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Storia economica (Carmela Calì)

La prima rivoluzione industriale (1750-1850)

I sistemi economici

Un sistema economico è l'insieme delle forme istituzionali, dei rapporti giuridici, delle strutture sociali e delle modalità di organizzazione della produzione che regolano l'attività economica dell'uomo. Lo sviluppo storico ha determinato il succedersi delle originarie formazioni comunitarie, tributarie e schiavistiche ai più complessi sistemi feudali, mercantili, capitalistici e collettivistici.

La formazione economica comunitaria si fondava sulla proprietà collettiva della terra e sul lavoro articolato su base familiare e su base comune: clan e villaggi. L'accesso alla terra non era uguale per tutti, ma in funzioni precise che privilegiavano alcuni gruppi nell'assegnazione degli appezzamenti. Non esistevano rapporti mercantili di scambio.

Col passaggio alle formazioni tributarie si affermò una gerarchia sociale divisa in classi: la casta dominante monopolizzava la terra e percepiva un tributo dai contadini, che erano organizzati in comunità. In tal modo, essa acquisiva un surplus che dipendeva dalle condizioni di ricchezza o di povertà della formazione stessa.

Il sistema feudale può considerarsi una formazione periferica rispetto a quella tributaria, al pari di quella schiavistica. Quest'ultima usò il lavoro coatto come mezzo essenziale di produzione. I beni e i servizi prodotti dagli schiavi potevano entrare sia nei circuiti dei trasferimenti non mercantili, sia in quelli basati sul commercio su grandi distanze.

L'economia feudale

Tra l'ottavo e il tredicesimo secolo, il sistema economico feudale dell’Europa centro-occidentale è stato definito come un'organizzazione della produzione fondata sulla combinazione di terra signorile e lavoro servile, finalizzata all'uso dei beni prodotti. Esso si basava sulla cessione della terra dal sovrano al feudatario e, in seconda istanza, da quest'ultimo a vassalli minori, all'interno di una struttura gerarchica della società che dal signore giungeva fino ai servi della gleba.

Ogni appezzamento era appena sufficiente al soddisfacimento dei bisogni minimi di una famiglia. Essa rappresentava l'unità economica del feudo, poiché adempiva sia a funzioni produttive che fiscali a mezzo del lavoro necessario al proprio sostentamento.

Fino all'undicesimo secolo, il feudalesimo si configurò come un'economia chiusa, basata sull'autoconsumo, sugli scambi in natura e sull'assenza di rapporti mercantili monetizzati. Si trattava di un sistema economico stazionario, che si ripeteva sempre uguale a sé stesso.

Intorno al dodicesimo secolo, con la cessazione delle invasioni barbariche, la popolazione dell'Europa occidentale entrò in una fase accelerata di crescita che durerà fino alla metà del 300, quando la peste la ridurrà drasticamente. Agli inizi del 400, l'incremento demografico causò lo sfruttamento al meglio delle tecniche produttive medievali (l'aratro a ruota, i mulini ad acqua e/o vento, il passaggio dalla rotazione biennale a quella triennale) e permise alla popolazione di spingersi in territori nuovi e colonizzarli.

L'innovazione agricola portò all'aumento di manodopera, questo fece incrementare la produttività del lavoro, che portò il feudatario a concedere la terra ai contadini, ottenendo in cambio un prodotto maggiore.

Il comune interesse del signore e dei contadini alla formazione del surplus fu alla base della trasformazione della rendita in natura in rendita monetaria, trasformazione che si ebbe grazie alla crescita e allo sviluppo delle economie urbane. Le corporazioni di mercanti delle città, però, imponevano prezzi di monopolio rispetto a quelli agricoli causando la fuga dei servizi e dei contadini verso città in crescita. L'abbandono delle terre ridusse la produzione, ma l'agricoltura rimaneva alla base del sistema feudale, come conferma il fatto che ancora, alla fine del Medioevo, in tutte le città la fortuna dei grandi mercanti o dei piccoli commercianti dipendeva dall'accumulo di granaglie, vino e lana; essi compravano questi prodotti nelle campagne, li immagazzinavano, alzavano i prezzi e si assicuravano così alti profitti.

Il sistema feudale

Il sistema feudale si basava su rapporti personali e patrimoniali, intercorrenti fra il sovrano e i suoi vassalli e tra i vassalli e i loro contadini. In origine, i vassalli promettevano fedeltà al proprio signore e si obbligavano a fornirgli aiuto militare e finanziario e consiglio. In cambio, i signori garantivano al vassallo la sua protezione e gli assicuravano il mantenimento mediante l'assegnazione di un pezzo di terra (feudo), il sovrano poteva in qualsiasi momento revocare la concessione.

Con il tempo, il sistema feudale si è andato sfaldando, a cominciare dall'Inghilterra, dove non si era mai completamente radicato, ad aiutare questo cambiamento fu il passaggio ai funzionari di alcuni compiti (difesa e amministrazione della giustizia) che non giustificavano più molte prestazioni di origine feudale, che erano perciò viste come dei soprusi.

La società di ancien regime

Il termine "ancien regime" (vecchio regime) entrò in uso nella Rivoluzione Francese del 1789 per indicare l'organizzazione politica, economica e sociale della Francia prerivoluzionaria. Il termine è poi stato applicato in generale alla società e alle istituzioni esistenti prima della Rivoluzione nei diversi paesi europei.

Nel 700, la società europea era ancora divisa in classi:

  • Al vertice vi erano la nobiltà e il clero;
  • In mezzo vi era il ceto borghese, costituito da mercanti, banchieri, notai, medici, burocratici, ecc.;
  • Alla base vi era la massa dei lavoratori (contadini, artigiani, ecc.).

La nobiltà godeva di un enorme prestigio sociale ed esercitava un importante ruolo politico. In molti luoghi i nobili continuavano ad essere esentati dal pagamento dei tributi, amministravano la giustizia nei confronti degli abitanti delle loro terre e spesso continuavano ad esigere prestazioni gratuite di lavoro.

Anche il clero godeva di vantaggi come l'esenzione dal pagamento di numerosi tributi, la riscossione delle decime per il suo mantenimento e la detenzione del monopolio dell'istruzione.

La borghesia si stava consolidando e assumeva caratteristiche particolari a seconda dei paesi in cui si era sviluppata. Nelle nazioni commerciali dell'Europa occidentale era una borghesia mercantile; nei paesi dell'Europa centrale e orientale, era una borghesia prevalentemente composta di pubblici funzionari; in Francia, era principalmente formata da appaltatori delle imposte e finanzieri.

I contadini costituivano la maggioranza della popolazione, ma le loro condizioni variavano da luogo a luogo. I contadini dell'Europa occidentale erano ancora assoggettati a obblighi feudali, in oriente, invece, le loro condizioni tendevano a peggiorare e i vincoli feudali erano sempre più oppressivi.

La rivoluzione industriale

A partire dalla metà del 700 si ebbe inizio una trasformazione economica e sociale che prende il nome di rivoluzione industriale. Tale termine fa riferimento a profondi mutamenti strutturali dell'economia e della società, concentrati in un periodo relativamente breve. Tali trasformazioni riguardarono non solo l'industria, ma anche la popolazione, l'agricoltura, il commercio, i trasporti e le comunicazioni.

La rivoluzione è stata successivamente divisa in tre fasi distinte:

  • Prima rivoluzione industriale (1750-1850): interessò prima l'Inghilterra, seguita da Francia e Stati Uniti. Essa fu caratterizzata da un insieme di innovazioni tecnologiche come la caldaia a vapore e innovazione nell'ambito dell'industria tessile e quella siderurgica.
  • Seconda rivoluzione industriale (1850-1950): interessò principalmente gli Stati Uniti, la Germania, la Russia e l'Italia e vide la modernizzazione del Giappone. Le principali attività produttive riguardarono la chimica, l'elettricità, la meccanica, l'acciaio, il petrolio, il motore a scoppio e la radio.
  • Terza rivoluzione industriale (1950): iniziò dopo la Seconda Guerra Mondiale e riguardò prevalentemente i paesi che già erano industrializzati e si svilupparono in settori come l'energia nucleare, la chimica avanzata, l'elettronica e l'informatica.

In Cina, erano state inventate la carta, la stampa, la polvere da sparo, la carriola, la bussola e la porcellana; Nei paesi islamici si erano affermate una scienza e una tecnologia più avanzata di quella europea; In India si era diffusa un'industria tessile capace di esportare i suoi prodotti in altri paesi asiatici e perfino in Europa.

La frammentazione politica europea, con tanti Stati grandi e piccoli, favorì una competizione tra di loro, dapprima nelle scoperte geografiche e poi nel campo economico. La visione del mondo degli europei fu lo stimolo più potente allo sviluppo, proprio lì si affermò una sempre maggiore uguaglianza degli individui dinanzi alla legge, che sancita dalla Rivoluzione Francese, garantiva i diritti di proprietà. I cittadini potevano godere della ricchezza accumulata in immobili e in denaro e le imposte dovevano essere fissate da organismi rappresentativi.

Fu in Europa che la tecnologia si sviluppò, con la ricerca scientifica che aveva trovato un nuovo metodo fondato sulla sperimentazione e sull'osservazione. Perciò si andava diffondendo l'idea che il futuro sarebbe stato migliore del passato e chi poteva si impegnava nelle attività produttive.

Lo sviluppo economico

Crescita, sviluppo e progresso

La crescita economica può essere definita come l'aumento del valore complessivo di beni e servizi prodotti da una determinata popolazione in un periodo definito che in genere è di un anno, essa è un processo reversibile, perché ad un periodo di crescita può seguire un periodo di decrescita.

Lo sviluppo economico è un concetto più ampio, perché indica una crescita elevata o prolungata, accompagnata da trasformazioni strutturali, sociali e culturali. Esso può essere reversibile, ma generalmente è un processo irreversibile, perché è difficile, se non impossibile, che trasformazioni profonde possano essere annullate per ritornare a forme economiche esistenti prima del cambiamento.

Il progresso viene di solito associato un significato positivo, poiché l'idea di progresso è legata alla moderna concezione del mondo moderno, affermatasi in Europa grazie ad alcuni scienziati (Bacone, Cartesio e Newton) che riponevano fiducia nelle capacità dell'uomo di comprendere il mondo e di poterlo misurare e migliorare.

La misurazione della crescita

La crescita viene normalmente misurata tramite il Prodotto Interno Lordo (PIL) e il Prodotto Nazionale Lordo (PNL). Il Prodotto Interno Lordo (PIL) è il valore monetario dei beni e dei servizi prodotti in un determinato periodo (un anno) all'interno di un paese da residenti e da stranieri, al lordo degli ammortamenti. Il Prodotto Nazionale Lordo (PNL) è il valore monetario dei beni e dei servizi prodotti in un determinato periodo solamente dai residenti, all'interno di un paese, al lordo degli ammortamenti.

La determinazione del PIL serve non solo per conoscere la sua variazione fra un anno e l'altro, ma anche per stabilire confronti internazionali e comparare i livelli di crescita dei diversi paesi. A questo proposito, però, bisogna osservare il PIL pro-capite, che si ottiene dividendo il PIL per il numero degli abitanti, esso permette di conoscere il valore dei beni e dei servizi che ciascun cittadino ha mediamente contribuito a produrre. Solo così è possibile stabilire confronti fra diversi paesi.

Crisi e cicli economici

Una delle caratteristiche principali del mondo industrializzato fu la comparsa delle crisi economiche. Nell'età preindustriale vi erano state delle crisi di sottoproduzione. Nelle società agricole, infatti, bastavano pochi anni di cattivi raccolti per provocare una crisi, che immancabilmente si estendeva a tutti i settori produttivi.

Nel mondo industrializzato, invece, le crisi si creano a causa della sovrapproduzione. Esse avvengono quasi sempre con la stessa successione di eventi. Si inizia con una fase favorevole, cioè di forte aumento della domanda e di rialzo dei prezzi, che induce ad accrescere la produzione facendo riferimento alle banche, pronte a finanziare le imprese in espansione. Ma molto spesso è difficile stabilire fino a che punto spingere la produzione e si corre il rischio di produrre più di quanto si riesca a vendere, finché non si determina una sovrapproduzione e le merci restano invendute e le imprese non riescono a rimborsare i prestiti alle banche e spesso falliscono, gli operai perdono il lavoro e così inizia la crisi.

Le premesse della rivoluzione industriale inglese - La popolazione

Popolazione ed economia

Lo studio della popolazione è particolarmente importante per comprendere i problemi economici di un determinato territorio in una certa epoca. Un aumento della popolazione significa, infatti, che vi sono più bocche da sfamare, più persone da vestire, ma anche più braccia per lavorare e più persone da occupare. Ciò provoca un aumento della domanda di beni e un aumento dell'offerta di prodotti.

La domanda di un bene è la quantità di quel bene che i soggetti presenti sul mercato desiderano acquistare in corrispondenza di un certo prezzo del bene stesso. Se il prezzo di un bene aumenta, la domanda di quel bene diminuisce; se viceversa il prezzo diminuisce, la domanda aumenta.

Quando si ha un aumento generalizzato dei prezzi, ovvero la diminuzione del potere di acquisto della moneta, si parla di inflazione:

  • Inflazione monetaria: è provocata da un'eccessiva quantità di moneta messa in circolazione, che fa aumentare i prezzi;
  • Inflazione da domanda: è prodotta da un eccesso di domanda di beni e servizi rispetto all'offerta e quindi chi può è disposto a pagare prezzi più elevati pur di ottenere ciò di cui ha bisogno;
  • Inflazione da costi: è dovuta ad un incremento dei costi di produzione di beni e servizi, che fa aumentare i prezzi di vendita.

La domanda è influenzata dalla struttura sociale della popolazione, dato che la domanda di beni e servizi di un certo gruppo è diversa, per quantità, da quella di un altro gruppo. Essa è anche influenzata da fattori culturali, credenze religiose e soprattutto dal reddito dei consumatori e quindi della loro capacità di spesa. L'offerta è condizionata dalla capacità produttiva (ossia dalle terre e dal capitale disponibile), dalle tecniche di produzione utilizzate e dalle fonti di energia (carbone, vento, acqua). L'offerta è anche determinata dal numero di abitanti di un paese e dalla sua composizione per classi di età. Le persone in età lavorativa producono di più di quanto consumano; invece, gli anziani ed i bambini consumano senza produrre.

La dinamica della popolazione nel mondo preindustriale

A metà Settecento, la popolazione mondiale non raggiungeva gli 800 milioni. Il continente maggiormente popolato era l’Asia con circa 500 milioni. L'Africa arrivava a poco più di 100 milioni, mentre il Nord America contava appena 2 milioni di persone. In Europa, lo stato con la popolazione più numerosa era la Francia, che contava intorno a 25 milioni di abitanti sui 140 milioni in totale dell'Europa.

La popolazione europea aveva conosciuto, a partire dal 400 a.C., momenti di crescita e di decrescita. Essa aumentò fino al 200 d.C., periodo di massima espansione dell'Impero romano, per poi scendere fino al 700, in seguito alla cosiddetta "peste di Giustiniano" per poi riprendersi fino al 1300 e crollare di nuovo nel corso del 14' secolo, in seguito alla "peste nera". Dopo di allora, essa cominciò a crescere fino ad arrivare a livelli mai raggiunti prima.

Questo è il caratteristico andamento a onde che mostra come fosse difficile per la popolazione europea crescere stabilmente. Un andamento a onde si può notare anche nella popolazione mondiale, dove però, le crisi sono meno profonde e la tendenza alla crescita è più marcata.

Nell'Europa preindustriale permaneva il vecchio regime demografico (primitivo o naturale) caratterizzato da un equilibrio demografico, dovuto a un'alta natalità ed a una mortalità anch'essa molto elevata. La mortalità era condizionata da un'altissima mortalità infantile. Di conseguenza, la vita media era molto breve e oscillava, di solito fra i 20 e i 25 anni. Ciò era dovuto alla dipendenza dei mezzi di sussistenza, che venivano quasi esclusivamente dai prodotti della terra, quando la popolazione cresceva in modo esponenziale e i mezzi necessari non erano sufficienti, gli abitanti del luogo dovevano affrontare periodi di malnutrizione, e quindi erano prede facili per le epidemie (come la peste). La popolazione europea del Settecento era sostanzialmente analfabeta. Il basso livello tecnologico, d'altronde, non richiedeva ai lavoratori particolari conoscenze e le macchine erano semplici da adoperare.

La rivoluzione demografica

Il regime demografico naturale, con i suoi alti tassi di natalità e di mortalità, venne, a poco a poco, sostituito da un nuovo regime moderno. La fase di transizione dal vecchio al nuovo regime iniziò con la diminuzione del tasso di mortalità, al quale fece seguito la diminuzione del tasso di natalità. Alla fine del processo, il nuovo regime risultò caratterizzato da bassi tassi di natalità e bassi tassi di mortalità. Contemporaneamente, nei paesi sviluppati, la vita media si allungò, dapprima lentamente e poi sempre più rapidamente.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher _Carmela08_ di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Catania o del prof Perugini Mario.
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