Riassunto di storia economica
La grande divergenza
La storia economica è la regina delle scienze sociali. Ha per oggetto la natura e le cause della ricchezza delle nazioni. Gli economisti cercano quelle cause in una teoria atemporale dello sviluppo economico, mentre gli storici dell'economia le ravvisano in un processo dinamico di cambiamento. La storia economica è fondata sulla domanda "perché certi paesi sono ricchi e altri poveri?".
L'attuale divisione fra ricchi e poveri ebbe sostanzialmente origine all'epoca in cui Vasco da Gama salpò per l'India e Colombo scoprì le Americhe. Possiamo dividere gli ultimi cinquecento anni in tre periodi. Il primo dal 1500 al 1800 circa, fu l'era Mercantilistica. Iniziò con i viaggi di Colombo e da Gama e si concluse con la rivoluzione industriale. Le Americhe furono colonizzate e iniziarono a esportare argento, zucchero e tabacco; molti africani furono ridotti in schiavitù e portati nelle Americhe per produrre queste merci; dall'Asia arrivarono in Europa spezie, tessuti e porcellane.
I principali paesi europei cercarono di espandere i propri mercati colonizzando territori ed escludendo, attraverso dazi e guerre, gli altri paesi dal commercio. Nel XIX secolo, il secondo periodo, chiamato del catch-up, il quadro mutò. Nel 1815, l'Inghilterra aveva raggiunto la supremazia nell'industria e, grazie alla propria capacità competitiva, stava estromettendo gli altri paesi dai mercati. L'Europa occidentale e gli Stati Uniti fecero dello sviluppo economico una priorità cercando di combinare quattro politiche economiche "standard":
- Creare un mercato nazionale unificato attraverso l'eliminazione dei dazi interni e la costruzione di una rete di trasporti;
- Eregere una barriera doganale per proteggere le proprie industrie dalla concorrenza inglese;
- Promuovere il ruolo delle banche al fine di stabilizzare la moneta e finanziare gli investimenti industriali;
- Istituire il sistema dell'istruzione di massa per incrementare la qualità della forza lavoro.
Queste politiche ebbero successo in Europa Occidentale, Stati Uniti ed Inghilterra, ossia le attuali nazioni ricche. La tecnologia infatti viene inventata per lo più nei paesi ricchi, che investono sempre più capitale per aumentare la produttività e si servono di manodopera sempre più costosa. La maggior parte dei paesi poveri ha adottato in qualche misura tecnologie moderne ma non abbastanza da raggiungere i paesi ricchi. I paesi che hanno colmato il divario rispetto all'Occidente nel XX secolo ci sono riusciti grazie a un big push, che ha puntato sulla pianificazione e sul coordinamento degli investimenti per compiere un grande balzo in avanti.
Fra il 1500 ed il 1800 gli attuali paesi ricchi hanno formato un ristretto gruppo il cui vantaggio può essere misurato in termini di Pil pro capite. Nel 1820 il paese più prospero era l'Olanda. La rivoluzione industriale era in atto da due generazioni e, nel 1820, l'Inghilterra era la seconda economia più ricca del mondo. Dal 1820 a oggi le differenze di reddito si sono accentuate: i paesi che erano più ricchi nel 1820 sono cresciuti più rapidamente.
Esistono eccezioni alla divergenza dei redditi. La principale è quella dell'Asia Orientale, l'unica regione che si è mossa in controtendenza e ha migliorato la sua posizione. Il Giappone è il paese che ha avuto il maggiore successo durante il '900, poiché nel 1820 era indubbiamente povero e ciò nonostante è riuscito a colmare il divario che lo divideva dall'Occidente. Altrettanto eccezionale è stata la crescita della Corea del Sud e di Taiwan. Anche l'Unione Sovietica è riuscita a ridurre il divario, anche se in misura minore. Può darsi che oggi la Cina stia perseguendo lo stesso risultato. Nel 1750 la maggior parte della produzione manifatturiera era realizzata in Cina e nel subcontinente indiano; nel 1913 le quote cinese e indiana della produzione manifatturiera erano crollate, mentre il Regno Unito, gli Stati Uniti e l'Europa producevano tre quarti del totale.
Nel 1800 l'economia asiatica si trasformò in quella classica del sottosviluppo, specializzata nella produzione e nell'esportazione di beni agricoli. Il periodo fra il 1880 e la seconda guerra mondiale fu segnato dall'industrializzazione degli Stati Uniti e, in particolare, dell'Europa continentale. A partire dalla seconda guerra mondiale e fino agli anni '80 del Novecento la quota del prodotto manifatturiero mondiale dell'Unione Sovietica aumentò fortemente, per poi cadere verticalmente, trascinata dal declino economico delle ex repubbliche sovietiche. Anche la Cina era andata industrializzandosi a partire dal 1980. Il Pil spesso è difficile da calcolare e può essere comunque fuorviante poiché è la media dei redditi dei ricchi e dei poveri. Questi problemi possono essere risolti calcolando i "salari reali", ossia il tenore di vita che può essere raggiunto con i guadagni individuali.
Per misurare il tenore di vita dei lavoratori si devono confrontare i prezzi dei beni di consumo, e di tali prezzi occorre calcolare la media per costruire un indice. Il nostro indice consiste nel costo del mantenimento di un uomo al livello della "mera sussistenza fisiologica", ovvero il costo della sopravvivenza, nel modo meno costoso per mantenersi in vita. In Europa nel 1400 il tenore di vita era alto, mentre crollò nel 1700. Gli operai dell'Inghilterra meridionale avevano anche il reddito necessario per acquistare i beni di lusso del 1700 (qualche libro, specchio, zucchero o tè). A Londra il salario reale valeva già quattro volte il livello di sussistenza. Nei paesi poveri i salari reali sono però rimasti al livello di mera sussistenza. Nel 1990 la Banca Mondiale ha fissato la soglia mondiale della povertà a 1 dollaro al giorno (alzata successivamente a 1,25 dollari per tenere conto dell'inflazione). Oltre un miliardo di persone (15% della popolazione mondiale) oggi vive al di sotto di quella soglia, e il rapporto fra reddito e costo della sussistenza era di gran lunga più elevato nel 1500.
Il vivere a livello di sussistenza ha ulteriori conseguenze per il benessere sociale ed il progresso economico:
- Coloro che mangiano quanto basta per sopravvivere sono di bassa statura;
- La riduzione della speranza di vita ed il generale deterioramento della salute;
- Chi vive ad un livello di sussistenza è meno istruito.
Vi è la forte necessità di aumentare il prodotto di una giornata di lavoro, ma la manodopera è talmente a buon mercato che le imprese non hanno alcun incentivo a inventare o adottare macchine atte ad accrescere la produttività. Il livello di sussistenza è la trappola della povertà. La rivoluzione industriale fu l'effetto, e non soltanto la causa, degli alti livelli salariali.
L'ascesa dell'occidente
La cultura è stata spesso indicata come fattore determinante del successo economico. Per esempio, gli agricoltori del Terzo Mondo sono poveri perché rimangono legati ai metodi tradizionali di coltivazione e non rispondono agli incentivi economici. Vi sono aspetti della cultura che influiscono sulle performance economiche: dal 1600 in poi la diffusione dell'alfabetizzazione e della capacità di far di conto sono state condizioni necessarie del successo economico. Tali capacità mentali favoriscono lo fioritura del commercio e lo sviluppo della scienza e dalla tecnologia.
Molti economisti sostengono che il successo economico è il risultato dell'esistenza di ben definiti diritti di proprietà, di una bassa tassazione e di interventi dello stato ridotti al minimo. Per esempio le monarchie assolute, come quella spagnola e francese, o imperi come quelli cinese, romano o azteco, hanno soffocato l'attività economica vietando gli scambi internazionali, minacciando la proprietà o addirittura la vita stessa. Le cause immediate dello sviluppo disuguale sono palesemente riconducibili al cambiamento tecnologico, alla globalizzazione e alla politica economica. La stessa rivoluzione industriale fu il portatore della prima fase della globalizzazione.
La grande divergenza ha quindi inizio con la prima globalizzazione. Grazie alle navi le varie nazioni erano in grado di compiere grandi traversate oceaniche. L'effetto più spettacolare si ebbe nei viaggi che portarono alla grandi scoperte geografiche. Mercanti indiani, arabi e veneziani inviavano pepe e spezie dall'Asia in Europa attraverso il Medio Oriente. Nel 1498 Vasco da Gama raggiunse Cochin in India e riempì la nave di pepe. Il navigatore genovese Cristoforo Colombo propose l'ovvia alternativa di raggiungere direttamente l'Asia navigando dall'Europa verso occidente. Colombo convinse il re Ferdinando e la regina Isabella di Spagna a finanziare la sua spedizione e il 12 ottobre 1492 sbarcò alle Bahamas, convinto di avere raggiunto le Indie Orientali. Colombo aveva invece "scoperto" l'America - un evento che cambiò il corso della storia del mondo.
L'impero spagnolo era anche più ricco. I maggiori successi furono la conquista dell'impero azteco, ad opera di Cortés, nel 1521 e, nel 1532, quella dell'impero inca ad opera di Pizarro. La conquista fu seguita dalla scoperta di ampi giacimenti di argento in Bolivia e Messico. Nel 1500 i paesi dell'Europa settentrionale non fecero grandi progressi nella costruzione di imperi. Nel 1497 gli inglesi inviarono verso occidente Giovanni Caboto che raggiunse capo Breton, ovvero Terranova. I francesi inviarono Jacques Cartier in Canada con i tre viaggi degli anni '30 e '40 del Cinquecento. Il commercio delle pelli con gli indigeni era poca cosa rispetto agli scambi di merci con il Messico o le Molucche. Si dovette aspettare fino al 1600 perché i paesi dell'Europa Settentrionale divenissero importanti potenze imperiali. Essi puntarono ad organizzare le compagnie delle Indie, che combinavano politiche imperiali con l'imprenditorialità privata. Di regola tali compagnie erano società per azioni ad elevata capitalizzazione, che commerciavano in Asia o nelle Americhe, disponendo di forze militari, terrestri e navali, e creavano all'estero centri commerciali fortificati.
La Compagnia inglese delle Indie Orientali fu riconosciuta ufficialmente nel 1600, e la controparte olandese nel 1602. La Compagnia olandese delle Indie Orientali creò un impero olandese in Asia a spese dei portoghesi. Gli inglesi costruirono un impero: nel 1947 la Compagnia delle Indie Orientali aveva 23 filiali in India; nelle Americhe individui e gruppi disparati fondarono colonie: Virginia, Plymouth, Bahamas, isole dei Caraibi e nel 1655 anche la Giamaica. Il primo Navigation Act fu approvato nel 1651: questa misura mercantilistica era intesa ad escludere gli olandesi dal commercio con i possedimenti imperiali inglesi. Dopo la prima guerra anglo-olandese, che fu combattuta per ottenere vantaggi commerciali, i Navigation Act furono riformulati ed estesi.
Il commercio degli inglesi e degli olandesi con le rispettive colonie dette un forte impulso allo sviluppo delle loro economie, che videro una forte crescita delle città e delle industrie manifatturiere esportatrici. La struttura occupazionale, quindi, si modificò di conseguenza. La globalizzazione fece avanzare l'Europa nordoccidentale, ma fece perdere terreno a quella meridionale. Il successo dell'economia globale ebbe conseguenze fondamentali per lo sviluppo economico, fra le quali:
- In primo luogo, la crescita dell'urbanizzazione e delle industrie manifatturiere nelle zone rurali accrebbe la domanda di manodopera e portò a forti tensioni nei mercati del lavoro e ad alti salari, che contribuirono a determinare alti tenori di vita a Londra e Amsterdam;
- In secondo luogo, l'espansione urbana e gli elevati livelli salariali determinarono per il settore agricolo una forte domanda di generi alimentari e manodopera. Il risultato furono le rivoluzioni agricole in Inghilterra e Paesi Bassi;
- In terzo luogo, la crescente domanda originata dai centri urbani portò a drastici cambiamenti nell'utilizzo delle fonti energetiche sia in Inghilterra che nei Paesi Bassi. Nel Medioevo il carbone di legna e la legna erano i principali combustibili utilizzati nelle città, ma la forte espansione urbana ne fece impennare i prezzi e portò alla ricerca di combustibili alternativi. Nei Paesi Bassi l'alternativa fu la torba; in Inghilterra fu il carbon fossile;
- In quarto luogo, un'economia con alti salari generò un elevato livello di alfabetizzazione, di capacità di far di conto e di capacità professionali in generale.
La rivoluzione industriale
La rivoluzione industriale (approssimativamente fra il 1760 e il 1850) segnò un punto di svolta nella storia mondiale, poiché inaugurò l'era della crescita economica sostenuta. Il cambiamento tecnologico fu il motore della rivoluzione industriale. Comparvero famose invenzioni, come la macchina a vapore, le macchine per filare e tessere il cotone, e i nuovi processi per fondere e raffinare il ferro e produrre l'acciaio alimentando le fornaci con carbone anziché legna. Nel 1800 gli ingegneri estesero le invenzioni meccaniche del secolo precedente.
La macchina a vapore fu applicata al trasporto grazie all'invenzione della rotaia e della nave a vapore. Le macchine azionate da forza motrice, il cui impiego fu inizialmente limitato agli stabilimenti tessili, divennero d'uso comune in tutte le industrie. La rivoluzione industriale ebbe luogo in un particolare contesto politico e culturale che era favorevole all'innovazione. La costituzione inglese, che aveva rappresentato il modello dei tanti liberali europei quanto gli economisti moderni, era tutt'altro che democratica. La corona conservava molto potere, in particolare quello di decidere se dichiarare la guerra o concludere la pace. Sebbene il Parlamento avesse il diritto costituzionale di rifiutare i fondi per finanziare le guerre, non lo fece mai.
Il Parlamento inglese introdusse un'imposta fondiaria cui furono assoggettati i membri della camera dei lord e di quella dei comuni. Le entrate fiscali provenivano però per lo più da imposte indirette su beni di consumo, quali birra, e lo zucchero e i tabacchi importati. Si può sostenere che furono tali spese a promuovere la crescita economica. Essa fu promossa anche dal potere del parlamento di espropriare gli individui contro la loro volontà. Oltre che da un sistema politico favorevole, la rivoluzione industriale fu sostenuta dalla cultura scientifica emergente. La rivoluzione scientifica del 1600 portò ad alcune scoperte relative alla realtà naturale che furono applicate da inventori un secolo dopo. Ad esempio Harrison si basò sulla teoria di Newton per inventare il cronometro. L'economia inglese, con i suoi alti salari e l'energia a buon mercato, rese conveniente per le imprese locali inventare e utilizzare le tecnologie d'avanguardia della rivoluzione industriale. In Inghilterra i salari erano abbastanza alti per consentire a quasi tutta la popolazione di consumare pane, carne e birra, invece di sostentarsi con l'avena.
Più rilevante per quanto concerne la tecnologia, era il fatto che i salari inglesi erano più alti rispetto al costo del capitale. Lo stesso si può dire per l'energia. L'Inghilterra, grazie soprattutto ai giacimenti carboniferi settentrionali e delle contee centrali, aveva l'energia più a buon mercato del mondo. A causa di queste differenze di salari e dei prezzi, in Inghilterra le imprese trovavano redditizio utilizzare le tecnologie che risparmiano lavoro, relativamente costoso, intensificando l'impiego dei due fattori a buon mercato: energia e capitale. Quella del cotone fu la prima industria ad essere trasformata dal sistema della produzione di fabbrica. Lo sviluppo della produzione cotoniera portò all'esplosiva crescita di Manchester e di molte città più piccole del nord dell'Inghilterra e in Scozia. Il cotone ebbe un tale successo che la Francia ne vietò l'importazione nel 1686 e l'Inghilterra ne limitò il consumo interno. Un forte sbocco per le esportazioni era però costituito dall'Africa Occidentale, dove i tessuti di cotone venivano barattati con schiavi. In questo mercato i tessuti inglesi concorrevano con quelli indiani. Vi furono numerosi tentativi di meccanizzare la produzione.
La spinning jenny fu la prima filatrice meccanica ad avere successo commerciale, seguita a breve distanza dal waterframe, telaio ad acqua mosso da energia idraulica. Il mule accoppiò la spinning jenny al telaio ad acqua e costituì per un secolo la base della finitura meccanica. Queste macchine non dovevano nulla alle scoperte scientifiche. Non richiedevano grandi salti concettuali; richiedevano invece anni di sperimentazione per venire messe a punto e trasformate in modelli in grado di funzionare in modo affidabile. L'osservazione di Thomas Edison - "l'invenzione è fatta per l'1% di ispirazione e per il 99% di sudore" - è quanto mai appropriata per l'industria cotoniera. Perché la rivoluzione industriale si verificò proprio in Inghilterra? La risposta è che le macchine che essi inventarono intensificavano l'uso del capitale per risparmiare manodopera e che, di conseguenza, era conveniente utilizzarle là dove il lavoro era costoso e il capitale a buon mercato, ossia in Inghilterra. È questo il motivo per cui l'Inghilterra fu la culla della rivoluzione industriale. La macchina a vapore fu la tecnologia prodotta dalla rivoluzione industriale che indusse le maggiori trasformazioni poiché consentì di utilizzare l'energia meccanica in un'ampia varietà di applicazioni.
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