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Prima rivoluzione industriale

1773 - La Bibbia del liberismo economico è considerata un riferimento pratico: La ricchezza delle nazioni. Come fa un paese a svilupparsi? La libertà economica del mercato è fondamentale. Occorre democrazia. Il caso del Regno Unito è un esempio di relativa democrazia: c'erano istituzioni democratiche. Il mercato deve essere autoregolato e non deve essere toccato perché al suo interno ci sono delle forze - domanda e offerta - che si incontrano e decidono il prezzo di mercato in una visione dinamica. Cambia continuamente. Rapporto chiave mercato e stato.

Il mondo dell'economia cambia nel Regno Unito e si vedono i primi opifici industriali. Nasce anche il capitalismo industriale. Nei regimi autoritari si rompe il rapporto tra mercato e democrazia, ma comunque si assiste al rafforzamento industriale ed economico. Anche al di fuori dello schema libertà e mercato ci può essere uno sviluppo economico e industriale. Democrazia e libertà sono valori occidentali e capitalistici - vedi Cina. Lo stato emette diverse leggi per regolare il mercato, quasi a diventare un imprenditore. Può gestire in prima persona l'economia, vedi regime comunista.

Rottura e continuità della rivoluzione industriale

La rivoluzione industriale è un punto di rottura mai visto prima - alcuni dicono così. Un'altra visione più nuova e globale non la considera proprio una frattura, dicendo comunque che è un gran cambiamento. È più incentrato sulla permanenza, poi che è molto legato agli eventi precedenti. C'è una maturazione politica e delle istituzioni. Non esiste il principio della frattura, bisogna leggere tutto questo in termini di permanenza. Si sviluppa questa industriosità che si vede perfino nella committenza artistica. Venivano ritratti i mercanti e non più soggetti religiosi.

Finisce l'idea di economia e sviluppo economico di Smith, stato non interventista, con il 1929 e la crisi economica americana. È il fallimento del mercato. L'economia deve essere mista con un rapporto tra pubblico e privato per far funzionare al meglio le cose, tenendo però lo stato dentro e non più fuori come prima. Il 1929 apre gli occhi con una svolta formidabile, abbandonando la forma di liberismo economico. Non più separazione netta tra stato e mercato, ma ora associazione. Il potere economico era gestito da pochissimi, sfuggendo dalla logica di libertà economica e democrazia che imponeva qualunque decisione economica.

Vedi Unione Europea: quando uno non rispetta il regolamento europeo, infligge multe altissime alle aziende. Ma sotto il profilo formale vuole che il potere economico non sia nelle mani di pochi ma nelle mani di tanti. La rivoluzione industriale è la rivoluzione del vapore, una forma di energia dominante, presa come simbolo ed icona. Ora la fonte principale d'energia è il petrolio, per questo c'è un nuovo potere economico, gli Emirati Arabi, che domineranno l'economia nel futuro. L'energia ridisegna le dinamiche economiche e ci permette di leggere la storia economica in questi termini. Solo India e Cina adesso costituiscono un terzo della popolazione mondiale e hanno una grossa potenzialità economica.

Cambiamenti sociali ed economici

Con la rivoluzione industriale si passa da una prevalenza del settore agricolo al settore industriale. Da ogni punto di vista va considerata una rivoluzione: la rivoluzione industriale, appunto. È una rivoluzione complessiva che trasforma ogni ambito e settore economico e sociale, rimodellerà i sistemi politici ed istituzionali, un nuovo modo di concepire la tecnologia e di considerare l'economia come una disciplina autonoma. Rivoluzione nelle abitudini, nei comportamenti, nel modo di pensare e pensarsi nel mondo.

Sussistenza ed autoconsumo rappresentano un rapporto di millenni tra il popolo e l'agricoltura. Sussistenza: capacità o meno di riprodursi (demografia) cresce ad un tasso costante, non ci sono particolari sbalzi. Dal primo Ottocento fino ad oggi c'è stata una rivoluzione demografica - transizione demografica iniziata dal primo Ottocento con l'aumento clamoroso e impetuoso demografico. Cambiano elementi fondamentali della demografia.

Teorie economiche e demografiche

Nell'Ottocento un grande economista inglese, Malthus, osserva i cambiamenti nella sussistenza e nel cambiamento demografico. È un pensiero cinico (è bene che i più deboli muoiano per rendere libero il mondo per dare da mangiare ai più forti, sopravvivenza naturale). Rapporto conflittuale tra risorse e popolazione - pericolo sovrappopolazione e rischio povertà e fame. Autoconsumo: le famiglie che fanno dell'agricoltura la principale attività di sussistenza non conoscono nessun tipo d'accesso al mercato. Sono sistemi chiusi che non si aprono e limitano il ricorso all'attività monetaria.

Stiamo parlando di microcosmi assai limitati ma che nell'epoca pre-industriale rappresentano la dimensione prevalente. La geografia del mondo, dell'Europa e della Gran Bretagna era diversa, popolazione più sparsa e città piccole, non megalopoli. Gran parte delle città vivevano all'interno delle proprie mura, solo le grandi città si stavano allargando. Le attività della città si svolgevano lì. Per secoli la campagna era la dimensione economica e sociale prevalente che dava sostentamento a gran parte della popolazione.

Polarizzazione economica e sociale

La polarizzazione economica e sociale era massima e più sviluppata di quando ci sarà la rivoluzione; la popolazione era suddivisa in piramide con al vertice i ricchi. La polarizzazione rendeva le persone molto diverse con disuguaglianze economiche molto elevate. Con la chiusura del mercato, si riproduce quel settore. Autoconsumo e congelamento di rapporti di base e incapacità di cambiare, si puntava solo alla sussistenza, privo di incentivi per migliorarsi ma sempre soffocato dalla logica di sopravvivenza e capacità di riprodursi.

Non è un caso che garantisca una continuità fortissima nelle campagne di qualunque area. Il mercato è stato il motore principale per il cambiamento economico in chiave industriale. È stato elemento decisivo per la svolta. La storia non è mai immobile, il cambiamento minimo c'è sempre però il cambiamento dovuto all'industrializzazione darà una grande svolta in senso di tempo e velocità.

Artigianato e industria

Attività artigianali esistevano già (arazzi) e erano al servizio dell'attività economica di base e per i più ricchi. Esistevano una fascia di attività artigiana (armi, attività importantissima). Erano concepite in un contesto diverso o con criteri e destinazioni diverse. La bottega artigiana non ha niente in comune con l'opificio industriale (più piccola e all'interno i singoli soggetti avevano mansioni diverse erano soggetti che conoscevano e avevano in dotazione delle qualità manuali e il mestiere sapevano farlo, negli opifici no). I singoli soggetti avevano mansioni diverse e lo facevano proprio quel prodotto che usciva dalla loro conoscenza e manualità, veniva seguito dall'inizio alla fine.

Il contadino si faceva da solo gli strumenti di base che usava quotidianamente - autoconsumo. Gli altri beni unici venivano fatti dagli artigiani. Dopo si passerà ad una produzione seriale, cioè in serie. Non ci sta più l'unicità. Le radici dell'industria stavano anche nell'artigianato anche perché molti di quegli artigiani si trasformeranno nei primi imprenditori, quelli che inventano gli opifici con tutti i rischi del caso. Non erano più imprenditori che uscivano dalle grandi scuole di oggi, ma era gente che aveva conoscenze di tipo manuale e tecnico.

In gran parte, la committenza pubblica per l'artigianato. Con la rivoluzione industriale ci sarà l'urbanesimo (il primo movimento verso le città verso i comuni medievali) che sarà enorme e favorirà la concentrazione dei lavoratori nelle fabbriche all'interno delle città. Inizia con l'Ottocento fino al 1980. Grande spopolamento progressivo. Si costruiscono i primi quartieri per gli operai.

La rivoluzione industriale ha emancipato dalla povertà un sacco di persone e ha diminuito le disuguaglianze economiche e sociali. Il mondo oggi è più equo e giusto.

I fattori sostitutivi di Gerschenkron

  • Si basa sul presupposto che i paesi meno avanzati possano accorciare i tempi del proprio sviluppo mediante l'adozione di tecnologie di punta create preventivamente.
  • Un'industrializzazione tardiva è capace di far sviluppare l'industria chimica e pesante in maniera più rapida di quelle dei paesi più avanzati; questo perché i paesi arretrati, pur essendo carenti di manodopera qualificata, sono in grado di introdurre nuove istituzioni per l'investimento a grande scala.
  • I gruppi commerciali sperimentano una tendenza a riunirsi in grandi trust, in quanto gli investimenti in capitale su grande scala richiedono piccole spese di funzionamento.
  • Nei paesi ad industrializzazione tardiva non vi è necessariamente una correlazione tra sviluppo dell'agricoltura e lo sviluppo industriale. Questo perché il fattore trainante dello sviluppo non è l'agricoltura, ma le banche come nel caso della Germania e dell'Italia con la Banca Mista o lo stato come in Giappone e in Russia. Questi investono in nuovi impianti facendo sviluppare dal nulla un settore.

Ricordiamo che però non è necessaria solo una spinta dal basso ma anche una partecipazione attiva della popolazione che deve essere intraprendente, accumulare capitali ed investirli e consolidare le reti commerciali. Caso di fallimento dall'Egitto.

Diffusione del processo di industrializzazione

Sydney Pollard definisce la diffusione del processo di industrializzazione come una conquista pacifica che non tiene conto dei confini nazionali ma che si diffonde per regioni. Viene riconosciuta l'importanza della collocazione politica ed istituzionale, le risorse naturali e l'evoluzione storica.

Il triplice investimento con la seconda rivoluzione industriale

Le nuove tecnologie e le industrie assunsero dimensioni più grandi. I grandi stabilimenti con le economie di scale e di diversificazione avevano costi unitari minori rispetto a quelli delle piccole imprese. Per usufruire dei vantaggi di costo derivanti dalle nuove tecnologie dovevano realizzare un triplice investimento:

  • Costruzione di nuovi grandi impianti tecnologici.
  • Integrare l'azione produttiva e la distribuzione con un'integrazione verticale.
  • Affinare continuamente il management che controllava la produzione futura pianificata sulla base dell'andamento della domanda e svolgeva un'attività di coordinamento.

Dualismo settoriale e differenze nazionali

L'impatto delle tecnologie non è stato uniforme poiché ha privilegiato solo i settori in cui vi era possibile una maggiore economia di scala. La crescita è stata minore dove il lavoro manuale era stato sostituito da macchine semplici, vedi abbigliamento. Queste imprese piccole risultano competitive. La diversificazione di vantaggi deriva anche dalle diverse caratteristiche dei mercati nazionali, delle regolamentazioni da parte dello stato e della competizione.

USA: coglie tutti i vantaggi poiché poco incentivo per i trust e quindi maggiore competizione. UK: pioniere ma società statica per questo. Germania: accetta gli accordi tra le imprese e quindi poca competizione. I sistemi nazionali di innovazione vennero sottoposti a verifica nel secondo conflitto mondiale. In questi anni, USA e Germania svilupparono tecnologie sofisticate connesse al settore militare.

Aumenta la ricerca e anche l'industria privata incanala risorse a sostegno dello sviluppo. Nel secondo dopoguerra si affermarono nuovi settori basati sul superamento dei limiti imposti di spazio, tempo e materia:

  • Innovazione delle comunicazioni con internet e PC.
  • Sviluppo dei trasporti dall'aviazione civile al trasporto aereo di massa.
  • Manipolazione della materia con la fisica applicata per nuove fonti di energia.

L'esercito fu uno dei maggiori acquirenti di questi nuovi prodotti e sostenne le imprese del settore. Vi fu un progressivo incremento della crescita del commercio internazionale. Si abbassarono i costi di informazione per queste nuove tecnologie. I mercati finanziari ebbero un incremento dei flussi di risorse finanziarie a livello mondiale per prestiti ed investimenti.

L'elettronica e la terza rivoluzione industriale

Nell'elettronica, le aziende consolidate dovettero rinnovare le strategie e riaffermare la loro posizione. Si aprirono notevoli opportunità per aziende nuove e produttori di nicchia. Con la nascita della Silicon Valley mutarono le regole del gioco a sfavore delle piccole imprese. Lì erano concentrate tante piccole imprese dello stesso settore. Con la terza rivoluzione industriale si diede maggiore importanza alle grandi imprese che adottarono nuovi investimenti e, dagli anni '70, cambiarono l'organizzazione con un decentramento geografico che ha posto enfasi sulle piccole unità a guida imprenditoriale. Ciò dovuto anche ai prezzi bassi di trasporto e comunicazione.

L'energia

È la condizione principale che determina lo sviluppo economico che sta alla base dei processi di industrializzazione. Qualsiasi periodo ha visto prevalere una fonte di energia su un'altra. La storia economica può definirsi anche con un susseguirsi di sistemi energetici. Gli elementi naturali hanno contraddistinto il quadro energetico per secoli (energia idraulica, legno e asservimento degli animali).

Il carbone e il vapore

Con la rivoluzione industriale vengono utilizzate nuove fonti di energia come il carbone e il vapore. Il carbone alimentava la macchina a vapore, consentendo alle fabbriche di funzionare. L'invenzione del coke consentì una liberazione dal carbone per la produzione del vapore. Il paese più ricco di carbonio era la Gran Bretagna e, successivamente, si scoprì il bacino della Ruhr. La domanda del carbone aumentò, e quindi occorreva scavare sempre più a fondo dove si incontrava inevitabilmente l'acqua di cui bisognava sbarazzarsi. Per fare ciò occorreva un grande sforzo, quindi vennero stimolate le ricerche per lo sfruttamento di un'energia inanimata.

L'elettricità

Dopo una lunga serie di sperimentazioni a partire dal XVIII secolo, la macchina a vapore era una realtà. Questa permetteva di diminuire i costi e moltiplicare il lavoro perché non era soggetta ai ritmi naturali. Con la creazione del movimento circolare nel 1781 ad opera di Watt, si riuscì a sfruttare meglio il vapore. Da quel momento si susseguirono numerose altre innovazioni tecnologiche. Nel XVIII secolo, i fenomeni legati all'elettricità divennero oggetto di studio.

Nel 1869, con la prima diffusione delle lampade ad arco, vi era un problema di costi. Il successo dell'energia elettrica è dovuto ai numerosi usi: calore, illuminazione, alimentazione dei motori a trazione. Furono costruite centrali di grandi dimensioni e si ebbe la possibilità di trasferire in ambito urbano energia delle cadute d'acqua montane. Edison inventò la lampadina nel 1881. L'elettrificazione delle fabbriche consentì una redistribuzione di queste sul territorio. Prima, le industrie nascevano a una fonte di energia. All'inizio del Novecento, la Commonwealth Edison creò un sistema universale di distribuzione unica, non più diversificata in base agli scopi dell'elettricità.

Questa si trovava nello stesso mercato del gas, che proveniva dalla distillazione del carbone, e questo portò a una continua ricerca di migliorare le prestazioni ed abbassare i prezzi. Nel 1840, il gas veniva usato per l'illuminazione prima pubblica e poi privata. Con l'introduzione di lampadine a basso consumo, il gas dovette dirigersi verso altri consumi quali quelli dei servizi domestici come il riscaldamento e l'acqua calda.

Il motore a scoppio e il petrolio

Le due grandi novità della fine dell'Ottocento furono il motore a scoppio e il petrolio. L'approvvigionamento di petrolio rappresentava elementi strategici in grado di condizionare gli scenari internazionali. Il motore a scoppio presentava maggiore flessibilità ed era adatto per piccole potenze lavorative che non richiedevano l'uso continuo dell'energia. I primi motori a combustione interna erano alimentati a gas. L'applicazione che scardinò questo schema fu l'automobile.

L'automobile, prodotta da marchi britannici e altri, segnò un'epoca. La Fiat nacque alla fine del 1800 e la Mercedes fu la prima auto dotata di carburante moderno. Inizialmente, però, la clientela era limitata a causa del costo. Il petrolio era conosciuto fin dall'antichità. L'industria petrolifera nacque nel 1800 quando si concepì un procedimento per la raffinazione di cherosene e gas illuminante. All'inizio, il petrolio era destinato solo per le stufe e per lubrificare le macchine. Il petrolio lentamente divenne merce e i costi per produrlo diminuirono.

Alla fine dell'Ottocento, Rockefeller si impossessò del controllo dell'80% di tutte le raffinerie americane, fondando la Standard Oil. Con la prima ondata di motorizzazione di massa negli Stati Uniti, la domanda di benzina aumentò e stimolò alcuni decisivi miglioramenti nelle tecniche di raffinazione del greggio. Molto importante fu la scoperta dei giacimenti del Medio Oriente. Fu creato un trust chiamato Sette Sorelle. Nel secondo dopoguerra, il petrolio divenne la principale fonte di energia e la sua produzione aumentò notevolmente. Nel 1970, i prezzi del petrolio diminuirono.

Gas naturale

Nel 1950, al gas naturale furono riconosciute le potenzialità economiche. Con lo shock petrolifero del 1973, si sentì il bisogno di integrare fonti e forme di energia per sostenere la crescita economica e industriale del futuro.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher ChiaVe14 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia o del prof Giuntini Andrea.
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