dedicata alla figura di Luigi Luzzati, uno dei politici illuminati, vissuto a cavallo tra il XIX e il XX secolo.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in economia aziendale (PORDENONE, UDINE)
SSD:
Università: Udine - Uniud
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher frasio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Udine - Uniud o del prof Caffarelli Andrea.

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