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- al nord c’è + energia (l’energia deriva soprattutto dai fiumi che sono più diffusi nell’Italia

settentrionale).

Storia economica 2

CAP 2,3

L’INTERVENTO DELLO STATO NELLA VITA ECONOMICA

1860-1930: prima fase, la prima industrializzazione. In questo periodo lo stato è esterno alla

vita economica. I settori chiave sono il manifatturiero, il tessile ed il siderurgico.

1930- seconda G.M.: seconda fase, seconda industrializzazione. Lo stato si affianca

all’impresa privata con l’impresa pubblica e fornisce capitale. I protagonisti sono da un lato lo

stato e dall’altro l’impresa privata. I settori simbolo di questa industrializzazione sono il

siderurgico, il chimico ed il meccanico.

1990-2004: terza fase, privatizzazione. Lo stato esce dalla scena economica, smette di

essere un soggetto economico.

Un esempio di attivismo economico dello stato è il Caso Breda: qui è fitto l’intreccio tra politica

ed affari e lo stesso Breda sostiene un’attività imprenditoriale che ha come riferimento la spesa

pubblica. Decisiva è al nascita della società veneta (fondata nel 1872) per imprese e

costruzioni pubbliche, di cui Breda è presidente e capo. Questa società si colloca nel settore

delle grandi opere pubbliche e diventa presto una delle grandi imprese italiane. Breda riesce ad

ottenere dalle amministrazioni pubbliche congrui anticipi e la società ha un buon rendimento,

ma nel momento in cui si devono affrontare le opere + impegnative si hanno momenti di

tensione sul piano finanziario. Una strategia fondata sull’edilizia sulle infrastrutture ha dei limiti

e Breda lo comprende. Però in questo settore non riusciva ad elaborare un disegno che non

prevedesse il ruolo dello stato come indispensabile cliente. Punta quindi dapprima sull’industria

bellica e poi propone un piano di spesa pubblica di cui possono beneficiare le imprese nazionali.

Entrambi i progetti presuppongono un rinnovamento dell’apparato siderurgico con l’impiego di

tecniche + recenti per la produzione di grandi quantità d’acciaio.

L’Italia deve sviluppare un settore siderurgico moderno che utilizzi le tecniche + avanzate (è

necessario costruire un’acciaieria a ciclo integrato che permette di effettuare tutte le operazioni

necessario per passare dalla ghisa all’acciaio).

Episodio strategico è la nascita della Terni (1884) in cui è coinvolto Breda. Lo stato con la

politica delle commesse pubbliche garantisce a quest’ultimo l’acquisto di tutta la produzione

dell’acciaio per finalità belliche. Ma Breda capisce che lo stato come cliente da solo non basta a

soddisfare la capacità produttiva di cui si dota la Terni quindi realizza un piano che mira a

dotare il paese del ciclo completo dell’acciaio. Progetta inoltre la costruzione di altiforni a

Civitavecchia e acquista minire di lignite presenti in Lombardia. Ottiene una tariffa doganale di

protezione sulla ghisa a sull’acciaio nazionali, ma gli viene negato il controllo esclusivo del

minerale ferroso presente sull’Isola d’Elba.

Le strategie di Breda tuttavia non si concretizzano: la Terni deve affrontare elevate difficoltà

economiche e già nel 1887 è schiacciata dai debiti. Interviene la banca nazionale alla quale

successivamente subentra la banca d’Italia: lo stato risana le perdite perché il settore

siderurgico è strategico e vitale per la nazione e siccome il capitale privato non riesce a coprire

i debiti della Terni, lo fa lo stato ( 1° salvataggio Terni).

Dal 1887 l’appoggio dello stato alla siderurgia non è + mancato: rimangono il protezionismo su

ghisa a acciaio e le grandi commesse pubbliche.

Importante è la nascita del trust siderurgico, un’alleanza di 6 imprese al capo della quale vi è

la Terni. Un concorrente insidioso del Trust è la società altiforni e fonderie di Piombino che

persegue l’obiettivo del ciclo integrale. Il suo punto debole è il fatto di non poter contare

sull’appoggio delle grandi banche. Così come nel trust anche nella Piombino i debiti sono

elevati e nel 1911 lo stato interviene con un nuovo salvataggio che risana l’intero settore

siderurgico italiano (in crisi dal 1907). Anche se la siderurgia non può fare a meno

dell’intervento dello stato e le importazioni di laminati sono ancora elevate, il paese comincia

ad avere una certa autosufficienza siderurgica.

Lo stato dà inoltre un fondamentale sostegno alla meccanica pesante. Chi coglie tale sostegno

è:

- la Breda (Elvetica), impresa meccanica per la costruzione e la gestione delle ferrovie;

- l’Ansaldo, un altro grande costruttore di locomotive.

Storia economica 3

Entrambe le imprese devono affrontare difficoltà legate all’irregolarità della domanda ed alla

sproporzione tra capacità produttiva e domanda.

L’Ansaldo investe anche nella produzione cantieristica, ma è sempre importante per l’azienda

la domanda pubblica.

I Perrone che assumono la guida dell’Ansaldo comprendono che decisiva per l’azione

imprenditoriale è la pressione sui pubblici poteri e strumento di pressione è la stampa.

Con lo sviluppo di imprese come Terni, Breda e Ansaldo si creano le premesse per sostenere la

grande guerra.

Si profila inoltre un capitalismo politico in quanto lo stato interviene direttamente nei progetti

di maggior rilevanza e strategicità.

Storia economica 4

CAP. 4,5,6,7

L’enfasi maggiore nel corso dell’industrializzazione italiana è data dallo Stato.

Per il take-off l’Italia ha a disposizione poco tempo e per questa ragione la rivoluzione

industriale italiana non segue le fasi canoniche delle rivoluzioni industriali: in pratica in Italia le

2 rivoluzioni industriali si sovrappongono.

Agli inizi del ‘900 l’Italia fa sia la prima rivoluzione industriale ( che riguarda i settori tessile, il

vapore, il cotone), ma anche la seconda rivoluzione industriale (che riguarda l’acciaio e la

siderurgia).

Durante l’età Giolittiana (1890-1913) il take-off lascia spazio alla stabilizzazione del processo

di industrializzazione: è una fase in cui la produzione di alcuni settori (siderurgico, meccanico)

ha tassi di aumento pari al 7-8%.

Questa crescita si ha con le innovazione tecnologiche. C’è un cambiamento strutturale:

1) CAMBIA L’OCCUPAZIONE→ c’è un aumento progressivo dell’occupazione industriale, con

uno spostamento dal settore agricolo al manifatturiero. In termini quantitativi non cambia

molto:il tasso di occupazione più o meno rimane lo stesso, varia però il tipo di occupazione.

Si verifica uno spostamento dai settori tradizionali (quelli della prima riv.ind.) a quelli nuovi

(propri della seconda riv.ind., il siderurgico,il meccanico…) ad elevata intensità di capitale e

di lavoro.

2) CAMBIA LA COMPOSIZIONE SETTORIALE→ appaiono settori che iniziano a dare un

contributo alla composizione settoriale complessiva. Prima la produzione era totalmente

legata all’artigianato ed al settore tessile; ora si aggiungono settori nuovi, ad alta intensità

di capitale. Di conseguenza cambia la composizione del PIL italiano che diventa + simile a

quello degli altri paesi europei. Ciò determina anche la trasformazione dei flussi del

commercio internazionale.

3) CAMBIA IL COMMERCIO INTERNAZIONALE→ l’Italia non esporta + solo prodotti agricoli, ma

esporta ed importa anche prodotti finiti, prodotti industriali. Vengono importate le macchine

e si rompe l’equilibrio dei bassi consumi.

4) SI VERIFICANO SQUILIBRI TERRITORIALI→ Si possono descrivere 2 principali squilibri

territoriali:

-il primo riguarda il divario tra nord e sud che viene reso + acuto dal processo di

industrializzazione che coinvolge Piemonte, Liguria e Lombardia, mentre le altre regioni

rimangono in disparte. Il peso del processo industriale si sposta verso il nord, nel

cosiddetto “triangolo industriale” (Milano, Torino, Genova).

-il secondo squilibrio riguarda il processo di urbanizzazione: con lo sviluppo dell’industria

inizia un processo intenso di urbanizzazione che però non è regolamentato e ha quindi

anche degli aspetti negativi. Si tratta di u processo drammatico e dal punto di vista dei

servizi pubblici comincia il pendolarismo.

L’Italia si industrializza all’interno di un mondo che si sta industrializzando: l’industrializzazione

italiana è collegata con quella degli altri paesi del mondo che si stanno industrializzando.

L’Italia è immersa nell’economia-mondo (dove per economia-mondo si intende un’area del

mondo in cui vi sono flussi commerciali molto intensi) rappresentata dall’Europa.

La presenza di questa economia-mondo, cioè l’Europa si vede soprattutto in:

- MERCATI: l’Europa costituisce un mercato e l’Italia si inserisce in tale mercato grazie alla

capacità di proporsi con i propri prodotti caratteristici (solo questo la rende forte in Europa);

- TECNOLOGIE: l’Italia in questa fase è un paese importatore di tecnologie che arrivano

dall’esterno. Si importano soprattutto prodotti finiti (macchinari per l’industria idroelettrica,

locomotive…), si va a vedere cosa accade all’estero (gli imprenditori o i loro figli partono,

girano per l’Europa passando da una città industriale all’altra e andando a vedere nelle

fabbriche quali sono i processi produttivi, qual è l’assetto organizzativo… tutto ciò viene fatto

attraverso credenziali cioè lettere che gli imprenditori danno ai figli i quali le consegnano agli

industriali d’Europa per poter andare a vedere le loro fabbriche) e anche imprenditori stranieri

arrivano in Italia per impiantare le loro fabbriche.

Storia economica 5

- ATTORI: il terzo elemento importante è il sistema finanziario il cui protagonista principale è la

banca mista.

LA BANCA MISTA

Il sistema bancario italiano prima degli anni 90 (1890) era composto da:

- Banche locali che finanziavano l’artigianato e l’agricoltura locali;

- Grandi banche, banche che si erano sviluppate sul modello francese cioè sul raccogliere

i medio-grandi patrimoni e sul loro impiego in affari sicuri come l’acquisto di titoli di

stato o l’acquisto di obbligazioni del settore ferroviario;

- Ex banche nazionali che continuavano a battere moneta.

Questo sistema non sarebbe stato adeguato per finanziare la rivoluzione industriale.

Negli anni 80 finiscono le grandi costruzioni ferroviarie: questo business diventa così meno

attrattivo di quello sulla speculazione edilizia delle grandi aree urbane: tutte la grandi banche

investono in questo nuovo business.

Negli anni 90, con la crisi del settore edilizio, le grandi banche crollano perché sono troppo

coinvolte nella speculazione immobiliare.

Nel 1893 nasce quindi la Banca d’Italia come istituto di sorveglianza sulle altre banche, come

prestatore di ultima istanza e come controllore della quantità di moneta all’interno del paese.

Nel 1894-1895 nascono 2 importanti banche: il Credito italiano (CREDIT,1894) e la banca

commerciale italiana (COMIT,1895). Queste banche sono fondate con capitale

prevalentemente estero(tedesco e austriaco) e si fondano sul modello di banca mista:

- raccolta di capitale;

- investimento, impiego del capitale nell’industria nascente.

Si ha un finanziamento industriale tramite crediti a medio-lungo termine, acquisto di

obbligazioni emesse dal sistema industriale e le banche sono anche coinvolte nelle emissioni

azionarie delle imprese.

Le imprese emettono azioni, le collocano in borsa e le banche comprano la maggior parte di

tali azioni che poi collocano progressivamente in borsa: le banche possedendo azioni di

imprese diventano quindi un soggetto economico.

Il management delle grandi banche è straniero, ha un comportamento diverso rispetto a quello

degli imprenditori italiani ed esercita sulle aziende pressioni importanti. La banca ha quindi una

forte voce in capitolo nella gestione delle imprese e siccome il management è influenzato dalle

pressioni esterne si ha una trasmissione delle competenze e delle conoscenze attraverso lo

strumento banca.

N.B. tutti i settori ad alta intensità di capitale fanno ampio ricorso alle banche miste,

specialmente quello siderurgico.

Chi è responsabile del take- off?

Importante è il “NUOVO”: nuovi settori, nuove imprese, nuovi imprenditori.

NUOVI SETTORI

- Elettricità: l’industrializzazione italiana dell’inizio è sinonimo di elettricità.

Nasce l’industria idroelettrica e l’Italia incomincia così a liberarsi del problema

della carenza di risorse energetiche e del trasporto dell’energia.

È un settore a forte contenuto tecnologico in cui sono necessari ingegneri

meccanici e civili (ad esempio per la costruzione di dighe) ed in cui la scienza

gioca una grande funzione. Quello dell’energia è un settore ad altissima intensità

di capitale, che chiede molto alla banca mista per il finanziamento. È un settore

che nasce inizialmente molto frammentato, con poche grandi imprese che però

acquisiscono tutte quelle piccole (si verifica così un processo di

Storia economica 6

CONCENTRAZIONE): queste grandi imprese sono monopoli regionali,

distribuiscono l’energia solo in alcune regioni a causa di problemi tecnici.

Dietro alle società che operano nel settore elettrico si trovano anzitutto le

banche miste che sono i principali azionisti di tali società; nei primi anni però è

decisivo anche l’intervento di grandi imprese elettromeccaniche straniere che in

questo modo riescono a creare un importante mercato per i propri macchinari.

All’interno di questo contesto è da sottolineare la capacità dell’Italia di offrire

risorse tecnico-scientifiche in grado di realizzare complesse opere

ingegneristiche (come impianti in alta montagna per alimentare continuamente

le centrali). In questo senso spicca il ruolo di Milano con il Politecnico che è

molto reattivo alle esigenze del nuovo settore.

All’inizio del 900 a Milano si viene così a creare una nuova categoria di

imprenditori abili e rapidi ad afferrare le innovazioni tecniche e organizzative

provenienti dall’estero e orientati al mercato.

- Siderurgia: in questa fase il settore siderurgico è dominato dalla siderurgia pubblica, ma c’è

anche una siderurgia privata che fa grandi investimenti.

ESEMPIO: la TALK

È una grande impresa siderurgica che rivolge l’attenzione alle esigenze del

mercato locale offrendo profilati, tubi saldati, travi… e non attua una siderurgia a

ciclo integrale, ma si concentra su una produzione da rottame che ritiene

investimenti contenuti…

Una conseguenza è che, nonostante le difficoltà della siderurgia nazionale,

l’impresa riesce sempre a remunerare il capitale e a dedicare ingenti somme agli

ammortamenti.

La terza generazione dei Talk nel 1906 capisce che c’è la possibilità di effettuare

il triplice investimento: da Lecco sposta tutta la produzione a sesto dove c’era la

ferrovia che conduceva a Venezia. Fondamentalmente si investe nelle grandi

dimensioni (appoggiandosi alla Banca d’Italia) per sfruttare le economie di scala.

La Talk però non diventa moderna dal punto di vista della siderurgia: continua

ad usare la vecchia tecnologia, quella della rifusione del rottame (no ciclo

integrale).

NUOVE IMPRESE

- La Pirelli: Pirelli inizia con la produzione della gomma per poi seguire una politica di

espansione fondata sulla diversificazione produttiva che gli permette di

cogliere le occasioni rese disponibili dalla tecnologia del settore in modo da

ripararsi dalle fluttuazioni del mercato. Inizia a produrre articoli tecnici (tubi,

valvole) poi commerciali (es. indumenti impermeabili) e infine cavi e fili telegrafici

sottomarini (questa produzione viene effettuata soprattutto su committenza

straniera).

Per superare le difficoltà del protezionismo estero l’impresa assume dimensioni

multinazionali e la capacità di sostenere la competizione globale, la politica di

autofinanziamento e legami non subalterni col mondo della finanza permettono a

Pirelli di dimostrare che nell’Italia di inizio secolo si possono raggiungere buoni

risultati senza contare esclusivamente sulla protezione dello stato. La Pirelli

diventa la prima multinazionale italiana.

NUOVI IMPRENDITORI

- Agnelli: la FIAT e il triplice investimento

Storia economica 7

La Fiat nasce nel 1899, in mezzo al take-off, a Torino, una città già predisposta

per certi versi ad accoglierla (in un ambiente quindi ideale): Torino appariva ai

contemporanei il maggior centro automobilistico italiano, vi erano elevati capitali

immobilizzati nell’agricoltura e che potevano essere utilizzati per l’industria, vi era

l’Arsenale, una potenziale domanda e la specializzazione nella produzione di

carrozzerie.

La Fiat nasce con grandi mezzi ed ambizioni, con un capitale iniziale di 800000 lire

che era molto elevato, considerando il fatto che a quel tempo la + grande impresa

aveva 6000 lire di capitale.

Nella fase iniziale dello sviluppo del settore automobilistico c’erano varie imprese

con struttura fortemente artigianale (auto personalizzate, dei giocattoli) la cui

produzione di automobili era “poca”, non standardizzata e accompagnata da altri

prodotti.

Agnelli entra nel settore discostandosi da questa formula imprenditoriale

artigianale: prima di tutto intuisce che l’auto non deve essere un mezzo solo per

ricchi, un giocattolo, ma una commodity; poi attua una produzione su vasta scala

per ridurre i costi e punta sulla diversificazione. Inoltre, sin dall’inizio la Fiat punta

sull’integrazione verticale (con acquisizioni e partecipazioni) che congiunge

produzione e distribuzione.

Alcuni punti forti:

1)Agnelli, diversamente da tutti gli altri imprenditori, crea a valle una rete di

garage e di assistenza;

2)la Fiat non entra nelle competizioni sportive: investe in

- strutture produttive

- strutture di distribuzione

- pieno controllo di Agnelli (il management non è ancora sviluppato, solo più

tardi si investirà in esso)

Questo è il triplice investimento della Fiat che la configura come grande impresa in

senso moderno.

Lo sviluppo economico dell’età giolittiana coinvolge anche i settori tradizionali che

intraprendono un certo sviluppo seppure inferiore rispetto a quello dei settori ad alta intensità

di capitale.

Mentre i settori più avanzati crescono rapidamente, quelli leggeri raggiungono comunque

risultati positivi: dello scarso livello tecnologico risente la produttività, (bassa rispetto a quella

dei settori capital intensive), ma ciò è contrastato dal dinamismo commerciale di questo Made

in Italy sia sui mercati nazionali che su quelli internazionali. In questi settori è sporadico

l’intervento di capitale esterno anche perché non vi è il bisogno di ingenti investimenti, ma

comunque non si rimane stranei al progresso di fine secolo: vengono adottate semplici

innovazioni tecniche (come il motore elettrico) che consentono di aumentare la produzione e si

creano le condizioni per trasformare il laboratorio artigiano in una piccola impresa di fase

specializzata in uno o pochi segmenti del ciclo di lavorazione.

Il setificio italiano rimane primo in Europa e terzo al mondo in termini di produzione ed

esportazioni, ma nonostante l’introduzione di alcune innovazioni (come l’utilizzo dell’elettricità

come fonte energetica) il settore rimane labour intensive soprattutto nelle fasi a monte.

Presenta un forte dinamismo la tessitura che però è caratterizzata da forte contraddizioni:

accanto all’accentramento della produzione ed all’utilizzo del telaio meccanico vi è ancora la

lavorazione domestica ed il telaio a mano il che si riflette sulla qualità della produzione, poco

competitiva rispetto ai + sofisticati manufatti francesi e tedeschi.

Il cotoniero è il settore che + subisce gli effetti dello sviluppo di fine secolo: l’avanzamento

tecnologico è accompagnato da aumenti considerevoli della produzione soprattutto grazie

all’impiego del vapore e dell’elettricità come fonti di energia. Vi sono comunque forti limiti:

anche tra le maggiori imprese predominano strutture organizzative tradizionali, fondate sulla

figura dell’imprenditore-proprietario.

Storia economica 8

Imprenditori e imprese dei settori leggeri hanno tratti comuni: le dimensioni dell’impresa sono

ridotte e si associano al lavoro casalingo. Si occupano di questo mondo soprattutto gli istituti

di credito locale, principalmente le banche popolari.

Non mancano comunque aspetti di ambiguità e debolezza relativi a una struttura labour

intensive che anche se contente vantaggi connessi al basso costo della mano d’opera, si

mostra incapace di reggere il confronto con l’altra altrettanto economia produzione in serie

proveniente dall’estero.

Lo sviluppo delle industrie leggere contribuisce comunque a variegare ulteriormente l’apparato

industriale italiano. Il dinamismo delle industrie tradizionali ha consentito di avvicinare il

reddito pro-capite di alcune parti del paese a quello delle regioni settentrionali.

Comunque, trascorsi + di 50 anni dall’unificazione politica, l’Italia ha un apparato industriale di

una certa consistenza in termini sia qualitativi che quantitativi. Alcuni settori di prima

industrializzazione hanno raggiunto una configurazione moderna, in linea con ciò che accade

nei paesi + avanzati, mentre sono comparsi nuovi settori, dalla siderurgia a ciclo integrale alla

meccanica leggera e pesante.

Ci sono però degli elementi negativi all’interno dell’apparato industriale italiano:

-mancano settori moderni quali la chimica organica e l’elettromeccanica.

L’Italia nonostante nei primi anni del 900 sia un paese principalmente agricolo, non ha concimi

chimici. Continua a basarsi sulla chimica organica (con importazione di fosfati dall’Africa) e

importa prodotti chimici indispensabili per il settore tessile dalla Germania.

FASCE DI INTENSITÀ TECNOLOGICA

BASSA:tessile,abbigliamento, calzatura, alimentare, Aumenta solo la domanda

I →

mobili aumentano poco rispetto al boom della perché sono settori a bassa

intensità di capitale

seconda fascia →

MEDIA: meccanica, siderurgia, elettronica decollano Aumenta la domanda e

II con alti tassi, 7-8% aumenta la dotazione

tecnologica

ALTA: chimica, elettromeccanica Non riescono a decollare

III

Ben diverse rispetto al triangolo industriale sono le modalità di sviluppo industriale nel sud del

paese. La manifattura leggera rimane concentrata tra Napoli e Salerno (lavorazione del corallo,

della pelle…) e forte è la continuità con il periodo pre-industriale. Poche sono le risorse

mobilitate sia in termini finanziari che tecnologici. Diversa non è la situazione presente nei

settori a + elevata intensità di capitale: le iniziative + consistenti hanno origine da interventi

esterni o da condizioni esterne favorevoli e come nel passato l’industria pesante campana non

riesce a stimolare i propri circuiti di autonomo sviluppo. Alla vigilia della prima G.M. l’area

napoletana, la principale concentrazione produttiva del meridione, che comunque aveva

conseguito dei traguardi non si era liberata da notevoli limiti. L’arretratezza presente

nell’industria leggera era accompagnata dalla fragilità dei settori capital intensive che erano

deboli a causa dell’intervento pubblico che era sì un aiuto ma rendeva difficoltoso l’autonomo

sviluppo nel lungo periodo.

In Italia, come in altri paesi europei, il decollo dell’industria non si verificò senza conflitti e

tensioni. Il nostro paese era sia politicamente che socialmente poco predisposto alla grande

trasformazione (nei casi di Inghilterra e Germania la borghesia industriale aveva reso tale

trasformazione accettabile all’interno della società).

L’industrializzazione determina il cambiamento non solo nel contributo fornito dai diversi

macrosettori alla formazione del reddito nazionale, ma anche nei rapporti che si vengono a

creare con la forza lavoro. Uno dei primi effetti dell’industrializzazione è l’urbanizzazione che

interessa soprattutto le città del triangolo industriale: aumenta la densità abitativa e

contemporaneamente peggiorano le condizioni di vita. La rapida urbanizzazione determina

Storia economica 9

numerosi problemi come la mancanza ed il sovraffollamento degli alloggi e l’assenza di

sovrastrutture e di servizi pubblici.

Cominciano a nascere conflitti fra i gruppi sociali coinvolti nell’industrializzazione: inizialmente

si adotta come soluzione il paternalismo che però ben presto mostra i propri limiti.

Due di fatto sono le soluzioni a disposizione delle classi subalterne: la protesta o l’emigrazione.

In questi anni il numero degli emigranti aumenta incredibilmente e anche le proteste sono

numerose.

Alla protesta operaia il mondo imprenditoriale risponde in modo diverso:

-a Milano, dove la borghesia imprenditoriale è fortemente conservatrice, non si accetta il

dialogo con gli operai e con le associazioni operaie perché non si vuole legittimare la

condizione operaia;

- a Torino, invece, si reagisce in modo opposto. Nel 1906 nasce la LIT (lega industriale di

Torino) un’associazione di imprenditori che si pone come controparte nella dialettica sindacale.

In questa città si cerca di comunicare con gli operai e di raggiungere un compromesso.

Anche tra gli operai si delineano 2 differenti modelli di comportamento: vi è l’ala riformista e

moderata che punta al miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori e vi sono poi i

sindacalisti rivoluzionari che invocano lo sciopero generale. Entrambe le correnti convivono per

un certo periodo nel partito socialista fino all’espulsione dei sindacalisti rivoluzionari.

Storia economica 10


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flaviael

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Appunti di Storia economica per il corso del professor Gangemi. Gli argomenti trattati sono i seguenti: i poli manifatturieri artigianali del nord Italia(putting out system), il forte orientamento ai mercati internazionali, l'accumulo di risorse finanziarie, la specializzazione nell’agricoltura estensiva nel sud Italia.


DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in marketing e comunicazione
SSD:
Università: Bari - Uniba
A.A.: 2002-2003

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher flaviael di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Bari - Uniba o del prof Gangemi Maurizio.

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