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Storia economica

Primo libro: organizzazione sociale della produzione

Le funzioni della produzione tendono a confondersi con quelle del lavoro e nascono rapporti complessi tra i fattori della produzione umani e non umani. Il sistema economico è l’insieme dei rapporti sociali di produzione. Lavoro e oggetti del lavoro costituiscono le forze produttive del sistema economico, alle quali i rapporti di produzione devono essere adeguati (cioè istituzionalizzarli). Tanto più i sistemi sono organizzati, tanto più le relazioni interne si presentano come istituzioni. Il sistema economico si rappresenta come una struttura organica di istituzioni adeguate ai rapporti di produzione.

Tutti i componenti della comunità economica sono consumatori, ma non tutti sono anche produttori (cioè i titolari delle forze produttrici). La distribuzione è la ripartizione del prodotto fra i produttori e comporta la discriminazione dei fattori usati nella produzione e la determinazione della remunerazione spettante a ciascuna categoria. Nella remunerazione si concreta il reddito che assume le forme del salario, della rendita e dei profitti. Se la combinazione del reddito deriva dalla combinazione dei fattori, la distribuzione è una funzione della produzione. I rapporti di distribuzione si presentano come il rovescio dei rapporti di produzione condizionati dal regime della proprietà.

Smith disse che originariamente il prodotto del lavoro appartiene al lavoratore ed egli non ha nessun padrone con cui condividerlo. Invece con la proprietà privata il proprietario ne esige una parte. Il suo mantenimento è anticipato dal capitale del padrone, che lo impiega per poi ottenerne la restituzione con profitto. (teoria di Smith lungamente discussa)

Schumpeter discusse la teoria di Smith, e prese atto su come le quote del proprietario terriero e del capitalista vengano dedotte dal prodotto del lavoro e sostiene che il lavoro non è tutto ciò che occorre per produrre qualcosa.

Lo scambio

La cooperazione è un fondamento del sistema economico e favorisce la divisione del lavoro, permettendo a ciascun produttore di specializzarsi nella produzione di particolari beni e servizi e massimizzare il loro valore d’uso. I prodotti del lavoro diviso sono destinati a passare da un produttore all’altro per il loro perfezionamento tramite lo scambio (è un atto di cessione incrociata all’acquisizione di beni e collega produzione, distribuzione e consumo). I beni oggetto di scambio sono detti merci. Il luogo di scambio è detto mercato. L’intensità della domanda è proporzionata all’utilità della merce, ma ci deve essere anche un reddito spendibile (potere d’acquisto nei confronti dell’offerta) dal quale si determina il valore di scambio della merce.

L'investimento

Il sistema economico deve produrre per consumare e consumare per produrre. Abbiamo:

  • Beni al consumo diretto (beni diretti) servono a salvaguardare e migliorare l’efficienza fisica e intellettuale degli uomini e la loro capacità lavorativa (es. vitto, vestiario, educazione, culto).
  • Beni al consumo indiretto (beni indiretti) sono mezzi di nuova produzione. I processi lavorativi hanno bisogno di consumare i beni indiretti per conservare o accrescere la capacità produttiva.

Il consumo diretto e indiretto mantiene in vita sia i lavoratori sia il processo lavorativo, produzione e consumo insieme danno vita a una riproduzione del sistema economico che può essere:

  • Semplice: abbiamo un ciclo produttivo sulla stessa scala, disponendo degli abituali fattori per ottenere gli abituali beni diretti (mantengono invariato il soddisfacimento dei bisogni individuali badando all’efficienza dei lavoratori) e beni indiretti (riguardano la reintegrazione dei fattori logori consumati), mantenendo invariato il livello di produzione corrente.
  • Allargata: abbiamo l’immissione nel processo produttivo di nuovi fattori e nuovi mezzi di produzione (dovuti dalla crescita demografica, mutamento bisogni, mentalità).

L’investimento lordo è un flusso dei beni strutturali impiegati nel processo lavorativo destinati all’incremento dei fattori produttivi più ammortamenti. L’investimento netto: togli il flusso dei beni strutturali meno gli ammortamenti. Quindi i fondamenti del sistema economico sono: produzione, consumo, distribuzione, scambio, investimento.

Capitale monetario

Il potere d’acquisto del capitalista si manifesta quando il patrimonio accumulato prende forma liquida; e se destinato alla produzione è detto capitale potenziale (secondo Marx). Abbiamo un capitalista imprenditore che ha dovuto presentarsi nel mercato come capitalista monetario e acquista mezzi di produzione contro moneta.

3 fasi del capitalista monetario:

  1. Il capitalista imprenditore acquista mezzi di produzione e li combina direttamente (capitalista per eccellenza).
  2. Il capitalista che utilizza il suo denaro per acquistare determinati beni capitali per poi concederne l’uso a un'impresa disinteressandosi della gestione quindi risulta in posizione passiva (ad esempio acquistare un escavatore e lo cedo in leasing).
  3. Il capitalista presta una parte della sua moneta a quell’imprenditore il cui capitale potenziale è destinato a trasformarsi in capitale produttivo.

Capitale mercantile: il capitalista compra beni destinati alla vendita, proponendosi anche come professionista dello scambio. Il ruolo del capitale mercantile impiegato in operazioni di compravendita nelle mani del mercante prende la forma di moneta poi di merce poi di moneta.

Che cos’è la storia per Dobb e Topolsky?

Dobb: la storia è composta da un conflitto di classe (perché il più forte prevarrà sul più debole es.: feudatario e servo, capitalista e proletario).

Topolsky: il problema più importante non è il conflitto di classe ma l’esigenza di produzione (l’economia è alla base della storia).

Quasi rendita per Marshall?

Consiste nel profitto derivante dalle macchine costruite e utilizzate dall’uomo.

Secondo libro: la costruzione agraria del feudalesimo

Sistema curtense

Caratteri della curtis: erano organizzate in classi:

  • Ricchi proprietari (possedevano vastissimi appezzamenti di terreno costituiti da centinaia di mansi). Ad esempio le grandi tenute dei re e ricche fondazioni ecclesiastiche e laici facoltosi. Si parla ad esempio di 1200 dipendenti che lavoravano in appezzamenti di terreno di migliaia di ettari. Tali vasti territori non sono uniti ma disposti secondo un ordine ben preciso.
  • Proprietari terrieri minori (riguardavano i monasteri più poveri e laici che comprendevano dai 10 ai 20 mansi). Avevano terre più unite concentrate su in un medesimo territorio (es. 180 ettari).

Quelli non organizzati in classi erano:

  • Contadini (che possedevano un aratro e un tiro, con l’aiuto di qualche servo).
  • Contadini senza aratro né tiro (possedevano al massimo 2 ettari di terreno. Per poter vivere oltre a coltivare le loro terre dovevano prestare servizio nelle terre dei ricchi proprietari terrieri).

Le merci dei possedimenti dovevano essere controllate periodicamente e poi venivano trasportate da un monastero all’altro. Per combattere le difficoltà che sorgevano per via delle lunghe distanze, i monasteri abbandonavano le proprietà più distanti per concentrarsi sui possedimenti più vicini al loro monastero, in quanto l’amministrazione delle terre e possedimenti era molto difficoltosa a causa delle grandi distanze, guerre e saccheggi.

Cosa sono le curtes?

Le curtes sono terre e proprietà che i signori non coltivavano autonomamente. Erano formate da:

  • Riserva dominica (casa padronale con granai, giardini ecc. (dai 25 ai 250 ettari)).
  • Mansi cioè i terreni uniti tra loro (vivevano i servi che comprendevano più famiglie (case con orti, boschi ecc.)). I servi si occupavano sia dell’agricoltura sia dell’allevamento.

Abbiamo 4 tipi di curtes (secondo la distribuzione dei mansi):

  • Curtis unitaria a cui appartengono tutti i mansi del villaggio.
  • Curtis con mansi appartenenti allo stesso villaggio e non.
  • Curtis con mansi di 2 o 3 villaggi.
  • Curtis con piccole aziende con pochi mansi ciascuna. I più frequenti sono il 2 e 3 tipo.

Cos’era la curtis per il proprietario?

Per il proprietario la curtis rappresentava il suo reddito in una società dove la circolazione del denaro era limitata. Per ottenerlo faceva lavorare le terre da coltivare ai servi e pretendeva da essi un pagamento in denaro o di beni in natura. I servi erano tenuti a lavorare sui campi della riserva dominica.

I servizi consistevano in:

  • Aratura e mietitura dei campi arati.
  • Trasporto della merce alla curtis o alla residenza del proprietario.
  • Messaggeria (tenuta solo da alcuni).

I servi sostenevano ritmi di lavoro massacranti e dovevano far fronte ai loro debiti per i servizi di cui usufruivano nei confronti del signore.

Signoria territoriale

Guerre e invasioni vichinghe portano la popolazione a richiedere aiuto e rifugio al signore che diviene l’autorità suprema. Il signore territoriale esigeva un testatico (imposta da ogni testa) sia alcuni tributi per matrimonio o decesso. Gli spettavano anche tutti i diritti di mercato, caccia e pesca e altri diritti curtensi.

Il signore territoriale rispetto a quello curtense impone nuove tasse e obblighi. Le somme che dovevano essere corrisposte dai servi al signore curtense per il diritto di far pascolare i suini nel bosco vennero ora riscosse dal signore territoriale, mise nuove imposte anche per quei boschi che prima erano immuni quindi tali si estesero nei confronti di tutti gli abitanti del territorio. Quindi se prima gli obblighi e le tasse che le persone più svantaggiate dovevano solo al loro padrone e quindi al signore curtense, adesso gli obblighi si riversavano anche su quella popolazione libera.

Cause della diminuzione e divisione delle curtes:

  • Aumento popolazione.
  • Uso della moneta (il baratto andava scomparendo), la curtis diveniva un centro amministrativo per riscuotere i pagamenti (da parte dei contadini). Al crescere della circolazione monetaria i pagamenti venivano effettuati sempre più in contanti anziché in natura (es. cereali). Oppure il pagamento in decime (una percentuale dei prodotti di terra e allevamento) Questo specialmente quando i mercati regionali agricoli iniziarono a svilupparsi. In Inghilterra permane ma solo per grandi lavori come la mietitura e la trebbiatura e solo in certi periodi dell’anno.

Capitolo 3: declino feudalesimo e nascita città

Cause:

  • I servi fuggirono dalle campagne in quanto venivano sfruttati dai signori.
  • Nascita della territorialità e della moneta che fa sorgere il mercato!, nascono le prime città con una nuova classe dirigente cioè i mercanti che intrattengono rapporti con signori e regnanti e sottraggono il potere ai signori feudali.
  • Controllo delle campagne dalle città che sono sempre più autonome ed estendono il proprio potere al contado.

L’economia contadina: dopo le invasioni barbariche le città erano sparite lasciando piccoli villaggi e borghi spopolati. Nel 1200 la popolazione aumentò ma ci fu la peste che causò molte vittime. Poi si svilupparono nuovamente piccoli villaggi ma distanti tra loro. L’economia ora si basa su servizi artigianali, tecniche semplici e mercato su commissione. I prodotti non sono incerti (nel piccolo mercato tutto ciò che si produce viene venduto).

Teoria origine città:

  • Continuità delle città romane: i mercanti si posizionavano nei luoghi principali dove in passato commerciavano i romani, iniziarono a commerciare e poi si insediarono.
  • Insediamento di carovane e mercanti: le città si formarono dai mercanti che si stabiliscono in luoghi ben precisi (non più nomadi).
  • Per concessione di attività feudale o di monasteri: le persone bandite dalla città chiedevano protezione nei monasteri e in cambio dovevano fornire prestazioni lavorative.
  • Rurale: concentrazione della popolazione nelle centurie inglesi (proprietà inglesi).
  • Guarnigioni: erano dei fortini dove gli abitanti trovavano protezione.

Il governo delle città

Le corporazioni garantiscono il funzionamento alle città e riguardavano i mercanti e gli artigiani di persone appartenenti a una medesima categoria. La corporazione (associazione professionale, che tutela gli interessi comuni e regola il corretto svolgimento della professione) garantiva l’approvvigionamento dei beni agricoli, tutela contro i commercianti stranieri, controllo sulla qualità e prezzi dei prodotti. I servi non potevano accedere alle corporazioni in quanto non erano uomini liberi.

Regolamenti sugli approvvigionamenti

  • Veniva fissato il prezzo minimo e massimo, luoghi e orari dove effettuare le transazioni.
  • Gli stranieri non potevano commerciare in modo autonomo nella città quindi dovevano servirsi di un intermediario della città stessa.

Regolamento artigiani:

  • Non potevano sottrarre clienti altrui, divieto di lavoro notturno e fuori dalla bottega, in quanto tutti dovevano essere uguali.

Le disuguaglianze sociali non erano molto marcate come quello delle curtis. Vi è un abbandono delle vecchie strutture gerarchiche (un garzone può diventare maestro) la stessa economia non permetteva l’accumulazione di grandi ricchezze in quanto il mercato era ristretto si trattava di commercio locale. Col passare del tempo le corporazioni acquisiscono sempre più potere. Inizia a svilupparsi il commercio di lunga distanza e abbiamo una netta separazione tra la figura del venditore e del produttore, questo sistema fece arricchire la borghesia. Smith considera la ricchezza borghese come prodotta (cioè dai servizi forniti al produttore diretto, come al consumatore aristocratico, dall’espansione stessa del commercio) piuttosto che acquisita, quindi questo conduce ad un miglioramento delle condizioni di vita. Marx: il profitto è acquisito in quanto abbiamo un mercante che va nei paesi sottosviluppati e acquista materie prime a basso costo per poi portarle a trasformare nelle campagne e per poi rivenderle nel mercato a prezzo molto più alto.

Capitolo 4: economia mercantile marittima

Il sistema commerciale diventava sempre affermato, e portò alla nascita delle città marinare. Vi era un’intermediazione tra mare e costa. In Italia abbiamo Pisa, Genova e Venezia. Abbiamo un sistema specializzato dove i mercanti specializzati svolgono funzioni di intermediari. I mercanti marittimi allargano sempre più i loro confini ed effettuavano delle intermediazioni nell’Adriatico, Tirreno e Mediterraneo.

Il capitale commerciale si suddivide in 2 forme:

  • Capitale per commercio delle merci.
  • Capitale per commercio del denaro.

Il mercante ha un ruolo capitalista, cioè compra e rivende nell’intermediazione e crea un profitto; solitamente effettua lo scambio dei prodotti in luoghi dove l’economia è meno sviluppata, trasforma le materie prime in prodotto finito e le rivende a prezzi molto elevati in altri luoghi.

La politica marittima consiste nel:

  1. Protezionismo: abbiamo un controllo e tutela dell’economia da parte dello Stato, che faceva sì che la città dominante potesse sottomettere le città (centri costieri) minori, imponendo il suo monopolio commerciale.
  2. Colonialismo: una volta protetta la città dalla concorrenza varia, abbiamo un’ambizione di commercio internazionale rivolta alla scoperta di nuovi territori e quindi di nuovi mercati, alla base dell’incremento dell’economia mercantile.
  3. Difesa: meccanismo volto alla difesa dei coloniali concorrenti in vari modi, naturalmente lo stato dovette sostenere ingenti costi.
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher Moses di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia dell'economia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Cagliari o del prof Ferrai Cecilia.
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