Estratto del documento

Modulo 1: La rivoluzione industriale inglese

L'economia di mercato

L'economia di mercato è la forma di economia basata sul rapporto tra domanda, bisogni della popolazione, e offerta, ovvero gestione delle risorse. Questo tipo di economia si formò tra il 1500-1700 e trovò il suo culmine con la rivoluzione industriale inglese. L'economia di mercato nasce grazie all'affermarsi della figura del mercante imprenditore, colui che acquistava materie prime le faceva lavorare nelle manifatture (spesso famiglie contadine) e poi le rivendeva non solo nel mercato locale ma anche in altre regioni.

L'attività del mercante imprenditore rese necessaria la creazione di una rete che consentisse di effettuare gli scambi (denaro-merce), fu così che nacque la borsa valori, in cui operano degli operatori specializzati nella compra-vendita e si gioca con delle regole dette regole di commercio. Era inoltre necessaria una struttura che consentisse di spostare denaro a grandi distanze, nacquero così le banche. Inoltre, il mercante imprenditore se non possedeva capitale doveva chiederlo in prestito, così nacque la commenda e la partita doppia per gestire le finanze dell'attività.

La nascita dell'economia di mercato comportò dei cambiamenti anche culturali come la corrente dell'empirismo (Hume e Locke), la convinzione dell'uomo di poter controllare l'andamento dell'economia.

Espansione coloniale e rivoluzione commerciale

A partire dal 1500, grazie all'espansione coloniale di Inghilterra, Spagna e Portogallo, su tutte si avviò la rivoluzione commerciale, grazie al commercio dei paesi europei con le colonie in America, Asia e Africa. Spagna e Portogallo controllavano politicamente e militarmente le colonie, mentre la GB attuava un regime di protettorato, ovvero lasciava una relativa autonomia politico-amministrativa, ma le controllava commercialmente. Infatti, con il Navigation Act del 1651, affermava che tutte le spedizioni commerciali da e per l'Inghilterra (e colonie) potevano avvenire solo con navi inglesi.

Poi, con il Calico Act del 1701, impedì l'importazione di tessuti già lavorati dalle colonie asiatiche, in modo tale da importare solo il cotone grezzo e poi lavorarlo con il telaio meccanico, a costi minori. La strategia commerciale dell'Inghilterra infatti era quella di importare dalle colonie materie prime, lavorarle in Inghilterra grazie alle tecnologie che gli altri paesi non possedevano e poi esportare in tutto il mondo. La rivoluzione commerciale infatti introdusse il concetto di bilancia commerciale, ovvero il rapporto tra le importazioni e le esportazioni. In questo modo l'Inghilterra aumentava le esportazioni e attuando politiche protezionistiche proteggeva il mercato interno.

Questo modello però non teneva conto del fatto che i movimenti finanziari sono slegati da quelli commerciali (es. interessi, e rimesse) e inoltre il rapporto entrate/uscite dipende fortemente anche dalla svalutazione della moneta, che può portare avanzi commerciali ma disavanzi economici. Grazie a questa rivoluzione commerciale, si assiste allo sviluppo del mercato assicurativo (Lloyd's di Londra), soprattutto nella City, in modo tale da proteggere le spedizioni commerciali da rischi. E con lo stesso scopo nascono anche le compagnie commerciali, come la Compagnia delle Indie, in cui più investitori mettono del capitale in modo tale da dividere il rischio.

La rivoluzione industriale

L'economia di mercato e la rivoluzione commerciale concorrono allo svilupparsi in Inghilterra tra il 1700 e il 1800 della rivoluzione industriale, che permette il passaggio da una società agricolo-pastorale a una società industriale. La società agricolo-pastorale è caratterizzata dalla centralità dell'agricoltura, dalla possibilità di produrre solo dove sono presenti risorse, dall'assenza di fabbriche (ma manifattura m>k), dall'agricoltura di tipo estensivo a causa dell'utilizzo del maggese (un anno sì uno no) per far riposare il terreno, e dalla presenza degli open fields, ovvero i campi aperti, campi delle comunità di villaggio che sono gestiti collettivamente e che quindi non lasciano spazio all'iniziativa individuale.

La società agricolo-pastorale inoltre non riesce ad accumulare risorse a causa di guerre, carestie ed epidemie. La terra non si compra e non si vende, ma è un diritto di censo (feudalesimo), e genera potere economico e politico. Quella agricolo-pastorale è una società in cui non è il capitale a determinare il lavoro ma viceversa, relazione che sarà ribaltata dalla società industriale. Questi fattori non consentono di superare il vincolo del teorema di Malthus, questi fattori rendono l'andamento demografico reversibile, ovvero le risorse non riescono a supportare la crescita demografica (teorema di Malthus) che quindi cresce e crolla ciclicamente a causa di eventi straordinari (guerre, carestie, epidemie).

La rivoluzione industriale consentirà di superare questo vincolo grazie a una differente gestione delle risorse. La rivoluzione avviene in Europa perché è presente un clima culturale favorevole, dato dalla centralità dell'uomo convinto grazie alla ragione e alla tecnologia di poter controllare la natura (Illuminismo), un clima favorevole, la presenza di risorse naturali. In particolare, si sviluppa in Inghilterra perché qui si è sviluppata la stampa, l'istruzione di massa, le scienze applicate. Inoltre, è presente un contesto istituzionale favorevole. Non è uno stato predatorio, poiché con la rivoluzione gloriosa di Cromwell del 1600 le tasse sono controllate dai contribuenti attraverso dei rappresentanti. Inoltre, è una monarchia costituzionale. Anche il modello legale del common law favorisce la libera iniziativa, poiché si basa su casi. Dunque, non sorge reato finché non sorge un contenzioso tra due parti. Questo modello è più duttile rispetto al diritto romano (che è invece prescrittivo), ma è meno equo.

È presente inoltre una Banca d'Inghilterra fondata nel (1694) che controlla la politica economica (entrate/uscite), quella fiscale e quella monetaria. È dunque una banca di emissione che decide quanta moneta stampare e quindi il suo valore, ma non può, grazie alla regola aurea del 1609, stampare più moneta del debito pubblico.

Le fasi della rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale si divide in tre fasi:

  • 1750-1800: È la fase della rivoluzione agricola e agraria. Agraria perché viene attuato l'enclosure, ovvero si modifica la distribuzione della terra. Le open fields sono tolte alle comunità di villaggio e vendute. La terra non è più un diritto di censo ma si compra e si vende, e a comprarla sono principalmente i borghesi commerciali che vogliono utilizzarla per produrre profitto, non per soddisfare i bisogni delle comunità di villaggio, dunque finisce l'agricoltura di sussistenza. I contadini che hanno perso il lavoro si spostano verso le città per diventare operai nelle nascenti fabbriche. La rivoluzione è anche agricola perché cambia il modo di lavorare la terra, si passa da un'agricoltura di tipo estensivo a una di tipo intensivo, grazie alle innovazioni come il concime, che consente di abbandonare il maggese per la rotazione di Norfolk. Miglioramenti nell'aratro, nella seminatrice a cavallo e altri macchinari. Vengono anche introdotte delle nuove colture.
  • 1800-1830: È la fase dell'affermazione delle fabbriche, che sostituiscono la manifattura nel settore della produzione. Le fabbriche sono unità produttive di grandi dimensioni in cui si concentrano macchinari, controllati da lavoratori despecializzati che operano in serie. La presenza di una sola fonte di energia ed è gestita da un imprenditore che rischia il capitale.
  • 1830-1850: È la fase in cui si consolida il ruolo della fabbrica in Inghilterra per autopropulsione (path dependence) e viene emulato nei paesi esteri. Si costruiscono le ferrovie, avviene la prima expo nel 1850, e per garantire l'uniformità monetaria nei commerci internazionali viene attuato il gold standard.

Invenzioni e innovazioni

La rivoluzione industriale porta a un nuovo modo di gestire le risorse (input-output) grazie all'affermazione della macchina sul lavoro umano e alla produzione standardizzata in serie, resa possibile dalle innovazioni. Le innovazioni sono le invenzioni che hanno cambiato il modo di produrre e che sono sostenibili economicamente. Come il carbon fossile che sostituisce la legna e permette di trasportare la fonte energetica superando il vincolo dell'allocazione e a basso costo. La macchina a vapore e il telaio meccanico, che consente di produrre cotone a basso costo e più velocemente. Questi fattori consentono di soddisfare la domanda e dunque la crescita demografica, consentono quindi di superare il vincolo del teorema di Malthus.

Dibattito economico: Smith e Marx

La nascita della società industriale e dell'economia di mercato accendono un dibattito in cui assumono posizioni contrapposte Smith e Marx. Smith teorizza il funzionamento dell'economia di mercato, in cui l'individuo deve perseguire la massimizzazione dell'utile individuale poiché attraverso questo si giunge all'utile collettivo. I beni negoziati vengono venduti ad un prezzo che è dato dalla somma di salario (costo per mantenere il lavoratore in attività), profitto (remunerazione del capitale investito) e rendita (data dalla differenza tra prezzo e profitto+salario).

La rendita secondo Smith è la parte che non produce ricchezza e che quindi deve essere ridotta il più possibile. Inoltre, il profitto è un prelievo forzato del capitalista dai salari. Il valore di un bene prodotto si distingue in valore d'uso e valore di scambio. Il valore d'uso è dato dalla sua funzionalità, mentre il valore di scambio dal rapporto tra domanda e offerta, ovvero dalla sua presenza. Per Smith, il modello che può garantire la massimizzazione dell'utile è quello liberista, in cui lo stato deve intervenire solo per mantenere la stabilità monetaria e controllare la finanza pubblica. Il protezionismo infatti non fa altro che generare nel lungo periodo altro protezionismo e quindi la morte del commercio. Inoltre, sebbene nel lungo periodo generi una crescita, nel breve si riflette sul consumatore.

A Smith si oppone Marx che espone le sue tesi nel "Capitale" in cui afferma che nel tentativo di raggiungere il massimo utile individuale a causa del prelievo forzato del salario da parte del capitalista si crea un conflitto che porterà inevitabilmente alla rivoluzione (infatti nascono forme di protesta come il luddismo con la distruzione dei macchinari) e alla riduzione dei consumi a causa della riduzione dei salari e quindi alla crisi. Bisogna abolire quindi ciò che permette questo meccanismo ovvero la proprietà privata (che dà il diritto di prelevare dai salari) e il liberalismo.

Conflitti sociali e risposte

Per rispondere al conflitto tra classi nascono i fenomeni del mutualismo, ovvero aggregati di operai che si aiutano a vicenda per migliorare le proprie condizioni di vita, il sindacalismo, che al contrario del precedente è riconosciuta dallo stato e che mira a migliorare le condizioni non solo di vita ma anche di lavoro. Ovvero assicurazioni per malattia e licenziamento, tutela del lavoro femminile, regolamentazione delle ore di lavoro, e formalizzazione del rapporto di lavoro (il lavoro è visto come un bene che si scambia) attraverso un contratto, che può essere collettivo (regola i rapporti tra lavoratori e capitalisti) o individuale che regola i rapporti del singolo operaio.

In questo conflitto si inserì anche Papa Leone XIII con l'enciclica della Rerum Novarum del 1891 in cui si schiera in modo super partes in favore della solidarietà tra classi. Il movimento operaio che si fonda sulle idee di Marx inizialmente non ha nessuno stampo politico, solo successivamente si avvicina alla sinistra.

L'emulazione continentale

Dopo essersi consolidato in Inghilterra, il modello economico industriale viene trasferito nel resto del mondo, con modalità e processi differenti e in tempi differenti.

Il caso del Belgio

Il Belgio per esempio presenta delle caratteristiche simili all'Inghilterra, grazie alla vicinanza geografica. Sono presenti stesse risorse, carbone e ferro in primis. Poi dall'Inghilterra arrivano imprenditori che importano capitali (perché decidono di investire nel mercato estero), portano conoscenze (know-how), portano tecnologie (telaio meccanico) che consentono di avviare la produzione prima di cotone e poi di lana e seta. Si avvia un processo di emulazione e di learning by doing da parte degli imprenditori stranieri, che acquisiscono le conoscenze le modificano, le migliorano e le adattano al nuovo contesto.

Sono presenti anche delle novità nel processo di industrializzazione belga. Infatti, il Belgio è sempre stato soggetto a dominazioni straniere e quindi guerre (a differenza dell'Inghilterra), prima degli spagnoli, poi Asburgo, poi francesi per ottenere infine l'indipendenza nel 1830. Una seconda novità fu la nascita di un settore non presente in Inghilterra come l'industria chimica. Inoltre, a differenza dell'Inghilterra, in Belgio la politica non guidò solo l'industrializzazione ma intervenne direttamente. Ad esempio, con la costruzione della ferrovia, che consentì di rendere più veloci i trasporti e meno costosi, favorendo quindi il commercio, e consentì lo sviluppo indotto del settore meccanico e siderurgico, oltre che delle società che dovevano gestire la linea ferroviaria (infatti la costruzione fu pubblica ma la gestione affidata a privati, mentre in UK la ferrovia fu costruita e gestita da privati dopo l'industrializzazione).

Inoltre, grazie ai capitali della corona reale, fu fondata la Société Générale De Belgique, che emette moneta "banca di emissione" ed è anche una banca commerciale che consentì la nascita di diverse industrie investendo capitale di rischio e esercitando il credito a medio/lungo termine sotto forma di obbligazioni dello stato, di società o di banche, si occupava anche di piazzare le obbligazioni di altre aziende sul mercato dove venivano comprate da privati. La banca commerciale si differenzia dalla cassa di risparmio poiché non raccoglie il risparmio e non esercita credito a breve termine. Nel 1835 fu fondata anche un'altra banca commerciale, la Banque du Belgique, sul modello della precedente. La novità che si creò in Belgio fu lo stretto legame tra banca e industria, tra finanza ed economia "reale".

Il caso della Francia

Un altro caso fu quello della Francia, che si sviluppò molto lentamente a causa di diversi fattori. La scarsa istruzione (a differenza dell'Inghilterra) che migliorerà solo con Napoleone III che investirà nella formazione tecnica avanzata. Una nobiltà che a differenza di Belgio e UK è refrattaria, non investe perché la vede come un'attività borghese non nobile. Una classe dirigente aristocratica che spende per la gestione politica e non per la crescita economica. Una diseguale distribuzione del reddito. Una scarsa crescita demografica (a differenza dell'UK) perché le famiglie contadine non vogliono dividere tra troppi figli i terreni. Le guerre napoleoniche e rivoluzionarie che non crearono un clima di serenità produttiva.

Nonostante questi elementi rallentanti alla centralità agricola che aveva caratterizzato il '700, grazie all'importazione di tecnologie dall'Inghilterra e all'investimento pubblico nella costruzione della ferrovia, si affianca il settore meccanico e quello dell'automobile (Peugeot e Renault). Dunque, si crea un dualismo, agricoltura e manifattura tessile nelle campagne e industrie avanzate nelle città. Industrie pubbliche e industrie private. Però sia nelle campagne che nelle città non avviene un cambiamento nella produzione che non è di massa ma che rimane legata alla manifattura, dunque non si riesce a produrre beni a basso costo per tutti ma solo per i ceti più abbienti. Dunque, la produzione si rivolge soprattutto al mercato estero. Viene inoltre fondata una banca commerciale, la Haute Banque Parisienne, che investe soprattutto capitale a medio/lungo termine in imprese di grandi dimensioni estere.

Il caso della Germania

La Germania, sebbene si sviluppi molto tardi rispetto all'Inghilterra, riuscirà a superarla e a ottenere una posizione di rilievo nell'economia mondiale. Lo sviluppo industriale tedesco è tardivo perché all'inizio dell'800 è ancora una regione divisa in stati indipendenti, sono quindi presenti molte dogane, il mercato è frammentato e questo ostacola la nascita del commercio interno.

Solo nel 1822, grazie al ruolo chiave della Prussia degli Hohenzollern, viene raggiunta l'unione doganale (Zollverein), e solo durante la terza fase della rivoluzione industriale inglese l'unione politica. Grazie alle scoperte tecnologiche (chimica organica, motore a scoppio, elettricità) si sviluppano industrie (Corp.) di grandi dimensioni, molto avanzate tecnologicamente e che quindi richiedono grandi investimenti di capitali in cui la gestione è separata dalla proprietà.

Così si sviluppano le grandi banche miste che investono in queste grandi industrie, si dicono miste perché uniscono le funzioni di una banca commerciale a quelle della cassa di risparmio. Questa unione comporta per la prima volta il problema della solvibilità, ovvero la banca deve essere capace in qualunque momento di restituire il denaro ai correntisti, quindi obblighi e diritti a breve termine (capitale circolante netto) devono essere equilibrati. Queste banche miste sono quindi delle Holding che possiedono differenti società e che quindi facilitano lo scambio di informazioni tra queste, e ciò comporta la nascita dei cartelli, che rendono più sicuri gli investimenti e tengono al sicuro le società. Il regime di oligopolio che si instaura unito all'alta intensità di capitale comporta elevatissime barriere di ingresso nel settore e dunque un mercato interno molto forte. A questo si aggiunge il protezionismo e la strategia del dumping, ovvero di vendere all'estero a prezzi ridotti rispetto a quelli interni.

Anteprima
Vedrai una selezione di 4 pagine su 14
Storia economica - Appunti Pag. 1 Storia economica - Appunti Pag. 2
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia economica - Appunti Pag. 6
Anteprima di 4 pagg. su 14.
Scarica il documento per vederlo tutto.
Storia economica - Appunti Pag. 11
1 su 14
D/illustrazione/soddisfatti o rimborsati
Acquista con carta o PayPal
Scarica i documenti tutte le volte che vuoi
Dettagli
SSD
Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher UniversityHelp di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università Cattolica del "Sacro Cuore" o del prof Locatelli Andrea Maria.
Appunti correlati Invia appunti e guadagna

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community