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Capitolo 1: La formazione dell’Europa

La continuità geo-economica dell’Europa

La formazione dell’Europa è stato un lungo processo storico che ha coinvolto forze politiche, culturali ed economiche.

L’aspetto più importante è dato dalla persistenza e continuità dell’Europa sul piano geo-economico: il commercio ha rappresentato una forza coesiva quando i conflitti politici e militari ne minacciavano la distruzione.

Impero romano – Impero carolingio: circa l’80% della popolazione complessiva dell’Impero romano attorno all’anno 100 d.C. viveva all’interno degli attuali confini dell’UE. L’Impero si estendeva dalla costa atlantica al Mar Nero; l’Irlanda, la periferia settentrionale dell’Europa, la Scandinavia e la Russia non furono toccate né dalla dominazione romana e né da quella carolingia.

L’Impero carolingio rappresentò la rinascita dell’ordinamento politico dopo la frantumazione dell’Impero romano, nonché la comparsa sulla scena politica dei popoli germanici che unirono le proprie tradizioni alla cultura e alla lingua adottati dai predecessori romani. Le tribù germaniche avanzarono anche verso est, mantenendo la propria lingua e spingendo le lingue slave sempre più a oriente nell’imposizione del proprio dominio sul territorio.

L’Italia è diventata uno Stato nazione solo nel tardo 800.

Dopo la divisione dell’Impero carolingio: ad un estremo, Est, si svilupparono ricche città mercantili come Venezia; nell’estremo ovest è emerso un grande Stato nazione come in Francia.

Delineiamo una nazione in base ai suoi confini perché rappresentano il limite dell’autorità politica e della capacità dello Stato di riscuotere imposte e investire in strade e in beni pubblici, la difesa e le istituzioni. Le istituzioni si formano perché creano economia di scala nell’erogazione di questi beni pubblici. Dopo il declino dell’Impero carolingio, i confini sono stati ridisegnati più volte a seguito di aspre e costose guerre. Il paradosso della storia europea sta nel fatto che, nonostante le forze politiche distruttive, l’Europa è rimasta un’unità omogenea sul piano culturale e istituzionale per via di potenti forze coesive; la più importante è il commercio:

L’Europa commercia dunque esiste.

Nel corso della storia, l’intensità degli scambi commerciali è stata stimolata dalla prossimità e dalla somiglianza tra nazioni.

Il volume dei commerci tra nazioni vicine è superiore a quello con economie più distanti e, quando i commerci si espandono, l’espansione è più significativa verso le nazioni che appartengono già alla rete degli scambi.

Se questo è vero oggi, lo era ancora di più in passato, quando i costi dei trasporti terrestri erano spesso eccessivamente alti per le merci diverse dai beni di lusso: via mare costava solo il 20 – 25% in più di quello via terra. Oltre allo scambio di beni, il commercio consente la trasmissione di lingue comuni, diritto commerciale, cultura, preferenze e tecnologia.

Se il commercio fosse determinato solamente dalla prossimità non avremmo assistito all’evolversi di entità regionali come l’Europa, perché le nazioni al margine sono pur sempre adiacenti a qualche altra nazione vicina e tenderebbero quindi ad estendere ulteriormente il confine. Questo non è accaduto.

Il motivo sta nella resistenza al commercio dovuta alla scarsa somiglianza tra le nazioni ai margini geografici, nonché alla loro distanza dalle grandi economie centrali europee che generavano i commerci.

Vicino ai confini geografici, la forza di gravità esercitata dalle grandi economie centrali era troppo debole per generare scambi commerciali sufficienti. Inoltre, le economie limitrofe differivano per livelli di reddito e tecnologia, cultura e preferenze, lingua e istituzioni giuridiche, e tali differenze si mantennero perché rappresentavano una barriera al commercio.

Quando partner commerciali sono caratterizzati da livelli di tecnologia e redditi diversi i volumi del commercio saranno bassi a prescindere dalla vicinanza geografica. Per nazioni ricche, i potenziali guadagni per l’esportazione verso le nazioni povere sono troppo modesti. La mancanza di unità di moneta comunemente accettate rende le transazioni difficili o costringe ad affidarsi al baratto.

Se un’area alla periferia è inizialmente povera, potrebbe restare tale perché non viene toccata dalle conoscenze, dalle merci e dalle istituzioni portate dal commercio. Queste forze sono note come effetti frontiera.

Effetto frontiera: riducono gli scambi commerciali, mantenendo quindi la diversità tra economie limitrofe nelle aree di confine. Un esempio: ceramica tardo romana da un particolare luogo di produzione situato nel sud della Francia. Questo prodotto è stato esportato in tutto l’Impero, però il confine rappresentava una barriera invalicabile per questo tipo di merce.

I costi del commercio, specie quelli di trasporto, crescono all’aumentare della distanza dalla nazione esportatrice. Per via dei crescenti costi di trasporto, degli effetti di prossimità e del diminuire della somiglianza tra nazioni all’aumentare della distanza, il commercio diminuirà all’aumentare dell’economia.

Pirenne sottolineò quali sono stati gli effetti frontiera, dopo la sua analisi del declino del commercio nel Mediterraneo e delle esportazioni verso l’Europa settentrionale ed occidentale dopo la conquista araba.

Nell’ambito del commercio su lunghe distanze è necessario che tra esportatore ed importatore ci sia fiducia reciproca.

Culture diverse adottano un atteggiamento a volte discriminatorio nei confronti degli stranieri. È più semplice instaurare un clima di fiducia se gli individui condividono un codice di condotta comune.

In Europa emerse un insieme abbastanza uniforme di norme e istituzioni volte a risolvere le dispute contrattuali, garantire il mantenimento delle promesse e tutelare i mercanti stranieri dalle azioni arbitrarie dei mercanti locali. Ricerche suggeriscono che gli scambi commerciali tra gli arabi e le nazioni europee probabilmente non diminuirono nella misura affermata da Pirenne; è probabile che la scarsa attività commerciale fosse in parte legata al fatto che l’Europa stava appena riprendendosi dal declino seguito dal collasso dell’Impero romano.

La diffusione di idee e beni e l’esercizio dell’autorità sono agevolati da una lingua comune.

Si parlavano numerose lingue, ma spesso i mercanti di una regione usavano una lingua comune per le loro transazioni; infatti, con l’avanzata della fede cristiana il latino cominciò ad essere utilizzato in tutta Europa.

La somiglianza, la prossimità e l’assenza di effetti frontiera dovrebbero stimolare gli scambi commerciali. Secondo i dati riportati circa i 3\4 degli scambi commerciali dei singoli paesi dell’UE avvengono all’interno dell’Unione stessa, più Norvegia e Svizzera.

Somiglianza

Per ciascun Paese la somiglianza è importante: la Danimarca detiene una quota di commercio maggiore con un’economia piccola come la Svezia, che con economie più grandi come Regno Unito e Francia.

Prossimità

La prossimità potrebbe in parte spiegare la differenza fra gli scambi commerciali tra Danimarca e Germania e il perché sono tre volte superiori alla somma degli scambi commerciali tra Spagna e Italia.

I paesi che intrattengono intensi scambi commerciali tendono a intensificarli ulteriormente: altro aspetto della forza coesiva del commercio derivante dall’effetto combinato di somiglianza, effetti frontiera rispetto a paesi “esterni” e stimoli al commercio derivanti dalla prossimità.

Dalla geo-economia alla geo-politica: L’Unione europea

Il commercio può aver contribuito a superare le iniziali diversità e a mantenere nel tempo le somiglianze. Negli anni 50’ del 900 il processo di unificazione fu dominato da preoccupazioni puramente economiche; i paesi partecipanti erano gli stessi che nel corso del secondo millennio erano stati il campo di battaglia di interminabili guerre: Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo. Gli interessi nazionali divergenti finirono per dividere l’Europa in due organizzazioni commerciali: con la firma del trattato di Roma, 1958, si costituì la CEE, Comunità economica europea, dove il Regno Unito ne rimane escluso, quindi decise di dar vita all’EFTA, associazione europea di libero scambio, con paesi dell’Europa occidentale. Gran parte dei paesi EFTA commerciavano di più con i paesi CEE che tra di loro. Così il destino dell’EFTA fu segnato mentre la CEE si avviava a crescere ammettendo nuovi membri e ampliando il proprio ambito di azioni.

Il passo decisivo fu nel 1973 perché ci fu l’adesione del Regno Unito alla CEE.

L’incremento del commercio deriva dall’iniziale riduzione dei dazi doganali e dalla creazione di un mercato unico che eliminava le barriere non tariffarie, è stato assai notevole e di gran lunga superiore alla tendenza a deviare i flussi commerciali dei paesi non membri.

La storia dell’UE è stata scandita dai tentativi delle classi politiche di convincere elettorati nazionali riluttanti dei benefici derivanti da un’integrazione politica che non ha ancora raggiunto la piena realizzazione. Nel passato il commercio ha rappresentato una forza coesiva in un’Europa divisa dai conflitti politici e militari. La cooperazione politica nell’ambito dell’UE ha arricchito l’Europa di una nuova dimensione.

Capitolo 2: L’Europa dal declino alla ripresa economica

Sprazzi di luce nei secoli bui

In Europa i cosiddetti Secoli bui non furono così oscuri come un tempo si credeva.

Dal sesto al nono secolo la visione pessimistica predominante in passato sta lasciando posto ad un’interpretazione più sfumata degli avvenimenti successivi al collasso dell’Impero romano. Il declino si verificò: gli insediamenti furono abbandonati e le città si impoverirono in termini di popolazione e abilità produttive, le strade si deterioravano, i confini politici furono ridisegnati, la moneta scarseggiava e si registrò una diminuzione del reddito generalizzata. Il reddito diminuì perché i tradizionali legami commerciali erano stati interrotti, e perché i disordini sociali e il calo della popolazione non consentivano di sostenere l’infrastruttura di istituzioni pubbliche e strade, né la divisione del lavoro e la specializzazione.

I cosiddetti secoli bui furono caratterizzati anche da sprazzi di luce: si stava delineando il profilo di una nuova Europa, il cui centro di gravità si spostava dal bacino del Mediterraneo all’area nord-occidentale. Quel che restava dell’Impero romano si trasferì verso oriente, Costantinopoli al centro, mentre i territori precedentemente dominati dai Romani, esempio Spagna, furono gradualmente assoggettati al dominio arabo-musulmano. Il mondo bizantino finì per essere sostituito dall’Impero ottomano, una civiltà musulmana che nella sua avanzata giunse fino ai Balcani. È stato affermato da Pirenne che le differenze religiose ebbero significative ripercussioni sugli scambi commerciali.

Il commercio evidenziò un calo ma non cessò del tutto.

I benefici della divisione del lavoro: una rilettura di Adam Smith

Le condizioni di base per la crescita economica poggiavano su una fragile base di conoscenza e capitale. La conoscenza disponibile derivava dall’esperienza, piuttosto che dall’indagine teorica; si potevano osservare determinate regolarità nei fenomeni naturali, ma una conoscenza approfondita di come si determinassero tali effetti non venne raggiunta fino allo sviluppo della chimica e dell’agronomia moderna.

Il reddito aumenta grazie alla specializzazione, all’apprendimento mediante l’esperienza, Learning by doing, e allo scambio commerciale, che sfrutta differenze regionali nella dotazione di risorse e nel clima.

Esempio vedere libro pag. 17.

Adam Smith osservò che, suddividendo la produzione in singoli compiti e favorendo la specializzazione dei lavoratori in ciascuno di essi, si ottiene un incremento dell’efficienza di tutti. I guadagni d’efficienza derivano dalle maggiori capacità acquisite con la ripetizione o la pratica, nonché dall’apprendimento mediante l’esperienza. Esempio pag. 17.

Alla base dello scambio vi sono delle differenze nei costi opportunità tra le famiglie una volta che ciascuna di esse ha iniziato ad acquisire delle specifiche abilità mediante la divisione del lavoro e le economie di pratica.

Specializzandosi, ha ottenuto un basso costo opportunità nella produzione di vestiario, riferimento esempio, ciò significa che, se aumenta la produzione di abiti non deve rinunciare a molto cibo. Se invece scegliesse di produrre più alimenti, tale scelta risulterebbe molto costosa in termini del vestiario non prodotto: il cibo ha un elevato costo opportunità per la famiglia Tessitori. La famiglia Fattori, invece, specializzata nella produzione di alimenti, ha un basso costo opportunità del cibo e un elevato costo opportunità del vestiario. Le famiglie scambiano il bene che possono produrre a un costo opportunità basso per ottenere in cambio le merci che per loro hanno un costo opportunità più alto.

La divisione del lavoro è limitata da una domanda sufficiente

La natura dei guadagni derivanti dalla specializzazione di norma cercheranno di conseguire una specializzazione totale: in altri termini, decideranno di dedicarsi esclusivamente all’agricoltura, alla tessitura, o alla costruzione di casa, edilizia. Il grado di divisione del lavoro che possiamo osservare oggi, comunque, è del tutto incomparabile con le forme più primitive di specializzazione esistenti in epoca preindustriale. Da che cosa era limitata la divisione del lavoro nell’epoche passate? Sia dalla conoscenza disponibile a proposito delle possibilità tecnologiche, sia da fattori di ordine economico-sociale. Come dice Adam Smith la divisione del lavoro era limitata dall’estensione del mercato. Il limite della divisione del lavoro è il livello di domanda aggregata di un’economia. Riferimento esempio.

La crescita della popolazione contribuirà a intensificare la divisione del lavoro nella misura in cui è associata ad un incremento del reddito aggregato.

Il reddito aggregato e la domanda aggregata possono crescere espandendo i confini entro i quali regna l’ordine sociale e politico. Nell’epoca del declino romano, si ebbe una diminuzione delle dimensioni effettive delle regioni economicamente attive.

Il ripristino dell’ordine politico avrebbe accresciuto la domanda aggregata: rafforzando la sicurezza all’interno di una data unità territoriale, espandendo i confini all’interno dei quali si potevano intrattenere scambi commerciali. L’estensione dello scambio di mercato determina un’estensione delle dimensioni dell’economia e un aumento del reddito aggregato, somma dei redditi di tutte le famiglie. Con l’estensione delle dimensioni dell’economia, le precondizioni per lo scambio di mercato mutano. Nella misura in cui lo scambio è limitato, non necessita di mezzi di pagamento sofisticati.

Quando l’economia cresce, lo scambio avverrà tra sconosciuti, magari in occasioni di fiere mensili o annuali, e le promesse di pagare in seguito saranno difficili da monitorare fino all’emergere di istituzioni finanziarie specializzate come le banche.

La divisione del lavoro favorisce il cambiamento tecnologico

La divisione del lavoro consente ai lavoratori di migliorare l’efficienza mediante la ripetizione. Se la divisione del lavoro aumenta, l’economia attraverserà una nuova fase di efficienza crescente, per poi assestarsi ad un livello di efficienza più stabile ed elevato. La perfezione acquisita mediante la pratica non può essere trasferita da un individuo all’altro. Ma la produzione è caratterizzata anche dall’apprendimento mediante l’esperienza.

Esempio pag. 23.

Le nuove conoscenze accrescono la base di conoscenze tecnologiche e generano un incremento della produzione e\o un miglioramento della qualità dei prodotti a parità di input utilizzati. Gli strumenti che vengono utilizzati migliorano la produzione.

Grafico pagina 24 si riferisce a pagina 25.

Dopo la crisi post romana: il rinascimento economico dal nono al quindicesimo secolo

L’ordine sociale, la crescita della popolazione, le reti di trasporti, i mercati e la moneta rappresentano i prerequisiti per la crescita basata su divisione del lavoro e scambi commerciali. L’ordine sociale è fondamentale per gli scambi: i costi di transazione sono più bassi se strade, fiumi e mari sono sicuri. La crescita della popolazione è essenziale per l’estensione del mercato e favorisce la divisione e l’urbanizzazione, la moneta d’altro canto consente lo sviluppo del commercio dal baratto allo scambio di mercato.

Nonostante la proliferazione delle monete, nell’Europa medievale l’offerta di moneta era spesso instabile, un fattore che incideva negativamente sul volume del commercio, è il baratto.

I mercati erano imperfetti, le informazioni si diffondevano lentamente e subivano distorsioni, i mercanti sfruttavano la possibilità

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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