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CAP 1

L’Italia del 1980 è un paese che accumula ricchezze grazie all’agricoltura, ma queste ricchezze

non sono movimentate, sono per così dire congelate in grandi proprietà terriere.

Al momento dell’unificazione il nostro paese presenta un forte dualismo e diversi problemi:

prima di tutto a fianco dell’unificazione politica non si realizza quella economica. Il problema

economico viene sottovalutato: l’Italia è molto lontana dal costruire un sistema economico

omogeneo e integrato in un unico mercato nazionale. Nord e centro-sud si trovano in 2 sistemi

economici separati e l’unificazione politica si innesta su 2 mondi che rimangono stranei

(ognuno è inserito nell’economia-mondo autonomamente).

NORD

Al Nord sono presenti numerosi poli manifatturieri artigianali (putting out system) in cui

lavorano contadini per integrare il loro guadagno. Vi è inoltre una forte specializzazione

nell’agricoltura intensiva (agricoltura capitalistica) con prodotti che hanno un alto valore

aggiunto e con rendimenti elevati. Si viene a creare un’elevata diffusione della coltivazione del

gelso e l’allevamento del baco da seta: proprio la seta diventa un prodotto chiave per

l’accumulo di ricchezza nelle aree centro-settentrionali (il valore della seta nel 1911 equivale a

quello dell’acciaio). La seta “il filo d’oro” funge da collante tra mondi diversi, come le

campagne, il commercio, l’attività manifatturiera e persino il mondo delle banche (la cui

attività di intermediazione si associa spesso al commercio della seta) e viene esportata a livello

europeo. Tutte le operazioni per la produzione della seta vengono svolte da contadini ( per cui

si tratta di un prodotto per metà agricolo e per metà industriale, che però ha un elevato valore

aggiunto).

Questo sistema ha 4 elementi positivi:

1. un forte orientamento ai mercati internazionali ( i prodotti agricoli viaggiano in tutta

Europa);

2. accumulo di risorse finanziarie (grazie soprattutto alla produzione ed al commercio della

seta) che spingono all’adozione di innovazioni tecnologiche,

3. formazione del capitale umano: i contadini sono anche operai (ad esempio nel putting out

system). La seta mette in gioco l’attività contadina anche come prima fase/base operaia

delle operazioni di produzione. Si viene anche a creare ed a consolidare una nuova classe

imprenditoriale del paese (vi è una forte imprenditorialità autoctona). Tra l’altro al nord

cominciano ad arrivare numerosi imprenditori stranieri (specialmente nel settore cotoniero

e in quello metallurgico) alla cui iniziativa fa da contraltare l’imprenditoria locale.

4. formazione di infrastrutture (prima erano praticamente assenti, non vi erano ferrovie né

opere varie): il sistema delle infrastrutture rimane comunque meno sviluppato rispetto agli

altri paesi europei (soprattutto rispetto ad Inghilterra e Francia ed è + sviluppato al nord

rispetto al Sud).

SUD

Il Sud presenta una specializzazione nell’agricoltura estensiva (latifondista) che produce

prodotti che sono coinvolti nei mercati sia nazionali che internazionali (cereali, agrumi, oli,

vini). In questa parte del paese le attività manifatturiere sono svolte dall’imprenditorialità

straniera o grazie a sostanziali appoggi statali (la “mano pubblica”) dato che l’iniziativa privata

locale è scarsa. È presente anche una sviluppata attività mineraria con elevate esportazioni

all’estero soprattutto di ferro e zolfo.

Rilevante è il fatto che al sud la maggior parte delle merci viene esportata allo stato grezzo. Il

sud presenta quindi un dinamismo interno minore rispetto al nord, viaggia ad una velocità

inferiore, ma ha comunque un orientamento al mercato internazionale (ad es. i monopoli

siciliani di zolfo e vino, in Puglia degli oli…). Una eccezione alla colonizzazione ed all’intervento

pubblico è data dall’industria leggera (soprattutto nell’area urbana napoletana) basata sulla

lavorazione specialmente del corallo e dei guanti di pelle. Tra nord e sud esiste quindi una

barriera economica senza la quale l’Italia avrebbe potuto raggiungere lo sviluppo economico.

I motivi:

- i circuiti locali del sud rimangono troppo locali;

- il lavoro al nord è già disponibile;

Storia economica 1

- al nord c’è + energia (l’energia deriva soprattutto dai fiumi che sono più diffusi nell’Italia

settentrionale).

Storia economica 2

CAP 2,3

L’INTERVENTO DELLO STATO NELLA VITA ECONOMICA

1860-1930: prima fase, la prima industrializzazione. In questo periodo lo stato è esterno alla

vita economica. I settori chiave sono il manifatturiero, il tessile ed il siderurgico.

1930- seconda G.M.: seconda fase, seconda industrializzazione. Lo stato si affianca

all’impresa privata con l’impresa pubblica e fornisce capitale. I protagonisti sono da un lato lo

stato e dall’altro l’impresa privata. I settori simbolo di questa industrializzazione sono il

siderurgico, il chimico ed il meccanico.

1990-2004: terza fase, privatizzazione. Lo stato esce dalla scena economica, smette di

essere un soggetto economico.

Un esempio di attivismo economico dello stato è il Caso Breda: qui è fitto l’intreccio tra politica

ed affari e lo stesso Breda sostiene un’attività imprenditoriale che ha come riferimento la spesa

pubblica. Decisiva è al nascita della società veneta (fondata nel 1872) per imprese e

costruzioni pubbliche, di cui Breda è presidente e capo. Questa società si colloca nel settore

delle grandi opere pubbliche e diventa presto una delle grandi imprese italiane. Breda riesce ad

ottenere dalle amministrazioni pubbliche congrui anticipi e la società ha un buon rendimento,

ma nel momento in cui si devono affrontare le opere + impegnative si hanno momenti di

tensione sul piano finanziario. Una strategia fondata sull’edilizia sulle infrastrutture ha dei limiti

e Breda lo comprende. Però in questo settore non riusciva ad elaborare un disegno che non

prevedesse il ruolo dello stato come indispensabile cliente. Punta quindi dapprima sull’industria

bellica e poi propone un piano di spesa pubblica di cui possono beneficiare le imprese nazionali.

Entrambi i progetti presuppongono un rinnovamento dell’apparato siderurgico con l’impiego di

tecniche + recenti per la produzione di grandi quantità d’acciaio.

L’Italia deve sviluppare un settore siderurgico moderno che utilizzi le tecniche + avanzate (è

necessario costruire un’acciaieria a ciclo integrato che permette di effettuare tutte le operazioni

necessario per passare dalla ghisa all’acciaio).

Episodio strategico è la nascita della Terni (1884) in cui è coinvolto Breda. Lo stato con la

politica delle commesse pubbliche garantisce a quest’ultimo l’acquisto di tutta la produzione

dell’acciaio per finalità belliche. Ma Breda capisce che lo stato come cliente da solo non basta a

soddisfare la capacità produttiva di cui si dota la Terni quindi realizza un piano che mira a

dotare il paese del ciclo completo dell’acciaio. Progetta inoltre la costruzione di altiforni a

Civitavecchia e acquista minire di lignite presenti in Lombardia. Ottiene una tariffa doganale di

protezione sulla ghisa a sull’acciaio nazionali, ma gli viene negato il controllo esclusivo del

minerale ferroso presente sull’Isola d’Elba.

Le strategie di Breda tuttavia non si concretizzano: la Terni deve affrontare elevate difficoltà

economiche e già nel 1887 è schiacciata dai debiti. Interviene la banca nazionale alla quale

successivamente subentra la banca d’Italia: lo stato risana le perdite perché il settore

siderurgico è strategico e vitale per la nazione e siccome il capitale privato non riesce a coprire

i debiti della Terni, lo fa lo stato ( 1° salvataggio Terni).

Dal 1887 l’appoggio dello stato alla siderurgia non è + mancato: rimangono il protezionismo su

ghisa a acciaio e le grandi commesse pubbliche.

Importante è la nascita del trust siderurgico, un’alleanza di 6 imprese al capo della quale vi è

la Terni. Un concorrente insidioso del Trust è la società altiforni e fonderie di Piombino che

persegue l’obiettivo del ciclo integrale. Il suo punto debole è il fatto di non poter contare

sull’appoggio delle grandi banche. Così come nel trust anche nella Piombino i debiti sono

elevati e nel 1911 lo stato interviene con un nuovo salvataggio che risana l’intero settore

siderurgico italiano (in crisi dal 1907). Anche se la siderurgia non può fare a meno

dell’intervento dello stato e le importazioni di laminati sono ancora elevate, il paese comincia

ad avere una certa autosufficienza siderurgica.

Lo stato dà inoltre un fondamentale sostegno alla meccanica pesante. Chi coglie tale sostegno

è:

- la Breda (Elvetica), impresa meccanica per la costruzione e la gestione delle ferrovie;

- l’Ansaldo, un altro grande costruttore di locomotive.

Storia economica 3

Entrambe le imprese devono affrontare difficoltà legate all’irregolarità della domanda ed alla

sproporzione tra capacità produttiva e domanda.

L’Ansaldo investe anche nella produzione cantieristica, ma è sempre importante per l’azienda

la domanda pubblica.

I Perrone che assumono la guida dell’Ansaldo comprendono che decisiva per l’azione

imprenditoriale è la pressione sui pubblici poteri e strumento di pressione è la stampa.

Con lo sviluppo di imprese come Terni, Breda e Ansaldo si creano le premesse per sostenere la

grande guerra.

Si profila inoltre un capitalismo politico in quanto lo stato interviene direttamente nei progetti

di maggior rilevanza e strategicità.

Storia economica 4

CAP. 4,5,6,7

L’enfasi maggiore nel corso dell’industrializzazione italiana è data dallo Stato.

Per il take-off l’Italia ha a disposizione poco tempo e per questa ragione la rivoluzione

industriale italiana non segue le fasi canoniche delle rivoluzioni industriali: in pratica in Italia le

2 rivoluzioni industriali si sovrappongono.

Agli inizi del ‘900 l’Italia fa sia la prima rivoluzione industriale ( che riguarda i settori tessile, il

vapore, il cotone), ma anche la seconda rivoluzione industriale (che riguarda l’acciaio e la

siderurgia).

Durante l’età Giolittiana (1890-1913) il take-off lascia spazio alla stabilizzazione del processo

di industrializzazione: è una fase in cui la produzione di alcuni settori (siderurgico, meccanico)

ha tassi di aumento pari al 7-8%.

Questa crescita si ha con le innovazione tecnologiche. C’è un cambiamento strutturale:

1) CAMBIA L’OCCUPAZIONE→ c’è un aumento progressivo dell’occupazione industriale, con

uno spostamento dal settore agricolo al manifatturiero. In termini quantitativi non cambia

molto:il tasso di occupazione più o meno rimane lo stesso, varia però il tipo di occupazione.

Si verifica uno spostamento dai settori tradizionali (quelli della prima riv.ind.) a quelli nuovi

(propri della seconda riv.ind., il siderurgico,il meccanico…) ad elevata intensità di capitale e

di lavoro.

2) CAMBIA LA COMPOSIZIONE SETTORIALE→ appaiono settori che iniziano a dare un

contributo alla composizione settoriale complessiva. Prima la produzione era totalmente

legata all’artigianato ed al settore tessile; ora si aggiungono settori nuovi, ad alta intensità

di capitale. Di conseguenza cambia la composizione del PIL italiano che diventa + simile a

quello degli altri paesi europei. Ciò determina anche la trasformazione dei flussi del

commercio internazionale.

3) CAMBIA IL COMMERCIO INTERNAZIONALE→ l’Italia non esporta + solo prodotti agricoli, ma

esporta ed importa anche prodotti finiti, prodotti industriali. Vengono importate le macchine

e si rompe l’equilibrio dei bassi consumi.

4) SI VERIFICANO SQUILIBRI TERRITORIALI→ Si possono descrivere 2 principali squilibri

territoriali:

-il primo riguarda il divario tra nord e sud che viene reso + acuto dal processo di

industrializzazione che coinvolge Piemonte, Liguria e Lombardia, mentre le altre regioni

rimangono in disparte. Il peso del processo industriale si sposta verso il nord, nel

cosiddetto “triangolo industriale” (Milano, Torino, Genova).

-il secondo squilibrio riguarda il processo di urbanizzazione: con lo sviluppo dell’industria

inizia un processo intenso di urbanizzazione che però non è regolamentato e ha quindi

anche degli aspetti negativi. Si tratta di u processo drammatico e dal punto di vista dei

servizi pubblici comincia il pendolarismo.

L’Italia si industrializza all’interno di un mondo che si sta industrializzando: l’industrializzazione

italiana è collegata con quella degli altri paesi del mondo che si stanno industrializzando.

L’Italia è immersa nell’economia-mondo (dove per economia-mondo si intende un’area del

mondo in cui vi sono flussi commerciali molto intensi) rappresentata dall’Europa.

La presenza di questa economia-mondo, cioè l’Europa si vede soprattutto in:

- MERCATI: l’Europa costituisce un mercato e l’Italia si inserisce in tale mercato grazie alla

capacità di proporsi con i propri prodotti caratteristici (solo questo la rende forte in Europa);

- TECNOLOGIE: l’Italia in questa fase è un paese importatore di tecnologie che arrivano

dall’esterno. Si importano soprattutto prodotti finiti (macchinari per l’industria idroelettrica,

locomotive…), si va a vedere cosa accade all’estero (gli imprenditori o i loro figli partono,

girano per l’Europa passando da una città industriale all’altra e andando a vedere nelle

fabbriche quali sono i processi produttivi, qual è l’assetto organizzativo… tutto ciò viene fatto

attraverso credenziali cioè lettere che gli imprenditori danno ai figli i quali le consegnano agli

industriali d’Europa per poter andare a vedere le loro fabbriche) e anche imprenditori stranieri

arrivano in Italia per impiantare le loro fabbriche.

Storia economica 5

- ATTORI: il terzo elemento importante è il sistema finanziario il cui protagonista principale è la

banca mista.

LA BANCA MISTA

Il sistema bancario italiano prima degli anni 90 (1890) era composto da:

- Banche locali che finanziavano l’artigianato e l’agricoltura locali;

- Grandi banche, banche che si erano sviluppate sul modello francese cioè sul raccogliere

i medio-grandi patrimoni e sul loro impiego in affari sicuri come l’acquisto di titoli di

stato o l’acquisto di obbligazioni del settore ferroviario;

- Ex banche nazionali che continuavano a battere moneta.

Questo sistema non sarebbe stato adeguato per finanziare la rivoluzione industriale.

Negli anni 80 finiscono le grandi costruzioni ferroviarie: questo business diventa così meno

attrattivo di quello sulla speculazione edilizia delle grandi aree urbane: tutte la grandi banche

investono in questo nuovo business.

Negli anni 90, con la crisi del settore edilizio, le grandi banche crollano perché sono troppo

coinvolte nella speculazione immobiliare.

Nel 1893 nasce quindi la Banca d’Italia come istituto di sorveglianza sulle altre banche, come

prestatore di ultima istanza e come controllore della quantità di moneta all’interno del paese.

Nel 1894-1895 nascono 2 importanti banche: il Credito italiano (CREDIT,1894) e la banca

commerciale italiana (COMIT,1895). Queste banche sono fondate con capitale

prevalentemente estero(tedesco e austriaco) e si fondano sul modello di banca mista:

- raccolta di capitale;

- investimento, impiego del capitale nell’industria nascente.

Si ha un finanziamento industriale tramite crediti a medio-lungo termine, acquisto di

obbligazioni emesse dal sistema industriale e le banche sono anche coinvolte nelle emissioni

azionarie delle imprese.

Le imprese emettono azioni, le collocano in borsa e le banche comprano la maggior parte di

tali azioni che poi collocano progressivamente in borsa: le banche possedendo azioni di

imprese diventano quindi un soggetto economico.

Il management delle grandi banche è straniero, ha un comportamento diverso rispetto a quello

degli imprenditori italiani ed esercita sulle aziende pressioni importanti. La banca ha quindi una

forte voce in capitolo nella gestione delle imprese e siccome il management è influenzato dalle

pressioni esterne si ha una trasmissione delle competenze e delle conoscenze attraverso lo

strumento banca.

N.B. tutti i settori ad alta intensità di capitale fanno ampio ricorso alle banche miste,

specialmente quello siderurgico.

Chi è responsabile del take- off?

Importante è il “NUOVO”: nuovi settori, nuove imprese, nuovi imprenditori.

NUOVI SETTORI

- Elettricità: l’industrializzazione italiana dell’inizio è sinonimo di elettricità.

Nasce l’industria idroelettrica e l’Italia incomincia così a liberarsi del problema

della carenza di risorse energetiche e del trasporto dell’energia.

È un settore a forte contenuto tecnologico in cui sono necessari ingegneri

meccanici e civili (ad esempio per la costruzione di dighe) ed in cui la scienza

gioca una grande funzione. Quello dell’energia è un settore ad altissima intensità

di capitale, che chiede molto alla banca mista per il finanziamento. È un settore

che nasce inizialmente molto frammentato, con poche grandi imprese che però

acquisiscono tutte quelle piccole (si verifica così un processo di

Storia economica 6

CONCENTRAZIONE): queste grandi imprese sono monopoli regionali,

distribuiscono l’energia solo in alcune regioni a causa di problemi tecnici.

Dietro alle società che operano nel settore elettrico si trovano anzitutto le

banche miste che sono i p

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Bari o del prof Gangemi Maurizio.
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