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Storia economica - Appunti Appunti scolastici Premium

Appunti contenenti le slide dell'esame di Storia economica, in cui nello specifico gli argomenti trattati sono i seguenti: la Rivoluzione industriale, Rivoluzione agraria, Rivoluzione demografica, progresso tecnico, macchina a vapore.

Esame di Storia Economica docente Prof. -. Non

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ESTRATTO DOCUMENTO

GLI STATI UNITI (XVIII-XX SEC.)

Economia di guerra

• Con la partecipazione alla II guerra mondiale: uscita

definitiva dalla fase recessiva ed avvio di una fase

caratterizzata da un enorme sviluppo produttivo

• Reperimento di risorse attraverso l’aumento delle

imposte, il ricorso a prestiti presso privati e alle

emissioni di cartamoneta per importi considerevoli

• Controllo dei prezzi e dei salari e razionamento dei

beni, per il contenimento dell’inflazione

• Piena occupazione, buoni salari, benessere diffuso,

risultati positivi in agricoltura, raddoppio del reddito

nazionale netto

• Conquista di una posizione di primato assoluto in

campo industriale 100

GLI STATI UNITI (XVIII-XX SEC.)

Bretton Woods

Economia di guerra e accordi di

• Promozione nel 1944, di una conferenza

internazionale a Bretton Woods, allo scopo di

ristabilire un certo ordine nel marasma monetario

internazionale ed istituire organismi internazionali

per la difesa della stabilità monetaria e per garantire

la ricostruzione e lo sviluppo dei paesi più poveri

• Partecipazione di 44 paesi e presentazione di due

proposte

• Proposta dell’americano White, a tutela degli

interessi USA: ritorno al gold exchange standard 101

GLI STATI UNITI (XVIII-XX SEC.)

Bretton Woods

Economia di guerra e accordi di

• Proposta dell’economista inglese Keynes, formulata

tenendo conto della debolezza europea: creazione

di una nuova moneta, il bancor e di una Banca

centrale, presso la quale dovevano concentrarsi le

riserve auree di tutti i paesi aderenti al sistema

• Accoglimento della proposta di White per il ritorno al

sistema a cambio aureo

• Costituzione del Fondo monetario internazionale

(FMI) con sede a Washington, attraverso l’apporto

di capitali dei paesi partecipanti (quote conferite per

il 25% da oro e per la restante parte in valute

nazionali) 102

GLI STATI UNITI (XVIII-XX SEC.)

Bretton Woods

Accordi di

• Obiettivi del Fondo monetario internazionale:

stabilizzazione monetaria e sostegno finanziario ai

paesi aderenti attraverso la concessione di prestiti

proporzionati alle quote conferite

• Creazione della Banca internazionale per la

ricostruzione e lo sviluppo, sempre con sede a

Washington, per l’erogazione di prestiti finalizzati

alla ricostruzione e allo sviluppo degli Stati membri

danneggiati dalla guerra e per la promozione ed il

finanziamento di progetti di interesse generale 103

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Dal feudalesimo all’era Meiji

• Sistema tipicamente feudale con estreme rigidità

nella sua distribuzione gerarchica e nel suo assetto

socio-economico

• Imperatore: capo soltanto religioso dal 1192

• Shougun: ai vertici del potere temporale dal 1192

• Shougunato dal 1603 al 1868: detenuto dalla

famiglia Tokugawa

• Territorio feudale nazionale: detenuto per ¼ dalla

famiglia Tokugawa e, per il resto, dai daimyo 104

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Dal feudalesimo all’era Meiji

• Samurai (guerrieri): gerarchicamente dipendenti dai

daimyo

• Alla base della piramide: commercianti, artigiani,

agricoltori e pescatori

• Commercianti ed artigiani: sostenuti dalle rispettive

corporazioni ed in fase di ascesa economica, in

connessione con l’avvio dell’economia urbana

• 80% della popolazione: dedita all’attività agricola

(condotta con metodi tradizionali)

• Ereditarietà della posizione sociale e delle

professionalità o dei mestieri 105

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Dal feudalesimo all’era Meiji

• Iniziale chiusura verso i rapporti commerciali con

l’estero

• Primo trattato commerciale con gli USA nel 1854 e

firma di ulteriori trattati con altre nazioni tra il 1854

ed il 1859

• Successiva reazione nazionalista e tentativi di

chiusura verso l’esterno

• Alleanza tra i seguaci dell’imperatore e le principali

potenze straniere per la soppressione del

movimento nazionalista guidato dallo shougun

• Fine dello shougunato ed avvio dell’era Meiji (1869)

106

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Le riforme dell’era Meiji

• Restituzione delle terre feudali all’imperatore e

corresponsione, ai daymio, di una pensione pari al

10% del reddito delle terre restituite

• Trasformazione dei daymio in prefetti delle loro

province

• Successiva trasformazione delle province in

dipartimenti

• Abolizione della struttura gerarchica della società

• Pensioni anche ai samurai 107

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Le riforme dell’era Meiji

• Vendita delle terre, nel 1872

• Formazione della grande proprietà terriera e

concessione di piccoli appezzamenti di terra ai

contadini dietro pagamento di pesanti canoni in

natura

• Introduzione dell’imposta fondiaria da corrispondersi

in moneta, inizialmente di valore pari al 33% del

valore del raccolto

• Deprezzamento graduale dell’imposta fondiaria in

contrapposizione al mantenimento del valore dei

canoni corrisposti in natura dai contadini 108

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Le riforme dell’era Meiji

• Conversione delle pensioni (corrisposte ai daimyo

ed ai samurai) in titoli di Stato (al 7-10%) e

conseguente sviluppo dell’economia monetaria e

delle banche

• Avvio di processi inflativi, progressivo

impoverimento dei percettori di redditi fissi e

redistribuzione della ricchezza nazionale a

vantaggio dello Stato, dei grandi proprietari terrieri,

dei mercanti

• A seguito della svalutazione monetaria: sviluppo

crescente delle esportazioni 109

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Ruolo dello Stato nel decollo industriale

• Sviluppo della produttività agricola (contatti con

esperti agrari stranieri per l’apprendimento di

tecniche più evolute, fondazione di scuole nelle

campagne per la promozione dell’alfabetizzazione e

dell’istruzione agraria, costruzione di impianti

irrigui)

• Decollo industriale tra il 1870 ed il 1880, attraverso

investimenti statali, rapporti temporanei con tecnici

stranieri, creazione di scuole professionali,

istruzione itinerante, importazione di macchinari da

utilizzare come modelli 110

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Ruolo dello Stato nel decollo industriale

• Iniziative governative, in ogni campo, per importare

metodi di produzione occidentale ed applicarli

direttamente in ambito nazionale (ad es.,

importazione di macchinari italiani e francesi per lo

sviluppo dell’industria serica)

• Emancipazione rapida da ogni forma di dipendenza

estera

• Nel 1880, Stato proprietario e gestore di 3 cantieri

navali, 5 arsenali, 52 fabbriche, 10 miniere, intero

sistema ferroviario… 111

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Ruolo dello Stato nel decollo industriale

• Elargizioni di sovvenzioni statali a sostegno di un

gran numero di imprese private

• Incoraggiamento delle esportazioni

• Cessione delle imprese statali a privati ritenuti

affidabili

• Decollo dell’industria pesante alla fine del XIX

secolo

• Abbandono del monometallismo argenteo e

passaggio al sistema aureo (1897) 112

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Ruolo dello Stato nel decollo industriale

• Conquista di una crescente competitività sui mercati

esteri anche grazie alla disciplina nel lavoro e alla

grande disponibilità di manodopera a basso costo

ed alla sua elevata flessibilità

• Imperialismo militare, caratteristica dominante della

politica nipponica a partire dalla fine del XIX sec.

• Accelerazione dei progressi nel settore pesante,

dopo la vittoria nella guerra russo-giapponese,

grazie all’annessione della Manciuria e della Corea

113

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Risultati

• Tra il 1875 ed il 1914: raddoppio della produzione

agricola e della produzione di materie prime

• Esportazione di seta grezza, tè, rame e carbone in

contropartita all’importazione di macchinari

(evitando, così, l’eccessivo ricorso ai prestiti esteri)

• Raggiungimento di un elevato grado di prosperità

già dopo la I guerra mondiale

• Stabilità in termini assoluti della popolazione rurale

ma graduale riduzione della sua incidenza sulla

popolazione complessiva in continua rapida crescita

114

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Risultati

• Sviluppo del Giappone nel settantennio successivo

alla rivoluzione Meiji: rapido e continuo, con

quadruplicazione della produzione totale

• Scarse ripercussioni della crisi del ’29, grazie

all’ampliamento degli sbocchi interni (per la crescita

della popolazione e per la domanda statale di

materiale bellico) e grazie agli sbocchi sui mercati

dell’Estremo Oriente

• Tra il 1883-87 ed il 1993-97: PIL x 5 e prodotto pro

capite x 3 115

INDUSTRIALIZZAZIONE IN GIAPPONE

Risultati

• Giappone alla vigilia del II conflitto mondiale: grande

potenza economica e militare

• Risultati conseguiti negli scontri bellici affrontati

prima della seconda guerra mondiale: tutti positivi

(con la Cina nel 1894-1895, con la Russia nel 1904-

1905, con la Manciuria nel 1931) 116

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Avvio dei processi di industrializzazione

• Sconfitta della guerra di Crimea (1853-56) e presa

di coscienza del grave stato di inferiorità della

nazione

• Primi interventi dello Stato per creare le pre-

condizioni necessarie per l’avvio di uno sviluppo di

tipo moderno: 1) riorganizzazione economico-

in proiezione difensiva;

amministrativa-militare,

2) costruzione di ferrovie, quale incentivo per lo

sfruttamento agricolo di nuove terre e per un

migliore sfruttamento di importanti risorse, quali

carbone, ferro e petrolio) 117

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Avvio dei processi di industrializzazione

• Avvio del decollo industriale alla fine del XIX sec.,

con la graduale estensione del processo di

industrializzazione dalle sole industrie tessili

(industrie del cotone, sorte intorno alla metà del XIX

sec.) alle industrie del comparto pesante 118

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Evoluzione demografica

• Popolazione nel ‘700: estremamente scarsa (15

milioni di abitanti circa) e quasi totalmente rurale

(soltanto il 3% residente nelle città)

• Rapida crescita demografica nei secoli XVIII e XIX,

per incremento interamente naturale

• Alto tasso di natalità e tasso di mortalità

decrescente, soprattutto a partire dalla seconda

metà del XIX sec.

• Tassi di natalità fino ai primi del ‘900: molto elevati

e ampiamente superiori persino a quelli dell’Europa

orientale (tassi mediamente pari al 50‰, con punte

del 58‰, al limite estremo delle possibilita

biologiche) 119

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Evoluzione demografica

• Cause dell’elevata natalità: elevata propensione al

matrimonio, precocità generalizzata dei matrimoni,

tendenza ad avere un elevato numero di figli (9 per

donna) per controbilanciare l’elevata mortalità

infantile

• Cultura della precocità del matrimonio: favorita dal

regime fondiario e dal favorevole rapporto tra terra

e disponibilità di manodopera

• Riduzione dei tassi di natalità tra la fine

dell’Ottocento ed il 1918, in seguito alla riforma

agraria ed alla diffusione di una cultura più

moderna 120

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

L’emancipazione dei contadini

• Organizzazione dei contadini-servi in comunità

• Assegnazione di terre ai contadini in modo

funzionale al soddisfacimento delle necessità dei

nuclei familiari e degli obblighi nei confronti della

nobiltà e dell’erario

• Nobiltà militare ed amministrativa: 1-2% della

popolazione

• Contadini-servi, nel 1860: ancora pari a più del 50%

della popolazione (appartenenti per metà alla

Corona e per l’altra metà ai grandi proprietari

terrieri) 121

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

L’emancipazione dei contadini

• Avvio della svolta con l’editto del 1861:

emancipazione dei contadini dal loro stato di servitù

ed attribuzione, agli stessi, dell’abitazione e di un

piccolissimo lotto di terra, dietro pagamento di

quote di riscatto

• Mir: garante del pagamento delle quote di riscatto

dovute

• Graduale avvio di importanti sviluppi agricoli grazie

alla progressiva diffusione di colture più redditizie

(barbabietola da zucchero, tabacco, cotone…)

grazie allo sviluppo della rete ferroviaria ed alla

crescente commercializzazione dei prodotti agricoli

122

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Mobilità e cambiamenti sociali

• Mobilità della manodopera: modestamente

presente prima del 1861, sin dagli inizi del XIX sec.,

sotto la spinta dell’elevata crescita demografica

• Situazione dopo l’editto del 1861: piuttosto

differenziata in dipendenza dei diversi contesti e

delle diverse prospettive di lavoro

• Economia di tipo pre-industriale o semindustriale

fino al 1913

• Alfabetizzazione: limitata al 30% della popolazione,

per lo più concentrata nelle città, tra i lavoratori

delle fabbriche di sesso maschile 123

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Mobilità e cambiamenti sociali

• Livelli più elevati di alfabetizzazione: tra gli addetti

alle industrie grafiche ed editoriali e tra i

metalmeccanici

• Mancata trasformazione del ceto mercantile ed

imprenditoriale in vera e propria borghesia

• Persistenza degli equilibri sociali tradizionali e del

ruolo determinante della nobiltà terriera

• Pretese contraddittorie del ceto mercantile ed

imprenditoriale: richiesta di comportamenti autoritari

dello Stato per limitare i movimenti operai ed

invocazione del massimo liberismo per ottenere

concessioni di diverso tipo 124

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Mobilità e cambiamenti sociali

• Conseguimento di un non trascurabile sviluppo

industriale tra il 1895 ed il 1915, grazie allo sviluppo

della rete ferroviaria ed all’intensificazione dei

commerci, ai consistenti sviluppi agrari ed ai

trasferimenti di risorse dall’agricoltura agli altri

settori economici, all’espansione demografica e

all’aumento della mobilità del lavoro a vantaggio

dell’industria 125

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Progressi industriali

• Utilizzazione di operai-servi (legati all’impresa) nelle

prime manifatture di Stato, costituite tra la fine del

‘600 e gli inizi del ‘700, ad opera di Pietro il Grande

• Persistente prevalenza dell’artigianato, soprattutto

rurale

• Importanti stimoli allo sviluppo industriale sotto

Caterina II: crescita demografica e congiunti

processi di urbanizzazione, abolizione di dogane

interne, sviluppo della produzione agricola e sua

crescente commercializzazione, accumulazione

capitalistica e creazione di incentivi a favore della

produzione industriale 126

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Progressi industriali

• Nascita di numerose imprese industriali di

dimensioni più ridotte rispetto alle manifatture di

Stato, anche con il coinvolgimento del ceto

nobiliare

• Intorno alla metà del ‘700, comparsa dell’industria

di cotone stampato per iniziativa di due tecnici

inglesi, incoraggiati con la concessione del

privilegio di un monopolio decennale

• Impianto di altre fabbriche, con l’utilizzo prevalente

di operai salariati, oltre che dei tessitori a domicilio

127

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Progressi industriali

• Impero Russo alla fine del XVIII secolo: ancora una

potenza essenzialmente agricola ed artigianale,

con una popolazione rurale pari al 96% della

popolazione complessiva

• Persistente importanza delle fiere

• Rilevanza dei contributi esteri, sia in termini di

conoscenze tecniche, che in termini di capitali

• Preminenza del lavoro manuale sino ai primi

decenni del XIX sec. (uso modestissimo della

macchina a vapore) 128

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Progressi industriali

• Relativa prosperità delle grandi manifatture statali:

procurata dalle commesse statali piuttosto

consistenti, specie in occasione delle guerre

napoleoniche

• Realizzazione di progressi sostanziali, anche sul

piano tecnico, nel ventennio 1860-80 e parziale

decollo industriale negli anni ’90

• Progressi realizzati prima del 1861: conseguiti in

una società semiservile

• Liberalizzazione del mercato del lavoro dopo l’editto

del 1861 sull’emancipazione del ceto contadino 129

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Progressi industriali

• Protratta esiguità della popolazione operaia in

rapporto a quella rurale sino alla metà del XX sec.

• Crisi industriale del 1890-92 ed avvio dei processi

di concentrazione industriale

• Peggioramento delle condizioni di vita della classe

operaia e formazione delle prime associazioni dei

lavoratori, con obiettivi politici ed economici

• Prime conquiste della classe operaia: riduzione

dell’orario di lavoro e riposo obbligatorio nei giorni

festivi 130

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Progressi industriali

• Bassa crescita della produttività totale dei fattori di

produzione, tra il 1885 ed il 1913 (a dispetto del

maggiore impiego di capitali e di manodopera a

costi contenuti)

• Modesto apporto dell’embrionale sistema

finanziario in contrapposizione al ruolo

determinante svolto dallo Stato nella costruzione

delle ferrovie e nello sviluppo dell’industria metal-

meccanica 131

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Produttività del lavoro

• Nel primo cinquantennio dopo l’emancipazione:

aumento della produzione industriale globale (+5%)

e di quella pro capite (+3,5%)

• Costi della manodopera per unità di prodotto: non

inferiori a quelli dei paesi più progrediti, nonostante

la corresponsione di salari assai modesti (scarsa

produttività)

• Inadeguatezza dei compensi offerti dalla fabbrica in

cambio dei sacrifici richiesti 132

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Produttività del lavoro

• Trasferimenti contenuti di manodopera dal settore

rurale a quello industriale e preferenza per forme di

occupazione compatibili con l’agricoltura

• Forza-lavoro impiegata a tempo pieno nell’industria,

alla vigilia della I guerra mondiale: ancora inferiore

a 1/3 di quella globale 133

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Il comunismo di guerra

• Scoppio della I guerra mondiale ed interruzione del

processo di crescita

• Blocco dei trasporti ed interruzione delle

importazioni di macchinari e materie prime

• Caduta della produzione in tutti i settori per la

chiamata alle armi di un nutrito contingente di

uomini

• Aggravamento della situazione politica e

rovesciamento del vecchio regime imperiale, con la

rivoluzione del marzo 1917 134

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Il comunismo di guerra

• Instaurazione di un governo provvisorio e suo

rovesciamento ad opera dei bolscevichi

• Nascita dell’Unione delle Repubbliche dei Soviet

• Instaurazione dei comitati di fabbrica e loro

trasformazione da organismi sindacali in organismi

politici e rivoluzionari

• Nascita di un sistema collettivistico in un contesto

caratterizzato dalla presenza prevalente di una

struttura sociale arcaica, da un’agricoltura arretrata

e da un’industrializzazione ancora imperfetta e

limitata 135

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Il comunismo di guerra

• Soppressione della proprietà privata e del mercato

• Abolizione della proprietà della terra ed avvio a

forme collettivistiche di coltivazione

• Nazionalizzazione delle principali industrie, delle

banche e del commercio estero

• Requisizione dei prodotti e loro distribuzione

pianificata

• Conseguenze catastrofiche per il calo della

produttività (soprattutto in agricoltura)

• Aumento della circolazione della moneta e

conseguente crollo del suo potere di acquisto

• Revisione dei programmi del governo 136

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La crisi del 1921 e la “NEP”

• Progressiva riduzione dell’afflusso della produzione

agricola verso la città, in seguito alla contrazione

della sua produzione

• Risultati fallimentari delle requisizioni di prodotti

agricoli, operate dal governo

• Crisi del 1921: a seguito del crollo della produzione

industriale (a causa dell’obsolescenza degli impianti

e delle difficoltà di approvvigionamento di materie

prime), del crollo del commercio estero e del forte

calo degli scambi interni 137

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La crisi del 1921 e la “NEP”

• Lenin e la Nuova Politica Economica

• Privatizzazione delle piccolissime imprese (con

meno di 10 operai), autorizzazione alla creazione di

altre imprese di piccolissime dimensioni e

concessioni alle imprese straniere

• Intensificazione del controllo statale sulle maggiori

imprese (tutte di sua proprietà)

• Serrato controllo, oltre che sulle industrie chiave,

anche sul commercio estero, sulle banche e sugli

uffici centrali di pianificazione 138

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La crisi del 1921 e la “NEP”

• Ripristino di una sostanziale libertà in agricoltura

con risultati molto soddisfacenti in termini di

produzione e di produttività

• Comparsa dei “nepmen” (piccoli industriali e

mercanti arricchiti) e dei kulaki (contadini agiati)

• Sviluppo di stratificazioni sociali nelle città e nelle

campagne

• Morte di Lenin nel 1924 e fine della fase politica

più tollerante 139

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

Stalin e la pianificazione

• Affermazione dell’ideologia propugnata da Stalin e

dal suo partito, orientata a collettivizzare

nuovamente la gestione delle terre e a procedere

ad un’industrializzazione massiccia

• Soppressione di qualsiasi forma di autonomia

personale nelle decisioni economiche

• Avvio della pianificazione e della crescita di tipo

estensivo della produzione industriale 140

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La pianificazione tra il 1928 ed il 1953

• Obiettivi della pianificazione: esigenze di difesa

nazionale, di approvvigionamenti regolari alle città e

di stornare gran parte delle entrate fiscali a favore

dell’industrializzazione

• Livelli di partenza nella produzione agricola ed

industriale: pressoché pari a quelli del 1913

• Con l’avvio del I piano quinquennale (1928-32):

espropriazione rapida e sistematica di quasi tutta la

proprietà contadina e soppressione della resistenza

dei kulachi, attraverso il massacro e la

deportazione in Siberia

• Creazione dei sovkhoz e dei kolkhoz 141

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La pianificazione tra il 1928 ed il 1953

• Sovkhoz: aziende modello con priorità nelle

forniture di attrezzature, direttamente amministrate

dallo Stato, attraverso l’utilizzo di tecnici scelti e di

manodopera salariata

• Kolkhoz: cooperative agricole obbligatorie (con

contadini organizzati in squadre e remunerati a

giornata lavorativa)

• Nel campo industriale: concentrazione delle risorse

e del lavoro nel potenziamento delle industrie di

base 142

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La pianificazione tra il 1928 ed il 1953

• Nel campo lavorativo: introduzione del divieto dello

spostamento della popolazione rurale

• Principali effetti negativi del I piano quinquennale:

scomparsa dell’economia di mercato,

abbassamento dei consumi e del tenore di vita

della popolazione

• Risultati del II e III piano quinquennale:

accentuazione della sproporzione tra la produzione

dei beni strumentali e quella dei beni di consumo, a

tutto svantaggio di questi ultimi 143

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La pianificazione tra il 1928 ed il 1953

• Caratteristiche dell’andamento industriale: aumento

quantitativo a scapito della qualità e produttività

(crescita di tipo estensivo) con aumento degli

scompensi tra le produzioni complementari

• Effetti delle scelte economico-politiche in campo

agricolo: espansione prevalente delle aziende

agricole cooperative (diffusesi sul 99% della

superficie agraria) e fluttuazioni accentuate nei

livelli della produzione

• Nel corso del III piano (1938-42): rallentamento

della produzione globale a causa dell’inazione dei

nuovi tecnici e dirigenti (subentrati ai precedenti,

accusati di avere sabotato la realizzazione dei

piani) 144

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La pianificazione tra il 1928 ed il 1953

• Con il IV (1946-50) ed il V (1951-55) piano

quinquennale: nuovi grossi impegno e sacrifici per il

raggiungimento di obiettivi ambiziosi, attribuendo

sempre priorità all’industria pesante

• Mezzi utilizzati per il finanziamento dei piani: prestiti

facoltativi, profitti d’impresa ed imposizione fiscale

sul volume degli affari (con un’incidenza 10 volte

superiore sui beni di consumo)

• Risultati della pianificazione in agricoltura: piuttosto

deludenti 145

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La pianificazione tra il 1928 ed il 1953

• Effetti dell’adesione obbligatoria ai Kolkhoz sul

patrimonio zootecnico: forte contrazione della

consistenza (per il volontario abbattimento di

numerosissimi capi prima dell’entrata nei Kolkhoz

• Sviluppo industriale: realizzato in gran parte in

comparti ad alta intensità di capitali, con

conseguente scarso assorbimento di manodopera

• Costi dell’industrializzazione: largamente dirottati

verso la popolazione contadina, costretta ad

acquistare beni industriali a prezzi elevati e a

vendere beni agricoli a prezzi bassissimi 146

INDUSTRIALIZZAZIONE IN RUSSIA

La pianificazione tra il 1928 ed il 1953

• Evoluzione dell’economia sovietica nel periodo

1928-40: sviluppi consistenti nell’industria pesante

ed in particolare nell’industria meccanica e chimica,

progressi spettacolari dei servizi sociali e culturali,

esordio dell’industria dell’alluminio e modesti

progressi nell’industria leggera ed alimentare

• Pianificazione fino alla morte di Stalin (1953):

insieme di scelte politiche tradotte in cifre materiali

dall’organismo preposto alla pianificazione

(Gosplan)

• Enormi costi dell’industrializzazione sovietica 147

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

L’economia cinese tra il 1850 ed il 1949

• Vastità dell’estensione territoriale, peculiarità

climatiche, geo-fisiche ed idrogeologiche

• Eventi critici del XIX secolo: disfacimento del potere

centrale, gravi inondazioni e carestie

• Economia cinese intorno alla metà del XIX secolo:

economia preindustriale avanzata (debole

meccanizzazione e schiacciante prevalenza

dell’incidenza di un settore agricolo caratterizzato

da bassa produttività)

• Avvio stentato del decollo industriale soltanto alla

fine del XIX secolo 148

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

L’economia cinese tra il 1850 ed il 1949

• Protratta inconsapevolezza dell’inferiorità tecnica

del Paese rispetto all’Occidente

• Disprezzo dei cinesi per la cultura occidentale

• Indifferenza delle classi dirigenti in materia di

sviluppo economico

• Avvio del processo di industrializzazione per

iniziativa degli occidentali

• Iniziative estere anche nel campo dei servizi

finanziari ed in quello dei trasporti 149

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

L’economia cinese tra il 1850 ed il 1949

• Inizio di una nuova fase espansiva a partire dal

1895 (guerra cino-giapponese)

• Promozione governativa dello sviluppo industriale

(a vantaggio soprattutto delle industrie tessili della

filatura)

• Ulteriori stimoli allo sviluppo del comparto tessile

(sempre soprattutto nel settore della filatura), con la

creazione di nuovi stabilimenti fondati da cinesi

• Progressi modesti e lenti nel settore della tessitura

nel periodo tra le due guerre, ad opera dei

giapponesi 150

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

L’economia cinese tra il 1850 ed il 1949

• Grande importanza degli investimenti esteri (inglesi,

russi e giapponesi) sino allo scoppio della II guerra

mondiale

• Sfruttamento straniero della presenza locale di

moltissima manodopera non qualificata e, quindi, a

basso prezzo

• Primi segni di organizzazione sindacale alla vigilia

della II guerra mondiale 151

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Assetti politici tra il 1911 ed il 1949

• Rovesciamento della dinastia Manciu e subentro di

un governo militare

• Alleanza tra il partito militare e quello comunista

• Occupazione di gran parte del paese (nel 1926) ad

opera dell’esercito comandato da Chang-Kai-Chek

• Fine del connubio tra il partito militare e quello

comunista (nel 1927) ed inizio del periodo di

clandestinità per il partito comunista

• La “lunga marcia” del 1939 (di Mao-Tse-Tung e dei

suoi seguaci) 152

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Assetti politici tra il 1911 ed il 1949

• Nuovo connubio tra il partito militare e quello

comunista in occasione della guerra contro il

Giappone

• Ripresa delle ostilità interne dopo la capitolazione

del Giappone

• Successo del comunismo e proclamazione della

Repubblica popolare cinese nel 1949

• Mao-Tse-Tung: I presidente 153

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Riforma agraria

• Immediati interventi nel regime fondiario per

correggervi le forti sperequazioni

• Con la legge del 1950: espropriazione

rivoluzionaria, senza alcun indennizzo, a danno dei

proprietari non coltivatori e di quelli che si servivano

di salariati; attribuzione (agli ex proprietari terrieri

ed ai contadini) di un piccolo appezzamento

sufficiente a soddisfare le esigenze primarie

(minima unità culturale)

• Conseguente eccessiva parcellizzazione della terra

154

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Riforma agraria

• Per contenere un esodo troppo rapido dalle

campagne, al fine di finanziare l’industrializzazione

mediante il prelievo sui raccolti e di assicurare

l’approvvigionamento delle città: ricorso alla

maggiore e migliore utilizzazione del lavoro umano,

alla riduzione del reddito reale del contadino e al

controllo della produzione

• Raggiungimento dei risultati programmati in modo

graduale ed attraverso la creazione di sei milioni di

squadre (1952) 155

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Riforma agraria

• Fase dell’aiuto reciproco temporaneo (sola

collaborazione nel periodo del raccolto delle diverse

colture)

• Fase dell’aiuto reciproco permanente (condivisione

delle scarse attrezzature, utilizzo di sementi

selezionate, migliore divisione del lavoro,

accrescimento della produttività)

• Fase della costituzione delle cooperative (con la

condivisione della terra, oltre che delle attrezzature

e degli animali, con il controllo dello Stato sulle

scelte colturali, sulle distribuzioni di sementi,

concimi, macchine agricole, a titolo oneroso) 156

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Riforma agraria

• A partire dal 1954: appartenenza obbligatoria dei

contadini alle cooperative, cancellazione della

proprietà privata e generalizzata distribuzione dei

frutti sulla base delle giornate lavorative prestate

• Risultati positivi nel breve-medio periodo, con

sensibili miglioramenti delle condizioni di vita del

ceto contadino 157

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Progressi industriali tra il 1949 ed il 1958

• Immediata nazionalizzazione delle imprese

“capitalistiche”, imposizione di pesanti multe sui

guadagni illeciti delle aziende e destinazione dei

proventi così incamerati a favore delle imprese

pubbliche, estensione del controllo statale su tutto il

settore privato urbano

• Primo piano industriale (1950-1957): caratterizzato

dall’adozione di un modello di sviluppo similare a

quello sovietico, da forti legami con l’Urss 158

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Progressi industriali tra il 1949 ed il 1958

• Nella prima fase: massiccia mobilitazione della

manodopera per favorire uno sviluppo industriale

ad alta intensità di lavoro, al fine di supplire alla

modestia dei capitali impiegati, nonostante la

maggiore rilevanza degli investimenti effettuati nel

settore industriale rispetto a quelli effettuati nei

trasporti, in agricoltura e nell’educazione

• Con il secondo piano industriale (1958-1962):

obiettivi ambiziosi (specialmente in campo

industriale) ma risultati estremamente deludenti 159

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Progressi industriali tra il 1949 ed il 1958

• Diffuso malcontento per la preferenza accordata

all’industria pesante

• Preoccupante disoccupazione ed insuccesso del

serrato controllo delle nascite

• Rivendicazioni della gioventù e degli intellettuali, di

una radicale democratizzazione della vita politica

160

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Dal grande balzo alla rivoluzione culturale

• Progressivo abbandono del modello di sviluppo

sovietico e cambiamento di strategie economiche

• Ritiro di tecnici e consiglieri (nel 1960)

• Realizzazione di acciaierie nelle campagne e di

grandi opere pubbliche (dighe e sistemi di

irrigazione) con risultati fallimentari

• Massicci investimenti finanziari nelle industrie di

base

• Massicci investimenti in manodopera (mobilitazione

delle masse) in tutti gli altri comparti 161

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Dal grande balzo alla rivoluzione culturale

• Raggruppamento delle cooperative in comuni

popolari

• Indottrinamento politico attraverso slogan

• Caos e risultati deludenti in ogni ambito

• Crisi senza precedenti (1959-61): conclusione assai

poco edificante del “grande balzo”

• Aggravamento della situazione politica a seguito

delle crescenti tensioni tra il partito popolare cinese

ed il partito comunista sovietico 162

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Dal grande balzo alla rivoluzione culturale

• Drastico cambiamento di rotta nelle scelte politiche

della classe dirigente

• Attribuzione di un’importanza maggiore alle

industrie dei beni di consumo

• Dirottamento verso le campagne della popolazione

in eccesso

• Nelle campagne: ripristino delle cooperative e della

piccola proprietà individuale (ritorno alle “piccole

libertà”) sempre con scarsi risultati 163

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Dal grande balzo alla rivoluzione culturale

• Ricorso a nuovi espedienti per stimolare lo sviluppo

economico: appello alla “rivoluzione culturale”

(invito alla partecipazione alla vita pubblica),

introduzione di incentivi in campo industriale,

miglioramento dei salari, bonifiche ed altri interventi

nelle campagne

• Innesco di una fase di crescita (1960-65) con

risultati di rilievo, quali, soprattutto l’anticipato

rimborso dei prestiti all’Urss

• Risultati soddisfacenti anche nel Terzo piano

quinquennale (1965-70) 164

INDUSTRIALIZZAZIONE IN CINA

Modelli di sviluppo cinese e sovietico: differenze

• Nel modello cinese: pianificazione molto più

decentrata, nazionalizzazione meno spinta della

collettivizzazione, rapporto tra la mobilitazione dei

capitali e quella del lavoro più favorevole alla

seconda

• Battaglia alla mendicità grazie ad un minore

impiego di capitali nelle campagne e nelle industrie

leggere 165

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Nella seconda guerra mondiale: impiego di potenti

strumenti bellici con coinvolgimento di numerosi

Stati e devastazione di vasti territori

• Ulteriore indebolimento della posizione economico-

politica europea in campo internazionale: per i

danni agli apparati industriali, alle abitazioni, alle vie

di comunicazione e ai diversi settori produttivi; per

la grave paralisi dei rapporti commerciali; per il

collasso della finanza pubblica; per la perdita dei

vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle colonie;

per le tensioni politiche e sociali 166

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Dopo la seconda guerra mondiale, nello scenario

internazionale: passaggio da un equilibrio

multipolare ad un equilibrio bipolare; cessazione

della centralità europea; nuovo assetto delle

relazioni internazionali

• Influenza sull’organizzazione politica post-bellica

delle due superpotenze Usa ed Urss

• Sforzi dell’Urss per proporsi come alternativa agli

Usa, superiori economicamente, politicamente e

militarmente 167

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Sviluppo crescente dell’antagonismo Usa – Urss:

guerra fredda con scontri in varie parti del mondo

• Costituzione della Nato con il Patto Atlantico (1949)

• Costituzione dell’alleanza militare del blocco

comunista (alter ego della Nato) con il Patto di

Varsavia (1955)

• 2 blocchi politici = 2 blocchi economici

• Ruolo importantissimo degli Usa nella ricostruzione

dell’Europa occidentale (con rafforzamento della

loro influenza politica) 168

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Primi aiuti elargiti dagli Usa nel 1943-44:

distribuzioni di prodotti alimentari e di prima

necessità (aiuti Unrra)

• Interesse degli Usa per le sorti dell’economia

europea: dettato sia da motivazioni economiche, sia

da motivazioni politiche

• Conferenza di Bretton Woods nel 1944: organizzata

dagli Usa, al fine di ristabilire l’ordine nel marasma

finanziario internazionale, sì da incoraggiare la

ripresa rapida delle relazioni internazionali, in un

clima di collaborazione 169

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Proposte avanzate nella Conferenza di Bretton

Woods: proposta di Keynes e proposta di White

• Proposta di Keynes: modello di rapporti economici

paritari, con utilizzo di una nuova moneta (bancor) e

con la creazione di un’unica banca centrale

(modello più adatto alle esigenze dei paesi europei,

afflitti da una cronica carenza di riserve auree)

• Proposta di White: ripristino del Gold Exchange

Standard (per conferimento al dollaro del ruolo di

riserva mondiale) 170

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Risultati della Conferenza di Bretton Woods:

accoglimento della proposta di White e accordi per

la creazione del Fondo Monetario Internazionale

(Fmi) e della Banca Internazionale per la

Ricostruzione e lo Sviluppo (Birs)

• Scopi fondamentali del Fmi: cooperazione

monetaria ed espansione commerciale

• Prassi per l’adesione al Fmi: versamento quote per

il 25% in oro e per il restante 75% nella valute delle

nazioni aderenti 171

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Scopi fondamentali della Birs, al momento della sua

istituzione: concessione di prestiti agli Stati membri,

per la ricostruzione e lo sviluppo delle rispettive

economie

• Ruolo effettivamente svolto dalla Birs: assai

modesto nella fase della ricostruzione (per la

scarsità delle dotazioni); molto più significativo, nei

periodi successivi, a vantaggio dei paesi in via di

sviluppo 172

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Nel ’47, dopo una lunga negoziazione, concessione

di un prestito statunitense alla Gran Bretagna, per

agevolare l’ingresso della sterlina nel Gold

Exchange Standard, quale valuta secondaria

(convertibile in dollari)

• Breve durata del regime di convertibilità della

sterlina

• Fallimento dell’esperimento del ritorno alla

convertibilità della sterlina: prova inconfutabile dello

“squilibrio fondamentale” nei rapporti tra gli Usa ed il

resto del mondo 173

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Enorme esposizione debitoria dei Paesi europei

verso gli Usa (dollar gap: vuoto del dollaro):

indiscutibile impedimento all’immediato ritorno al

Gold Exchange Standard

• Presa di coscienza degli Usa in merito alla

situazione di grave malessere in cui versava

l’Europa ed ideazione del Piano Marshall

• Con il Piano Marshall: oltre che aiuti ai singoli stati,

anche aiuti agli organismi d’integrazione e

cooperazione internazionale

• Immediata creazione dell’Oece 174

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Funzioni dell’Oece: ripartizione dei finanziamenti tra

gli Stati membri e controllo sull’utilizzazione degli

stessi

• Incremento degli scambi ed avvio al multilateralismo

già a partire dal 1948 grazie all’accordo di

compensazione multilaterale connesso alla

ripartizione degli aiuti del Piano Marshall (aiuti diretti

per finanziare deficit in $; aiuti indiretti per

fronteggiare deficit verso altri paesi dell’Oece) 175

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Creazione della Uep (Unione europea dei

pagamenti) nel 1950 e suo funzionamento sino

all’istituzione dell’Ame (Accordo monetario europeo)

nel 1958

• Con la Uep: compensazione automatica tra saldi

debitori e creditori ed introduzione di un sistema di

pagamenti internazionali basato su regole di calcolo

peculiari e di grande utilità per il graduale ritorno

alla normalità 176

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• A partire dal 1954: riduzione degli automatismi

della Uep (aumento della percentuale di pagamento

da effettuare in oro, entro l’ambito delle quote con

progressiva riduzione della percentuale a carico

dell’istituzione)

• Con l’Ame: libera convertibilità tra le monete dei

paesi europei e tra queste ed il dollaro statunitense

e canadese

• Integrazione tra gli Stati europei: voluta ed

incoraggiata dagli Usa, a garanzia della stabilità

politica degli stessi (per sottrarli ai pericolosi influssi

del comunismo 177

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Caute e limitate le prime iniziative d’integrazione; di

sempre più ampio respiro le iniziative successive

• Nel 1948: nascita del Benelux (area di libero

scambio tra Belgio, Olanda e Lussemburgo)

• Nel 1950: avvio di trattative per la costituzione della

Ceca (immediata risposta affermativa della

Germania alla proposta della Francia e pronta

adesione del Belgio, dell’Olanda, del Lussemburgo

e dell’Italia) 178

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Nel 1951: istituzione della Ceca, al fine di creare un

mercato comune nel settore carbo-siderurgico,

d’incrementare produzione e produttività del

comparto, di ridurre i prezzi del carbone e

dell’acciaio

• Successi della Ceca: potente stimolo per procedere

sulla strada dell’integrazione

• Nel 1957: costituzione dell’Euratom e del Mec

(Cee), con l’adesione degli stessi Paesi facenti

parte della Ceca 179

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Obiettivi dell’Euratom: regolamentazione di tipo

comunitario nel settore dell’energia atomica (per

l’enorme rilevanza politica e strategica della stesso

e per gli ingenti investimenti necessari

• Obiettivi della Cee: graduale liberalizzazione nella

circolazione di merci, di capitali e di persone;

introduzione di un’unica tariffa esterna comune;

attuazione di politiche comuni in campi diversi

• Nel 1960: creazione dell’Efta (con la partecipazione

della Gran Bretagna, dei Paesi scandinavi, della

Svizzera, dell’Austria e del Portogallo) 180

IL PROCESSO DI INTEGRAZIONE EUROPEA

Conseguenze della II guerra mondiale

• Unico obiettivo dell’Efta: la creazione di una zona di

libera scambio, esclusivamente per i prodotti

industriali

• Risultati della Cee: nettamente superiori a quelli

dell’Efta

• Nel 1961: opposizione di De Gaulle alla richiesta

della Gran Bretagna di entrare nella Cee

• Soltanto negli anni ’70: ingresso, nella Cee, della

Gran Bretagna, dell’Irlanda e della Danimarca

• Negli anni ’80: ingresso, nella Cee, della Grecia,

della Spagna e del Portogallo 181

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

La ripresa economica del II dopoguerra

• Dopo una ripresa rapida ma breve, avvio di una

fase gravemente involutiva

• Crisi produttiva aggravata dal problema del dollar

gap (vuoto del dollaro, ossia sua carenza

generalizzata in tutte le banche centrali dei Paesi

europei)

• A partire dagli ultimi anni ’40, grazie agli aiuti del

Piano Marshall: ripresa abbastanza rapida,

considerate le difficili condizioni di partenza

• Negli anni ’47-’50: progressi più rapidi in Francia e

Gran Bretagna (Paesi vincitori) 182

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

La ripresa economica del II dopoguerra

• Nel ’51, in Germania e in Italia: superamento dei

livelli produttivi prebellici ed avvio di una fase di

crescita economica senza precedenti

• Tra il ’56 ed il ’71, in merito ai ritmi di crescita del Pil

nell’ambito dei Paesi: ribaltamento delle posizioni

ed affermazione, ai primi posti, dell’Italia, della

Germania, della Svizzera e della Danimarca

• In Italia e Germania: ritmi d’incremento della

produttività più elevati che in Usa (sempre al I posto

in termini di produttività intesa come valore

assoluto) 183

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

La ripresa economica del II dopoguerra

• Principali fattori del rapido progresso dei Paesi

dell’Europa occidentale: 1) aiuti Usa; 2) avvio del

processo di riordino del sistema monetario

internazionale; 3) cooperazione tra vari Paesi a

livello mondiale nei rapporti di scambio, soprattutto

attraverso la stipula del G.A.T.T.(accordo generale

sulle tariffe e sul commercio, divenuto operante nel

1955)

• Scopi del G.A.T.T.: sviluppo del commercio

internazionale attraverso la progressiva riduzione

dei dazi doganali e delle restrizioni degli scambi,

sino a realizzare l’applicazione generalizzata della

clausola della nazione più favorita 184

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

La ripresa economica del II dopoguerra

• Adozione di strategie riformatrici ispirate alle

ideologie della sinistra in diversi paesi dell’Europa

occidentale (nonostante i vincoli connessi

all’accesso e alla fruizione degli aiuti Usa)

• Nei paesi dell’Europa occidentale con ruolo attivo di

governo dei partiti di sinistra: politica volta, oltre che

al perseguimento dello sviluppo economico, anche

al conseguimento della massima occupazione,

dell’espansione del settore pubblico e

dell’estensione delle nuove garanzie sociali 185

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

La ripresa economica del II dopoguerra

• Rafforzamento del ruolo dello Stato anche in

alcune nazioni europee dominate da governi

liberali

• Nella maggioranza delle nazioni europee:

nazionalizzazioni e politiche di programmazione

per favorire un maggiore controllo statale

dell’economia

• Politiche di piano negli Stati dell’Europa

occidentale: finalizzate a mobilitare i settori-chiave

dell’economia, ma ispirate a principi

profondamente diversi da quelli vigenti nei paesi

comunisti 186

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

La Gran Bretagna nel II dopoguerra

• Nazionalizzazione della Banca d’Inghilterra, delle

industrie del carbone e dell’acciaio e delle imprese

di servizi d’interesse pubblico (elettricità, gas,

trasporti)

• Varo di una politica fiscale fortemente progressiva

• Avvento del Welfare State (assicurazioni sociali +

servizio collettivo dell’assistenza sanitaria)

• Risultati deludenti della programmazione attuata tra

il 1948 ed il 1952, al fine di promuovere una rapida

ripresa dell’economia 187

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

La Francia nel II dopoguerra

• Nella I fase, sotto i governi De Gaulle (sino al 1946):

utilizzo delle nazionalizzazioni quale strumento per

consolidare l’unità nazionale e rafforzare il potere

dello Stato (nazionalizzazione della Banca di

Francia, delle quattro principali banche di deposito,

dei trasporti aerei, delle miniere di carbone, delle

società accusate di collaborazionismo con i

tedeschi)

• Nella II fase: nazionalizzazione senza statizzazione

e passaggio ad una gestione tripartita (Stato,

lavoratori, consumatori) delle imprese del gas e

dell’elettricità e delle compagnie di assicurazione

• Ruolo importantissimo della programmazione 188

GLI ANNI DELLA RICOSTRUZIONE

Olanda, Belgio e Germania nel II dopoguerra

• In Olanda: scarsa importanza delle

nazionalizzazioni

• In Belgio: importanza delle nazionalizzazioni

piuttosto modesta, ma introduzione di un

sistema collettivo di previdenza garantito

dallo Stato a favore di tutti i salariati 189

L’Italia nel I decennio post-unitario

• Creazione delle condizioni necessarie a

garantire l’effettivo esercizio dei poteri dello

Stato (soprattutto a tutela dell’ordine pubblico,

della giustizia e della difesa nazionale)

• Abolizione delle barriere daziarie interne ed

adozione di tariffe daziarie unificate nei rapporti

con l’esterno

• Primi interventi per mitigare le persistenti

difficoltà della circolazione dei beni (lentezza e

alto costo dei trasporti)

L’Italia nel I decennio post-unitario

• Scelta di una tariffa daziaria di tipo liberista

ossia della tariffa doganale dell’ex Regno di

Piemonte e Sardegna, al fine di:

1) estendere, all’intero territorio nazionale, gli

effetti positivi prodotti dalla politica di Cavour nel

decennio pre-unitario;

2) consolidare i legami con la Francia e

l’Inghilterra;

3) agevolare le esportazioni italiane di prodotti

agricoli e semilavorati

L’Italia nel I decennio post-unitario

• Stipula di accordi commerciali con diverse

nazioni europee ed ampliamento dei mercati

di sbocco per i nostri prodotti agricoli in cambio

dell’apertura del mercato italiano ai prodotti

industriali esteri

• Effetti negativi della politica liberista:

a) disincentivo agli ulteriori sviluppi del settore

industriale;

b) causa del fallimento delle imprese marginali

meridionali, precedentemente protette dagli alti

dazi dell’ex Regno delle Due Sicilie

L’Italia nel I decennio post-unitario

• Aggravamento del problema del debito pubblico

e del crescente disavanzo attraverso l’emissione

di titoli di Stato e la loro collocazione anche

all’estero

• Ulteriore assottigliamento delle riserve auree, in

seguito al massiccio acquisto dei titoli della

Rendita Italiana sui mercati esteri, al ritiro degli

investimenti esteri ed alle imponenti spese

militari affrontate in occasione della guerra

contro l’Austria, per la conquista del Veneto

(1866)

L’Italia nel I decennio post-unitario

• Abbandono della convertibilità aurea ed

introduzione del corso forzoso (1866)

• Conseguente svalutazione monetaria e perdita

di credibilità della lira

• Politica economica per il risanamento del

bilancio:

a) inasprimento fiscale;

b) emissione di carta moneta in regime di corso

forzoso;

c) vendita di terre demaniali e di terre

espropriate alla Chiesa

L’Italia nel I decennio post-unitario

• Drenaggio di capitali dal Meridione (attraverso la

vendita delle terre demaniali e dell’asse

ecclesiastico) ed aggravamento del dualismo

Nord-Sud

• Allargamento della forbice tra i livelli di sviluppo

dell’economia italiana ed i livelli raggiunti dai

paesi più industrializzati

• Concentrazione degli sviluppi delle industrie

leggere (soprattutto tessili) nelle aree del nord (in

Piemonte, Lombardia e Liguria)

La svolta protezionistica

• Nel 1874, denuncia, all’opinione pubblica, delle

condizioni di sottosviluppo del Meridione e del

disinteresse, al problema, mostrato dalla politica

economica liberista

• Costituzione di associazioni per il progresso

degli studi economici, ispirate alla scuola storica

ed alla scuola classica

• Nel 1876, raggiungimento del pareggio di

bilancio e rivalutazione della lira

• Nel 1876, ascesa della Sinistra al potere ed

avvio del riesame critico della politica liberista

attuata dai governi della Destra storica

La svolta protezionistica

• A partire dalla metà degli anni ‘70, progressivo

aggravamento della crisi agraria europea,

manifestatasi in seguito alla riduzione dei costi

di trasporto (rivoluzione dei trasporti)

• Arrivo sui mercati europei di grandi quantitativi di

prodotti agricoli americani e russi a bassi costi

• Estensione della crisi anche in altri settori

dell’attività economica

• Approvazione, nel 1878, di una tariffa doganale

a protezione dell’industria tessile e del frumento,

secondo una logica di semplice difesa della

struttura economica esistente

La svolta protezionistica

• Nel 1880, grazie alle condizioni favorevoli della

finanza statale, del credito e della bilancia

commerciale: creazione delle premesse per il

ritorno alla convertibilità della lira

• Nel 1883, ritorno alla libera convertibilità della

moneta

• Rivalutazione della lira e riconquista della

credibilità internazionale con conseguente

afflusso di capitali esteri

• A seguito dell’adozione di una politica creditizia

di tipo espansivo: avvio di operazioni

speculative, specie nelle aree urbane di Roma e

Napoli

La svolta protezionistica

• Pericoloso coinvolgimento di grandi banche e di

istituti di emissione nelle attività speculative

• Nel 1881, denuncia anticipata del trattato

commerciale con la Francia, nell’errata

convinzione di averne il minor danno

• Nel 1882: stipula del patto della Triplice Alleanza

tra l’Italia, la Germania e l’Austria-Ungheria

• Nel 1884: fondazione della Terni

• Crisi nel settore edilizio, a causa degli eccessi

speculativi

• Crisi agraria, a causa del calo dei prezzi di

diversi prodotti agricoli sui mercati internazionali

La svolta protezionistica

• Nel 1887: svolta protezionistica

• “Guerra commerciale” con la Francia

• Stipula di trattati commerciali (con l’Austria-

Ungheria, la Svizzera e la Germania)

• Svolta radicale negli orientamenti di politica

economica nazionale

• Accantonamento del principio tradizionale del

pareggio di bilancio ed intensificazione degli

investimenti con finalità produttivistiche

La svolta protezionistica

• Principali strumenti di sostegno statale

all’industria: sovvenzioni, commesse a prezzi

remunerativi e premi

• Imponenti commesse per la costruzione di

ferrovie e per le forniture di materiale bellico

(funzionali alla politica militaristica e

colonialistica, inaugurata con la stipula della

Triplice Alleanza)

• Conseguente notevole incremento degli

investimenti nei rami siderurgico, cantieristico,

chimico, meccanico…

La svolta protezionistica

• Ruolo delle due più importanti banche di affari

(su modello francese), ossia del Credito

Mobiliare e della Banca Generale nel

finanziamento industriale

• Grave crisi del sistema bancario dei primi anni

’90 e sparizione di molte delle banche di

credito su modello francese

• Riforma bancaria del 1893 e riduzione del

numero degli istituti di emissione da 6 a 3

(Banca d’Italia, Banco di Napoli e Banco di

Sicilia)

La svolta protezionistica

• Soppressione della Banca Romana

• Creazione della Banca d’Italia dalla fusione di 3

preesistenti istituti di emissione (Banca Nazionale

nel Regno d’Italia, Banca Toscana di Credito e

Banca Nazionale Toscana)

• Tra il 1894 ed il 1895, costituzione di due

importanti “banche miste”, ispirate al modello

tedesco e prevalentemente finanziate con capitali

svizzeri e tedeschi: la Banca Commerciale ed il

Credito Italiano

• Nelle “banche miste”: sfasamento tra i tempi della

raccolta dei capitali e quello del loro impiego nel

medio e lungo termine

Decollo economico

• Fine della depressione degli anni 1888-1896

• Dal 1896 al 1926: fase ascendente del ciclo

Kondrat’ev, caratterizzata dallo sviluppo dei

settori dell’elettricità e del motore a scoppio (e, di

riflesso, anche nei settori della siderurgia, della

chimica e della meccanica)

• Notevoli aumenti del PIL totale e del PIL pro

capite in Europa, Giappone ed USA e sviluppo

notevole degli scambi grazie ai prezzi in ascesa

• Nuove economie dominanti: Germania ed USA

• In Italia: intensificazione dell’intervento dello

Stato nell’economia, attraverso commesse,

sovvenzioni e anticipazioni

Decollo economico

• Riflessi positivi della politica protezionistica ed

incisività del ruolo delle banche “miste”

• Tra il 1896 ed il 1913: raddoppio della produzione

industriale, grazie agli elevati saggi di sviluppo dei

comparti elettrico, meccanico, chimico,

metallurgico, alimentare, minerario e tessile

• Accentuazione del carattere dualistico

dell’economia italiana in seguito all’ulteriore

concentrazione delle attività industriali nelle regioni

settentrionali

• Crescita costante del settore alimentare ed in

particolare nell’industria dello zucchero, protetta da

altissimi dazi doganali

Decollo economico

• Crescita di enormi dimensioni nella produzione

di energia idroelettrica grazie alla trasmissione a

distanza dell’elettricità (nel 1914, superamento

della Francia) e all’intervento di alcune aziende

elettromeccaniche svizzere e tedesche e delle

grandi banche di investimento (soprattutto della

Comit)

• Progressi vistosi nel comparto chimico: grazie

sostegno finanziario delle due più importanti

banche miste ed alla forte richiesta di fertilizzanti

e di prodotti chimici vari

Decollo economico

• Nel 1884, costituzione della Terni, per la

produzione di acciaio dal rottame, con il sostegno

finanziario del Credito mobiliare e della Banca

generale

• Successivo decollo del comparto siderurgico,

grazie all’aiuto di una protezione doganale molto

forte e all’appoggio finanziario dello Stato e delle

banche miste (soprattutto Comit e del Credit)

• Fondazione (tra gli ultimi anni dell’Ottocento ed i

primi anni del Novecento) della Società Elba,della

Società Altiforni e Fonderie di Piombino, dell’Ilva

Decollo economico

• Creazione di un grosso impianto siderurgico a

Bagnoli (1905): attuata dall’Ilva per potere usufruire

delle diverse agevolazioni previste a favore delle

imprese produttrici di acciaio nel Mezzogiorno

(agevolazioni fiscali, crediti agevolati, erogazione di

forza motrice sottocosto, concessione per

l’estrazione di 200.000 tonnellate di ferro dall’Isola

d’Elba)

• Crisi congiunturale del 1907 nel comparto

siderurgico, con coinvolgimento delle banche miste

cointeressate

• Ritiro dell’appoggio finanziario alla siderurgia da

parte delle banche miste

Decollo economico

• Intervento del governo Giolitti, per sollecitare

l’appoggio finanziario della Comit e del Credit a

favore della siderurgia

• Tra il 1909 ed il 1910: richiesta di una maggiore

protezione doganale a favore della siderurgia

• Nel 1911, accordo nell’ambito di un Consorzio di

banche (Banca d’Italia, Comit, Credit, Società

Bancaria ed alcune Casse di Risparmio) per la

sistemazione dei debiti a breve di un Consorzio

di grandi imprese siderurgiche

• Nella siderurgia: riorganizzazione e blocco

quinquennale degli investimenti (secondo quanto

imposto dal consorzio delle banche)

Decollo economico

• Sviluppi elevati e competitivi nella cantieristica,

nella produzione di materiale ferroviario e di armi,

nella meccanica di precisione, nell’industria

automobilistica

• Creazione dell’Unione filatori nel 1910 e

dell’Istituto cotoniero italiano nel 1913

• Crescita della produzione e della produttività

anche nel settore primario con crescita delle

esportazioni

• Passaggio di una consistente fetta della

popolazione dall’agricoltura all’industria

• Progressi nelle pianure settentrionali superiori

rispetto a quelli delle aree a coltura intensiva del

centro-sud

Decollo economico

• Risultati positivi del settore agricolo: dovuti alla

protezione doganale, alla stipula di trattati

commerciali, alla riduzione dell’imposta fondiaria,

alle opere di bonifica, al potenziamento

dell’istruzione e della sperimentazione agraria

• A partire dall’inizio del XX secolo: maggiore

tolleranza verso le rivendicazioni operaie ed

emanazione delle prime leggi a tutela delle donne,

dei minori e della maternità

• Istituzione dell’Ufficio Centrale del Lavoro e del

Consiglio Superiore del Lavoro, nel 1902, e della

Confederazione Generale del Lavoro, nel 1906

L’economia durante la I guerra mondiale

• Nel 1914, in regime di neutralità: forniture ai paesi

belligeranti

• Nel 1914, istituzione del CSVI (Consorzio

Sovvenzioni su valori industriali), con capitale

sottoscritto dai tre istituti di emissione

• Sostituzione di Giolitti con Salandra e formazione di

un blocco di potere favorevole all’entrata in guerra,

costituito da liberali, conservatori, nazionalisti ed

industriali

• Con l’entrata in guerra (nel 1915): immediata

istituzione dei Comitati regionali per la mobilitazione

ed il coordinamento della produzione bellica

L’economia durante la I guerra mondiale

• Stabilimenti ausiliari: caratteristiche

• Effetti della domanda per esigenze belliche sulle

principali industrie siderurgiche, cantieristiche,

meccaniche e aeronautiche

• Ruolo complementare dello Stato e delle banche

miste

• Considerevole aumento dei profitti ed aumento

della produzione anche nell’industria idroelettrica

ed in quella chimica

• Razionamento alimentare, crescente debilitazione

fisica della popolazione e gravi conseguenze per

l’epidemia influenzale della Spagnola

• Accentuazione del dualismo Nord- Sud

L’esordio del fascismo

• Tra il 1919 ed il 1921: grande conflittualità sociale

• Governo Nitti (1919-1920)

• Governo Giolitti (1920-1921)

• Governo Bonomi (1921)

• Governo Facta (1922)

• Governo Mussolini (dalla fine del 1922 al 1943)

• Esordio del governo fascista: in coincidenza con

l’avvio di una congiuntura internazionale

favorevole agli scambi, grazie allo smantellamento

dei vincoli bellici

Gli anni del “liberismo economico”

• Ministro delle finanze fino al 1925: De Stefani, di

formazione liberale

• Risanamento della finanza pubblica

• Abrogazione definitiva della nominatività dei titoli e

delle norme sull’avocazione dei sovrapprofitti del

periodo bellico; soppressione dell’imposta di

successione

• Istituzione dell’IGE e di un’imposta sui redditi

agrari; estensione dell’imposta di ricchezza mobile

ai salari

• Soppressione delle organizzazioni sindacali libere

Gli anni del “liberismo economico”

• Sempre a vantaggio delle imprese: agevolazioni

fiscali ed incentivi alle esportazioni

• Ritorno ai privati dei servizi telefonici e delle

assicurazioni sulla vita ed abbandono del progetto

di statalizzazione della gestione del settore

elettrico

• Sistemazione dell’Ansaldo

• Salvataggio del Banco di Roma e di altri istituti

bancari cattolici

• Finanziamento del CSVI ad alcune imprese del

settore meccanico e cantieristico

Gli anni del “liberismo economico”

• Principali risultati della politica economica tra il

1922 ed il 1925: raggiungimento del pareggio di

bilancio, sviluppo del potenziale produttivo

dell’industria aumento del reddito nazionale e del

risparmio

• Negli anni del liberismo economico (1922-1925):

trasformazione del regime liberal-democratico in

regime autoritario

• Clima di violenze ed intimidazioni contro gli

oppositori, nonostante le pressioni dei circoli

economici per convogliare il fascismo sui binari

della legalità

Gli anni del “liberismo economico”

• Dopo l’assassinio Matteotti (1924), nuovo invito

degli industriali al ripristino della legalità, ma

successiva loro assunzione di un atteggiamento

di “riservato conformismo” (indotto dal tanto

agognato buon andamento dell’economia)

• Patto di Palazzo Vidoni del 1925: intesa tra la

Confindustria e il sindacato fascista (creato dopo

la messa al bando delle organizzazioni sindacali

libere) per il reciproco riconoscimento delle

rispettive rappresentanze

• Tra la fine del 1925 ed il 1926: rafforzamento del

potere esecutivo, abolizione delle nomine elettive

nelle amministrazioni locali, emanazione di una

legislazione repressiva e creazione dell’OVRA

La rivalutazione della lira a “quota novanta”

• Questione dei debiti di guerra e del risanamento

finanziario: nel 1925, ancora in attesa di

soluzione per tutte le nazioni

• In Italia: gravi problemi monetari (per la forte

riduzione delle riserve valutarie e per le ripetute

bordate speculative sulla lira)

• Sostituzione di De Stefani con Giuseppe Volpi

conte di Misurata, ex-diplomatico nelle colonie

d’Africa e magnate del trust elettrico

• Rigorosa politica di bilancio (per il mantenimento

del pareggio del bilancio statale, raggiunto nel

1925)

La rivalutazione della lira a “quota novanta”

• Stipula di accordi per la definitiva sistemazione

dei debiti di guerra con gli USA e la GB (fine

1925 - inizi 1926)

• Conseguente immediata concessione del primo

prestito USA all’Italia

• Riforma bancaria del 1926 (conferimento, alla

Banca d’Italia, del monopolio dell’emissione e

del compito di vigilanza sulla liquidità bancaria,

sui saggi di sconto e sui traffici in valuta)

• Restrizione del credito, riduzione della

circolazione monetaria e conversione dei buoni

del tesoro in titoli del debito pubblico consolidato

La rivalutazione della lira a “quota novanta”

• “Discorso di Pesaro” (Mussolini, agosto 1926):

dichiarazione dell’intenzione di voler difendere

ad oltranza la lira contro le bordate speculative

• Nel 1927, fissazione del cambio della lira a

“quota novanta” (92,46£ per 1£s e 19£ per 1$) e

reazioni critiche da parte dei circoli bancari e

finanziari e da parte delle imprese meccaniche,

tessili e delle fibre artificiali

• Motivi politici ed economici alla base della

consistente rivalutazione della lira: conquista di

credibilità e di prestigio internazionale anche al

fine di attrarre capitali esteri (soprattutto dagli

USA); esigenza di assicurarsi una vasta base di

consenso tra la piccola e media borghesia

La rivalutazione della lira a “quota novanta”

• Ingresso della lira nel Gold exchange standard ed

immediato afflusso di una serie di prestiti USA al

governo, ai comuni di Roma e Milano, oltre che a

numerose imprese private

• Politica di governo a difesa dagli effetti recessivi

• Ricorso a processi di concentrazione e di

ristrutturazione aziendale

• Ricorso a politiche di dumping

• Costi sociali della politica deflativa: aumento della

disoccupazione; inasprimento dei patti agrari;

intensificazione dello sfruttamento operaio

(metodo Bedaux); decurtazioni salariali

La battaglia del grano e la bonifica integrale

• Avvio della “battaglia del grano” nel 1925, per

ridurre drasticamente le importazioni cerealicole

e quindi i deficit della bilancia commerciale e di

quella dei pagamenti, lasciando, altresì, spazio

crescente alle importazioni funzionali allo

sviluppo industriale

• “Battaglia del grano”: tesa anche a ridurre il

dualismo produttivo Nord-Sud in agricoltura

• Altri obiettivi non ufficiali della “battaglia del

grano”: finalizzata a compensare il sostegno

politico dei proprietari terrieri e a ridurre la

disoccupazione

La battaglia del grano e la bonifica integrale

• Piano della “bonifica integrale” (varo definitivo nel

1928): programma coordinato di interventi per la

valorizzazione dei terreni improduttivi (su circa

1/10 della superficie agraria-forestale) e per il

sostegno dell’occupazione contadina

• Stanziamenti governativi in agricoltura: cospicui

ma, tuttavia, insufficienti in rapporto agli obiettivi

programmati

• Polverizzazione dei fondi ed ampliamento della

produzione destinata all’autoconsumo

La battaglia del grano e la bonifica integrale

• Superprofitti a vantaggio delle grandi proprietà

terriere più efficienti e guadagni comunque

elevati per i più grossi proprietari terrieri ed

affittuari: per l’alta remuneratività della coltura

granaria, per le facilitazioni creditizie e per la

progressività alla rovescia dell’incidenza fiscale

• Aumento della produzione e della produttività, ma

mantenimento del dualismo Nord-Sud

• Risultati della battaglia del grano e della bonifica

integrale : successi più apparenti che reali, ma,

comunque, premessa per successivi sviluppi

Progressi economici tra il 1922 ed il 1929

• Riduzione dell’apporto al PIL del settore primario

• Crescita dell’apporto al PIL del settore secondario

• Tra il 1922 ed il 1926: notevole crescita del PIL

totale e del PIL pro capite, dei risparmi e degli

investimenti privati

• Nei tre anni successivi: mantenimento dei livelli

raggiunti

Le conseguenze della crisi del ’29

• Completamento della “normalizzazione” del

regime autoritario: con l’inquadramento di bambini

e giovani nell’Opera nazionale balilla, nei Gruppi

universitari fascisti e nella Gioventù italiana del

Littorio; con l’assoggettamento della stampa e

della radio alla censura più rigorosa; con il varo di

una nuova legge elettorale e lo scioglimento della

Camera dei Deputati

• Appoggio della Chiesa: ottenuto dopo la

riconciliazione, attraverso la firma dei Patti

Lateranensi (1929)

• Primi segni di ripresa economica, dopo due anni di

stagnazione

Le conseguenze della crisi del ’29

• A partire dal 1930: interruzione della ripresa ed

avvio di una pesante fase depressiva per le

ripercussioni internazionali della “grande crisi”

• Ripercussioni della crisi del ’29 in Italia: meno

gravi che in Germania e in USA

• Anche in Italia, come negli altri paesi ad

economia capitalistica: crollo del commercio

estero, caduta del valore dei titoli azionari e dei

prezzi, forte contrazione degli investimenti,

flessione della produzione ed aumento della

disoccupazione e della sottoccupazione

• Caduta più accentuata dei prezzi e riduzione

maggiore dei salari reali nel settore agricolo

Le conseguenze della crisi del ’29

• Minore ribasso dei prezzi dei prodotti industriali

grazie all’ancora contenuta produzione di beni di

consumo durevoli, ai processi di concentrazione

verificatisi dopo il 1926, alle nuove ordinazioni

dello Stato (materiale ferroviario, in particolare) e

ad alcune misure a vantaggio dell’industria

automobilistica (innalzamento dei dazi di entrata

sulle automobili estere e divieto di installazione di

officine di montaggio della Ford in Italia)

• Contrazione del volume di affari dell’industria

chimica e del comparto tessile, soprattutto per la

marcata flessione delle esportazioni

Le conseguenze della crisi del ’29

• Pesante fase recessiva anche nel settore serico,

per la sempre più temibile concorrenza nipponica

e la crescente inefficacia dell’inasprimento delle

tariffe daziarie e di altre misure di controllo

• Crisi agraria, ribasso delle retribuzioni della

manodopera agricola ed alienazione di molti

piccoli poderi da parte dei proprietari ridotti in

stato di miseria

• In altri paesi europei: superamento della fase

critica nel settore agricolo, mediante la

concessione di forti prestiti alle categorie rurali, il

sostegno della domanda e appositi incentivi alla

trasformazione delle colture

Le conseguenze della crisi del ’29

• Propagazione sempre più severa delle

ripercussioni della “grande depressione” anche

in Italia (fine 1931 – inizi 1932)

• Rifiuto di Mussolini di ritoccare “quota novanta”

(svalutando la lira in coincidenza con la

svalutazione della sterlina e del dollaro)

• Contraccolpi più gravi della crisi: in Italia, subiti

dalle classi lavoratrici, industriali ed agricole;

nelle altre nazioni europee: subiti dai ceti medi

• Ritorno del reddito nazionale ai livelli del 1929:

soltanto alla fine degli anni ’30

Le conseguenze della crisi del ’29

• Nei primissimi anni ’30: trasformazione del

rapporto tra banca ed industria da “simbiotico” a

“perverso”, con crescente coinvolgimento della

Banca d’Italia per il sostegno degli istituti di

credito più esposti

• Rischio di crollo delle principali banche miste

(Commerciale, Credito Italiano, Banco di Roma),

per gli elevati immobilizzi in industrie in crisi e

per l’inesigibilità di gran parte dei loro crediti

• Trasferimento delle partecipazioni industriali

delle principali banche miste a holding di

smobilizzo (Sofindit e Sfi)

• Aggravamento della situazione già critica

Lo Stato imprenditore

• Ruolo dell’IMI (creato nel 1931): necessariamente

limitato ad un numero ristretto di interventi

• Contributo di Beneduce e Menichella (due abili

burocrati con credenziali più tecniche che

politiche) all’analisi approfondita dei problemi del

sistema finanziario ed all’avvio del progetto per la

costituzione dell’IRI

• Varo dell’IRI (nel 1933): soprattutto per la

salvaguardia dei risparmiatori minacciati dal

possibile crollo delle banche

• Istituzione dell’IRI come ente provvisorio, per

risolvere problemi contingenti (dissesto delle

banche e spirale perversa della crisi)

Lo Stato imprenditore

• “Sezione finanziamenti”: concessione di prestiti

ad aziende meritevoli

• “Sezione smobilizzi”: salvataggio di banche

acquisendone titoli e partecipazioni industriali,

corrispondendo titoli di Stato (tasso 5%)

facilmente convertibili in liquidità, quando

necessario

• Smobilizzo della Banca Commerciale, del Credito

Italiano, del Banco di Roma e della Banca d’Italia

• Tramite l’IRI: gestione di un gran numero di

imprese in settori portanti dell’economia

nazionale, ma con criteri essenzialmente

privatistici

Riforma bancaria del 1936

• Specializzazione del credito

• Istituzione dell’Ispettorato per la difesa del

risparmio e per l’esercizio del credito (guidato dal

Governatore della Banca d’Italia, ma dipendente,

in quanto a direttive generali, da un Comitato di

ministri presieduto dal capo del governo)

• Banche di interesse nazionale: Comit, Credit e

Banco di Roma

• Istituti di diritto pubblico: Banco di Napoli, Banco di

Sicilia, Banca Nazionale del Lavoro, Istituto

bancario S. Paolo di Torino, Monte dei Paschi di

Siena

La svolta autarchica

• In USA, Francia, Inghilterra e Belgio, dopo una

breve fase di economia controllata: ritorno alla

normalità

• In Italia, come in Germania: adozione della

politica imperialistica e svolta autarchica

• Instaurazione di legami sempre più fitti ed

impegnativi con la Germania di Hitler

• Invasione dell’Etiopia nel 1935 e ripresa

economica (1935-36), grazie alle eccezionali

commesse statali

• Sanzioni della Società delle Nazioni: pretesto

per la svolta autarchica

• Autarchia e riforma bancaria del 1936

La svolta autarchica

• Trasformazione dell’IRI in ente permanente (nel

1937), ancor più che per fini autarchici, per

l’impossibilità di riprivatizzare una gran parte

delle imprese controllate (a causa del protrarsi

della crisi economica, dell’improponibilità del

passaggio a privati di attività non appetibili, della

cronica insufficienza di capitali)

• Interventi dello Stato, in nome del “supremo

interesse nazionale” e ruolo dell’IRI negli anni

dell’autarchica

• Difesa ossessiva delle quotazioni della lira,

attraverso la compressione dei salari ed il

contenimento del disavanzo dello Stato

La svolta autarchica

• Intensificazione della produzione agricola e

valorizzazione delle risorse sostitutive di materie

prime importate (soprattutto, potenziamento della

produzione idroelettrica e mineraria)

• Sviluppi dell’industria chimica, di quella

siderurgica (da rottame) e di quella meccanica

• Ricorso ad espedienti per stimolare le

esportazioni (attività promozionale, politica di

dumping, accordi di clearing)

• Drenaggi continui di risorse finanziarie dal Sud al

Centro-Nord, dall’agricoltura all’industria, dalle

masse popolari alla oligarchia dei potentati

industriali

La svolta autarchica

• Tra il 1937 ed il 1938: forte ripresa dell’economia,

crescita dell’occupazione industriale e delle

esportazioni di prodotti tessili ed alimentari, armi,

veicoli stradali, aerei, materiale ferroviario

• Nel 1938: passaggio da un’economia

prevalentemente agricola ad un’economia

industriale

• Produzione industriale pro capite nel 1938:

nettamente inferiore a quella di numerose nazioni

europee (ai primi posti, in Europa, nella

produzione di seta artificiale, di lana e di filati di

cotone, ma posizioni relativamente basse nelle

produzioni siderurgica e metallurgica)

L’economia di guerra

• Dualismi ed accentuata burocratizzazione della

struttura economica alla vigilia della seconda

guerra mondiale

• Iniziale dichiarazione di “non belligeranza” ed

incremento delle esportazioni non soltanto di beni

ad uso pacifico, ma anche di materiale strategico,

profittando sino in fondo dell’eccezionale

domanda dei paesi belligeranti, pur se potenziali

nemici

• Rifiuto delle offerte politiche ed economiche della

G.B. e degli USA, accoglimento dell’offerta

economica tedesca e stipula del Patto d’Acciaio

con la Germania (1939)

L’economia di guerra

• Scelta di campo (a fianco della Germania)

coerente con le scelte politiche dell’ultimo

quinquennio

• Insufficienza qualitativa e quantitativa della

preparazione militare

• Dipendenza dall’estero per l’importazione del

carbone e delle materie prime

• Dopo l’entrata in guerra nel 1940: capacità di

mobilitazione di risorse nettamente inferiore a

quella della I guerra mondiale

• Espansione della spesa pubblica

• Inasprimento fiscale, continue emissioni di

prestiti forzosi, emissioni di carta moneta e

pressioni inflazionistiche

L’economia di guerra

• Progressiva contrazione delle forniture tedesche

di materie prime per la produzione bellica e

conseguente crollo della produzione industriale

• Forte contrazione della produzione agricola per la

scarsa disponibilità di manodopera e fertilizzanti

• Ripristino relazioni tra l’alta borghesia industriale

(Agnelli, Volpi…) e gli ambienti d’affari inglesi e

statunitensi per una soluzione di compromesso,

per porre fine al conflitto e garantire il subentro di

un governo liberal-conservatore

• Defenestrazione di Mussolini (luglio del 1943) e

armistizio (settembre del 1943)

• Tra il 1943 ed il 1945: divisione dell’Italia in due

blocchi

L’economia di guerra

• Inflazione molto elevata nel Nord, a causa delle

emissioni monetarie della Repubblica sociale e

delle ingenti somme versate alle forze tedesche

• Inflazione elevata anche nel Mezzogiorno, per

l’emissione di moneta di occupazione (AM lire),

ad un cambio molto sfavorevole, e per il forte

contributo preteso dagli americani per le spese

di guerra da loro sostenute in territorio italiano

• Cessazione delle forniture tedesche dopo la

stipula dell’armistizio ed ulteriore drastica

riduzione della produzione industriale

• Rarefazione anche dei generi di prima

necessità, loro razionamento, controllo dei

prezzi e mercato nero (anche dei prodotti

alimentari delle truppe di occupazione)

Scenario internazionale del dopoguerra

• Immani distruzioni materiali

• Finanze pubbliche in grave dissesto e pesanti

situazioni debitorie delle bilance dei pagamenti

nelle diverse nazioni belligeranti, ad eccezione

degli USA

• Durante la guerra: notevole rafforzamento

dell’economia degli USA, divenuti l’unica potenza

mondiale

• Accordi di Bretton Woods nel 1944 e ritorno al

Gold Exchange Standard

• Per il superamento del problema della carenza di

riserve valutarie in dollari: nel 1947, prima prestiti

e sussidi, poi varo del Piano Marshall

Scenario internazionale del dopoguerra

• Divisione del mondo in due blocchi: blocco

comunista e blocco capitalista

• Adozione, nei diversi paesi aderenti al blocco

capitalista, di politiche riformatrici ispirate alle

teorie keynesiane (nonostante i vincoli posti dagli

USA)

• Tra i partiti di sinistra e quelli di destra:

condivisione di fondo di alcuni obiettivi, quali la

progressività delle imposte, lo sviluppo dei

consumi sociali, l’attribuzione di maggiori poteri di

controllo allo Stato su settori considerati

d’importanza strategica

L’economia italiana nel II dopoguerra

• I danni della guerra per la caduta del

• Disgregazioni socio-economiche

regime autoritario

• Problema istituzionale

• Nascita della repubblica e ritorno alla democrazia

parlamentare

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Accordo tra USA e URSS per l’inserimento

dell’Italia nella zona di influenza anglo-americana

• Aiuti UNRRA

• Progetti statunitensi sull’Italia (promozione di un

efficace rilancio dell’economia italiana per non

lasciare troppo spazio ai partiti di sinistra)

• Vaticano: principale referente per l’Italia, presso gli

alleati sino agli inizi del 1946, a causa della loro

diffidenza per i primi governi di “solidarietà

nazionale”

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Limiti dell’operato dei partiti di sinistra nei governi

tripartiti degli anni ’45-’47

• Impegno sul fronte del rinnovamento delle

istituzioni

• In campo economico, rinvio delle scelte di fondo

per contrasti programmatici ed attuazione di

provvedimenti soltanto in risposta ai problemi più

impellenti

• Incapacità di proporre un vero e proprio

programma di risanamento economico basato

sulla qualificazione della spesa statale o di

raggiungere un accordo di politica economica

condiviso dalla Democrazia cristiana

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Aggravio dell’eccesso di liquidità, nel 1945, con

l’introduzione generalizzata dell’indennità di

“contingenza” (quale meccanismo permanente di

“perequazione sociale” in tutto il territorio

nazionale) e con la stipula di contratti collettivi

nazionali (per l’eliminazione delle differenze

territoriali

• Insuccesso delle proposte avanzate dalla sinistra

per porre freno all’inflazione (cambio della

moneta, imposta patrimoniale ed altri inasprimenti

fiscali)

• Insediamento del governo De Gasperi, alla fine

del ’45, ed accantonamento della proposta del

cambio della moneta (avversata dai liberali)

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Avvio di una politica temporeggiatrice, in attesa

della costituzione del Parlamento

• “Tregua salariale” concordata tra Confindustria e

Cgil, al fine di garantire le condizioni per una piena

ripresa dell’attività produttiva (ottobre ’46)

• Compensazioni riconosciute agli operai, in cambio

della “tregua salariale”: commissioni interne,

scala mobile e assegni familiari, minimi di paga,

limitazioni nei licenziamenti e blocco degli affitti

• Nuova ondata inflazionistica e fine della “tregua

salariale“

• Svolta dei primi mesi del 1947 (grazie ad un

prestito degli Usa e all’ammissione dell’Italia al

FMI e alla Banca mondiale)

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Decisivo mutamento di rotta del nuovo governo

costituito da De Gasperi nell’autunno del 1947,

con l’interruzione della collaborazione governativa

con i partiti della Sinistra

• Singolare forza d’urto del partito liberale, dopo una

lunga estromissione dai posti di potere, grazie

all’autorevolezza di alcuni dei suoi rappresentanti,

primo fra tutti, Einaudi, stimato accademico e

governatore della Banca d’Italia

• Tra luglio e novembre 1947, con Einaudi al

Ministero del Bilancio: avvio di una rigida politica

deflazionistica

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Aumento delle riserve bancarie obbligatorie,

aumento del tasso di sconto e fissazione del

cambio con il dollaro a livelli tali da bloccare le

manovre speculative

• Consolidamento dell’iniziativa padronale nelle

fabbriche, sblocco dei licenziamenti, mobilità

della manodopera

• Aumento della disoccupazione (soprattutto nel

Mezzogiorno)

• Processi di concentrazione e riorganizzazione

tecnica

• Sostegno creditizio alla ripresa dell’attività

produttiva

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Incentivazione del credito agevolato a sostegno

delle imprese in difficoltà (creazione del FIM,

aumento del fondo di dotazione dell’IRI, sussidi

all’industria serica e a quella mineraria, fondi per

il finanziamento delle medie e piccole imprese,

agevolazioni creditizie per le industrie da

impiantare nel Mezzogiorno)

• Ulteriore attenuazione degli effetti della politica

deflativa grazie agli aiuti finanziari Usa, quali, in

particolare, quelli del piano Marshall (o ERP),

varato nel 1947

• Ampie ristrutturazioni nelle grandi imprese dei

comparti siderurgico, cantieristico, meccanico,

elettromeccanico ed elettrico

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Buon esito della lotta all’inflazione

• Successo di De Gasperi e rafforzamento della

coalizione della DC

• Esordio di un’alleanza tra DC e partiti laici

protrattasi per oltre quindici anni, con risvolti

positivi per la stabilità politica del Paese

• Rafforzamento delle riserve auree anche

attraverso l’utilizzo improprio di parte degli aiuti del

piano Marshall (in particolare dei fondi di

contropartita)

• Critiche del Country Study sulle scelte del governo

italiano, ritenute incompatibili con lo spirito e le

finalità del piano Marshall

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Principale obiettivo del piano Marshall: sviluppo

delle economie occidentali sulla base di principi

di tipo keynesiano per la lotta alla disoccupazione

• Situazione italiana nel 1949, in controtendenza

rispetto a quella degli altri paesi assistiti dall’ERP

• Su sollecitazione del governo USA e delle lotte

sociali, avvio di una graduale correzione in senso

riformista della politica governativa (riforma

agraria, piano Ina-Case, Cassa per il

Mezzogiorno)

• Riforma agraria (nel 1950): serie di leggi stralcio

per aree comprensoriali volte all’espropriazione

dei terreni scarsamente produttivi da distribuire

alle famiglie contadine

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Istituzione della Confederazione dei coltivatori

diretti (delegata al controllo degli Enti di riforma

ed alla difesa dei diritti dei piccoli e medi

proprietari terrieri)

• Risultati della riforma agraria: in genere

largamente inferiori alle aspettative

• Piano Ina- Case: varato nel 1949 su proposta del

ministro Fanfani

• Conseguente costituzione presso L’INA di una

sezione immobiliare (finanziata con contributi

dello Stato, dei datori di lavoro e dei lavoratori)

per la costruzione di alloggi a basso costo

destinati ai lavoratori dipendenti (affitto con

possibilità di riscatto)

L’economia italiana nel II dopoguerra

• Nel 1950: istituzione della Cassa del Mezzogiorno

sulla base della proposta maturata dalla SVIMEZ

(costituita, nel 1946, da un gruppo di personalità

legate all’IRI)

• Con la SVIMEZ: avvio di un “nuovo

meridionalismo” pragmatico e favorevole

all’intervento statale integrato (sulla base del

modello USA del TVA)

• Con la Cassa per il Mezzogiorno (finanziata dalla

BIRS e dal governo): avvio di una nuova fase per

il Meridione

• Interventi iniziali della Cassa: inizialmente orientati

al potenziamento delle infrastrutture per la

valorizzazione agraria del Meridione

L’economia italiana nel II dopoguerra

• In un secondo tempo, estensione degli incentivi

della Cassa del Mezzogiorno anche alle iniziative

industriali e artigianali

• Incremento del reddito e dei consumi nel

Meridione

• Nel 1948: adesione dell’Italia all’OECE

• Nel 1950: adesione dell’Italia alla UEP

• Nel 1951: adesione dell’Italia alla CECA

• Importante significato politico ed economico

dell’adesione italiana ad organismi di

cooperazione internazionale fruitori degli aiuti del

Piano Marshall

Il miracolo economico

• Nell’economia italiana, tra il 1953 ed il 1963:

fase espansiva senza precedenti

• Anni del “miracolo economico”: 1958-1963

• Nel 1962: tasso di sviluppo inferiore soltanto a

quello tedesco e largamente superiore a quello

di qualunque altro paese dell’Europa occidentale

• Riduzione dei divari di partenza con l’Inghilterra,

la Germania, la Francia e superamento di

Belgio, Olanda e Svezia

• Ingresso dell’Italia tra i paesi più industrializzati

del mondo

• Quadruplicazione del commercio estero in dieci

anni

Il miracolo economico

• Triplicazione degli investimenti, soprattutto a

vantaggio del settore industriale

• Alto grado di sviluppo industriale, forte avanzata

del terziario e consistente contrazione

dell’incidenza del settore agricolo

• Fattori peculiari del successo italiano: abbondanza

di manodopera a basso costo, adozione di

tecniche già ampiamente collaudate nei paesi più

avanzati, utilizzazione di nuove fonti energetiche,

disponibilità notevole di capitali, formazione di un

ampio mercato nazionale

• Persistenza di una disoccupazione elevata anche

grazie alle migrazioni dal Sud verso le città

industriali del Nord

Il miracolo economico

• Crescita contenuta dei salari in contrapposizione

ad una crescita molto rapida della produttività

• Elevata stabilità monetaria, pareggio della

bilancia dei pagamenti e del bilancio statale,

aumento dei redditi, della propensione al

risparmio e degli investimenti

• Ristrutturazioni dei comparti siderurgico, chimico,

e metalmeccanico; forti investimenti nel comparto

petrolchimico ed in settori innovativi

• Aumento del numero delle imprese a

partecipazione statale dopo il 1948 (in seguito alla

decisione di mantenere l’IRI)

• Ruolo di supplenza o di integrazione della mano

pubblica nei confronti dell’iniziativa privata

Il miracolo economico

• Creazione (nel 1953) dell’Eni, grazie ad Enrico

Mattei, ed accesso ai prodotti petroliferi a prezzi

concorrenziali rispetto a quelli imposti dalle “Sette

Sorelle” (multinazionali del petrolio)

• Istituzione nel 1956 del Ministero delle

Partecipazioni statali (sganciamento dalla

Confindustria)

• Tra gli anni ’50 ed i primi anni ’60: crescita del

fatturato dell’IRI e delle società controllate dalle

sue finanziarie

• IRI nel 1961: uno dei più cospicui gruppi

industriali europei, in grado di influenzare le scelte

di politica governativa, insieme con le grandi

imprese private e l’alta burocrazia

Il miracolo economico

• Ruolo e limiti dell’attività dell’IRI

• Andamento differenziato della domanda interna

e delle esportazioni: mantenimento in attivo della

bilancia commerciale e della bilancia dei

pagamenti soprattutto dopo l’adesione al MEC

• Per il periodo successivo al 1958, grazie alla

maggiore competitività della grande industria ed

alla progressiva integrazione nel MEC : sviluppo

export led (trainato dall’esportazione), con

vantaggi soprattutto a favore dell’industria

automobilistica, della meccanica di precisione,

della metallurgia, della cellulosa, delle fibre tessili

artificiali e sintetiche, dei derivati del petrolio

Il miracolo economico

• Nel 1958, con l’A.M.E.: ritorno al Gold Exchange

Standard

• Nel 1960: dichiarazione ufficiale della

convertibilità della lira al tasso di cambio

sperimentato nel 1950 (£ 625 per 1 $)

• Coerenza tra la politica monetaria della Banca

d’Italia (governatore, sino al 1965: Menichella) e

le scelte di politica economica di quegli anni

• Protagonismo della Fiat, della Montecatini, della

Pirelli, dell’Olivetti, della Marzotto

• Importante esodo di popolazione attiva dal

Mezzogiorno verso le aree del “Triangolo

industriale” (Piemonte, Lombardia e Liguria)

Il miracolo economico

• Urbanizzazione selvaggia dei principali centri

industriali, con impennate nei costi delle aree

fabbricabili e nel valore degli immobili

• Aumento del divario Nord – Sud, in campo

industriale ed agricolo (risultati fallimentari della

riforma agraria del Mezzogiorno

• Pieno impiego, aumenti salariali e spirale

inflazionistica (1961-62)

• Governo di centro-sinistra e ricerca di nuovi

equilibri

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Formazione, nel 1962, di un governo di centro-

sinistra, presieduto dal democristiano Fanfani e

con il repubblicano La Malfa al ministero del

Bilancio

• Nel 1962: nascita dell’ENEL

• Istituzione della cedolare sugli utili societari

• Fuga dei capitali all’estero

• Aumento dei salari superiore all’incremento della

produttività

• Obiettivi del nuovo governo: controllo della

liquidità, aumento degli investimenti produttivi,

mantenimento del pieno impiego, aumento della

spesa pubblica per i servizi sociali e riduzione del

divario Nord - Sud

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Stretta creditizia per frenare l’inflazione e la fuga

dei capitali

• Proposte della “Nota aggiuntiva” presentata al

Parlamento da Ugo La Malfa, nel 1962 (politica di

piano, politica dei redditi e passaggio alla mano

pubblica di particolari settori)

• Rapporto Saraceno (1964) e nuova ripartizione

della spesa statale con la destinazione al

Mezzogiorno del 45% degli investimenti pubblici e

del 40% dei posti di lavoro

• Misure espansive del credito 1964-65

• Presentazione di piani quinquennali ispirati alla

“Nota aggiuntiva” di La Malfa (a partire dal 1965)

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Risultati fallimentari della programmazione: per i

contrasti tra stesse forze governative, per la

mancata creazione dei necessari strumenti

legislativi, per la resistenza opposta dagli interessi

precostituiti, per il mancato coordinamento con gli

enti locali, per l’inefficienza della burocrazia

• Restaurazione dei preesistenti equilibri, con

l’incoraggiamento della produttività industriale

delle imprese esportatrici

• Processi di concentrazione aziendale e di

riorganizzazione del lavoro di fabbrica

• Intensificazione dello sfruttamento della

manodopera piuttosto che incremento degli

investimenti in impianti e macchinari

L’economia italiana negli anni ’60-80

• La politica monetaria di Carli

(governatore della Banca d’Italia

dalla metà del 1960 alla metà del

1975): alternanza di politiche

restrittive ed espansive (politica

dello stop and go)

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Perdita progressiva della competitività a causa

del mancato ammodernamento tecnologico delle

imprese industriale

• Ricorso al prestito per la riduzione del capitale a

rischio nell’impresa

• Allocazione crescente di risorse finanziarie

all’estero e progressiva riduzione delle riserve

della Banca d’Italia

• Disorganicità, lentezza e scarsa incisività

dell’intervento pubblico, nonostante l’aumento

della spesa statale ed il consolidamento di un

vasto settore pubblico (IRI - ENI - ENEL)

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Attività delle imprese a partecipazione statale:

orientate a sostenere gli interessi delle industrie

private, soprattutto di quelle produttrici di beni di

consumo durevoli (ad es. con costruzioni di

autostrade e forniture di servizi vari)

• Fine dell’efficientismo e della professionalità dei

dirigenti dell’IRI ed avvio della lottizzazione dei

posti-chiave e delle distorsioni clientelari ed

assistenziali

• Settore economico pubblico: sempre più gravato di

“oneri impropri”

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Aggravamento dell’inefficienza della pubblica

amministrazione

• Aggravamento dei disservizi, dei disagi e dei

problemi sociali nelle aree congestionate del

“Triangolo industriale”

• Configurazione peculiare del sistema industriale

alla fine degli anni ‘60

• Rivendicazioni sindacali dell’autunno caldo del ’69

• Approvazione dello Statuto dei lavoratori, nel 1970

• Forte indebitamento dello Stato, a causa

dell’espansione della spesa pubblica (’68-’72)

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Tra il ’68 ed il ’72: crescita della circolazione

monetaria ed aggravamento dei processi inflativi

• Abbandono della convertibilità del $ e fine del

funzionamento del Gold exchange standard, nel

1971

• Ingresso della lira nel Serpente monetario europeo

nel 1972

• Svalutazione della lira e sua uscita dal Serpente

monetario europeo nel 1973, per accrescere le

esportazioni

• Shock petrolifero del 1973 e II grande crisi

internazionale

• Avvio della stagflazione

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Indicizzazione dei salari e degli stipendi (attraverso

il punto unico di contingenza) e loro graduale

livellamento

• Elevato costo del denaro e crisi delle grandi

imprese ad alta intensità di capitali

• Istituzione della Cassa integrazione a carico dello

Stato

• Creazione di enti pubblici per il sostegno delle

imprese in dissesto

• Emersione della crescente competitività

internazionale delle piccole e medie imprese

soprattutto emiliane e venete

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Aumento dell’incidenza delle esportazioni sul PIL

tra il ’68 ed il ‘78, grazie all’apporto delle piccole e

medie imprese

• Aumento della pressione fiscale, a causa del

meccanismo della progressività (fiscal drag)

• Aumento della domanda, nonostante il fiscal drag,

per l’incremento della spesa pubblica dello Stato

sociale (distribuzione delle pensioni sociali,

aggancio delle pensioni ordinarie alla retribuzione

dell’ultimo periodo…)

• Espansione incontrollata del debito pubblico ed alti

tassi di inflazione

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Grazie all’adeguata politica monetaria condotta

dalla Banca d’Italia sotto la guida del governatore

Baffi (dal 1975 al 1980), adesione allo Sistema

monetario europeo (SME) nel 1979, con

l’aggancio della lira al marco

Nel 1979: subentro di Carlo

Azeglio Ciampi alla guida

della Banca d’Italia (fino al

1993)

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Con Baffi e Ciampi: correzione degli squilibri più

pericolosi e ridimensionamento del ruolo della

Banca d’Italia

• Stimolo agli investimenti attraverso un’idonea

politica creditizia

• Intensificazione degli scambi e ripresa

dell’economia

• Tra il 1981 ed il 1983: stagflazione per le

conseguenze della crisi petrolifera e dei

meccanismi della “ scala mobile” a tutela dei salari

• Conseguenze negative dell’inflazione sui percettori

di redditi fissi e sui detentori di capitali liquidi

• Elevata propensione al risparmio degli italiani:

importante risorsa per il finanziamento del debito

pubblico

L’economia italiana negli anni ’60-80

• A partire dal 1984: avvio

di un profondo processo

di ristrutturazione della

grande impresa

• Progressivo indebolimento della contrapposizione

tra lavoratori e datori di lavoro e smantellamento

della scala mobile

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Ripresa della crescita economica ad un tasso

medio (3%: metà di quello degli anni del miracolo

economico) tra i più elevati a livello internazionale

• Spesa pubblica: 50% del PIL

• Tangentopoli e dismissioni delle imprese

pubbliche degli anni ’80-’90

• Incremento della spesa pubblica e privata per la

ricerca

• Apporto dell’agricoltura al PNL: ridotto al 5%

• Italia: IV potenza industriale, dopo USA, Giappone

e Germania

• Aumento notevole della spesa per beni di

consumo durevoli

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Riduzione degli occupati nel settore industriale ed

in quello agricolo

• Aumento del numero degli occupati nel terziario

(anche in posizione indipendente o autonoma)

• Tra gli anni ’50 e gli anni ’80: forte contrazione

dell’analfabetismo e progresso consistente nei

diversi livelli di istruzione

• Rafforzamento del ceto medio impiegatizio e della

borghesia industriale e professionale

• Aumento dell’occupazione femminile

• Forte riduzione del tasso di natalità e crescita

dell’immigrazione

L’economia italiana negli anni ’60-80

• Reddito medio pro-capite negli anni ’80: più che

quadruplicato rispetto a quello degli anni ’50 e

ormai vicino a quello dei paesi europei più avanzati

• Più del 14% della popolazione: percettrice di redditi

inferiori a ½ rispetto a quello medio

• Tra gli anni ’50 e gli anni ’90: soltanto lieve

riduzione del divario del PIL pro-capite tra Sud e

resto del paese

• Risultati deludenti dell’attività della Casmez, per il

mancato innesco di meccanismi auto-propulsivi

dello sviluppo

• Liquidazione della Casmez (nel 1984) ed istituzione

dell’Agenzia per la promozione dello sviluppo del

Mezzogiorno (nel 1986)

STORIA ECONOMICA: OGGETTO

• Oggetto della storia economica: fatti economici

e politica economica nel breve e nel lungo

periodo

• Sistema economico: organizzazione economica

di una certa area, in un arco temporale

determinato

• Riproduzione semplice di un sistema

• Riproduzione allargata di un sistema

• Postulati dell’analisi storico-economica:

a) conoscenza delle peculiarità mentali,

sociali e culturali dell’uomo, a livello

individuale e collettivo;

b) adozione di un paradigma interpretativo

per la classificazione degli argomenti

secondo un ordine logico

METODO

• Nascita della “scuola classica”, attraverso

l’adozione del metodo logico-deduttivo”

nella teorizzazione dei meccanismi che

avevano regolato la fase iniziale del

capitalismo

• Fondatori della “scuola classica” e

dell’economia politica (fine del XVIII sec.–

albori XIX sec.): Adam Smith, David

Ricardo, Thomas Robert Malthus

• Economisti della “scuola classica”:

sostenitori del massimo liberismo e di leggi

ritenute universali


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DETTAGLI
Corso di laurea: Corso di laurea in amministrazione delle aziende
SSD:
Docente: Non --
A.A.: 2008-2009

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Chiakka87 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia Economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università La Sapienza - Uniroma1 o del prof Non --.

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