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• Modello paradigmatico del sistema

capitalistico: vantaggi esclusivi per

l’Inghilterra, per le condizioni di netta

superiorità nel contesto mondiale, dalle quali

scaturivano ragioni di scambio ad essa più

favorevoli, pur se restava confermata la

validità del principio dei costi comparati (per

l’andamento più favorevole dei prezzi dei

prodotti industriali rispetto a quello delle

materie prime e a quello delle derrate

alimentari)

Il MARXISMO E LE ECONOMIE SOCIALISTE

• Premessa dell’analisi marxiana del capitalismo:

individuazione del valore di un bene nel lavoro

in esso contenuto

• Nella teoria marxiana: trasferimento del metodo

dialettico di Hegel dalla filosofia all’economia

(materialismo dialettico)

• Struttura economica, secondo Marx:

caratterizzata da determinati rapporti sociali e

regolamentata da una sovrastruttura (politica,

istituzionale, giuridica, ideologica e psicologica)

strettamente correlata e dipendente

• Dalle contraddizioni di una determinata

struttura economica (Marx): sua fine

(attraverso una rivoluzione politica) e

formazione di una nuova struttura più

appropriata

• Capitalismo (Marx): fase storica caratterizzata

dalla dalla dicotomia tra capitale e lavoro,

destinata a sfociare nella lotta di classe e nel

passaggio al socialismo

• Sintesi della dicotomia tra capitale e lavoro e,

quindi, dello sfruttamento operaio: nella teoria

del plusvalore

• Plusvalore: differenza tra valore di uso e valore

di scambio della forza lavoro

• Valore di scambio della forza lavoro:

determinato dalla quantità di tempo lavorativo

socialmente necessario a produrre i beni

indispensabili alla sussistenza e riproduzione

della manodopera

• Tempo lavorativo socialmente necessario:

quello speso in condizioni di produzione

normale (grado sociale medio di abilità e

intensità di lavoro)

• Dalla rivolta del proletariato e dalla sua

conquista del potere politico: creazione di una

società senza classi, incentrata sulla proprietà

collettiva dei mezzi di produzione

• Cause dell’accelerazione del processo di

disgregazione del capitalismo (sempre secondo

Marx): a) la caduta tendenziale del saggio di

profitto; b) le crisi di sovrapproduzione

• saggio di profitto = Pl/c+v

• Caduta tendenziale del saggio di profitto:

connessa all’aumento degli investimenti

• Correlazione tra meccanismo della caduta

tendenziale del saggio di profitto ed il

verificarsi di crisi di sovrapproduzione: il

maggiore impiego di capitale fisso ampliava,

da un lato, la scala di produzione ed

accresceva, dall’altro, l’esercito industriale di

riserva, ossia i disoccupati (per cui, cresceva

l’offerta, ma si riduceva la domanda)

• Secondo Marx: ripetizione ciclica di crisi

sempre più intense e sintesi del conflitto tra

detentori dei mezzi di produzione e lavoratori

con il passaggio all’economia socialista

• Previsioni di Marx sulla transitorietà del

capitalismo: contraddette dalla storia

• Nei paesi capitalisti: modifica dei rapporti sociali

tra le classi, grazie all’affermazione dei sindacati

e del Welfare State

• Nell’ambito della classe operaia, miglioramento

dei livelli di vita e riduzione della gravosità delle

mansioni

• Importanti contributi dei progressi teorici della

scienza economica

• In controtendenza rispetto alle previsioni

marxiane: recente dissolvimento politico ed

economico dell’Unione Sovietica

CRISI E RINASCITA DEL CAPITALISMO

• In Inghilterra, in seguito alla grave carestia che

falcidiò il potere di acquisto dei paesi

importatori dopo le guerre napoleoniche ed in

particolare tra il 1816-1817: estrema gravità

della recessione caratterizzata dalla

sovrabbondanza di merci invendute e dalla

crescente disoccupazione

• Intensità e durata della recessione: prova

evidente dell’inadeguatezza degli automatismi

del mercato per il riequilibrio spontaneo

• Thomas Robert Malthus (prete anglicano):

precursore di Keynes di ben circa 115 anni,

nella sua analisi sulle cause delle crisi di

sovrapproduzione e nell’indicazione dei

possibili rimedi

• Crisi di sovrapproduzione, secondo Malthus:

dovute all’investimento in macchinari

(=aumento dell’offerta sul mercato senza un

aumento corrispondente della domanda)

• Secondo Malthus: possibile soluzione dello

squilibrio attraverso il consumo alimentato dai

lavoratori improduttivi remunerati dai

proprietari terrieri o dallo Stato

• Nonostante il ripetersi di crisi: tra il 1870 ed il

1929, scarso interesse degli economisti per il

problema

• Dopo il 1870: filone del pensiero economico

degli economisti marginalisti (o neo-classici),

con attenzione focalizzata sulla scarsità delle

risorse e l’ottimizzazione del loro uso

• Postulati essenziali della teoria marginalista:

condivisione con quelli della scuola classica

(grazie all’accentuato sviluppo dell’economia

mondiale tra la fine dell’Ottocento ed il 1914)

• Marginalisti (o neoclassici): sostegno della

validità dei meccanismi della libera concorrenza

e degli automatismi di mercato

• Nelle indagini dei marginalisti (o neoclassici):

esclusione di alcuni fenomeni di segno opposto

rispetto a quelli presi in considerazione (es.

cartelli o trust e sindacalizzazione dei lavoratori)

• Impostazione delle analisi dei neoclassici:

influenzata dallo sviluppo dell’economia

mondiale tra la fine dell’Ottocento ed il 1914 e

dalla stabilità del Gold Standard

• Tra il 1915 ed il 1920: mutamento dello

scenario economico internazionale per le

difficoltà economiche create dalla I guerra

mondiale (1915-1918), dalla ricostruzione e

dalla riconversione industriale

• Nel 1921: nuova crisi di sovrapproduzione in

campo internazionale

• Tra la fine del 1921 e gli inizi del 1922: avvio di

una nuova fase di ripresa economica

• Nel corso degli anni Venti, sino al 1929:

rafforzamento crescente del capitalismo e

raggiungimento di livelli molto elevati di

produttività industriale negli USA, con

ampliamento notevole dell’offerta, per volumi e

varietà di produzioni

• Nel 1929, in USA: crollo della Borsa di Wall

Street e crisi di sovrapproduzione senza

precedenti; poi, recessione con ripercussioni a

livello mondiale

• Avvio del New Deal (Nuovo Corso) negli USA,

per combattere il protrarsi della recessione e,

soprattutto, la crescente disoccupazione,

nonché il crollo dei prezzi e dei salari

• Vasti programmi di lavori pubblici: attuati in

risposta ad esigenze pragmatiche ed

umanitarie, ma senza una visione chiara ed

organica di tutte le connesse implicazioni

positive

• New Deal: svolta rispetto ai principi del laissez

faire, presa di coscienza dell’importanza del

ruolo che lo Stato poteva svolgere a favore

della società e fonte di ispirazione per il Keynes

• Keynes: interessato ai problemi di

macroeconomia, a differenza dei neoclassici,

prevalentemente interessati ai problemi di

microeconomia, ossia ai comportamenti dei

singoli soggetti nella loro qualità di produttori

per il mercato o di consumatori

• Oggetto dell’analisi keynesiana: relazioni tra i

grandi aggregati del sistema economico

(reddito nazionale, consumo, investimenti e

risparmio globali)

• Scopo dell’analisi keynesiana: indagine sulle

cause delle crisi e individuazione dei

meccanismi atti a ripristinare le condizioni di

equilibrio, solo eccezionalmente corrispondenti

al livello di pieno impiego (mentre per i

neoclassici l’equilibrio tra domanda ed offerta

coincideva con il pieno impiego delle risorse)

• Postulati Keynesiani:

1) reddito complessivo = spesa globale in

consumi ed investimenti;

2) propensione media al risparmio: tendente a

crescere con l’aumentare del reddito, in

contrapposizione alla propensione media al

consumo (tendente ad assorbire una quota

decrescente dello stesso);

3) volume degli investimenti: determinato

dall’efficienza marginale del capitale

• Efficienza marginale del capitale: saggio di

rendimento che gli imprenditori prevedono di

incamerare (aspettative di ricavi futuri), in

raffronto al tasso di interesse che devono

pagare per ottenere il capitale necessario agli

impieghi; nel caso di aspettative negative,

prevale la preferenza per la liquidità

• Negli USA, nei primi anni ’30, a causa della

tesaurizzazione o della preferenza per la

liquidità: riduzione degli investimenti e, quindi,

della spesa complessiva; di conseguenza,

contrazione del reddito e dell’occupazione

• Riconoscimento della grande utilità della spesa

pubblica statunitense ai fini dell’interruzione del

circolo vizioso della recessione e dell’avvio di

un processo inverso

• Nell’analisi Keynesiana: riscontro di effetti

moltiplicativi dell’investimento sul reddito

(tendente ad aumentare in misura più che

proporzionale rispetto a quanto investito)

• Secondo Keynes (così come secondo Malthus),

la spesa pubblica aggiuntiva doveva essere

indirizzata all’attuazione di lavori pubblici ed

infrastrutture, o, comunque, all’attuazione di

attività che aumentano la domanda senza

incrementare l’offerta di beni

• Per il procacciamento di quanto necessario per

affrontare la spesa pubblica:

a) ricorso al prestito (deficit spending );

b) ricorso all’espansione monetaria

• Rimborso graduale del prestito e dei relativi

interessi e/o ritiro graduale della circolazione

monetaria eccedente: grazie all’accresciuto

gettito delle imposte

• Con Keynes: impostazione degli studi economici

completamente diversa da quella tradizionale ed

abbandono, da parte degli economisti, della

fede assoluta negli automatismi del mercato

• Riconoscimento generalizzato della necessità

dell’intervento dello Stato al fine di ristabilire

l’equilibrio in economia

• Successivi sviluppi della teoria Keynesiana:

strumenti utili per i governi, non soltanto per

contrastare spirali deflazionistiche, ma anche

per contrastare spirali inflazionistiche 64

• Tra gli anni ’50 e gli anni ’70, con apposite

politiche fiscali e monetarie, restrittive o

espansive dell’investimento: maggiore stabilità

nello sviluppo dei paesi industrializzati

• Negli anni ’70: ulteriore evoluzione delle

politiche economiche per contrastare una

nuova recessione, con connotazioni diverse

dalle precedenti (problema della stagflazione)

• Stagflazione (inflazione con stagnazione):

dovuta all’aumento dei costi ed al conseguente

adeguamento automatico di salari e stipendi

alle variazioni del costo della vita 65

I CICLI ECONOMICI

• Principali tendenze secolari,nel sistema

capitalistico:

1) prima progressivo aumento degli addetti

all’industria e, poi, progressivo aumento degli

addetti al terziario;

2) progressivo aumento della produzione globale

• Dinamica del capitalismo: caratterizzata da

alcune tendenze di fondo o secolari (trend) e da

fluttuazioni di breve e medio periodo (di

ampiezza e di intensità diversificate) 66

• Nelle fluttuazioni: alternanza di fasi di crescita e

di fasi involutive

• Nel 1862, individuazione dei cicli Juglar (anche

denominati onde brevi o cicli maggiori) -

attraverso l’analisi dell’andamento dei saggi di

interesse in Francia, Inghilterra e USA - ad

opera del medico parigino Clement Juglar:

durata compresa tra i 6 e i 10 anni

• Nel 1923, individuazione dei cicli Kitchin (detti

anche ipocicli o cicli minori) - attraverso l’analisi

dell’andamento dei prezzi all’ingrosso e dei

saggi di interesse in Inghilterra e in USA - ad

opera dell’economista americano Joseph

Kitchin: durata media di circa 40 mesi 67

• Nel 1926, individuazione dei cicli Kondrat’ev o

onde lunghe o cicli di lungo periodo -

attraverso l’analisi dell’andamento dei prezzi,

poi estesa anche all’andamento della

produzione - ad opera dell’economista russo

Nikolai Kondrat’ev: durata compresa tra i 40 e i

60 anni

• Correlazione tra l’andamento dei prezzi e

quello della produzione: oggetto di indagine

per diversi economisti

• Teoria di G. Imbert sulla correlazione diretta tra

produzione e prezzi

• Triologia di Schumpeter (interrelazioni tra il

ciclo Kitchin, il ciclo Juglar ed i movimenti

Kondrat’ev) 68

• Teoria di Schumpeter sul ruolo dell’innovazione

nel processo di sviluppo economico (riferimento

ai movimenti di lungo periodo di Kondrat’ev)

• I cicli Kondrat’ev e le tappe dello sviluppo

industriale

• Nel 1930, individuazione degli ipercicli (“cicli

dell’edilizia residenziale”), ad opera di Simon

Kuznets: durata di 18-22 anni

• Mandel ed il quarto ciclo di lungo periodo

• Approccio interpretativo della crescita di

Maddison (fattori di disturbo) 69

RIVOLUZIONE URBANA

• A partire dal IV sec., a causa delle invasioni

barbariche: declino delle città greco-romane

• Sopravvivenza di pochi nuclei urbani, quali

centri dell’amministrazione religiosa o sedi di

guarnigioni militari

• A partire dal VII secolo: affermazione di

microcosmi rurali (curtes)

• Quasi scomparsa degli scambi monetari,

produzione di sussistenza e popolazione

pressoché stazionaria, sostituzione del legno

alla pietra nelle costruzioni 70

• Nei secoli VIII-X: seconda ondata di invasioni,

con attacchi da Sud (Arabi), da Est (Magiari o

Ungari) e da Nord (Normanni o Vichinghi)

• Alla fine del X secolo: cessazione delle

invasioni barbariche

• Ripresa, prima, lenta e, poi, sempre più veloce

• Sorgere e risorgere delle città ed avvio del

processo di disgregazione del sistema

curtense

• Nei secoli X-XIII: progressivo sviluppo

dell’economia di mercato 71

• Teoria di Henri Pirenne

• Teoria di Edith Ennen

• Fenomeno “urbanizzazione”

• Ragioni di repulsione dalle campagne e di

attrazione verso le città

• Differenze tra le città italiane e quelle d’oltralpe

• Formazione di organizzazioni orizzontali:

corporazioni

• Affermazione di nuovi valori culturali favorevoli

allo sviluppo mercantile, manifatturiero e

tecnologico 72

POPOLAZIONE

• Popolazione europea: da ca. 30-35.000.000 di

abitanti nel 1000 d.C. a ca. 80.000.000 di

abitanti nel 1330-1340 d.C.

• Nel 1348: pandemia di peste

• Fino alla fine del 1400: ricorrenti guerre,

carestie ed epidemie

• Popolazione europea: da ca. 80.000.000 di

abitanti, alla fine del 1400, a ca. 105.000.000,

nel 1600, e a ca. 115.000.000, nel 1700

• Popolazione di tipo “giovane”, con tassi di

natalità contenuti e tassi di mortalità elevati 73

• Limitazione della natalità, attraverso: celibato

religioso e laico, postergazione dell’età del

matrimonio ed adozione di pratiche primitive di

controllo delle nascite

• Fedecommesso: motivo della limitazione dei

matrimoni nel ceto nobiliare

• Componenti maggiori della mortalità ordinaria:

mortalità infantile e degli adolescenti 74

• Punte di mortalità catastrofica: a causa di

guerre, carestie ed epidemie

• Condizioni igienico-sanitarie: pessime, fatto

particolarmente grave nei centri urbani

• Pandemia di peste della metà del ‘300: cause e

modalità di trasmissione

• Notevole aumento della mortalità catastrofica e

riduzione di natalità

• Nel lungo periodo: miglioramento del tenore di

vita medio 75

SVILUPPO TECNOLOGICO: 1000-1700

• Mondo greco-romano: piuttosto inerte nel campo

tecnologico, ma creativo per altri aspetti

(organizzazione amministrativa e militare,

costruzioni stradali ed architettoniche opere

d’arte...)

• Progresso tecnico: temuto dai romani come

possibile fonte di turbative politiche, sociali e

religiose

• A partire dall’Alto Medioevo: diffusione di

innovazioni tecnologiche (risalenti ad epoche

precedenti e provenienti da aree diverse) 76

• Nel Basso Medioevo: diffusione di innovazioni a

ritmi progressivamente sempre più intensi, con

accentuazione sempre più marcata degli aspetti

meccanici

• Iniziale applicazione delle innovazioni

soprattutto nel settore agricolo

• Tra il VI ed IX secolo: diffusione del mulino ad

acqua, dell’aratro pesante, della rotazione

agraria triennale, dell’uso del ferro di cavallo e

del basto per cavalli, dell’attracco a tandem

degli animali da traino

• Crescente sostituzione del cavallo al bue 77

• Mulino ad acqua: utilizzato inizialmente per la

macina del grano; a partire dal IX-X sec.

estensione del suo utilizzo ad un numero

crescente di altre produzioni (preparazione del

malto, follatura dei panni, produzione di carta,

lavorazioni dei metalli…)

• Mulino a vento (originario della Persia):

diffusione in Europa verso la fine dell’XI secolo,

in versione molto modificata

• Evoluzione dell’utilizzo del mulino a vento:

similare a quello del mulino ad acqua

• Tra l’XI ed il XII secolo: introduzione del telaio

verticale (nelle Fiandre) e adozione della

bussola nella navigazione 78

• Nei secoli XII-XIII: adozione di una serie di

innovazioni tecnologiche nella navigazione

(perfezionamento della bussola, adozione della

clessidra per la misurazione del movimento

della nave, redazione delle carte nautiche o

portolani, adozione del timone di poppa…)

• Navigazione strumentale o matematica: viaggi

più sicuri e frequenti

• Altre invenzioni del XIII secolo: occhiali, ruota

per filare, strumenti chirurgici

• Principali invenzioni del XIV secolo: orologi,

prime armi da fuoco, chiuse per canali 79

• Nel secolo XV: introduzione della nave a vela

oceanica (combinazione delle caratteristiche

migliori delle navi mediterranee e nordiche) e

successivi perfezionamenti con risultati sempre

più positivi

• Altre innovazioni del XV secolo: calcolo della

latitudine e stampa con caratteri mobili

• Molte delle innovazioni adottate in Europa:

adattamenti di idee sviluppate altrove (in

Persia, in Cina, nei paesi arabi…) 80

• Negli europei: capacità ricettiva + originalità

inventiva

• Nello sviluppo tecnologico occidentale:

attenzione crescente all’aspetto meccanico e a

quello della produttività

• Costruzione di orologi complicatissimi

(capolavori della meccanica), continuamente

regolati dai “governatori degli orologi”

• Gusto esasperato del meccanicismo: favorito

dal passaggio dall’animismo al culto dei santi 81

• Progresso tecnologico del Medioevo e del

Rinascimento: frutto di continui perfezionamenti

operati dagli artigiani

• Progressivo aumento della produttività in tutti i

comparti, in alcuni più che in altri (come nella

produzione del ferro, in quella libraria, nella

navigazione e nelle produzioni effettuate con i

mulini)

• Nei secoli XII-XV: Italiani all’avanguardia nel

progresso economico e tecnologico

• Nei secoli XVI e XVII: passaggio del primato

agli Olandesi e agli Inglesi 82

• Mezzo di prevalente successo nella diffusione

delle tecniche: mediante la migrazione di

tecnici piuttosto che attraverso informazioni

scritte o attraverso l’attività di spionaggio

• Nei secoli XVI e XVII, in Inghilterra, Svezia e

Svizzera: introduzione di tecnologie avanzate

grazie alle immigrazioni di tecnici

• Nella mobilità del lavoro: forze di repulsione e

forze di attrazione 83

• Forze di repulsione: fame, peste, pressione

fiscale, intolleranze politico religiose, guerre,

difficoltà di impiego

• Forze di attrazione: presenza di opportunità di

lavoro, pace e/o tolleranza, politiche di incentivi

scientemente perseguite dai pubblici poteri

• Mezzi utilizzati dalla Francia di Colbert, per

poter disporre di manodopera specializzata di

altre aree: dagli incentivi (per le manifatture

seriche) ai rapimenti e ai sequestri di persona

(per il comparto del ferro) 84

• Introduzione di nuove tecnologie: non solo fatto

tecnologico, ma, anche, socio-culturale

• Società tollerante = società ricettiva, perciò

ottimo contesto per l’accoglimento di capitale

umano di qualità

• Nel XVII secolo: successo dell’Olanda,

dell’Inghilterra, della Svezia e della Svizzera 85

REDDITI, PRODUZIONI E CONSUMI: 1000-1500

• Combinazione di diversi fattori nell’espansione

economica dei secoli XI-XIV: sviluppo di un

nuovo ambiente socio-culturale nelle città,

caratterizzato da ricettività, creatività, spirito

associativo, progressiva divisione del lavoro,

aumento notevole della circolazione

monetaria, nuove possibilità di investimento

dei risparmi

• Fino al 1200: elevata disponibilità di terre da

sfruttare, dati i bassissimi livelli demografici 86

• Nei secoli X-XII: progressiva messa a coltura di

nuove terre, non necessariamente peggiori di

quelle già coltivate, anzi, spesso, addirittura

migliori (dati i criteri di scelta dell’Alto

Medioevo, dettati, soprattutto, da esigenze di

sicurezza)

• Nell’XI secolo, cacciata degli Arabi dalla Sicilia,

ad opera dei Normanni

• Nei secoli XI e XII: serie di crociate sferrate

contro i territori mussulmani del Medio Oriente

ed impianto di principati in punti strategici 87

• Espansione tedesca (teutonica) verso i territori

slavi dell’Europa Orientale, fondazione, in detti

territori, di importanti città (Lubecca) ed

introduzione di tecniche agricole, minerarie e

metallurgiche non note alla popolazione locale

• Settori guida dello sviluppo: commercio,

manifatture tessili, agricoltura, costruzioni edili

e navali, attività finanziarie

• Commercio internazionale: incentrato su

prodotti alimentari, prodotti tessili e spezie 88

• Italia centro-settentrionale e Paesi Bassi

meridionali: regioni europee all’avanguardia,

grazie anche alla loro posizione geografica

• Italia: ponte tra Europa, Nord Africa e Vicino

Oriente

• Paesi Bassi meridionali: all’incrocio di strade e

di rotte tra il Mare del Nord e le coste atlantiche

di Francia e Spagna

• Nei Paesi Bassi meridionali: sviluppo

dell’attività manifatturiera dei panni-lana

• Nell’Italia settentrionale: sviluppo di attività

commerciali, manifatturiere, armatoriali e

finanziarie 89

• Principali centri di sviluppo italiani: repubbliche

marinare (Pisa, Venezia, Genova), città situate

su snodi stradali importanti (Asti, Piacenza,

Verona, Siena) e Firenze

• Venezia: supremazia sulla costa dalmata e

snodo dei traffici tra le aree a nord delle Alpi e il

Vicino Oriente

• Pisa e Genova: contatti con il Nord Africa, il

Medio Oriente e la Sicilia

• Firenze: a partire dalla fine del XII secolo,

espansione commerciale a largo raggio, in tutte

le direzioni 90

• Direttrici dei maggiori traffici dei Paesi Bassi

meridionali: verso ovest e verso est, oltre che

verso l’Italia settentrionale

• Germania: importante mercato di assorbimento

dei panni-lana fiamminghi, grazie alle sue

elevate disponibilità economiche, originate dallo

sfruttamento delle miniere d’argento presenti in

alcune sue regioni

• Dopo il XII secolo: presenza sempre più

invadente degli ottimi panni-lana fiamminghi

nelle diverse piazze europee ed extraeuropee 91

• Tra la fine del XII secolo e la fine del XIII:

crescente produzione di tessuti di lana più

grossolani nelle campagne l’adozione molto

diffusa sia del mulino ad acqua nella follatura

dei panni-lana, sia della ruota per filare

• Nel XIII secolo: progressi notevoli nell’industria

laniera in diverse aree italiane e primato

fiorentino nel settore (arte di Calimala)

• Mercanti senesi e fiorentini: accumulazioni di

grandi ricchezze per la funzione di intermediari

svolta per conto della Santa Sede nella

riscossione di oboli, o di quanto ad essa dovuto

a qualunque titolo, in ogni parte d’Europa 92

• Ricchezze dei mercanti fiorentini: utilizzate per

effettuare operazioni bancarie, soprattutto

prestiti a Principi, ottenendo, in cambio, non

soltanto la promessa di restituzione del

capitale con gli interessi, ma, anche, licenze di

esportazione della lana

• Italia: all’avanguardia anche nella produzione e

nel commercio della seta e del cotone

• Manifatture del cotone: ad imitazione delle

antiche manifatture islamiche

• Dal XVI secolo: ruolo preponderante della seta

93

• Importante ruolo di Amburgo e Lubecca nei

traffici tra il Baltico ed il Mare del Nord

• Nel XIII secolo: costruzione del “ponte del

diavolo” sulla gola dell’Altopiano del Gottardo

(creazione di una via di transito, destinata a

divenire tra le più battute d’Europa, attraverso

un’opera, per quei tempi, spettacolare)

• Nei secoli XI-XIV: notevole miglioramento nei

livelli di vita 94

• Dalla metà del XIII secolo: progressiva riduzione

della produttività della terra per la crescente

messa a coltura di terre marginali, rialzo delle

rendite e ribasso dei salari reali

• Alla fine del XIII secolo: inaugurazione, da parte

degli italiani, di regolari linee di trasporto

marittimo tra il Mediterraneo ed il Mare del Nord

(conseguente declino delle fiere di Champagne)

• Firenze, agli inizi del ‘300: piazza mercantile e

finanziaria più rilevante d’Europa

• Fiorino, agli inizi del ‘300: mezzo di pagamento

più apprezzato ed usato a livello internazionale 95

• Declino di Firenze dopo il 1330: dovuto

all’indebitamento causato dalle spese sostenute

per le diverse guerre affrontate

• Rovina del sistema finanziario fiorentino: per il

combinarsi del crollo dei titoli del debito

pubblico, della bancarotta inglese e dei prelievi

napoletani

• Conseguenze della bancarotta delle compagnie

fiorentine: distruzione di ricchezza anche per i

risparmiatori, drastica contrazione del credito e

danni alle attività mercantili e manifatturiere 96

• Ripercussioni della crisi di Firenze su altre

piazze europee: molto modeste, per la scarsa

integrazione del sistema economico europeo

• Nei secoli XIV e XV: declino anche dei Paesi

Bassi, per antagonismi commerciali su più

fronti (per lo smercio dei panni-lana e per le

forniture di lana grezza)

• Nello stesso periodo: guerre e collassi

finanziari in Catalogna e Castiglia

• Tra il 1337 ed il 1453: forte declino anche della

Francia, per le ripercussioni della “Guerra dei

Cent’anni” combattuta nel suo territorio 97

• Tra il 1348 ed il 1500: ricorrenti epidemie di

peste e conseguente contrazione demografica,

con importanti effetti positivi sul piano

economico (aumento della produttività del

lavoro agricolo e dei salari)

• Nella seconda metà del ‘400: ripresa della

Francia, dei Regni di Castiglia e di Aragona

• Nel 1492: scoperta dell’America

• Nel 1497-1498: arrivo di Vasco de Gama nelle

Indie Orientali, per via mare, doppiando il Capo

di Buona Speranza 98

• Sviluppo eccezionale della Germania, nel XV

secolo: grazie ai suoi ricchi giacimenti di

argento e rame

• In Germania: affermazione di famiglie di grandi

banchieri e mercanti

• Sistemi di contabilità delle grosse compagnie

bancarie tedesche: arretrati rispetto a quelli

delle compagnie italiane 99

RIBALTAMENTO DELL’EQUILIBRIO MONDIALE

(1500-1700)

• Dalla caduta dell’Impero Romano agli inizi del

1200: Europa sottosviluppata rispetto alla Cina,

agli Imperi Arabi e all’Impero Bizantino

• Nel corso del Duecento, tra i mercanti veneziani:

sviluppo di tecniche di affari superiori rispetto a

quelle tradizionali

• Tra il 1300 e il 1400: esportazione crescente di

merci, tra le quali alcune (ad esempio gli orologi)

evidenziavano la superiorità tecnologica europea

100

• Esplorazioni geografiche e successiva

espansione economica, militare e politica

• Massima espressione della superiorità

tecnologica europea: galeone armato

• Grazie al galeone armato: fine degli attacchi

delle popolazioni asiatiche, turche ed arabe

• Inizi ‘500: situazione ribaltata con l’Europa

occidentale divenuta l’area più sviluppata del

mondo 101

• Espansione transoceanica dell’Europa atlantica

• Espansione trans-steppiana della Russia europea

• Sfruttamento crescente di giacimenti di argento e

dei giacimenti di mercurio nelle colonie americane

• Dagli inizi del Cinquecento per oltre un secolo:

trasferimenti ingenti di metalli preziosi (soprattutto

argento) dall’America meridionale alla Spagna

• Conseguente sconvolgimento dell’equilibrio dei

sistemi monetari 102

• Metalli preziosi incamerati dai sovrani spagnoli,

pari ad un quarto della quantità legalmente

introdotta nella nazione: spesi nelle crociate

• Grazie all’aumentata disponibilità di capitali:

offerta di credito a buon mercato ed

espansione degli scambi

• Grazie ai poderosi galeoni: distruzione della

navigazione di altri popoli (soprattutto degli

arabi) e subentro anche nelle loro rotte

marittime, con conseguente realizzo di notevoli

profitti 103


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Corso di laurea: Corso di laurea in storia
SSD:
A.A.: 2013-2014

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher melody_gio di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica dell'età moderna e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Napoli Federico II - Unina o del prof Muto Giovanni.

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